Buongiorno, ho bisogno di un consiglio per capire la vera identità di mio padre che sembra passarle

24 risposte
Buongiorno, ho bisogno di un consiglio per capire la vera identità di mio padre che sembra passarle tutte lui ,definendosi "santo" .
Da circa 8 mesi la madre di mio padre è deceduta e mio padre si è stabilito a casa di mio nonno ( non dando più un euro a mia madre per le spese avvantaggiato del fatto che non ha guadagno perchè non lavora ) e a casa passa soltanto per avere un caffè. Mia madre ovviamente ne risente perché lui non vuole prendere nemmeno le casse d'acqua mentre per mio nonno ( a cui sta facendo compagnia) si. Ogni volta che gli si chiede qualcosa abbiamo sempre paura di una sua reazione ,va in giro a dire che mia madre è pazza e prova odio per la famiglia di mia madre accusandoli di averlo spinto ad averla sposata. Ho chiesto di accompagnarmi a prendere le casse ma ha chiamato un cliente e preso dalla fretta non siamo andati perché doveva venire e ritenere me e mia sorella colpevoli del fatto che non riesce a fare nulla perché deve accompagnarci con la macchina e che noi due dobbiamo imparare a cavarcela da sole ( non è che nel suo magazzino abbia una clientela fissa perché lo vediamo che vengono anche perché sono anziane senza far nulla ). Cosa posso fare? Grazie per i vostri consigli.
Dott.ssa Claudia Silvaggi
Psicologo, Psicologo clinico
Lido Di Ostia
Buongiorno,
da quello che racconta emerge una situazione familiare molto dolorosa e carica di tensione emotiva. È comprensibile che lei sia confusa, arrabbiata e anche spaventata: vivere con la sensazione di dover “stare attente” alle reazioni di un genitore è qualcosa che pesa molto, soprattutto nel tempo.
Più che cercare la “vera identità” di suo padre, che è una domanda naturale ma rischia di farti rimanere intrappolata nel tentativo di capirlo o giustificarlo, potrebbe essere utile spostare l’attenzione su come il suo comportamento impatta su di lei, su sua sorella e su sua madre. Si potrebbe partire dal Condividere apertamente questi vissuti con sua madre e, se possibile, valutate insieme un supporto psicologico: non per “curare” suo padre, ma per aiutare voi a non restare sole dentro questa dinamica.
Infine, una domanda che può aiutarla a fare chiarezza non è “chi è davvero mio padre?”, ma: “Come mi fa sentire il suo comportamento e cosa mi serve per stare meglio?”
Da lì può partire un percorso di maggiore consapevolezza e, nel tempo, di maggiore forza.
Cordiali Saluti.

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Dott.ssa Iolanda Esposito
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Firenze
Salve, dalle poche informazioni descritte i rapporti con tuo padre sembrano essere compromessi e le relazioni familiari, già complesse di natura, logorate da sentimenti di rabbia e risentimento. Forse più che domandarsi quale sia la "vera identità" di suo padre potrebbe chiedersi che rapporto ha e vorrebbe avere con lui e come ridefinire questa relazione.
Un saluto
Dott. Alessandro Rigutti
Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Gentile utente, dal suo racconto si può notare una situazione familiare molto difficile e dolorosa. Quello che descrive riguardo a suo padre può, comprensibilmente, far sentire spaventati e confusi, oltre che arrabbiati. Alla luce di ciò, quindi, penso che sia assolutamente normale chiedersi chi possa essere davvero suo padre, dal momento che la realtà dei fatti sembra contraddire l'immagine che lui propone. Credo, però, che il tema sia molto ampio e complesso e potrebbe essere utile disporre di uno spazio di ascolto personale, come un percorso di psicoterapia, in cui possa sentirsi sicuro di dare parola alle emozioni che sta provando, comprendere le dinamiche familiari e rafforzare la propria identità senza sentirsi eccessivamente vincolato al comportamento degli altri. Prendersi cura di sé, soprattutto in momenti così delicati, è legittimo e molto importante.
Un caro saluto

