A 15/16 sono stato lasciato improvvisamente dalla mia ragazza dopo poco tempo di relazione, dove io

16 risposte
A 15/16 sono stato lasciato improvvisamente dalla mia ragazza dopo poco tempo di relazione, dove io ero molto preso e anche lei mi diceva lo stesso.Non ho mai capito il motivo per poi scoprire che si è messa con qualcun altro.Anche se ne parlavo con i miei amici di quanto stavo male credo di non aver mai elaborato il dolore mantenendo ancora ad oggi qualcosa di irrisolto.
Io ora ho 21 anni e ogni relazione che ho avuto dopo la ragazza che mi ha fatto star male sentivo un peso nel petto e perdevo completamente interesse scappando dalla relazione.
Ora sto insieme da un po’ di mesi con una ragazza ma anche con lei avevo fatto ugualmente scappando, ma con lei è stato diverso perché appena ci siamo lasciati ci sono stato malissimo e volevo tornarci insieme…cosa che ho fatto dopo pochi mesi.Tra l’altro è da quando sono stato male per la mia ragazza attuale che i miei genitori e fratelli sono venuti a sapere del mio problema.
Da quando sto insieme sento sempre questa pesantezza e in alcuni momenti la voglia di scappare, solo che è da tanto che sto sopportando questa situazione perché inoltre ho continuamente pensieri dubitanti su di lei non riuscendo a fidarmi e sul perché sto così nonostante le cose vadano bene.
Ultimamente ho avuto un momento di forte pesantezza ed è come se ogni cosa non mi da lo stesso piacere pensando continuamente che sia la relazione il problema.
Ho l’impressione di essere depresso perché non riesco a capire il perché mi succede questo in una relazione e ho mille paure.
Ho fatto un percorso di 7 mesi di psicoterapia ma poco tempo fa ho deciso di lasciare perché sentivo più pesantezza e volevo cambiare percorso.
Ad oggi ho sentito diversi terapeuti ma sono continuamente indeciso di che percorso intraprendere perché sono un po’ diffidente del perché non riesco a capire cosa mi succede e del perché non riesco a vivermi una relazione sana.
Sono molto confuso continuando a sentire diversi terapeuti o informazioni riguardante il mio problema, vorrei capire cosa mi succede e che percorso intraprendere.
Dott.ssa Marta Floridi
Psicoterapeuta, Psicologo
Firenze
Leggendo quello che ha scritto, una cosa emerge abbastanza chiaramente: non è la relazione attuale il problema. C'è qualcosa che viene da molto prima, un dolore rimasto irrisolto a 15 anni, che da allora si ripresenta ogni volta che si avvicina davvero a qualcuno. La fuga, la difficoltà a fidarsi, la pesantezza che non riesce a spiegarsi sono modi in cui quel nodo continua a farsi sentire. La diffidenza verso la terapia, dopo un percorso che non ha funzionato come sperava, ha senso. Ma sentire diversi terapeuti senza ancora iniziare davvero rischia di diventare un modo per cercare certezze prima di cominciare, certezze che in realtà arrivano solo dentro il lavoro terapeutico, non prima. Non c'è un percorso che risponda a tutto in anticipo. Quello che può fare è trovare qualcuno con cui sentire anche solo un minimo di fiducia e provare a dargli tempo.

