Buongiorno, ragazzo 14enne, 1 liceo. Percorso scolastico buono, scelta libera da parte del ragazzo
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Buongiorno, ragazzo 14enne, 1 liceo.
Percorso scolastico buono, scelta libera da parte del ragazzo con approvazione dei docenti delle medue su Liceo Scientifico MA approccio con il L.S. in salita.
Difficoltà nelle verifiche scritte, frustrazione perche' nonostante lo studio e l impegno i voti di alcune naterie sono sempre insufficienti (dalle medie e uscito con il 9).
Il ragazzo ora e' demotivato e continua a dire che non c'è la fara'.
Quello che lui racconta e un blocco davanti a una verifica scritta.
Come affrontare tutto questo? Grazie.
Una nonna
Percorso scolastico buono, scelta libera da parte del ragazzo con approvazione dei docenti delle medue su Liceo Scientifico MA approccio con il L.S. in salita.
Difficoltà nelle verifiche scritte, frustrazione perche' nonostante lo studio e l impegno i voti di alcune naterie sono sempre insufficienti (dalle medie e uscito con il 9).
Il ragazzo ora e' demotivato e continua a dire che non c'è la fara'.
Quello che lui racconta e un blocco davanti a una verifica scritta.
Come affrontare tutto questo? Grazie.
Una nonna
È un classico "urto" da cambio di ciclo: il ragazzo sta identificando il suo valore con i voti e la paura di fallire gli blocca il pensiero. Non è un problema di capacità, ma di ansia da prestazione che lo manda in difficoltà. Probabilmente c'è una componente identitaria coinvolta in questo periodo complesso.
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Penso troppo poche le informazioni che ci dà; potrebbe essere in gioco un primo insuccesso che lo ha scoraggiato, il rapporto difficile con uno o più professori o altro. Le consiglio di proporre una visita psicologica per capire natura e cause del problema. La Terapia Strategica Breve è molto efficace per risolvere i problemi di studio.
Grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
L'inizio del liceo porta sempre dei cambiamenti e spesso si fa fatica, soprattutto nei primi periodi, ad assestarsi al nuovo ambiente.
Prima di tutto è importante aiutarlo a separare il valore personale dal voto, dato che Il passaggio dalle medie al liceo può mettere in crisi l’immagine di sé come “bravo studente”, soprattutto quando i risultati non rispecchiano l’impegno.
Detto questo andrebbe approfondito il perchè di queste difficoltà nelle verifiche ed in generale esplorare questo suo senso di incapacità e inadeguatezza: da cosa deriva? Come si sente quando è in classe? A scuola si trova bene?
La possibilità di iniziare un percorso terapeutico potrebbe aiutarlo a gestire queste difficoltà concentrandosi sull'aspetto più importante, il suo benessere.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
L'inizio del liceo porta sempre dei cambiamenti e spesso si fa fatica, soprattutto nei primi periodi, ad assestarsi al nuovo ambiente.
Prima di tutto è importante aiutarlo a separare il valore personale dal voto, dato che Il passaggio dalle medie al liceo può mettere in crisi l’immagine di sé come “bravo studente”, soprattutto quando i risultati non rispecchiano l’impegno.
Detto questo andrebbe approfondito il perchè di queste difficoltà nelle verifiche ed in generale esplorare questo suo senso di incapacità e inadeguatezza: da cosa deriva? Come si sente quando è in classe? A scuola si trova bene?
La possibilità di iniziare un percorso terapeutico potrebbe aiutarlo a gestire queste difficoltà concentrandosi sull'aspetto più importante, il suo benessere.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Buongiorno,
da quello che racconta, suo nipote sta vivendo una frustrazione comune in ragazzi che affrontano un percorso più impegnativo come il liceo scientifico. Nonostante lo studio e l’impegno, il blocco davanti alle verifiche scritte ha creato in lui la convinzione di “non farcela”, che col tempo alimenta ansia e demotivazione. È importante che capisca che questa difficoltà non è legata a mancanza di intelligenza, ma alla gestione dello stress e alla pressione che si prova in quei momenti. Parlare dei suoi timori, senza giudizio, può aiutarlo a esprimere la frustrazione e a sentirsi compreso. Allo stesso tempo, imparare tecniche semplici per gestire l’ansia, come respirazione o piccole simulazioni di verifica, può ridurre il senso di blocco. Suddividere lo studio in parti più piccole e raggiungibili aiuta a costruire fiducia e motivazione, facendo percepire i progressi giorno per giorno. A volte, un supporto psicologico mirato può essere decisivo: lavorare sulle emozioni legate allo studio e sulle strategie per affrontare le verifiche può trasformare la percezione di fallimento in sicurezza e serenità. Con un aiuto adeguato, può ritrovare fiducia in sé stesso e riprendere il piacere di apprendere senza sentirsi sopraffatto.
Se vuole, possiamo iniziare a lavorare insieme proprio su questo, aiutandolo a sciogliere i blocchi e a sentirsi più sicuro e sereno nello studio.
da quello che racconta, suo nipote sta vivendo una frustrazione comune in ragazzi che affrontano un percorso più impegnativo come il liceo scientifico. Nonostante lo studio e l’impegno, il blocco davanti alle verifiche scritte ha creato in lui la convinzione di “non farcela”, che col tempo alimenta ansia e demotivazione. È importante che capisca che questa difficoltà non è legata a mancanza di intelligenza, ma alla gestione dello stress e alla pressione che si prova in quei momenti. Parlare dei suoi timori, senza giudizio, può aiutarlo a esprimere la frustrazione e a sentirsi compreso. Allo stesso tempo, imparare tecniche semplici per gestire l’ansia, come respirazione o piccole simulazioni di verifica, può ridurre il senso di blocco. Suddividere lo studio in parti più piccole e raggiungibili aiuta a costruire fiducia e motivazione, facendo percepire i progressi giorno per giorno. A volte, un supporto psicologico mirato può essere decisivo: lavorare sulle emozioni legate allo studio e sulle strategie per affrontare le verifiche può trasformare la percezione di fallimento in sicurezza e serenità. Con un aiuto adeguato, può ritrovare fiducia in sé stesso e riprendere il piacere di apprendere senza sentirsi sopraffatto.
Se vuole, possiamo iniziare a lavorare insieme proprio su questo, aiutandolo a sciogliere i blocchi e a sentirsi più sicuro e sereno nello studio.
