Buongiorno dottori in questo periodo sto passando un periodo no, che oramai va avanti da diversi mes

Buongiorno dottori in questo periodo sto passando un periodo no, che oramai va avanti da diversi mesi se non erro più di 5 mesi oramai ho perso anche il conto, tutto e iniziato che un giorno mentre ero tranquillo alla scrivania che stavo vedendo un film, anche perchè esco poco apparte il lavoro quindi la maggior parte del tempo lo passo in casa, essendo che ho pochi amici e quei pochi o sono sposati o fidanzati, tutto ad un tratto mi inizio a sentire come distaccato dal mondo nel senso si capivo dove ero ecc, ma sembrava come se tutto quello che guardassi lo vedessi distante, una brutta sensazione, tutto questo fino ad oggi che ci sono momenti che più leggero ci sono momenti che molto forte, ma quello che mi preoccupa di più e il fatto che i primi giorni avevo pensieri del tipo se avevo un gelato in mano di tirarlo a qualcuno, oppure se avevo un coltello in mano mi passavano immagini in testa e così via, adesso da qualche settimana ho dei sintomi nuovi apparte quelli che avevo prima che ancora li ho, mi sono venute paure che non so manco io di cosa ho paura però c'è qualcosa che mi causa paura, tipo l'altra sera avevo una festa anche se sono uscito stavo con l'ansia come se qualcuno mi facessi del male, oppure come se da un momento a l'altro qualcuno mi spaventava, o come se da un momento a laltro mi veniva qualcosa, in più ho paura di avere delle allucinazioni, tipo mi succede che mi guardo attorno come se prima o poi vedro qualcuno anche se non ne ho mai avute, l'ultima cosa per finire ci sono momenti che quello che mangio lo sento con meno gusto come se lo sento alterato opppure con 0 gusto, in tutto questo prima avevo una memeria assurda adesso da quando mi sto sentendo così, ci soono giorno che non so se siamo lunedì o martedì, oppure devo fare qualcosa e mela dimentico, oppure faccio una cosa la mattina e il pomeriggio non mi ricordo bene cosa evevo fatto... adesso la mia domanda che vorrei porvi a voi dottori tutte queste paure che ho possono e mancanza di memoria può essere un inizio di psicosi o schizofrenia, ho ancora peggio demenza precoce, tipo la mia paura e che una mattina mi sveglio e non riconosco più i miei cari, la mia stanza ecc... non so se la psicosi può iniziare così ed evolvere oppure quello che sto vivendo non centra nulla con la schizofrenia... vi sarei grado se possono avere una risposta a questa mia paura.... per il fatto di sentirmi distaccato non e la prima volta che mi succede perchè mi era successo anche in passato anche se era durato molto di meno, per le paure invece e la prima volta... quindi per questo vorrei capire se può iniziare così oppure non centra nulla, anche perchè sono un tipo non so se collegato alla paura oppure alla mia ipocondria cerco sempre rassicurazioni sia da internet che da medici. anche perchè ho 33 anni e in famiglia non ho nessuno che soffre di queste patologie non so se può centrare qualcosa...

25 risposte


Gentile scrivente, il suo scritto mi sembra la descrizione e conoscenza di uno stato ansioso generalizzato con manifestazioni di paura e distanziamento. Tali condizioni credo appartengano a un tempo non recente ed è possibile che si aggravano. Le consiglio un consulto psicologico da uno psicoterapeuta per conoscere e approfondire il tutto e considerare i suoi dubbi e le domande che propone. Un cordiale saluto Dr.ssa Elisabetta Ciaccia

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grazie per aver condiviso il tuo vissuto, le parole che hai scritto raccontano con estrema sincerità uno stato di sofferenza profonda e prolungata, che merita attenzione, ascolto e cura. È evidente quanto tu stia cercando di capire cosa ti sta succedendo, tra sensazioni di distacco dalla realtà, pensieri intrusivi, paura, ansia, alterazioni della percezione e difficoltà di memoria. Tutto questo può essere davvero spaventoso, soprattutto se si ha la sensazione di perdere il controllo o di “non riconoscersi più”. Ti voglio dire, prima di tutto, che non sei solo, e che non sei “sbagliato”. La tua mente sta probabilmente cercando un modo per far fronte a una tensione emotiva importante, accumulata nel tempo. Spesso queste esperienze non indicano necessariamente l’inizio di una patologia grave come una psicosi o una demenza precoce, ma possono essere segnali di un malessere psichico profondo che merita di essere compreso e accolto, prima di tutto senza paura e senza giudizio. Le sensazioni di distacco che descrivi (come se tutto fosse lontano o irreale), i pensieri improvvisi e intrusivi (come l’idea di fare qualcosa di assurdo o violento senza volerlo realmente), la paura ingiustificata o la difficoltà di memoria, sono sintomi che spesso emergono in stati di forte stress, ansia cronica, o in quadri di depersonalizzazione e derealizzazione. In alcuni casi possono essere collegati anche a forme di ipocondria o ansia generalizzata, come tu stesso intuisci. Ma è importante sottolineare una cosa: la tua capacità di riflettere su ciò che ti accade, di cercare aiuto, di analizzare quello che provi, è un segno di contatto con la realtà, non il contrario. Le persone che iniziano a sviluppare forme gravi di psicosi spesso non si pongono le domande che tu ti stai ponendo. In questi casi, un percorso psicoterapeutico può aiutare moltissimo. Come psicoanalista interpersonale, lavoro proprio su questo: costruire uno spazio sicuro dove poter dare voce e significato a ciò che si prova, senza paura, senza fretta, senza diagnosi affrettate. A volte è sufficiente essere ascoltati nel modo giusto per cominciare a ritrovare un senso di continuità e fiducia nella propria esperienza. Ti incoraggio, con delicatezza, a non affrontare tutto questo da solo. È già un passo importante esserti espresso così chiaramente. Se lo desideri, sono disponibile ad accoglierti per iniziare insieme un percorso che ti aiuti a ritrovare stabilità, calma e connessione con te stesso e con il mondo attorno a te. Un caro saluto Dr.ssa Jessica Guidi


