Buonasera, mi chiamo Giulio e vorrei un vostro parere/consiglio riguardo alla mia situazione. Si tr
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Buonasera, mi chiamo Giulio e vorrei un vostro parere/consiglio riguardo alla mia situazione.
Si tratta di me e della mia collega di lavoro.
Parto subito col dire che abbiamo due stili di vita un po' diversi, però piano piano ci siamo avvicinati e abbiamo instaurato un buon rapporto tanto ché ci siamo avvicinati molto anche a livello fisico.
Una sera siamo usciti insieme, siamo stati per ben 5 ore fuori a parlare, senza usare il telefono, cosa per me importante, quindi devo dire che la serata è andata molto bene.
Non c'è stato nessun bacio ma molto contatto fisico... gambe intrecciate, mani che si accarezzavano, carezze sulle coscie e sulle gambe, lei aveva anche quella voce tenera che di solito fanno le ragazze quando sono prese.
Anche in questi giorni c'è stato altro contatto fisico, lei mi ha carezzato di nuovo le mani io il viso (guancia), qualche abbraccio.
Il problema è che lei dice di volere un ragazzo alto almeno 1.90, "sano" ecc... ed io purtroppo sono un po' più basso di lei.
Lei dice che siamo solo amici...
Vi chiedo, ma se per lei siamo solo questo perché avere tutto questo contatto fisico e quando lo riceve da parte mia non dice niente?
Perché quando siamo usciti siamo stati tutte quelle ore insieme?
Da amici va bene tutto questo contatto fisico?
Se non avessi un minimo di interesse personalmente non mi lascerei andare così.
Grazie
Si tratta di me e della mia collega di lavoro.
Parto subito col dire che abbiamo due stili di vita un po' diversi, però piano piano ci siamo avvicinati e abbiamo instaurato un buon rapporto tanto ché ci siamo avvicinati molto anche a livello fisico.
Una sera siamo usciti insieme, siamo stati per ben 5 ore fuori a parlare, senza usare il telefono, cosa per me importante, quindi devo dire che la serata è andata molto bene.
Non c'è stato nessun bacio ma molto contatto fisico... gambe intrecciate, mani che si accarezzavano, carezze sulle coscie e sulle gambe, lei aveva anche quella voce tenera che di solito fanno le ragazze quando sono prese.
Anche in questi giorni c'è stato altro contatto fisico, lei mi ha carezzato di nuovo le mani io il viso (guancia), qualche abbraccio.
Il problema è che lei dice di volere un ragazzo alto almeno 1.90, "sano" ecc... ed io purtroppo sono un po' più basso di lei.
Lei dice che siamo solo amici...
Vi chiedo, ma se per lei siamo solo questo perché avere tutto questo contatto fisico e quando lo riceve da parte mia non dice niente?
Perché quando siamo usciti siamo stati tutte quelle ore insieme?
Da amici va bene tutto questo contatto fisico?
Se non avessi un minimo di interesse personalmente non mi lascerei andare così.
Grazie
Buongiorno Giulio da quello che racconta si percepisce il suo interesse per questa persona ma al tempo stesso sembra non capire che cosa cerchi questa ragazza da lei. In queste situazioni, dato che lei si sente preso è importante che comunichi questo all’altra e che comunichi anche come interpreta queste carezze e questo continuo contatto fisico così da chiarire qualsiasi dubbio e capire l’intenzione dell’altra; capisco non sia facile esporsi e dire tutto ció ma è l’unico modo per poter rispondere ai suoi interrogativi. Le auguro una buona giornata
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Buongiorno,
i modi in cui scegliamo il/la partner sono in parte consapevoli e in parte non, può essere possibile che queste due parti siano in contrapposizione tra loro. Penso che la situazione andrebbe tuttavia approfondita, soprattutto se le causa preoccupazione eccessiva, con uno psicologo.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
i modi in cui scegliamo il/la partner sono in parte consapevoli e in parte non, può essere possibile che queste due parti siano in contrapposizione tra loro. Penso che la situazione andrebbe tuttavia approfondita, soprattutto se le causa preoccupazione eccessiva, con uno psicologo.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Gentile utente, le consiglio di restare sul momento presente e di non correre con il pensiero. In questo modo potrà godere di questi momenti.
Resto a disposizione se volesse approfondire.
Un cordiale saluto.
Dott. Luca Rochdi
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Un cordiale saluto.
Dott. Luca Rochdi
Buonasera Giulio,
la ringrazio per aver raccontato la situazione con tanta attenzione ai dettagli: si percepisce quanto per lei questo legame sia diventato significativo e quanto oggi le generi confusione.
È comprensibile che i comportamenti che descrive – il contatto fisico, il tempo condiviso senza distrazioni, la qualità della conversazione, la vicinanza emotiva e corporea – possano essere letti come segnali di interesse. Per molte persone, infatti, quel tipo di contatto non rientra nella semplice amicizia. Il punto però è che non tutti attribuiscono lo stesso significato ai gesti, soprattutto quando si tratta di confini fisici ed emotivi.
Da ciò che racconta, sembra esserci una discrepanza tra i comportamenti di lei e le parole che usa quando definisce il rapporto (“siamo solo amici”). In questi casi è importante tenere presente una cosa:
in una relazione, ciò che guida non è tanto quello che l’altro fa, ma quello che dice di volere e di poter offrire.
È possibile che questa collega provi una forma di attrazione, di affinità o di piacere nella vicinanza con lei, senza però sentire il desiderio (o la disponibilità) di costruire qualcosa di più. Può anche darsi che le faccia piacere sentirsi corteggiata, vista, compresa, senza che questo si traduca in un’intenzione relazionale. Questo non significa che stia agendo con cattiveria, ma che forse non è del tutto consapevole – o chiara – dei messaggi che manda.
La domanda più importante, però, non è tanto “perché lei fa così?”, quanto:
come fa stare lei questa situazione?
Se il contatto e l’ambiguità la alimentano nella speranza e allo stesso tempo la fanno soffrire, allora è un segnale da ascoltare.
In casi come questo può essere utile, con calma e rispetto, riportare la conversazione su di lei: non per chiedere spiegazioni sui singoli gesti, ma per chiarire se ciò che state vivendo ha, per entrambi, lo stesso significato. Anche perché, lavorando insieme, rimanere in una zona grigia troppo a lungo rischia di diventare doloroso.
Non c’è nulla di sbagliato nel suo bisogno di chiarezza, né nel desiderio di essere visto come qualcosa di più di un amico. Allo stesso tempo, è importante proteggersi dal restare agganciati a segnali che non trovano una conferma esplicita.
Se sente che questa situazione la coinvolge emotivamente più di quanto riesca a gestire serenamente, parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarla a capire come muoversi, come tutelarsi e come leggere meglio i suoi bisogni dentro le relazioni.
La ringrazio per la fiducia e le auguro di riuscire a fare chiarezza, prima di tutto per stare bene lei.
Un cordiale saluto, dott.ssa Ilaria Redivo
la ringrazio per aver raccontato la situazione con tanta attenzione ai dettagli: si percepisce quanto per lei questo legame sia diventato significativo e quanto oggi le generi confusione.
È comprensibile che i comportamenti che descrive – il contatto fisico, il tempo condiviso senza distrazioni, la qualità della conversazione, la vicinanza emotiva e corporea – possano essere letti come segnali di interesse. Per molte persone, infatti, quel tipo di contatto non rientra nella semplice amicizia. Il punto però è che non tutti attribuiscono lo stesso significato ai gesti, soprattutto quando si tratta di confini fisici ed emotivi.
Da ciò che racconta, sembra esserci una discrepanza tra i comportamenti di lei e le parole che usa quando definisce il rapporto (“siamo solo amici”). In questi casi è importante tenere presente una cosa:
in una relazione, ciò che guida non è tanto quello che l’altro fa, ma quello che dice di volere e di poter offrire.
È possibile che questa collega provi una forma di attrazione, di affinità o di piacere nella vicinanza con lei, senza però sentire il desiderio (o la disponibilità) di costruire qualcosa di più. Può anche darsi che le faccia piacere sentirsi corteggiata, vista, compresa, senza che questo si traduca in un’intenzione relazionale. Questo non significa che stia agendo con cattiveria, ma che forse non è del tutto consapevole – o chiara – dei messaggi che manda.
