Buongiorno da circa 1 mesetto mi sento come disconesso dal mio corpo nel senso mi guardo attorno e q
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Buongiorno da circa 1 mesetto mi sento come disconesso dal mio corpo nel senso mi guardo attorno e quello che vedo lo vedo diverso o come se non riesco a vederlo come lo vedevo prima una sensazione strana tipo guardo il cellulare e lo vedo come diverso, guardo un video che ho sempre visto e sembra come se non lo mai visto, oppure guardo un film e non mi riesco a concentrare, in più nelle cose che mi piacevano fare non trovo più piacere come prima cioè li faccio ma non provo quella gioia come dire non vedo l'ora di farla... in più a tutto questo si e unito una sensazione strana anche se mi era successo in passato tipo; se non tocco quella cosa per 3 volte mi succede qualcosa a me oppure hai miei genitori quindi lo tocco per 3 volte e sto tranquillo, oppure pensieri di fare del male a me oppure a chi ho vicino... tutto questo da cos'è causato? DOC? DELIRO? Oppure cosa?
in tutto questo sono in cura con il daparox da circa 12 anni se non di più..
in tutto questo sono in cura con il daparox da circa 12 anni se non di più..
Buongiorno, le consiglio una rivalutazione psichiatrica per l'adeguamento del farmaco e un percorso di psicoterapia per il trattamento dell'ansia. Cordiali saluti.
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Buongiorno,
le consiglio di chiedere un colloquio al dottore che le prescrive il farmaco con il quale è in cura e porre tutte le domande del caso. Se sente che i sintomi stanno cambiando è importante che il suo dottore lo sappia. E se non è in cura psicologica, iniziarla le darà sicuramente ottimi strumenti per gestire e curare i disagi dei quali ha scritto.
Buona giornata
le consiglio di chiedere un colloquio al dottore che le prescrive il farmaco con il quale è in cura e porre tutte le domande del caso. Se sente che i sintomi stanno cambiando è importante che il suo dottore lo sappia. E se non è in cura psicologica, iniziarla le darà sicuramente ottimi strumenti per gestire e curare i disagi dei quali ha scritto.
Buona giornata
Buongiorno,
La sensazione che descrive potrebbe essere legata a diversi fattori, tra cui l'ansia, il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) o, in alcuni casi, una possibile risposta a un cambiamento nel suo stato emotivo o psicologico. La percezione di distacco dal corpo, la difficoltà di concentrazione e la perdita di piacere nelle attività che prima trovava piacevoli sono segnali che meritano attenzione. Inoltre, i pensieri intrusivi e il comportamento rituale che descrive, come il toccare oggetti per evitare che accada qualcosa, sono caratteristiche tipiche del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). La sua lunga cura con il daparox, un antidepressivo utilizzato per trattare ansia e DOC, suggerisce che potrebbe esserci un legame con questi disturbi, ma è fondamentale una valutazione più approfondita da parte di uno specialista.
Sarebbe utile e consigliato per approfondire rivolgersi ad uno specialista che possa esaminare più da vicino la sua situazione, valutare la necessità di un eventuale aggiustamento del trattamento o esplorare altre forme di intervento terapeutico più mirate.
Cordiali saluti,
DOTTORESSA SILVIA PARISI
PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA SESSUOLOGA
La sensazione che descrive potrebbe essere legata a diversi fattori, tra cui l'ansia, il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) o, in alcuni casi, una possibile risposta a un cambiamento nel suo stato emotivo o psicologico. La percezione di distacco dal corpo, la difficoltà di concentrazione e la perdita di piacere nelle attività che prima trovava piacevoli sono segnali che meritano attenzione. Inoltre, i pensieri intrusivi e il comportamento rituale che descrive, come il toccare oggetti per evitare che accada qualcosa, sono caratteristiche tipiche del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). La sua lunga cura con il daparox, un antidepressivo utilizzato per trattare ansia e DOC, suggerisce che potrebbe esserci un legame con questi disturbi, ma è fondamentale una valutazione più approfondita da parte di uno specialista.
Sarebbe utile e consigliato per approfondire rivolgersi ad uno specialista che possa esaminare più da vicino la sua situazione, valutare la necessità di un eventuale aggiustamento del trattamento o esplorare altre forme di intervento terapeutico più mirate.
Cordiali saluti,
DOTTORESSA SILVIA PARISI
PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA SESSUOLOGA
Buonasera,
per quanto si possano rintracciare diversi motivi e spiegazioni in quanto racconta, il mio timore nel restituirle quello che potrebbe essere, considerando che ci sono comunque moltissime informazioni che vanno messe assieme, è che le possa servirle relativamente.
Ha descritto sicuramente diverse manifestazioni da quelle ossessive ad alcune più depressive fino (cosa detta all'inizio) a sintomi di derealizzazione e depersonalizzazione. Detto ciò, quello che sto dicendo sono solo etichette che poco spiegano il senso della sua sofferenza.
