Buongiorno.dottore scrivo per 1 consiglio,mio figlio affetto da schizzofrenia da anni. Non ha molta
25
risposte
Buongiorno.dottore scrivo per 1 consiglio,mio figlio affetto da schizzofrenia da anni. Non ha molta cognizione del tempo e del cmportamento verso altri...io vivo con mio compagno. E mio figlio con la moglie...io collaboro molto con loro sia per le cure che per altro..il problema che mio compagno non vuole capire la mia situazione...e non accetta che mio figlio venga spesso da me.. senza avvertire.dice che io l'ho abituato male..e si arrabbia anche con lui...non capisce cosa vuol dire combattere con un paziente con questa patologia.. cosa posso fare? Grazie.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e delicata. Vivere accanto a una persona cara affetta da schizofrenia comporta un carico emotivo significativo, che si amplifica quando manca comprensione nel contesto relazionale. In un'ottica cognitivo-comportamentale, potrebbe essere utile lavorare su due piani. Il primo riguarda la comunicazione con il suo compagno: la psicoeducazione sulla patologia riduce spesso pregiudizi e reattività ("l'hai abituato male") e permette di costruire regole condivise sulle visite di suo figlio. Il secondo piano riguarda lei: convivere con senso di responsabilità e preoccupazione può attivare pensieri automatici come "devo esserci sempre" o "sto sbagliando". Identificare e ristrutturare queste cognizioni, insieme a strategie di regolazione emotiva (in chiave ACT: accettare ciò che non è modificabile, agire sui valori familiari), può proteggerla dall'esaurimento. Le suggerisco un percorso con uno psicoterapeuta, possibilmente con il coinvolgimento del compagno in alcune sedute. Anche i gruppi di supporto per familiari possono offrire un sostegno prezioso.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
Buongiorno,
capisco il punto: non è solo una questione di educazione o abitudini, ma di una malattia complessa. Allo stesso tempo, il tuo compagno sta reagendo a qualcosa che per lui è destabilizzante come le visite senza preavviso o la sensazione di invasione degli spazi. Entrambi avete un pezzo di ragione, ma così com’è la situazione vi sta mettendo uno contro l’altra.
La soluzione non è scegliere “chi ha ragione”, ma mettere regole chiare sia per tuo figlio che per i confini della tua coppia.
Devi considerare che se tuo figlio arriva senza avvisare, sicuramente non è colpa sua
ma non puoi aspettarti che dall'altra parte possa essere qualcosa che va sempre accettato senza limiti. Perché alla lunga può logorare la tua relazione.
Prova ad aiutare il tuo compagno a capire ma in modo concreto. Dirgli “non capisci la malattia” spesso non funziona.
Hai provato a mettere dei confini con tuo figlio? Facendoti aiutare anche da sua moglie.
Puoi insegnarli che sarebbe opportuno chiamare prima di arrivare o che ci sono dei giorni e degli orari prestabiliti in cui può farti visita.
Questo aiuterebbe tuo figlio ad orientarsi e il tuo compagno ad essere rispettato.
Poi è chiaro, può succedere che ci siano dei giorni in cui tutto ciò potrebbe non essere rispettato perchè conosciamo l'andamento della malattia ma provaci.
Non dimenticare che NON devi gestire tutto da sola.
Puoi chiedere un confronto allo psichiatra che lo segue, al CSM, anche farti aiutare dalla moglie di tuo figlio, se possibile.
Non devi scegliere tra tuo figlio e il tuo compagno ma devi poter comprendere che INSIEME potete trovare un equilibrio.
Prova a parlare con il tuo compagno riconoscendo anche il suo disagio.
capisco il punto: non è solo una questione di educazione o abitudini, ma di una malattia complessa. Allo stesso tempo, il tuo compagno sta reagendo a qualcosa che per lui è destabilizzante come le visite senza preavviso o la sensazione di invasione degli spazi. Entrambi avete un pezzo di ragione, ma così com’è la situazione vi sta mettendo uno contro l’altra.
La soluzione non è scegliere “chi ha ragione”, ma mettere regole chiare sia per tuo figlio che per i confini della tua coppia.
Devi considerare che se tuo figlio arriva senza avvisare, sicuramente non è colpa sua
ma non puoi aspettarti che dall'altra parte possa essere qualcosa che va sempre accettato senza limiti. Perché alla lunga può logorare la tua relazione.
Prova ad aiutare il tuo compagno a capire ma in modo concreto. Dirgli “non capisci la malattia” spesso non funziona.
Hai provato a mettere dei confini con tuo figlio? Facendoti aiutare anche da sua moglie.
Puoi insegnarli che sarebbe opportuno chiamare prima di arrivare o che ci sono dei giorni e degli orari prestabiliti in cui può farti visita.
Questo aiuterebbe tuo figlio ad orientarsi e il tuo compagno ad essere rispettato.
Poi è chiaro, può succedere che ci siano dei giorni in cui tutto ciò potrebbe non essere rispettato perchè conosciamo l'andamento della malattia ma provaci.
Non dimenticare che NON devi gestire tutto da sola.
Puoi chiedere un confronto allo psichiatra che lo segue, al CSM, anche farti aiutare dalla moglie di tuo figlio, se possibile.
Non devi scegliere tra tuo figlio e il tuo compagno ma devi poter comprendere che INSIEME potete trovare un equilibrio.