Buongiorno, dal suo racconto emerge con chiarezza un profondo disagio che si protrae da diversi mesi e che sta influenzando in modo significativo la qualità della sua vita. Descrive sintomi come la sensazione di distacco dalla realtà (che può essere legata a fenomeni dissociativi come la depersonalizzazione o la derealizzazione), pensieri intrusivi e disturbanti, aumento dell’ansia, ipervigilanza, alterazioni nella percezione del gusto, difficoltà di memoria e una forte paura legata alla possibilità di sviluppare una malattia mentale grave. È importante dirle che quello che sta vivendo non significa automaticamente che ci sia in atto una psicosi, una schizofrenia o una demenza precoce. Molti dei sintomi che descrive – soprattutto se compaiono in un contesto di isolamento, stress, ansia intensa o ipocondria – possono essere manifestazioni ansioso-depressive, oppure legate a una condizione di disturbo d'ansia generalizzato, disturbo ossessivo-compulsivo (soprattutto per la presenza di pensieri intrusivi), o a un disturbo dissociativo. È altrettanto vero, però, che alcuni di questi sintomi meritano un approfondimento clinico per essere inquadrati nel modo corretto. La sua preoccupazione per la memoria e per la possibilità di una malattia neurodegenerativa non trova riscontro oggettivo nella sua età né nella familiarità, ma anche questo tipo di timore può essere espressione di un’ansia ipocondriaca. Le rassicurazioni, per quanto possano dare un sollievo temporaneo, spesso non bastano a interrompere questo circolo di paure e sintomi. Ecco perché sarebbe molto utile e consigliato rivolgersi direttamente a uno specialista della salute mentale, come uno psicologo psicoterapeuta o uno psichiatra, per una valutazione approfondita, che possa chiarire meglio la natura di ciò che sta vivendo e costruire un percorso di supporto adatto a lei. Con il giusto aiuto è assolutamente possibile uscire da questo stato e ritrovare benessere. Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa


Buongiorno scrivere in modo formale è un poco scomodo per me, oltre che non fa parte delle mie caratteristiche di psicoterapeuta ma lei chiede un parere tecnico, proverò a darlo ma immancabilmente lascerò traccia delle mie parti umane-personali che si intrecciano al professionista. Mi pare di poterla rassicurare sulla psicosi perchè ha un esame di realtà, nella psicosi le allucinazioni sono indistinguibili dalla realtà, semmai sembra esserci una forte tensione interiore. Quella aggressività di quel gelato (o coltello) che lei avrebbe avuto voglia di lanciare contro qualcuno che si trasforma qualche giorno dopo in una paura di qualcuno che le possa fare del male, direi che "teme ciò che farebbe agli altri". A cosa è dovuta questa aggressività? Sembra che lei sia arrabbiato oltre che spaventato, spaventato della sua salute non solo psichica ma anche fisica. E c'è la solitudine con cui apre questo scritto, solitudine che affianco ad una parola contrapposta che usa alla fine di questa stesura, rassicurazione. Una persona che vive come fosse "distaccato dal mondo" che cerca rassicurazione, il problema è dove trovare l'anima che la rassicura, e allora quel rabbioso gelato può avere un senso. Ha mai pensato di fare un percorso per imparare a conoscersi? Spero di averle dato qualche spunto su dei pensieri da sviluppare. Un cortese saluto.


Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive. Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL


Buongiorno, la ringrazio per la fiducia con cui ha voluto raccontare quello che sta vivendo. Dalle sue parole emerge con molta chiarezza la fatica, la preoccupazione e la confusione che sta attraversando, e comprendo quanto possa essere difficile convivere ogni giorno con questa sensazione di distacco, con la paura di perdere il controllo della mente e con i dubbi costanti su ciò che le sta succedendo. La sensazione che descrive, quella di sentirsi come distaccato dal mondo, di percepire ciò che la circonda come distante o irreale, rientra in un fenomeno psicologico noto come derealizzazione, spesso accompagnato da un’altra esperienza simile, chiamata depersonalizzazione. Queste esperienze, seppur molto sconcertanti, sono più comuni di quanto si pensi e si manifestano frequentemente nei periodi di forte stress, ansia o affaticamento psicofisico. Non sono in sé segnali di un disturbo psicotico, anche se la loro intensità può spaventare molto. Quando la mente si trova sotto pressione per lungo tempo, come lei racconta succedere ormai da diversi mesi, può succedere che alcune delle normali funzioni cognitive inizino a funzionare in modo meno fluido. Ad esempio, può accadere di avere difficoltà di concentrazione, di memoria o di provare un calo delle sensazioni corporee come il gusto o l’emozione. Tutto questo può far temere di stare perdendo la testa, ma nella maggior parte dei casi si tratta di reazioni di difesa del cervello, che cerca di proteggersi da uno stato di attivazione eccessiva. Anche i pensieri intrusivi che ha avuto in passato, come l’idea di lanciare qualcosa o di far male a qualcuno, sono molto più comuni di quanto si immagini. In ambito cognitivo-comportamentale sappiamo che questi pensieri, definiti ossessivi, non rappresentano una volontà reale né una tendenza pericolosa, ma sono frutto dell’ansia che si manifesta in forma mentale. Proprio perché lei se ne è spaventato, li ha osservati, giudicati e si è chiesto cosa stesse accadendo. Questo è un chiaro segno del fatto che conserva il contatto con la realtà, il che differenzia nettamente la sua esperienza da ciò che accade in condizioni psicotiche vere e proprie, dove invece il soggetto non riconosce come strani o disturbanti i propri pensieri. Le paure immotivate e il timore che da un momento all'altro possa succedere qualcosa di terribile rientrano invece in un quadro ansioso, in particolare legato a un possibile disturbo d'ansia generalizzata o a una condizione ipocondriaca, dove la persona è continuamente proiettata a monitorare il proprio stato fisico o mentale per prevenire un presunto rischio. Questo può portare a un’iperattivazione costante del sistema nervoso, che compromette poi la qualità del sonno, la concentrazione e il tono dell’umore, favorendo un circolo vizioso difficile da interrompere da soli. Il fatto che lei si ponga la domanda se si tratti di psicosi o demenza è comprensibile, considerando la paura crescente e il bisogno di rassicurazione. Tuttavia, nella psicosi, le convinzioni o le esperienze anomale non vengono messe in discussione come sta facendo lei. Chi è nel pieno di un episodio psicotico generalmente non ha il dubbio che qualcosa non vada, ma anzi vive le sue convinzioni come assolutamente reali. Il fatto che lei analizzi, metta in discussione, cerchi spiegazioni e voglia capire è piuttosto un indice del suo contatto con la realtà, seppur fragile e affaticato in questo momento. Anche la demenza precoce, che lei teme, si presenta in modo molto diverso, con un declino costante e progressivo delle capacità cognitive, che però a 33 anni è estremamente rara, soprattutto in assenza di familiarità o sintomi neurologici specifici. Quello che descrive sembra piuttosto un quadro ansioso intenso, probabilmente cronicizzato e alimentato da isolamento sociale, ruminazione mentale e ipercontrollo. Il fatto che cerchi rassicurazioni da internet e da medici, e che ciò non riesca comunque a calmarla, è tipico dei disturbi d’ansia: la ricerca di rassicurazione temporaneamente riduce l’ansia, ma a lungo andare la mantiene e la rinforza. Le suggerisco di considerare seriamente l’opportunità di iniziare un percorso psicoterapico di tipo cognitivo-comportamentale, che è particolarmente indicato per questi disturbi. Lavorare con un professionista può aiutarla a interrompere questi circoli viziosi, a distinguere i pensieri realistici da quelli disfunzionali e a costruire strumenti pratici per gestire l’ansia e ritrovare una maggiore stabilità interiore. Nel frattempo, cerchi di mantenere una routine il più possibile regolare, si conceda momenti di movimento fisico, anche brevi passeggiate, e cerchi occasioni di socializzazione, anche se minime. L’ansia si alimenta nel silenzio e nella solitudine, ma può iniziare ad allentare la presa nel confronto e nella relazione. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Gentile utente di mio dottore, le manifestazioni di cui parla sono l espressione di un disturbo d ansia. Dai disturbi di matrice ansiosa è possibile guarire attraverso l ausilio congiunto di farmacoterapia e psicoterapia. Si affidi quanto prima ad uno specialista, vedrà che pian piano uscirà dalla morsa dei suoi sintomi. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara


Buon giorno, il tema è molto delicato. La sua richiesta ha bisogno di un contesto adatto per una valutazione della sua storia e di quanto sta accadendo. Suggerisco degli incontri con un terapeuta, le saranno utili per darle una risposta e orientarla sul possibile intervento. Dottoressa Teresita Forlano


Buongiorno gentile Utente, ho letto con attenzione le sue parole, e desidero innanzitutto dirle che è comprensibile quanto ciò che sta vivendo la stia turbando. Quando ci si trova immersi in un’esperienza che cambia la percezione di sé, degli altri e del mondo esterno, è naturale sentirsi spaventati e confusi, soprattutto se queste sensazioni si protraggono nel tempo. Quello che descrive, a partire dalla sensazione di distacco dalla realtà, può essere riconducibile a uno stato di derealizzazione e depersonalizzazione, condizioni che spesso si accompagnano a periodi di forte stress emotivo o ansia protratta. Sono esperienze spiacevoli, ma non sono necessariamente segnali di un disturbo grave come una psicosi o una forma di demenza. La sua lucidità nel descrivere ciò che accade, la consapevolezza che questi pensieri le fanno paura e la capacità di mettere tutto in dubbio sono già indicatori importanti: chi si trova in uno stato psicotico, infatti, perde contatto con la realtà in modo profondo e non mette in discussione ciò che percepisce. Anche i pensieri intrusivi di tipo aggressivo che ha riportato sono più comuni di quanto si pensi, soprattutto in persone ansiose o con una tendenza all’ipervigilanza. Sono pensieri che spaventano proprio perché contrari alla propria volontà, e proprio per questo rappresentano un segnale di funzionamento mentale intatto, non di follia. Sono presenti anche nel disturbo ossessivo-compulsivo, spesso accompagnati da una forte ricerca di rassicurazione, proprio come lei descrive. L'alterazione della memoria e del gusto, il senso di confusione e la fatica a orientarsi nel tempo possono essere il risultato di un forte sovraccarico emotivo. Quando l’ansia è presente per molti mesi, il cervello tende a lavorare in “modalità allarme”, il che può compromettere alcune funzioni cognitive come la concentrazione, la memoria e la percezione. Ma anche in questo caso, si tratta di effetti reversibili con un supporto adeguato e non indicano una malattia neurodegenerativa. Lei ha 33 anni, non ha familiarità con patologie psicotiche o demenziali, e possiede una consapevolezza del proprio funzionamento che non è compatibile con un esordio psicotico. Quello che invece traspare è una profonda richiesta di comprensione, di rassicurazione e di aiuto. Ed è proprio questo, il chiedere aiuto, il gesto più sano e protettivo che si possa fare in questo momento. Le consiglio di non rimanere solo con queste paure. Rivolgersi a uno psicoterapeuta con formazione strutturata, che sappia integrare diversi approcci basati sulle evidenze scientifiche, potrà aiutarla a fare chiarezza, ad affrontare le sue sensazioni e a ricostruire un senso di sicurezza interiore. A volte, anche un breve percorso di sostegno può fare una grande differenza. Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione, Dott. Luca Vocino