Il farmaco, come dico spesso ai miei pazienti, può essere molto utile laddove si faccia un lavoro anche psicoterapeutico, perchè il farmaco serve per gestire i sintomi e non ciò che li origina.
Un caro saluto,
Luca
per quanto si possano rintracciare diversi motivi e spiegazioni in quanto racconta, il mio timore nel restituirle quello che potrebbe essere, considerando che ci sono comunque moltissime informazioni che vanno messe assieme, è che le possa servirle relativamente.
Ha descritto sicuramente diverse manifestazioni da quelle ossessive ad alcune più depressive fino (cosa detta all'inizio) a sintomi di derealizzazione e depersonalizzazione. Detto ciò, quello che sto dicendo sono solo etichette che poco spiegano il senso della sua sofferenza.
Il farmaco, come dico spesso ai miei pazienti, può essere molto utile laddove si faccia un lavoro anche psicoterapeutico, perchè il farmaco serve per gestire i sintomi e non ciò che li origina.
Un caro saluto,
Luca
Buongiorno. Comprendo pienamente la sua preoccupazione di fronte a queste sensazioni così insolite e disturbanti che sta sperimentando da circa un mese. È importante affrontare questi sintomi con attenzione e cercare di capire la loro origine.
Le sensazioni di distacco dal proprio corpo e dalla realtà circostante, come se ciò che vede fosse strano o nuovo, sono descritte come depersonalizzazione e derealizzazione. Questi fenomeni possono essere fonte di grande ansia e confusione, proprio come lei sta provando. La sensazione che le cose che prima le davano piacere ora non suscitino più la stessa gioia è un sintomo che può associarsi a diversi stati d'animo e condizioni psicologiche.
Per quanto riguarda i pensieri intrusivi e le compulsioni che lei descrive, come il bisogno di toccare un oggetto per un certo numero di volte per allontanare un presunto pericolo per sé o per i suoi cari, oppure i pensieri di farsi del male o di fare del male ad altri, questi elementi possono effettivamente rientrare nel quadro del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC). Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti e intrusivi che generano ansia o disagio significativi. Le compulsioni sono comportamenti o atti mentali ripetitivi che la persona si sente obbligata a compiere per ridurre l'ansia causata dalle ossessioni o per prevenire un evento temuto.
È importante sottolineare che, sebbene lei sia in cura con il Daparox da molti anni, l'efficacia di un farmaco può variare nel tempo e le sue esigenze potrebbero essere cambiate. Inoltre, l'insorgenza di nuovi sintomi come quelli che sta descrivendo merita un'attenta valutazione.
Non è possibile fare una diagnosi precisa senza una valutazione clinica completa da parte di un professionista della salute mentale, come uno psichiatra o uno psicologo. Tuttavia, sulla base di ciò che lei descrive, l'ipotesi di una riacutizzazione o di una modificazione del suo quadro clinico, eventualmente con una maggiore espressione di sintomi ossessivo-compulsivi e di fenomeni di depersonalizzazione/derealizzazione, appare plausibile.
Escluderei, al momento, l'ipotesi di un delirio, in quanto i deliri sono convinzioni fisse e irremovibili, non condivise dalla realtà e spesso accompagnate da una compromissione del pensiero e del contatto con la realtà in modo più marcato. Lei sembra essere consapevole della natura insolita e disturbante dei suoi pensieri e delle sue sensazioni, il che è un elemento distintivo rispetto a un delirio.
Considerando la sua storia clinica e i nuovi sintomi che sta manifestando, le consiglio vivamente di confrontarsi al più presto con il suo medico curante o con lo psichiatra che le ha prescritto il Daparox. È fondamentale che lei possa ricevere una valutazione accurata della sua situazione attuale. Potrebbe essere utile discutere i suoi sintomi nel dettaglio, valutare se sia necessario un aggiustamento della terapia farmacologica o se sia indicato intraprendere o affiancare un percorso di psicoterapia, che può essere molto efficace nel trattamento del DOC e dei sintomi dissociativi come la depersonalizzazione e la derealizzazione.
Non sottovaluti il suo malessere e si affidi a professionisti esperti per ricevere il supporto e le cure più appropriate per la sua situazione. Sono a sua disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti o supporto in questo percorso.
Le sensazioni di distacco dal proprio corpo e dalla realtà circostante, come se ciò che vede fosse strano o nuovo, sono descritte come depersonalizzazione e derealizzazione. Questi fenomeni possono essere fonte di grande ansia e confusione, proprio come lei sta provando. La sensazione che le cose che prima le davano piacere ora non suscitino più la stessa gioia è un sintomo che può associarsi a diversi stati d'animo e condizioni psicologiche.