Dott. Alessandro Rigutti
Dott.ssa Gloria Giacomin
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile,
da quello che descrive non emerge tanto il dubbio su chi sia suo padre quanto il peso di una dinamica familiare squilibrata e dolorosa che state vivendo da tempo. La morte della nonna ha probabilmente fatto da detonatore ma certi atteggiamenti sembrano precedenti e strutturati. Suo padre appare molto concentrato su di sé sui propri bisogni e sulla propria immagine esterna mentre tende a sottrarsi alle responsabilità familiari concrete economiche ed emotive. Il fatto che si definisca santo che svaluti sua madre che eviti il confronto diretto e che reagisca con rabbia o colpevolizzazione quando gli viene chiesto qualcosa sono segnali di una modalità difensiva immatura in cui il problema viene sempre spostato sugli altri. Questo non significa dovergli attribuire un’etichetta ma riconoscere che al momento non è una figura affidabile né contenitiva per la famiglia.
È comprensibile che sua madre ne soffra e che voi figlie viviate paura senso di colpa e confusione perché vi trovate a dovervi adattare agli sbalzi emotivi di un adulto che non si comporta da tale. La cosa più importante è smettere di cercare da lui ciò che in questo momento non è in grado di dare cioè protezione equità e presenza. Continuare ad aspettarselo rischia solo di aumentare la frustrazione. Non potete cambiarlo né convincerlo a prendersi responsabilità se non lo desidera. Potete però proteggere voi stesse. Questo significa fare chiarezza interna sul fatto che le sue reazioni non definiscono il vostro valore né la vostra legittimità a chiedere aiuto. Significa anche ridurre per quanto possibile la dipendenza pratica ed emotiva da lui e sostenere vostra madre nel cercare alleanze più sane che siano parenti amici o un supporto professionale.
Quando c’è una figura genitoriale che divide che mette gli uni contro gli altri o che racconta versioni denigratorie all’esterno è fondamentale non cadere nella trappola di giustificarsi continuamente. La sua rabbia e le sue accuse parlano di lui non di voi. La domanda non è chi è veramente suo padre ma come potete voi smettere di vivere nella paura delle sue reazioni e iniziare a costruire confini più chiari. Questo è un processo difficile ma necessario perché continuare così rischia di farvi assumere un ruolo di adulte responsabili al posto di chi non se ne fa carico. Riconoscere che qualcosa non è giusto è già un primo passo importante.

Cordialmente
Dott.ssa Gloria Giacomin
Buongiorno,
da quello che racconta emerge una situazione molto faticosa, in cui più che capire “la vera identità” di suo padre, sembra urgente tutelare voi stesse e uscire da una dinamica che vi mette costantemente in posizione di colpa, paura e attesa.
Indipendentemente dalle motivazioni di suo padre (lutto, rabbia, bisogno di sentirsi nel giusto), i comportamenti che descrive hanno un effetto chiaro:
vi lascia senza supporto concreto,
svaluta e delegittima sua madre,
sposta la responsabilità su di voi,
crea un clima in cui chiedere diventa pericoloso.
Su una cosa è importante essere molto onesti: non è possibile cambiare suo padre, né convincerlo a essere diverso se lui non lo vuole. Cercare spiegazioni sul “perché fa così” rischia di tenervi bloccate ancora di più.
La domanda più utile, a questo punto, potrebbe diventare:
cosa posso fare io per non restare incastrata in questa dinamica?
quali confini posso iniziare a mettere, anche piccoli, per proteggermi?
Dal punto di vista pratico, spesso aiuta:
ridurre le richieste a chi reagisce con rabbia o svalutazione,
smettere di giustificarsi o difendersi,
organizzarsi per quanto possibile in modo autonomo, non per “dargli ragione”, ma per non dipendere da qualcuno che usa l’aiuto come strumento di controllo.
Questo non significa accettare il suo comportamento come giusto, ma smettere di esporsi a una ferita continua. In situazioni come queste, un supporto psicologico può essere utile non per “analizzare” suo padre, ma per aiutarvi a rimettere ordine, ridefinire i ruoli e recuperare un senso di forza personale.
Capire chi è lui conta meno di capire chi volete essere voi dentro questa storia e come non lasciare che il suo modo di fare continui a condizionare la vostra vita quotidiana.
Dott.ssa Melania Monaco
Cara utente,
perchè dovrebbe fare qualcosa lei? Perchè crede di doversi prendere la responsabilità di ciò che sta accadendo e quindi cercare un modo per risolvere/migliorare la cosa? In questo caso è più utile che lei si comporti da figlia e che quindi possa cercare supporto in quegli adulti che sa che possono rispondere ad una sua richiesta. Tale situazione parla di un problema di coppia e di un problema legato a suo padre e per tale definizione devono essere quelle stesse persone a provare a mettersi in dubbio e risolvere. Purtroppo, voi figlie ci andate di mezzo, è vero, ma in questi casi è giusto che i figli facciano i figli e gli adulti facciano gli adulti...se no si rischia di prendersi delle responsabilità non proprie e di accollarsi sulle spalle pesi altrui. Cerchi supporto in chi desidera di più, esprima la sua difficoltà a questi adulti e se necessario si ritagli un tempo e uno spazio per sè stessa ad esempio anche con un breve percorso di supporto psicologico che in alcuni casi può trovare gratuitamente nei consultori della sua città.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,
lei è portatore di una istanza familiare, ed è in un percorso di psicoterapia familiare che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli anche con gli altri membri della famiglia, sarebbe una occasione evolutiva per tutti voi.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Giulia Antonacci
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, da quanto descrive emerge una situazione familiare molto faticosa, caratterizzata da comportamenti di suo padre che sembrano poco responsabili e svalutanti verso gli altri. Più che cercare di “capire la sua vera identità”, può essere utile concentrarsi su come tutelare lei stessa, sua sorella e sua madre, ponendo limiti chiari a ciò che è accettabile. Valuti la possibilità di confrontarsi con un professionista per avere uno spazio di supporto e chiarire come gestire il rapporto. Un caro saluto
Dott.ssa Agustina Aguiar
Psicologo, Psicologo clinico
Montecchio Maggiore-Alte Ceccato
Buongiorno, da quello che racconti emerge una situazione molto dolorosa e faticosa, soprattutto perché ti trovi a vivere comportamenti contraddittori, svalutanti e che generano paura. È comprensibile che tu sia confusa e che ti stia chiedendo “chi è davvero” tuo padre: quando una figura genitoriale si sottrae alle responsabilità, minimizza i bisogni degli altri e ribalta le colpe, è normale sentire rabbia, tristezza e disorientamento.

