Buongiorno dottori faccio questa domanda perchè in questi giorni mi sta dormentando nel senso quando

25 risposte
Buongiorno dottori faccio questa domanda perchè in questi giorni mi sta dormentando nel senso quando sento qualche notizia in tv oppure vedo qualcosa sul tavolo ecc... mi passano in mente immagini di farmi del male a me oppure alla gente che ho vicino... questa cosa mi era successo anche l'hanno scorso dopo passata adesso si e ripresentata di nuovo.. in piu sto facendo una cura con il daprxo da 15 anni.. vorrei capire sono solo pensieri o mi devo preoccupare? grazie
Gentile utente, immagini o pensieri di questo tipo possono spaventare molto, soprattutto quando riguardano il fare del male a sé o ad altri. La prima cosa importante è distinguere: avere un pensiero o un’immagine intrusiva non significa automaticamente desiderare di metterla in atto. Spesso, proprio perché quel pensiero è contrario a ciò che la persona vuole, produce paura, controllo e bisogno di capire “se sono pericoloso”.

Detto questo, non va nemmeno banalizzato. Se sente di poter perdere il controllo, se ha un’intenzione concreta, un piano, o se teme di poter fare male a sé o a qualcuno, non resti solo e chieda aiuto subito: contatti il 112, il 118 o si rivolga al Pronto Soccorso. Il Ministero della Salute indica il 112 come Numero unico europeo di emergenza e il 118 come riferimento per l’emergenza sanitaria.

Da come scrive, sembra che il problema possa funzionare così: vede o sente qualcosa che la colpisce, compare un’immagine disturbante, lei si spaventa, cerca di capire se quel pensiero sia “solo un pensiero” o qualcosa di più, e proprio questo controllo aumenta l’allarme. Più tenta di scacciarlo o verificarlo, più il pensiero sembra tornare forte.

Il fatto che sia già accaduto l’anno scorso e poi sia passato è un dato importante: va riferito al medico o allo psichiatra che le prescrive la cura, soprattutto perché assume un farmaco da molti anni. Non modifichi né sospenda nulla da solo, ma chieda una valutazione, perché una riattivazione di questi pensieri merita attenzione clinica.

In concreto, quando arriva l’immagine, provi a non trattarla come una prova su di lei. Può dirsi: “È un pensiero intrusivo, non una decisione”. Poi riporti l’attenzione a ciò che sta facendo, senza entrare nel processo infinito del controllo. Non serve convincersi al cento per cento che non accadrà nulla; serve imparare a non interrogare ogni pensiero come se fosse una minaccia.

Le consiglierei di parlarne presto con un professionista della salute mentale, meglio se già collegato alla terapia farmacologica che sta seguendo. Non per spaventarsi, ma per dare un nome al meccanismo, valutarne il rischio reale e costruire strategie adeguate.

Il punto non è vergognarsi di questi pensieri, ma non restare solo a combatterli nella propria testa. Portarli in uno spazio clinico è già un modo per togliere loro potere.

Un caro saluto.