Per quanto riguarda i pensieri intrusivi e le compulsioni che lei descrive, come il bisogno di toccare un oggetto per un certo numero di volte per allontanare un presunto pericolo per sé o per i suoi cari, oppure i pensieri di farsi del male o di fare del male ad altri, questi elementi possono effettivamente rientrare nel quadro del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC). Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti e intrusivi che generano ansia o disagio significativi. Le compulsioni sono comportamenti o atti mentali ripetitivi che la persona si sente obbligata a compiere per ridurre l'ansia causata dalle ossessioni o per prevenire un evento temuto.
È importante sottolineare che, sebbene lei sia in cura con il Daparox da molti anni, l'efficacia di un farmaco può variare nel tempo e le sue esigenze potrebbero essere cambiate. Inoltre, l'insorgenza di nuovi sintomi come quelli che sta descrivendo merita un'attenta valutazione.
Non è possibile fare una diagnosi precisa senza una valutazione clinica completa da parte di un professionista della salute mentale, come uno psichiatra o uno psicologo. Tuttavia, sulla base di ciò che lei descrive, l'ipotesi di una riacutizzazione o di una modificazione del suo quadro clinico, eventualmente con una maggiore espressione di sintomi ossessivo-compulsivi e di fenomeni di depersonalizzazione/derealizzazione, appare plausibile.
Escluderei, al momento, l'ipotesi di un delirio, in quanto i deliri sono convinzioni fisse e irremovibili, non condivise dalla realtà e spesso accompagnate da una compromissione del pensiero e del contatto con la realtà in modo più marcato. Lei sembra essere consapevole della natura insolita e disturbante dei suoi pensieri e delle sue sensazioni, il che è un elemento distintivo rispetto a un delirio.
Considerando la sua storia clinica e i nuovi sintomi che sta manifestando, le consiglio vivamente di confrontarsi al più presto con il suo medico curante o con lo psichiatra che le ha prescritto il Daparox. È fondamentale che lei possa ricevere una valutazione accurata della sua situazione attuale. Potrebbe essere utile discutere i suoi sintomi nel dettaglio, valutare se sia necessario un aggiustamento della terapia farmacologica o se sia indicato intraprendere o affiancare un percorso di psicoterapia, che può essere molto efficace nel trattamento del DOC e dei sintomi dissociativi come la depersonalizzazione e la derealizzazione.
Non sottovaluti il suo malessere e si affidi a professionisti esperti per ricevere il supporto e le cure più appropriate per la sua situazione. Sono a sua disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti o supporto in questo percorso.
Buongiorno, quella che descrive è sicuramente un’esperienza molto intensa e destabilizzante, che può generare preoccupazione e paura. È evidente che si sta interrogando su ciò che le sta accadendo e sta cercando di darsi una spiegazione, temendo che possa trattarsi di qualcosa di grave o fuori dal suo controllo. Voglio rassicurarla sul fatto che le sensazioni che sta provando non sono così rare e che esistono spiegazioni psicologiche precise per ciò che sta vivendo. La sensazione di disconnessione dalla realtà e dal proprio corpo può rientrare in quello che viene definito “derealizzazione” e “depersonalizzazione”. Si tratta di stati psicologici che possono manifestarsi in periodi di forte stress, ansia o cambiamenti emotivi. È come se la mente, per proteggersi da un sovraccarico, prendesse temporaneamente le distanze dall’ambiente circostante o da se stessi, generando questa percezione di estraneità. È una risposta del nostro cervello, spesso transitoria, che non significa necessariamente che ci sia qualcosa di grave, ma che merita attenzione e comprensione. In parallelo, il fatto che le attività che prima le davano piacere ora non suscitino più lo stesso entusiasmo potrebbe essere collegato a una forma di appiattimento emotivo, a una riduzione della capacità di provare piacere. Questo può accadere in momenti di stress prolungato o ansia e talvolta può anche essere un effetto collaterale di un trattamento farmacologico di lunga durata. Sarebbe utile parlarne con il medico o lo specialista che la segue per valutare se sia opportuno fare delle modifiche alla terapia. Per quanto riguarda i pensieri intrusivi e le compulsioni (come il bisogno di toccare un oggetto un certo numero di volte per placare un’ansia), questi sono tipici del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC). Il DOC non è un delirio e non indica che lei sia pericoloso o che voglia davvero fare del male a se stesso o agli altri. Questi pensieri sono spesso intrusivi, spiacevoli e privi di un reale significato, ma proprio per la loro natura disturbante si tende a dare loro un’importanza eccessiva, entrando in un circolo vizioso in cui la paura alimenta ulteriormente il bisogno di controllo. È fondamentale ricordare che il pensiero non è un’azione e che avere pensieri spiacevoli non significa volerli mettere in atto. Quello che le consiglio è di non affrontare tutto questo da solo. Se non lo sta già facendo, potrebbe essere utile affiancare alla terapia farmacologica un percorso psicologico, in particolare ad orientamento cognitivo-comportamentale, che si è dimostrato molto efficace nel trattare la derealizzazione, il DOC e i pensieri intrusivi. Lavorare su queste esperienze attraverso strategie mirate può aiutarla a ridurre la paura e a ritrovare una maggiore serenità. So che quello che sta vivendo può sembrare difficile da gestire, ma voglio ribadirle che non è solo in questo percorso. Con il giusto supporto e le strategie adeguate, è possibile comprendere meglio ciò che sta accadendo e ritrovare un senso di stabilità e benessere. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione. Scrive che da circa 12 anni prende il Daparox ma da circa un mese avverte strani sintomi e si "sente come disconnesso dal suo corpo" e dal suo ambiente. Fare una diagnosi se si tratti di un DOC o altro non è possibile perché sarebbero necessarie altre informazioni ed indagini. Le consiglio di descrivere queste sensazioni al medico o allo psichiatra che la segue. Si confronti con lui e vedrà che le saprà dare tutte le informazioni e tutto il supporto di cui ha bisogno. Spero di esserle stato d'aiuto. La ringrazio. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Dott. Stefano Recchia
Buongiorno, comprendo la sua preoccupazione per quello che sta vivendo, ma mi sento di dirle di non spaventarsi, il suo corpo le sta provando a comunicare un disagio ed è importante ascoltarlo. Le consiglierei di iniziare un percorso terapeutico per comprendere quale disagio sta vivendo in questo momento, magari lavorando sulla percezione e consapevolezza del suo corpo, delle sensazioni ed emozioni. I sintomi celano sempre una funzione, ma solo in stanza di terapia si può capire qual è per affrontarla in modo più funzionale.
Coraggio!
Dott.ssa Alessandra Arena
Coraggio!
Dott.ssa Alessandra Arena
Buongiorno, le consiglio di fare una visita psichiatrica di controllo per far valutare ad un esperto la sua situazione e valutare l'aggiornamento dei farmaci che sta prendendo. In più potrebbe iniziare un percorso di sostegno psicologico che l'aiuti ad andare nel profondo del suo malessere e ritrovare un equilibrio psico-fisico.
Spero di esserle stata di aiuto
Saluti
Spero di esserle stata di aiuto
Saluti
Quello che stai vivendo può sembrare spaventoso, ma ha una spiegazione. Da quello che descrivi, sembra che tu stia sperimentando una combinazione di derealizzazione e depersonalizzazione, insieme a sintomi ossessivo-compulsivi.
La sensazione di distacco dalla realtà Il fatto che tutto ti sembri "diverso", quasi estraneo, e che le cose che prima ti piacevano ora ti sembrino piatte o prive di senso è una sensazione che molte persone provano in momenti di forte ansia o stress. Si chiama derealizzazione, ovvero la percezione che il mondo intorno a te non sia più come lo ricordavi, come se fosse cambiato improvvisamente. A volte, questa sensazione si accompagna anche alla depersonalizzazione, ovvero la sensazione di essere distaccati da se stessi, quasi come se ti osservassi dall'esterno.
Questi stati possono essere scatenati da un periodo di stress prolungato, da un carico emotivo eccessivo o, in alcuni casi, anche dall'uso prolungato di farmaci antidepressivi, che nel tempo possono avere effetti sulla percezione della realtà.
I pensieri intrusivi e le compulsioni
Il bisogno di toccare certi oggetti più volte per sentirti tranquillo e il timore di poter fare del male a te stesso o agli altri rientrano nei sintomi tipici del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC). È importante sapere che questi pensieri non significano che tu voglia davvero fare del male a qualcuno: il DOC funziona proprio così, generando pensieri indesiderati che creano paura e ti spingono a cercare rassicurazioni o a mettere in atto rituali per placare l’ansia.
So che questo può essere molto frustrante, ma è importante ricordare che non sei solo e che esistono strategie efficaci per gestire questi sintomi.
Il senso di vuoto e la perdita di piacere
Il fatto che le cose che prima ti davano gioia ora non ti suscitino più emozioni potrebbe essere legato a diversi fattori. A volte, può dipendere dal DOC stesso, perché quando la mente è costantemente impegnata a combattere i pensieri intrusivi, rimane poca energia emotiva per provare piacere. In altri casi, potrebbe trattarsi di un effetto collaterale della terapia farmacologica o di una componente depressiva che si è sovrapposta nel tempo.
La sensazione di distacco dalla realtà Il fatto che tutto ti sembri "diverso", quasi estraneo, e che le cose che prima ti piacevano ora ti sembrino piatte o prive di senso è una sensazione che molte persone provano in momenti di forte ansia o stress. Si chiama derealizzazione, ovvero la percezione che il mondo intorno a te non sia più come lo ricordavi, come se fosse cambiato improvvisamente. A volte, questa sensazione si accompagna anche alla depersonalizzazione, ovvero la sensazione di essere distaccati da se stessi, quasi come se ti osservassi dall'esterno.