Dott. Luca Vocino

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Buongiorno, quello che descrive sembra un quadro in cui l’ansia e la paura alimentano sensazioni di distacco e confusione, creando un circolo difficile da interrompere. I pensieri violenti o immagini intrusive non significano che agirà o che sta per impazzire, ma sono spesso sintomi di ansia o disturbi ossessivi. Le paure di allucinazioni e di perdita di memoria sono comuni quando si è molto preoccupati, ma la sua consapevolezza di questi dubbi e la mancanza di episodi concreti indicano che non si tratta di una psicosi o demenza. Il fatto che non ci siano casi in famiglia e la sua età giocano a suo favore. La difficoltà a ricordare o a orientarsi può essere correlata allo stress intenso e alla stanchezza mentale. Una buona strategia è limitare la ricerca continua di rassicurazioni, che spesso mantiene o peggiora l’ansia, e rivolgersi a un percorso terapeutico mirato per gestire questi sintomi e ritrovare stabilità. Dott.ssa Francesca Gottofredi


Dott. Francesco Paolo Coppola, (Napoli on line o in presenza), psicologonapoli org - per info PROFILO su MioDottore Da quello che descrivi, la cosa più importante adesso è non rimanere solo con queste paure. La tua domanda, ripetuta e molto dettagliata, mi dice che stai cercando disperatamente di capire “cosa ti sta succedendo” e di trovare una via d’uscita. Non ti rispondo con etichette cliniche — non è questo il momento — ma con un’indicazione chiara: è necessario un colloquio psichiatrico rapido per capire se siamo di fronte a un disturbo ossessivo intenso, oppure altro. Questo non significa che tu “sia pazzo”, ma che c’è bisogno di un medico che possa valutare anche la possibilità di una terapia farmacologica mirata, capace di ridurre la sofferenza e proteggere la lucidità. Parallelamente, un lavoro psicoterapeutico può aiutarti a ridurre la paura di “impazzire” e a riportare il corpo e la mente su un terreno stabile. È un lavoro di doppia via: lo psichiatra si occupa di modulare i sintomi più destabilizzanti; lo psicoterapeuta lavora sulla comprensione delle tue reazioni, sulla gestione dell’ansia e sul recupero delle funzioni quotidiane. Come scriveva Freud, “l’Io non è padrone in casa propria”: quando certe immagini, pensieri o sensazioni emergono, la mente cerca di controllarli, e più lo fa, più questi si radicano. Lacan avrebbe detto che “la paura di impazzire è già un discorso dell’Io”, e Recalcati ricorda che l’angoscia, pur devastante, è anche una bussola che segnala un passaggio critico dell’esistenza. Non affrontare tutto questo come una lotta solitaria. Avere il coraggio di chiedere aiuto — e farlo subito — è il primo passo per invertire la direzione in cui ti senti spinto. Queste parole, da sole, restano teoria — lo so. Senza un lavoro costante su di te, una spiegazione non basta. I cambiamenti non avvengono in un giorno, ma passo dopo passo. E io ci sono, se vuoi farli insieme. Si consiglia a tutti anche una valutazione medica o psichiatrica di fiducia, per escludere eventuali cause fisiche, metaboliche o neurologiche che possano influenzare lo stato emotivo e percettivo. Avere un quadro clinico chiaro è sempre un aiuto concreto per orientarsi meglio.


Quello che descrivi — la sensazione di distacco dalla realtà, i pensieri intrusivi aggressivi o assurdi, la paura di allucinazioni e la difficoltà a concentrarti e ricordare — è qualcosa che può spaventare moltissimo, soprattutto perché la mente tende a collegare questi vissuti a “psicosi” o “demenza”, aumentando l’ansia. Ti rassicuro su alcuni punti importanti: • Derealizzazione e depersonalizzazione (sentirsi distaccati, come se tutto fosse irreale) sono sintomi frequenti nei periodi di forte ansia o stress, non segnali di schizofrenia o demenza. • I pensieri intrusivi (tipo “e se tirassi un gelato?” o immagini improvvise con un coltello) non significano che tu li voglia davvero realizzare: sono comuni nei disturbi d’ansia o ossessivi, e generano proprio il contrario, paura e rifiuto. • La paura di impazzire o di sviluppare allucinazioni è tipica dell’ansia, soprattutto quando ci si informa molto online o si cerca continuamente rassicurazione. • I problemi di memoria che riporti (confondersi sui giorni, dimenticare piccole cose) spesso derivano dall’ansia cronica, dall’iper-vigilanza e dal fatto che la mente è costantemente occupata a monitorare i sintomi, non da una degenerazione cerebrale. Alla tua età e senza familiarità, una demenza precoce è altamente improbabile. La psicosi in genere si manifesta con sintomi molto diversi: convinzioni false percepite come assolutamente reali, allucinazioni che la persona non mette in dubbio, perdita di contatto con la realtà. Tu invece sei spaventato proprio dal pensiero che questo possa accadere: questa consapevolezza è un segnale che non si tratta di psicosi. Cosa puoi fare adesso: • Parlarne con un professionista (psichiatra o psicologo): un supporto mirato può aiutarti a gestire ansia e pensieri intrusivi, ed eventualmente valutare se serve anche un sostegno farmacologico. • Ridurre le ricerche su internet riguardo psicosi e demenza: mantengono il ciclo di paura. • Lavorare su tecniche di grounding e mindfulness, per radicarti nel presente quando arriva la sensazione di irrealtà. • Dare al tuo corpo uno stile di vita regolare: sonno, movimento, contatti sociali anche minimi. Non stai “impazzendo”: stai vivendo una fase di ansia intensa che si manifesta in forme che fanno molta paura, ma che restano riconoscibili e trattabili. Con il giusto aiuto, puoi ritrovare stabilità. Dott.ssa De Pretto


Buon pomeriggio, signore. Ho letto con attenzione il suo racconto e mi pare di avere capito che non si è rivolto ad uno specialista per valutare la situazione. Prima di ricevere una diagnosi è necessario che un esperto la incontri e, dopo averla ascoltato, potrà darle il chiarimento necessario , affinchè lei non si perda in una confusione totale. La invito a fare questo passo in modo tale da sapere con certezza che tipo di disturbo ha, per poter avviare un percorso di terapia.