Buongiorno,
quello che descrive è più comune di quanto si pensi nel passaggio dalle medie al liceo, soprattutto allo scientifico. Il cambiamento di richieste (più autonomia, verifiche più complesse, maggiore pressione) può mettere in difficoltà anche ragazzi molto bravi e motivati.
È fondamentale che passi questo:
“Non è che non ce la fai, è che stai attraversando una fase di adattamento difficile.”
Molti ragazzi nel primo anno di liceo vivono un calo e poi recuperano pienamente, una volta trovati metodo e sicurezza
Se vuole puó scrivermi in pvt e possiamo parlarne
Buona giornata
quello che descrive è più comune di quanto si pensi nel passaggio dalle medie al liceo, soprattutto allo scientifico. Il cambiamento di richieste (più autonomia, verifiche più complesse, maggiore pressione) può mettere in difficoltà anche ragazzi molto bravi e motivati.
È fondamentale che passi questo:
“Non è che non ce la fai, è che stai attraversando una fase di adattamento difficile.”
Molti ragazzi nel primo anno di liceo vivono un calo e poi recuperano pienamente, una volta trovati metodo e sicurezza
Se vuole puó scrivermi in pvt e possiamo parlarne
Buona giornata
Buongiorno,
quello che descrive è una situazione piuttosto frequente nel passaggio dalle medie al Liceo, dove aumentano le richieste e il livello di autonomia. Ragazzi che alle medie avevano ottimi risultati possono andare incontro a un calo iniziale, con conseguente frustrazione e perdita di fiducia.
Il “blocco” nelle verifiche scritte fa pensare a una possibile ansia da prestazione: non si tratta di mancanza di studio o capacità, ma di una difficoltà a esprimere ciò che si sa sotto pressione.
Il pensiero “non ce la farò” tende inoltre a rinforzare il blocco stesso.
Può essere utile:
- normalizzare la difficoltà, evitando di focalizzarsi esclusivamente sui voti
- lavorare sui pensieri anticipatori (aiutandolo a sostituire il “non ce la farò” con pensieri più realistici)
- allenarsi con simulazioni di verifiche a casa
- rivedere il metodo di studio, che alle superiori spesso necessita di essere adattato
Un confronto con gli insegnanti può aiutare a comprendere meglio dove si crea la difficoltà.
Se il blocco dovesse persistere, un supporto psicologico può essere utile per lavorare su ansia, autostima e sulle eventuali dinamiche relazionali o di contesto.
Un caro saluto.
quello che descrive è una situazione piuttosto frequente nel passaggio dalle medie al Liceo, dove aumentano le richieste e il livello di autonomia. Ragazzi che alle medie avevano ottimi risultati possono andare incontro a un calo iniziale, con conseguente frustrazione e perdita di fiducia.
Il “blocco” nelle verifiche scritte fa pensare a una possibile ansia da prestazione: non si tratta di mancanza di studio o capacità, ma di una difficoltà a esprimere ciò che si sa sotto pressione.
Il pensiero “non ce la farò” tende inoltre a rinforzare il blocco stesso.
Può essere utile:
- normalizzare la difficoltà, evitando di focalizzarsi esclusivamente sui voti
- lavorare sui pensieri anticipatori (aiutandolo a sostituire il “non ce la farò” con pensieri più realistici)
- allenarsi con simulazioni di verifiche a casa
- rivedere il metodo di studio, che alle superiori spesso necessita di essere adattato
Un confronto con gli insegnanti può aiutare a comprendere meglio dove si crea la difficoltà.
Se il blocco dovesse persistere, un supporto psicologico può essere utile per lavorare su ansia, autostima e sulle eventuali dinamiche relazionali o di contesto.
Un caro saluto.
Buongiorno,
quello che descrive è abbastanza frequente nel passaggio medie–liceo: un ragazzo brillante che alle medie “andava bene” può trovarsi davanti a richieste nuove (ritmi, quantità, tipo di verifiche) e vivere il primo impatto come una caduta di identità: da “sono bravo” a “forse non sono capace”. Se poi davanti allo scritto va in blocco, non è raro che si inneschi un circolo di frustrazione e paura della prossima prova, fino alla demotivazione (“non ce la farò”).
Il punto chiave è distinguere due livelli: la preparazione e la prestazione. Può aver studiato davvero, ma in verifica si attiva ansia e il cervello “si spegne” per qualche minuto, soprattutto se sente che quella prova decide il suo valore. In prima liceo, spesso, il problema non è che non capisce, ma che non ha ancora acquisito metodo e strategie per gli scritti, e intanto l’ansia fa il resto.
Come aiutarlo, in modo pratico e non “moralista”? Prima cosa: evitare che il discorso diventi “devi impegnarti di più” o “sei sempre stato bravo, quindi devi riuscire”. Per lui suona come pressione. Molto meglio validare l’esperienza: “Capisco che sia frustrante studiare e poi bloccarsi. Questo non significa che non sei portato, significa che stai attraversando un passaggio difficile”. Sentirsi compreso abbassa lo stato di allarme.
Poi è utile riportare l’attenzione su obiettivi realistici e vicini: non “devo tornare al 9”, ma “devo capire cosa succede durante la verifica e come posso gestire quel momento”. Qui la scuola può aiutare: parlarne con un docente di riferimento o con il coordinatore per capire se il blocco è legato a gestione del tempo, ansia, tipologia di esercizi. A volte bastano piccoli accorgimenti (più esercizi in classe, verifiche strutturate, indicazioni su come impostare lo scritto) per ridurre il vuoto.
Un passaggio spesso decisivo è lavorare sul metodo: alle medie si può ottenere molto con memoria e impegno “generico”, al liceo serve allenamento specifico (esercizi, simulazioni, tempi). Se lui studia ma non “allena” la prova scritta, può sentirsi preparato e poi andare in crisi davanti al foglio. Anche fare piccole simulazioni a casa, in un clima non giudicante, può aiutarlo a trasformare la verifica da evento minaccioso a compito allenabile.