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Dott.ssa Andreana Saulino
Psicologo, Psicologo clinico
Manziana
Buongiorno, quello che descrive può spaventare molto, soprattutto quando le immagini sono improvvise e riguardano il farsi del male o fare del male agli altri. Però è importante sapere che avere pensieri o immagini intrusive non significa voler davvero compiere quei gesti.
Molte persone che soffrono di ansia, stress intenso o forme di disturbo ossessivo riferiscono proprio questo tipo di esperienza: immagini mentali indesiderate, violente o angoscianti che arrivano contro la propria volontà e che provocano paura, senso di colpa o allarme. Il fatto stesso che lei ne sia spaventata e chieda aiuto è già un elemento significativo: chi ha reali intenzioni aggressive, in genere, non vive questi pensieri con questa angoscia e rifiuto.
Detto questo, non è qualcosa da ignorare, soprattutto perché riferisce che:
era già successo in passato;
ora si è ripresentato;
assume da molti anni Daparox.
A volte questi pensieri possono riemergere nei periodi di maggiore vulnerabilità emotiva, stanchezza, tensione, cambiamenti di vita o anche quando una terapia farmacologica necessita di essere rivalutata nel tempo.
Il consiglio è di non affrontare tutto da sola e di parlarne quanto prima con:
il medico che la segue per la terapia;
oppure uno psicologo/psicoterapeuta, così da comprendere meglio l’origine di questi pensieri e imparare a gestirli senza paura.
La cosa più utile è non entrare in lotta con i pensieri e non interpretarli come “prove” di essere una persona pericolosa. Un pensiero non è un’intenzione, e spesso più si cerca di scacciarlo con paura, più tende a ripresentarsi.
Se dovesse accorgersi che:
l’ansia aumenta molto,
i pensieri diventano continui,
sente impulsi difficili da controllare,
oppure compare disperazione o voglia di farla finita, allora è importante chiedere un aiuto professionale rapidamente, anche tramite guardia medica, pronto soccorso o numeri di emergenza.
Con il giusto supporto queste esperienze si possono comprendere e trattare efficacemente, senza vergogna e senza sentirsi “sbagliata”.
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,
capisco quanto questi pensieri possano spaventare, soprattutto quando sembrano comparire all’improvviso e riguardano immagini di fare del male a sé stessi o agli altri. Tuttavia, da ciò che descrive, sembrano avere le caratteristiche di pensieri intrusivi, cioè immagini o idee indesiderate che irrompono nella mente contro la propria volontà e che spesso generano molta paura proprio perché sono in contrasto con ciò che la persona desidera davvero.
Il fatto che lei ne sia spaventato e si chieda se “deve preoccuparsi” è già un elemento importante: spesso chi vive questi pensieri li riconosce come estranei a sé e li teme profondamente.
Detto questo, non sottovaluterei il fatto che si siano ripresentati e che la stiano turbando così tanto, anche considerando la terapia farmacologica in corso da molti anni. Potrebbe essere utile confrontarsi sia con il medico o psichiatra che la segue, per rivalutare il momento che sta vivendo e la terapia, sia intraprendere o riprendere un percorso di psicoterapia, per comprendere meglio cosa stia alimentando questa riattivazione dell’ansia e dei pensieri intrusivi.
Più si cerca di scacciarli con paura, più spesso tendono a diventare insistenti. Possono fare molto rumore dentro di noi, ma non definiscono chi siamo.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Dott.ssa Elina Zarcone
Psicologo, Psicologo clinico
Agrigento
Salve questi pensieri vanno riferiti al suo neurologo o psichiatra che le ha prescritto il farmaco che ha scritto nel messaggio. insieme potreste trovare una risposta.
Quello che descrive può essere molto spaventante, ma la presenza di pensieri o immagini aggressive non significa automaticamente voler fare del male davvero. Spesso si tratta di pensieri intrusivi, involontari e indesiderati, che possono comparire in momenti di forte ansia, stress o fragilità emotiva. Il fatto che questi pensieri la disturbino e le provochino paura è un elemento importante, perché indica che li vive come estranei a ciò che desidera realmente. Tuttavia, dato che il problema si è ripresentato ed è presente da alcuni giorni, è importante non affrontarlo da solo. Le consiglierei di parlarne quanto prima con il professionista che la segue o con il medico che le ha prescritto il Daparox, anche per valutare se ci siano fattori emotivi o clinici da approfondire. Con un adeguato supporto questi pensieri possono essere compresi e gestiti senza allarmismi, ma senza neppure trascurarli.
Dott.ssa Eleonora Rossini
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Forlì