Prova a parlare con il tuo compagno riconoscendo anche il suo disagio.
Buongiorno, rispieghi la situazione al suo compagno con molta pazienza. Provate poi a trovare una mediazione per le visite di suo figlio in modo da programmarle o avvisarvi quando sta arrivando. Questo permetterebbe al suo compagno di essere ascoltato nei suoi bisogni.
Comprendo profondamente il senso di logorio e di solitudine che sta provando, stretta tra il richiamo di cura verso un figlio fragile e il bisogno di veder riconosciuto il Suo impegno dal Suo compagno. Affrontare quotidianamente una patologia come la schizofrenia significa abitare un mondo dove i confini, il tempo e le regole sociali sono spesso sospesi o frammentati; per Suo figlio, venire da Lei senza avvertire non è una mancanza di educazione, ma la ricerca di un porto sicuro, l'unico spazio in cui la sua identità si sente raccolta e protetta.
Il conflitto con il Suo compagno nasce spesso da una difficoltà nel comprendere che la gestione di un paziente psichiatrico non risponde alle logiche della "buona abitudine", ma a quelle di una necessità esistenziale profonda. Quando il Suo compagno si arrabbia, probabilmente esprime una fatica nel condividere lo spazio vitale della coppia con una malattia che irrompe in modo imprevedibile, ma questo finisce per far sentire Lei colpevolizzata proprio per il Suo amore e la Sua dedizione.
In questi casi, la psicoterapia può offrire uno spazio prezioso per aiutarLa a negoziare questi confini necessari senza che Lei si senta tradita nei Suoi affetti. Potrebbe essere utile esplorare come coinvolgere il Suo compagno in una comprensione più empatica della patologia, affinché non veda Suo figlio come un elemento di disturbo, ma come un membro di una rete familiare che ha bisogno di un equilibrio nuovo e condiviso per non spezzarsi sotto il peso del giudizio.
Le auguro di trovare presto un clima di maggiore comprensione e sostegno nella Sua casa.
Cordialmente,
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Il conflitto con il Suo compagno nasce spesso da una difficoltà nel comprendere che la gestione di un paziente psichiatrico non risponde alle logiche della "buona abitudine", ma a quelle di una necessità esistenziale profonda. Quando il Suo compagno si arrabbia, probabilmente esprime una fatica nel condividere lo spazio vitale della coppia con una malattia che irrompe in modo imprevedibile, ma questo finisce per far sentire Lei colpevolizzata proprio per il Suo amore e la Sua dedizione.
In questi casi, la psicoterapia può offrire uno spazio prezioso per aiutarLa a negoziare questi confini necessari senza che Lei si senta tradita nei Suoi affetti. Potrebbe essere utile esplorare come coinvolgere il Suo compagno in una comprensione più empatica della patologia, affinché non veda Suo figlio come un elemento di disturbo, ma come un membro di una rete familiare che ha bisogno di un equilibrio nuovo e condiviso per non spezzarsi sotto il peso del giudizio.
Le auguro di trovare presto un clima di maggiore comprensione e sostegno nella Sua casa.
Cordialmente,
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Cara signora,
immagino quanto possa esser difficile e faticoso vivere una situazione così delicata. Lei deve rapportarsi contemporaneamente con suo figlio e con il suo compagno che, posso ipotizzare, non abbia forse gli strumenti per comprendere la gravità della patologia.
Sente che potrebbe essere utile per lei un percorso di psicoterapia per gestire il faticoso ruolo da care giver? E' importante non sentirsi isolati e poter creare una rete di supporto. Le auguro il meglio.
immagino quanto possa esser difficile e faticoso vivere una situazione così delicata. Lei deve rapportarsi contemporaneamente con suo figlio e con il suo compagno che, posso ipotizzare, non abbia forse gli strumenti per comprendere la gravità della patologia.
Sente che potrebbe essere utile per lei un percorso di psicoterapia per gestire il faticoso ruolo da care giver? E' importante non sentirsi isolati e poter creare una rete di supporto. Le auguro il meglio.
Gentile Utente, non è mai facile accogliere le difficoltà altrui nella nostra vita. Questo slancio verso l'altro richiede la capacità di accogliere e la possibilità di dare; risorse preziose e a volte scarse nell'individuo. Dedicare importanza all'ascolto ed alla reciprocità con il suo partner potrebbe riallineare i vostri obiettivi, mettere in luce i suoi bisogni inespressi e magari una strategia per proteggerli e tutelarli assieme, tenendo conto delle difficoltà di ognuno. Penso anche che coinvolgendolo attivamente nel sostegno verso suo figlio potrebbe sentire, il suo compagno, di avere un peso concreto, di star facendo anche lui la differenza, quantomeno dividendone la fatica con un sorriso in volto. Siate alleati, oltre che compagni.
Buongiorno,
capisco la situazione che sta vivendo, è complesso dover gestire le dinamiche familiari col suo compagno e supportare un figlio adulto, ma con una malattia importante e invalidante come la schizofrenia.
La schizofrenia non ha necessità solo di cure farmacologiche, ma anche di un ambiente relazionale stabile e accogliente, quindi il fatto che lei collabori con sua nuora perchè questo avvenga è molto importante!
