Buongiorno, ho bisogno di un consiglio per capire la vera identità di mio padre che sembra passarle
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Buongiorno, ho bisogno di un consiglio per capire la vera identità di mio padre che sembra passarle tutte lui ,definendosi "santo" .
Da circa 8 mesi la madre di mio padre è deceduta e mio padre si è stabilito a casa di mio nonno ( non dando più un euro a mia madre per le spese avvantaggiato del fatto che non ha guadagno perchè non lavora ) e a casa passa soltanto per avere un caffè. Mia madre ovviamente ne risente perché lui non vuole prendere nemmeno le casse d'acqua mentre per mio nonno ( a cui sta facendo compagnia) si. Ogni volta che gli si chiede qualcosa abbiamo sempre paura di una sua reazione ,va in giro a dire che mia madre è pazza e prova odio per la famiglia di mia madre accusandoli di averlo spinto ad averla sposata. Ho chiesto di accompagnarmi a prendere le casse ma ha chiamato un cliente e preso dalla fretta non siamo andati perché doveva venire e ritenere me e mia sorella colpevoli del fatto che non riesce a fare nulla perché deve accompagnarci con la macchina e che noi due dobbiamo imparare a cavarcela da sole ( non è che nel suo magazzino abbia una clientela fissa perché lo vediamo che vengono anche perché sono anziane senza far nulla ). Cosa posso fare? Grazie per i vostri consigli.
Da circa 8 mesi la madre di mio padre è deceduta e mio padre si è stabilito a casa di mio nonno ( non dando più un euro a mia madre per le spese avvantaggiato del fatto che non ha guadagno perchè non lavora ) e a casa passa soltanto per avere un caffè. Mia madre ovviamente ne risente perché lui non vuole prendere nemmeno le casse d'acqua mentre per mio nonno ( a cui sta facendo compagnia) si. Ogni volta che gli si chiede qualcosa abbiamo sempre paura di una sua reazione ,va in giro a dire che mia madre è pazza e prova odio per la famiglia di mia madre accusandoli di averlo spinto ad averla sposata. Ho chiesto di accompagnarmi a prendere le casse ma ha chiamato un cliente e preso dalla fretta non siamo andati perché doveva venire e ritenere me e mia sorella colpevoli del fatto che non riesce a fare nulla perché deve accompagnarci con la macchina e che noi due dobbiamo imparare a cavarcela da sole ( non è che nel suo magazzino abbia una clientela fissa perché lo vediamo che vengono anche perché sono anziane senza far nulla ). Cosa posso fare? Grazie per i vostri consigli.
Buongiorno,
da quello che racconta emerge una situazione familiare molto dolorosa e carica di tensione emotiva. È comprensibile che lei sia confusa, arrabbiata e anche spaventata: vivere con la sensazione di dover “stare attente” alle reazioni di un genitore è qualcosa che pesa molto, soprattutto nel tempo.
Più che cercare la “vera identità” di suo padre, che è una domanda naturale ma rischia di farti rimanere intrappolata nel tentativo di capirlo o giustificarlo, potrebbe essere utile spostare l’attenzione su come il suo comportamento impatta su di lei, su sua sorella e su sua madre. Si potrebbe partire dal Condividere apertamente questi vissuti con sua madre e, se possibile, valutate insieme un supporto psicologico: non per “curare” suo padre, ma per aiutare voi a non restare sole dentro questa dinamica.
Infine, una domanda che può aiutarla a fare chiarezza non è “chi è davvero mio padre?”, ma: “Come mi fa sentire il suo comportamento e cosa mi serve per stare meglio?”
Da lì può partire un percorso di maggiore consapevolezza e, nel tempo, di maggiore forza.
Cordiali Saluti.
da quello che racconta emerge una situazione familiare molto dolorosa e carica di tensione emotiva. È comprensibile che lei sia confusa, arrabbiata e anche spaventata: vivere con la sensazione di dover “stare attente” alle reazioni di un genitore è qualcosa che pesa molto, soprattutto nel tempo.
Più che cercare la “vera identità” di suo padre, che è una domanda naturale ma rischia di farti rimanere intrappolata nel tentativo di capirlo o giustificarlo, potrebbe essere utile spostare l’attenzione su come il suo comportamento impatta su di lei, su sua sorella e su sua madre. Si potrebbe partire dal Condividere apertamente questi vissuti con sua madre e, se possibile, valutate insieme un supporto psicologico: non per “curare” suo padre, ma per aiutare voi a non restare sole dentro questa dinamica.
Infine, una domanda che può aiutarla a fare chiarezza non è “chi è davvero mio padre?”, ma: “Come mi fa sentire il suo comportamento e cosa mi serve per stare meglio?”
Da lì può partire un percorso di maggiore consapevolezza e, nel tempo, di maggiore forza.
Cordiali Saluti.
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Salve, dalle poche informazioni descritte i rapporti con tuo padre sembrano essere compromessi e le relazioni familiari, già complesse di natura, logorate da sentimenti di rabbia e risentimento. Forse più che domandarsi quale sia la "vera identità" di suo padre potrebbe chiedersi che rapporto ha e vorrebbe avere con lui e come ridefinire questa relazione.