Questi stati possono essere scatenati da un periodo di stress prolungato, da un carico emotivo eccessivo o, in alcuni casi, anche dall'uso prolungato di farmaci antidepressivi, che nel tempo possono avere effetti sulla percezione della realtà.
I pensieri intrusivi e le compulsioni
Il bisogno di toccare certi oggetti più volte per sentirti tranquillo e il timore di poter fare del male a te stesso o agli altri rientrano nei sintomi tipici del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC). È importante sapere che questi pensieri non significano che tu voglia davvero fare del male a qualcuno: il DOC funziona proprio così, generando pensieri indesiderati che creano paura e ti spingono a cercare rassicurazioni o a mettere in atto rituali per placare l’ansia.
So che questo può essere molto frustrante, ma è importante ricordare che non sei solo e che esistono strategie efficaci per gestire questi sintomi.
Il senso di vuoto e la perdita di piacere
Il fatto che le cose che prima ti davano gioia ora non ti suscitino più emozioni potrebbe essere legato a diversi fattori. A volte, può dipendere dal DOC stesso, perché quando la mente è costantemente impegnata a combattere i pensieri intrusivi, rimane poca energia emotiva per provare piacere. In altri casi, potrebbe trattarsi di un effetto collaterale della terapia farmacologica o di una componente depressiva che si è sovrapposta nel tempo.
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Buongiorno, quello che descrive sembra una serie di sensazioni disorientanti e di disconnessione dal mondo che la circonda, che potrebbero essere legate a un disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) o a un altro tipo di condizione psicologica, come l'ansia. Il fatto che le cose che prima la facevano stare bene ora non le diano più piacere, e la difficoltà di concentrarsi, sono segni che qualcosa potrebbe essere cambiato nel suo stato emotivo o mentale. La necessità di compiere rituali, come toccare oggetti un certo numero di volte, potrebbe anche essere legata a pensieri ossessivi, tipici del DOC. Per avere una risposta definitiva, le consiglio di svolgere una valutazione psicodiagnostica, richiedendo un referto.
La sua cura con il Daparox è sicuramente un passo importante, ma forse è utile parlarne con il suo medico o terapeuta, per valutare se sia il caso di fare aggiustamenti o esplorare nuove strategie terapeutiche. Non è mai facile affrontare situazioni simili, ma riconoscere il problema è il primo passo per cercare di migliorare. Resto a disposizione, un caro saluto
La sua cura con il Daparox è sicuramente un passo importante, ma forse è utile parlarne con il suo medico o terapeuta, per valutare se sia il caso di fare aggiustamenti o esplorare nuove strategie terapeutiche. Non è mai facile affrontare situazioni simili, ma riconoscere il problema è il primo passo per cercare di migliorare. Resto a disposizione, un caro saluto
Salve data la situazione le consiglio di parlare con il dottore che le ha prescritto il daparox per valutare il da farsi riguardo la farmacoterapia e capire se quello che le sta succedendo possano essere effetti collaterali legati all'assunzione protratta così a lungo o dipenda da altro.
Inoltre, se ci sono delle diagnosio dei sintomi di Doc è sempre bene associare una psicoterapia in modo da agire sul problema alla radice.
Inoltre, se ci sono delle diagnosio dei sintomi di Doc è sempre bene associare una psicoterapia in modo da agire sul problema alla radice.
Gentile utente, non è possibile fare un diagnosi senza un accurata valutazione. Tuttavia credo però che i sintomi che lei descrivi siano degni di attenzione e osservazione clinica. Pertanto le suggerisco di rivolgersi ad un professionista psicologo o direttamente ad un medico psichiatra che farà la valutazione clinica migliore per lei. Cordialmente dott.ssa Alessia D'Angelo
Buongiorno,
quello che descrive sembra un insieme di sintomi che possono rientrare in diversi quadri clinici, tra cui la derealizzazione (la sensazione che il mondo attorno sembri "diverso" o "irreale"), la perdita di piacere nelle attività e la presenza di pensieri intrusivi e rituali compulsivi.
Dal momento che assume Daparox da molti anni, potrebbe essere utile confrontarsi con il medico o lo psichiatra per valutare se il dosaggio è ancora adeguato o se sia necessario un aggiustamento. A volte, dopo un uso prolungato, alcuni farmaci possono perdere efficacia o richiedere una revisione del trattamento.