La domanda più importante, però, non è tanto “perché lei fa così?”, quanto:
come fa stare lei questa situazione?
Se il contatto e l’ambiguità la alimentano nella speranza e allo stesso tempo la fanno soffrire, allora è un segnale da ascoltare.
In casi come questo può essere utile, con calma e rispetto, riportare la conversazione su di lei: non per chiedere spiegazioni sui singoli gesti, ma per chiarire se ciò che state vivendo ha, per entrambi, lo stesso significato. Anche perché, lavorando insieme, rimanere in una zona grigia troppo a lungo rischia di diventare doloroso.
Non c’è nulla di sbagliato nel suo bisogno di chiarezza, né nel desiderio di essere visto come qualcosa di più di un amico. Allo stesso tempo, è importante proteggersi dal restare agganciati a segnali che non trovano una conferma esplicita.
Se sente che questa situazione la coinvolge emotivamente più di quanto riesca a gestire serenamente, parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarla a capire come muoversi, come tutelarsi e come leggere meglio i suoi bisogni dentro le relazioni.
La ringrazio per la fiducia e le auguro di riuscire a fare chiarezza, prima di tutto per stare bene lei.
Un cordiale saluto, dott.ssa Ilaria Redivo
Buonasera Giulio,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e carica di emozioni.
Da ciò che descrive, tra lei e la sua collega si è creato un legame di forte vicinanza emotiva e fisica, che va ben oltre una semplice conoscenza superficiale. Cinque ore di dialogo profondo, senza distrazioni, unite a contatto fisico prolungato e reciproco (carezze, intreccio delle gambe, tono di voce affettuoso), sono segnali oggettivi di intimità, indipendentemente dall’etichetta che lei utilizza verbalmente (“siamo solo amici”).
È importante però distinguere due piani che spesso non coincidono:
- Il comportamento
- Le parole / le decisioni consapevoli
Il comportamento che descrive suggerisce un coinvolgimento emotivo e corporeo reale. Difficilmente una persona che non prova alcuna attrazione si lascia andare in modo così spontaneo e continuativo. Su questo il suo sentire è assolutamente comprensibile e legittimo.
Allo stesso tempo, quando lei afferma che vi vede solo come amici e sottolinea requisiti fisici molto specifici (altezza, “tipo di ragazzo”), sta probabilmente cercando di mettere un limite, forse più a sé stessa che a lei. Questo può accadere per vari motivi:
- paura di complicare il rapporto lavorativo
- conflitto tra ciò che sente e ciò che “pensa di dover volere”
-difficoltà ad assumersi la responsabilità emotiva di un coinvolgimento
- attrazione presente ma non sufficiente, o non allineata alle sue aspettative razionali
Rispondendo alla sua domanda in modo diretto:
no, per molte persone quello che descrive non rientra in una semplice amicizia. Tuttavia esistono persone che, pur vivendo una forte intimità fisica ed emotiva, non riescono o non vogliono trasformarla in una scelta affettiva chiara.
Il punto centrale, ora, non è tanto “cosa prova lei”, quanto come sta lei dentro questa ambiguità. Se questo rapporto la fa stare in sospeso, la confonde o la espone alla speranza che le cose cambino, allora è importante fermarsi e tutelarsi.
Un passo maturo e sano potrebbe essere:
- chiarire con calma cosa lei si aspetta da questo rapporto
- chiedersi se è disposto a restare in una relazione ambigua
- eventualmente porre dei confini sul contatto fisico, se per lei crea coinvolgimento
Non si tratta di forzare una risposta da parte sua, ma di dare valore ai suoi bisogni emotivi, che meritano rispetto tanto quanto i suoi.
Un saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e carica di emozioni.
Da ciò che descrive, tra lei e la sua collega si è creato un legame di forte vicinanza emotiva e fisica, che va ben oltre una semplice conoscenza superficiale. Cinque ore di dialogo profondo, senza distrazioni, unite a contatto fisico prolungato e reciproco (carezze, intreccio delle gambe, tono di voce affettuoso), sono segnali oggettivi di intimità, indipendentemente dall’etichetta che lei utilizza verbalmente (“siamo solo amici”).
È importante però distinguere due piani che spesso non coincidono:
- Il comportamento
- Le parole / le decisioni consapevoli
Il comportamento che descrive suggerisce un coinvolgimento emotivo e corporeo reale. Difficilmente una persona che non prova alcuna attrazione si lascia andare in modo così spontaneo e continuativo. Su questo il suo sentire è assolutamente comprensibile e legittimo.
Allo stesso tempo, quando lei afferma che vi vede solo come amici e sottolinea requisiti fisici molto specifici (altezza, “tipo di ragazzo”), sta probabilmente cercando di mettere un limite, forse più a sé stessa che a lei. Questo può accadere per vari motivi:
- paura di complicare il rapporto lavorativo
- conflitto tra ciò che sente e ciò che “pensa di dover volere”
-difficoltà ad assumersi la responsabilità emotiva di un coinvolgimento
- attrazione presente ma non sufficiente, o non allineata alle sue aspettative razionali
Rispondendo alla sua domanda in modo diretto:
no, per molte persone quello che descrive non rientra in una semplice amicizia. Tuttavia esistono persone che, pur vivendo una forte intimità fisica ed emotiva, non riescono o non vogliono trasformarla in una scelta affettiva chiara.
Il punto centrale, ora, non è tanto “cosa prova lei”, quanto come sta lei dentro questa ambiguità. Se questo rapporto la fa stare in sospeso, la confonde o la espone alla speranza che le cose cambino, allora è importante fermarsi e tutelarsi.
Un passo maturo e sano potrebbe essere:
- chiarire con calma cosa lei si aspetta da questo rapporto
- chiedersi se è disposto a restare in una relazione ambigua
- eventualmente porre dei confini sul contatto fisico, se per lei crea coinvolgimento
Non si tratta di forzare una risposta da parte sua, ma di dare valore ai suoi bisogni emotivi, che meritano rispetto tanto quanto i suoi.
Un saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
Salve, i limiti che ci diamo nel dare e ricevere contatto fisico e apertura a livello affettivo sono personali, pertanto, ci sono persone più abituate al contatto fisico e gli attribuiscono un certo tipo di valore e significato, altre che hanno un metro di misura e giudizio assai diverso.
Da quanto descrive, potrebbe essere questo il caso: entrambi date un significato ed un peso diverso a quel tipo di contatto fisico e lo riempite di aspettative diverse.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Da quanto descrive, potrebbe essere questo il caso: entrambi date un significato ed un peso diverso a quel tipo di contatto fisico e lo riempite di aspettative diverse.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Buonasera Giulio,
da ciò che descrive emerge una situazione emotivamente coinvolgente ma anche ambigua, che può comprensibilmente generare confusione. Il contatto fisico, il tempo condiviso e la qualità della relazione possono avere significati diversi per persone diverse: per alcuni rappresentano segnali di interesse, per altri modalità relazionali che non implicano necessariamente un coinvolgimento sentimentale.
È importante considerare che le parole e i comportamenti non sempre coincidono, ma ciò che conta davvero è come lei si sente in questa dinamica e quali sono i suoi bisogni. In questi casi, più che cercare interpretazioni “oggettive”, può essere utile interrogarsi su cosa desidera lei e valutare se questa relazione, così com’è, le fa stare bene oppure no.
Un confronto diretto, rispettoso e chiaro può aiutare a ridurre l’ambiguità e a tutelare il proprio equilibrio emotivo. Se sente che la situazione le provoca disagio o confusione persistente, parlarne con un professionista può essere uno spazio utile per fare chiarezza
da ciò che descrive emerge una situazione emotivamente coinvolgente ma anche ambigua, che può comprensibilmente generare confusione. Il contatto fisico, il tempo condiviso e la qualità della relazione possono avere significati diversi per persone diverse: per alcuni rappresentano segnali di interesse, per altri modalità relazionali che non implicano necessariamente un coinvolgimento sentimentale.
È importante considerare che le parole e i comportamenti non sempre coincidono, ma ciò che conta davvero è come lei si sente in questa dinamica e quali sono i suoi bisogni. In questi casi, più che cercare interpretazioni “oggettive”, può essere utile interrogarsi su cosa desidera lei e valutare se questa relazione, così com’è, le fa stare bene oppure no.