Infine, se il blocco è forte e ricorrente, e lui ripete “non ce la farò”, può valere la pena un supporto psicologico breve, soprattutto se a scuola c’è uno sportello: non perché c’è qualcosa di grave, ma per dargli strumenti per l’ansia da prestazione e per evitare che questa esperienza intacchi l’autostima. La cosa più importante è che non interiorizzi l’idea: “se non riesco ora, allora non valgo”. In realtà è un periodo di assestamento, e con un supporto giusto (metodo + contenimento emotivo) molti ragazzi ripartono.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
quello che descrive è abbastanza frequente nel passaggio medie–liceo: un ragazzo brillante che alle medie “andava bene” può trovarsi davanti a richieste nuove (ritmi, quantità, tipo di verifiche) e vivere il primo impatto come una caduta di identità: da “sono bravo” a “forse non sono capace”. Se poi davanti allo scritto va in blocco, non è raro che si inneschi un circolo di frustrazione e paura della prossima prova, fino alla demotivazione (“non ce la farò”).
Il punto chiave è distinguere due livelli: la preparazione e la prestazione. Può aver studiato davvero, ma in verifica si attiva ansia e il cervello “si spegne” per qualche minuto, soprattutto se sente che quella prova decide il suo valore. In prima liceo, spesso, il problema non è che non capisce, ma che non ha ancora acquisito metodo e strategie per gli scritti, e intanto l’ansia fa il resto.
Come aiutarlo, in modo pratico e non “moralista”? Prima cosa: evitare che il discorso diventi “devi impegnarti di più” o “sei sempre stato bravo, quindi devi riuscire”. Per lui suona come pressione. Molto meglio validare l’esperienza: “Capisco che sia frustrante studiare e poi bloccarsi. Questo non significa che non sei portato, significa che stai attraversando un passaggio difficile”. Sentirsi compreso abbassa lo stato di allarme.
Poi è utile riportare l’attenzione su obiettivi realistici e vicini: non “devo tornare al 9”, ma “devo capire cosa succede durante la verifica e come posso gestire quel momento”. Qui la scuola può aiutare: parlarne con un docente di riferimento o con il coordinatore per capire se il blocco è legato a gestione del tempo, ansia, tipologia di esercizi. A volte bastano piccoli accorgimenti (più esercizi in classe, verifiche strutturate, indicazioni su come impostare lo scritto) per ridurre il vuoto.
Un passaggio spesso decisivo è lavorare sul metodo: alle medie si può ottenere molto con memoria e impegno “generico”, al liceo serve allenamento specifico (esercizi, simulazioni, tempi). Se lui studia ma non “allena” la prova scritta, può sentirsi preparato e poi andare in crisi davanti al foglio. Anche fare piccole simulazioni a casa, in un clima non giudicante, può aiutarlo a trasformare la verifica da evento minaccioso a compito allenabile.
Infine, se il blocco è forte e ricorrente, e lui ripete “non ce la farò”, può valere la pena un supporto psicologico breve, soprattutto se a scuola c’è uno sportello: non perché c’è qualcosa di grave, ma per dargli strumenti per l’ansia da prestazione e per evitare che questa esperienza intacchi l’autostima. La cosa più importante è che non interiorizzi l’idea: “se non riesco ora, allora non valgo”. In realtà è un periodo di assestamento, e con un supporto giusto (metodo + contenimento emotivo) molti ragazzi ripartono.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Salve, sarebbe opportuno cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico che lo aiuti a gestire l'ansia e ciò che la induce.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Buonasera, il passaggio dalle medie al liceo è sempre un momento significativo e spesso può risultare difficile far fronte a questo grande cambiamento; si tratta infatti di un momento evolutivo che incontra le difficoltà tipiche dell'adolescenza. Sarebbe importante sapere cosa nasconde questa demotivazione e se è possibile rintracciare in questo blocco scolastico una difficoltà che riguarda, ad esempio, il contesto classe, la scelta della scuola o altro. A volte, quello che identifichiamo come "sintomo", riguarda questioni più ampie e complesse, che meritano uno spazio in cui possano essere condivise ed elaborate. Un percorso di sostegno psicologico potrebbe essere utile per superare questo momento di difficoltà e provare a costruire quelle risorse - di autostima e relazionali - utili per affrontare, più in generale, i momenti di difficoltà tipici dell'adolescenza. Se lo vorrà, sono a sua disposizione anche online. Dott.ssa Danese Cristiana Psicologa
Buongiorno Signora, da quanto descrive, suo nipote potrebbe vivere difficoltà legate al passaggio dalle medie al liceo e forse anche ansia davanti alle verifiche, ma sarebbe utile approfondire il contesto, i suoi pensieri e le emozioni legati a sé stesso e al rendimento, per capire cosa lo blocca davvero.
La sua presenza, interesse e ascolto da nonna senza giudizio possono essere risorse preziosissime per il ragazzo. Consiglio un percorso con un professionista se la situazione dovesse intensificarsi e protrarsi nel tempo minando il benessere di suo nipote.
Un caro saluto
La sua presenza, interesse e ascolto da nonna senza giudizio possono essere risorse preziosissime per il ragazzo. Consiglio un percorso con un professionista se la situazione dovesse intensificarsi e protrarsi nel tempo minando il benessere di suo nipote.
Un caro saluto
Gentile, la preoccupazione per un nipote e per una sua eventuale difficoltà si sente ed è molto comprensibile.
Il passaggio dalle medie al liceo, soprattutto al Liceo Scientifico, è spesso impegnativo. È un cambiamento importante nei ritmi, nelle richieste e nel tipo di studio, e molti ragazzi vivono una fase iniziale “in salita”. Questo non significa che non ce la farà, ma che è in una fase di assestamento.
Le difficoltà scolastiche vanno sempre ben contestualizzate: a volte sono temporanee e legate all’adattamento, e possono risolversi con il tempo e con il potenziamento di capacità che il ragazzo ha già dimostrato di avere (non mi riferisco necessariamente ai voti). Per capire come aiutarlo davvero, sarebbe importante comprendere meglio: da quanto tempo si presentano queste difficoltà, quanto sono intense, e in quali materie o argomenti specifici emergono maggiormente, o in quali aree.
Per quanto riguarda il blocco durante le verifiche scritte: in questi casi il ragazzo può studiare anche molto, ma poi non riesce a esprimere ciò che sa. Questo è diverso da una mancanza di capacità.
È utile ricordare che le difficoltà scolastiche sono spesso la manifestazione visibile di altro: può trattarsi di metodo di studio da riorganizzare, di alcune lacune da colmare, di insicurezza, o anche di difficoltà nel chiedere aiuto. Non necessariamente indicano qualcosa di più grave o una diagnosi.
