Buongiorno dottori, scrivo per chiedere il vostro aiuto. Sono una persona, timida introversa e paur

21 risposte
Buongiorno dottori,
scrivo per chiedere il vostro aiuto. Sono una persona, timida introversa e paurosa. Ho sempre avuto difficoltà a interagire con gli altri, ma poi pian piano ho migliorato la mia autostima, ho imparato a volermi bene, accogliere pregi e difetti e correggere ove possibile qualche difetto. Mi è sempre stato difficile esternare sentimenti ed opinioni, ma poi ho imparato a nominare i miei sentimenti e adottare tecniche per abbassare la tensione emotiva e quindi esprimere sempre meglio me stessa. Ho imparato l'importanza del dialogo costruttivo per la mia persona e quindi ho imparato ad esprimere sempre meglio la mia opinione ed accogliere il confronto e l'errore come elementi per crescere. Ultimamente, però, trovo difficoltà nel riconoscere una indipendenza personale del mio giudizio, cioè faccio fatica a dire che il mio giudizio è valido perchè personale, nasce dalla mia esperienza e da come mi relaziono col mondo e le persone a me care. Riconosco che nel muovermi nella realtà, faccio quello che mi rende serena e in equilibrio con quello che sono: esempio se voglio mangiare il gelato scelgo di andare in un certo luogo con un certo metodo che mi far stare bene, serena. A volte però mi scontro col rifiuto di questo mio giudizio e questo mi fa male, soprattutto se viene da persone di cui ho fiducia o affetto. Come posso interrompere questo malessere e ritenermi ugualmente valida e non dettata dal giudizio degli altri? Grazie.
Dott.ssa Arianna Amatruda
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Nocera Inferiore
Hai fatto un percorso molto importante e dalle tue parole emerge molta consapevolezza. Il punto non è diventare “indifferente” al giudizio altrui, ma non usare quel giudizio come misura del tuo valore. Quando una persona a cui tieni non approva ciò che senti o scegli, si attiva la paura di non essere abbastanza. Ma un’opinione diversa non invalida la tua esperienza. La vera autonomia emotiva nasce quando riesci a restare in contatto con ciò che senti, anche senza conferma esterna.

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Dott.ssa Jasmine Scioscia
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Ciao, scusami mi farebbe piacere aiutarti ma non so se ho capito bene quello che chiedi :
hai difficoltà a riconoscere valido il tuo giudizio anche se differente da quello degli altri?
e questo ti crea un conflitto interiore perché essendo differente pensi che sia meno?
Se vuoi mi puoi rispondere cosí poi ti potrò rispondere adeguatamente !

Intanto ti auguro una buona giornata
Dr.Jasmine Scioscia
Dott. Raffaele Simone Scuotto
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, dalle sue parole emerge un importante percorso di crescita personale: ha imparato a riconoscere le emozioni, comunicare meglio e costruire maggiore consapevolezza di sé. Già il fatto che oggi riesca a riflettere così profondamente su questi aspetti è un segnale di maturazione emotiva.

Quello che descrive sembra legato alla difficoltà di mantenere saldo il proprio senso di sé quando il giudizio o il rifiuto arrivano da persone emotivamente importanti. In questi casi può accadere che il valore della propria esperienza interna venga messo in dubbio dal bisogno di approvazione o dalla paura di perdere il legame con l’altro.

Avere un proprio punto di vista non significa che debba essere condiviso dagli altri per essere valido. Parte della crescita personale consiste anche nel tollerare differenze di opinione senza sentirsi invalidati.

Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a rafforzare questo senso interno di validità personale, rendendolo meno dipendente dalla conferma esterna. Se desidera approfondire, può prenotare un colloquio con me.
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Buongiorno, nello scritto che ha condiviso racconta un percorso personale importante. Nel tempo ha imparato a conoscere meglio sé stessa, ad ascoltare le proprie emozioni, ad affrontare la timidezza e a costruire maggiore consapevolezza nelle relazioni. La difficoltà che sente oggi non riguarda una mancanza di valore personale, ma il peso emotivo che può avere il giudizio degli altri, soprattutto quando proviene da persone significative.
Spesso, anche dopo una crescita personale profonda, può rimanere il bisogno di sentirsi confermati o riconosciuti dall’esterno. Quando questo non accade, possono emergere insicurezza, dubbio o sofferenza, pur avendo costruito una buona autostima. Imparare a dare spazio e legittimità al proprio punto di vista, senza viverlo come “meno valido” se non condiviso dagli altri, rappresenta un passaggio delicato ma fondamentale per il proprio equilibrio emotivo.
Un supporto psicologico può aiutarla a rafforzare la fiducia nel proprio giudizio, gestire la sensibilità al rifiuto e vivere le relazioni con maggiore serenità, senza sentirsi definita esclusivamente dall’approvazione altrui. Cordialmente, AM
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,
nelle sue parole emerge un percorso molto bello e profondo: da una grande timidezza ha imparato ad ascoltarsi, a dare un nome alle emozioni, a comunicare meglio e a costruire una maggiore consapevolezza di sé. Non è poco, ed è importante che lei riesca a riconoscerlo.
Quello che oggi la ferisce sembra riguardare un passaggio ancora più delicato: non solo esprimere il proprio giudizio, ma riuscire a sentirlo legittimo anche quando non viene approvato dagli altri. È un confine sottile ma fondamentale.
Spesso chi è cresciuto con molta sensibilità verso il giudizio esterno tende inconsapevolmente a cercare conferma del proprio valore nello sguardo altrui. Per questo il rifiuto o il disaccordo possono essere vissuti non come una semplice differenza di vedute, ma come una messa in discussione della propria validità personale.
Ma un giudizio personale non deve essere universalmente condiviso per avere dignità. Può essere diverso, imperfetto, persino modificabile nel tempo, e restare comunque autentico.
Forse il lavoro, adesso, non è convincersi di avere sempre ragione, ma imparare a tollerare l’idea che qualcuno possa non capire, non condividere o non scegliere come lei, senza che questo annulli ciò che sente.
La serenità che descrive nei piccoli gesti quotidiani è già una bussola importante: significa che dentro di lei esiste una parte che sa orientarsi. Va ascoltata e rinforzata con gentilezza, non continuamente messa sotto processo.
Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla ulteriormente proprio in questo: consolidare un senso di sé più stabile, che non dipenda costantemente dalla conferma esterna per sentirsi valido.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
occorre che smetta di spiegarsi come fa a fare quel che fa, e che "semplicemente" lo faccia.
Come si fa?
Se vuole possiamo fare qualche incontro di consulenza.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Dr. Adriano Trono
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Taranto
Quello che descrivi è un passaggio molto importante della crescita personale: non solo imparare a esprimersi, ma imparare a dare valore al proprio sentire anche quando gli altri non lo comprendono o non lo condividono.

Da ciò che scrivi emerge un grande lavoro su te stessa: hai imparato a riconoscere emozioni, bisogni e opinioni. Ora la difficoltà sembra essere un’altra: riuscire a restare in contatto con ciò che senti senza mettere automaticamente il tuo valore nelle mani del giudizio altrui.

Chi è stato a lungo timido o insicuro tende spesso a cercare conferme esterne per sentirsi “legittimato”. Ma un pensiero personale non ha bisogno di essere approvato per avere dignità.

Il confronto con gli altri è importante, ma non deve cancellare la tua esperienza interna. Si può essere in disaccordo senza che questo significhi che tu abbia meno valore.