Un confronto diretto, rispettoso e chiaro può aiutare a ridurre l’ambiguità e a tutelare il proprio equilibrio emotivo. Se sente che la situazione le provoca disagio o confusione persistente, parlarne con un professionista può essere uno spazio utile per fare chiarezza
Buonasera Giulio,
più che chiederci cosa prova lei, può essere utile fermarsi su cosa sta succedendo tra voi e cosa sta facendo lei, concretamente. I comportamenti che descrive (contatto fisico, tempo condiviso, intimità non verbale) sono oggettivi; allo stesso tempo, a livello verbale lei definisce il rapporto come “amicizia”. Questa discrepanza genera confusione, ed è comprensibile.
In questi casi il punto non è stabilire se “da amici si possa fare o no”, ma chiedersi:
A lei, così com’è ora, questa situazione fa stare bene o la mette in attesa e in dubbio?
Che tipo di relazione desidera lei, al di là dei segnali che cerca di interpretare?
Quando una relazione resta ambigua, il rischio è rimanere bloccati nel tentativo di decifrare l’altro, perdendo di vista i propri bisogni. Dal punto di vista strategico, più che accumulare prove pro o contro l’interesse di lei, può essere utile riportare chiarezza sul piano dei confini: capire che tipo di rapporto è sostenibile per lei e comportarsi di conseguenza.
Spesso non è spiegando meglio le cose che si esce dalla confusione, ma osservando cosa accade quando si cambia leggermente il proprio modo di stare nella relazione. È da lì che emergono le risposte più utili.
Saluti
Dott.ssa Melania Monaco
più che chiederci cosa prova lei, può essere utile fermarsi su cosa sta succedendo tra voi e cosa sta facendo lei, concretamente. I comportamenti che descrive (contatto fisico, tempo condiviso, intimità non verbale) sono oggettivi; allo stesso tempo, a livello verbale lei definisce il rapporto come “amicizia”. Questa discrepanza genera confusione, ed è comprensibile.
In questi casi il punto non è stabilire se “da amici si possa fare o no”, ma chiedersi:
A lei, così com’è ora, questa situazione fa stare bene o la mette in attesa e in dubbio?
Che tipo di relazione desidera lei, al di là dei segnali che cerca di interpretare?
Quando una relazione resta ambigua, il rischio è rimanere bloccati nel tentativo di decifrare l’altro, perdendo di vista i propri bisogni. Dal punto di vista strategico, più che accumulare prove pro o contro l’interesse di lei, può essere utile riportare chiarezza sul piano dei confini: capire che tipo di rapporto è sostenibile per lei e comportarsi di conseguenza.
Spesso non è spiegando meglio le cose che si esce dalla confusione, ma osservando cosa accade quando si cambia leggermente il proprio modo di stare nella relazione. È da lì che emergono le risposte più utili.
Saluti
Dott.ssa Melania Monaco
Buonasera Giulio, la ringrazio per aver raccontato con chiarezza ciò che sta vivendo. Dalle sue parole si percepisce quanto questa situazione la stia coinvolgendo e anche confondendo, ed è comprensibile che sia così: quando tra due persone c’è vicinanza, contatto fisico e momenti di intimità emotiva, è naturale cercare un significato e interrogarsi su cosa stia realmente accadendo. È importante partire da un punto fermo: ciò che lei descrive non è “sbagliato” né strano da parte sua. Cinque ore trascorse insieme a parlare, il contatto fisico prolungato, le carezze, la voce tenera, gli abbracci sono elementi che, per molte persone, vanno oltre una semplice amicizia. Il fatto che per lei questi segnali abbiano acceso un coinvolgimento e delle aspettative è umano e legittimo. Il problema non è che lei si sia fatto delle domande, ma che i messaggi che riceve dall’altra parte non sono coerenti tra loro. Può accadere che una persona cerchi contatto, vicinanza e calore senza però sentirsi pronta, o disposta, a riconoscere un interesse più profondo. A volte si desidera sentirsi desiderati, rassicurati, scelti, senza voler davvero fare un passo in avanti. Questo non rende l’altra persona cattiva o manipolatoria, ma spiega perché lei possa sentirsi tirato in due direzioni diverse: da una parte i gesti, dall’altra le parole che la collocano nella categoria dell’amicizia. Quando lei si chiede se “da amici va bene tutto questo contatto fisico”, in realtà sta già ascoltando una parte molto sana di sé. Ognuno ha confini diversi, ma ciò che conta è come si sente lei. Se questo tipo di vicinanza la fa sperare, immaginare qualcosa di più e poi la lascia frustrato o svalutato, allora è un segnale da prendere sul serio. Non si tratta di stabilire cosa sia giusto o sbagliato in assoluto, ma di capire se per lei questo equilibrio è sostenibile. Il tema dell’altezza e dei requisiti che lei riporta può averle fatto male perché tocca direttamente il suo valore personale. È importante ricordare che le preferenze dell’altra persona parlano di lei, non del suo valore come uomo. Il rischio, in queste situazioni, è iniziare a mettersi in discussione, a confrontarsi con un ideale irraggiungibile e a sentirsi “meno”, quando in realtà il punto centrale è la compatibilità e la disponibilità emotiva, non una misura in centimetri. Forse la domanda più utile da porsi non è se lei abbia o meno interesse, ma se lei è disposto a rimanere in una relazione ambigua che la espone a continui dubbi. A volte chiarire, con calma e rispetto, come ci si sente e cosa si desidera davvero non serve tanto a cambiare l’altro, quanto a proteggere se stessi. Anche accettare che l’altra persona non possa o non voglia andare oltre l’amicizia è doloroso, ma spesso meno logorante che restare sospesi. Si conceda il diritto di ascoltarsi senza giudicarsi. Il suo bisogno di chiarezza, di reciprocità e di coerenza è legittimo. Non è debolezza, è rispetto per sé. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buonasera Giulio,
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di confusione e frustrazione.
Da un punto di vista psicologico, è importante sapere che il contatto fisico non ha per tutti lo stesso significato. Per alcune persone carezze, abbracci e una vicinanza corporea intensa possono rientrare in una modalità relazionale affettuosa, rassicurante o di gioco, senza che questo venga vissuto come un reale investimento sentimentale o come un’apertura verso una relazione di coppia.
Nel vostro caso emergono segnali ambivalenti: da un lato comportamenti che possono sembrare intimi (tempo di qualità condiviso, contatto fisico prolungato, tono di voce tenero), dall’altro un messaggio verbale chiaro, cioè il definirvi “solo amici” e l’esplicitare criteri molto rigidi rispetto al partner desiderato. Quando parole e comportamenti non sono allineati, è facile che si crei confusione emotiva, soprattutto per chi è più coinvolto.
È possibile che lei apprezzi la vicinanza, l’attenzione e la connessione emotiva, ma non si senta disponibile o intenzionata a trasformare questo legame in una relazione, oppure che stia vivendo una fase di ambivalenza interna. Questo però non toglie che lei abbia il diritto di chiedersi se questa modalità le stia bene o se, al contrario, la esponga al rischio di soffrire.
La domanda forse più importante non è tanto “perché lei si comporta così”, ma “come mi fa sentire questa situazione e di cosa ho bisogno io”. In questi casi può essere utile un confronto chiaro e rispettoso, ma anche un lavoro personale per comprendere i propri limiti emotivi e tutelarsi.
Per approfondire meglio queste dinamiche e capire come muoversi in modo più consapevole e protettivo per sé, è consigliabile parlarne con uno specialista.
Un cordiale saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di confusione e frustrazione.
Da un punto di vista psicologico, è importante sapere che il contatto fisico non ha per tutti lo stesso significato. Per alcune persone carezze, abbracci e una vicinanza corporea intensa possono rientrare in una modalità relazionale affettuosa, rassicurante o di gioco, senza che questo venga vissuto come un reale investimento sentimentale o come un’apertura verso una relazione di coppia.
Nel vostro caso emergono segnali ambivalenti: da un lato comportamenti che possono sembrare intimi (tempo di qualità condiviso, contatto fisico prolungato, tono di voce tenero), dall’altro un messaggio verbale chiaro, cioè il definirvi “solo amici” e l’esplicitare criteri molto rigidi rispetto al partner desiderato. Quando parole e comportamenti non sono allineati, è facile che si crei confusione emotiva, soprattutto per chi è più coinvolto.
