Buongiorno, sono un arrampicatore sportivo professionista di 36 anni, pratico da 22 anni. Il giorn
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Buongiorno,
sono un arrampicatore sportivo professionista di 36 anni, pratico da 22 anni.
Il giorno 4 Ottobre sono caduto da un masso di circa 1 m con una forte rotazione verso destra e ho impattato con la gamba sinistra su una superficie instabile. Ho avvertito subito un gran dolore e ho avuto l'impressione che il mio ginocchio sinistro fosse uscito e rientrato subito dopo.
Non ho udito il classico "stock" ne altri suoni provenire dal ginocchio.
Ho sempre avuto ginocchia forti quindi si è trattato di un vero e proprio incidente.
Impossibilitato a caricarlo mi sono recato in PS dove mi hanno diagnosticato una sublussazione.
Il giorno successivo il ginocchio si è gonfiato.
Il 23/10 ho effettuato una risonanza che ha evidenziato:
- lesione complessa corno posteriore menisco mediale avente predominante omponente a decorsot angenziale ed una minoritaria a decorso obliquo affiorante sul versante tibiale.
-evidente marcata iperintensità di segnale per edema dell'epifisi tibiale specie in corrispondenza del versante posteriore e del compartimento laterale, concomitano iperintensità di segnale del condilo femorale esterno a livello della zona di carico
- esiti di lesione complessa del legamento crociato anteriore nei suoi 2/3 prossimali.
-accentuata convessità craniale del legamento crociato posteriore.
-meniscosi del corso posteriore del menisco laterale
-assottigliate le cartilagini femoro-tibiali, specie a livello del compartimento mediale
-ispessiti ed aumentati di segnale entrambi i legamenti collaterali all'inserzione femorale
-areola di osteosclerosi del diametro massimo di circa 6,5mm di proietta in corrispondenza della regione di carico del condilo femorale interno
- discreta iperpressione laterale della rotula
- nei limiti tendine popliteo
-Entesopatia all'inserzione patellare del tendine del quadricipite
-regolare tendine rotuleo
-versamento articolare nei recessi sottoquadricipitale, mediale e laterale della borsa sovrarotulea, nel recesso intrahoffa e nel recesso posteriore.
L'ortopedico che mi ha visitato mi ha consigliato fortemente intervento ricostruzione del legamento crociato anteriore.
Attualmente sto seguendo un programma riabilitativo standard basato su ritorno alla mobilità e rinforzo quadricipite (leg-press, esercizi con elastici,palle, cyclette moderata).
Il mio stato attuale è migliorato molto, non presento più gonfiore, riesco a camminare bene senza dolore, ho riacquisito mobilità completa in estensione e mi manca qualche grado (meno di 5) in flessione.
Non ho dolori particolari e dedico molto tempo alla riabilitazione, essendo un professionista non ho altra scelta.
Adesso mi trovo nella condizione di dover scegliere se operarmi o meno.
La domanda che vorrei porvi è:
dalla risonanza si vede che il legamento crociato anteriore è presente e in posizione corretta nella sua parte verso la tibia, mentre verso il femore si perde il segnale. Da quello che posso immaginare quando un crociato si rompe del tutto si ritira e non si presenta più nella sua posizione originale. Quindi siccome nelle immagini della risonanza si vede la porzione verso la tibia e sembra essere nella posizione originale, immagino che il crociato non sia rotto del tutto, solo lacerato parzialmente nella parte verso il femore.....GIUSTO????
Premetto che la mia attività sportiva professionale richiede che torni al 100% la funzionalità del mio ginocchio, quindi non cerco scorciatoie, ma se posso evitare di operarmi ovviamente evito, considerando i rischi e tutto il resto.
La mia sensazione durante le camminate o la cyclette è che il ginocchio sia stabile, e ho tutto il giorno a mia disposizione per lavorarci.
Mi sono informato da profano sul web e ho letto che in realtà gli ultimi studi non evidenziano un significativo miglioramento dei sintomi a 12 mesi dall'infortunio nei pazienti operati rispetto ai non operati, e nemmeno una riduzione del rischio di artrosi a 36 mesi dall'infortunio, anzi semmai il contrario. L'unico vero miglioramento supportato dalla statistica sembrerebbe consinstere nella stabilità verificata con i vari test dell'ortopedico (casseto, Pivot-shit, Lachmann...ecc), ma non nella sintomatologia del paziente.
La seconda domanda ovviamente è quindi se nella mia condizione sia meglio operarmi o cercare per il momento la strada conservativa.
Vi ringrazio in anticipo per qualunque consiglio possiate darmi, specialmente da professionisti che seguono atleti.
Grazie
sono un arrampicatore sportivo professionista di 36 anni, pratico da 22 anni.
Il giorno 4 Ottobre sono caduto da un masso di circa 1 m con una forte rotazione verso destra e ho impattato con la gamba sinistra su una superficie instabile. Ho avvertito subito un gran dolore e ho avuto l'impressione che il mio ginocchio sinistro fosse uscito e rientrato subito dopo.