Le consiglio di parlarne al più presto con il professionista che la segue per trovare insieme la soluzione più adatta. Nel frattempo, provi a non spaventarsi troppo per questi sintomi: anche se sono molto fastidiosi, con il giusto supporto possono essere gestiti e migliorare.
quello che descrive sembra un insieme di sintomi che possono rientrare in diversi quadri clinici, tra cui la derealizzazione (la sensazione che il mondo attorno sembri "diverso" o "irreale"), la perdita di piacere nelle attività e la presenza di pensieri intrusivi e rituali compulsivi.
Dal momento che assume Daparox da molti anni, potrebbe essere utile confrontarsi con il medico o lo psichiatra per valutare se il dosaggio è ancora adeguato o se sia necessario un aggiustamento. A volte, dopo un uso prolungato, alcuni farmaci possono perdere efficacia o richiedere una revisione del trattamento.
Le consiglio di parlarne al più presto con il professionista che la segue per trovare insieme la soluzione più adatta. Nel frattempo, provi a non spaventarsi troppo per questi sintomi: anche se sono molto fastidiosi, con il giusto supporto possono essere gestiti e migliorare.
La sintomatologia che descrive sembra rientrare in un quadro complesso che coinvolge fenomeni dissociativi e ossessivo-compulsivi. Il suo quadro sembra caratterizzato da una combinazione di DOC, sintomi dissociativi e possibile anedonia depressiva. E' consigliabile una visita con uno psichiatra per un’eventuale revisione della terapia e con uno psicoterapeuta per lavorare sugli aspetti emotivi e sottostanti.
Quello che descrivi potrebbe essere riconducibile a sintomi di *derealizzazione* (la sensazione che il mondo esterno appaia strano, diverso, meno reale) e *anedonia* (la perdita di piacere nelle attività abituali), che spesso si manifestano in disturbi d’ansia, depressione o stress prolungato. Inoltre, i pensieri intrusivi e i comportamenti ripetitivi che menzioni potrebbero rientrare nel *Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)*, specialmente se avverti la necessità di compiere determinate azioni per placare l’ansia.
Il fatto che assumi *Daparox* (un farmaco SSRI) da oltre 12 anni suggerisce che tu stia già seguendo un trattamento per ansia o depressione. Tuttavia, un cambiamento nei sintomi, come quelli che descrivi, merita attenzione: potrebbe essere utile rivalutare la terapia con il tuo medico o psicoterapeuta, perché il corpo e la mente possono cambiare nel tempo e ciò che funzionava in passato potrebbe aver bisogno di un aggiustamento.
Non sei solo in questo: questi sintomi possono essere molto disturbanti, ma con il giusto supporto e un possibile aggiornamento della terapia puoi trovare sollievo. Parlane con il tuo specialista per comprendere meglio la causa e trovare la strategia più adatta a te.
Il fatto che assumi *Daparox* (un farmaco SSRI) da oltre 12 anni suggerisce che tu stia già seguendo un trattamento per ansia o depressione. Tuttavia, un cambiamento nei sintomi, come quelli che descrivi, merita attenzione: potrebbe essere utile rivalutare la terapia con il tuo medico o psicoterapeuta, perché il corpo e la mente possono cambiare nel tempo e ciò che funzionava in passato potrebbe aver bisogno di un aggiustamento.
Non sei solo in questo: questi sintomi possono essere molto disturbanti, ma con il giusto supporto e un possibile aggiornamento della terapia puoi trovare sollievo. Parlane con il tuo specialista per comprendere meglio la causa e trovare la strategia più adatta a te.
Buongiorno, grazie per aver condiviso quello che sta vivendo. Da circa un mese si sente 'disconnesso' dal suo corpo e dalla realtà, con una percezione alterata di ciò che la circonda – il cellulare che sembra diverso, i video o i film che non riconosce più – accompagnata da una perdita di piacere nelle attività che prima la appassionavano (anedonia) e da difficoltà di concentrazione. A questo si aggiungono pensieri ripetitivi, come toccare un oggetto tre volte per scongiurare eventi negativi, e pensieri intrusivi di fare del male a sé o agli altri, che lei ricorda di aver già sperimentato in passato. Si chiede cosa possa causarlo: DOC, delirio o altro?
Da un punto di vista psicologico – premetto che posso solo ipotizzare, non diagnosticare – questi sintomi potrebbero riflettere una combinazione di fenomeni. La sensazione di disconnessione e irrealtà richiama la derealizzazione o depersonalizzazione, stati spesso legati a un’ansia intensa o a un sovraccarico emotivo. I pensieri ripetitivi e intrusivi, invece, potrebbero avvicinarsi a un disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), dove la mente usa rituali (toccare tre volte) per placare l’ansia, o genera immagini disturbanti come meccanismo di allerta. Non sembrano deliri, che implicherebbero convinzioni fisse e scollegate dalla realtà, ma piuttosto un disagio che si manifesta in modo ciclico, come lei nota.