In questo percorso, l’équipe scolastica può essere un grande supporto: parlare con gli insegnanti può aiutare a raccogliere informazioni più precise e a costruire strategie condivise.
Anche la famiglia ha un ruolo fondamentale: rassicurarlo, valorizzare l’impegno più che il voto, aiutarlo a non identificarsi con l’insuccesso.
Con il giusto supporto e un po’ di tempo, molti ragazzi ritrovano fiducia e stabilità.
Il passaggio dalle medie al liceo, soprattutto al Liceo Scientifico, è spesso impegnativo. È un cambiamento importante nei ritmi, nelle richieste e nel tipo di studio, e molti ragazzi vivono una fase iniziale “in salita”. Questo non significa che non ce la farà, ma che è in una fase di assestamento.
Le difficoltà scolastiche vanno sempre ben contestualizzate: a volte sono temporanee e legate all’adattamento, e possono risolversi con il tempo e con il potenziamento di capacità che il ragazzo ha già dimostrato di avere (non mi riferisco necessariamente ai voti). Per capire come aiutarlo davvero, sarebbe importante comprendere meglio: da quanto tempo si presentano queste difficoltà, quanto sono intense, e in quali materie o argomenti specifici emergono maggiormente, o in quali aree.
Per quanto riguarda il blocco durante le verifiche scritte: in questi casi il ragazzo può studiare anche molto, ma poi non riesce a esprimere ciò che sa. Questo è diverso da una mancanza di capacità.
È utile ricordare che le difficoltà scolastiche sono spesso la manifestazione visibile di altro: può trattarsi di metodo di studio da riorganizzare, di alcune lacune da colmare, di insicurezza, o anche di difficoltà nel chiedere aiuto. Non necessariamente indicano qualcosa di più grave o una diagnosi.
In questo percorso, l’équipe scolastica può essere un grande supporto: parlare con gli insegnanti può aiutare a raccogliere informazioni più precise e a costruire strategie condivise.
Anche la famiglia ha un ruolo fondamentale: rassicurarlo, valorizzare l’impegno più che il voto, aiutarlo a non identificarsi con l’insuccesso.
Con il giusto supporto e un po’ di tempo, molti ragazzi ritrovano fiducia e stabilità.
Buonasera, immagino che non sia facile affrontare una situazione del genere ma con la giusta dose di attenzione e buona volontà si può generalmente superare con un esito positivo. Innanzitutto mi sembra importante che continuiate a supportare il ragazzo, ad ascoltare le sue difficoltà e ad aiutarlo a non demordere. Ci sono diversi fattori però che possono portare a un blocco scolastico e l'ideale sarebbe valutarli con un professionista in modo da poter intervenire nel modo più mirato possibile. Spero di averla aiutata e le auguro una buona serata.
Buongiorno, grazie per l’attenzione e la cura che sta mostrando verso suo nipote. Dal modo in cui ne parla si percepisce quanto tenga a lui e quanto la preoccupi vederlo così demotivato dopo un percorso scolastico che fino a poco tempo fa era positivo. Il passaggio dalle medie al liceo, soprattutto a un liceo scientifico, può rappresentare un cambiamento molto significativo. Non si tratta solo di maggiore difficoltà nei contenuti, ma anche di richieste diverse in termini di metodo, autonomia e gestione delle verifiche. È abbastanza frequente che ragazzi che alle medie andavano molto bene si trovino improvvisamente in difficoltà e facciano fatica a riconoscersi in questa nuova immagine di sé. Questo può generare frustrazione e, soprattutto, mettere in crisi la fiducia nelle proprie capacità. Quello che colpisce nel suo racconto è il fatto che suo nipote studi e si impegni, ma poi si blocchi nelle verifiche scritte. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, questo tipo di blocco è spesso legato a un intreccio tra pensieri, emozioni e reazioni del corpo. È possibile che, nel momento della verifica, si attivino pensieri come “non ce la faccio”, “andrò male”, “deluderò tutti”, e che questi pensieri generino un aumento dell’ansia. L’ansia, a sua volta, può interferire con la concentrazione, la memoria e la capacità di ragionamento, creando proprio quel senso di vuoto o di blocco che lui descrive. Si crea così un circolo difficile: più l’esperienza delle verifiche viene vissuta come negativa, più aumenta la paura di affrontarle, e più questa paura rende probabile un nuovo blocco. Nel tempo, questo può portarlo a convincersi davvero di “non essere capace”, anche se i dati di partenza raccontano altro. In questi casi è molto importante il modo in cui gli adulti intorno a lui lo accompagnano. Aiutarlo a distinguere tra impegno e risultato può essere un primo passo, così come valorizzare il fatto che sta affrontando una fase nuova e complessa. Allo stesso tempo, può essere utile aiutarlo a raccontare cosa succede esattamente nel momento della verifica, cosa pensa, cosa prova, cosa teme. Dare un nome a questi passaggi spesso aiuta a ridurre la sensazione di confusione e impotenza. Il rischio, quando si sente dire “non ce la farò”, è di concentrarsi solo sul risultato scolastico, mentre in realtà il punto centrale è ciò che accade dentro di lui quando si trova sotto pressione. Lavorare su questo aspetto può fare una grande differenza, perché gli permetterebbe di affrontare le verifiche con meno carico emotivo e più accesso alle sue reali capacità. Un supporto psicologico potrebbe essere molto utile in questa fase, proprio per aiutarlo a comprendere questi meccanismi e a sviluppare strategie per gestire l’ansia e il blocco. Non si tratta di etichettare il problema, ma di offrirgli uno spazio in cui poter rimettere insieme fiducia, metodo e serenità nell’affrontare la scuola. Il fatto che lei si stia muovendo per aiutarlo è già un elemento prezioso. Con il giusto accompagnamento, queste difficoltà possono diventare un’occasione per rafforzare le sue risorse e la sua sicurezza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
il passaggio dalla scuola media al liceo è spesso una fase delicata, anche per ragazzi che in precedenza hanno avuto un percorso scolastico molto positivo. Al liceo scientifico, in particolare, cambiano sia il carico di studio sia il tipo di richieste che vengono fatte agli studenti: le verifiche sono più complesse, viene richiesto maggiore ragionamento e spesso è necessario sviluppare un metodo di studio diverso rispetto a quello utilizzato alle medie. Per questo motivo può capitare che studenti che uscivano dalle medie con voti molto alti incontrino inizialmente delle difficoltà.