Un saluto
Un saluto
Gentile utente, dal suo racconto si può notare una situazione familiare molto difficile e dolorosa. Quello che descrive riguardo a suo padre può, comprensibilmente, far sentire spaventati e confusi, oltre che arrabbiati. Alla luce di ciò, quindi, penso che sia assolutamente normale chiedersi chi possa essere davvero suo padre, dal momento che la realtà dei fatti sembra contraddire l'immagine che lui propone. Credo, però, che il tema sia molto ampio e complesso e potrebbe essere utile disporre di uno spazio di ascolto personale, come un percorso di psicoterapia, in cui possa sentirsi sicuro di dare parola alle emozioni che sta provando, comprendere le dinamiche familiari e rafforzare la propria identità senza sentirsi eccessivamente vincolato al comportamento degli altri. Prendersi cura di sé, soprattutto in momenti così delicati, è legittimo e molto importante.
Un caro saluto
Dott. Alessandro Rigutti
Un caro saluto
Dott. Alessandro Rigutti
Gentile,
da quello che descrive non emerge tanto il dubbio su chi sia suo padre quanto il peso di una dinamica familiare squilibrata e dolorosa che state vivendo da tempo. La morte della nonna ha probabilmente fatto da detonatore ma certi atteggiamenti sembrano precedenti e strutturati. Suo padre appare molto concentrato su di sé sui propri bisogni e sulla propria immagine esterna mentre tende a sottrarsi alle responsabilità familiari concrete economiche ed emotive. Il fatto che si definisca santo che svaluti sua madre che eviti il confronto diretto e che reagisca con rabbia o colpevolizzazione quando gli viene chiesto qualcosa sono segnali di una modalità difensiva immatura in cui il problema viene sempre spostato sugli altri. Questo non significa dovergli attribuire un’etichetta ma riconoscere che al momento non è una figura affidabile né contenitiva per la famiglia.
È comprensibile che sua madre ne soffra e che voi figlie viviate paura senso di colpa e confusione perché vi trovate a dovervi adattare agli sbalzi emotivi di un adulto che non si comporta da tale. La cosa più importante è smettere di cercare da lui ciò che in questo momento non è in grado di dare cioè protezione equità e presenza. Continuare ad aspettarselo rischia solo di aumentare la frustrazione. Non potete cambiarlo né convincerlo a prendersi responsabilità se non lo desidera. Potete però proteggere voi stesse. Questo significa fare chiarezza interna sul fatto che le sue reazioni non definiscono il vostro valore né la vostra legittimità a chiedere aiuto. Significa anche ridurre per quanto possibile la dipendenza pratica ed emotiva da lui e sostenere vostra madre nel cercare alleanze più sane che siano parenti amici o un supporto professionale.
Quando c’è una figura genitoriale che divide che mette gli uni contro gli altri o che racconta versioni denigratorie all’esterno è fondamentale non cadere nella trappola di giustificarsi continuamente. La sua rabbia e le sue accuse parlano di lui non di voi. La domanda non è chi è veramente suo padre ma come potete voi smettere di vivere nella paura delle sue reazioni e iniziare a costruire confini più chiari. Questo è un processo difficile ma necessario perché continuare così rischia di farvi assumere un ruolo di adulte responsabili al posto di chi non se ne fa carico. Riconoscere che qualcosa non è giusto è già un primo passo importante.
Cordialmente
Dott.ssa Gloria Giacomin
da quello che descrive non emerge tanto il dubbio su chi sia suo padre quanto il peso di una dinamica familiare squilibrata e dolorosa che state vivendo da tempo. La morte della nonna ha probabilmente fatto da detonatore ma certi atteggiamenti sembrano precedenti e strutturati. Suo padre appare molto concentrato su di sé sui propri bisogni e sulla propria immagine esterna mentre tende a sottrarsi alle responsabilità familiari concrete economiche ed emotive. Il fatto che si definisca santo che svaluti sua madre che eviti il confronto diretto e che reagisca con rabbia o colpevolizzazione quando gli viene chiesto qualcosa sono segnali di una modalità difensiva immatura in cui il problema viene sempre spostato sugli altri. Questo non significa dovergli attribuire un’etichetta ma riconoscere che al momento non è una figura affidabile né contenitiva per la famiglia.
È comprensibile che sua madre ne soffra e che voi figlie viviate paura senso di colpa e confusione perché vi trovate a dovervi adattare agli sbalzi emotivi di un adulto che non si comporta da tale. La cosa più importante è smettere di cercare da lui ciò che in questo momento non è in grado di dare cioè protezione equità e presenza. Continuare ad aspettarselo rischia solo di aumentare la frustrazione. Non potete cambiarlo né convincerlo a prendersi responsabilità se non lo desidera. Potete però proteggere voi stesse. Questo significa fare chiarezza interna sul fatto che le sue reazioni non definiscono il vostro valore né la vostra legittimità a chiedere aiuto. Significa anche ridurre per quanto possibile la dipendenza pratica ed emotiva da lui e sostenere vostra madre nel cercare alleanze più sane che siano parenti amici o un supporto professionale.
