Ciao , oggi volevo parlarvi di una cosa che da un po di tempo mi preme . Inizio con il dire che non

24 risposte
Ciao , oggi volevo parlarvi di una cosa che da un po di tempo mi preme .
Inizio con il dire che non é per me un bel periodo e che queste cose mi succedono spesso:
Molto brevemente ultimamente mi sento in colpa per esperienze che ho avuto con la mia ex ragazza o per esperienze di masturbazione che ho fatto quando ero piu piccolo .Quando avevo penso non so 16 anni circa o 17 adesso non ricordo bene. Mi é capitato durante la masturbazione di sperimentare con il mio corpo anche incuriosito tramite articoli che avevo trovato online. Senza entrare troppo nei dettagli qualche volta ho provato la pratica dell'auto fellatio senza neanche riuscirci benissimo in realta da quello che ricordo e avevo provato a stimolare il punto L che se non sbaglio si trova dietro la prostata e si puo stimulare attraverso il sedere. Ecco diciamo che ora che ho 20 anni mi vergogno parecchio di queste cose e ci sto molto male anche se so che cose cosi le provano molti ragazzi durante l'adolescenza . Ho valore morali molto alti e pensare a quelle cose mi fa stare davvero male. Sono sicuro che se stessi con una ragazza mi sentirei in dovere di raccontare anche queste cose di me senno non riuscirei a sentirmi amato. E questo come altre cose che riguardano altro mi stanno provocando molto dolore e vorrei riuscire a lasciare andare senza rimuginare quindi chiedo un consiglio e un aiuto su come guardare queste esperienza senza sentisi cosi male . Grazie in anticipo
Dott.ssa Roxana Munteanu
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gent.mo,
Le regole morali che vogliamo rispettare servono a creare la forma perfetta di noi stessi o tante volte per la società. Questo io ideale ci dà motivazione ad adottare certi comportamenti. Ma nella vita, tutto ciò che ci circonda ci spinge a fare esperimenti per capire meglio chi siamo, come viviamo, cosa ci fa stare bene o male; il valore del io ideale deve essere solo una parte, nel resto come facciamo da milioni di anni, esperimentiamo cose , sensazioni , sostanze, ecc. Tornare al presente ha un immensa importanza e definirsi in tutto quello che si fa nella giornata, stando nel presente, perché continuare con sentimenti di vergogna, autocritica ostile, non ci aiuta a raggiungere mai quel bella IO ideale che vogliamo essere.

La sessualità è in continua crescita, non ha valori immorali: solo se facciamo uso di un altro senza permesso o vogliamo distruggere la dignità del altro.
Da altro quadro, sappi la sessualità è uno dei nostri impulsi primari più forti che ci mantiene in vita, quindi cerchiamo il piacere esplorando. Tutto è morale nella sessualità, quando non ha nulla d'affare con la distruzione. Esplorare non significa che lei si definisce cosi.