Allo stesso tempo però è anche importante mantenere dei confini per rispettare lo spazio della vostra intimità di coppia. Trovo utile che si creino dei momenti di confronto in cui si creino delle regole condivise (orari e modalità delle visite di suo figlio a casa vostra, eventuali richieste eccessive, modi per renderlo autonomo) cercando equilibrio tra i bisogni di suo figlio e quelli della coppia. Le regole ovviamente vanno esplicitate a suo figlio e sua nuora perchè siano condivise e lette come confini sani, non come rifiuto o non accoglienza. Potrebbe essere utile anche essere seguiti da uno psicoterapeuta anche in coppia, che vi potrebbe supportare in questo difficile momento
capisco la situazione che sta vivendo, è complesso dover gestire le dinamiche familiari col suo compagno e supportare un figlio adulto, ma con una malattia importante e invalidante come la schizofrenia.
La schizofrenia non ha necessità solo di cure farmacologiche, ma anche di un ambiente relazionale stabile e accogliente, quindi il fatto che lei collabori con sua nuora perchè questo avvenga è molto importante!
Allo stesso tempo però è anche importante mantenere dei confini per rispettare lo spazio della vostra intimità di coppia. Trovo utile che si creino dei momenti di confronto in cui si creino delle regole condivise (orari e modalità delle visite di suo figlio a casa vostra, eventuali richieste eccessive, modi per renderlo autonomo) cercando equilibrio tra i bisogni di suo figlio e quelli della coppia. Le regole ovviamente vanno esplicitate a suo figlio e sua nuora perchè siano condivise e lette come confini sani, non come rifiuto o non accoglienza. Potrebbe essere utile anche essere seguiti da uno psicoterapeuta anche in coppia, che vi potrebbe supportare in questo difficile momento
Buongiorno,
la situazione che descrive è complessa e comprensibilmente faticosa, perché la pone in mezzo a due bisogni importanti: da una parte il supporto a suo figlio, che convive con una patologia impegnativa come la schizofrenia, e dall’altra la relazione con il suo compagno, che fatica a comprendere fino in fondo questa realtà.
È importante partire da un punto: suo figlio non mette in atto certi comportamenti “per scelta” o per mancanza di educazione, ma perché la malattia può compromettere aspetti fondamentali come la percezione del tempo, il rispetto delle regole sociali e la capacità di prevedere le conseguenze delle proprie azioni. Questo significa che, in molti casi, ha bisogno di un ambiente comprensivo, stabile e prevedibile.
Allo stesso tempo, però, è comprensibile anche il disagio del suo compagno, che può sentirsi invaso nei propri spazi o non preparato a gestire situazioni che non conosce. Spesso dietro queste reazioni c’è più difficoltà e paura che mancanza di volontà.
Cosa può fare concretamente:
Favorire un dialogo chiaro e calmo con il suo compagno, spiegando meglio cosa comporta la patologia di suo figlio e quali sono i limiti oggettivi dei suoi comportamenti.
Stabilire alcune regole condivise, per esempio concordare quando e come suo figlio può venire a trovarla, cercando un equilibrio tra le esigenze di tutti.
Coinvolgere il compagno in un momento informativo, se possibile (anche con uno specialista), per aiutarlo a comprendere meglio la schizofrenia e ridurre incomprensioni e tensioni.
Non colpevolizzarsi: il supporto che offre a suo figlio è prezioso, ma non deve annullare gli altri equilibri della sua vita.
Situazioni come questa spesso richiedono un lavoro di mediazione emotiva e relazionale, oltre che una corretta informazione sulla patologia. Per questo motivo, può essere molto utile confrontarsi con uno specialista, anche insieme al suo compagno, per trovare strategie più funzionali per tutti.
Resto a disposizione e le consiglio di approfondire la situazione con un professionista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la situazione che descrive è complessa e comprensibilmente faticosa, perché la pone in mezzo a due bisogni importanti: da una parte il supporto a suo figlio, che convive con una patologia impegnativa come la schizofrenia, e dall’altra la relazione con il suo compagno, che fatica a comprendere fino in fondo questa realtà.
È importante partire da un punto: suo figlio non mette in atto certi comportamenti “per scelta” o per mancanza di educazione, ma perché la malattia può compromettere aspetti fondamentali come la percezione del tempo, il rispetto delle regole sociali e la capacità di prevedere le conseguenze delle proprie azioni. Questo significa che, in molti casi, ha bisogno di un ambiente comprensivo, stabile e prevedibile.
Allo stesso tempo, però, è comprensibile anche il disagio del suo compagno, che può sentirsi invaso nei propri spazi o non preparato a gestire situazioni che non conosce. Spesso dietro queste reazioni c’è più difficoltà e paura che mancanza di volontà.
Cosa può fare concretamente:
Favorire un dialogo chiaro e calmo con il suo compagno, spiegando meglio cosa comporta la patologia di suo figlio e quali sono i limiti oggettivi dei suoi comportamenti.
Stabilire alcune regole condivise, per esempio concordare quando e come suo figlio può venire a trovarla, cercando un equilibrio tra le esigenze di tutti.
Coinvolgere il compagno in un momento informativo, se possibile (anche con uno specialista), per aiutarlo a comprendere meglio la schizofrenia e ridurre incomprensioni e tensioni.
Non colpevolizzarsi: il supporto che offre a suo figlio è prezioso, ma non deve annullare gli altri equilibri della sua vita.
Situazioni come questa spesso richiedono un lavoro di mediazione emotiva e relazionale, oltre che una corretta informazione sulla patologia. Per questo motivo, può essere molto utile confrontarsi con uno specialista, anche insieme al suo compagno, per trovare strategie più funzionali per tutti.