Al di là dell’etichetta di “santo” che lui sembra attribuirsi, i comportamenti che descrivi parlano di una forte mancanza di responsabilità affettiva ed economica verso la sua famiglia, e di una modalità relazionale che usa la colpa, la svalutazione e la paura come strumenti. Questo non significa necessariamente poter definire una “vera identità” in senso clinico, ma è importante riconoscere che ciò che fa vi sta facendo stare male.

Tu e tua sorella non siete responsabili delle sue scelte né delle sue difficoltà. Il fatto che vi sentiate sempre in allerta rispetto alle sue reazioni è un segnale importante: quando in famiglia si ha paura di chiedere anche cose semplici, vuol dire che i confini non sono sani.

Cosa puoi fare, concretamente:

* **Proteggerti emotivamente**: riconoscere che probabilmente non otterrai da lui il sostegno che speri, e smettere gradualmente di aspettartelo può essere doloroso ma anche liberatorio.
* **Fare squadra con tua madre e tua sorella**, per quanto possibile, cercando di non rimanere isolate ciascuna nel proprio vissuto.
* **Imparare a distinguere i fatti dalle sue narrazioni**: dire che vostra madre è “pazza” o che voi siete “colpevoli” non rende queste affermazioni vere.
* **Valutare un supporto esterno**, come un confronto con uno psicologo o uno sportello di consulenza familiare, che può aiutarvi a capire come mettere limiti e tutelarvi, anche sul piano pratico.

Non puoi cambiare tuo padre, ma puoi lavorare su ciò che è sotto il tuo controllo: come proteggerti, come leggere la situazione con più chiarezza e come non interiorizzare colpe che non ti appartengono. Chiedere aiuto, come stai facendo ora, è già un primo passo importante.
Dr. Alessio Fogliamanzillo
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Casagiove
Buongiorno. Il quadro che delinea sembra piuttosto articolato e queste informazioni non sono sufficienti per una risposta; la invito ad investire il tempo quantomeno di una seduta per essere ascoltata adeguatamente. Nell'immediato le direi di considerare la possibilità di dover modificare il vostro atteggiamento verso vostro padre così come lui sembra averlo cambiato con voi, ma sul come farlo non ho abbastanza elementi per suggerirlo, partendo solo da quanto scritto
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile paziente,da ciò che descrive emerge una situazione familiare molto faticosa, in cui suo padre sembra aver assunto un ruolo centrato su sé stesso, con scarsa assunzione di responsabilità.Questo tipo di comportamento non riguarda tanto la sua “vera identità”, quanto modalità relazionali disfunzionali che spesso si accentuano dopo eventi critici come un lutto.Il trasferimento presso suo nonno, l’allontanamento emotivo ed economico dalla famiglia, il rifiuto di contribuire alle spese, la svalutazione di sua madre e la creazione di un clima di paura rispetto alle sue reazioni sono segnali di una dinamica sbilanciata, in cui il potere relazionale viene esercitato attraverso colpevolizzazione, vittimismo e minaccia emotiva. Questo non significa fare una diagnosi, ma riconoscere che il comportamento che subite ha un impatto concreto sul vostro benessere.
È importante chiarire che lei e sua sorella non siete responsabili delle sue scelte, né del suo malessere. Il fatto che vi faccia sentire in colpa per richieste legittime o che vi accusi di impedirgli di “fare la sua vita” è una forma di spostamento della responsabilità. Allo stesso modo, parlare male di sua madre e definirla “pazza” è una modalità di svalutazione che crea isolamento e confusione.
Concretamente potrebbe iniziare a distinguere ciò che è responsabilità sua da ciò che non lo è, evitare il confronto diretto quando sapete che porta solo a reazioni aggressive, sostenere emotivamente sua madre, senza sostituirvi a lei nei ruoli che spettano agli adulti, se possibile, favorire un confronto mediato o un supporto esterno per sua madre, anche legale o di consulenza, qualora la situazione economica e familiare lo richieda. e proteggere voi stesse dal clima di paura, lavorando sui confini emotivi e pratici
Non potete cambiare suo padre, ma potete cambiare il modo in cui vi posizionate rispetto ai suoi comportamenti. Questo spesso richiede anche un supporto psicologico, per non interiorizzare colpa, rabbia o senso di impotenza.

Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale

Se desidera un supporto per comprendere meglio queste dinamiche familiari e proteggere il suo equilibrio emotivo, può prenotare una visita.
Dott.ssa Ilaria Francomano
Psicologo, Psicologo clinico
Caselle di Sommacampagna
Buonasera, vorrei affidarle una riflessione rispetto al suo ruolo in famiglia.
Come mai si fa carico del suo nucleo familiare, e non solo?
Capire l'identità del papà per cosa potrebbe esserle d'aiuto?
La sua identità o i suoi confini, in mezzo a questo caos familiare, sono chiari? Lei come si sente in tutto questo?
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno, dalla situazione che descrive emerge un quadro complesso di dinamiche familiari segnate da conflitto, mancanza di responsabilità condivisa e comportamenti che possono generare ansia e disagio. È comprensibile sentirsi frustrati e impotenti di fronte a un atteggiamento che sembra egoistico, manipolativo o aggressivo.

In questi casi può essere utile:

Stabilire limiti chiari: cercare di definire ciò che siete disposti a fare e ciò che non lo siete, senza sentirvi obbligati a giustificare ogni azione.

Non assumersi colpe altrui: il senso di responsabilità verso le scelte o i comportamenti di un genitore adulto può generare stress inutile.

Cercare sostegno esterno: parlare con un professionista o con un familiare di fiducia può aiutare a gestire emozioni complesse e a trovare strategie pratiche.

Documentare e pianificare: tenere traccia di episodi problematici può essere utile, soprattutto se si dovessero cercare soluzioni legali o di mediazione familiare.

Ogni situazione familiare ha sfumature uniche e, per comprendere meglio le dinamiche e proteggere il proprio benessere, è consigliabile approfondire il tema con uno specialista.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera, quello che mi racconta descrive una situazione molto complessa e dolorosa, e comprendo bene quanto possa farla sentire frustrata, impotente e anche un po’ spaventata. Da quello che scrive, sembra che Suo padre stia agendo in modo molto centrato su sé stesso, passando poco tempo a casa, evitando responsabilità quotidiane e reagendo con rabbia o accuse quando vengono avanzate richieste semplici. È naturale sentirsi confusi e sopraffatti: trovarsi in questa posizione dentro una famiglia così disfunzionale mette a dura prova la pazienza e l’equilibrio emotivo.

In questi casi può essere utile ricordare che non possiamo cambiare la personalità o il comportamento di un’altra persona, per quanto ci pesi o ci tocchi da vicino. Quello che possiamo iniziare a fare è proteggerci e proteggere chi amiamo, cercando di mettere dei confini chiari e ridurre l’impatto negativo che questo comportamento ha sulla nostra vita. Ad esempio, non assumersi responsabilità che spettano a lui o trovare soluzioni alternative alle necessità quotidiane, così da non restare bloccate dalla sua presenza o dalle sue reazioni.

È anche importante non internalizzare le accuse o le parole dure: il fatto che Suo padre critichi o giudichi non significa che ci sia qualcosa che non va in Lei o in Sua madre. Questo tipo di dinamiche spesso riflettono frustrazioni personali e modalità di gestione del conflitto molto poco funzionali.

