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Esperienze

Sono Psicologa e Psicoterapeuta ad orientamento cognitivo comportamentale.
Sono specializzata in Disturbi dell'Alimentazione e della nutrizione (protocollo CBT-E) e sono responsabile dell'unità operativa locale AIDAP (Associazione Italiana Disturbi dell'Alimentazione e del Peso) di Carpi.
Specializzata nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo.
Terapeuta EMDR
Psicologa Giuridica (CTP)
Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicologia giuridica
  • Psicoterapia cognitivo comportamentale

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  • Consulenza online

    90 €

  • Psicoterapia

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  • Colloquio psicologico di coppia

    120 €

  • Colloquio psicologico individuale

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Spazio Clinico 21

Via Vasco da Gama 20, Carpi 41012

Disponibilità

Telefono

059 837...

Pazienti accettati

  • Pazienti senza assicurazione sanitaria
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29 recensioni

Tutte le recensioni contano e non possono essere rimosse o modificate dai dottori a proprio piacimento. Scopri come funziona il processo di moderazione delle recensioni. Per saperne di più sulle opinioni
  • C

    Un’esperienza davvero positiva. Con la dottoressa Bulgarelli mi sono sentita finalmente capita e ascoltata. È empatica, gentile e mette un grande impegno in quello che fa. Grazie di cuore!

     • Spazio Clinico 21 psicoterapia  • 

    Dott.ssa Alessandra Bulgarelli

    Grazie mille


  • R

    Consigliatissima. Ho conosciuto la Dott.ssa Bulgarelli per problemi nella sfera relazionale famigliare e altro. Grazie a Lei ci sono miglioramenti e mi sento molto meglio rispetto a quando l'ho conosciuta.
    Professionale, attenta ad ogni esigenza della persona, mette a proprio agio e si è seguiti a 360°.
    Bravissima, vorrei averla conosciuta prima per iniziare il mio percorso, la consiglio Vivamente.

     • Spazio Clinico 21 psicoterapia individuale  • 

    Dott.ssa Alessandra Bulgarelli

    Grazie mille Rossella


  • E

    Con la dott. Bulgarelli abbiamo lavorato sul mio disturbo aiutandomi a comprendere come funzionano i meccanismi che scatenano il mio impulso riuscendo così a gestirlo meglio.

     • Spazio Clinico 21 consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Alessandra Bulgarelli

    Grazie per il feedback


  • L

    L’esperienza è stata estremamente positiva. Mi sono trovata bene e a mio agio fin dalla prima seduta. La sua empatia unita alla professionalità mi ha permesso di affrontare e risolvere il problema che mi aveva spinto a chiedere supporto.

     • Spazio Clinico 21 consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Alessandra Bulgarelli

    Grazie per il prezioso feedback.


  • G

    Molta empatia di parte della dottoressa e ambiente molto accogliente

     • Spazio Clinico 21 consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Alessandra Bulgarelli

    Grazie per il feedback


  • C

    La dottoressa è una grandissima professionista. Sin dal primo incontro mi sono sentita a mio agio e capita sotto ogni punto di vista. Avevo paura ad aprirmi e a raccontare la mia storia che per me era molto dolorosa ma con la dottoressa Bulgarelli è stato tutto spontaneo. Non mi sono mai sentita giudicata anzi, mi ha sostenuto e lasciato parlare, mi ha ascoltato quando ne avevo più bisogno e mi ha dato consigli super utili per superare i miei traumi. Ora dopo a 4 mesi dall'inizio del mio percorso terapeutico mi sento serena e piano piano sto raggiungendo quella tranquillità mentale che tanto desideravo.

     • Spazio Clinico 21 colloquio psicologico individuale  • 

    Dott.ssa Alessandra Bulgarelli

    Grazie mille Elena


  • A

    Consigliamo di chiedere aiuto a Alessandra a tutte le coppie che stanno affrontando un momento di crisi.quando io e mio marito abbiamo iniziato il percorso eravamo in crisi non riuscivamo a parlare. Alessandra ci ha fornito strumenti pratici per comprendere le dinamiche della nostra coppia. Oggi la nostra relazione é più forte. Le saremo sempre grati per averci aiutati a ricostruire la nostra coppia

     • Spazio Clinico 21 psicoterapia di coppia  • 

    Dott.ssa Alessandra Bulgarelli

    Grazie Alice e Gabriele è stato un piacere condividere questo percorso con voi.


  • M

    professionista eccezionale: empatica, preparata e capace di creare un clima di fiducia fin dal primo incontro.