Quando c’è una figura genitoriale che divide che mette gli uni contro gli altri o che racconta versioni denigratorie all’esterno è fondamentale non cadere nella trappola di giustificarsi continuamente. La sua rabbia e le sue accuse parlano di lui non di voi. La domanda non è chi è veramente suo padre ma come potete voi smettere di vivere nella paura delle sue reazioni e iniziare a costruire confini più chiari. Questo è un processo difficile ma necessario perché continuare così rischia di farvi assumere un ruolo di adulte responsabili al posto di chi non se ne fa carico. Riconoscere che qualcosa non è giusto è già un primo passo importante.
Cordialmente
Dott.ssa Gloria Giacomin
Buongiorno,
da quello che racconta emerge una situazione molto faticosa, in cui più che capire “la vera identità” di suo padre, sembra urgente tutelare voi stesse e uscire da una dinamica che vi mette costantemente in posizione di colpa, paura e attesa.
Indipendentemente dalle motivazioni di suo padre (lutto, rabbia, bisogno di sentirsi nel giusto), i comportamenti che descrive hanno un effetto chiaro:
vi lascia senza supporto concreto,
svaluta e delegittima sua madre,
sposta la responsabilità su di voi,
crea un clima in cui chiedere diventa pericoloso.
Su una cosa è importante essere molto onesti: non è possibile cambiare suo padre, né convincerlo a essere diverso se lui non lo vuole. Cercare spiegazioni sul “perché fa così” rischia di tenervi bloccate ancora di più.
La domanda più utile, a questo punto, potrebbe diventare:
cosa posso fare io per non restare incastrata in questa dinamica?
quali confini posso iniziare a mettere, anche piccoli, per proteggermi?
Dal punto di vista pratico, spesso aiuta:
ridurre le richieste a chi reagisce con rabbia o svalutazione,
smettere di giustificarsi o difendersi,
organizzarsi per quanto possibile in modo autonomo, non per “dargli ragione”, ma per non dipendere da qualcuno che usa l’aiuto come strumento di controllo.
Questo non significa accettare il suo comportamento come giusto, ma smettere di esporsi a una ferita continua. In situazioni come queste, un supporto psicologico può essere utile non per “analizzare” suo padre, ma per aiutarvi a rimettere ordine, ridefinire i ruoli e recuperare un senso di forza personale.
Capire chi è lui conta meno di capire chi volete essere voi dentro questa storia e come non lasciare che il suo modo di fare continui a condizionare la vostra vita quotidiana.
Dott.ssa Melania Monaco
da quello che racconta emerge una situazione molto faticosa, in cui più che capire “la vera identità” di suo padre, sembra urgente tutelare voi stesse e uscire da una dinamica che vi mette costantemente in posizione di colpa, paura e attesa.
Indipendentemente dalle motivazioni di suo padre (lutto, rabbia, bisogno di sentirsi nel giusto), i comportamenti che descrive hanno un effetto chiaro:
vi lascia senza supporto concreto,
svaluta e delegittima sua madre,
sposta la responsabilità su di voi,
crea un clima in cui chiedere diventa pericoloso.
Su una cosa è importante essere molto onesti: non è possibile cambiare suo padre, né convincerlo a essere diverso se lui non lo vuole. Cercare spiegazioni sul “perché fa così” rischia di tenervi bloccate ancora di più.
La domanda più utile, a questo punto, potrebbe diventare:
cosa posso fare io per non restare incastrata in questa dinamica?
quali confini posso iniziare a mettere, anche piccoli, per proteggermi?
Dal punto di vista pratico, spesso aiuta:
ridurre le richieste a chi reagisce con rabbia o svalutazione,
smettere di giustificarsi o difendersi,
organizzarsi per quanto possibile in modo autonomo, non per “dargli ragione”, ma per non dipendere da qualcuno che usa l’aiuto come strumento di controllo.
Questo non significa accettare il suo comportamento come giusto, ma smettere di esporsi a una ferita continua. In situazioni come queste, un supporto psicologico può essere utile non per “analizzare” suo padre, ma per aiutarvi a rimettere ordine, ridefinire i ruoli e recuperare un senso di forza personale.
Capire chi è lui conta meno di capire chi volete essere voi dentro questa storia e come non lasciare che il suo modo di fare continui a condizionare la vostra vita quotidiana.