Luisa Petruzzelli

Luisa Petruzzelli

psicologo clinico

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Caro utente, la ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e fonte di grande sofferenza. Leggendo le sue parole, emerge una condizione di profonda ansia e disagio. È chiaro che le sensazioni che descrive la stanno intrappolando in un circolo vizioso di paura, che la sta rendendo difficile vivere in modo sereno. Disconnessione dalla realtà e pensieri intrusivi La sensazione di "sentirsi distaccato" o di non essere "presente" è un fenomeno molto comune, noto in psicologia come derealizzazione. Non è un segno di follia, ma piuttosto una reazione psicologica a forti stati di stress, ansia o affaticamento. Il cervello, per proteggerci, ci fa sentire come se la realtà fosse un po' distante, ovattata o non del tutto "nostra". È una sensazione spiacevole, ma non è di per sé un sintomo psicotico. I pensieri intrusivi, come l'idea di tirare un gelato o usare un coltello, sono tipici pensieri ossessivi. Sono idee che non si vogliono avere, che generano un'enorme ansia e che non portano mai a un'azione concreta. Chi vive questi pensieri ha una profonda paura di metterli in atto, a dimostrazione che non c'è una reale intenzione di agire. La differenza tra paura e sintomi psicotici Il nucleo del suo problema, da quanto lei descrive, non sono le allucinazioni o i deliri, ma la paura di averli. L'elemento centrale è l'ansia anticipatoria. Lei non sta vivendo un delirio, ma sta temendo di averlo. Non sta vedendo allucinazioni, ma sta temendo di vederle. Questa distinzione è cruciale: Psicosi: Si crede e si sperimenta una realtà alterata, senza avere la consapevolezza che ciò sia un sintomo della malattia. Chi vive un delirio, lo considera assolutamente reale. Ansia/Ipocondria psicotica: Si teme di perdere il contatto con la realtà e si vive una forte paura che ciò possa accadere. Lei è lucidissimo e consapevole che le sue paure sono irrazionali. La prova è che le sta descrivendo chiaramente e si sta chiedendo se sono sintomi di psicosi. Il fatto che lei abbia questa lucidità e questo timore dimostra che non è in uno stato psicotico. La sua mente, in un tentativo di controllare l'ansia, sta creando uno scenario di paura costante. I suoi pensieri di voler sentire messaggi in TV o vedere volti trasformati sono tipici meccanismi ossessivi, in cui la mente si "aggrappa" a una paura e la esaspera, ma lei mantiene la piena consapevolezza che ciò non è reale. Perdita di memoria e gusto alterato I problemi di memoria che descrive non sono sintomi di demenza o psicosi. Sono, invece, un segnale evidente che la sua mente è sovraccarica e sotto un forte stress. L'ansia e la preoccupazione costante consumano enormi energie mentali, riducendo la sua capacità di concentrazione e di memorizzazione. Allo stesso modo, il gusto alterato può essere una conseguenza di alti livelli di stress e ansia, che influenzano il sistema nervoso e le percezioni sensoriali. Conclusioni Il suo stato di ansia le sta impedendo di vivere, ma è assolutamente curabile. Non si scoraggi. La sua condizione, sebbene dolorosa e limitante, non è una psicosi imminente. Si tratta di un disturbo d'ansia grave, con una forte componente ossessiva che risponde bene alla psicoterapia, in particolare a un approccio cognitivo-comportamentale (CBT). Smetta di cercare rassicurazioni online, perché, come ha visto lei stesso, non fanno altro che alimentare le sue paure e le sue ossessioni, anziché rassicurarla. Il fatto che abbia cercato aiuto e che si stia informando dimostra la sua forza e la sua volontà di stare meglio. Un professionista potrà aiutarla a: Comprendere le cause profonde di questa ansia generalizzata. Imparare a gestire e ad affrontare i pensieri ossessivi e le paure che la assillano. Ritrovare la sua serenità e il suo "senso di presenza" nel mondo, uscendo da questo circolo di paure. Non affronti questa battaglia da solo. Distinti saluti, Dott. Sandro Mangano Psicologo


