Esperienze
Il mio obiettivo è offrire uno spazio di ascolto professionale e concreto, dove ogni difficoltà può essere trasformata in una risorsa di crescita. Grazie alla mia esperienza maturata presso il dipartimento di Neuropsichiatria Infantile (ASP) e lo Sportello Antiviolenza, ho sviluppato una particolare sensibilità nel cogliere i segnali del disagio psichico e relazionale, supportando individui e famiglie nel ritrovare il proprio equilibrio.
Di cosa mi occupo
Svolgo la mia attività esclusivamente online, garantendo massima flessibilità e riservatezza. I miei interventi si concentrano su:
Sostegno Psicologico Individuale: percorsi mirati alla gestione di ansia, stress e momenti di crisi o cambiamento.
Età Evolutiva e DSA/ADHD: supporto specialistico per bambini e adolescenti con Disturbi Specifici dell'Apprendimento e dell'Attenzione. Mi occupo di orientamento scolastico, potenziamento del metodo di studio e supporto nella gestione del Piano Didattico Personalizzato (PDP).
Sostegno alla Genitorialità: incontri di orientamento per genitori che affrontano difficoltà educative o relazionali con i figli, aiutandoli a comprendere meglio i bisogni del minore.
Benessere e Mindfulness: integro la pratica della Mindfulness per aiutare i pazienti a ridurre lo stress e migliorare la consapevolezza emotiva.
Psicoeducazione: interventi informativi e di supporto per la gestione dei disturbi dell'umore.
Il mio approccio
Credo in una psicologia attenta, accessibile e orientata al presente. Il mio lavoro non si limita all'ascolto, ma punta a fornire strumenti pratici per affrontare le sfide quotidiane. Operare online mi permette di raggiungerti ovunque tu sia, abbattendo le barriere dello spostamento e permettendoti di iniziare il tuo percorso di benessere nel comfort del tuo ambiente domestico.
Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico online
60 € -
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Consulenza online
45 € -
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Mindfulness
40 € -
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Sostegno alla genitorialità
70 € -
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Sostegno psicologico adolescenti
45 € -
Indirizzo
Ricevimento solo Online, Pisa 56124
Disponibilità
Questo dottore non offre prenotazioni online a questo indirizzo
Assicurazioni non accettate
Questo dottore accetta solo pazienti privati. Verrà richiesto un pagamento da parte tua per la prestazione o puoi ricercare un altro dottore che accetti la tua assicurazione
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ha risposto a 6 domande da parte di pazienti di MioDottore
La mia compagna ha guardato sistematicamente il mio cellulare, a mia insaputa, per più di un anno. Lo ha "confessato" lei, dandomi addosso per una conversazione con un amica in cui esprimevo la mia stanchezza rispetto all' andamento del nostro rapporto. Naturalmente il problema, a suo modo di vedere era questo sfogo e non che avesse avuto accesso al mio telefono senza il mio permesso. So ancora, da lei, che ha fotografato col suo telefono le mie conversazioni (queste di cui vi sto parlando), per riferirle in stanza di terapia alla sua terapeuta; inoltre so, sempre da lei, )che riferisce le cose come chi ha finalmente e vittoriosamente trovato quello che cercava, a dimostrazione della mia mancanza di interesse nei suoi confronti), che ha anche guardato lo scambio di messaggi e conversazioni (sempre nei momenti di maggior difficoltà), con la mia terapeuta.
Io trovo che tutto questo sia il limite oltre al quale non è più possibile andare. La nostra relazione è sempre stata burrascosa ed altalenante, io sono la "stolta" crocerossina che deve salvare il mondo (e mai sé stessa) e lei, ahimè, ha un "funzionamento borderline" piuttosto consolidato in quanto mai realmente affrontato(ha 62 anni). Vorrei chiedervi come reputate questo comportamento che io non so perdonare; se pensate che alla sua età possa davvero rimettere i sintomi e come giudicare il comporto di una terapeuta (la sua) che accoglie e argomenta in seduta (lo so dalla mia compagnia, sempre) ciò che viene estrapolato con l'inganno ed in modo arbitrario ciò che sono le argomentazioni con mie amiche o addirittura con la mia TERAPEUTA. So anche che, in seduta, le legge i nostri scambi di messaggi(solo quelli esasperati ovviamente) addirittura gli audio, (miei) al fine di lavorare, a suo dire, sulla nostra metodologia di comunicazione.
Io trovo tutto questo assurdo, controproducente e assolutamente devastante per la nostra relazione. E mi riferisco anche al comportamento della sua terapeuta!
Vorrei sapere cosa ne pensate. Vorrei esprimere la sensazione frustrante legata al non potersi più fidare per nulla della persona che si ama.
Grazie per la disponibilità almeno a leggermi.