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Dott.ssa Elisabetta Di Maso
Psicologo, Psicologo clinico
Bitonto
Buongiorno, comprendo il suo stato di imbarazzo ma prima di lavorare su questi argomenti, si dovrebbe lavorare sul suo senso di morale così forte da impedirle il piacere. Le consiglio un percorso psicologico per aiutarla a trovare se stesso liberandola dai pesi dell'eccesso di morale.
Il vissuto che lei descrive è riconducibile a un forte senso di colpa e di vergogna retroattiva, che porta a rileggere esperienze adolescenziali attraverso uno sguardo adulto e giudicante, spesso molto più severo di quanto sarebbe necessario. Durante l’adolescenza l’esplorazione del corpo e della sessualità è una fase naturale dello sviluppo, guidata dalla curiosità, dai cambiamenti corporei e dal bisogno di comprendere se stessi, e ciò che lei racconta rientra in comportamenti sperimentali che non definiscono né il valore morale di una persona né la sua identità attuale. Il disagio che prova oggi sembra derivare dal conflitto tra i suoi valori morali attuali e il significato che attribuisce a quelle esperienze passate, come se esse fossero una colpa da espiare o una verità da dover necessariamente confessare per meritare amore e accettazione. Questa esigenza di “dire tutto” può essere letta come un bisogno di purezza e di rassicurazione più che come una reale necessità relazionale, e rischia di mantenere il rimuginio e l’autocondanna. È importante distinguere tra responsabilità e giudizio, comprendendo che quelle esperienze appartengono a una fase evolutiva diversa e non hanno lo stesso peso o significato nel presente. Lavorare sul lasciare andare non significa negare ciò che è stato, ma riuscire a collocarlo nel giusto contesto, riducendo l’autocritica e sviluppando un atteggiamento più compassionevole verso se stesso. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a elaborare questo senso di colpa, a integrare i suoi valori in modo più flessibile e a costruire relazioni basate sull’autenticità presente, piuttosto che sulla paura di essere giudicato per il passato.
Dott. Fabio Nenci
Psicologo clinico, Psicologo
San Maurizio Canavese
Buongiorno,
percepisco il suo disagio e quanto la faccia stare male. Ma la masturbazione sia maschile che femminile è un azione sana è un auto conoscenza , solo in questa maniera impariamo a conoscere il nostro corpo , per quanto riguarda il massaggio prostatico fa parte sempre della conoscenza del suo corpo.
Forse una chiacchierata con un professionista l'aiuterebbe a capire meglio e a eliminare quel senso di vergogna che sente.
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile paziente,
quello che descrive non è indice di qualcosa di “sbagliato” in lei, né di una mancanza morale. È invece molto coerente con una fase di forte autocontrollo, senso di colpa e rigidità verso sé stesso, che spesso emerge proprio quando una persona attribuisce grande valore all’etica, all’amore e alla coerenza interna.
Le esperienze che racconta rientrano nella normale esplorazione corporea adolescenziale. Durante l’adolescenza il corpo cambia, la curiosità aumenta e molti ragazzi sperimentano senza che questo definisca l’identità, i valori o il futuro modo di vivere la sessualità. Il fatto che oggi lei provi vergogna non significa che quelle esperienze fossero sbagliate, ma che oggi le guarda con gli occhi dell’adulto che è diventato, con valori diversi e più strutturati.
Il nodo centrale non è ciò che ha fatto, ma come oggi lo interpreta. Lei sta rileggendo quelle esperienze come se fossero una “colpa da espiare” o una verità che la renderebbe indegno di amore se non confessata. Questo è un meccanismo tipico del senso di colpa e del pensiero ossessivo: la mente prende eventi neutri o normali e li carica di significati morali sproporzionati.
È importante chiarire un punto fondamentale:
non tutto ciò che abbiamo vissuto deve essere raccontato per poter essere amati.
L’amore non si basa sulla confessione totale, ma sulla relazione presente, su chi si è oggi, su come si vive il rispetto, l’intimità e il legame.
Quelle esperienze non definiscono la sua identità, non la rendono meno “pulito”, meno degno o meno coerente con i suoi valori attuali. Sono parti di una crescita che si è già conclusa. Il fatto che oggi lei senta disagio dimostra che ha sviluppato consapevolezza, non che debba punirsi.
Quando la mente torna su questi pensieri, provi a dirsi consapevolmente:
“Questo è un ricordo, non una colpa. È passato. Non dice chi sono oggi.”
L’obiettivo non è convincersi che “non importa”, ma smettere di trattare il passato come un tribunale permanente. Il rimuginio non la rende più morale, la rende solo più sofferente.

Se sente che questi pensieri diventano intrusivi, ripetitivi e le impediscono di stare sereno o di vivere le relazioni con naturalezza, un percorso psicologico può aiutarla molto a lavorare sul senso di colpa, sulla rigidità morale e sul bisogno di essere “perfettamente trasparente” per sentirsi degno d’amore.

Lei non ha nulla da espiare. Ha solo bisogno di imparare a guardarsi con la stessa comprensione che riserverebbe a un altro ragazzo della sua età.

Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale

Se desidera un supporto per lavorare sul senso di colpa e ritrovare serenità nel rapporto con sé stesso e con gli altri, può prenotare una visita.
Dott.ssa Alessia Bruschi
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
La vita è fatta di esperienze, alcune delle quali ci piacciono ed altre ci lasciano insoddisfazioni o con sensi di colpa. Ciò che le sembrava divertente a sedici anni può assumere altri significati con il passare del tempo ma ciò non vuol dire che debba condividere la sua parte più intima in futuro. Sarà amato per ciò che è nel presente, non per ciò che è stato in passato. Il senso di vergogna è spesso frutto dell'educazione che si riceve e da ciò può scaturire il senso di colpa. Si goda il presente, guardi avanti e costruisca con l'esperienza del passato.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Ciao, grazie per aver condiviso con sincerità quello che stai vivendo. È importante ricordare che durante l’adolescenza è normale esplorare la propria sessualità, sia con il proprio corpo che in relazione ad altre persone. Curiosità e sperimentazione, anche in modi che oggi ti fanno sentire imbarazzo, rientrano nella normale scoperta di sé e non definiscono chi sei o il tuo valore morale.

Il senso di colpa che provi spesso nasce da giudizi severi che tendiamo a darci su comportamenti che, in realtà, fanno parte dello sviluppo sessuale umano. Accettare che certe esperienze passate siano state naturali e non dannose può aiutare a ridurre il rimuginio e il disagio emotivo. Lavorare su accettazione di sé, compassione verso se stessi e gestione del senso di colpa può essere utile per sentirsi più sereni nelle relazioni e nella vita quotidiana.

Tuttavia, poiché il disagio che descrivi è intenso e influisce sul tuo benessere, è consigliabile approfondire questi temi con uno specialista che possa supportarti in modo mirato e sicuro.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Che significato hanno assunto per te queste esperienze avute durante l'adolescenza? e che ripercussioni hanno sull'immagine che oggi hai di te?. Sicuramente un modo per far pace con questo vissuto è accettarlo per quello che è stato senza giudizi. Spesso noi siamo i giudici più inflessibili di noi stessi e questo ci toglie la possibilità di poter sperimentare e perché no sbagliare.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio un percorso di sostegno psicologico. Cordiali saluti.
Dott.ssa Saveria Ottaviani
Psicologo, Psicologo clinico
Marina di Ardea
Le tue esperienze passate non dovrebbero farti sentire un così forte senso di vergogna che certamente non ti permette di vivere serenamente. Valuta la possibilità di fare un percorso psicologico che ti faccia capire il motivo di tanta vergogna e che ti permetta di vivere bene la tua vita e qualsiasi relazione tu intraprenderai. Credo sia il momento giusto per farlo: conoscersi bene, capirsi e comprendersi ti permetterà di vivere relazioni sane e soddisfacenti, con te stesso e con gli altri. Un saluto
Dr. Stefano Previtali
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno,

grazie per aver condiviso con noi i suoi dubbi rispetto ad una sfera così privata e delicata della propria vita.

Come lei stesso ha scritto, nell’adolescenza emergono nuovi e forti moti pulsionali e si verificano importanti cambiamenti che interessano il corpo. La pratica della masturbazione si inserisce all’interno di questa cornice, e spesso alcuni esplorano il proprio corpo anche ricorrendo ad altre pratiche, come nel suo caso.

Una prima cosa che porterei alla sua attenzione è il conflitto morale tra i suoi valori e le pratiche auto-erotiche che ha messo in atto quando ero adolescente. I pensieri, il rimuginio, potrebbero essere visti come una sorta di perfezionismo morale. Le chiederei come viva attualmente la sua sessualità e che aspettative ha rispetto ad un’ipotetica fidanzata (poiché l’interesse per il proprio corpo in cambiamento non è esclusivo per i maschi, sapere o pensare che la sua ragazza ha praticato forme di auto-erotismo solleciterebbe lo stesso il conflitto morale che avverte per sé stesso?). Allo stesso modo le chiederei rispetto al tema della fisicità e a quello della soddisfazione corporea.