Buongiorno, da quello che descrive sembrano pensieri intrusivi, cioè immagini o idee indesiderate che arrivano contro la propria volontà e che spesso spaventano proprio perché non rappresentano ciò che una persona vuole davvero. Il fatto che lei si preoccupi e viva questi pensieri con paura è già un elemento importante, perché chi ha reali intenzioni aggressive di solito non li vive con questo livello di angoscia e rifiuto. Questi pensieri possono comparire in periodi di ansia, stress o particolare vulnerabilità psicologica e molte più persone di quanto si pensi ne fanno esperienza, anche se se ne parla poco per vergogna o paura. Il fatto che le sia già successo in passato e poi sia passato fa pensare ancora di più a qualcosa legato a un momento di difficoltà psicologica piuttosto che a un reale desiderio di fare del male. Detto questo, visto che la situazione si è ripresentata e che assume Daparox da molti anni, sarebbe utile confrontarsi con lo specialista che la segue, senza allarmarsi ma senza nemmeno restare solo con questi pensieri. Più si cerca di scacciarli o controllarli, spesso più diventano insistenti. Parlarne apertamente con uno psicologo o uno psichiatra può aiutarla a comprendere meglio cosa sta succedendo e a ridurre la paura che questi pensieri le stanno provocando.
Cordialità
Eleonora Rossini
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, quello che descrive è un’esperienza che può essere molto spaventosa, soprattutto quando nella mente compaiono immagini o pensieri che sembrano andare in direzione opposta rispetto a ciò che si desidera davvero. Il fatto stesso che lei ne sia turbato e che senta il bisogno di chiedere aiuto è già un elemento importante, perché indica che questi contenuti mentali non vengono vissuti come qualcosa che vuole mettere in atto, ma come qualcosa di estraneo, indesiderato e fonte di forte ansia. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, può accadere che la mente produca pensieri improvvisi e disturbanti proprio su ciò che temiamo maggiormente. Questo meccanismo è paradossale ma molto comune: più un pensiero viene percepito come inaccettabile o pericoloso, più tende ad attirare l’attenzione e a ripresentarsi. La persona, spaventata, inizia a monitorare continuamente ciò che passa per la mente, e questo controllo costante finisce involontariamente per mantenere il problema. In altre parole, il pensiero “e se facessi del male a me stesso o agli altri?” non è necessariamente il segnale di una reale intenzione, ma spesso rappresenta un contenuto mentale intrusivo che la persona interpreta come minaccioso. L’ansia nasce proprio da questa interpretazione. Si tende allora a chiedersi se si stia perdendo il controllo, se ci sia un pericolo reale o se si debba temere qualcosa di grave. Questo tipo di interrogativi, pur essendo comprensibili, alimenta ulteriormente il circolo della paura. Il fatto che le sia già successo in passato e che poi sia passato è un altro elemento significativo. Suggerisce che la mente può attraversare periodi in cui questi pensieri si intensificano, soprattutto in momenti di stress, stanchezza o maggiore vulnerabilità emotiva, e successivamente attenuarsi. Quando però si ripresentano, è facile vivere la situazione come se fosse la prova che “stavolta potrebbe essere diverso”, e questo aumenta ancora di più l’allarme. Ciò che spesso aiuta è imparare a distinguere tra il contenuto del pensiero e il significato che gli attribuiamo. Avere un pensiero non equivale a volerlo realizzare. La mente umana è in grado di generare immagini e scenari di ogni tipo, anche molto disturbanti, senza che questi rappresentino le nostre reali intenzioni o il nostro carattere. Dal momento che questa esperienza la sta preoccupando e sta influenzando il suo benessere, potrebbe essere molto utile affrontarla in uno spazio psicologico dedicato, soprattutto con un approccio cognitivo comportamentale, che aiuta concretamente a comprendere i meccanismi che mantengono questi pensieri e a ridurre il timore che essi suscitano. Spesso, comprendere il funzionamento del problema è già un primo passo importante per sentirsi meno in balia di ciò che accade. Il fatto che questi pensieri siano presenti non significa automaticamente che vi sia un pericolo imminente o che lei stia “impazzendo”. Piuttosto, sembra che la sua mente stia producendo contenuti che la spaventano e che, proprio perché li considera minacciosi, finiscono per occupare molto spazio. Avere paura dei propri pensieri è un’esperienza dolorosa, ma fortunatamente è una condizione che può essere compresa e affrontata in modo efficace. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Gentile signore, comprendo quanto questi pensieri possano essere disturbanti e quanto generino preoccupazione. In ottica cognitivo-comportamentale, ciò che descrive ha le caratteristiche dei cosiddetti pensieri intrusivi, immagini mentali indesiderate, egodistoniche, ovvero in contrasto con i suoi valori, che la mente produce automaticamente e che possono ripresentarsi ciclicamente, soprattutto in periodi di stress. La presenza di tali pensieri non equivale al desiderio di metterli in atto, ed è un fenomeno molto più comune di quanto si creda. Tipicamente, più si cerca di reprimerli, più ritornano, è il cosiddetto effetto rebound. Le strategie evidence-based prevedono tecniche di accettazione, defusione cognitiva (in linea con l'approccio ACT), oltre a esposizione e prevenzione della risposta tipiche della TCC. Considerato che assume da anni una terapia farmacologica, le suggerisco di parlarne al più presto con il medico che gliel'ha prescritta, per rivalutare insieme la situazione. In parallelo, un percorso psicoterapeutico cognitivo-comportamentale specifico può essere molto efficace. Se in qualche momento dovesse sentirsi a rischio, contatti immediatamente il suo medico o i numeri di emergenza.

Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Dott. Stefano Ventura
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Gentile Amico o Amica,

da quello che scrive, sembra che stia soffrendo di pensieri intrusivi: una condizione che provoca grande disagio. Leggo anche che sta assumendo Daparox, che è un antidepressivo molto indicato in caso di pensieri intrusivi.
Il mio suggerimento è di parlarne con chi le ha prescritto il Daparox, sicuramente uno psichiatra che potrà assisterla nel comprendere meglio questi pensieri e la loro natura. oppure di rivolgersi ad uno psicoterapeuta che possa assisterla.
Abbia fiducia!

con i milgiori auguri,
dr. Ventura
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
quello che descrive può essere molto spaventante, ma è importante sapere che la presenza di immagini o pensieri improvvisi di fare del male a sé stessi o agli altri non significa automaticamente voler davvero compiere quelle azioni. Spesso si tratta di pensieri intrusivi, cioè contenuti mentali indesiderati che compaiono contro la propria volontà e che generano forte ansia, paura o senso di colpa.

Il fatto che questi pensieri la disturbino, la preoccupino e che lei senta il bisogno di capire cosa stia succedendo è già un elemento importante: generalmente chi ha intenzioni reali non vive questi contenuti con angoscia o rifiuto, mentre nei pensieri intrusivi la persona tende proprio a spaventarsi per ciò che immagina.

Queste manifestazioni possono comparire in periodi di stress, stanchezza emotiva, ansia elevata o riacutizzazione di difficoltà già presenti. A volte possono essere collegate a disturbi d’ansia, disturbo ossessivo o momenti di particolare fragilità psicologica. Anche il fatto che lei assuma da molti anni il Dapraxo rende utile una rivalutazione clinica, perché nel tempo può essere necessario rivedere terapia, dosaggi o andamento del quadro emotivo.

Il consiglio importante è di non affrontare tutto da solo e di non cercare di “scacciare” i pensieri con la forza, perché spesso più si cerca di eliminarli più diventano presenti. Può invece essere utile parlarne apertamente con uno psicologo/psicoterapeuta e con il medico o lo psichiatra che la segue per la terapia farmacologica, così da comprendere meglio l’origine di questi sintomi e ricevere un supporto adeguato.

Se dovesse percepire un aumento dell’angoscia, perdita di controllo o pensieri sempre più intensi, è opportuno chiedere aiuto tempestivamente.

Le consiglio quindi di approfondire la situazione con uno specialista, per poter valutare con serenità e precisione ciò che sta vivendo.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, grazie per aver condiviso quello che sta vivendo. Capisco che questi pensieri possano spaventare molto, soprattutto quando si ripresentano dopo un periodo in cui erano scomparsi.

Da ciò che descrive, sembra che si tratti di immagini intrusive, cioè pensieri o rappresentazioni mentali che compaiono in modo automatico e indesiderato. Il fatto che lei ne sia turbato e che senta il bisogno di chiedere aiuto è un elemento importante: spesso questi pensieri non esprimono un reale desiderio di fare del male, ma segnalano piuttosto un momento di particolare tensione o di vulnerabilità emotiva.

In un’ottica sistemico-relazionale, i sintomi vengono considerati non solo come qualcosa da eliminare, ma anche come un messaggio che ci invita a comprendere meglio cosa sta accadendo nella sua vita in questo periodo. Talvolta, quando aumentano lo stress, le preoccupazioni o i cambiamenti nelle relazioni e nella quotidianità, la mente può manifestare il disagio attraverso pensieri che sembrano estranei e incontrollabili.

Poiché questi episodi si sono già presentati in passato e poi si sono risolti, può essere utile esplorare insieme se in questo momento ci siano situazioni, emozioni o relazioni che stanno generando maggiore pressione. Inoltre, dal momento che assume Daparox da molti anni, sarebbe opportuno confrontarsi anche con il medico o con lo psichiatra che segue la terapia, per valutare se sia necessario un aggiornamento del trattamento.

Le suggerisco quindi di non affrontare da solo questa preoccupazione, ma di parlarne con uno specialista, così da comprendere meglio il significato di questi pensieri e ritrovare maggiore tranquillità.

Se dovesse accorgersi che i pensieri diventano molto intensi o temesse concretamente di poter agire su di essi, è importante contattare tempestivamente il medico curante, il suo psichiatra o rivolgersi al pronto soccorso.

Un caro saluto.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,

capisco quanto questa esperienza possa spaventare, soprattutto perché riguarda immagini di farsi del male o di farlo agli altri. È importante dirle subito una cosa molto chiara: quello che descrive è qualcosa che si osserva frequentemente nella pratica clinica e, nella grande maggioranza dei casi, si tratta di pensieri intrusivi, non di intenzioni reali.