Resto a disposizione e le consiglio di approfondire la situazione con un professionista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
la situazione che descrive è complessa e comprensibilmente faticosa da sostenere, perché la pone nel mezzo tra due bisogni importanti: da un lato la cura e la vicinanza a suo figlio, dall’altro la relazione con il suo compagno.
La schizofrenia può comportare difficoltà nel riconoscimento dei limiti, dei tempi e delle modalità relazionali, quindi alcuni comportamenti di suo figlio non sono semplicemente “scelte”, ma parte della condizione che sta vivendo. Questo, però, non significa che non possano essere costruiti confini più chiari e condivisi.
Potrebbe essere utile lavorare su due piani:
con suo figlio, concordando insieme (anche con il supporto dei curanti) modalità più prevedibili di incontro, per esempio stabilendo momenti o avvisi, se possibile;
con il suo compagno, cercando un momento di confronto in cui spiegare meglio cosa comporta questa patologia, ma anche ascoltare il suo vissuto, che può includere fatica, esclusione o difficoltà a comprendere.
In alcuni casi può essere molto utile un supporto familiare o un colloquio con un professionista, anche solo per aiutarvi a trovare un equilibrio più sostenibile per tutti.
Resto a disposizione,
un cordiale saluto
la situazione che descrive è complessa e comprensibilmente faticosa da sostenere, perché la pone nel mezzo tra due bisogni importanti: da un lato la cura e la vicinanza a suo figlio, dall’altro la relazione con il suo compagno.
La schizofrenia può comportare difficoltà nel riconoscimento dei limiti, dei tempi e delle modalità relazionali, quindi alcuni comportamenti di suo figlio non sono semplicemente “scelte”, ma parte della condizione che sta vivendo. Questo, però, non significa che non possano essere costruiti confini più chiari e condivisi.
Potrebbe essere utile lavorare su due piani:
con suo figlio, concordando insieme (anche con il supporto dei curanti) modalità più prevedibili di incontro, per esempio stabilendo momenti o avvisi, se possibile;
con il suo compagno, cercando un momento di confronto in cui spiegare meglio cosa comporta questa patologia, ma anche ascoltare il suo vissuto, che può includere fatica, esclusione o difficoltà a comprendere.
In alcuni casi può essere molto utile un supporto familiare o un colloquio con un professionista, anche solo per aiutarvi a trovare un equilibrio più sostenibile per tutti.
Resto a disposizione,
un cordiale saluto
Buongiorno, provo a rispondere ponendole una domanda: un figlio per andare a casa di sua madre deve necessariamente avvisare?
Mi pare che dal suo racconto emerga, al di là della patologia, un diverso significato del rapporto genitoriale. Mi sembra infatti che la sua posizione sia quella di supporto e collaborazione oltre che di presenza, forse un supporto che va al di là della questione della schizofrenia.
La situazione sanitaria di suo figlio rende più complessa la situazione ma forse al suo compagno è più funzionale spiegare cosa significa per lei essere un genitore anche se suo figlio è ormai adulto.
Mi pare che dal suo racconto emerga, al di là della patologia, un diverso significato del rapporto genitoriale. Mi sembra infatti che la sua posizione sia quella di supporto e collaborazione oltre che di presenza, forse un supporto che va al di là della questione della schizofrenia.
La situazione sanitaria di suo figlio rende più complessa la situazione ma forse al suo compagno è più funzionale spiegare cosa significa per lei essere un genitore anche se suo figlio è ormai adulto.
Buongiorno, quello che porta è un vissuto molto delicato e comprensibilmente carico di fatica, perché la pone in una posizione difficile tra due legami importanti della sua vita. Da una parte c’è suo figlio, con le sue fragilità e il bisogno di punti di riferimento stabili, dall’altra il suo compagno, che sembra fare fatica a comprendere fino in fondo questa realtà e ciò che comporta nella quotidianità. È importante partire da un punto: ciò che sta facendo per suo figlio non è “viziarlo”, ma rispondere a un bisogno che, nel suo caso, non è paragonabile a quello di una persona senza difficoltà. Quando una persona vive una condizione psicologica complessa, il modo in cui percepisce il tempo, i confini e le relazioni può essere diverso, meno prevedibile, e questo rende per lei fondamentale avere delle figure di riferimento accessibili e rassicuranti. Il fatto che suo figlio venga da lei senza avvertire può essere letto non tanto come mancanza di rispetto, ma come ricerca di sicurezza. Allo stesso tempo, però, il disagio del suo compagno merita di essere compreso. Spesso, quando non si conosce bene una determinata condizione, si tende a interpretare i comportamenti con categorie “normali”, e quindi a viverli come invadenza, mancanza di regole o di rispetto. In questo senso, più che una contrapposizione tra chi ha ragione e chi ha torto, sembra esserci una difficoltà di comprensione reciproca. In una prospettiva cognitivo comportamentale, può essere utile osservare proprio questi meccanismi: da un lato i pensieri del suo compagno, che probabilmente interpreta la situazione come qualcosa di ingiusto o disorganizzato, dall’altro i suoi, che la portano a sentirsi divisa, in colpa o sotto pressione. Questi pensieri attivano emozioni intense e comportamenti che rischiano di irrigidire ancora di più la situazione. Un passaggio importante potrebbe essere provare a costruire un ponte