Dott.ssa Melania Monaco
Cara utente,
perchè dovrebbe fare qualcosa lei? Perchè crede di doversi prendere la responsabilità di ciò che sta accadendo e quindi cercare un modo per risolvere/migliorare la cosa? In questo caso è più utile che lei si comporti da figlia e che quindi possa cercare supporto in quegli adulti che sa che possono rispondere ad una sua richiesta. Tale situazione parla di un problema di coppia e di un problema legato a suo padre e per tale definizione devono essere quelle stesse persone a provare a mettersi in dubbio e risolvere. Purtroppo, voi figlie ci andate di mezzo, è vero, ma in questi casi è giusto che i figli facciano i figli e gli adulti facciano gli adulti...se no si rischia di prendersi delle responsabilità non proprie e di accollarsi sulle spalle pesi altrui. Cerchi supporto in chi desidera di più, esprima la sua difficoltà a questi adulti e se necessario si ritagli un tempo e uno spazio per sè stessa ad esempio anche con un breve percorso di supporto psicologico che in alcuni casi può trovare gratuitamente nei consultori della sua città.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
perchè dovrebbe fare qualcosa lei? Perchè crede di doversi prendere la responsabilità di ciò che sta accadendo e quindi cercare un modo per risolvere/migliorare la cosa? In questo caso è più utile che lei si comporti da figlia e che quindi possa cercare supporto in quegli adulti che sa che possono rispondere ad una sua richiesta. Tale situazione parla di un problema di coppia e di un problema legato a suo padre e per tale definizione devono essere quelle stesse persone a provare a mettersi in dubbio e risolvere. Purtroppo, voi figlie ci andate di mezzo, è vero, ma in questi casi è giusto che i figli facciano i figli e gli adulti facciano gli adulti...se no si rischia di prendersi delle responsabilità non proprie e di accollarsi sulle spalle pesi altrui. Cerchi supporto in chi desidera di più, esprima la sua difficoltà a questi adulti e se necessario si ritagli un tempo e uno spazio per sè stessa ad esempio anche con un breve percorso di supporto psicologico che in alcuni casi può trovare gratuitamente nei consultori della sua città.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Gentile utente di mio dottore,
lei è portatore di una istanza familiare, ed è in un percorso di psicoterapia familiare che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli anche con gli altri membri della famiglia, sarebbe una occasione evolutiva per tutti voi.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
lei è portatore di una istanza familiare, ed è in un percorso di psicoterapia familiare che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli anche con gli altri membri della famiglia, sarebbe una occasione evolutiva per tutti voi.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Gentile utente, da quanto descrive emerge una situazione familiare molto faticosa, caratterizzata da comportamenti di suo padre che sembrano poco responsabili e svalutanti verso gli altri. Più che cercare di “capire la sua vera identità”, può essere utile concentrarsi su come tutelare lei stessa, sua sorella e sua madre, ponendo limiti chiari a ciò che è accettabile. Valuti la possibilità di confrontarsi con un professionista per avere uno spazio di supporto e chiarire come gestire il rapporto. Un caro saluto
Buongiorno, da quello che racconti emerge una situazione molto dolorosa e faticosa, soprattutto perché ti trovi a vivere comportamenti contraddittori, svalutanti e che generano paura. È comprensibile che tu sia confusa e che ti stia chiedendo “chi è davvero” tuo padre: quando una figura genitoriale si sottrae alle responsabilità, minimizza i bisogni degli altri e ribalta le colpe, è normale sentire rabbia, tristezza e disorientamento.
Al di là dell’etichetta di “santo” che lui sembra attribuirsi, i comportamenti che descrivi parlano di una forte mancanza di responsabilità affettiva ed economica verso la sua famiglia, e di una modalità relazionale che usa la colpa, la svalutazione e la paura come strumenti. Questo non significa necessariamente poter definire una “vera identità” in senso clinico, ma è importante riconoscere che ciò che fa vi sta facendo stare male.
Tu e tua sorella non siete responsabili delle sue scelte né delle sue difficoltà. Il fatto che vi sentiate sempre in allerta rispetto alle sue reazioni è un segnale importante: quando in famiglia si ha paura di chiedere anche cose semplici, vuol dire che i confini non sono sani.
Cosa puoi fare, concretamente:
* **Proteggerti emotivamente**: riconoscere che probabilmente non otterrai da lui il sostegno che speri, e smettere gradualmente di aspettartelo può essere doloroso ma anche liberatorio.
* **Fare squadra con tua madre e tua sorella**, per quanto possibile, cercando di non rimanere isolate ciascuna nel proprio vissuto.
* **Imparare a distinguere i fatti dalle sue narrazioni**: dire che vostra madre è “pazza” o che voi siete “colpevoli” non rende queste affermazioni vere.
* **Valutare un supporto esterno**, come un confronto con uno psicologo o uno sportello di consulenza familiare, che può aiutarvi a capire come mettere limiti e tutelarvi, anche sul piano pratico.
Non puoi cambiare tuo padre, ma puoi lavorare su ciò che è sotto il tuo controllo: come proteggerti, come leggere la situazione con più chiarezza e come non interiorizzare colpe che non ti appartengono. Chiedere aiuto, come stai facendo ora, è già un primo passo importante.
Al di là dell’etichetta di “santo” che lui sembra attribuirsi, i comportamenti che descrivi parlano di una forte mancanza di responsabilità affettiva ed economica verso la sua famiglia, e di una modalità relazionale che usa la colpa, la svalutazione e la paura come strumenti. Questo non significa necessariamente poter definire una “vera identità” in senso clinico, ma è importante riconoscere che ciò che fa vi sta facendo stare male.
Tu e tua sorella non siete responsabili delle sue scelte né delle sue difficoltà. Il fatto che vi sentiate sempre in allerta rispetto alle sue reazioni è un segnale importante: quando in famiglia si ha paura di chiedere anche cose semplici, vuol dire che i confini non sono sani.
Cosa puoi fare, concretamente:
* **Proteggerti emotivamente**: riconoscere che probabilmente non otterrai da lui il sostegno che speri, e smettere gradualmente di aspettartelo può essere doloroso ma anche liberatorio.