Da ciò che racconta sembra che suo nipote viva una forte frustrazione, soprattutto perché l’impegno nello studio non si traduce nei risultati che si aspetta. Quando un ragazzo è abituato ad andare bene a scuola e improvvisamente si trova in difficoltà, può sviluppare molta pressione su se stesso. Questo può favorire la comparsa di un blocco proprio nel momento della verifica scritta, con la sensazione di non riuscire a ricordare ciò che si è studiato o di non essere all’altezza della situazione. In questi casi spesso non si tratta di una reale mancanza di capacità, ma di una combinazione tra ansia da prestazione, perdita di fiducia nelle proprie competenze e necessità di riorganizzare il metodo di studio.
Può essere utile, innanzitutto, rassicurare il ragazzo sul fatto che il primo anno di liceo rappresenta spesso un periodo di adattamento e che le difficoltà iniziali non significano necessariamente aver fatto una scelta sbagliata. Allo stesso tempo può essere importante confrontarsi con gli insegnanti per capire meglio come vive le verifiche in classe e se emergono indicazioni utili rispetto al metodo di studio o alle modalità di apprendimento.
Se la sensazione di blocco e la demotivazione dovessero persistere, potrebbe essere utile anche un breve confronto con uno psicologo che si occupa di adolescenti. Un supporto di questo tipo può aiutare il ragazzo a comprendere meglio cosa succede nei momenti di verifica, a gestire l’ansia legata alla prestazione e a recuperare fiducia nelle proprie capacità.
Il fatto che continui a studiare e a impegnarsi è comunque un segnale molto positivo. Con il giusto sostegno e qualche strategia in più, molti ragazzi riescono a superare questa fase e a ritrovare serenità nel percorso scolastico. Un caro saluto.
il passaggio dalla scuola media al liceo è spesso una fase delicata, anche per ragazzi che in precedenza hanno avuto un percorso scolastico molto positivo. Al liceo scientifico, in particolare, cambiano sia il carico di studio sia il tipo di richieste che vengono fatte agli studenti: le verifiche sono più complesse, viene richiesto maggiore ragionamento e spesso è necessario sviluppare un metodo di studio diverso rispetto a quello utilizzato alle medie. Per questo motivo può capitare che studenti che uscivano dalle medie con voti molto alti incontrino inizialmente delle difficoltà.
Da ciò che racconta sembra che suo nipote viva una forte frustrazione, soprattutto perché l’impegno nello studio non si traduce nei risultati che si aspetta. Quando un ragazzo è abituato ad andare bene a scuola e improvvisamente si trova in difficoltà, può sviluppare molta pressione su se stesso. Questo può favorire la comparsa di un blocco proprio nel momento della verifica scritta, con la sensazione di non riuscire a ricordare ciò che si è studiato o di non essere all’altezza della situazione. In questi casi spesso non si tratta di una reale mancanza di capacità, ma di una combinazione tra ansia da prestazione, perdita di fiducia nelle proprie competenze e necessità di riorganizzare il metodo di studio.
Può essere utile, innanzitutto, rassicurare il ragazzo sul fatto che il primo anno di liceo rappresenta spesso un periodo di adattamento e che le difficoltà iniziali non significano necessariamente aver fatto una scelta sbagliata. Allo stesso tempo può essere importante confrontarsi con gli insegnanti per capire meglio come vive le verifiche in classe e se emergono indicazioni utili rispetto al metodo di studio o alle modalità di apprendimento.
Se la sensazione di blocco e la demotivazione dovessero persistere, potrebbe essere utile anche un breve confronto con uno psicologo che si occupa di adolescenti. Un supporto di questo tipo può aiutare il ragazzo a comprendere meglio cosa succede nei momenti di verifica, a gestire l’ansia legata alla prestazione e a recuperare fiducia nelle proprie capacità.
Il fatto che continui a studiare e a impegnarsi è comunque un segnale molto positivo. Con il giusto sostegno e qualche strategia in più, molti ragazzi riescono a superare questa fase e a ritrovare serenità nel percorso scolastico. Un caro saluto.
Gentile signora,
La ringrazio per aver condiviso questa sua preoccupazione. È molto prezioso vedere quanto lei sia attenta e vicina al vissuto di suo nipote in un momento di passaggio così delicato come il primo anno di Liceo Scientifico. Il quadro che descrive è quello che spesso definiamo un "blocco da prestazione". Quando un ragazzo esce dalle scuole medie con una valutazione eccellente (come il 9 di suo nipote), costruisce un’immagine di sé come studente capace e di successo. L'impatto con il liceo, dove il metodo di studio richiesto cambia radicalmente e le valutazioni possono essere inizialmente più basse, mette in crisi quell'immagine. Suo nipote non sta soffrendo per una mancanza di studio, ma per la paura di non essere più "all'altezza" delle aspettative (sue e degli altri).
Il blocco davanti alla verifica scritta è la manifestazione fisica di questa ansia, la mente va in protezione e "si spegne" per evitare il dolore di un possibile fallimento. È importante aiutarlo a capire che il voto non definisce il suo valore come persona o la sua intelligenza, ma è solo un indicatore di un metodo di studio che va ancora affinato per il nuovo percorso. Invece di chiedere "Com'è andata la verifica?", si potrebbe valorizzare l'impegno costante: "Ho visto quanto ti sei applicato, questo è il tuo vero valore".
Quando dice "non ce la farò", ha bisogno di sentire che la sua paura viene accolta senza essere subito smentita. Un ascolto empatico lo farà sentire meno solo.
A volte, parlare con un professionista esterno può aiutare il ragazzo a sbloccare queste emozioni e a ritrovare fiducia nelle proprie capacità, distinguendo la propria identità dai risultati scolastici. Potrebbe essere un’occasione per voi adulti per capire come supportarlo al meglio o, se il ragazzo fosse d'accordo, un primo spazio tutto suo dove dar voce a questo malessere senza il peso del giudizio.
Un caro saluto a lei e un grande incoraggiamento a suo nipote.
Cordialmente,
Dott.ssa Martina Titone
La ringrazio per aver condiviso questa sua preoccupazione. È molto prezioso vedere quanto lei sia attenta e vicina al vissuto di suo nipote in un momento di passaggio così delicato come il primo anno di Liceo Scientifico. Il quadro che descrive è quello che spesso definiamo un "blocco da prestazione". Quando un ragazzo esce dalle scuole medie con una valutazione eccellente (come il 9 di suo nipote), costruisce un’immagine di sé come studente capace e di successo. L'impatto con il liceo, dove il metodo di studio richiesto cambia radicalmente e le valutazioni possono essere inizialmente più basse, mette in crisi quell'immagine. Suo nipote non sta soffrendo per una mancanza di studio, ma per la paura di non essere più "all'altezza" delle aspettative (sue e degli altri).