tra questi due mondi, aiutando il suo compagno a comprendere meglio cosa significa, concretamente, vivere accanto a una persona con queste difficoltà. Non si tratta solo di spiegare, ma di condividere il significato di certi comportamenti, il perché non siano sempre modificabili con la semplice volontà. Allo stesso tempo, può essere utile cercare insieme delle piccole regole che tengano conto dei bisogni di tutti, senza negare quelli di suo figlio ma nemmeno quelli della coppia. Non è semplice trovare questo equilibrio da sola, anche perché è coinvolta emotivamente in prima persona. Per questo motivo, un percorso di supporto potrebbe aiutarla a fare chiarezza, a comprendere meglio le dinamiche che si attivano tra lei, suo figlio e il suo compagno, e a trovare modalità più sostenibili per gestire la situazione. Un approccio cognitivo comportamentale, in particolare, può aiutarla a riconoscere i pensieri che aumentano il senso di fatica e a costruire strategie concrete per comunicare e mettere dei confini senza sentirsi in colpa. In tutto questo, è importante che non perda di vista anche il suo spazio e il suo benessere, perché prendersi cura di qualcuno non significa annullarsi, ma trovare un modo per esserci senza consumarsi. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Non è facile accettare lo stato di malattia di una persona, soprattutto quando la malattia sembra qualcosa di non concreto, perché non tocca gli organi. Potreste fare insieme un piccolo percorso di accettazione della malattia e un training per sviluppare nuove strategie e per affrontare in modo più funzionale i momenti di difficoltà
Buongiorno, capisco quanto questa situazione possa metterla in mezzo a due bisogni importanti: da una parte suo figlio, con una difficoltà che richiede presenza, comprensione e anche una certa flessibilità, dall’altra il suo compagno, che probabilmente vive questa situazione con fatica e forse anche con un senso di invasione o di mancanza di spazio.
Mi occupo spesso di dinamiche familiari in cui sono presenti condizioni come quella di suo figlio, e quello che descrive è qualcosa che succede più spesso di quanto si pensi: chi vive accanto a una persona con schizofrenia sviluppa nel tempo una sensibilità e una capacità di adattamento che, per chi è esterno, non è così immediata da comprendere.
Le farei una domanda per capire meglio: quando il suo compagno si arrabbia, cosa le comunica davvero? È più un fastidio per il fatto che suo figlio arrivi senza avvisare, oppure sente che non viene riconosciuto il suo spazio e il suo ruolo nella casa?
E rispetto a suo figlio: quanto è per lui possibile rispettare regole come avvisare prima di venire? Glielo avete già spiegato in modo chiaro e ripetuto, oppure tende proprio a non riuscire a mantenere questo tipo di accordi?
Perché qui ci sono due piani diversi che si stanno sovrapponendo: da una parte c’è una difficoltà reale legata alla patologia di suo figlio, che può rendere complicata la gestione dei tempi, dei confini e delle regole; dall’altra c’è il bisogno legittimo del suo compagno di avere una casa in cui sentirsi tranquillo e non “sorpreso”.
Il punto non è stabilire chi ha ragione, ma trovare un equilibrio che tenga conto di entrambi. Ad esempio, può essere utile chiedersi: esiste un modo per dare al suo compagno un minimo di prevedibilità (anche parziale), senza però colpevolizzare suo figlio per qualcosa che fatica a gestire?
Allo stesso tempo, può essere importante aiutare il suo compagno a capire meglio cosa significa davvero convivere con questa patologia. Spesso non è cattiveria o mancanza di volontà, ma proprio una difficoltà a comprendere fino in fondo.
Se sente che la situazione sta diventando pesante da gestire da sola, può essere utile anche avere uno spazio di confronto più strutturato: in questi casi lavorare insieme su come comunicare e su come costruire confini sostenibili può fare molta differenza. Se vuole, possiamo anche approfondire meglio la vostra situazione per capire come muoversi in modo più sereno per tutti.
Mi occupo spesso di dinamiche familiari in cui sono presenti condizioni come quella di suo figlio, e quello che descrive è qualcosa che succede più spesso di quanto si pensi: chi vive accanto a una persona con schizofrenia sviluppa nel tempo una sensibilità e una capacità di adattamento che, per chi è esterno, non è così immediata da comprendere.
Le farei una domanda per capire meglio: quando il suo compagno si arrabbia, cosa le comunica davvero? È più un fastidio per il fatto che suo figlio arrivi senza avvisare, oppure sente che non viene riconosciuto il suo spazio e il suo ruolo nella casa?
E rispetto a suo figlio: quanto è per lui possibile rispettare regole come avvisare prima di venire? Glielo avete già spiegato in modo chiaro e ripetuto, oppure tende proprio a non riuscire a mantenere questo tipo di accordi?
Perché qui ci sono due piani diversi che si stanno sovrapponendo: da una parte c’è una difficoltà reale legata alla patologia di suo figlio, che può rendere complicata la gestione dei tempi, dei confini e delle regole; dall’altra c’è il bisogno legittimo del suo compagno di avere una casa in cui sentirsi tranquillo e non “sorpreso”.
Il punto non è stabilire chi ha ragione, ma trovare un equilibrio che tenga conto di entrambi. Ad esempio, può essere utile chiedersi: esiste un modo per dare al suo compagno un minimo di prevedibilità (anche parziale), senza però colpevolizzare suo figlio per qualcosa che fatica a gestire?