     • Spazio Clinico 21 consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Alessandra Bulgarelli

    Grazie mille


  • S

    Dottoressa professionale e attenta a ogni dettaglio mi sono trovato bene

     • Spazio Clinico 21 psicoterapia  • 

    Dott.ssa Alessandra Bulgarelli

    Grazie


  • G

    Alessandra é seria e attenta, mi ha saputa ascoltare con premura e grazie a ciò che mi ha insegnato riesco a ritrovare l'equilibrio ogni volta che lo perdo. É stata e rimane un solido punto di riferimento. Garze

     • Spazio Clinico 21 psicoterapia  • 

    Dott.ssa Alessandra Bulgarelli

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 11 domande da parte di pazienti di MioDottore

Mi chiamo Sara, ho quasi 26 anni e il mio fidanzato 31, sto vivendo una relazione che da circa un anno e mezzo mi provoca confusione, tristezza e una forte stanchezza emotiva, sono anche felice ovviamente, ma ci sono dubbi che non riesco a risolvere.
Scrivo perché non riesco più a capire se il problema sono io, se sto esagerando, o se invece mi sto adattando troppo a una relazione che non mi fa sentire davvero vista e compresa a livello mentale.
Fin dall’inizio io sono stata la parte più coinvolta emotivamente. Avevo paura di perderlo e tendevo a cercarlo molto e a voler risolvere se c'erano discussioni spesso mettendo da parte me stessa pur di non crearne altre. Con il tempo ho cercato di lavorare su questo: oggi sono più paziente, meno impulsiva e meno reattiva rispetto all’inizio. Tuttavia, più cerco di controllarmi, più mi sento spenta e svuotata.

Una delle difficoltà principali riguarda la comunicazione emotiva. Io sento il bisogno di confrontarmi quando qualcosa mi ferisce. Non cerco lo scontro, ma il chiarimento. Lui invece tende a evitare i conflitti: non ama discutere, non ama le domande, non ama parlare di sé. Quando provo a fargli notare qualcosa che mi ha fatta stare male, spesso si chiude, minimizza oppure conclude dicendo frasi come “hai ragione tu”, “basta così”, “non andiamo avanti giorni su ste cose”.
Questo atteggiamento mi fa sentire non ascoltata e non capita, perché la discussione si chiude senza che io mi senta davvero compresa.

Ho notato che per lui “litigare” e “discutere” coincidono, mentre per me sono due cose diverse: discutere significa cercare di capirsi, non attaccarsi. Io non voglio litigare continuamente, ma sento il bisogno di un confronto quando qualcosa si ripete nel tempo.

Un altro aspetto importante è che fa fatica a modificare comportamenti che sa già mi danno fastidio. Un esempio sono i “like” sui social (soprattutto lo scorso anno): anche dopo avergli spiegato che per me erano fonte di disagio, ha fatto fatica a smettere, facendomi sentire esagerata o insicura. Questo mi ha fatto sentire poco considerata nei miei limiti.

In generale, racconta pochissimo di sé, del suo passato, delle sue emozioni. Odia le domande e spesso, quando provo a conoscerlo più a fondo, si infastidisce o si chiude. Questo crea in me una distanza emotiva: mi sembra di stare con una persona che tengo per mano, ma che non mi fa davvero entrare dentro il suo mondo.
Un tema ricorrente nella relazione è lo sbilanciamento negli sforzi. Nella quotidianità e soprattutto nei weekend, sono quasi sempre io a muovermi per vederlo, ad andare a dormire da lui. Da quando vive da solo, lui viene molto raramente da me. Se io non prendo l’iniziativa, spesso lui non propone di vederci. Anche quando discutiamo, non è mai lui a dirmi “vengo da te così ne parliamo”. Al contrario, tende a chiudersi nel silenzio, ad aspettare che passi, oppure a darmi ragione pur di chiudere il discorso e se mi aspetto che venga lui verso di me, sia durante una discussione o vederci normalmente, mi dice che è più comodo stare a casa sua

Questo atteggiamento mi fa sentire sola nella gestione dei problemi di coppia. Ho la sensazione che il peso emotivo della relazione ricada più su di me, mentre lui preferisce evitare qualsiasi tensione, anche a costo di non affrontare davvero ciò che non va.

Nel tempo ho iniziato a chiudermi io per prima, perché so già che parlare con lui spesso porta a un muro o a una chiusura. Ho paura del confronto, perché quando provo ad aprirmi temo che lui si spenga, si allontani o minimizzi. Questo mi porta a trattenermi, a non dire tutto, e a somatizzare molta frustrazione.

In una recente videochiamata, scherzando, mi ha chiesto quando andrò a vivere da lui. Io ho risposto che vorrei sentirmi pronta, sia a livello personale (lavoro, stabilità) sia a livello di coppia. Ho espresso il bisogno di una base emotiva più solida, dove anche lui venga verso di me nei momenti di difficoltà. Lui ha risposto che se me la vivo così, “non me la vivo più”. Questa frase non mi ha rassicurata, anzi mi ha fatta sentire sbagliata nel mio modo di sentire.