Inoltre, prendersi cura di sé e avere qualcuno con cui sfogarsi o riflettere su questa situazione può fare una grande differenza: un’amica fidata, un familiare di supporto o uno psicologo possono offrire ascolto e strumenti per affrontare la quotidianità senza sentirsi sopraffatte. Rimango a disposizione, un saluto!
Dott.ssa Tonia Caturano
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Pioltello
Gentile Signora,
da ciò che racconta emerge una situazione familiare molto faticosa, logorante nel tempo, in cui Lei e Sua madre vi trovate a vivere una forte **asimmetria di responsabilità, potere e paura**. È comprensibile che Lei senta il bisogno di “capire chi è davvero” Suo padre: quando il comportamento di una figura genitoriale diventa incoerente, svalutante e imprevedibile, la mente cerca spiegazioni per ritrovare un minimo di stabilità.
Più che parlare di “vera identità”, però, forse è utile fermarsi su ciò che **fa e su come questo vi fa sentire**. Suo padre, da quanto descrive, sembra essersi progressivamente sottratto al ruolo di marito e di padre, mantenendo però una posizione di controllo emotivo: decide quando esserci, quando aiutare, quando sottrarsi; e allo stesso tempo scarica la responsabilità sugli altri, colpevolizzando, svalutando, mettendo paura. Questo meccanismo — il definirsi “santo” mentre gli altri vengono descritti come sbagliati, pazzi o colpevoli — crea confusione e senso di ingiustizia, ma soprattutto mina la serenità emotiva di chi gli sta intorno.
Il fatto che in casa si viva con il timore delle sue reazioni è un segnale importante. Non è normale, né sano, dover misurare ogni richiesta per paura di una risposta aggressiva o denigrante. Questo clima, nel tempo, può portare a sentirsi costantemente in difetto, incapaci, colpevoli anche di bisogni legittimi. Quando Lei riporta che vi accusa di impedirgli di “fare la sua vita”, emerge un ribaltamento delle responsabilità: il disagio che lui prova viene attribuito a voi.
In una prospettiva umanistica, la domanda centrale non è “chi è davvero mio padre”, ma **come posso proteggere me stessa dentro questa relazione**. Lei non ha il potere di cambiarlo, né di costringerlo a comportarsi in modo più equo o responsabile. Può però iniziare a distinguere ciò che è una Sua responsabilità da ciò che non lo è. Non è Sua colpa se lui sceglie di non contribuire economicamente, non è Sua colpa se parla male di Sua madre, non è Sua colpa se non riesce a sostenere il ruolo che gli spetterebbe.
Quello che può fare, gradualmente, è:
* riconoscere che il Suo disagio è legittimo;
* smettere, per quanto possibile, di cercare conferme o giustizia da chi non è disposto a darla;
* lavorare su confini emotivi più chiari, anche interiori, per non assorbire ogni sua accusa come una verità su di Lei;
* cercare spazi di confronto e sostegno che non siano solo all’interno della famiglia.
Un colloquio conoscitivo potrebbe aiutarLa a fare proprio questo: mettere ordine in ciò che sta vivendo, dare un nome alle dinamiche che La feriscono, e capire come tutelare sé stessa senza sentirsi in colpa. A volte il lavoro più importante non è cambiare l’altro, ma **smettere di lasciarsi definire dal suo comportamento**.
Se lo desidera, resto disponibile ad accoglierLa per un primo incontro. Meritano ascolto non solo i fatti che racconta, ma anche la stanchezza emotiva che traspare tra le righe.
Dott.ssa Eleonora Rossini
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Forlì
Buongiorno,
quello che descrive è una situazione emotivamente molto pesante e logorante, ed è comprensibile che lei si senta confusa, arrabbiata e anche impotente. Più che interrogarsi sulla “vera identità” di suo padre, è importante guardare ai comportamenti concreti che sta mettendo in atto: si sottrae alle responsabilità familiari, non contribuisce alle spese, frequenta la casa solo in modo strumentale, svaluta sua madre e crea un clima in cui tutti hanno paura delle sue reazioni. Questo, al di là delle giustificazioni che lui dà, non è un funzionamento sano.

Suo padre sembra aver costruito una narrazione in cui lui è la vittima, gli altri sono esigenti o ingrati e ogni richiesta diventa una colpa. In questo modo il peso viene spostato su di voi, che finite per sentirvi responsabili del suo malessere e per camminare continuamente sulle uova. Il fatto stesso che abbiate paura di chiedergli qualcosa è un segnale importante: quando in una famiglia c’è timore delle reazioni di una persona, il problema non è la richiesta, ma la dinamica di potere che si crea.

Lei non può cambiare suo padre né convincerlo a comportarsi diversamente se lui non lo vuole. Quello che può fare, invece, è iniziare a separare ciò che è davvero responsabilità sua da ciò che vi viene fatto sentire come colpa. Non è colpa vostra se lui non lavora, se non contribuisce o se si presenta come martire; sono scelte sue. Proteggere se stessa e sua madre, anche sul piano emotivo, significa ridurre le aspettative, non entrare continuamente in scontri sterili e non lasciarsi definire dalla versione che lui racconta di voi.

Se sua madre è molto provata, un supporto esterno potrebbe essere importante per lei, e lo stesso vale per lei se sente di portare dentro rabbia, confusione o un forte senso di ingiustizia. Crescere e vivere in un clima così lascia segni, e avere uno spazio in cui poterli elaborare non è un fallimento, ma una forma di tutela. Il primo passo non è capire chi è davvero suo padre, ma riconoscere che ciò che state vivendo non è giusto e che avete il diritto di proteggervi.

