Buongiorno Signori, avrei una domanda da fare. Dopo 4 anni di psicoterapia, e dopo 4 anni di miglior

25 risposte
Buongiorno Signori, avrei una domanda da fare. Dopo 4 anni di psicoterapia, e dopo 4 anni di miglioramenti, sto pensando di abbandonarla perché mi sono accorto che il terapeuta non mi presta la dovuta attenzione. Durante le terapie, ha sempre il cellulare in mano, e almeno metà del tempo della terapia la passa con gli occhi abbassati sullo stesso. Inoltre, alle mie domande/dubbi risponde sempre in modo brevissimo, mentre invece io vorrei che argomentasse di più le risposte.
Di quest'ultima cosa gli ho parlato, ma è stato evasivo e dalla terapia successiva ha ripreso ad essere telegrafico. Riguardo al telefono, non gliel'ho detto ma credo che qualunque persona ragionevole si dedicherebbe ogni terapia al paziente, non solo metà terapia.
Fino a oggi, ho considerato come mie "resistenze" tutte le volte che ho pensato di interrompere, ma ora non posso esimermi dal giudicare il mio terapeuta in base a fatti oggettivi che vedo con i miei occhi.
Cosa mi consigliate di fare? Ringrazio tutti in anticipo e auguro la buona sera.
Francamente rimango basito quando mi vengono riferiti questi comportamenti messi in atto da parte di un collega. Personalmente durante i miei colloqui il cellulare è silenzioso e fuori dalla mia portata, di modo da non vedere se chiama qualcuno e non distrarmi dal paziente. L'attenzione al paziente dev'essere sacra, può essere fluttuante, in quanto il terapeuta é pur sempre una persona, ma lo stesso deve predisporre un setting che favorisca l'ascolto, non le distrazioni. Parli con il suo terapeuta in maniera franca di ciò e se non riscontra un cambiamento in tal senso prenda le sue - a mio parere legittime - decisioni in merito. Cordiali saluti, Dott. Gualazzi.

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Gentile sig.re,
il comportamento del suo terapeuta, non dovrebbe più essere per Lei fonte di equivoco , ma perchè ciò accada non potrà evitare di confrontarsi direttamente con costui. Personalmente, ritengo che l'unico messaggio positivo che potrebbe essere sotteso ad una modalità di tale reiterato disimpegno e scarsa attenzione -seppure espressa in forma extraverbale-potrebbe avere a che fare con la convinzione che sia giunto il momento di chiudere con un passato (il suo) che forse è già stato affrontato ed elaborato a sufficienza e sul quale quindi, non vi sia più nulla da dire.
Forse è davvero giunto il momento del congedo e il suo psy, la sta aiutando- facendola un pò arrabbiare - ad abbandonare il "nido".
Spetta a LEI comprendere se si tratti di questo o altro ed assumersi la responsabilità delle sue esigenze attuali.

Cordiali saluti.
Dott.ssa Giuseppina Cantarelli


salve, credo sia importante dedicare un colloquio al confronto con il suo terapeuta, che, a suo dire, si mostra disinteressato alla sua persona.
E' importante chiarire con lui e poi potrà decidere se finire il suo percorso psicoterapeutico omeno.
Non lasci nulla in sospeso. Il cerchio va chiuso.
Un saluto

Gentile utente,
Credo che sia molto importante per lei portare ciò che esprime qui anche nella relazione con il suo terapeuta, condividendo con lui i suoi dubbi, le sue perplessità e i suoi vissuti riguardo a quanto osserva durante le sedute di terapia. Solo con un confronto diretto, aperto e sincero potrà ricevere le risposte che cerca. Un saluto. MF

Difficile darle un parere in quanto nella stanza siete voi due! A mio avviso è bene, sempre, avere costantemente accesso alle proprie emozioni, bisogni, sensazioni, percezioni etc etc. Perciò nel momento in cui lei si sentisse trascurato, almeno così parrebbe di leggere tra le sue righe, sarà bene esprimerlo al diretto interessato. Sempre!