L’uso del Daparox (paroxetina) da oltre 12 anni è un elemento importante. Se la dose o la regolarità sono cambiate, potrebbe influire: gli SSRI, se interrotti o assunti in modo discontinuo, possono causare sintomi di rimbalzo come anedonia o derealizzazione. Relazionalmente, questi episodi potrebbero essere collegati a come si sente nel suo contesto di vita: stress, pressioni o un senso di scollegamento da sé o dagli altri potrebbero amplificarli. La buona notizia è che, avendoli già vissuti e superati, ha risorse per affrontarli.
Per capirne la causa, servirebbe esplorare il suo stato emotivo recente e la gestione del farmaco con il suo medico. Intanto, potrebbe provare a radicarsi quando si sente così – toccare un oggetto e descriverlo mentalmente – per ridurre la disconnessione. Se vuole approfondire cosa scatena questi momenti e come gestirli, sono disponibile per un colloquio: parlarne potrebbe aiutarla a ritrovare un po’ di chiarezza e controllo.
Da un punto di vista psicologico – premetto che posso solo ipotizzare, non diagnosticare – questi sintomi potrebbero riflettere una combinazione di fenomeni. La sensazione di disconnessione e irrealtà richiama la derealizzazione o depersonalizzazione, stati spesso legati a un’ansia intensa o a un sovraccarico emotivo. I pensieri ripetitivi e intrusivi, invece, potrebbero avvicinarsi a un disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), dove la mente usa rituali (toccare tre volte) per placare l’ansia, o genera immagini disturbanti come meccanismo di allerta. Non sembrano deliri, che implicherebbero convinzioni fisse e scollegate dalla realtà, ma piuttosto un disagio che si manifesta in modo ciclico, come lei nota.
L’uso del Daparox (paroxetina) da oltre 12 anni è un elemento importante. Se la dose o la regolarità sono cambiate, potrebbe influire: gli SSRI, se interrotti o assunti in modo discontinuo, possono causare sintomi di rimbalzo come anedonia o derealizzazione. Relazionalmente, questi episodi potrebbero essere collegati a come si sente nel suo contesto di vita: stress, pressioni o un senso di scollegamento da sé o dagli altri potrebbero amplificarli. La buona notizia è che, avendoli già vissuti e superati, ha risorse per affrontarli.
Per capirne la causa, servirebbe esplorare il suo stato emotivo recente e la gestione del farmaco con il suo medico. Intanto, potrebbe provare a radicarsi quando si sente così – toccare un oggetto e descriverlo mentalmente – per ridurre la disconnessione. Se vuole approfondire cosa scatena questi momenti e come gestirli, sono disponibile per un colloquio: parlarne potrebbe aiutarla a ritrovare un po’ di chiarezza e controllo.
Gentilissimo, le suggerisco di prendere contatti con un professionista ed avviare una consulenza psicologica per meglio comprendere quanto sta avvenendo; l'incontro con il professionista potrebbe meglio circoscrivere i problemi che ha descritto osservandoli nel contesto più ampio della sua vita e delle sue relazioni; i sintomi da lei descritti sembrano essere più appartenenti all'area ansioso-depressiva che non a quella del delirio ma occorre approfondire. Resto a disposizione per qualsiasi cosa, anche da remoto. Cordiali saluti. Dottor Montanaro
Buongiorno, il suo problema potrebbe essere affrontato attraverso un percorso psicologico, se lo desidera sono disponibile e la invito a prenotare una visita. Un caro saluto, dott.ssa Falessi
Buongiorno,
quello che descrive – la sensazione di disconnessione dal proprio corpo e dalla realtà circostante (spesso chiamata derealizzazione e/o depersonalizzazione), la perdita di piacere nelle attività che prima la gratificavano, i pensieri intrusivi e i rituali ripetitivi per placare l’ansia – può essere riconducibile a un quadro di natura ansiosa o ossessivo-compulsiva.
Il fatto che lei sia già in terapia farmacologica da molti anni (con Daparox, un SSRI) è importante, ma può succedere che, nel tempo, l’efficacia del farmaco si modifichi, oppure che emergano nuove sfumature del disagio che richiedano un'integrazione psicoterapeutica. La presenza di pensieri disturbanti o "sacrifici mentali" come toccare qualcosa tre volte non indica delirio, ma piuttosto un tentativo (inconsapevole) della mente di gestire ansia o paura in modo simbolico.
Ci tengo a rassicurarla: non è sola e ciò che sta vivendo è affrontabile. Le tecniche psicoterapeutiche, l’ipnosi clinica e gli approcci integrati, possono aiutarla a rientrare in contatto con sé stesso, a comprendere le radici di questi vissuti e a sviluppare nuove strategie per affrontarli.
Le consiglio di rivolgersi a uno/a specialista per una valutazione approfondita: è un passo importante per ritrovare equilibrio e benessere.