La caratteristica principale di questi pensieri è proprio quella che lei descrive: arrivano all’improvviso, sono disturbanti, non coerenti con ciò che la persona vuole davvero, e generano paura. Il fatto stesso che lei ne sia preoccupato e che li viva come qualcosa di estraneo indica che non rappresentano un desiderio, ma un contenuto mentale non voluto.

Spesso questi pensieri si inseriscono in quadri d’ansia o in forme di tipo ossessivo. La mente, soprattutto nei momenti di maggiore stress o vulnerabilità, può “agganciarsi” a immagini forti proprio perché sono quelle che colpiscono di più. Più si cerca di controllarle o di scacciarle, più tendono a ripresentarsi, creando un circolo che dà la sensazione di perdere il controllo.

Il fatto che le fosse già successo in passato e poi sia passato è un altro elemento importante. Indica che non si tratta di qualcosa di stabile o progressivo, ma di una condizione che può riattivarsi in determinati periodi e poi ridursi.

Anche la terapia farmacologica che sta seguendo da molti anni suggerisce che c’è già una storia di gestione dell’ansia o di aspetti simili, e questo può spiegare perché, in alcuni momenti, questi pensieri tornino a farsi sentire.

Alla sua domanda “sono solo pensieri o mi devo preoccupare?”, la risposta è questa: sono pensieri che meritano attenzione, ma non nel senso di pericolo imminente. Meritano attenzione perché le stanno creando disagio, non perché indicano che lei possa davvero agire in quel modo.

Quello che può aiutarla, nel concreto, è cambiare il modo in cui si rapporta a questi pensieri. Più li interpreta come pericolosi o significativi, più acquistano forza. Se invece li riconosce per quello che sono, cioè eventi mentali automatici e non voluti, tendono gradualmente a perdere intensità.

In ogni caso, visto che è già in terapia farmacologica, sarebbe molto utile confrontarsi con il medico che la segue o con uno psicologo. Non perché la situazione sia grave, ma perché un aggiustamento del trattamento o un supporto mirato possono aiutarla a gestire meglio questa fase e a ridurre la frequenza di questi episodi.

Se vuole, possiamo anche approfondire cosa succede esattamente nei momenti in cui questi pensieri arrivano, perché spesso ci sono dei meccanismi precisi su cui si può intervenire per ridurne l’impatto.
Dott.ssa Greta Rossi
Psicoterapeuta, Psicologo
Carceri
Buongiorno,

Quello che descrive assomiglia a pensieri intrusivi: immagini o idee improvvise, disturbanti e non desiderate, che spesso spaventano proprio perché sono in contrasto con ciò che la persona vuole davvero. Il fatto che questi pensieri le provochino paura e preoccupazione è già un segnale importante: chi rischia realmente di fare del male, di solito, non vive questi pensieri con questo livello di allarme e rifiuto.

Detto questo, visto che il problema si è ripresentato e sta assumendo una terapia da molto tempo, è importante parlarne con il medico o con lo specialista che la segue, senza vergogna e senza minimizzare. Non significa che sia “pericoloso”, ma che sta attraversando un periodo di maggiore vulnerabilità emotiva o ansiosa che merita attenzione.

Cerchi di non combattere o analizzare continuamente questi pensieri, perché più si tenta di controllarli, più tendono a ripresentarsi.