Non ho udito il classico "stock" ne altri suoni provenire dal ginocchio.
Ho sempre avuto ginocchia forti quindi si è trattato di un vero e proprio incidente.
Impossibilitato a caricarlo mi sono recato in PS dove mi hanno diagnosticato una sublussazione.
Il giorno successivo il ginocchio si è gonfiato.
Il 23/10 ho effettuato una risonanza che ha evidenziato:
- lesione complessa corno posteriore menisco mediale avente predominante omponente a decorsot angenziale ed una minoritaria a decorso obliquo affiorante sul versante tibiale.
-evidente marcata iperintensità di segnale per edema dell'epifisi tibiale specie in corrispondenza del versante posteriore e del compartimento laterale, concomitano iperintensità di segnale del condilo femorale esterno a livello della zona di carico
- esiti di lesione complessa del legamento crociato anteriore nei suoi 2/3 prossimali.
-accentuata convessità craniale del legamento crociato posteriore.
-meniscosi del corso posteriore del menisco laterale
-assottigliate le cartilagini femoro-tibiali, specie a livello del compartimento mediale
-ispessiti ed aumentati di segnale entrambi i legamenti collaterali all'inserzione femorale
-areola di osteosclerosi del diametro massimo di circa 6,5mm di proietta in corrispondenza della regione di carico del condilo femorale interno
- discreta iperpressione laterale della rotula
- nei limiti tendine popliteo
-Entesopatia all'inserzione patellare del tendine del quadricipite
-regolare tendine rotuleo
-versamento articolare nei recessi sottoquadricipitale, mediale e laterale della borsa sovrarotulea, nel recesso intrahoffa e nel recesso posteriore.
L'ortopedico che mi ha visitato mi ha consigliato fortemente intervento ricostruzione del legamento crociato anteriore.
Attualmente sto seguendo un programma riabilitativo standard basato su ritorno alla mobilità e rinforzo quadricipite (leg-press, esercizi con elastici,palle, cyclette moderata).
Il mio stato attuale è migliorato molto, non presento più gonfiore, riesco a camminare bene senza dolore, ho riacquisito mobilità completa in estensione e mi manca qualche grado (meno di 5) in flessione.
Non ho dolori particolari e dedico molto tempo alla riabilitazione, essendo un professionista non ho altra scelta.
Adesso mi trovo nella condizione di dover scegliere se operarmi o meno.
La domanda che vorrei porvi è:
dalla risonanza si vede che il legamento crociato anteriore è presente e in posizione corretta nella sua parte verso la tibia, mentre verso il femore si perde il segnale. Da quello che posso immaginare quando un crociato si rompe del tutto si ritira e non si presenta più nella sua posizione originale. Quindi siccome nelle immagini della risonanza si vede la porzione verso la tibia e sembra essere nella posizione originale, immagino che il crociato non sia rotto del tutto, solo lacerato parzialmente nella parte verso il femore.....GIUSTO????
Premetto che la mia attività sportiva professionale richiede che torni al 100% la funzionalità del mio ginocchio, quindi non cerco scorciatoie, ma se posso evitare di operarmi ovviamente evito, considerando i rischi e tutto il resto.
La mia sensazione durante le camminate o la cyclette è che il ginocchio sia stabile, e ho tutto il giorno a mia disposizione per lavorarci.
Mi sono informato da profano sul web e ho letto che in realtà gli ultimi studi non evidenziano un significativo miglioramento dei sintomi a 12 mesi dall'infortunio nei pazienti operati rispetto ai non operati, e nemmeno una riduzione del rischio di artrosi a 36 mesi dall'infortunio, anzi semmai il contrario. L'unico vero miglioramento supportato dalla statistica sembrerebbe consinstere nella stabilità verificata con i vari test dell'ortopedico (casseto, Pivot-shit, Lachmann...ecc), ma non nella sintomatologia del paziente.
La seconda domanda ovviamente è quindi se nella mia condizione sia meglio operarmi o cercare per il momento la strada conservativa.
Vi ringrazio in anticipo per qualunque consiglio possiate darmi, specialmente da professionisti che seguono atleti.
Grazie
Buonasera, mi occupo di traumatologia dello sport e lavoro con atleti professionisti. Ho letto con attenzione quanto ha scritto e il referto RMN che riporta.
Vado dritto al punto: il legamento crociato anteriore, per come viene descritto alla RMN (“esiti di lesione complessa nei 2/3 prossimali”), è da considerarsi funzionalmente rotto.
Il fatto che una porzione distale verso la tibia sia ancora visibile non significa che il legamento sia “ancora valido” dal punto di vista biomeccanico. Molto spesso il LCA lesionato mantiene una continuità anatomica parziale, ma perde completamente la sua funzione di stabilizzatore rotatorio. Questo spiega perché l’RMN “lo mostri” ma clinicamente il ginocchio si comporti come un ginocchio senza crociato. Altro punto cruciale: la sensazione attuale di stabilità nella vita quotidiana, camminando o in cyclette, non è predittiva della stabilità nello sport. Arrampicata, salti, rotazioni, atterraggi su superfici instabili richiedono esattamente la funzione del LCA che è venuta meno. Il problema non è “se” il ginocchio cederà, ma quando e in che modo. E quando succede in un ginocchio già lesionato, spesso il conto lo pagano menischi e cartilagine.