Allo stesso tempo, può essere importante aiutare il suo compagno a capire meglio cosa significa davvero convivere con questa patologia. Spesso non è cattiveria o mancanza di volontà, ma proprio una difficoltà a comprendere fino in fondo.
Se sente che la situazione sta diventando pesante da gestire da sola, può essere utile anche avere uno spazio di confronto più strutturato: in questi casi lavorare insieme su come comunicare e su come costruire confini sostenibili può fare molta differenza. Se vuole, possiamo anche approfondire meglio la vostra situazione per capire come muoversi in modo più sereno per tutti.
Buongiorno,
dalle sue parole si sente quanto sia impegnativo stare dentro a una situazione che la chiama contemporaneamente come madre e come partner.
Nel suo racconto emerge la fatica di tenere insieme due bisogni importanti: la presenza accanto a suo figlio, che convive con la schizofrenia e può avere difficoltà nel regolare tempi e comportamenti, e il desiderio di sentirsi compresa dal suo compagno, che invece sembra fare più fatica a stare in questa complessità.
È come se lei si trovasse in una posizione di mezzo, dove da una parte c’è una relazione che richiede adattamento, flessibilità e una presenza costante, dall’altra una relazione che sembra aver bisogno di confini più chiari e prevedibili. Stare in questo spazio può essere molto faticoso, soprattutto quando si ha la sensazione di non essere compresi fino in fondo.
Può accadere che chi non vive direttamente il contatto con questa patologia faccia più difficoltà a coglierne le implicazioni quotidiane, e che quindi alcuni comportamenti vengano letti come scelte più che come espressione della difficoltà.
Uno spazio psicologico o anche un supporto familiare potrebbe aiutarla a non sentirsi sola in questa gestione così delicata, e a trovare modalità che tengano insieme sia il legame con suo figlio sia quello con il suo compagno.
Un caro saluto, Dott.ssa Silana Grilli
dalle sue parole si sente quanto sia impegnativo stare dentro a una situazione che la chiama contemporaneamente come madre e come partner.
Nel suo racconto emerge la fatica di tenere insieme due bisogni importanti: la presenza accanto a suo figlio, che convive con la schizofrenia e può avere difficoltà nel regolare tempi e comportamenti, e il desiderio di sentirsi compresa dal suo compagno, che invece sembra fare più fatica a stare in questa complessità.
È come se lei si trovasse in una posizione di mezzo, dove da una parte c’è una relazione che richiede adattamento, flessibilità e una presenza costante, dall’altra una relazione che sembra aver bisogno di confini più chiari e prevedibili. Stare in questo spazio può essere molto faticoso, soprattutto quando si ha la sensazione di non essere compresi fino in fondo.
Può accadere che chi non vive direttamente il contatto con questa patologia faccia più difficoltà a coglierne le implicazioni quotidiane, e che quindi alcuni comportamenti vengano letti come scelte più che come espressione della difficoltà.
Uno spazio psicologico o anche un supporto familiare potrebbe aiutarla a non sentirsi sola in questa gestione così delicata, e a trovare modalità che tengano insieme sia il legame con suo figlio sia quello con il suo compagno.
Un caro saluto, Dott.ssa Silana Grilli
Buongiorno,
avverto il senso di sofferenza che tale situazione stia causando dentro di lei.
Trovare una risposta "giusta" non è facile, ma approfondire l'argomento e costruire assieme degli strumenti per farlo può essere il primo passo utile al fine di trovare la serenità che cerca.
Sono disponibile per eventuali colloqui.
Una buona giornata
avverto il senso di sofferenza che tale situazione stia causando dentro di lei.
Trovare una risposta "giusta" non è facile, ma approfondire l'argomento e costruire assieme degli strumenti per farlo può essere il primo passo utile al fine di trovare la serenità che cerca.
Sono disponibile per eventuali colloqui.
Una buona giornata
Buongiorno. Mi dispiace per questo suo vissuto e La ringrazio intanto di aver condiviso parte della Sua esperienza. Da ciò che racconta, sembra che Lei si trovi a sostenere un carico emotivo molto importante, dovendo da una parte prendersi cura di Suo figlio e dall’altra gestire l’incomprensione del Suo compagno. In situazioni come questa può essere utile cercare un confronto calmo con il partner, aiutandolo a comprendere meglio che alcune difficoltà di comportamento di Suo figlio non dipendono da “cattive abitudini”, ma dalla sofferenza legata alla patologia. Allo stesso tempo, può essere importante provare a definire insieme modalità più chiare di gestione e convivenza, per ridurre tensioni e incomprensioni. Se sente il bisogno di un supporto psicologico, individuale o di coppia, può valutare di prenotare con me o con il professionista che ritiene più adatto a Lei.
Le auguro una buona giornata.
Le auguro una buona giornata.
credo che il termine "combattere" sia sbagliato, ed è un lapsus non casuale, tralaltro neanche del compagno. questo concetto è entrato nel discorso per una ragione. e sarebbe un buon punto di partenza per analizzare la situazione. con il focus sul proprio comportamento e sentire, che è l'unico che possiamo cambiare direttamente
Buongiorno,
quello che descrive è una situazione molto delicata, perché mette insieme due bisogni importanti: da una parte il suo ruolo di madre, soprattutto in presenza di una patologia complessa come quella di suo figlio, dall’altra la necessità di mantenere un equilibrio nella relazione di coppia.