Caro/a, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo. Capisco bene quanto possano essere spaventanti e destabilizzanti sensazioni come il sentirsi distaccati dal mondo, i pensieri intrusivi o le paure improvvise. Queste esperienze spesso portano con sé l’ansia di “perdere il controllo” o che possano essere il segnale di qualcosa di molto grave. È importante sapere che ciò che descrivi – derealizzazione, pensieri intrusivi, paure vaghe e difficoltà di concentrazione – sono sintomi che molte persone sperimentano in fasi di forte stress, ansia o stanchezza prolungata. Non significano automaticamente psicosi, schizofrenia o demenza. Al contrario, il fatto che tu riesca a riconoscere questi vissuti e a chiedere chiarimenti è un segnale di consapevolezza e lucidità. Un principio che spiego spesso ai pazienti è che i pensieri non sono fatti: anche se possono sembrare strani, minacciosi o incontrollabili, restano pensieri, non previsioni né verità. Imparare a osservare questi pensieri senza giudicarli o combatterli (come nuvole che passano nel cielo) riduce la loro forza. Ti invito a considerare due passi pratici: Valutazione professionale diretta: un colloquio con uno psicologo o uno psichiatra può aiutarti a comprendere meglio questi sintomi e a distinguere ciò che nasce dall’ansia da ciò che richiede un approfondimento medico. Strategie quotidiane: tecniche di respirazione, routine regolari di sonno e attività fisica, e momenti di connessione sociale (anche piccoli) possono avere un impatto positivo sul senso di distacco e sulle paure. Capisco bene la tua paura di “svegliarti e non riconoscere più nessuno”, ma ciò che descrivi non è tipico di una demenza precoce: sembra piuttosto collegato ad ansia e ipercontrollo dei segnali interni. Il consiglio che mi sento di darti è di non affrontare tutto da solo: chiedere aiuto è un passo di forza, non di debolezza. Con il giusto supporto puoi ridurre queste paure e recuperare la fiducia nel tuo corpo e nella tua mente. Un caro saluto,


Quello che descrive non è l’inizio di una psicosi o di una demenza, ma il frutto di un’ansia che La spinge a controllare continuamente la Sua mente e il Suo corpo, fino a trasformare normali sensazioni in minacce. La paura di “impazzire” è essa stessa la gabbia che La fa sentire distaccato e confuso, ma il fatto che cerchi rassicurazioni e si domandi se sia psicosi dimostra che non lo è: chi perde davvero contatto con la realtà non si interroga su questo. Con un lavoro mirato è possibile spezzare il circolo vizioso del rimuginio e tornare a vivere con più presenza e fiducia.


Caro, intanto ti voglio ringraziare sinceramente per il modo in cui ti sei aperto nel raccontare quello che stai vivendo. Le tue parole mostrano un grande desiderio di capire, di cercare un senso in mezzo a un’esperienza che sembra aver cambiato il tuo modo di percepire il mondo, te stesso e gli altri. Non è semplice mettere tutto questo nero su bianco, e il solo fatto che tu l’abbia fatto, è già un passo molto importante. Come terapeuta relazionale, parto sempre dal principio che i sintomi non sono mai “fuori contesto”, ma ci dicono qualcosa — parlano di una storia, di una relazione con sé e con gli altri che forse, in questo momento, è in crisi, in trasformazione, o sotto pressione. Da ciò che descrivi — la sensazione di distacco dalla realtà, il corpo che sembra presente ma “non del tutto”, il cibo che non ha più sapore, la fatica a ricordare, le immagini intrusive, le paure improvvise e difficili da definire — potremmo trovarci di fronte a qualcosa che, in psicologia, si chiama derealizzazione e depersonalizzazione, spesso accompagnata da ansia generalizzata e pensieri ossessivi. Questi fenomeni non indicano una psicosi o schizofrenia, ma uno stato di forte stress emotivo e mentale, in cui il sistema nervoso è come se fosse “in allerta costante”. È un modo, anche se molto scomodo, con cui la mente cerca di difendersi, di tenere insieme qualcosa che forse — dentro — sta facendo fatica a restare unito. E il fatto che in passato tu abbia già vissuto qualcosa di simile, anche se in forma più leggera, ci dice che probabilmente hai una certa sensibilità o predisposizione a somatizzare lo stress e la solitudine attraverso questi vissuti. Non è un segno di malattia grave. È un segno che qualcosa dentro di te ha bisogno di essere ascoltato in modo diverso. Le tue paure: sono segnali, non sentenze La paura di avere una psicosi, di vedere allucinazioni, di “impazzire” o addirittura sviluppare una demenza precoce… sono pensieri che spaventano profondamente, e non vanno minimizzati. Ma vanno capiti. Chi è davvero all’inizio di un disturbo psicotico in genere non ha questa chiarezza di pensiero e autoconsapevolezza. Non si spaventa di quello che prova, perché non se ne rende conto in modo critico. Tu, invece, ti osservi, ti interroghi, chiedi, confronti. Questo è un indice prezioso di preservata realtà e contatto con te stesso, anche se ti sembra tutto confuso. Inoltre, non stai perdendo la memoria in senso organico o neurologico. Dimenticare che giorno è, sentirsi confusi, non ricordare cosa si è fatto al mattino… sono sintomi molto comuni in stati di forte ansia e stress cronico, dove la mente è troppo occupata a “scansionare il pericolo” per riuscire a concentrarsi sul resto. Il contesto conta: e il tuo ci parla Tu descrivi anche una vita piuttosto ritirata, pochi amici, relazioni che si sono spostate verso altre fasi della vita (matrimoni, convivenze), un lavoro che immaginiamo essere abbastanza solitario… e una routine che ti lascia spesso dentro casa, da solo con i tuoi pensieri. In questo tipo di contesto, è comprensibile che la tua mente inizi a “chiudersi su se stessa”, e che il bisogno di sicurezza porti a un eccesso di controllo, di ricerca di rassicurazioni, di paura di perdere il controllo. Tutti questi elementi vanno letti non come segnali di una malattia grave, ma come indicatori che c’è bisogno di cambiamento e contatto umano, di riattivare la rete delle relazioni, ma soprattutto la relazione con te stesso. Ti invito ad attivare un percorso di terapia in cui magari verrai visto come un paziente da “incontrare” e non da curare. Un caro saluto