Non so più se sto chiedendo troppo o se, al contrario, sto chiedendo il minimo indispensabile in una relazione.
Chiedo aiuto per capire cosa mi sta succedendo, se i miei bisogni sono legittimi e come posso muovermi senza annullarmi ulteriormente.
Dicendo così sembra quasi che lui non faccia niente, lui dimostra molto a gesti, cosa rara oggi, è molto tenero, rispettoso, educato, fisicamente è sempre attaccato a me e sembra davvero un orsacchiotto. Il problema diventa se ci sono discorsi seri, diventa un'altra persona. Mi son posta la domanda, dovessi andar a convivere con lui, quando ci sarà la pioggia starà sotto con me o dovrò cercare l'ombrello da sola?

Gentile Sara,

la stanchezza che provi è il segnale che stai investendo troppe energie nel tentativo di adattarti a un partner che ti offre vicinanza fisica, ma ti nega quella emotiva. Non stai affatto esagerando: il bisogno di essere ascoltata e di sentire reciprocità negli sforzi è il requisito minimo di ogni legame sano. Se per evitare lo scontro arrivi a spegnere te stessa, la relazione smette di essere un rifugio e diventa una fonte di solitudine.

La tua metafora dell’ombrello centra il punto: una convivenza non può reggersi solo sulla tenerezza dei momenti sereni, ma richiede la capacità di restare uniti anche sotto la pioggia dei conflitti. Se lui reagisce ai tuoi bisogni chiudendosi o minimizzando, non sta proteggendo il rapporto, ma sta lasciando a te l’intero carico emotivo. Prima di progettare un futuro insieme, è fondamentale che tu legittimi il tuo sentire: meriti un compagno che non si limiti a tenerti la mano, ma che sia disposto ad abitare davvero il tuo mondo.

Dott.ssa Alessandra Bulgarelli

Salve, vorrei chiedere a voi dottori un parere o consiglio riguardo una situazione, sono una ragazza di 26 anni, 2 anni fa circa diciamo che avevo una frequentazione con un ragazzo a distanza, con cui poi ci siamo visti, premetto che con lui stavo molto bene, mi faceva stare bene e riuscivo a parlare di tutto, ci scherzavo ecc insomma..però purtroppo ci siamo lasciati poi per via della distanza e perché io i quel momento dovevo iniziare un lavoro, e poi io mi sono attaccata a un'altra persona..però ad ora io con lui ci parlo ancora, ci sentiamo ogni tanto e mi sembra quasi di provare qualcosa ancora per lui..purtroppo però non so forse sbaglio io o non so come vederla, ma lui diciamo è un più alto di me e molto robusto ecco..è forse questo mi "spaventava" o comunque mi faceva forse vergogna..è una cosa che non mi piace e so che non è giusto perché comunque lui è una persona davvero bella e con cui mi piace stare e parlare però appunto quando mi era venuto a trovare io avevo questo senso di disagio..e ora capita che mi dica che vuole venire a trovarmi nuovamente ma io ho questo pensiero..forse per il giudizio altrui? Perché essendo nella mia città ho questo pensiero per un fatto di paura che mi vedano con lui? Non lo so..

Buongiorno. Analizzando la sua situazione, emerge un chiaro conflitto tra il benessere emotivo che sperimenta nel rapporto e l'attivazione di alcuni schemi cognitivi legati al giudizio sociale. Quando si interagisce a distanza, il rapporto vive in una dimensione protetta; tuttavia, l'idea di un incontro fisico nella propria città sembra attivare dei pensieri automatici negativi legati all'immagine pubblica.
Il disagio e la vergogna che descrive non riguardano probabilmente la persona in sé, ma la proiezione di come lei teme di essere percepita dagli altri. In termini cognitivisti, questo è un esempio di "lettura del pensiero": lei assume che gli osservatori esterni formino un giudizio critico sulla sua scelta relazionale basandosi su parametri estetici. Questo meccanismo genera un'ansia che funge da segnale di minaccia per il suo Sé sociale, portandola a considerare l'evitamento dell'incontro come strategia di difesa.
Sarebbe utile osservare come queste preoccupazioni agiscano da filtro cognitivo, oscurando i rinforzi positivi (la sintonia, il saper parlare di tutto) a favore di una valutazione basata su standard esterni. Spesso, la paura del giudizio altrui riflette le nostre stesse insicurezze interiorizzate. Valutare se questi timori siano coerenti con i suoi valori personali o se siano piuttosto condizionamenti sociali può aiutarla a decidere se dare priorità alla qualità del legame o alla protezione di un'immagine pubblica ideale.
Quale crede che sarebbe l'impatto reale sulla sua vita se, per un momento, decidesse di sospendere l'importanza del giudizio della sua città per dare spazio a ciò che la fa stare bene?

Dott.ssa Alessandra Bulgarelli
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