* **Fare squadra con tua madre e tua sorella**, per quanto possibile, cercando di non rimanere isolate ciascuna nel proprio vissuto.
* **Imparare a distinguere i fatti dalle sue narrazioni**: dire che vostra madre è “pazza” o che voi siete “colpevoli” non rende queste affermazioni vere.
* **Valutare un supporto esterno**, come un confronto con uno psicologo o uno sportello di consulenza familiare, che può aiutarvi a capire come mettere limiti e tutelarvi, anche sul piano pratico.
Non puoi cambiare tuo padre, ma puoi lavorare su ciò che è sotto il tuo controllo: come proteggerti, come leggere la situazione con più chiarezza e come non interiorizzare colpe che non ti appartengono. Chiedere aiuto, come stai facendo ora, è già un primo passo importante.
Buongiorno. Il quadro che delinea sembra piuttosto articolato e queste informazioni non sono sufficienti per una risposta; la invito ad investire il tempo quantomeno di una seduta per essere ascoltata adeguatamente. Nell'immediato le direi di considerare la possibilità di dover modificare il vostro atteggiamento verso vostro padre così come lui sembra averlo cambiato con voi, ma sul come farlo non ho abbastanza elementi per suggerirlo, partendo solo da quanto scritto
Gentile paziente,da ciò che descrive emerge una situazione familiare molto faticosa, in cui suo padre sembra aver assunto un ruolo centrato su sé stesso, con scarsa assunzione di responsabilità.Questo tipo di comportamento non riguarda tanto la sua “vera identità”, quanto modalità relazionali disfunzionali che spesso si accentuano dopo eventi critici come un lutto.Il trasferimento presso suo nonno, l’allontanamento emotivo ed economico dalla famiglia, il rifiuto di contribuire alle spese, la svalutazione di sua madre e la creazione di un clima di paura rispetto alle sue reazioni sono segnali di una dinamica sbilanciata, in cui il potere relazionale viene esercitato attraverso colpevolizzazione, vittimismo e minaccia emotiva. Questo non significa fare una diagnosi, ma riconoscere che il comportamento che subite ha un impatto concreto sul vostro benessere.
È importante chiarire che lei e sua sorella non siete responsabili delle sue scelte, né del suo malessere. Il fatto che vi faccia sentire in colpa per richieste legittime o che vi accusi di impedirgli di “fare la sua vita” è una forma di spostamento della responsabilità. Allo stesso modo, parlare male di sua madre e definirla “pazza” è una modalità di svalutazione che crea isolamento e confusione.
Concretamente potrebbe iniziare a distinguere ciò che è responsabilità sua da ciò che non lo è, evitare il confronto diretto quando sapete che porta solo a reazioni aggressive, sostenere emotivamente sua madre, senza sostituirvi a lei nei ruoli che spettano agli adulti, se possibile, favorire un confronto mediato o un supporto esterno per sua madre, anche legale o di consulenza, qualora la situazione economica e familiare lo richieda. e proteggere voi stesse dal clima di paura, lavorando sui confini emotivi e pratici
Non potete cambiare suo padre, ma potete cambiare il modo in cui vi posizionate rispetto ai suoi comportamenti. Questo spesso richiede anche un supporto psicologico, per non interiorizzare colpa, rabbia o senso di impotenza.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale
Se desidera un supporto per comprendere meglio queste dinamiche familiari e proteggere il suo equilibrio emotivo, può prenotare una visita.
È importante chiarire che lei e sua sorella non siete responsabili delle sue scelte, né del suo malessere. Il fatto che vi faccia sentire in colpa per richieste legittime o che vi accusi di impedirgli di “fare la sua vita” è una forma di spostamento della responsabilità. Allo stesso modo, parlare male di sua madre e definirla “pazza” è una modalità di svalutazione che crea isolamento e confusione.
Concretamente potrebbe iniziare a distinguere ciò che è responsabilità sua da ciò che non lo è, evitare il confronto diretto quando sapete che porta solo a reazioni aggressive, sostenere emotivamente sua madre, senza sostituirvi a lei nei ruoli che spettano agli adulti, se possibile, favorire un confronto mediato o un supporto esterno per sua madre, anche legale o di consulenza, qualora la situazione economica e familiare lo richieda. e proteggere voi stesse dal clima di paura, lavorando sui confini emotivi e pratici
Non potete cambiare suo padre, ma potete cambiare il modo in cui vi posizionate rispetto ai suoi comportamenti. Questo spesso richiede anche un supporto psicologico, per non interiorizzare colpa, rabbia o senso di impotenza.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale
Se desidera un supporto per comprendere meglio queste dinamiche familiari e proteggere il suo equilibrio emotivo, può prenotare una visita.
Buonasera, vorrei affidarle una riflessione rispetto al suo ruolo in famiglia.
Come mai si fa carico del suo nucleo familiare, e non solo?
Capire l'identità del papà per cosa potrebbe esserle d'aiuto?
La sua identità o i suoi confini, in mezzo a questo caos familiare, sono chiari? Lei come si sente in tutto questo?
Come mai si fa carico del suo nucleo familiare, e non solo?