Cordiali saluti
Eleonora Rossini
Psicologa clinica
Dott.ssa Stefania Parlato
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buona sera, la situazione che si è venuta a creare in famiglia ti richiede disponibilità ad una comprensione profonda delle dinamiche familiari. Da quando è deceduta tua nonna materna è venuto a mancare una persona importante nella famiglia d'origine di tuo padre e un vuoto di potere, di ruolo ed accudimento e credo tuo padre voglia e si senta in dovere di prendere su di se il peso della sua famiglia di origine, di occupare un ruolo significativo nella vita sua e di tuo nonno che lo veda impegnato in prima persona e in modo esclusivo. Questo toglie risorse alla vostra famiglia, il supporto necessario, vi fa sentire un peso e non una scelta nella sua vita e sicuramente non la sua priorità, generando frustrazione e dolore. Ciò che sta accadendo potrebbe invece poco aver a che fare con voi o comunque non solo con voi, anche se in questo momento vi percepisce come un peso ulteriore che non può sostenere con le sue risorse emotive e fisiche attuali. Ciò che sta accadendo potrebbe essere legato a dinamiche antiche della sua famiglia d'origine, obblighi, lealtà invisibili, debiti emotivi non risolti, doveri che sente profondamente, che insieme al dolore realmente lo stanno saturando e su cui una terapia familiare potrebbe accendere una luce di chiarezza e maggiore padronanza. Intanto immagino la sofferenza della tua mamma e la sollecitudine nei suoi confronti che tu e tua sorella state provando. I traumi fanno vedere aspetti nuovi della realtà. Per quanto possa essere difficile da accettare in questa nuova distribuzione delle risorse, forse non si può far altro che abbassare le aspettative in questo momento, forse provvisorio e prenderti tu cura di te stessa e ognuno in prima persona delle proprie esigenze, del proprio dolore e delle proprie mancanze. Tu, tua madre e tua sorella potreste parlare tra di voi dei vostri sentimenti e preoccupazioni, prestando attenzione comunque a rispettare ruoli e confini. Non vedere la mancanza di vostro padre necessariamente come un rifiuto nei vostri confronti, piuttosto come un'occasione per scoprire i vostri punti di forza e di debolezza su cui andare a lavorare. Nell'ottica di una nuova distribuzione delle responsabilità, dei ruoli e dei confini potreste scoprire vostre risorse inaspettate, che non aspettavano altro riconoscimento se non quello di voi stesse. E'importante che voi tutti riflettiate sui vostri bisogni, ruoli e desideri, provando ognuno ad occuparsi in modo autonomo di se stesso senza che questo generi rancori. Uscendo da un'ottica improntata sul personale che a livello comunicativo crea barriere, vedrai tuo padre con altri occhi, questo non significa negare le responsabilità e le mancanze, significa superarle e quindi restituirle senza aspettative. A questo punto potresti provare a porti in una comunicazione aperta con tuo padre, fargli sentire la tua vicinanza pur affermando e comunicando con gentilezza il disagio tuo, di tua madre e di tua sorella, non solo per la mancanza di supporto pratico, soprattutto per la chiusura comunicativa affinché lui possa avere la possibilità di aprirsi nell'espressione del suo dolore, delle sue preoccupazioni e delle sue paure, usando un linguaggio che esprima i tuoi sentimenti, evitando accuse pur comunicando in modo diretto e rispettoso i limiti al comportamento di tuo padre oltre il quale diventa insostenibile la situazione. Anche lui così può vederti con occhi nuovi. Se tuo padre non vi percepisce come un obbligo e un dovere e piuttosto come una risorsa, come la sua famiglia che lo comprende pur reclamandolo, potrà più facilmente accettare che non c'è nulla a cui deve rinunciare, piuttosto il piacere di esserci e fare, che non è necessaria una scelta nel suo mondo di adulto, dove essere marito, padre e figlio è molto di più del dover ottemperare a dei compiti, è comunicazione, condivisione e collaborazione reciproca, riconoscimento di tutti e piacere di stare insieme, ognuno per le sue possibilità e soprattutto in contatto e in ascolto verso se stessi e gli altri. Così la famiglia diventa un bene prezioso. Non saranno certamente le accuse e la chiusura a facilitare un'avvicinamento e una comprensione. Riscopritevi preziosi e ditevelo. Valuta la possibilità di una terapia familiare per facilitare la comunicazione e per un aiuto a ristrutturare le dinamiche familiari, le responsabilità e ad affermare e mettere in atto quanto siate una risorsa gli uni per gli altri, nella libertà data dal rispetto dei confini. Resto a tua disposizione se vorrai approfondire un percorso insieme e se può esserti utile il mio supporto. Lavoro a Napoli ed on line. Dott.ssa Stefania Parlato
Gentile utente,
la ringrazio per aver scritto e per la chiarezza con cui ha raccontato una situazione che appare molto dolorosa, confusiva e carica di tensione emotiva. Quello che emerge dalle sue parole non è solo rabbia o delusione, ma anche un forte senso di ingiustizia, di paura e di solitudine, soprattutto nel dover “camminare sulle uova” per evitare le reazioni di suo padre.
Provo a restituirle alcuni punti di lettura, dal punto di vista sistemico–relazionale, che forse possono aiutarla a fare un po’ di ordine.
Cosa sta accadendo nel sistema familiare
La morte della nonna ha creato un forte squilibrio nella famiglia: suo padre sembra aver trovato nel ruolo di “figlio che accudisce il padre” una posizione che lo legittima moralmente (“io mi sacrifico”, “io sono nel giusto”), ma che allo stesso tempo gli consente di sottrarsi alle responsabilità coniugali e genitoriali.
Questo è un passaggio importante:
fare compagnia a un genitore anziano non annulla i doveri verso la propria moglie e i propri figli.
Il fatto che lui si definisca “santo” mentre svaluta sua madre, la denigra e vi fa sentire colpevoli, è un segnale di una dinamica manipolatoria e svalutante, non di reale sacrificio.
Il clima emotivo che descrive
Dalle sue parole emergono segnali molto chiari:
• Paura delle reazioni di suo padre
• Colpa indotta (“è colpa vostra se non riesco a fare nulla”)
• Svalutazione di vostra madre (definita “pazza”, isolata, non supportata)
• Inversione delle responsabilità: lui si presenta come vittima, mentre gli altri diventano i colpevoli
Questo tipo di clima, nel tempo, può essere molto dannoso, soprattutto per voi figlie, perché porta a:
• dubitare di ciò che è giusto chiedere
• normalizzare la mancanza di rispetto
• sentirsi “di troppo” o un peso
Una cosa fondamentale da chiarire (a lei stessa)
Le domande non sono: “Chi è davvero mio padre?”
ma piuttosto:
• Come mi fa sentire questa relazione?
• Cosa sto imparando sull’amore, sul rispetto e sui confini?
• Quali ruoli mi sta imponendo che non mi appartengono?
Capire la “vera identità” di suo padre può essere importante, ma ancora più importante è proteggere la sua integrità emotiva.
Cosa può fare, concretamente
Le suggerisco alcuni passi, realistici e graduali:
1. Separare le responsabilità
Non è suo compito “giustificare” suo padre, né fare da mediatrice tra lui e sua madre. Questo è un carico troppo grande per una figlia.
2. Riconoscere che la paura è un segnale