Resto a disposizione,

Dott.ssa Rossi Greta

Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Cernusco sul Naviglio
Gentile utente, le consiglio di associare anche un percorso di supporto psicologico per avere maggiori risultati e più duraturi nel tempo.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Dott.ssa Annalisa Pazzola
Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Gentilisismo,
comprendo la sua preoccupazione e la sua ngoscia rispetto a pensieri intrusivi di questo tipo. Se già si trova in cura da un medico faccia riferimento a lui e saprà darle delle indicazioni.
Restoa disposizione
Buona giornata.
La dott.ssa Pazzola Annalisa
Dott.ssa Silvia Visentin
Psicologo, Psicologo clinico
San Donà di Piave
Buongiorno da quello che riporta ci dice che sta già assumendo una cura da 15 anni che le ha prescritto il medico di base o uno psichiatra?
Quello che riporta potrebbero essere dei pensieri o immagini intrusive che potrebbero poi diventare più ossessive nel momento in cui ci diamo più importanza. Potrebbe quindi trattarli come semplici pensieri, che poi passano altrimenti se diventano più invasivi potrebbe chiedere aiuto ad un collega per poterli gestire al meglio. Le auguro intanto una buona giornata
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Caro Anonimo,
può accadere che le passino pensieri intrusivi per la mente ma questo non vuol necessariamente dire che li agisca. Occorre imparare a riconoscerli e lasciarli andare senza troppo seguirli. Qualora invece dovessero diventare più pressanti contatti un servizio d'urgenza per farsi aiutare. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
Dott.ssa Antea Viganò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pessano con Bornago
gentile utente, grazie per la condivisione innanzitutto. Comprendo quello che ci riporta, e le sue paure e preoccupazioni più che legittime. Credo che, se non dovesse già averlo all'attivo, intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarla a comprendere quello che accade, individuando insieme allo specialista strategie funzionali per affrontare il tutto.
Resto a disposizione!
saluti
AV
buonasera sono Daniela Palaia psicologa , vorrei capire che tipo di pensieri ti generano il fatto che tu senta notizie in tv , e quali notizie ti preoccupano in particolar modo?
Dott.ssa FRANCESCA GIUGNO
Psicologo clinico, Psicologo
Brescia
Buonasera, forse se sta scrivendo qui è perchè un po' questi pensieri la preoccupano e quindi direi che sarebbe importante affrontarli e contestualizzarli. Ha mai avviato un percorso di psicoterapia?la terapia farmacologica è monitorata da uno specialista?
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto le sue parole, ha valutato di intraprendere una psicoterapia insieme con la cura farmacologica? In particolare la terapia cognitivo comportamentale le potrebbe essere utili per gestire questo tipo di pensieri e comprendere perché siano così disturbanti e frequenti. Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa Chiara Sossai
Psicologo, Psicologo clinico
Portogruaro
Quello che descrivi può essere molto spaventoso da vivere, soprattutto quando compaiono immagini o pensieri che sembrano andare contro ciò che una persona desidera davvero.
In molte situazioni di forte ansia o stress possono comparire pensieri intrusivi, cioè contenuti mentali indesiderati che la persona vive con paura, disagio e senso di allarme.
Il fatto stesso che questi pensieri ti preoccupino e ti facciano stare male è un elemento importante da considerare-
Allo stesso tempo, dato che riferisci che la situazione si è ripresentata e che sei già in cura farmacologica da tempo, sarebbe utile parlarne apertamente anche con i professionisti che ti seguono, così da poter comprendere meglio il momento che stai attraversando e ricevere un supporto adeguato.
Ti auguro di poter affrontare questo momento con maggiore serenità, comprensione e senza sentirti solo in ciò che stai attraversando.
Caro utente,
riferisca la cosa al suo medico/terapeuta curante poichè è importante monitorare la situazione.
Saluti
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dott.ssa Alice Migheli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Quello che descrive assomiglia molto a pensieri intrusivi: immagini o idee che arrivano all’improvviso, senza che lei voglia davvero, e che proprio per questo la spaventano. Il fatto che lei ne sia preoccupato, che facciano stare male e che lei senta il bisogno di capire cosa stia succedendo, fa pensare più a un fenomeno ansioso/ossessivo che a una reale volontà di fare del male.

Molte persone, nei periodi di stress o di maggiore fragilità emotiva, possono avere pensieri aggressivi, immagini disturbanti o paure di perdere il controllo. La mente produce contenuti che non rappresentano ciò che siamo né ciò che desideriamo fare. Quando però ci si spaventa di quei pensieri, si tende a controllarli continuamente, e questo li rende ancora più presenti.

Il fatto che fosse già successo l’anno scorso e poi sia passato è un altro elemento importante: spesso questi periodi vanno e vengono, soprattutto se c’è una base ansiosa o depressiva. Anche la terapia con Daparox, che assumi da molti anni, merita una rivalutazione con lo specialista, non perché ci sia necessariamente qualcosa di grave, ma perché nel tempo possono cambiare equilibrio emotivo, livelli di stress o risposta al farmaco.

Da quello che scrivi, sembra che le creino allarme e disagio, e questo orienta molto verso pensieri intrusivi, non verso intenzioni reali.
Consiglio, comunque di non restare solo con questa paura. Parli con il suo psichiatra o con uno psicologo, soprattutto ora che i sintomi sono ricomparsi. A volte basta uno spazio di confronto o un aggiustamento della cura per ridurre molto questo circolo di paura e controllo mentale.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

i suoi pensieri sono l'espressione acuta di un malessere di matrice ansiosa. Affianchi al trattamento farmacologico un percorso di psicoterapia, vedrà che con il tempo ne trarrà giovamento.

Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara

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