È possibile che lei apprezzi la vicinanza, l’attenzione e la connessione emotiva, ma non si senta disponibile o intenzionata a trasformare questo legame in una relazione, oppure che stia vivendo una fase di ambivalenza interna. Questo però non toglie che lei abbia il diritto di chiedersi se questa modalità le stia bene o se, al contrario, la esponga al rischio di soffrire.
La domanda forse più importante non è tanto “perché lei si comporta così”, ma “come mi fa sentire questa situazione e di cosa ho bisogno io”. In questi casi può essere utile un confronto chiaro e rispettoso, ma anche un lavoro personale per comprendere i propri limiti emotivi e tutelarsi.
Per approfondire meglio queste dinamiche e capire come muoversi in modo più consapevole e protettivo per sé, è consigliabile parlarne con uno specialista.
Un cordiale saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile Giulio,
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di confusione e merita di essere letta con attenzione, senza semplificazioni né giudizi affrettati.
Dal punto di vista relazionale, ciò che emerge è una discordanza tra i comportamenti e le definizioni verbali. Da un lato, tra voi c’è stata una vicinanza emotiva e corporea significativa: tempo condiviso di qualità, contatto fisico prolungato, sintonizzazione affettiva, segnali che difficilmente passano inosservati e che, per molte persone, non rientrano in una “amicizia neutra”. Dall’altro lato, lei verbalmente definisce il rapporto come amicale e richiama criteri molto rigidi rispetto al partner ideale.
In una prospettiva sistemico-relazionale, questo non va letto tanto in termini di “vero o falso interesse”, quanto come un possibile conflitto interno: può darsi che questa collega stia vivendo una vicinanza che le fa bene, che le suscita emozioni, ma che allo stesso tempo entri in tensione con convinzioni, aspettative o paure (ad esempio legate all’ambiente di lavoro, all’idea di coppia, all’immagine di sé o dell’altro). In questi casi, il corpo spesso “va avanti” rispetto alla parola, mentre la mente cerca di rimettere ordine attraverso etichette rassicuranti come “siamo solo amici”.
La domanda centrale, però, non è tanto perché lei si comporti così, quanto che effetto ha tutto questo su di lei. Se per lei il contatto fisico e la vicinanza hanno un significato affettivo importante, è legittimo che questa ambiguità generi aspettative, speranze o anche sofferenza. Le relazioni non sono fatte solo di intenzioni, ma anche di confini: quando questi non sono chiari, il rischio è che uno dei due resti più esposto emotivamente.
Il consiglio è di provare, con calma e rispetto, a dare parola a ciò che sta vivendo lei, più che a chiedere spiegazioni sul comportamento dell’altra. Esplicitare come si sente, cosa per lei non è “solo amicizia” e di cosa avrebbe bisogno per stare sereno, permette di uscire dal terreno delle interpretazioni e di riportare la relazione su un piano più autentico e tutelante per entrambi.
In sintesi: non è sbagliato interrogarsi su questi segnali, ma è ancora più importante ascoltare se stesso e chiedersi che tipo di relazione desidera e se quella che si sta costruendo, così com’è ora, è davvero sostenibile per lei. Questo è già un primo passo di cura verso di sé.
Rimango a disposizione per qualsiasi approfondimento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di confusione e merita di essere letta con attenzione, senza semplificazioni né giudizi affrettati.
Dal punto di vista relazionale, ciò che emerge è una discordanza tra i comportamenti e le definizioni verbali. Da un lato, tra voi c’è stata una vicinanza emotiva e corporea significativa: tempo condiviso di qualità, contatto fisico prolungato, sintonizzazione affettiva, segnali che difficilmente passano inosservati e che, per molte persone, non rientrano in una “amicizia neutra”. Dall’altro lato, lei verbalmente definisce il rapporto come amicale e richiama criteri molto rigidi rispetto al partner ideale.
In una prospettiva sistemico-relazionale, questo non va letto tanto in termini di “vero o falso interesse”, quanto come un possibile conflitto interno: può darsi che questa collega stia vivendo una vicinanza che le fa bene, che le suscita emozioni, ma che allo stesso tempo entri in tensione con convinzioni, aspettative o paure (ad esempio legate all’ambiente di lavoro, all’idea di coppia, all’immagine di sé o dell’altro). In questi casi, il corpo spesso “va avanti” rispetto alla parola, mentre la mente cerca di rimettere ordine attraverso etichette rassicuranti come “siamo solo amici”.
La domanda centrale, però, non è tanto perché lei si comporti così, quanto che effetto ha tutto questo su di lei. Se per lei il contatto fisico e la vicinanza hanno un significato affettivo importante, è legittimo che questa ambiguità generi aspettative, speranze o anche sofferenza. Le relazioni non sono fatte solo di intenzioni, ma anche di confini: quando questi non sono chiari, il rischio è che uno dei due resti più esposto emotivamente.
Il consiglio è di provare, con calma e rispetto, a dare parola a ciò che sta vivendo lei, più che a chiedere spiegazioni sul comportamento dell’altra. Esplicitare come si sente, cosa per lei non è “solo amicizia” e di cosa avrebbe bisogno per stare sereno, permette di uscire dal terreno delle interpretazioni e di riportare la relazione su un piano più autentico e tutelante per entrambi.
In sintesi: non è sbagliato interrogarsi su questi segnali, ma è ancora più importante ascoltare se stesso e chiedersi che tipo di relazione desidera e se quella che si sta costruendo, così com’è ora, è davvero sostenibile per lei. Questo è già un primo passo di cura verso di sé.
Rimango a disposizione per qualsiasi approfondimento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Buongiorno Giulio, quello che descrive è una situazione complessa perché mescola amicizia, intimità fisica e segnali emotivi contrastanti. È comprensibile sentirsi confusi: da un lato, la collega dice che siete “solo amici” e fa affermazioni sulle proprie preferenze in fatto di partner; dall’altro, il contatto fisico, la complicità e la vicinanza emotiva durante le uscite suggeriscono un coinvolgimento più intimo di quello che si percepisce in una relazione puramente amicale.
Spesso, nei rapporti di amicizia molto stretti, alcune persone tollerano o addirittura cercano vicinanza fisica perché la considerano naturale e confortevole, senza voler necessariamente trasformarla in un legame romantico o sessuale. Altre volte, il contatto fisico può nascere da attrazione reale, ma essere accompagnato da resistenze personali, paure o convinzioni sulle caratteristiche del partner ideale: nel suo caso, l’altezza e altri requisiti. Questo spiega perché da un lato lei si lasci andare in carezze e abbracci, e dall’altro dichiari di non voler andare oltre.
Il fatto che abbiate passato ore insieme senza distrazioni è un segnale positivo di complicità e intesa, ma non necessariamente indica un desiderio romantico dichiarato: può essere anche il piacere di condividere una connessione emotiva intensa, al di là delle definizioni. Ciò che lei sente — un’intuizione che il suo interesse va oltre l’amicizia — è naturale e legittimo, perché il corpo e l’emotività spesso percepiscono segnali che la mente non interpreta completamente.
In questa situazione, l’unico modo per avere chiarezza è comunicare apertamente con lei, con delicatezza e rispetto, chiedendo come vive questi momenti di vicinanza e cosa significhino per lei. Solo un dialogo sincero potrà chiarire se il contatto fisico rientra nel contesto dell’amicizia o se nasconde un interesse più profondo.
Fino a quel momento, è utile osservare i segnali senza trarre conclusioni affrettate: il contatto fisico e la complicità non sono necessariamente un invito a una relazione romantica, ma nemmeno da sottovalutare se lei percepisce un coinvolgimento emotivo reale. Rimango a disposizione, un saluto!
Spesso, nei rapporti di amicizia molto stretti, alcune persone tollerano o addirittura cercano vicinanza fisica perché la considerano naturale e confortevole, senza voler necessariamente trasformarla in un legame romantico o sessuale. Altre volte, il contatto fisico può nascere da attrazione reale, ma essere accompagnato da resistenze personali, paure o convinzioni sulle caratteristiche del partner ideale: nel suo caso, l’altezza e altri requisiti. Questo spiega perché da un lato lei si lasci andare in carezze e abbracci, e dall’altro dichiari di non voler andare oltre.