Se chiedere una cosa semplice genera ansia e timore, non è una richiesta sbagliata: è una relazione disfunzionale.
3. Non entrare nel gioco della colpa
Le frasi del tipo “non riesco a fare nulla per colpa vostra” sono modalità di scarico della responsabilità. Non vanno spiegate, ma riconosciute per quello che sono.
4. Sostenere sua madre senza sostituirsi a lei
Sua madre ha diritto a essere sostenuta, ma non deve diventare lei la “compagna emotiva” al posto di suo padre.
5. Valutare un supporto psicologico
Un percorso per lei (o anche per sua madre) può aiutare a:
ristabilire confini
uscire dalla confusione emotiva
interrompere dinamiche di colpa e svalutazione che rischiano di cronicizzarsi
Un messaggio importante per lei
Quello che sta vivendo non è normale, ma purtroppo è frequente in famiglie dove un genitore assume una posizione moralmente superiore per non assumersi responsabilità affettive ed economiche.
Lei ha il diritto:
• di non aver paura
• di non sentirsi colpevole
• di chiedere rispetto
• di costruire una visione sana delle relazioni
Se lo desidera, un lavoro psicologico può aiutarla a fare chiarezza, dare un nome a ciò che sta vivendo e riposizionarsi in modo più tutelante per sé.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti e le mando un pensiero di sincera vicinanza.
Ha già fatto un primo passo importante: non restare in silenzio.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Capisco: da quello che racconti sembra che tu stia vivendo molta fatica e confusione, con la sensazione di dover “camminare sulle uova” e di non sentirti sostenuta. A volte, in famiglia, certe dinamiche diventano pesanti e lasciano addosso rabbia e tristezza difficili da mettere in ordine. Condividerlo con un professionista può offrirti uno spazio sicuro per accoglierlo e dargli senso, senza restare sola con questo peso.
Dott.ssa Valentina Mestici
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Cara utente la situazione sembra complessa, sarebbe da capire meglio questi comportamenti di papà se si sono evoluti nel tempo o sono arrivati tutti insieme, la morte della mamma può aver avuto un impatto importante o può avergli fatto prendere una decisione che fino a prima non aveva il coraggio di fare. Avete provato ad affrontare l'argomento con il diretto interessato, sembrerebbe che emotivamente reprimesse sofferenze importanti che sta tirando fuori a modo suo in questo momento.
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, credo tu sia una ragazza o una giovane adulta. Mi dispiace tanto per la tua sofferenza. Tu stai esprimendo il desiderio in fondo di poter avere un genitore che si comporta diversamente ma crescere per te significa accettare il limite, significa vedere la realtà, vedere come un genitore è realmente e non ancorarsi all'illusione di un genitore ideale. Quello che ti posso consigliare è: inizia a lavorare su te stessa, nel senso che avresti bisogno di una terapia individuale per affrontare tutto questo. Se economicamente non te la puoi permettere ci sono gli sportelli d'ascolto gratuiti presso le ASL. O se vai all'ASL ti possono consigliare dei posti dove ti danno supporto psicologico gratuito. Non puoi vivere con l'illusione di cambiare tuo padre, il tuo papà ha una sua storia, ha una suo sofferenza, ha dei suoi limiti e non può darti quello che tu come figlia ti aspetti. Lo sò che per te figlia è una cosa dolorosissima d'accettare ma se continui a combattere con lui e ad aggrapparti all'illusione di un "genitore ideale", quello che hai nei tuoi desideri, rischi di non riuscire a vedere la realtà, di non vedere quello che invece è il tuo "genitore reale" con pregi e difetti. Capisco che non è facile e che tutto questo ti spezza il cuore ma questo è il tuo percorso di crescita, devi crescere facendo i conti con il tuo "papà reale" e lo sportello psicologico gratuito offerto dall'ASL o dai servizi territoriali ti può aiutare a tirar fuori tutta questa roba pesante che ti fa soffrire, che ti fa star male e che da sola non puoi lavorare e trasformare. E' giusto che tu chieda aiuto ad uno psicologo ma se non puoi permetterne uno privato chiedi ai servizi pubblici, chiedi consiglio allo psicologo della scuola per essere indirizzata presso qualche servizio pubblico che si occupa di ragazzi che come te non si sentono felici ed hanno bisogno di capire come affrontare al meglio situazioni di vita difficili. Lo capisco che non è semplice ma accanirti con papà non funziona, ti fa solo soffrire. Cerca solo di farti aiutare da qualcuno che può darti gli strumenti per affrontare tutto questo dolore che ti crea la tua situazione familiare. Coraggio tante ragazzi e ragazze come te hanno passato e passano quello che tu stai vivendo, è una situazione risolvibile, puoi muoverti, puoi riuscire a chiedere aiuto a degli specialisti, esistono, puoi essere aiutata e non lasciata sola in questa sofferenza.
Salve, vi consiglio un colloquio con uno psicologo per fare un po' di ordine e trovare il vostro modo di ristabilire un nuovo equilibrio che incontri le esigenze articolate che ci sono.
Dott. Marco Squarcini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile utente, da ciò che racconta emerge una situazione familiare molto pesante, segnata da squilibri, paura e confusione nei ruoli. Più che cercare la “vera identità” di suo padre, forse potrebbe esser utile fermarsi su come il suo comportamento la fa sentire e su ciò che, concretamente, non sta funzionando nel rapporto tra lui, sua madre e voi.
Il fatto che suo padre si sottragga alle responsabilità familiari, che svaluti sua madre e che reagisca con rabbia o colpevolizzazione quando gli viene chiesto qualcosa crea un clima emotivo che rende difficile persino fare richieste legittime senza timore. Questo non è un problema di singoli episodi, ma di una dinamica relazionale che sembra basarsi su evitamento, scarico di colpa e potere esercitato attraverso il senso di colpa e la paura.
Potrebbe esser utile riflettere su ciò che in questo momento ha senso aspettarsi da lui e iniziare a delineare confini più chiari: cosa è accettabile chiedere, cosa no, e soprattutto cosa non è giusto subire.
In situazioni come questa può essere molto utile che lei possa avere uno spazio di confronto con un professionista, per non restare sola a decifrare e tollerare dinamiche così logoranti. Un percorso psicologico può aiutare a distinguere le responsabilità, ridurre il senso di colpa e trovare modalità più tutelanti per stare dentro (o eventualmente prendere distanza da) una relazione familiare che oggi appare fortemente sbilanciata.
Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Dr. Mauro Terracciano
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione.
Dalle sue parole emerge un clima familiare carico di tensione, in cui lei e sua madre vi trovate a convivere con un comportamento ambiguo e svalutante da parte di suo padre. Il suo modo di presentarsi come “santo”, mentre nei fatti si sottrae alle responsabilità familiari e delegittima sua madre, crea una frattura profonda tra ciò che viene mostrato e ciò che viene vissuto. Questa incoerenza può generare confusione, rabbia e un senso costante di insicurezza emotiva, soprattutto quando ogni richiesta diventa fonte di paura per le sue reazioni.