Un secondo elemento secondo me significativo è quello per cui si sentirebbe costretto ad ‘confessare’ i suoi passati interessi alla sua ragazza, pena il rischio di non sentirsi veramente amato. Naturalmente, una relazione richiede un certo livello di trasparenza, sincerità e autenticità. Tuttavia, una relazione ha bisogno anche di sfere di privacy per i partner, una certa capacità di rispettarne reciprocamente i confini.

Con i migliori auguri, dott. Previtali
Dott. Mattia Moraschini
Psicologo, Psicologo clinico
Fano
Buongiorno e grazie per la tua condivisione. Non deve essere stato semplice raccontarci un qualcosa che ti fa provare così tanta vergogna ed è un peccato che accada ciò, visto quanto è importante e positiva l'esplorazione del proprio corpo. Ti consiglio di iniziare un percorso di psicoterapia dove poter portare questa vergogna e provare a conoscerla meglio visto che parla di te in qualche modo.
Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti.
Cordialmente, dottor Moraschini
Dr. Roberto Lavorante
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno,
le rispondo adottando lo sguardo di uno psicologo sistemico–relazionale, tenendo quindi insieme la sua esperienza personale, le relazioni significative, i valori che sente oggi come fondamentali e il contesto in cui è cresciuto.

Da quanto scrive emerge un forte conflitto interno: da una parte il ragazzo adolescente che ha esplorato il proprio corpo spinto da curiosità e cambiamenti fisiologici, dall’altra il giovane adulto che oggi si riconosce in valori morali elevati e che guarda a quelle esperienze come incompatibili con l’immagine di sé che desidera costruire. Questo conflitto non indica che ci sia qualcosa di “sbagliato” in Lei, ma piuttosto che si trova in una fase di ridefinizione identitaria.

In una prospettiva sistemico–relazionale, il senso di colpa non nasce mai solo all’interno dell’individuo, ma è spesso il risultato di messaggi interiorizzati provenienti dal contesto familiare, culturale, sociale o valoriale. Può essere utile domandarsi:
da dove ho appreso che alcune esperienze rendono meno degni d’amore o di rispetto?
chi, nella mia storia, avrebbe potuto giudicarmi per questo?
Anche in assenza di un giudizio esterno attuale, sembra che Lei stia portando avanti un giudice interno molto severo.

Le esperienze che descrive rientrano frequentemente nelle normali esplorazioni adolescenziali. Tuttavia, il nodo centrale non è stabilire quanto siano comuni, ma comprendere il significato che Lei attribuisce loro oggi. È questo significato, più che i fatti in sé, a generare sofferenza.

È particolarmente rilevante ciò che esprime rispetto alla futura relazione di coppia: l’idea che per potersi sentire amato dovrebbe raccontare tutto, come se l’amore fosse possibile solo attraverso una completa confessione. In chiave relazionale, questo può indicare un bisogno profondo di essere accolto anche nelle parti di sé che teme siano “indegne”. È importante però ricordare che l’intimità non coincide con l’assenza totale di confini: non tutte le esperienze passate definiscono chi siamo oggi né devono necessariamente essere portate nella relazione per renderla autentica.

Un passaggio fondamentale potrebbe essere quello di provare a guardare il sé adolescente non con lo sguardo morale attuale, ma con uno sguardo più comprensivo e contestualizzato. Non si tratta di giustificare, bensì di riconoscere che in quel momento stava cercando di conoscersi con le risorse e le informazioni che aveva allora.

Lasciare andare il rimuginio non significa cancellare il passato, ma trasformare il rapporto che ha con esso. Alcuni spunti di riflessione possono essere: distinguere tra ciò che ha fatto e chi è oggi; chiedersi, quando emerge il senso di colpa, se esso favorisca una crescita o se la mantenga bloccato; immaginare come parlerebbe a una persona cara che le raccontasse la stessa esperienza.