Il blocco davanti alla verifica scritta è la manifestazione fisica di questa ansia, la mente va in protezione e "si spegne" per evitare il dolore di un possibile fallimento. È importante aiutarlo a capire che il voto non definisce il suo valore come persona o la sua intelligenza, ma è solo un indicatore di un metodo di studio che va ancora affinato per il nuovo percorso. Invece di chiedere "Com'è andata la verifica?", si potrebbe valorizzare l'impegno costante: "Ho visto quanto ti sei applicato, questo è il tuo vero valore".
Quando dice "non ce la farò", ha bisogno di sentire che la sua paura viene accolta senza essere subito smentita. Un ascolto empatico lo farà sentire meno solo.
A volte, parlare con un professionista esterno può aiutare il ragazzo a sbloccare queste emozioni e a ritrovare fiducia nelle proprie capacità, distinguendo la propria identità dai risultati scolastici. Potrebbe essere un’occasione per voi adulti per capire come supportarlo al meglio o, se il ragazzo fosse d'accordo, un primo spazio tutto suo dove dar voce a questo malessere senza il peso del giudizio.
Un caro saluto a lei e un grande incoraggiamento a suo nipote.
Cordialmente,
Dott.ssa Martina Titone
Buongiorno, cara signora,
è bello ricevere richieste da parte delle nonne, siete davvero una grande risorsa.
Da quanto racconta, suo nipote è un ragazzo intelligente che ci tiene molto alla scuola ma che in questo momento sta attraversando un periodo di sconforto e frustrazione: nonostante lo studio e l’impegno, si trova davanti a verifiche che lo bloccano e comincia a pensare di non farcela. È un vissuto di insicurezza e pressione interna, in cui la paura di non riuscire sembra prendere il sopravvento sulle capacità effettive.
Questa difficoltà è comprensibile nel passaggio alle superiori, soprattutto al liceo, perché anche ragazzi più bravi devono confrontarsi con nuove richieste, un carico di studio più elevato e un metodo di studio diverso, che richiede di adattarsi a modalità di apprendimento più complesse rispetto alle medie.
È possibile che nelle verifiche scritte si attivi un blocco legato a pensieri anticipatori negativi: arrivare alla prova convinto di non riuscire genera ansia, interferendo con la concentrazione e con l’accesso alle conoscenze precedentemente acquisite durante lo studio. Questo circolo tende a mantenersi: lo sforzo c’è, ma il risultato percepito come insufficiente rinforza la convinzione iniziale e aumenta la demotivazione.
In questa fase è fondamentale che il ragazzo si senta sostenuto e compreso. La famiglia può fare molto riconoscendo la sua fatica senza ridurla ai voti, valorizzando l’impegno e aiutandolo a sperimentare strategie diverse per affrontare le verifiche. Anche un insegnante di ripetizioni può essere prezioso non solo per chiarire contenuti, ma soprattutto per guidarlo in esercitazioni pratiche e simulazioni, aiutandolo a sentirsi più sicuro e capace.
Se il blocco dovesse persistere, un breve percorso psicologico mirato può lavorare sui pensieri di fallimento, sulla gestione dell’ansia e sul recupero della fiducia in sé.
Si ricordi che ciò che sta vivendo non significa che non ce la farà: è un momento di transizione e di adattamento che, con il giusto sostegno, può essere superato con successo.
è bello ricevere richieste da parte delle nonne, siete davvero una grande risorsa.
Da quanto racconta, suo nipote è un ragazzo intelligente che ci tiene molto alla scuola ma che in questo momento sta attraversando un periodo di sconforto e frustrazione: nonostante lo studio e l’impegno, si trova davanti a verifiche che lo bloccano e comincia a pensare di non farcela. È un vissuto di insicurezza e pressione interna, in cui la paura di non riuscire sembra prendere il sopravvento sulle capacità effettive.
Questa difficoltà è comprensibile nel passaggio alle superiori, soprattutto al liceo, perché anche ragazzi più bravi devono confrontarsi con nuove richieste, un carico di studio più elevato e un metodo di studio diverso, che richiede di adattarsi a modalità di apprendimento più complesse rispetto alle medie.
È possibile che nelle verifiche scritte si attivi un blocco legato a pensieri anticipatori negativi: arrivare alla prova convinto di non riuscire genera ansia, interferendo con la concentrazione e con l’accesso alle conoscenze precedentemente acquisite durante lo studio. Questo circolo tende a mantenersi: lo sforzo c’è, ma il risultato percepito come insufficiente rinforza la convinzione iniziale e aumenta la demotivazione.
In questa fase è fondamentale che il ragazzo si senta sostenuto e compreso. La famiglia può fare molto riconoscendo la sua fatica senza ridurla ai voti, valorizzando l’impegno e aiutandolo a sperimentare strategie diverse per affrontare le verifiche. Anche un insegnante di ripetizioni può essere prezioso non solo per chiarire contenuti, ma soprattutto per guidarlo in esercitazioni pratiche e simulazioni, aiutandolo a sentirsi più sicuro e capace.
Se il blocco dovesse persistere, un breve percorso psicologico mirato può lavorare sui pensieri di fallimento, sulla gestione dell’ansia e sul recupero della fiducia in sé.
Si ricordi che ciò che sta vivendo non significa che non ce la farà: è un momento di transizione e di adattamento che, con il giusto sostegno, può essere superato con successo.
Buongiorno, e grazie per scrivere con tanta cura per suo nipote.
Quello che descrive è una situazione molto comune nel passaggio dalle medie al liceo scientifico — un salto impegnativo anche per ragazzi brillanti. Il blocco nelle verifiche scritte spesso non è un problema di preparazione, ma di ansia da prestazione: lui si aspetta molto da sé stesso (il 9 alle medie lo dice chiaramente) e la frustrazione di non vedere i risultati attesi lo sta spegnendo.
La demotivazione e il "non ce la farò" sono segnali da prendere sul serio — non come verità, ma come richiesta di aiuto.