Il periodo successivo alla perdita di sua nonna sembra aver accentuato dinamiche già fragili, spostando ulteriormente gli equilibri e lasciando voi in una posizione di mancanza e di colpa non vostra. Essere accusate di “non cavarvela da sole” mentre, allo stesso tempo, vi viene tolto sostegno concreto, è una contraddizione che logora e rischia di far interiorizzare un senso di inadeguatezza. In queste situazioni il dolore non nasce solo dai fatti, ma dal sentirsi invisibili, non tutelate e costrette a camminare continuamente sulle uova.

Ritengo importante che lei possa esplorare cosa questa relazione con suo padre sta producendo dentro di sé, quali emozioni le suscita e come sta incidendo sul suo modo di percepire se stessa e i legami. Se queste dinamiche restano poco comprese, rischiano di diventare un peso silenzioso che si trascina nel tempo, influenzando anche le relazioni future. Dare uno spazio di ascolto a questi vissuti può aiutarla a fare chiarezza e a proteggere il suo equilibrio emotivo.

Prenoti un primo colloquio gratuito per esplorare i suoi vissuti, ricevere un primo parere professionale e valutare i passi successivi.
Per ogni eventuale approfondimento sono a sua disposizione, anche online.

Un caro saluto,
Dott. Mauro Terracciano.

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