È comprensibile che lei senta la responsabilità di esserci per suo figlio e di sostenerlo anche quando i suoi comportamenti non sono del tutto regolati. Allo stesso tempo, però, il suo compagno non sembra rifiutare la situazione in sé, ma il modo in cui questa entra nella vostra vita quotidiana, soprattutto quando manca una certa prevedibilità (come le visite senza avviso).
In questi casi può essere utile lavorare non tanto sul “convincere” l’altro a capire, ma sul costruire dei confini chiari che tengano insieme entrambi i bisogni. Ad esempio, stabilire insieme a suo figlio alcune modalità più prevedibili di visita (per quanto possibile), oppure definire con il suo compagno quali spazi e momenti della casa restano protetti per la coppia.
Questo non significa ridurre l’aiuto a suo figlio, ma renderlo più sostenibile anche per la relazione in cui vive.
Se questo passaggio non viene fatto, il rischio è che lei si trovi sempre più stretta tra due richieste opposte, con un carico emotivo molto alto.
Un confronto, anche insieme al suo compagno, potrebbe aiutarvi a trovare un equilibrio che non costringa nessuno a rinunciare completamente al proprio bisogno.
Un caro saluto.
quello che descrive è una situazione molto delicata, perché mette insieme due bisogni importanti: da una parte il suo ruolo di madre, soprattutto in presenza di una patologia complessa come quella di suo figlio, dall’altra la necessità di mantenere un equilibrio nella relazione di coppia.
È comprensibile che lei senta la responsabilità di esserci per suo figlio e di sostenerlo anche quando i suoi comportamenti non sono del tutto regolati. Allo stesso tempo, però, il suo compagno non sembra rifiutare la situazione in sé, ma il modo in cui questa entra nella vostra vita quotidiana, soprattutto quando manca una certa prevedibilità (come le visite senza avviso).
In questi casi può essere utile lavorare non tanto sul “convincere” l’altro a capire, ma sul costruire dei confini chiari che tengano insieme entrambi i bisogni. Ad esempio, stabilire insieme a suo figlio alcune modalità più prevedibili di visita (per quanto possibile), oppure definire con il suo compagno quali spazi e momenti della casa restano protetti per la coppia.
Questo non significa ridurre l’aiuto a suo figlio, ma renderlo più sostenibile anche per la relazione in cui vive.
Se questo passaggio non viene fatto, il rischio è che lei si trovi sempre più stretta tra due richieste opposte, con un carico emotivo molto alto.
Un confronto, anche insieme al suo compagno, potrebbe aiutarvi a trovare un equilibrio che non costringa nessuno a rinunciare completamente al proprio bisogno.
Un caro saluto.
Gentile Signora,
capisco la difficile situazione nella quale si trova. A mio parere potrebbe essere utile coinvolgere il suo compagno in qualche interevento di pscioeducazione, dove un professionista possa spiegarli intanto cosa sia la schizofrenia e quali aiuti possano essere necessari a suo figlio. Inoltre, potrebbe essere altrettanto importante che voi come coppia possiate confrontarvi apertamente, magari anche con il supporto di un professionista, per comprendere meglio le rispettive esigenze, i limiti e le risorse di ciascuno, così da valutare insieme quanto e in che modo ognuno possa venire incontro all’altro.
Spero che la mia risposta le sia utile,
Rimango a sua disposizione se dovesse averne di bisogno.
Cordialmente,
R.P.
capisco la difficile situazione nella quale si trova. A mio parere potrebbe essere utile coinvolgere il suo compagno in qualche interevento di pscioeducazione, dove un professionista possa spiegarli intanto cosa sia la schizofrenia e quali aiuti possano essere necessari a suo figlio. Inoltre, potrebbe essere altrettanto importante che voi come coppia possiate confrontarvi apertamente, magari anche con il supporto di un professionista, per comprendere meglio le rispettive esigenze, i limiti e le risorse di ciascuno, così da valutare insieme quanto e in che modo ognuno possa venire incontro all’altro.
Spero che la mia risposta le sia utile,
Rimango a sua disposizione se dovesse averne di bisogno.
Cordialmente,
R.P.
Salve, grazie per aver condiviso la sua situazione.
Si trova in una posizione complessa, tra il bisogno di esserci per suo figlio e il desiderio di mantenere equilibrio nella relazione con il suo compagno. La difficoltà del suo compagno sembra legata anche a una scarsa comprensione della patologia e di ciò che comporta nella vita quotidiana.
Può essere utile provare a coinvolgerlo maggiormente, aiutandolo a comprendere meglio le caratteristiche della malattia e i limiti che suo figlio può avere, magari anche con il supporto di un professionista o di incontri familiari.
Allo stesso tempo, può essere importante definire insieme alcune modalità condivise (per esempio sugli accessi a casa) che tengano conto sia dei bisogni di suo figlio sia di quelli della coppia.
Non è semplice trovare un equilibrio, ma con maggiore comprensione reciproca e un confronto guidato è possibile alleggerire questa tensione.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Si trova in una posizione complessa, tra il bisogno di esserci per suo figlio e il desiderio di mantenere equilibrio nella relazione con il suo compagno. La difficoltà del suo compagno sembra legata anche a una scarsa comprensione della patologia e di ciò che comporta nella vita quotidiana.