Il fatto che abbiate passato ore insieme senza distrazioni è un segnale positivo di complicità e intesa, ma non necessariamente indica un desiderio romantico dichiarato: può essere anche il piacere di condividere una connessione emotiva intensa, al di là delle definizioni. Ciò che lei sente — un’intuizione che il suo interesse va oltre l’amicizia — è naturale e legittimo, perché il corpo e l’emotività spesso percepiscono segnali che la mente non interpreta completamente.
In questa situazione, l’unico modo per avere chiarezza è comunicare apertamente con lei, con delicatezza e rispetto, chiedendo come vive questi momenti di vicinanza e cosa significhino per lei. Solo un dialogo sincero potrà chiarire se il contatto fisico rientra nel contesto dell’amicizia o se nasconde un interesse più profondo.
Fino a quel momento, è utile osservare i segnali senza trarre conclusioni affrettate: il contatto fisico e la complicità non sono necessariamente un invito a una relazione romantica, ma nemmeno da sottovalutare se lei percepisce un coinvolgimento emotivo reale. Rimango a disposizione, un saluto!
Salve Giulio,
in una dinamica così ambivalente, è importante spostare il focus dai parametri esterni di lei alla propria percezione di sé e dei propri bisogni. Esplorare cosa si desideri realmente in un rapporto, oltre il contatto fisico, può aiutare a rafforzare la propria sicurezza interiore. Comprendere i propri confini permette di valutare se questa situazione rispecchi il valore che ci si attribuisce.
La saluto
in una dinamica così ambivalente, è importante spostare il focus dai parametri esterni di lei alla propria percezione di sé e dei propri bisogni. Esplorare cosa si desideri realmente in un rapporto, oltre il contatto fisico, può aiutare a rafforzare la propria sicurezza interiore. Comprendere i propri confini permette di valutare se questa situazione rispecchi il valore che ci si attribuisce.
La saluto
Gentile Giulio,
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di confusione, perché mette insieme segnali affettivi e corporei che, per molte persone, non sono coerenti con una definizione di “semplice amicizia”. È importante però tenere distinti due livelli: ciò che Lei prova e interpreta, e ciò che l’altra persona è effettivamente disposta o pronta a riconoscere per sé.
Il contatto fisico, il tempo condiviso in modo intenso e la qualità della comunicazione possono indicare vicinanza, curiosità o un coinvolgimento emotivo, ma non sempre coincidono con un desiderio consapevole di costruire una relazione. Alcune persone vivono il contatto e l’intimità in modo più fluido, senza attribuirvi necessariamente un significato relazionale stabile; altre, invece, li associano immediatamente a un interesse affettivo più definito. Nessuna delle due modalità è “sbagliata”, ma quando non sono allineate possono generare fraintendimenti e aspettative dolorose.
Il fatto che lei continui a definirvi amici va preso sul serio, anche se il suo comportamento può sembrare ambiguo. Spesso non si tratta di una volontà di ferire o manipolare, ma di una difficoltà a chiarire dentro di sé cosa si desidera davvero, oppure di un bisogno di vicinanza che non si traduce in una scelta di coppia. Le considerazioni sull’aspetto fisico o su caratteristiche ideali del partner, quando vengono esplicitate, possono rappresentare un modo per mettere un confine, anche se espresso in modo poco delicato.
Più che interrogarsi se “da amici sia normale” questo tipo di contatto, può essere utile chiedersi come Lei si sente dentro questa dinamica e se per Lei è sostenibile. Quando il coinvolgimento non è reciproco o non è chiaramente definito, il rischio è quello di rimanere in una posizione di attesa che nel tempo può generare frustrazione e svalutazione personale.
Un confronto aperto e rispettoso, centrato su ciò che Lei prova e su ciò di cui ha bisogno per stare bene, può aiutarla a fare chiarezza, qualunque sia l’esito. In alternativa, un supporto psicologico può offrirle uno spazio neutro per comprendere meglio i suoi bisogni affettivi e i confini che desidera tutelare, soprattutto in un contesto lavorativo dove le dinamiche emotive possono essere ancora più complesse.
Un caro saluto
Dott.ssa Sara Petroni
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di confusione, perché mette insieme segnali affettivi e corporei che, per molte persone, non sono coerenti con una definizione di “semplice amicizia”. È importante però tenere distinti due livelli: ciò che Lei prova e interpreta, e ciò che l’altra persona è effettivamente disposta o pronta a riconoscere per sé.
Il contatto fisico, il tempo condiviso in modo intenso e la qualità della comunicazione possono indicare vicinanza, curiosità o un coinvolgimento emotivo, ma non sempre coincidono con un desiderio consapevole di costruire una relazione. Alcune persone vivono il contatto e l’intimità in modo più fluido, senza attribuirvi necessariamente un significato relazionale stabile; altre, invece, li associano immediatamente a un interesse affettivo più definito. Nessuna delle due modalità è “sbagliata”, ma quando non sono allineate possono generare fraintendimenti e aspettative dolorose.
Il fatto che lei continui a definirvi amici va preso sul serio, anche se il suo comportamento può sembrare ambiguo. Spesso non si tratta di una volontà di ferire o manipolare, ma di una difficoltà a chiarire dentro di sé cosa si desidera davvero, oppure di un bisogno di vicinanza che non si traduce in una scelta di coppia. Le considerazioni sull’aspetto fisico o su caratteristiche ideali del partner, quando vengono esplicitate, possono rappresentare un modo per mettere un confine, anche se espresso in modo poco delicato.
Più che interrogarsi se “da amici sia normale” questo tipo di contatto, può essere utile chiedersi come Lei si sente dentro questa dinamica e se per Lei è sostenibile. Quando il coinvolgimento non è reciproco o non è chiaramente definito, il rischio è quello di rimanere in una posizione di attesa che nel tempo può generare frustrazione e svalutazione personale.
Un confronto aperto e rispettoso, centrato su ciò che Lei prova e su ciò di cui ha bisogno per stare bene, può aiutarla a fare chiarezza, qualunque sia l’esito. In alternativa, un supporto psicologico può offrirle uno spazio neutro per comprendere meglio i suoi bisogni affettivi e i confini che desidera tutelare, soprattutto in un contesto lavorativo dove le dinamiche emotive possono essere ancora più complesse.
Un caro saluto
Dott.ssa Sara Petroni
Buongiorno Giulio,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e comprensibilmente carica di emozioni.
Provo a darle una lettura il più possibile chiara e rispettosa di entrambe le posizioni.
Da ciò che descrive, tra voi si è creato un legame emotivo e corporeo significativo. Il contatto fisico prolungato, la qualità del tempo passato insieme, la sintonia nel dialogo e alcuni segnali non verbali (tono di voce, vicinanza, carezze) non sono neutri e in genere indicano un coinvolgimento, o quantomeno una curiosità affettiva. È quindi assolutamente comprensibile che lei si ponga delle domande e si senta confuso.
Detto questo, è importante tenere presenti alcuni aspetti psicologici frequenti in queste dinamiche:
Il contatto fisico non equivale sempre a una disponibilità relazionale: alcune persone vivono la vicinanza corporea come una forma di conferma, di sicurezza o di piacere emotivo, senza essere pronte (o disposte) a trasformarla in una relazione.
Potrebbe anche essere presente in lei un’ambivalenza: una parte che si sente attratta e coinvolta, e un’altra che razionalmente pone dei limiti (come il tema dell’altezza o dell’“ideale di partner”). Quando questo accade, la persona può inviare segnali contrastanti.
Il fatto che lei dica “siamo solo amici” va comunque preso sul serio: le parole sono un confine esplicito, anche se i comportamenti sembrano raccontare altro.
Esistono persone molto “fisiche” anche nelle relazioni di amicizia, per le quali il contatto fisico (abbracci, carezze, vicinanza) è un linguaggio naturale, non necessariamente collegato a un interesse sentimentale o sessuale. Questo però non significa che per l’altra persona tale contatto venga vissuto allo stesso modo.
La questione centrale, più che capire cosa prova lei, è chiedersi:
come sta lei, Giulio, dentro questa situazione?