Capire l'identità del papà per cosa potrebbe esserle d'aiuto?
La sua identità o i suoi confini, in mezzo a questo caos familiare, sono chiari? Lei come si sente in tutto questo?
Buongiorno, dalla situazione che descrive emerge un quadro complesso di dinamiche familiari segnate da conflitto, mancanza di responsabilità condivisa e comportamenti che possono generare ansia e disagio. È comprensibile sentirsi frustrati e impotenti di fronte a un atteggiamento che sembra egoistico, manipolativo o aggressivo.
In questi casi può essere utile:
Stabilire limiti chiari: cercare di definire ciò che siete disposti a fare e ciò che non lo siete, senza sentirvi obbligati a giustificare ogni azione.
Non assumersi colpe altrui: il senso di responsabilità verso le scelte o i comportamenti di un genitore adulto può generare stress inutile.
Cercare sostegno esterno: parlare con un professionista o con un familiare di fiducia può aiutare a gestire emozioni complesse e a trovare strategie pratiche.
Documentare e pianificare: tenere traccia di episodi problematici può essere utile, soprattutto se si dovessero cercare soluzioni legali o di mediazione familiare.
Ogni situazione familiare ha sfumature uniche e, per comprendere meglio le dinamiche e proteggere il proprio benessere, è consigliabile approfondire il tema con uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
In questi casi può essere utile:
Stabilire limiti chiari: cercare di definire ciò che siete disposti a fare e ciò che non lo siete, senza sentirvi obbligati a giustificare ogni azione.
Non assumersi colpe altrui: il senso di responsabilità verso le scelte o i comportamenti di un genitore adulto può generare stress inutile.
Cercare sostegno esterno: parlare con un professionista o con un familiare di fiducia può aiutare a gestire emozioni complesse e a trovare strategie pratiche.
Documentare e pianificare: tenere traccia di episodi problematici può essere utile, soprattutto se si dovessero cercare soluzioni legali o di mediazione familiare.
Ogni situazione familiare ha sfumature uniche e, per comprendere meglio le dinamiche e proteggere il proprio benessere, è consigliabile approfondire il tema con uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera, quello che mi racconta descrive una situazione molto complessa e dolorosa, e comprendo bene quanto possa farla sentire frustrata, impotente e anche un po’ spaventata. Da quello che scrive, sembra che Suo padre stia agendo in modo molto centrato su sé stesso, passando poco tempo a casa, evitando responsabilità quotidiane e reagendo con rabbia o accuse quando vengono avanzate richieste semplici. È naturale sentirsi confusi e sopraffatti: trovarsi in questa posizione dentro una famiglia così disfunzionale mette a dura prova la pazienza e l’equilibrio emotivo.
In questi casi può essere utile ricordare che non possiamo cambiare la personalità o il comportamento di un’altra persona, per quanto ci pesi o ci tocchi da vicino. Quello che possiamo iniziare a fare è proteggerci e proteggere chi amiamo, cercando di mettere dei confini chiari e ridurre l’impatto negativo che questo comportamento ha sulla nostra vita. Ad esempio, non assumersi responsabilità che spettano a lui o trovare soluzioni alternative alle necessità quotidiane, così da non restare bloccate dalla sua presenza o dalle sue reazioni.
È anche importante non internalizzare le accuse o le parole dure: il fatto che Suo padre critichi o giudichi non significa che ci sia qualcosa che non va in Lei o in Sua madre. Questo tipo di dinamiche spesso riflettono frustrazioni personali e modalità di gestione del conflitto molto poco funzionali.
Inoltre, prendersi cura di sé e avere qualcuno con cui sfogarsi o riflettere su questa situazione può fare una grande differenza: un’amica fidata, un familiare di supporto o uno psicologo possono offrire ascolto e strumenti per affrontare la quotidianità senza sentirsi sopraffatte. Rimango a disposizione, un saluto!
In questi casi può essere utile ricordare che non possiamo cambiare la personalità o il comportamento di un’altra persona, per quanto ci pesi o ci tocchi da vicino. Quello che possiamo iniziare a fare è proteggerci e proteggere chi amiamo, cercando di mettere dei confini chiari e ridurre l’impatto negativo che questo comportamento ha sulla nostra vita. Ad esempio, non assumersi responsabilità che spettano a lui o trovare soluzioni alternative alle necessità quotidiane, così da non restare bloccate dalla sua presenza o dalle sue reazioni.
È anche importante non internalizzare le accuse o le parole dure: il fatto che Suo padre critichi o giudichi non significa che ci sia qualcosa che non va in Lei o in Sua madre. Questo tipo di dinamiche spesso riflettono frustrazioni personali e modalità di gestione del conflitto molto poco funzionali.
Inoltre, prendersi cura di sé e avere qualcuno con cui sfogarsi o riflettere su questa situazione può fare una grande differenza: un’amica fidata, un familiare di supporto o uno psicologo possono offrire ascolto e strumenti per affrontare la quotidianità senza sentirsi sopraffatte. Rimango a disposizione, un saluto!