Dott.ssa Miriam Rega

Dott.ssa Miriam Rega

psicologo

Giugliano in Campania

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Buongiorno, capisco quanto possa essere spaventoso da vivere quello che descrive, ma non coincide necessariamente con una psicosi o con una malattia come la schizofrenia o la demenza. Spesso sensazioni di “distacco”, pensieri intrusivi e paure poco definite compaiono in momenti di forte ansia o stress, soprattutto quando si tende a passare molto tempo da soli o a cercare continue rassicurazioni. I sintomi non sono mai solo “individuali”, ma hanno senso all’interno della sua storia, delle relazioni e dei contesti di vita. Il fatto che lei racconti di passare molto tempo da solo, di avere pochi spazi di condivisione e di sentirsi preoccupato per il futuro, può aver reso più fragile la sua percezione di sé e del mondo, amplificando le paure. Il focus al momento potrebbe non essere quello di cercare da solo una diagnosi, che potrebbe rischiare di aumentare l’ansia, ma rivolgersi a uno specialista della salute mentale (psicoterapeuta e, se necessario, anche psichiatra) per una valutazione approfondita. In questo modo potrà dare un nome più preciso a quello che sta vivendo, comprenderne le origini e soprattutto trovare strumenti concreti per affrontarlo. La invito quindi a non rimanere isolato con queste paure: chiedere aiuto non significa che “ci sia per forza qualcosa di grave”, ma al contrario che vuole prendersi cura di sé prima che l’ansia continui a occupare tutto lo spazio della sua vita. Queste esperienze, per quanto disturbanti, sono affrontabili e possono migliorare con il giusto supporto. Le consiglierei di rivolgersi a uno psicoterapeuta, che potrà aiutarla a comprendere meglio cosa sta accadendo e a ritrovare maggiore serenità. Il fatto che lei si stia interrogando e chiedendo aiuto è già un passo molto importante.


Gentilissimo, dalla sua descrizione sembrerebbe che sia successo qualcosa 5 mesi fa o qualche tempo prima che abbia scatenato questo senso di ansia e preoccupazione. L'ansia se generalizzata in più contesti può portare ad uno stato confusionale, dove aumentano le paure, le angosce e si amplificano le suggestioni. Questo aumento risiede nel non sapere perchè proviamo queste sensazioni e cosa l'abbia potuto generare. La consapevolezza di ciò che ci accade, ci rende maggiormente capaci di poter gestire successivamente le situazioni di ansia. La memoria può risentire di questo stato di confusione, in quanto l'attenzione è sempre focalizzata sulle preoccupazioni e non sul qui ed ora. Cerchi di non fare ricerche su internet, bensì di capire cosa è accaduto che ha scatenato queste sensazioni negative. Spero di esserle stata utile


Buongiorno, dalla sua descrizione traspare quanto questa esperienza sia fonte di forte preoccupazione e fatica. I sintomi che racconta – la sensazione di distacco dalla realtà, i pensieri intrusivi e le paure rispetto a ciò che potrebbe accadere – possono risultare molto destabilizzanti, ma non significano automaticamente che lei stia sviluppando una psicosi o una demenza. Spesso, condizioni come l’ansia intensa o stati di stress prolungati possono generare vissuti di derealizzazione, depersonalizzazione, perdita di concentrazione e timori catastrofici. Questi non sono segni di “impazzire”, ma piuttosto campanelli d’allarme che indicano il bisogno di prendersi cura di sé e di affrontare queste paure con un supporto adeguato. Comprendo il suo bisogno di rassicurazioni, ma cercarle continuamente rischia di mantenere attiva l’ansia. Ciò che può davvero aiutarla è rivolgersi di persona a un professionista della salute mentale: uno psicologo o uno psicoterapeuta potranno ascoltarla, inquadrare meglio la situazione e offrirle strumenti per ritrovare stabilità e fiducia. Le consiglio quindi di non affrontare da solo questo momento, ma di intraprendere al più presto un percorso di sostegno: è un passo importante per ritrovare benessere.


Buongiorno, capisco quanto le sensazioni che descrive possano spaventarla. I sintomi che racconta (distacco dalla realtà, pensieri intrusivi, paure, cali di memoria) non indicano automaticamente psicosi o demenza. La psicosi si manifesta con allucinazioni o convinzioni deliranti persistenti, che lei non riferisce. Le consiglio comunque una valutazione specialistica per chiarire meglio il quadro e impostare un percorso mirato. Nel frattempo può aiutarsi con tecniche semplici, come respirazione lenta o esercizi di grounding, ed evitare di cercare continuamente rassicurazioni online. Se lo desidera, sono disponibile a iniziare con lei un percorso per gestire questi sintomi e ritrovare stabilità. Un caro saluto, Dott.ssa Barcella


Buonasera, dalle sue parole si percepisce tutta la fatica che sta vivendo da mesi: sensazioni di distacco dalla realtà, pensieri intrusivi, paure legate a possibili allucinazioni, cali di memoria e di concentrazione. Capisco bene quanto possano spaventare sintomi di questo tipo e quanto possano portare a temere scenari gravi come schizofrenia o demenza. Vorrei rassicurarla su un punto importante: l’ansia intensa e prolungata, unita a stati di derealizzazione (sensazione di distacco dalla realtà) e pensieri intrusivi, può dare la sensazione di “perdere il controllo” o di “impazzire”, ma questo non significa che stia sviluppando una psicosi o una demenza. I pensieri di fare del male, ad esempio, rientrano spesso tra i pensieri intrusivi tipici dell’ansia e non implicano che lei voglia davvero compierli. Anche la difficoltà a ricordare o a concentrarsi è molto frequente quando si è sotto stress: la mente è talmente occupata dalla paura e dalla vigilanza costante, che fa più fatica a trattenere informazioni. Detto questo, è evidente che la sofferenza che descrive è forte e sta condizionando la sua vita quotidiana. Per questo non basta cercare rassicurazioni online: è importante rivolgersi a uno specialista (psicologo o psichiatra) che possa valutare in modo approfondito la situazione e indicarle un percorso mirato. Solo così potrà trovare strategie concrete per gestire questi sintomi e tornare a vivere con più serenità. Ha già fatto un passo importante chiedendo qui. Il prossimo, fondamentale, è non restare solo con queste paure ma affrontarle insieme a un professionista. Un caro saluto, Dott.ssa Beatrice Carrara


Capisco quanto questa situazione possa essere pesante e spaventosa. I sintomi che descrive – sensazione di distacco, pensieri intrusivi, paure e difficoltà di concentrazione – sono molto spesso legati a ansia intensa, stress prolungato e ipervigilanza, piuttosto che a un esordio di psicosi o demenza. Il fatto che lei mantenga consapevolezza critica e riconosca che si tratta di paure è un elemento importante. Le consiglio comunque di continuare il percorso con uno psicologo o psichiatra di fiducia, per avere un sostegno continuativo e strategie mirate a ridurre ansia e rimuginio. Non è solo e con un supporto adeguato questi sintomi possono attenuarsi.