La vera sicurezza interiore nasce quando riesci a dirti:
“Quello che sento merita ascolto, anche se non tutti lo capiscono.”
Dott.ssa Valeria Sicari
Psicologo, Psicoterapeuta
Vicenza
Gentile utente la ringrazio per il suo racconto. Innanzitutto ci tengo a ribadire che non siamo il giudizio che gli altri hanno di noi ma neppure essere eccessivamente autoreferenziati è la scelta giusta. Bisogna trovare il giusto equilibrio. Credo che per rispondere alla sua domanda lei debba valutare se intraprendere un percorso personale che possa aiutarla ad accettare anche la critica altrui e a far si che la critica non sia solo critica ma di trasformi in qualcosa di costruttivo da cui partire. Mi auguro lei riesca a trovare il suo equilibrio e la serenità un caro saluto dott.ssa Valeria Sicari
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
quello che racconti parla di un percorso importante che hai già fatto: hai imparato a riconoscere le tue emozioni, a darti valore e a costruire modalità più consapevoli di relazione con te stessa e con gli altri. Questo è un cambiamento significativo, che richiede tempo e molta energia interna.

La difficoltà che descrivi oggi sembra legata a un punto molto delicato: il passaggio dal “sentirmi valida quando vengo riconosciuta” al “riconoscere la mia validità anche quando l’altro non la conferma o la mette in discussione”. È un passaggio che, nella crescita personale, può riattivare insicurezze profonde, soprattutto quando il confronto arriva da persone significative.

Può esserti utile iniziare a distinguere tra il fatto che un’opinione possa essere diversa dalla tua e il valore che tu hai come persona. Un giudizio esterno, anche quando espresso con affetto o autorevolezza, racconta sempre un punto di vista, non una verità assoluta su di te.

Quando senti emergere il malessere, prova a portare l’attenzione su una domanda semplice ma potente: “Questo che sto vivendo parla di me come persona o del punto di vista di chi ho davanti?”. Allenare questo spazio interno può aiutarti a creare una distanza più sana tra te e il giudizio altrui.

Se senti che questa dinamica continua a pesare molto, un percorso psicologico potrebbe aiutarti ad approfondire e rafforzare ulteriormente la tua capacità di fidarti del tuo sentire, senza perderti nel bisogno di approvazione esterna.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Elena Gianotti
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, grazie per la sua condivisione, e complimenti per il punto a cui è arrivata. Credo che resti un pezzetto di lavoro da fare sui confini: cioè sulla possibilità di proteggere quello che penso anche quando viene invalidato dagli altri, sulla possibilità di scegliere se e quanto far passare dell'opinione degli altri, sulla possibilità di dare al mio sentito e al mio pensiero il primato, nel mio mondo interno. Credo che per far questo potrebbe essere utile attivare un percorso che la aiuti proprio ad esplorare il tema dei confini: come li gestiva prima, come li gestisce ora, come e quanto soffre quando viene invalidata, che direzioni si possono prendere per accogliere questo vissuto e trasformarlo in qualcosa di diverso. Se avesse altre domande o volesse approfondire la questione mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno
La ringrazio per la fiducia con cui apre questo scorcio sul Suo mondo interno. È ammirevole il cammino che ha percorso finora: passare dalla timidezza paralizzante alla capacità di nominare i propri sentimenti e di abitare il dialogo costruttivo è una conquista preziosa, che testimonia una grande forza d'animo. Validare il Suo vissuto significa dirLe che è perfettamente normale, in questa fase della Sua crescita, sentire l'attrito tra la Sua nuova autonomia e il bisogno di approvazione delle persone care. Questo dolore che prova non è un passo indietro, ma il segno che sta cercando di consolidare la Sua "pelle" psicologica.
L'identità è un processo relazionale che si muove tra due poli: l'identità formata (ciò che abbiamo appreso dagli altri, le aspettative che ci sono state cucite addosso) e l'identità fondante (la nostra capacità originale di creare senso, di scegliere il "nostro" gelato).
Il malessere che prova quando il Suo giudizio viene rifiutato dalle persone care nasce da una ferita antica: la paura che, differenziandosi nel pensiero, Lei possa perdere il legame affettivo. Per una persona introversa e sensibile, il giudizio dell'altro non è mai solo un'opinione, ma viene percepito come una minaccia alla propria appartenenza al "gruppo" (famiglia, amici, partner).
Lei sta cercando di passare da un'identità basata sul rispecchiamento (sono valida se l'altro mi approva) a un'identità basata sull'autenticità (sono valida perché ciò che scelgo corrisponde a ciò che sono).
Come interrompere il circolo della svalutazione?
Il Suo giudizio è valido non perché sia "giusto" in senso assoluto, ma perché è l'espressione della Sua presenza nel mondo. Ecco una direzione per iniziare a sentire questa validità come interna e non dipendente dall'esterno:
Riconoscere la "differenza" come valore: Quando una persona cara rifiuta il Suo giudizio, provi a guardare quell'evento non come un attacco alla Sua persona, ma come l'incontro tra due mondi diversi. Il fatto che l'altro non comprenda o non approvi la Sua scelta del gelato — o di una strada di vita — non toglie nulla alla bontà di quella scelta per Lei. La Sua verità non ha bisogno di essere condivisa per essere vera. Spesso soffriamo perché vorremmo che le persone che amiamo vedessero il mondo con i nostri occhi. Ma l'amore e la stima possono coesistere con il disaccordo. Accettare che l'altro possa non capire il Suo giudizio è il massimo atto di libertà che può concedere a se stessa e all'altro.
Il corpo è una bussola, Lei ha scritto che sceglie ciò che La rende "serena e in equilibrio". Si ancori a quella sensazione fisica. Se una scelta Le dà pace, quella pace è la Sua prova di validità. Quando arriva il giudizio esterno che La ferisce, torni a quella sensazione di equilibrio: il corpo non mente, mentre il giudizio altrui è spesso filtrato dai bisogni e dalle paure dell'altro.
Lei non è "dettata" dal giudizio degli altri se impara a guardare al rifiuto come a un confine: dove finisce l'altro, inizio io. Essere indipendenti non significa non soffrire più per un disaccordo, ma significa non permettere a quel disaccordo di demolire la casa che ha costruito con tanta fatica.
Il Suo percorso di autostima ha già gettato le fondamenta; ora si tratta di abitare questa casa anche quando fuori piove il dissenso degli altri. Continui a scegliere il Suo modo di stare bene, perché è in quella fedeltà a se stessa che risiede la Sua bellezza più autentica.