Può essere utile provare a coinvolgerlo maggiormente, aiutandolo a comprendere meglio le caratteristiche della malattia e i limiti che suo figlio può avere, magari anche con il supporto di un professionista o di incontri familiari.
Allo stesso tempo, può essere importante definire insieme alcune modalità condivise (per esempio sugli accessi a casa) che tengano conto sia dei bisogni di suo figlio sia di quelli della coppia.
Non è semplice trovare un equilibrio, ma con maggiore comprensione reciproca e un confronto guidato è possibile alleggerire questa tensione.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Buonasera, fate una terapia di coppia dove il suo compagno potrà capire attraverso incontri di psico-ducazione cosa vuol dire avere un figlio con una psicopatologia cosi grave e comprendere il suo bisogno emotivo.
Buongiorno,
le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista per indagare meglio la sua posizione genitoriale e la sua relazione personale.
Le auguro il suo meglio.
LM
le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista per indagare meglio la sua posizione genitoriale e la sua relazione personale.
Le auguro il suo meglio.
LM
Buongiorno, ha provato a parlarne bene con il suo compagno? Come va tra voi? Forse potrebbe essere utile aiutare il suo compagno a capire la situazione e magari una mediazione con suo figlio tramite un professionista della salute mentale
Buongiorno, deve essere molto pesante questa situazione in cui lei non sente capita dal suo compagno relativamente alla schizofrenia di suo figlio. Suo figlio (tra l'altro... quanti anni ha?) è seguito da uno psichiatra? Lei ha conosciuto questo professionista? Credo che sia importante individuare una figura che possa fare un po' di psicoeducazione al suo compagno sulla patologia diagnosticata a suo figlio. Può essere, appunto, lo psichiatra che già lo segue oppure un altro psicologo/psicoterapeuta. Le consiglio quindi di fare presente al suo compagno di questa problematica e della necessità di intraprendere insieme un percorso (che può durare anche un numero limitato di sedute) in cui prendersene cura insieme. La schizofrenia è una patologia di cui è importante che tutti e due nella coppia (lei e il suo compagno) siano ben informati. Se c'è asincronia informativa è possibile che tanti comportamenti vengano mal interpretati dando origine a queste reazioni di rabbia da parte di lui.
Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
Salve, lei di colpa non ne ha è la madre, anzi lei necessita di essere compresa e supportata dal patner.
Domande correlate
- Buonasera Avrei bisogno di un aiuto Sto avendo un rapporto amichevole con una ragazza, della quale sto iniziando ad avere un interesse e con xui c'è molto contatto fisico, ridiamo e scherziamo molto. Si lascia anche baciare sul collo ammettendo che i miei baci le piacciono anche se dopo poco…
- Buongiorno, mio marito, 66 anni, da agosto 2016 è seguito presso ambulatorio urologia per carcinoma vescicale Pta1, altamente recidivante. A seguito di innumerevoli turv, fino a luglio 2021 , quindi in tutto 8-9 per millimetriche recidive, 2-3 millimetri , con istologico sempre uguale, ha eseguito…
- Buonasera, mio marito di anni 45 ,diabetico tipo uno da più di vent'anni, da tre anni ha scoperto di avere 2/3 calcoli di massimo 5mm nella coliciste con bile denso. Il chirurgo vuole operarlo anche se è asintomatico. Di recente ha scoperto di avere una gastrite cronica. Mi chiedo perché operarlo…
- Salve dottori di tanto in tanto mi capita di farmi vari loop mentali anche se la cosa non mi impedisce di svolgere le mie attività quotidiane e comunque non mi toccano la mia serenità quindi dovrei farmi questi loop ? Anche se non mi piacciono più di tanto grazie per una vostra risposta
- Fatto tac responso calcolo renale sinistro di 14 mm diametro cosa fare
- Gentili Dott.sse e Dott.ri Mi chiamo Federica ed ho ventiquattro anni. Sebbene il mio quesito porterà apparirvi insolito, sarei entusiasta di ricevere un vostro parere autorevole : la vostra esperienza è fondamentale per me per inquadrare correttamente il boom dei programmi di cronaca nera…
- Io prendo eutirox alla mattina verso le 6. Al sabato sera mi piace bere a casa o a cena un po' di alcol. Non sono una persona dipendente da alcol. Quindi se si beve qualcosa alla sera non ci sono problemi? Grazie.
- Salve, ho questo problema da due anni circa... Ho riscontrato un forte blocco nella zona lombare nel novembre 2024 allenandomi in palestra sulla leg press a 45 gradi. Nella fase di discesa ho sentito un blocco muscolare nella zona lombare fortissimo. Da lì mi viene questo blocco nella zona lombare…
- Buongiorno, questa mattina ho fatto una frenulotomia in ospedale. Arrivato a casa ho guardato il risultato ed ho notato che il frenulo è stato correttamente tolto nella sua completezza tra la corona e il collo del glande, lasciando un segno a "Y" ma risulta invece semplicemente tagliato all'attaccatura…
- Buongiorno Dottore, scrivo perché ho notato delle perdite insolite durante l’ovulazione. Ho avuto muco cervicale filante tipo albume, ma associato a perdite di sangue: inizialmente leggere striature rosate/marroncine, poi oggi un episodio più abbondante con sangue rosso vivo mescolato al…
Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda
Il tuo caso è simile? Questi specialisti possono aiutarti:
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.