Gentile utente, da ciò che descrive, sembra che stia vivendo una condizione di forte ansia protratta nel tempo, associata a pensieri intrusivi, sensazione di distacco (derealizzazione) e paura di perdere il controllo o la lucidità. Tutti questi sintomi possono essere molto spaventosi, ma non indicano un inizio di psicosi o di demenza. La differenza fondamentale è che nella psicosi o nella schizofrenia la persona non si accorge di ciò che sta accadendo, mentre lei è pienamente consapevole che qualcosa non va e cerca spiegazioni e rassicurazioni. Questa consapevolezza è proprio la prova che il contatto con la realtà è integro. Le sensazioni di irrealtà, il calo della memoria, la difficoltà di concentrazione o il gusto alterato sono effetti secondari dello stress e dell’iperattivazione ansiosa: quando la mente è in allarme costante, le funzioni cognitive e percettive ne risentono. È come se il cervello, impegnato a “difendersi”, faticasse a restare centrato sul presente. La paura di impazzire o di “non riconoscere più se stessi o gli altri” è un pensiero comune in chi vive stati ansiosi intensi, ma non è un segno di degenerazione mentale. L’ansia non evolve in schizofrenia né in demenza: si tratta di due condizioni molto diverse per cause, età di esordio e manifestazioni. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere l’origine di questa ansia e a ridurre il controllo costante sui propri pensieri e sensazioni, che oggi la sta logorando. Il primo passo è non cercare più risposte online — che spesso amplificano la paura — ma iniziare un dialogo stabile con un professionista che la accompagni nel ritrovare sicurezza. Dott.ssa Sara Petroni

Dott.ssa Sara Petroni

Dott.ssa Sara Petroni

psicologo clinico

Tarquinia

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buonasera,la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Dal suo messaggio si percepisce chiaramente quanto questo periodo sia faticoso e pieno di preoccupazioni, e quanto i cambiamenti che sta notando nelle sue sensazioni e nei suoi pensieri la stiano spaventando. Racconta che tutto è iniziato con una sensazione di distacco dalla realtà, come se ciò che vedeva apparisse lontano o meno vivido. Questa esperienza può essere molto destabilizzante, ma è una sensazione che alcune persone riferiscono nei periodi di forte stress o ansia, soprattutto quando la mente è molto sotto pressione. Il fatto che lei dica di averla già sperimentata in passato, anche se per un periodo più breve, è un elemento che può aiutare a comprenderla meglio nel suo contesto personale. Nel suo racconto emergono anche pensieri intrusivi o immagini improvvise, come quelli legati al fare del male a qualcuno o a compiere gesti che in realtà non desidera fare. Quando compaiono pensieri di questo tipo possono essere molto spaventosi, ma spesso la loro caratteristica è proprio quella di essere percepiti come indesiderati e in contrasto con ciò che la persona vuole davvero. Proprio per questo tendono a generare molta ansia e bisogno di rassicurazione. Un altro aspetto che descrive è la paura costante che possa accadere qualcosa, ad esempio che qualcuno possa farle del male, che possa vedere qualcosa che non c’è o che la sua mente possa “sfuggire al controllo”. Quando l’ansia diventa molto intensa, può portare la persona a rimanere in uno stato di continua vigilanza: guardarsi spesso intorno, monitorare ciò che sente o vede, o interrogarsi continuamente su ciò che potrebbe succedere. Le difficoltà di concentrazione e i vuoti di memoria che nota possono anch’essi comparire quando la mente è molto occupata da preoccupazioni e tensione. L’ansia prolungata tende infatti a assorbire molte energie mentali, rendendo più difficile mantenere attenzione, ricordare informazioni o sentirsi lucidi come in passato. Anche la percezione alterata del gusto o la sensazione di “stanchezza mentale” possono comparire quando si vive per lungo tempo in uno stato di forte stress. Nel suo messaggio emerge soprattutto la paura di sviluppare disturbi gravi come psicosi, schizofrenia o problemi neurologici, e il timore che queste sensazioni possano esserne l’inizio. È comprensibile che leggere informazioni su internet o cercare spiegazioni possa aumentare questi dubbi, ma spesso senza una valutazione diretta queste informazioni rischiano di alimentare ulteriormente l’ansia, portando a interpretare ogni sensazione in modo catastrofico. Proprio perché questa situazione dura ormai da diversi mesi e sta incidendo sul suo benessere quotidiano, il passo più utile potrebbe essere parlarne direttamente con un professionista della salute mentale, come uno psicologo o uno psichiatra. Un confronto in presenza permette di ricostruire con calma la sua storia, comprendere il significato di questi sintomi nel suo contesto di vita e individuare strategie concrete per ridurre l’ansia e i pensieri che la stanno preoccupando. Il fatto che lei cerchi di capire cosa sta succedendo e che chieda ascolto è già un segnale importante di attenzione verso se stesso. Non deve affrontare da solo questo momento: con il giusto supporto è possibile fare chiarezza su ciò che sta vivendo e ritrovare gradualmente maggiore serenità.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.