Se il contatto fisico e la vicinanza alimentano aspettative o speranze che poi vengono negate a parole, nel tempo questo potrebbe diventare fonte di frustrazione e sofferenza.
Il mio consiglio professionale è di:
provare, se se la sente, a comunicare in modo diretto e rispettoso come si sente, senza accuse (“Io mi sto coinvolgendo emotivamente e faccio fatica a vivere questa ambiguità”);
osservare non solo i gesti, ma anche la coerenza tra parole e azioni nel tempo;
proteggere i propri confini emotivi, soprattutto considerando che si tratta anche di un rapporto di lavoro.
Per molte persone quel tipo di contatto non è “solo amicizia”, ma può esserlo per chi vive una fase di ambivalenza o cerca vicinanza emotiva /fisica senza impegno o ancora è abituato a vivere in questo modo anche le proprie relazioni amicali. La cosa più importante è che lei non resti incastrato in una posizione che le crea confusione e sofferenza.
Resto a disposizione se vorrà approfondire ulteriormente.
Un caro saluto.
Dott.ssa Chiara Pesce.
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e comprensibilmente carica di emozioni.
Provo a darle una lettura il più possibile chiara e rispettosa di entrambe le posizioni.
Da ciò che descrive, tra voi si è creato un legame emotivo e corporeo significativo. Il contatto fisico prolungato, la qualità del tempo passato insieme, la sintonia nel dialogo e alcuni segnali non verbali (tono di voce, vicinanza, carezze) non sono neutri e in genere indicano un coinvolgimento, o quantomeno una curiosità affettiva. È quindi assolutamente comprensibile che lei si ponga delle domande e si senta confuso.
Detto questo, è importante tenere presenti alcuni aspetti psicologici frequenti in queste dinamiche:
Il contatto fisico non equivale sempre a una disponibilità relazionale: alcune persone vivono la vicinanza corporea come una forma di conferma, di sicurezza o di piacere emotivo, senza essere pronte (o disposte) a trasformarla in una relazione.
Potrebbe anche essere presente in lei un’ambivalenza: una parte che si sente attratta e coinvolta, e un’altra che razionalmente pone dei limiti (come il tema dell’altezza o dell’“ideale di partner”). Quando questo accade, la persona può inviare segnali contrastanti.
Il fatto che lei dica “siamo solo amici” va comunque preso sul serio: le parole sono un confine esplicito, anche se i comportamenti sembrano raccontare altro.
Esistono persone molto “fisiche” anche nelle relazioni di amicizia, per le quali il contatto fisico (abbracci, carezze, vicinanza) è un linguaggio naturale, non necessariamente collegato a un interesse sentimentale o sessuale. Questo però non significa che per l’altra persona tale contatto venga vissuto allo stesso modo.
La questione centrale, più che capire cosa prova lei, è chiedersi:
come sta lei, Giulio, dentro questa situazione?
Se il contatto fisico e la vicinanza alimentano aspettative o speranze che poi vengono negate a parole, nel tempo questo potrebbe diventare fonte di frustrazione e sofferenza.
Il mio consiglio professionale è di:
provare, se se la sente, a comunicare in modo diretto e rispettoso come si sente, senza accuse (“Io mi sto coinvolgendo emotivamente e faccio fatica a vivere questa ambiguità”);
osservare non solo i gesti, ma anche la coerenza tra parole e azioni nel tempo;
proteggere i propri confini emotivi, soprattutto considerando che si tratta anche di un rapporto di lavoro.
Per molte persone quel tipo di contatto non è “solo amicizia”, ma può esserlo per chi vive una fase di ambivalenza o cerca vicinanza emotiva /fisica senza impegno o ancora è abituato a vivere in questo modo anche le proprie relazioni amicali. La cosa più importante è che lei non resti incastrato in una posizione che le crea confusione e sofferenza.
Resto a disposizione se vorrà approfondire ulteriormente.
Un caro saluto.
Dott.ssa Chiara Pesce.
Gentile Giulio, la situazione che descrive è molto comune e genera spesso quel senso di confusione che lei sta provando.
È comprensibile che il forte contatto fisico e l'intensità del tempo trascorso insieme le abbiano trasmesso segnali diversi rispetto a ciò che lei dichiara a parole (l'essere 'solo amici' o i criteri estetici sull'altezza).
Il contatto fisico prolungato e la ricerca di intimità emotiva suggeriscono una connessione profonda, ma non sempre questa evolve in una relazione sentimentale nei termini in cui uno dei due la desidera. A volte, le persone cercano nel contatto fisico una forma di rassicurazione o di vicinanza affettiva che non intendono poi trasformare in un impegno di coppia.
La ragione che spinge a questi comportamenti è soggettiva, ma, tendenzialmente, la ricerca di vicinanza ha alla base un profondo bisogno di affetto. I precisi criteri estetici possono, invece, fungere da difesa: dichiarandoli, la persona si sente autorizzata a lasciarsi andare fisicamente perché 'tanto non potrà succedere nulla di serio', creando così una zona grigia in cui gode dell'intimità senza assumersi la responsabilità di un legame.
Il mio consiglio è di osservare quanto questa ambiguità la stia facendo soffrire. Se il limite della 'sola amicizia' posto da lei diventa frustrante a causa dei segnali fisici contrastanti, potrebbe essere utile esplicitare il suo bisogno di chiarezza, definendo dei confini che proteggano il suo benessere emotivo.
Resto a sua disposizione qualora sentisse il bisogno di approfondire queste dinamiche relazionali.
Un caro saluto, Dott.ssa Erica Zito - Psicologa e Sessuologa
È comprensibile che il forte contatto fisico e l'intensità del tempo trascorso insieme le abbiano trasmesso segnali diversi rispetto a ciò che lei dichiara a parole (l'essere 'solo amici' o i criteri estetici sull'altezza).
Il contatto fisico prolungato e la ricerca di intimità emotiva suggeriscono una connessione profonda, ma non sempre questa evolve in una relazione sentimentale nei termini in cui uno dei due la desidera. A volte, le persone cercano nel contatto fisico una forma di rassicurazione o di vicinanza affettiva che non intendono poi trasformare in un impegno di coppia.
La ragione che spinge a questi comportamenti è soggettiva, ma, tendenzialmente, la ricerca di vicinanza ha alla base un profondo bisogno di affetto. I precisi criteri estetici possono, invece, fungere da difesa: dichiarandoli, la persona si sente autorizzata a lasciarsi andare fisicamente perché 'tanto non potrà succedere nulla di serio', creando così una zona grigia in cui gode dell'intimità senza assumersi la responsabilità di un legame.
Il mio consiglio è di osservare quanto questa ambiguità la stia facendo soffrire. Se il limite della 'sola amicizia' posto da lei diventa frustrante a causa dei segnali fisici contrastanti, potrebbe essere utile esplicitare il suo bisogno di chiarezza, definendo dei confini che proteggano il suo benessere emotivo.
Resto a sua disposizione qualora sentisse il bisogno di approfondire queste dinamiche relazionali.
Un caro saluto, Dott.ssa Erica Zito - Psicologa e Sessuologa
Buonasera Giulio,
la confusione che provi è comprensibile. Quando parole e comportamenti non vanno nella stessa direzione, è naturale interrogarsi e cercare un significato. Il tuo non è “farti dei film”, ma un tentativo legittimo di dare coerenza a ciò che stai vivendo.
Partiamo da un punto fermo: il contatto fisico che descrivi non è neutro. Carezze, mani intrecciate, gambe a contatto, abbracci, tono di voce tenero, una lunga uscita senza distrazioni… sono segnali di intimità che, per molte persone, vanno oltre l’amicizia. Questo non significa automaticamente “interesse sentimentale pieno”, ma indica sicuramente un coinvolgimento emotivo e corporeo.
Allo stesso tempo, lei verbalmente ti colloca nella categoria “amico” e introduce criteri (altezza, fisicità, “essere sano”) che sembrano escluderti. Qui si crea la frattura che ti destabilizza: il corpo dice una cosa, le parole un’altra.