Buongiorno. Poiché mi piace trovare una motivazione ai comportamenti, mi sono chiesta: ma il terapeuta fissa solo lo schermo o intanto che lei parla scrive? Possibile che prenda nota delle cose dette in terapia sul cellulare (certo non il migliore dei modi, perché in ogni caso andrebbe informato il paziente di questo)? Se non fosse così ci potrebbero essere altre letture possibili ma se si passa il tempo con il cellulare in mano sarebbe meglio renderli espliciti questi pensieri. Le consiglio vivamente di parlarne con il suo terapeuta incentrando la seduta su questo...e se la risposta non la riterrà esaustiva trarrà le sue conclusioni.
Saluti, Wanda

Lo spazio terapeutico è il luogo dove viene messo in atto il nostro modo di stare in relazione. Come utilizza lo spazio e come si muove sono importanti indicatori.
Se fuori dallo spazio le succedesse una cosa simile che cosa farebbe ?
Dott. Riccardo Caboni

Carissimo,
sembra che vi sia stato un cambiamento nella relazione terapeutica e questo la mette in difficoltà.
Sono d'accordo con i colleghi nel dirLe che la questione telefono dovrebbe essere affrontata in modo esplicito e potrebbe essere un modo per rilanciare la terapia. Solo successivamente potrà decidere.
Le dico, inoltre, che può accadere che, per qualche motivo, il transfert sul terapeuta venga meno. In questo caso si può pensare di effettuare un'altra tranche con un altro professionista.
Queste sono cose che potrà valutare in seconda battuta, prima affronti la questione con il Suo terapeuta.
A disposizione.
Un caro saluto

Dott.ssa Fornari Daniela
Iseo (BS)

Buongiorno, di solito è prassi spegnere o silenziato il cellulare da parte di entrambi e metterlo da parte durante la seduta, salvo casi di emergenza in cui si sa di dover ricevere una chiamata importante. Mi pare molto strano da parte di in professionista, che da quanto lei dice, le ha permesso continui miglioramenti in 4 anni, non osservare questa regola di base.

Buongiorno, sono pienamente d'accordo con le risposte dei colleghi rispetto all'importanza di approfondire la questione: vero è che, in quanto persone, l'attenzione del terapeuta può essere fluttuante ma comunque deve restare attiva e presente. La domanda che mi sono posta è questa: il suo terapeuta ha sempre adottato questo comportamento o invece è un atteggiamento più recente? In caso la risposta fosse la seconda, potrei azzardare un'ipotetica lettura: la vostra relazione terapeutica, dopo 4 anni di continui miglioramenti, potrebbe essere ad un punto morto e le resistenze paiono di entrambi, non solo le sue. Avete affrontato questo argomento? Nella mia opinione, potrebbe essere un tema interessante da approfondire nel prossimo incontro. Saluti, Francesca Tonelli.

Un terapeuta può mettere in atto comportamenti provocatori o di apparente disinteresse per fini clinici e terapeutici quindi giudicare ora la questione del telefono senza sapere nulla della vostra relazione non credo sia deontologicamente giusto. Se questo atteggiamento la fa sentire trascurata e arrabbiata ne parli con lui. e vedrà che sarà molto utile e costruttivo per il suo processo di cambiamento.
Un caro saluto

Buongiorno. Sono negativamente stupita da quello che riporta del suo terapeuta, credo sia importante e costruttivo per entrambi affrontare questo discorso e non far finta di niente.
Credo che scoprire la carte sia rispetto al suo sentirsi pronta a terminare la psicoterapia, sia rispetto all'atteggiamento che lui adotta, possa farvi uscire da questo stato di fatto.
Rosanna De Pace

Buongiorno , le questioni che lei pone si situano in dimensioni differenti.
Il primo riguarda una modalità scorretta e a parer mio non giusticabile cioè non prestare attenzione e ascolto al paziente che sia guardando un cellulare o meno conta poco.
Lei in qualche modo subisce tale comportamento senza riuscire a trovare le risorse per manifestare il suo dissenso, su questo aspetto la inviterei a riflettere perché probabilmente è una difficoltà che incontra nella sua vita, quindi andrebbe lavorata in modo utile al suo percorso .
Il secondo punto che lei solleva riguarda le risposte del suo terapeuta secondo lei
stringate , forse lei tende a leggerle in modo negativo perché le associa alla scarsa attenzione ma non è assolutamente detto che sia così , può dipendere dall’appeoccio del suo terapeuta . Penso che tutto questo possa essere utilizzato in modo costruttivo da lei, ovviamente deve riuscire a parlarne con lui.
Cordialmente
AR

Buon giorno,
credo io( ma le ricerche scientifiche sostengono la stessa cosa) che la qualità della relazione/alleanza paziente- terapeuta sia almeno il 50% ( probabilmente di più) del risultato in una psicoterapia e anche i date sulla qualità di attenzione e presenza dello psicoterapeuta nonché empatia suggeriscono che senza questo la psicoterapia non funziona. Quindi se davvero il suo psicoterapeuta passa la metà del tempo guardando il cellulare, se davvero è così , la terapia non credo proprio possa funzionare!
Per le risposte brevi e sintetiche il discorso è molto più lungo e potrebbe anche essere una scelta di modello psicoterapeutico ( detto questo se lei esprime chiaramente il bisogno di risposte da anni un pò di flessibilità da parte del terapeuta anche su questo secondo me aiuterebbe ) Ne parli al prossimo incontro, anche del telefono. Ma se la cosa continua se io fossi il paziente me ne sarei già andata da quella terapia da tempo. Personalmente il telefono lo lascio silenzioso quasi sempre in un'altra stanza quando vedo pazienti. E trovo questo comportamento di dare più attenzione al cellulare che non al paziente ,se regolare e se avviene per il 50% del tempo ,inaccettabile