Sul tema “operarsi o no”: nei soggetti sedentari o con attività sportive a basso impatto rotatorio, la gestione conservativa può avere senso. Nel suo caso, atleta professionista con sport ad alta richiesta rotazionale, la ricostruzione del LCA non è una scorciatoia, è lo standard di trattamento se l’obiettivo è tornare a competere in sicurezza.
I dati che ha letto sugli studi sono corretti ma vanno interpretati: è vero che, nella popolazione generale, a 12 mesi la sintomatologia può essere simile tra operati e non operati. Ma: quegli studi non riguardano atleti professionisti di sport pivotanti e non valutano il rischio di nuovi episodi di instabilità con danno meniscale e cartilagineo cumulativo nel medio-lungo periodo. Nel suo referto, tra l’altro, sono già presenti:
- lesione meniscale mediale complessa
- sofferenza ossea da impatto (bone bruise)
- segni di sovraccarico cartilagineo
che indicano un trauma rotatorio significativo. Continuare attività ad alto livello senza LCA funzionante espone a un peggioramento strutturale del ginocchio, non solo a “sentirsi instabile”. In sintesi: il recupero funzionale che ha ottenuto con la riabilitazione è ottimo ed è un prerequisito fondamentale anche in vista dell’eventuale intervento ma non cambia l’indicazione chirurgica in un atleta professionista con rottura del LCA e sport ad alta richiesta rotazionale; rimandare l’intervento può avere senso solo se si accetta consapevolmente il rischio di nuovi episodi di instabilità e di danni secondari.
Decisione finale ovviamente personale, ma il razionale clinico, nello scenario che descrive, va in una direzione abbastanza chiara:
se l’obiettivo è tornare al 100% nello sport e proteggere il ginocchio nel medio-lungo termine, la ricostruzione del LCA resta la scelta più solida che mi sento di consigliarle. Spero di esserle stato utile. Buona serata.
Vado dritto al punto: il legamento crociato anteriore, per come viene descritto alla RMN (“esiti di lesione complessa nei 2/3 prossimali”), è da considerarsi funzionalmente rotto.
Il fatto che una porzione distale verso la tibia sia ancora visibile non significa che il legamento sia “ancora valido” dal punto di vista biomeccanico. Molto spesso il LCA lesionato mantiene una continuità anatomica parziale, ma perde completamente la sua funzione di stabilizzatore rotatorio. Questo spiega perché l’RMN “lo mostri” ma clinicamente il ginocchio si comporti come un ginocchio senza crociato. Altro punto cruciale: la sensazione attuale di stabilità nella vita quotidiana, camminando o in cyclette, non è predittiva della stabilità nello sport. Arrampicata, salti, rotazioni, atterraggi su superfici instabili richiedono esattamente la funzione del LCA che è venuta meno. Il problema non è “se” il ginocchio cederà, ma quando e in che modo. E quando succede in un ginocchio già lesionato, spesso il conto lo pagano menischi e cartilagine.
Sul tema “operarsi o no”: nei soggetti sedentari o con attività sportive a basso impatto rotatorio, la gestione conservativa può avere senso. Nel suo caso, atleta professionista con sport ad alta richiesta rotazionale, la ricostruzione del LCA non è una scorciatoia, è lo standard di trattamento se l’obiettivo è tornare a competere in sicurezza.
I dati che ha letto sugli studi sono corretti ma vanno interpretati: è vero che, nella popolazione generale, a 12 mesi la sintomatologia può essere simile tra operati e non operati. Ma: quegli studi non riguardano atleti professionisti di sport pivotanti e non valutano il rischio di nuovi episodi di instabilità con danno meniscale e cartilagineo cumulativo nel medio-lungo periodo. Nel suo referto, tra l’altro, sono già presenti:
- lesione meniscale mediale complessa
- sofferenza ossea da impatto (bone bruise)
- segni di sovraccarico cartilagineo
che indicano un trauma rotatorio significativo. Continuare attività ad alto livello senza LCA funzionante espone a un peggioramento strutturale del ginocchio, non solo a “sentirsi instabile”. In sintesi: il recupero funzionale che ha ottenuto con la riabilitazione è ottimo ed è un prerequisito fondamentale anche in vista dell’eventuale intervento ma non cambia l’indicazione chirurgica in un atleta professionista con rottura del LCA e sport ad alta richiesta rotazionale; rimandare l’intervento può avere senso solo se si accetta consapevolmente il rischio di nuovi episodi di instabilità e di danni secondari.
Decisione finale ovviamente personale, ma il razionale clinico, nello scenario che descrive, va in una direzione abbastanza chiara:
se l’obiettivo è tornare al 100% nello sport e proteggere il ginocchio nel medio-lungo termine, la ricostruzione del LCA resta la scelta più solida che mi sento di consigliarle. Spero di esserle stato utile. Buona serata.
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