Gentile Signora,
da ciò che racconta emerge una situazione familiare molto faticosa, logorante nel tempo, in cui Lei e Sua madre vi trovate a vivere una forte **asimmetria di responsabilità, potere e paura**. È comprensibile che Lei senta il bisogno di “capire chi è davvero” Suo padre: quando il comportamento di una figura genitoriale diventa incoerente, svalutante e imprevedibile, la mente cerca spiegazioni per ritrovare un minimo di stabilità.
Più che parlare di “vera identità”, però, forse è utile fermarsi su ciò che **fa e su come questo vi fa sentire**. Suo padre, da quanto descrive, sembra essersi progressivamente sottratto al ruolo di marito e di padre, mantenendo però una posizione di controllo emotivo: decide quando esserci, quando aiutare, quando sottrarsi; e allo stesso tempo scarica la responsabilità sugli altri, colpevolizzando, svalutando, mettendo paura. Questo meccanismo — il definirsi “santo” mentre gli altri vengono descritti come sbagliati, pazzi o colpevoli — crea confusione e senso di ingiustizia, ma soprattutto mina la serenità emotiva di chi gli sta intorno.
Il fatto che in casa si viva con il timore delle sue reazioni è un segnale importante. Non è normale, né sano, dover misurare ogni richiesta per paura di una risposta aggressiva o denigrante. Questo clima, nel tempo, può portare a sentirsi costantemente in difetto, incapaci, colpevoli anche di bisogni legittimi. Quando Lei riporta che vi accusa di impedirgli di “fare la sua vita”, emerge un ribaltamento delle responsabilità: il disagio che lui prova viene attribuito a voi.
In una prospettiva umanistica, la domanda centrale non è “chi è davvero mio padre”, ma **come posso proteggere me stessa dentro questa relazione**. Lei non ha il potere di cambiarlo, né di costringerlo a comportarsi in modo più equo o responsabile. Può però iniziare a distinguere ciò che è una Sua responsabilità da ciò che non lo è. Non è Sua colpa se lui sceglie di non contribuire economicamente, non è Sua colpa se parla male di Sua madre, non è Sua colpa se non riesce a sostenere il ruolo che gli spetterebbe.
Quello che può fare, gradualmente, è:
* riconoscere che il Suo disagio è legittimo;
* smettere, per quanto possibile, di cercare conferme o giustizia da chi non è disposto a darla;
* lavorare su confini emotivi più chiari, anche interiori, per non assorbire ogni sua accusa come una verità su di Lei;
* cercare spazi di confronto e sostegno che non siano solo all’interno della famiglia.
Un colloquio conoscitivo potrebbe aiutarLa a fare proprio questo: mettere ordine in ciò che sta vivendo, dare un nome alle dinamiche che La feriscono, e capire come tutelare sé stessa senza sentirsi in colpa. A volte il lavoro più importante non è cambiare l’altro, ma **smettere di lasciarsi definire dal suo comportamento**.
Se lo desidera, resto disponibile ad accoglierLa per un primo incontro. Meritano ascolto non solo i fatti che racconta, ma anche la stanchezza emotiva che traspare tra le righe.
da ciò che racconta emerge una situazione familiare molto faticosa, logorante nel tempo, in cui Lei e Sua madre vi trovate a vivere una forte **asimmetria di responsabilità, potere e paura**. È comprensibile che Lei senta il bisogno di “capire chi è davvero” Suo padre: quando il comportamento di una figura genitoriale diventa incoerente, svalutante e imprevedibile, la mente cerca spiegazioni per ritrovare un minimo di stabilità.
Più che parlare di “vera identità”, però, forse è utile fermarsi su ciò che **fa e su come questo vi fa sentire**. Suo padre, da quanto descrive, sembra essersi progressivamente sottratto al ruolo di marito e di padre, mantenendo però una posizione di controllo emotivo: decide quando esserci, quando aiutare, quando sottrarsi; e allo stesso tempo scarica la responsabilità sugli altri, colpevolizzando, svalutando, mettendo paura. Questo meccanismo — il definirsi “santo” mentre gli altri vengono descritti come sbagliati, pazzi o colpevoli — crea confusione e senso di ingiustizia, ma soprattutto mina la serenità emotiva di chi gli sta intorno.
Il fatto che in casa si viva con il timore delle sue reazioni è un segnale importante. Non è normale, né sano, dover misurare ogni richiesta per paura di una risposta aggressiva o denigrante. Questo clima, nel tempo, può portare a sentirsi costantemente in difetto, incapaci, colpevoli anche di bisogni legittimi. Quando Lei riporta che vi accusa di impedirgli di “fare la sua vita”, emerge un ribaltamento delle responsabilità: il disagio che lui prova viene attribuito a voi.
In una prospettiva umanistica, la domanda centrale non è “chi è davvero mio padre”, ma **come posso proteggere me stessa dentro questa relazione**. Lei non ha il potere di cambiarlo, né di costringerlo a comportarsi in modo più equo o responsabile. Può però iniziare a distinguere ciò che è una Sua responsabilità da ciò che non lo è. Non è Sua colpa se lui sceglie di non contribuire economicamente, non è Sua colpa se parla male di Sua madre, non è Sua colpa se non riesce a sostenere il ruolo che gli spetterebbe.