Buongiorno le consiglierei di parlarne molto francamente con la persona che la sta seguendo senza ma e senza però. Se veramente sta facendo un buon lavoro non rifiuterà il confronto ma anzi lo userà come informazione importante. Se dovesse glissare di nuovo le consiglierei di cambiarlo.

Buongiorno, le posso sinceramente assicurare che tale atteggiamento non ha nulla di terapeutico, anzi diventa classificato come anti terapeutico. Poiché attenzione ed ascolto sono strumenti di base di un professionista della relazione di aiuto. A questo punta tragga lei le sue conclusioni. E se lo ritiene ne parli con un un altro psicoterapeuta che possa meritare la sua fiducia. Fosse anche solo per superare questo fastidioso "impasse"
Buona fortuna!

Buona sera, io non mi soffermerei tanto sul comportamento dello psicoterapeuta ma piuttosto su quello che prova lei. Che emozioni le suscita tale atteggiamento?Che risonanza ha nella sua storia personale questa disattenzione? Forse è arrivato il momento di esprimerla qualche emozione, e dove meglio cominciare se non nella relazione terapeutica? Vedrà che il suo psicoterapeuta che lo ha aiutato per 4 anni sarà in grado di accoglierla. In caso contrario forse è il caso di chiudere e di cercare altrove uno sguardo più attento e disponibile, lei è pronto!

Parli francamente di tutto ciò con il suo terapeuta perché ciò è molto significativo sia per lei che per il suo terapeuta.
Auguri sinceri e buon lavoro ad entrambi
Daria Casiraghi

Lo spazio dedicato alla terapia è un'insieme di sinergie, di empatia di scambio e di crescita spesso reciproca che non lascia spazio a interferenze esterne.
Gli spetta di diritto, il sopportare tale noncuranza ha a che fare col suo visduto per cui l'ha sperimentato per ben 4 anni come legittimo? È importante che ora non lo sia più e che apra uno spazio di evoluzione e di elaborazione.
Auguri
Dott Panzera

Non esistono pazienti "resistenti", ma terapeuti che usano chiavi sbagliate.

Buongiorno. ritengo che la chiarezza e l'onestà siano alla base della relazione terapeutica. il fatto che, dopo quattro anni, non abbia cercato maggiore chiarezza su questo comportamento del suo terapeuta che influisce negativamente sulla vostra relazione, mi fa pensare che sia questa la sua vera "resistenza". la smetta di subire e, visto che paga, si chiarisca col suo terapeuta. forse la sorprenderà. Distinti saluti. Enrico Piccinini

Gentilissimo,
il comportamento del suo terapeuta, così come da lei descritto, è sicuramente poco professionale, poco etico e poco rispettoso. Può capitare a tutti di avere una emergenza e di dover rispondere al telefono durante una seduta, ma questo è chiaramente un fatto che deve capitare raramente e se possibile, concordato preventivamente col paziente ("mi scuso, ma devo tenere il telefono attivo perchè sto aspettando una chiamata importante"...per esempio).
Per non arrivare comunque a conclusioni affrettate, magari l'atteggiamento del suo terapeuta ha un significato che a noi qui sfugge, le consiglio vivamente un aperto confronto con lui partendo dal mettersi a disposizione dichiarando come il suo disinteresse la fa emotivamente sentire.
Cordialmente
Dott.ssa Arianna Sala Cernusco sul Naviglio

Buongiorno, capisco come si possa sentire in base a quello che scrive. All'interno di un quadro di assenza di giudizio, penso sia sensato che parli col suo terapeuta ed esprima cosa prova, insieme troverete la strada giusta. Saluti.

Salve, obiettivamente i comportamenti che descrive denotano scarsissima professionalità, aggravata dal fatto che sembrano perdurare nonostante le sue rimostranze. Affronterei apertamente il discorso e, eventualmente, prenderei in considerazione l'ipotesi di rivolgermi a un altro professionista.

Non c'è molto da dire: interrompa la terapia e si trovi un altro terapeuta; certi comportamenti sono inammissibili!

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