Dal punto di vista psicologico possono esserci diverse spiegazioni, che non si escludono a vicenda: potrebbe esserci attrazione e piacere nel contatto, ma anche una resistenza a riconoscerlo o ad ammetterlo, magari per schemi mentali rigidi su “che tipo di partner dovrei avere”; potrebbe vivere una forma di ambivalenza: le piaci, si sente bene con te, ma fatica a immaginarti dentro un’idea di relazione che ha già in testa; oppure potrebbe trovare rassicurante l’intimità fisica, senza però voler (o riuscire a) fare un passo ulteriore.
È importante però spostare l’attenzione da una domanda molto comune ma rischiosa:
“Perché lei fa così?” a una più utile: “Io come mi sento in questa posizione?”
Se per te questo contatto fisico alimenta aspettative, desiderio e coinvolgimento, mentre per lei resta “solo amicizia”, il rischio è che tu finisca in una posizione sbilanciata, dove dai e speri, mentre l’altro si prende il bello senza assumersi una responsabilità emotiva.
Non c’è nulla di sbagliato nel chiederti se “da amici vada bene tutto questo”. La risposta è: dipende dai confini di ciascuno. Per alcune persone sì, per altre no. Ma ciò che conta davvero è se per te è sostenibile.
A un certo punto può diventare necessario un passaggio di chiarezza, non accusatorio ma autentico. Non per forzarla a scegliere, ma per tutelare te stesso. Dire qualcosa come:
“Con te sto bene, ma questo tipo di vicinanza per me non è solo amicizia, e ho bisogno di capire dove siamo”
non è pressione, è maturità emotiva.
Infine, una nota importante: quando qualcuno mette in primo piano caratteristiche fisiche come criteri rigidi, questo parla dei suoi filtri, non del tuo valore. Non sei “meno adatto” come persona perché non rientri in un ideale astratto.
Quello che stai vivendo merita rispetto, a partire dal tuo stesso sentire.
Ascoltarlo è il primo passo, qualunque sarà l’esito.
Un caro saluto,
Alma Magnani - Psicologa
la confusione che provi è comprensibile. Quando parole e comportamenti non vanno nella stessa direzione, è naturale interrogarsi e cercare un significato. Il tuo non è “farti dei film”, ma un tentativo legittimo di dare coerenza a ciò che stai vivendo.
Partiamo da un punto fermo: il contatto fisico che descrivi non è neutro. Carezze, mani intrecciate, gambe a contatto, abbracci, tono di voce tenero, una lunga uscita senza distrazioni… sono segnali di intimità che, per molte persone, vanno oltre l’amicizia. Questo non significa automaticamente “interesse sentimentale pieno”, ma indica sicuramente un coinvolgimento emotivo e corporeo.
Allo stesso tempo, lei verbalmente ti colloca nella categoria “amico” e introduce criteri (altezza, fisicità, “essere sano”) che sembrano escluderti. Qui si crea la frattura che ti destabilizza: il corpo dice una cosa, le parole un’altra.
Dal punto di vista psicologico possono esserci diverse spiegazioni, che non si escludono a vicenda: potrebbe esserci attrazione e piacere nel contatto, ma anche una resistenza a riconoscerlo o ad ammetterlo, magari per schemi mentali rigidi su “che tipo di partner dovrei avere”; potrebbe vivere una forma di ambivalenza: le piaci, si sente bene con te, ma fatica a immaginarti dentro un’idea di relazione che ha già in testa; oppure potrebbe trovare rassicurante l’intimità fisica, senza però voler (o riuscire a) fare un passo ulteriore.
È importante però spostare l’attenzione da una domanda molto comune ma rischiosa:
“Perché lei fa così?” a una più utile: “Io come mi sento in questa posizione?”
Se per te questo contatto fisico alimenta aspettative, desiderio e coinvolgimento, mentre per lei resta “solo amicizia”, il rischio è che tu finisca in una posizione sbilanciata, dove dai e speri, mentre l’altro si prende il bello senza assumersi una responsabilità emotiva.
Non c’è nulla di sbagliato nel chiederti se “da amici vada bene tutto questo”. La risposta è: dipende dai confini di ciascuno. Per alcune persone sì, per altre no. Ma ciò che conta davvero è se per te è sostenibile.
A un certo punto può diventare necessario un passaggio di chiarezza, non accusatorio ma autentico. Non per forzarla a scegliere, ma per tutelare te stesso. Dire qualcosa come:
“Con te sto bene, ma questo tipo di vicinanza per me non è solo amicizia, e ho bisogno di capire dove siamo”
non è pressione, è maturità emotiva.
Infine, una nota importante: quando qualcuno mette in primo piano caratteristiche fisiche come criteri rigidi, questo parla dei suoi filtri, non del tuo valore. Non sei “meno adatto” come persona perché non rientri in un ideale astratto.
Quello che stai vivendo merita rispetto, a partire dal tuo stesso sentire.
Ascoltarlo è il primo passo, qualunque sarà l’esito.
Un caro saluto,
Alma Magnani - Psicologa
Gentile Giulio,
la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. È comprensibile che questa situazione la stia mettendo in difficoltà: quando tra due persone c’è vicinanza, contatto fisico e complicità, è naturale chiedersi che significato abbia e sentirsi confusi se i messaggi che arrivano sembrano contrastanti. È quindi comprensibile che lei si domandi cosa stia succedendo e che fatichi ad avere un quadro chiaro della situazione.
Detto questo, è importante ricordare che ognuno vive e interpreta il contatto fisico in modo diverso. Per alcune persone può essere una forma di affetto, di gioco o di vicinanza emotiva che non implica necessariamente un interesse romantico o di intimità sessuale. Questo non rende il suo sentire meno legittimo, ma aiuta a capire perché possano nascere fraintendimenti.
Prima ancora di cercare di capire lei, però, le proporrei una riflessione su di sé: che cosa sta cercando davvero in questo rapporto? Sarebbe disposto ad accettare una semplice amicizia, se così fosse? Come la fa stare questo “limbo”, fatto di segnali ambigui?
Se questa situazione la confonde o la mette emotivamente in difficoltà, è un segnale importante da ascoltare. Restare a lungo nell’incertezza può diventare faticoso e alimentare aspettative che rischiano di non trovare riscontro.
Un altro punto fondamentale che mi sento di sottolinearle è la comunicazione. Per quanto sia naturale cercare di interpretare gesti e comportamenti, la verità è che non possiamo essere nella mente dell’altro, così come l’altro non può esserlo nella nostra. Rimuginare da soli, ipotizzando scenari, spesso aumenta solo la confusione. Se sente di avere lo spazio per farlo, parlarne apertamente con lei, in modo calmo e rispettoso, potrebbe chiarire molti più dubbi di qualsiasi parere esterno. È lei la persona coinvolta, e solo da lei possono arrivare risposte realmente significative.
In ogni caso, questo le permetterebbe di capire come muoversi, tutelando anche il suo benessere emotivo, soprattutto considerando che lavorate insieme.
Resto a disposizione se sente il bisogno di approfondire ulteriormente.
la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. È comprensibile che questa situazione la stia mettendo in difficoltà: quando tra due persone c’è vicinanza, contatto fisico e complicità, è naturale chiedersi che significato abbia e sentirsi confusi se i messaggi che arrivano sembrano contrastanti. È quindi comprensibile che lei si domandi cosa stia succedendo e che fatichi ad avere un quadro chiaro della situazione.
Detto questo, è importante ricordare che ognuno vive e interpreta il contatto fisico in modo diverso. Per alcune persone può essere una forma di affetto, di gioco o di vicinanza emotiva che non implica necessariamente un interesse romantico o di intimità sessuale. Questo non rende il suo sentire meno legittimo, ma aiuta a capire perché possano nascere fraintendimenti.
Prima ancora di cercare di capire lei, però, le proporrei una riflessione su di sé: che cosa sta cercando davvero in questo rapporto? Sarebbe disposto ad accettare una semplice amicizia, se così fosse? Come la fa stare questo “limbo”, fatto di segnali ambigui?
Se questa situazione la confonde o la mette emotivamente in difficoltà, è un segnale importante da ascoltare. Restare a lungo nell’incertezza può diventare faticoso e alimentare aspettative che rischiano di non trovare riscontro.