Potrebbe essere utile coinvolgere i docenti per capire dove si inceppa concretamente, ma soprattutto potrebbe valere la pena offrirgli uno spazio — anche solo qualche incontro con uno psicologo — per lavorare sul blocco emotivo davanti alle verifiche. A 14 anni imparare a gestire l'ansia da prestazione è un regalo per tutta la vita.
Quello che descrive è una situazione molto comune nel passaggio dalle medie al liceo scientifico — un salto impegnativo anche per ragazzi brillanti. Il blocco nelle verifiche scritte spesso non è un problema di preparazione, ma di ansia da prestazione: lui si aspetta molto da sé stesso (il 9 alle medie lo dice chiaramente) e la frustrazione di non vedere i risultati attesi lo sta spegnendo.
La demotivazione e il "non ce la farò" sono segnali da prendere sul serio — non come verità, ma come richiesta di aiuto.
Potrebbe essere utile coinvolgere i docenti per capire dove si inceppa concretamente, ma soprattutto potrebbe valere la pena offrirgli uno spazio — anche solo qualche incontro con uno psicologo — per lavorare sul blocco emotivo davanti alle verifiche. A 14 anni imparare a gestire l'ansia da prestazione è un regalo per tutta la vita.
salve, bisogna che lo si porta da uno psicologo dell'età evolutiva e magari anche fare una valutazione per una probabile dislessia anche se è uscito con 9 on vuol dire, ora ha delle altre risorse che non può ,mettere in atto
grazie
grazie
Buongiorno,
Comprendo la sua preoccupazione per il benessere di suo nipote. L'impatto con la scuola superiore può essere un momento molto delicato per un ragazzo di 14 anni, anche perchè è un momento di passaggio e di grandi trasformazioni. Quello che racconta somiglia molto all'ansia da prestazione, ma potrebbe essere anche un più ampio momento di crisi del ragazzo. Se l'ansia e la frustrazione del ragazzo sono tali da comprometterne il benessere, valuterei di poterlo indirizzare e accompagnare ad un percorso psicologico per comprenderne le cause più profonde, condividendo con lui questa possibilità.
Vi auguro di ritrovare la serenità.
Un caloroso abbraccio.
Dott.ssa Valeria Bonzini
Comprendo la sua preoccupazione per il benessere di suo nipote. L'impatto con la scuola superiore può essere un momento molto delicato per un ragazzo di 14 anni, anche perchè è un momento di passaggio e di grandi trasformazioni. Quello che racconta somiglia molto all'ansia da prestazione, ma potrebbe essere anche un più ampio momento di crisi del ragazzo. Se l'ansia e la frustrazione del ragazzo sono tali da comprometterne il benessere, valuterei di poterlo indirizzare e accompagnare ad un percorso psicologico per comprenderne le cause più profonde, condividendo con lui questa possibilità.
Vi auguro di ritrovare la serenità.
Un caloroso abbraccio.
Dott.ssa Valeria Bonzini
Buongiorno,
quello che descrive è una situazione piuttosto frequente nel passaggio dalle medie al liceo, soprattutto per ragazzi che hanno sempre avuto buoni risultati. Il cambiamento di richieste, ritmi e modalità di verifica può essere vissuto come uno “scarto” improvviso, che mette in crisi anche studenti preparati e motivati.
Il punto centrale che emerge dal suo racconto non è tanto una difficoltà di studio, quanto un blocco nelle verifiche scritte, accompagnato da frustrazione e demotivazione. Questo fa pensare a una componente di ansia da prestazione: il ragazzo studia, ma nel momento della prova qualcosa si “inceppa”.
A casa è importante evitare di focalizzarsi solo sui voti, valorizzare l’impegno e lo sforzo, non solo il risultato e aiutarlo a distinguere tra “non riesco ora” e “non sono capace” (che sono due cose molto diverse).
Sul piano scolastico può invece essere utile un confronto con gli insegnanti per capire se il blocco emerge anche a loro ed eventualmente se è possibile prevedere modalità di verifica graduali o strategie di supporto.
In questi casi può comunque essere molto utile un breve percorso psicologico, anche focalizzato, che aiuti il ragazzo a:
gestire l’ansia nel momento della prova
lavorare sui pensieri anticipatori (“andrò male”, “non ce la faccio”)
recuperare senso di efficacia
In sintesi: non sembra una mancanza di capacità, ma un momento di difficoltà nella gestione della prestazione e del cambiamento. Con il giusto supporto, questi blocchi sono generalmente superabili.
Il fatto che lei se ne stia accorgendo e chieda aiuto è già un passo molto importante per aiutarlo a non sentirsi solo in questa fase.
quello che descrive è una situazione piuttosto frequente nel passaggio dalle medie al liceo, soprattutto per ragazzi che hanno sempre avuto buoni risultati. Il cambiamento di richieste, ritmi e modalità di verifica può essere vissuto come uno “scarto” improvviso, che mette in crisi anche studenti preparati e motivati.
Il punto centrale che emerge dal suo racconto non è tanto una difficoltà di studio, quanto un blocco nelle verifiche scritte, accompagnato da frustrazione e demotivazione. Questo fa pensare a una componente di ansia da prestazione: il ragazzo studia, ma nel momento della prova qualcosa si “inceppa”.
A casa è importante evitare di focalizzarsi solo sui voti, valorizzare l’impegno e lo sforzo, non solo il risultato e aiutarlo a distinguere tra “non riesco ora” e “non sono capace” (che sono due cose molto diverse).
Sul piano scolastico può invece essere utile un confronto con gli insegnanti per capire se il blocco emerge anche a loro ed eventualmente se è possibile prevedere modalità di verifica graduali o strategie di supporto.
In questi casi può comunque essere molto utile un breve percorso psicologico, anche focalizzato, che aiuti il ragazzo a:
gestire l’ansia nel momento della prova
lavorare sui pensieri anticipatori (“andrò male”, “non ce la faccio”)
recuperare senso di efficacia
In sintesi: non sembra una mancanza di capacità, ma un momento di difficoltà nella gestione della prestazione e del cambiamento. Con il giusto supporto, questi blocchi sono generalmente superabili.
Il fatto che lei se ne stia accorgendo e chieda aiuto è già un passo molto importante per aiutarlo a non sentirsi solo in questa fase.