Cordialità
Dottssa Giovanna Costanzo.

Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
dal suo messaggio emerge un percorso personale molto importante: ha lavorato sulla consapevolezza emotiva, sull’autostima, sulla capacità di comunicare e di stare nella relazione con gli altri. Questo è già indice di grande maturità e capacità di crescita personale.

Quello che descrive ora sembra riguardare un passaggio più profondo: non solo “esprimere” il proprio pensiero, ma riuscire a riconoscerlo come legittimo anche quando non viene approvato dagli altri. È un tema molto delicato, soprattutto nelle persone sensibili, introverse o che hanno imparato nel tempo a dare molto valore all’armonia relazionale.

Spesso, quando il giudizio o il rifiuto arrivano da persone significative, non mettono in discussione soltanto l’opinione specifica, ma toccano bisogni più profondi: sentirsi accolti, riconosciuti, compresi o amati. Per questo il dolore che prova è reale e comprensibile.

È importante ricordare che avere un proprio giudizio non significa pretendere che venga condiviso. Due persone possono avere visioni differenti senza che una delle due sia “sbagliata”. La validità di ciò che sente nasce dal fatto che quella posizione appartiene alla sua esperienza, ai suoi valori e alla sua sensibilità.

Un passaggio utile può essere imparare a distinguere:

il valore personale dal consenso ricevuto;
il confronto dal rifiuto della persona;
la disapprovazione di un’idea dalla svalutazione di sé.

Quando qualcuno non approva una sua scelta o un suo punto di vista, può provare a chiedersi:
“Questa critica dice davvero chi sono io oppure parla del modo diverso in cui l’altra persona vede il mondo?”