Un altro punto fondamentale che mi sento di sottolinearle è la comunicazione. Per quanto sia naturale cercare di interpretare gesti e comportamenti, la verità è che non possiamo essere nella mente dell’altro, così come l’altro non può esserlo nella nostra. Rimuginare da soli, ipotizzando scenari, spesso aumenta solo la confusione. Se sente di avere lo spazio per farlo, parlarne apertamente con lei, in modo calmo e rispettoso, potrebbe chiarire molti più dubbi di qualsiasi parere esterno. È lei la persona coinvolta, e solo da lei possono arrivare risposte realmente significative.
In ogni caso, questo le permetterebbe di capire come muoversi, tutelando anche il suo benessere emotivo, soprattutto considerando che lavorate insieme.
Resto a disposizione se sente il bisogno di approfondire ulteriormente.
Caro Giulio, quello che descrivi è una situazione di ambiguità relazionale piuttosto comune. Il contatto fisico e il tempo condiviso indicano una vicinanza emotiva, ma non sempre coincidono con una disponibilità a una relazione: può esserci curiosità, bisogno di conferme o affetto senza una scelta chiara. Il punto centrale non è interpretare i segnali, ma chiarire i confini: se per te questo coinvolgimento crea aspettative o confusione, è legittimo dirlo con calma e chiedere cosa lei desidera davvero. La chiarezza protegge entrambi, più delle supposizioni.
Salve Giulio, quello che descrive mostra una discrepanza tra ciò che lei dice (“siamo solo amici”) e ciò che fa (contatto fisico, intimità, tempo condiviso). E' importante non fermarsi a cercare coerenza nell’altro, ma chiedersi che posto occupa lei in questa dinamica.
Può accadere che una persona mantenga l’altro in una zona ambigua: il corpo partecipa, il discorso frena. Questo non significa necessariamente che ci sia un progetto affettivo, ma che l’altro viene utilizzato come fonte di conferma, vicinanza, desiderio, senza assumerne le conseguenze.
Il punto decisivo non è se “da amici si fa questo”, ma se a lei questa posizione basta. Se lei resta in attesa che il gesto smentisca le parole, rischia di restare intrappolato nel dubbio. In analisi diremmo che è lei ora a dover chiarire cosa desidera e fino a dove è disposto a stare in una situazione non definita.
La domanda utile non è: “Le piaccio?”, ma “Io che posto accetto di avere per lei?”
Un caro saluto.
Può accadere che una persona mantenga l’altro in una zona ambigua: il corpo partecipa, il discorso frena. Questo non significa necessariamente che ci sia un progetto affettivo, ma che l’altro viene utilizzato come fonte di conferma, vicinanza, desiderio, senza assumerne le conseguenze.
Il punto decisivo non è se “da amici si fa questo”, ma se a lei questa posizione basta. Se lei resta in attesa che il gesto smentisca le parole, rischia di restare intrappolato nel dubbio. In analisi diremmo che è lei ora a dover chiarire cosa desidera e fino a dove è disposto a stare in una situazione non definita.
La domanda utile non è: “Le piaccio?”, ma “Io che posto accetto di avere per lei?”
Un caro saluto.
Salve Giulio, il contatto fisico che descrive solitamente è segno di una forma di interesse che va ben oltre l'amicizia. Il punto è che ci sono tanti tipi differenti di funzionamenti; ci sono persone che amano trovarsi in situazioni ambigue e che si muovono nel rapporto con l'altro in modo malizioso anche senza voler andare oltre; c'è chi fa fatica a mettere confini con gli altri e a comprendere il perché di alcuni comportamenti che pone in essere. Sono molteplici le possibilità e i motivi sottostanti i comportamenti ambigui degli altri. La invito a chiedere in modo aperto alla diretta interessata il senso della vicinanza fisica ripetutamente mostrata. Per qualunque dubbio non esiti a contattarmi. In bocca al lupo.
Chiara Costa
Chiara Costa
Ciao Giulio,
grazie per aver raccontato con chiarezza la situazione. Quello che descrivi può essere comprensibilmente fonte di confusione: a volte il contatto fisico, la complicità e il tempo condiviso possono convivere con messaggi che possono essere contrastanti a parole. A volte le persone possono trovarsi in una fase di esplorazione o di indecisione rispetto a ciò che desiderano davvero. Più che cercare una spiegazione “giusta”, può essere utile chiederti come ti fa sentire questa situazione e se per te è sostenibile restare in questa situazione.
Se vuoi fare chiarezza su ciò che provi e su come muoverti, resto disponibile per un colloquio conoscitivo e vediamo insieme come posso aiutarti.
Ti aspetto, Dott.ssa Alessandra Corti
grazie per aver raccontato con chiarezza la situazione. Quello che descrivi può essere comprensibilmente fonte di confusione: a volte il contatto fisico, la complicità e il tempo condiviso possono convivere con messaggi che possono essere contrastanti a parole. A volte le persone possono trovarsi in una fase di esplorazione o di indecisione rispetto a ciò che desiderano davvero. Più che cercare una spiegazione “giusta”, può essere utile chiederti come ti fa sentire questa situazione e se per te è sostenibile restare in questa situazione.
Se vuoi fare chiarezza su ciò che provi e su come muoverti, resto disponibile per un colloquio conoscitivo e vediamo insieme come posso aiutarti.
Ti aspetto, Dott.ssa Alessandra Corti
Gentile Giulio,
da ciò che descrive sembra esserci stata un’intesa significativa con la sua collega, soprattutto sul piano emotivo e fisico. Allo stesso tempo, le sue parole (“siamo solo amici”, criteri fisici molto precisi per un partner) indicano che, al momento, lei non intende assumere una posizione sentimentale più chiara o esplicita nei suoi confronti. Il contatto fisico può essere fonte di ambiguità: per alcune persone è solo gioco, vicinanza e complicità; per altre è un segnale romantico. È comprensibile che in lei sorgano dubbi, perché i comportamenti sembrano comunicare qualcosa di diverso dalle parole.
Per orientarsi, potrebbe essere utile parlarle con sincerità, chiedendole cosa rappresenti per lei questa vicinanza e quali siano i suoi reali sentimenti: un confronto diretto può aiutarla a capire se i gesti nascono da interesse affettivo o solo da confidenza. Al tempo stesso, ascolti ciò che desidera lei: se il coinvolgimento cresce, rimanere nella sola amicizia rischia di farla soffrire. Un percorso personale con uno psicologo potrebbe esserle d’aiuto nel dare spazio alle sue emozioni e nel tutelare il suo benessere. Un caro saluto.
da ciò che descrive sembra esserci stata un’intesa significativa con la sua collega, soprattutto sul piano emotivo e fisico. Allo stesso tempo, le sue parole (“siamo solo amici”, criteri fisici molto precisi per un partner) indicano che, al momento, lei non intende assumere una posizione sentimentale più chiara o esplicita nei suoi confronti. Il contatto fisico può essere fonte di ambiguità: per alcune persone è solo gioco, vicinanza e complicità; per altre è un segnale romantico. È comprensibile che in lei sorgano dubbi, perché i comportamenti sembrano comunicare qualcosa di diverso dalle parole.
Per orientarsi, potrebbe essere utile parlarle con sincerità, chiedendole cosa rappresenti per lei questa vicinanza e quali siano i suoi reali sentimenti: un confronto diretto può aiutarla a capire se i gesti nascono da interesse affettivo o solo da confidenza. Al tempo stesso, ascolti ciò che desidera lei: se il coinvolgimento cresce, rimanere nella sola amicizia rischia di farla soffrire. Un percorso personale con uno psicologo potrebbe esserle d’aiuto nel dare spazio alle sue emozioni e nel tutelare il suo benessere. Un caro saluto.
Mi pare che questa ragazza abbia definito un confine che non vuole superare. Parli effettivamente a lei dei suoi dubbi e di quello che le piacerebbe e metta a sua volta dei confini per tutelare le sue emozioni e desideri. Coraggio.
Buonasera Giulio, in effetti è strano il comportamento di questa sua collega; strano nel senso che il suo corpo sembra lanciare un messaggio lobìntano da ciò che afferma. Posso dire che forse conviene approfondire questo rapporto e verificare se in effetti non si verfica un cambiamento, nel frattempo anche rendere espliciti i suoi sentimenti, Certo può esserci una frustrazione ma non rimarrebbe in questo dubbio pieno di pensieri. Se ha bisogno di un consulto sono disponibile anche online. Saluti Dario Martelli
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