La sofferenza che descrive merita ascolto e comprensione, non punizione. Se sente che questo tema, insieme ad altri che accenna, sta diventando troppo gravoso, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a ricomporre questi vissuti, dando al passato un posto che non interferisca più così intensamente con il presente.

Lei non è definito dalle sue esplorazioni, ma dalla capacità che sta dimostrando oggi di interrogarsi, di prendersi cura di sé e delle proprie relazioni. Questo, di per sé, è già un segnale importante di maturazione.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.
Dott.ssa Laura Lanocita
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Ciò che Lei racconta merita attenzione e rispetto, perché non riguarda semplicemente dei ricordi, ma il modo in cui oggi quei ricordi La interrogano e La giudicano.
Lei parte dall’idea che quelle esperienze definiscano qualcosa di sbagliato in Lei, come se dicessero una verità definitiva sulla Sua persona o sui Suoi valori. Questo è un punto da mettere in discussione. Le esperienze corporee dell’adolescenza non sono una dichiarazione di identità né una scelta morale compiuta con piena consapevolezza, ma tentativi, esplorazioni, modi con cui il corpo cerca una risposta a domande che non hanno ancora parole. Uno sguardo critico potrebbe notare che la colpa che oggi La attraversa non nasce tanto da ciò che ha fatto, quanto dal bisogno attuale di essere “trasparente” e puro per poter essere amato. Lei sembra supporre che l’amore richieda una confessione totale, come se solo dicendo tutto potesse meritare di essere scelto. Ma questa è una logica esigente e severa, che rischia di trasformare l’intimità in un tribunale interiore. Il rimuginare continuo è il segnale che qualcosa non è stato simbolicamente lasciato andare, non perché sia grave, ma perché è rimasto senza una collocazione. Le Sue esperienze non dicono nulla di scandaloso, dicono piuttosto che il Suo corpo, in un momento della vita, ha cercato delle sensazioni e delle risposte. Il fatto che oggi Lei senta vergogna parla del Suo sistema di valori attuale, non di una colpa reale.
Nel mio modo di lavorare si dà molta importanza a distinguere tra ciò che appartiene alla storia di un soggetto e ciò che oggi viene caricato di un significato eccessivo. Non si tratta di giustificare o normalizzare a forza, ma di permettere a quelle esperienze di restare nel passato senza doverle continuamente ripagare con il senso di colpa. L’amore non nasce dalla confessione totale, ma dalla possibilità di essere in relazione senza doversi annullare o purificare.
Se desidera, può contattarmi per trovare uno spazio di ascolto profondo, rispettoso e privo di giudizio, in cui poter lavorare su questo nodo e alleggerire il peso che oggi porta.
La saluto cordialmente dottoressa Laura Lanocita
Dott.ssa Angela Borgese
Psicologo, Psicologo clinico
Gravina di Catania
Salve, quello che descrivi non ha a che fare con “ciò che hai fatto”, ma con come oggi lo guardi. In poche parole, il problema non è l’esperienza in sé — che rientra pienamente nella curiosità e nella sperimentazione adolescenziale — ma il modo in cui oggi quella esperienza è diventata un oggetto di colpa, qualcosa che senti come incompatibile con l’immagine di te che vorresti avere.
Potremmo dirlo così: stai giudicando il ragazzo che eri allora con lo sguardo morale di chi sei oggi. E questo produce vergogna, non perché ci sia qualcosa di “sbagliato”, ma perché il desiderio non coincide mai con l’ideale che costruiamo di noi stessi. Tutti, crescendo, scopriamo questo scarto. È umano.
Il punto importante è questo: non sei ciò che hai fatto, né sei tenuto a “confessare tutto” per meritare amore. L’idea che per essere amato tu debba essere totalmente trasparente, puro, senza zone d’ombra, è una richiesta impossibile — a te stesso prima ancora che all’altro. L’amore non passa dalla confessione totale, ma dall’incontro tra due soggetti, ciascuno con la propria storia.
Lasciare andare non significa cancellare il passato, ma smettere di usarlo per punirti. Quelle esperienze parlano di curiosità, non di colpa; di corpo, non di identità; di crescita, non di mancanza di valori.
Se oggi questi pensieri tornano con forza, è probabile che stiano toccando qualcosa di più profondo — magari un momento di fragilità, di bisogno di essere “a posto”, di paura di non essere degno. In questo senso, parlarne in un percorso psicologico potrebbe aiutarti a rimettere queste esperienze al loro posto, senza che continuino a ferirti.
Non c’è nulla da espiare.
C’è solo da riconoscere che sei cresciuto — e che crescere significa anche smettere di processarsi. Un caro saluto
Dott.ssa Federica Brandolini
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Ciao. Grazie per aver condiviso una parte così delicata della tua storia. Provo a darti una risposta.
Le esperienze che hai raccontato rientrano nel fisiologico processo di esplorazione corporea e sessuale tipica dell'età adolescenziale. Non c'è nulla di amorale nella curiosità. Il dolore che provi non sembra derivare da ciò che hai fatto, ma dal modo in cui lo giudichi: lo rileggi in modo severo, punitivo.
La tua necessità di trasparenza nella relazione dice molto della tua sensibilità e del tuo desiderio di relazioni autentiche, ma sei degno d'amore anche senza condividere ogni aspetto del tuo passato o ogni tuo lato intimo, soprattutto quando non ha nulla a che fare con la relazione che stai costruendo. L’amore non si basa sulla confessione totale, ma sulla presenza, sul rispetto e sulla cura reciproca nel presente. Un lavoro importante che potresti fare è distinguere la responsabilità (fare realmente male a qualcuno) dalla vergogna (giudicare duramente le parti di noi più umane). Imparare a “lasciare andare” non significa dimenticare o negare, ma smettere di punirsi per qualcosa che non richiede punizione.
Se senti che questi pensieri sono ricorrenti, intrusivi e molto carichi di colpa, potrebbe essere davvero utile parlarne in modo continuativo in uno spazio terapeutico: non perché ci sia qualcosa che “non va” in te, ma perché meriti di vivere con più serenità e meno auto-giudizio.
Ti auguro il meglio,