Inoltre, chi ha lavorato molto per migliorarsi rischia a volte di sviluppare una forma di “iper-responsabilità relazionale”, cioè il bisogno di essere sempre comprensibile, adeguata o accettata. Ma la vera autonomia emotiva nasce quando si riesce a tollerare anche il disaccordo senza perdere il senso del proprio valore.

Può essere utile allenarsi gradualmente a:

accogliere il disaccordo senza viverlo come rifiuto personale;
validare internamente le proprie emozioni e opinioni;
ricordarsi che essere in relazione non significa annullare la propria individualità;
coltivare relazioni in cui ci si senta ascoltati anche nelle differenze.

Dal tono del suo messaggio emerge una buona capacità introspettiva, quindi credo che questo momento possa rappresentare non una regressione, ma un ulteriore passo nella costruzione della sua identità personale ed emotiva.

Sarebbe comunque consigliabile approfondire questi aspetti con uno specialista, per comprendere più a fondo da dove nasca il bisogno di conferma esterna e lavorare sulla costruzione di una validazione interna più stabile e serena.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Rita Terranova
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Cara utente, da ciò che racconta emerge una cosa importante: haa già fatto un percorso di crescita molto significativo. Ha imparato a riconoscere le emozioni, ad ascoltarsi, a comunicare meglio e a costruire una maggiore autostima. Non è poco, anzi. Spesso chi è stato timido o molto sensibile tende a sottovalutare i propri progressi, perché continua a percepire soprattutto le proprie fragilità.
Quello che descrive adesso sembra riguardare un passaggio ancora più profondo: non solo “esprimere” un giudizio personale, ma riuscire a sentirlo legittimo anche quando qualcuno non lo condivide.
È una difficoltà molto comune nelle persone empatiche, attente alle relazioni e sensibili all’approvazione degli altri. Quando attribuiamo grande valore ai legami affettivi, il disaccordo può essere vissuto quasi come una messa in discussione del nostro valore personale. Ma il punto centrale è questo: un giudizio diverso dal suo non equivale automaticamente a una svalutazione di sè.
A volte, senza accorgercene, confondiamo: “non sono d’accordo con te” con “tu sbagli” o addirittura “tu vali meno”.
In realtà le persone possono amare, stimare e rispettare qualcuno pur avendo idee, gusti o modi diversi di vedere le cose.
Lei stessa fa un esempio molto sano: sceglie un luogo o un modo che la fa stare bene e la fa sentire serena. Questo è già un criterio interiore valido. Non serve che venga approvato da tutti per avere dignità. La validità di una scelta personale non dipende dal consenso esterno, ma dal fatto che sia coerente con i propri bisogni, valori e benessere.
Probabilmente ora sta affrontando il passaggio dall’autostima “relazionale” all’autostima “interna”.
La prima si costruisce molto sul riscontro degli altri (“mi sento valida se vengo capita o approvata”).
La seconda invece permette di pensare: “capisco che l’altro la veda diversamente, ma questo non cancella la mia esperienza né il mio diritto di sentirla autentica”.
Questo non significa diventare rigidi o chiusi al confronto. Lei ha già sviluppato una capacità preziosa: ascoltare, mettersi in discussione e crescere. Il rischio, però, è che il confronto diventi una continua ricerca di conferma, invece che uno scambio tra due soggettività diverse.
Potrebbe aiutarls iniziare a distinguere alcune domande:
“L’altro non è d’accordo con me” oppure “mi sta svalutando davvero”?
“Sto cercando un confronto” oppure “sto cercando il permesso di sentirmi valida”?
“Posso tollerare che qualcuno non condivida la mia visione senza perdere fiducia in me stessa?”
Imparare a tollerare il disaccordo è una parte importante della maturazione emotiva. Fa male, soprattutto con le persone a cui teniamo, ma non perché lei sia “sbagliata”: probabilmente perché una parte di lei teme ancora che l’amore o l’accettazione dipendano dall’essere approvata.
Un piccolo esercizio utile può essere questo: quando sente il dolore del rifiuto, provi a fermarsi e a dirsi mentalmente:
“Il fatto che l’altro abbia un’opinione diversa non cancella la mia esperienza. Posso ascoltare il suo punto di vista senza rinunciare al mio.”
All’inizio può sembrare artificiale, ma nel tempo aiuta a costruire un senso di identità più stabile.
Infine, mi colpisce una cosa positiva del suo messaggio: non parla con aggressività, né con chiusura, ma con desiderio di comprensione e crescita. Questo indica già una buona consapevolezza emotiva. Forse il passo successivo non è imparare a cambiare ancora se stessa, ma imparare a restare dalla sua parte anche quando qualcuno non la conferma.
Se questo malessere dovesse diventare molto intenso o ricorrente nelle relazioni importanti, parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarla ad approfondire il legame tra autostima, approvazione e paura del rifiuto. Ma dalle sue parole emerge già una buona capacità di osservarsi e mettersi in cammino.
P.S. Le indicazioni fornite hanno carattere generale e si basano esclusivamente sulle informazioni contenute nella domanda. Non sostituiscono una valutazione psicologica approfondita svolta nell’ambito di un colloquio diretto con uno specialista.
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto le sue parole, sarebbe utile considerare per lei un percorso di psicoterapia che vada ad approfondire le origini di questa sfiducia verso il suo giudizio, comprendendo quali esperienze (probabilmente ripetute nel tempo) l'abbiano portata a percepire sé stessa come priva di risorse, gli altri invece come svalutanti. Tutto il lavoro passa anche per l'accettazione che l'altro non possa essere sempre completamente d'accordo con il suo sentire e il suo giudizio, perché tra voi ci sarà sempre uno spazio di separazione, che la rende autonoma. Ha raggiunto sicuramente tanta consapevolezza, adesso sarebbe utile andare incontro al cambiamento di convinzioni e pensieri che la fanno stare male. Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa Federica Tropea
Psicologo, Psicoterapeuta
Catania
Buongiorno, sono la dottoressa Federica Tropea, in merito a quanto ha scritto, lei mostra già un percorso di crescita molto importante: è passata dalla difficoltà a riconoscere ed esprimere se stessa a una maggiore consapevolezza emotiva e relazionale. Il disagio che sente ora non cancella questo percorso, anzi spesso arriva proprio quando si inizia a costruire un’identità più autonoma. Il punto centrale sembra essere questo: riesce ad ascoltare il suo bisogno e il suo giudizio, ma fa fatica a mantenerli saldi quando qualcuno importante li mette in discussione. È umano: tutti siamo influenzati dallo sguardo delle persone a cui teniamo. Il problema nasce quando il disaccordo dell’altro diventa automaticamente una svalutazione di sè. Magari un percorso psicologico potrebbe essere lo spazio giusto per trasformare questa consapevolezza in una stabilità emotiva più profonda e serena.
Resto a sua disposizione, buona giornata
Dott.ssa Daniela Testa
Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, vorrei dirle prima di tutto che il timore verso il giudizio dell'altro/a è una condizione molto diffusa, nel senso che sono numerose le persone che soffrono e vivono come una ingerenza pesonale il parere degli altri rispetto ai propri comportamenti. E' anche difficile impedire alle persone, soprattutto quelle che si frequentano e- come dice lei- di cui si ha fiducia ed affetto, di non esprimere pareri sul nostro operato. Quindi credo che la chiave del problema sia cercare di capire quanto peso diamo noi alle opinioni degli altri, se le leggiamo come critiche anche se talvolta non lo sono, se pensiamo che gli altri possano avere intenzioni negative, se sentiamo di essere noi a dipendere molto dalle opinioni altrui. Mi sembra importante quello che scrive quando dice: "...faccio quello che mi rende serena e in equilibrio con quella che sono..."