Quello che può fare, gradualmente, è:
* riconoscere che il Suo disagio è legittimo;
* smettere, per quanto possibile, di cercare conferme o giustizia da chi non è disposto a darla;
* lavorare su confini emotivi più chiari, anche interiori, per non assorbire ogni sua accusa come una verità su di Lei;
* cercare spazi di confronto e sostegno che non siano solo all’interno della famiglia.
Un colloquio conoscitivo potrebbe aiutarLa a fare proprio questo: mettere ordine in ciò che sta vivendo, dare un nome alle dinamiche che La feriscono, e capire come tutelare sé stessa senza sentirsi in colpa. A volte il lavoro più importante non è cambiare l’altro, ma **smettere di lasciarsi definire dal suo comportamento**.
Se lo desidera, resto disponibile ad accoglierLa per un primo incontro. Meritano ascolto non solo i fatti che racconta, ma anche la stanchezza emotiva che traspare tra le righe.
Buongiorno,
quello che descrive è una situazione emotivamente molto pesante e logorante, ed è comprensibile che lei si senta confusa, arrabbiata e anche impotente. Più che interrogarsi sulla “vera identità” di suo padre, è importante guardare ai comportamenti concreti che sta mettendo in atto: si sottrae alle responsabilità familiari, non contribuisce alle spese, frequenta la casa solo in modo strumentale, svaluta sua madre e crea un clima in cui tutti hanno paura delle sue reazioni. Questo, al di là delle giustificazioni che lui dà, non è un funzionamento sano.
Suo padre sembra aver costruito una narrazione in cui lui è la vittima, gli altri sono esigenti o ingrati e ogni richiesta diventa una colpa. In questo modo il peso viene spostato su di voi, che finite per sentirvi responsabili del suo malessere e per camminare continuamente sulle uova. Il fatto stesso che abbiate paura di chiedergli qualcosa è un segnale importante: quando in una famiglia c’è timore delle reazioni di una persona, il problema non è la richiesta, ma la dinamica di potere che si crea.
Lei non può cambiare suo padre né convincerlo a comportarsi diversamente se lui non lo vuole. Quello che può fare, invece, è iniziare a separare ciò che è davvero responsabilità sua da ciò che vi viene fatto sentire come colpa. Non è colpa vostra se lui non lavora, se non contribuisce o se si presenta come martire; sono scelte sue. Proteggere se stessa e sua madre, anche sul piano emotivo, significa ridurre le aspettative, non entrare continuamente in scontri sterili e non lasciarsi definire dalla versione che lui racconta di voi.
Se sua madre è molto provata, un supporto esterno potrebbe essere importante per lei, e lo stesso vale per lei se sente di portare dentro rabbia, confusione o un forte senso di ingiustizia. Crescere e vivere in un clima così lascia segni, e avere uno spazio in cui poterli elaborare non è un fallimento, ma una forma di tutela. Il primo passo non è capire chi è davvero suo padre, ma riconoscere che ciò che state vivendo non è giusto e che avete il diritto di proteggervi.
Cordiali saluti
Eleonora Rossini
Psicologa clinica
quello che descrive è una situazione emotivamente molto pesante e logorante, ed è comprensibile che lei si senta confusa, arrabbiata e anche impotente. Più che interrogarsi sulla “vera identità” di suo padre, è importante guardare ai comportamenti concreti che sta mettendo in atto: si sottrae alle responsabilità familiari, non contribuisce alle spese, frequenta la casa solo in modo strumentale, svaluta sua madre e crea un clima in cui tutti hanno paura delle sue reazioni. Questo, al di là delle giustificazioni che lui dà, non è un funzionamento sano.
Suo padre sembra aver costruito una narrazione in cui lui è la vittima, gli altri sono esigenti o ingrati e ogni richiesta diventa una colpa. In questo modo il peso viene spostato su di voi, che finite per sentirvi responsabili del suo malessere e per camminare continuamente sulle uova. Il fatto stesso che abbiate paura di chiedergli qualcosa è un segnale importante: quando in una famiglia c’è timore delle reazioni di una persona, il problema non è la richiesta, ma la dinamica di potere che si crea.
Lei non può cambiare suo padre né convincerlo a comportarsi diversamente se lui non lo vuole. Quello che può fare, invece, è iniziare a separare ciò che è davvero responsabilità sua da ciò che vi viene fatto sentire come colpa. Non è colpa vostra se lui non lavora, se non contribuisce o se si presenta come martire; sono scelte sue. Proteggere se stessa e sua madre, anche sul piano emotivo, significa ridurre le aspettative, non entrare continuamente in scontri sterili e non lasciarsi definire dalla versione che lui racconta di voi.
Se sua madre è molto provata, un supporto esterno potrebbe essere importante per lei, e lo stesso vale per lei se sente di portare dentro rabbia, confusione o un forte senso di ingiustizia. Crescere e vivere in un clima così lascia segni, e avere uno spazio in cui poterli elaborare non è un fallimento, ma una forma di tutela. Il primo passo non è capire chi è davvero suo padre, ma riconoscere che ciò che state vivendo non è giusto e che avete il diritto di proteggervi.
Cordiali saluti
Eleonora Rossini
Psicologa clinica
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