Gentile utente, le sue parole trasmettono con grande chiarezza il senso di smarrimento e la profonda ferita che deriva dal sentirsi "osservati" proprio laddove ci si dovrebbe sentire più al sicuro: nell'intimità del proprio telefono e, ancor più gravemente, nel dialogo con la propria terapeuta.
Quando i confini personali vengono valicati in modo sistematico, come nel caso del controllo del cellulare protratto per un anno, si assiste a un crollo della base sicura necessaria per ogni relazione. La sensazione di "invasione" che lei descrive è una risposta del tutto comprensibile a un atto che rompe il patto di fiducia e trasforma lo spazio privato in un campo d'indagine.
Il "limite oltre il quale non è più possibile andare" è un parametro soggettivo ma fondamentale. In psicologia, riconoscere il proprio limite è un atto di tutela verso sé stessi, specialmente quando si riconosce la tendenza a ricoprire il ruolo di "crocerossina". Proteggere sé stessi non è un atto di egoismo, ma di salute mentale.
Sebbene la plasticità neuronale e psicologica esista a ogni età, un cambiamento profondo a 62 anni richiede una fortissima motivazione intrinseca e una consapevolezza di malattia che, da quanto scrive, sembra al momento mancare, essendo il focus della sua compagna spostato sulla "vittoria" e sulla colpevolizzazione dell'altro. È importante sottolineare che ciò che accade nella stanza di terapia della sua compagna è mediato dal suo racconto. Una terapeuta lavora sul materiale che il paziente porta; se tale materiale è frutto di un’intrusione, la terapeuta potrebbe utilizzarlo per analizzare il funzionamento della paziente stessa (ad esempio, il suo bisogno di controllo o la sua gestione dell'abbandono), non necessariamente per validarne l'azione. Tuttavia, il fatto che lei ne venga a conoscenza "deformato" dal racconto della sua compagna aumenta la sua frustrazione.
La sensazione di non potersi più fidare è un segnale che il corpo e la mente le inviano per chiederle di rimettere al centro i suoi bisogni. Continuare a lavorare su di sé con la sua terapeuta rimane la strada maestra per gestire questa ferita e decidere quale direzione dare al suo futuro, imparando a "salvare" finalmente la persona più importante: sé stessa.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Martina Titone
Buongiorno, ragazzo 14enne, 1 liceo.
Percorso scolastico buono, scelta libera da parte del ragazzo con approvazione dei docenti delle medue su Liceo Scientifico MA approccio con il L.S. in salita.
Difficoltà nelle verifiche scritte, frustrazione perche' nonostante lo studio e l impegno i voti di alcune naterie sono sempre insufficienti (dalle medie e uscito con il 9).
Il ragazzo ora e' demotivato e continua a dire che non c'è la fara'.
Quello che lui racconta e un blocco davanti a una verifica scritta.
Come affrontare tutto questo? Grazie.
Una nonna
Gentile signora,
La ringrazio per aver condiviso questa sua preoccupazione. È molto prezioso vedere quanto lei sia attenta e vicina al vissuto di suo nipote in un momento di passaggio così delicato come il primo anno di Liceo Scientifico. Il quadro che descrive è quello che spesso definiamo un "blocco da prestazione". Quando un ragazzo esce dalle scuole medie con una valutazione eccellente (come il 9 di suo nipote), costruisce un’immagine di sé come studente capace e di successo. L'impatto con il liceo, dove il metodo di studio richiesto cambia radicalmente e le valutazioni possono essere inizialmente più basse, mette in crisi quell'immagine. Suo nipote non sta soffrendo per una mancanza di studio, ma per la paura di non essere più "all'altezza" delle aspettative (sue e degli altri).
Il blocco davanti alla verifica scritta è la manifestazione fisica di questa ansia, la mente va in protezione e "si spegne" per evitare il dolore di un possibile fallimento. È importante aiutarlo a capire che il voto non definisce il suo valore come persona o la sua intelligenza, ma è solo un indicatore di un metodo di studio che va ancora affinato per il nuovo percorso. Invece di chiedere "Com'è andata la verifica?", si potrebbe valorizzare l'impegno costante: "Ho visto quanto ti sei applicato, questo è il tuo vero valore".
Quando dice "non ce la farò", ha bisogno di sentire che la sua paura viene accolta senza essere subito smentita. Un ascolto empatico lo farà sentire meno solo.
A volte, parlare con un professionista esterno può aiutare il ragazzo a sbloccare queste emozioni e a ritrovare fiducia nelle proprie capacità, distinguendo la propria identità dai risultati scolastici. Potrebbe essere un’occasione per voi adulti per capire come supportarlo al meglio o, se il ragazzo fosse d'accordo, un primo spazio tutto suo dove dar voce a questo malessere senza il peso del giudizio.
Un caro saluto a lei e un grande incoraggiamento a suo nipote.
Cordialmente,
Dott.ssa Martina Titone
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