Dott.ssa Federica Brandolini
Buongiorno credo che la potrebbe aiutare iniziare a considerare gli episodi da lei raccontati, come mere esperienze di conoscenza della propria sessualità.
Quando inizierà una relazione, sarà poi lei che sceglierà cosa e quando raccontare aneddoti del proprio passato.
Sperando di esserle stata utile, la saluto cordialmente.
Dott.ssa Alessandra Barcella
Psicologo, Psicologo clinico
Gorlago
Buongiorno, La ringrazio per aver condiviso un vissuto così intimo e faticoso. Dal Suo messaggio emerge chiaramente quanta vergogna, colpa e sofferenza stia provando, soprattutto in un momento della vita che già percepisce come delicato.

Le esperienze che descrive risalgono a una fase di crescita in cui la curiosità verso il proprio corpo è molto comune. Oggi, però, Lei le osserva attraverso i Suoi valori attuali e questo può generare un giudizio interno molto severo. Spesso non è tanto ciò che è accaduto in passato a far soffrire, quanto il significato che oggi viene attribuito a quelle esperienze, come se definissero chi è o il Suo valore come persona.

Il pensiero di dover raccontare tutto per sentirsi degno di essere amato sembra parlare di un forte bisogno di sincerità, ma anche di una difficoltà a concedersi comprensione e perdono. Il continuo rimuginare, anziché portare sollievo, tende ad alimentare il senso di colpa e il dolore emotivo.

Un percorso psicologico potrebbe offrirLe uno spazio sicuro e non giudicante per rileggere queste esperienze con maggiore equilibrio, imparare a lasciarle andare e costruire un rapporto più gentile con se stesso. Merita di sentirsi sereno e di potersi accettare senza che il passato diventi un peso costante nel presente.

Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, gli argomenti che descrive sono sicuramente delicati e dovrebbero essere affrontati con tatto e professionalità per non rischiare di aumentare sensi di colpa o inutili tabù, pertanto, mi sentirei di suggerirle di iniziare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico oppure uno Psicoterapeuta in grado di accompagnarla in questo passaggio di consapevolezza e accettazione di sé e del proprio passato, così da vivere meglio e più serenamente il rapporto con sé stesso e le sue future relazioni.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Salve,
le esperienze sessuali adolescenziali, soprattutto quelle legate alla scoperta del proprio corpo, sono spesso accompagnate da curiosità, sperimentazione e, talvolta, un senso di vergogna retrospettivo. È importante sottolineare che ciò che ha sperimentato da giovane non definisce il suo valore morale né la persona che è oggi. Il senso di colpa che prova è più legato alla rigidità dei propri giudizi morali e alla paura del giudizio degli altri che a comportamenti realmente “sbagliati”.

Può essere utile lavorare sul guardare queste esperienze come parte della normale esplorazione adolescenziale, senza associarle a colpa o vergogna: erano momenti di scoperta, curiosità e apprendimento. Spesso il rimuginio su questi episodi si alimenta proprio dal voler “riparare” qualcosa che non necessita di riparazione. In termini pratici, tecniche di mindfulness possono aiutare a osservare i pensieri senza giudicarli, accettando che il passato è passato e che non ha impatto sulla sua capacità di amare o essere amato oggi.

Se desidera, un percorso psicologico mirato può aiutarla a ridurre i sensi di colpa, a elaborare la vergogna e a costruire un rapporto più sano con la sessualità e con se stesso, così da vivere relazioni affettive senza il peso di questi pensieri intrusivi.

Saluti, resto a disposizione.
Dott. Nunzio Raciti
Psicologo, Psicologo clinico
Misterbianco
Buonasera. Come ha osservato anche lei stesso, le pratiche sessuali di cui fa cenno fanno parte delle esperienze di moltissime persone, adolescenti e anche adulte e ritengo siano del tutto normali e, metterle in pratica non implica una perdita di valore morale della persona. Non dimentichi che ogni soggetto ha una modalità peculiare di godere e tali pratiche, finché non fanno venire meno la libertà e i diritti di altre persone, mi permetto di dire che non sono da bollare negativamente. Ritengo che per lei potrebbe essere importante incontrare una persona con cui sente di poter parlare liberamente delle sue esperienze e di ciò che gradisce o meno in materia di sessualità.
Mi sembra importante, tuttavia, riflettere sui motivi per i quali avverte un così intenso senso di colpa che si riferisce a fatti del passato. Resto a disposizione.
Buongiorno,
le esperienze che descrive rientrano nella normale esplorazione dell’adolescenza e non definiscono chi si è né i propri valori. Il malessere che prova oggi sembra legato più a senso di colpa e vergogna, piuttosto che a qualcosa di realmente sbagliato.
Sta giudicando il passato con criteri molto rigidi, che la fanno soffrire. Lavorare sul lasciare andare e su una visione più compassionevole di se stesso potrebbe aiutare molto e credo che un percorso psicologico sarebbe necessario per approfondire questi aspetti e sentirsi più leggero.
Un saluto
Dott.ssa Martina Giordano
Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Non sei solo: molti ragazzi adolescenti esplorano il proprio corpo. Il senso di colpa è comprensibile se i tuoi valori sono alti, ma rimuginare può farti soffrire inutilmente. Parlare con un terapeuta ti può aiutare a integrare queste esperienze come parte normale della crescita sessuale, senza sentirti “sbagliato” o indegno di amore.
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Capisco il suo disagio. Sentirsi confusi o in conflitto con la propria sessualità e l’uso della pornografia è comune. Un percorso psicologico può aiutarla a capire meglio i suoi sentimenti, gestire le ossessioni e sviluppare accettazione e strategie per vivere più serenamente con se stesso e trattare anche questo suo senso di colpa collegato al suo credo religioso.

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