Resto a disposizione se desidera un colloquio conoscitivo.
Un caro saluto,
Dott. Daniela Morandini
quello che descrive – la sensazione di disconnessione dal proprio corpo e dalla realtà circostante (spesso chiamata derealizzazione e/o depersonalizzazione), la perdita di piacere nelle attività che prima la gratificavano, i pensieri intrusivi e i rituali ripetitivi per placare l’ansia – può essere riconducibile a un quadro di natura ansiosa o ossessivo-compulsiva.
Il fatto che lei sia già in terapia farmacologica da molti anni (con Daparox, un SSRI) è importante, ma può succedere che, nel tempo, l’efficacia del farmaco si modifichi, oppure che emergano nuove sfumature del disagio che richiedano un'integrazione psicoterapeutica. La presenza di pensieri disturbanti o "sacrifici mentali" come toccare qualcosa tre volte non indica delirio, ma piuttosto un tentativo (inconsapevole) della mente di gestire ansia o paura in modo simbolico.
Ci tengo a rassicurarla: non è sola e ciò che sta vivendo è affrontabile. Le tecniche psicoterapeutiche, l’ipnosi clinica e gli approcci integrati, possono aiutarla a rientrare in contatto con sé stesso, a comprendere le radici di questi vissuti e a sviluppare nuove strategie per affrontarli.
Le consiglio di rivolgersi a uno/a specialista per una valutazione approfondita: è un passo importante per ritrovare equilibrio e benessere.
Resto a disposizione se desidera un colloquio conoscitivo.
Un caro saluto,
Dott. Daniela Morandini
Buongiorno, grazie per aver condiviso ciò che sta vivendo. Le sensazioni di distacco, la difficoltà a provare piacere come prima, i pensieri ricorrenti e i gesti messi in atto per trovare sollievo possono essere molto faticosi da gestire.
È difficile rispondere con esattezza da cosa dipendano questi vissuti senza un colloquio approfondito: possono avere cause diverse e meritano attenzione.
Le consiglio di parlarne quanto prima con uno specialista, sia per valutare l’andamento della terapia farmacologica che segue da tempo, sia per affrontare in uno spazio adeguato ciò che sta sperimentando. Con il giusto supporto, è possibile stare meglio.
È difficile rispondere con esattezza da cosa dipendano questi vissuti senza un colloquio approfondito: possono avere cause diverse e meritano attenzione.
Le consiglio di parlarne quanto prima con uno specialista, sia per valutare l’andamento della terapia farmacologica che segue da tempo, sia per affrontare in uno spazio adeguato ciò che sta sperimentando. Con il giusto supporto, è possibile stare meglio.
Quello che descrivi sembra legato a sintomi di derealizzazione e pensieri ossessivi-compulsivi, comuni nei disturbi d’ansia e nel DOC, non a un delirio. Il tuo disagio merita attenzione: una revisione farmacologica e un percorso terapeutico potrebbero aiutarti a ritrovare stabilità e piacere. Non sei solo, e tutto questo si può affrontare.
Dott.ssa Francesca Gottofredi.
Dott.ssa Francesca Gottofredi.
Capisco quanto possa essere destabilizzante vivere questa forma di disconnessione, in cui ciò che vedi o fai non ti appare più “tuo” come prima. Quando il senso di continuità interiore si incrina, è frequente che emergano sia la perdita di piacere sia la difficoltà a concentrarsi.
Allo stesso tempo, le sensazioni di pericolo legate al “toccare tre volte” e i pensieri intrusivi di fare del male sono molto coerenti con un funzionamento di tipo disturbo ossessivo compulsivo: non indicano delirio, ma un tentativo di controllare l’ansia attraverso rituali mentali o comportamentali. Di solito questi pensieri fanno paura proprio perché non corrispondono al tuo desiderio reale.
Il quadro che descrivi non parla di “pazzia”, ma di un momento in cui il tuo sistema emotivo è molto attivato e fatica a ritrovare equilibrio, anche in relazione alla lunga assunzione di daparox. È importante parlarne con il tuo psichiatra o psicoterapeuta per essere accompagnato in modo più mirato.
Allo stesso tempo, le sensazioni di pericolo legate al “toccare tre volte” e i pensieri intrusivi di fare del male sono molto coerenti con un funzionamento di tipo disturbo ossessivo compulsivo: non indicano delirio, ma un tentativo di controllare l’ansia attraverso rituali mentali o comportamentali. Di solito questi pensieri fanno paura proprio perché non corrispondono al tuo desiderio reale.
Il quadro che descrivi non parla di “pazzia”, ma di un momento in cui il tuo sistema emotivo è molto attivato e fatica a ritrovare equilibrio, anche in relazione alla lunga assunzione di daparox. È importante parlarne con il tuo psichiatra o psicoterapeuta per essere accompagnato in modo più mirato.
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