Le consiglio di rimare solida su questo modo di intendere la sua vita e di ridimensionare il valore delle parole degli altri che molto spesso non vanno oltre il momento in cui vengono dette e non hanno spesso il significato di voler cambiare le sue di scelte. Se così non fosse le consiglio di chiedere anche solo una consulenza ad un professionista che la possa aiutare ad approfondire meglio il problema e a trovare una soluzione.
Le auguro di ritrovare la serenità conquistata e rimango a disposizione se avesse bisogno di ulteriori chiarimenti.
Dr. Stefano Golasmici
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Gent.ma, se desidera esplorare i suoi pensieri e sentimenti, insieme alla qualità dei suoi giudizi, per trovare un suo personale equilibrio nel vivere i rapporti, provi a chiedere una consultazione. Non è escluso che un lavoro psicoterapeutico possa accompagnarla nel trovare un modo soddisfacente di vivere sé stessa. SG
Dott.ssa Ilenia Manelli
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Campi Bisenzio
Salve,
dal suo racconto emerge un lavoro significativo su di sé: riconoscere le emozioni, esprimerle e costruire un’autostima più solida. La difficoltà che descrive – sentirsi valida anche quando il proprio giudizio non viene accolto – è comune in chi ha una storia di timidezza o sensibilità al giudizio altrui. Non indica una regressione, ma un passaggio verso una maggiore autonomia emotiva.
Bisogna ricordare che il proprio giudizio resta valido perché nasce dall’esperienza personale, non dall’approvazione degli altri. Il disaccordo non toglie valore, è semplicemente una prospettiva diversa. Può essere utile distinguere tra il rifiuto dell’idea e quello della persona, riconoscere l’emozione che si attiva e ricordarsi il diritto ad avere un’opinione anche quando non è condivisa, coltivare relazioni in cui il confronto non mette in discussione il proprio valore!
Un percorso psicologico può essere un supporto utile per rafforzare ulteriormente questa autonomia.
Un saluto!
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Buongiorno e grazie per il messaggio.
Il suo percorso testimonia consapevolezza e una profonda crescita personale che integra strumenti fondamentali per la sua autostima e l'espressione di sé.
Il malessere che sperimenta sembra nascere da un nodo evolutivo comune: il passaggio dall'esprimersi all'autovalidarsi, slegando il proprio valore dal consenso altrui.
Accetti il dissenso poichè il rifiuto di un suo giudizio da parte degli altri non cancella la validità della sua esperienza. Rappresenta semplicemente la loro diversa visione del mondo.
Inoltre si può voler bene a qualcuno senza dover per forza pensarla allo stesso modo. Il disaccordo non mina il legame.
Quando compie una scelta che la fa stare bene (gelato), riconosca attivamente che quella decisione è giusta per lei, indipendentemente da cosa ne pensino le persone care.
Il giudizio altrui descrive chi lo esprime, non chi lo riceve. La sua serenità rimane il punto più affidabile per muoversi nella realtà.
Dott.ssa Sabrina Brachetti
Psicoterapeuta, Psicologo
Tuscania
Buongiorno, il percorso che ha fatto per imparare ad essere serena ed in equilibrio è molto importante. Gli altri hanno visioni e vissuti diversi dai nostri e quando danno un giudizio si basano su questo, è necessario accettare che le persone con cui ci relazioniamo possano pensarla diversamente da noi, ma questo non significa che il nostro giudizio sia meno valido.
Dott.ssa Chiara Cagnoli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
potrebbe essere necessario lavorare sull'individuazione della sua identità e indagare meglio le origini di questo suo senso di inadeguatezza o di paura del giudizio degli altri che interferisce con il suo stesso giudizio verso se stessa e le sue scelte che spesso è radicato in esperienze familiari o sociali pregresse, per riuscire a legittimarsi come persone autonoma e con la propria capacità di auto-realizzarsi indipendentemente dagli altri. Se volesse approfondire questi aspetti, per ritrovare una maggiore consapevolezza e lucidità per il suo benessere potrebbe valutare un percorso di psicoterapia in presenza o online.
Nel caso sono a disposizione.

Dott.ssa Chiara Cagnoli

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