Cara utente, la situazione che descrive in realtà è più comune di quanto pensa negli adolescenti di oggi. Innanzitutto il cambio da medie a liceo può essere spesso destabilizzante e creare crisi nei ragazzi, perchè la mole di studio è diversa e più impegnativa. Da quanto racconta potrebbe essere un problema legato al metodo di studio, che non è stato rivisto e modificato per il liceo, questo può portare ad un impegno molto alto e poi a dei feedback negativi che riguardano i voti che possono creare forte frustrazione. Sicuramente potrebbe essere di aiuto affidarsi ad un professionista ad uno psicologo che possa fare con il ragazzo dei colloqui di sostegno psicologico per definire insieme alcuni accorgimenti e valutare anche il piano emotivo se ci sono ansie particolari o preoccupazioni legate alla scuola che possono sciogliere e risolvere la situazione. Rimango a disposizione per domande e dubbi, un caro saluto Dott.ssa Valentina Mestici
Buongiorno! Penso sia utile in primo luogo considerare, e normalizzare, le difficoltà che il passaggio dalle scuole medie alle scuole superiori comporta. Il carico di studio aumenta, il contesto cambia e quei punti di riferimento amicali magari si trovano più distanti, perchè in un'altra scuola : ci si trova spesso spaesati e impauriti dall'idea di non potercela fare. Credo però anche che sia utile - prima di affrontare - comprendere questo blocco, considerato che si verifica in un delicato passaggio evolutivo. Cosa si nasconde dietro di esso? Cosa sente e come risponde non solo il ragazzo, ma l'intero sistema attorno a lui?
In questo senso, ritengo possa essere utile per suo nipote e per i genitori provare a chiedere aiuto a un buon terapeuta: insieme potrebbero trovare risposte efficaci e funzionali.
In questo senso, ritengo possa essere utile per suo nipote e per i genitori provare a chiedere aiuto a un buon terapeuta: insieme potrebbero trovare risposte efficaci e funzionali.
Carissima nonna,
leggo tra le righe un ansia da prestazione da voto alto che mi spaventa. Bisogna solo sostenere il ragazzo. Fatelo parlare con una psicolga. Buon cammino
leggo tra le righe un ansia da prestazione da voto alto che mi spaventa. Bisogna solo sostenere il ragazzo. Fatelo parlare con una psicolga. Buon cammino
Buongiorno signora, servirebbero maggiori informazioni riguardo alla situazione che ha descritto per poter aiutare il ragazzo di cui parla.
Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
Buongiorno signora e grazie per la condivisione.
Da quello che racconta emerge una fatica che, nel passaggio al liceo, è meno rara di quanto si pensi, anche in ragazzi che arrivano dalle medie con ottimi risultati. Il cambiamento non riguarda solo la quantità di studio ma soprattutto il tipo di richieste: più autonomia, verifiche più complesse e una maggiore esposizione alla valutazione. Non sempre il rendimento iniziale rispecchia le reali capacità ma piuttosto il tempo necessario per adattarsi a questo nuovo contesto: è un importante cambiamento e una fase delicata della vita di suo nipote.
Colpisce molto il fatto che suo nipote parli di un “blocco” durante le verifiche. Questo è un elemento importante perché ci può suggerire che la difficoltà non sia tanto nel capire o nello studiare, quanto nel riuscire ad accedere a ciò che sa nel momento della prova. In queste situazioni spesso entra in gioco una forte attivazione emotiva: l’ansia, la paura di non farcela, il timore di deludere possono interferire al punto da creare un vero e proprio vuoto o una sensazione di blocco.
È comprensibile che, di fronte a risultati che non rispecchiano l’impegno, stia iniziando a perdere fiducia e a dirsi “non ce la farò”. Quando questo pensiero si ripete, rischia di diventare sempre più convincente e di alimentare un circolo in cui la frustrazione aumenta e la prestazione peggiora proprio nei momenti più importanti.
In questa fase può essere molto utile aiutarlo a sentirsi compreso nella sua fatica, senza minimizzarla e, più che rassicurarlo sul fatto che “andrà tutto bene”, può fare la differenza provare a stare con lui nel capire cosa succede esattamente in quei momenti di blocco, dandogli la possibilità di raccontarlo senza sentirsi giudicato.
Allo stesso tempo, un confronto con la scuola può offrire uno sguardo in più su ciò che accade durante le verifiche; mentre un supporto psicologico, anche breve, potrebbe aiutarlo a lavorare in modo mirato sull’ansia da prestazione e sulla fiducia nelle proprie capacità.
Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Da quello che racconta emerge una fatica che, nel passaggio al liceo, è meno rara di quanto si pensi, anche in ragazzi che arrivano dalle medie con ottimi risultati. Il cambiamento non riguarda solo la quantità di studio ma soprattutto il tipo di richieste: più autonomia, verifiche più complesse e una maggiore esposizione alla valutazione. Non sempre il rendimento iniziale rispecchia le reali capacità ma piuttosto il tempo necessario per adattarsi a questo nuovo contesto: è un importante cambiamento e una fase delicata della vita di suo nipote.
Colpisce molto il fatto che suo nipote parli di un “blocco” durante le verifiche. Questo è un elemento importante perché ci può suggerire che la difficoltà non sia tanto nel capire o nello studiare, quanto nel riuscire ad accedere a ciò che sa nel momento della prova. In queste situazioni spesso entra in gioco una forte attivazione emotiva: l’ansia, la paura di non farcela, il timore di deludere possono interferire al punto da creare un vero e proprio vuoto o una sensazione di blocco.
È comprensibile che, di fronte a risultati che non rispecchiano l’impegno, stia iniziando a perdere fiducia e a dirsi “non ce la farò”. Quando questo pensiero si ripete, rischia di diventare sempre più convincente e di alimentare un circolo in cui la frustrazione aumenta e la prestazione peggiora proprio nei momenti più importanti.
In questa fase può essere molto utile aiutarlo a sentirsi compreso nella sua fatica, senza minimizzarla e, più che rassicurarlo sul fatto che “andrà tutto bene”, può fare la differenza provare a stare con lui nel capire cosa succede esattamente in quei momenti di blocco, dandogli la possibilità di raccontarlo senza sentirsi giudicato.
Allo stesso tempo, un confronto con la scuola può offrire uno sguardo in più su ciò che accade durante le verifiche; mentre un supporto psicologico, anche breve, potrebbe aiutarlo a lavorare in modo mirato sull’ansia da prestazione e sulla fiducia nelle proprie capacità.
Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
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