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno
penso che come Lei rifugge dalla terapia, così accade anche nel rapporto di coppia. Vi è come una oscillazione tra il volere un rapporto intimo e la paura di esso, tenendosene a distanza. 7 mesi di terapia non possono bastare ad elaborare il problema interno che Lei sente. Penso quindi che il problema di fondo sia la paura dell'intimità ed il desiderio altresì profondo di aprirsi all'altro, contenendo ed accettando l'angoscia dell'abbandono che La rende così diffidente. Grazie del messaggio cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott. GIANLUCA PASCUCCI
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Bologna
Quello che descrivi ha molto senso, anche se per te adesso sembra confuso e “senza spiegazione”. In realtà ci sono alcuni collegamenti abbastanza chiari che collegano tutto quello che hai vissuto.
Parto da una cosa importante: non sei “rotto” né strano. Il tuo modo di reagire è coerente con un’esperienza emotiva forte che probabilmente non hai mai davvero elaborato fino in fondo.
A 15/16 anni hai vissuto: un coinvolgimento forte. una rottura improvvisa senza spiegazioni con il “tradimento” (lei che si mette con un altro).
Questo tipo di esperienza spesso lascia:
ferita di rifiuto/abbandono
perdita di fiducia (“se è successo una volta, può succedere ancora”)
bisogno di proteggersi dal dolore
Se quel dolore non viene elaborato, il cervello fa una cosa molto semplice:
associa relazione = rischio enorme
Quello che racconti è molto tipico di un conflitto interno:
1. Una parte di te vuole amare e legarsi
→ ti coinvolgi, ti affezioni, stai bene
2. Un’altra parte si attiva appena diventa “reale”
→ pesantezza al petto
→ dubbi continui
→ voglia di scappare
→ perdita di interesse
Questa seconda parte non è contro di te.
È una parte protettiva, che dice:
“Se ti leghi troppo, soffrirai di nuovo.”
OCCORRE IMPARARE A LASCIARE ANDARE.
La diffidenza verso i terapeuti è coerente
Dici una cosa molto importante:
“Sono diffidente e continuo a cambiare”
Questo non è casuale.
Se dentro hai:
paura di fidarti
paura di non essere capito
bisogno di controllare
è normale che succeda anche con i terapeuti.
Non è che “la terapia non funziona”
È che il tema della fiducia è proprio parte del problema
Attenzione a una cosa importante
Quello che descrivi può sembrare depressione, ma potrebbe essere anche:
ansia relazionale
meccanismi di evitamento
pensieri ossessivi (dubbi continui sulla relazione)
Non per forza è depressione “classica”.
Ti dico in modo molto diretto cosa probabilmente ti serve (più che “provare mille cose”):
1. Un percorso che lavori su:
attaccamento (come vivi le relazioni)
paura dell’abbandono
fiducia
regolazione delle emozioni
Esempi utili:
terapia cognitivo-comportamentale (CBT) ben fatta
schema therapy
terapia focalizzata sulle emozioni
2. Continuità (fondamentale)
Saltare tra terapeuti ti dà:
sollievo momentaneo
ma non profondità
Il punto non è trovare “quello perfetto”
È restare abbastanza da attraversare la difficoltà
Una cosa molto concreta che puoi osservare da subito
Quando senti: pesantezza, voglia di scappare. dubbi su di lei prova a chiederti:
“Sto reagendo a lei… o a una paura dentro di me?”

Buon lavoro

Dott.ssa Anna Periz
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Verona
Gentile Utente,
È comune creare collegamenti tra il nostro status psicologico attuale ed eventi forti che abbiamo subito in precedenza nel nostro passato. Il collegamento è un tentativo che la nostra mente opera per trovare spiegazione e significato al nostro problema attuale che produce sofferenza. Tuttavia non è forse sufficiente trovare la causa del suo problema sentimentale/relazionale come originato al tempo del distacco dalla relazione dei 15/16 anni. Si potrebbero trovare analogie invece nella sua difficoltà di scelta del percorso da intraprendere con la psicoterapia. “Di chi fidarmi? Posso fidarmi? Mi fido del legame oppure no?”
Il creare legami e la loro interruzione, la tessitura dei legami in generale è una questione che determina la nostra psiche fin dai primi giorni di vita. Pertanto è da prendere molto seriamente la sua richiesta di chiarimento, prima di tutto a se stesso. Intraprendere un percorso psicologico prevede costituire un nuovo legame con un terapeuta, pertanto è assolutamente comprensibile che per lei - come per molte persone - sia difficile dare fiducia a un nuovo percorso, a una nuova persona.
Non troverà risposta se non in se stesso e nel legittimarsi in una scelta che deve poter contare su un suo vissuto di fiducia e ci vuole tempo ed esperienza per maturare fiducia. Si può permettere con calma il tempo di conoscere più terapeuti e di scegliere colui o colei con cui sente di poter serenamente intraprendere un percorso. I nostri terapeuti, come i nostri medici o altre figure di competenza sono incontri importanti che prevedono un sentire reciproco, una stima, fiducia, ecc.. ci sono molti ingredienti da considerare, soprattutto se abbiamo vissuto legami affettivi difficoltosi e problematici nella nostra vita. La diffidenza che lei descrive è da tenere in considerazione come un sintomo che per lei è necessario provare fiducia e accoglienza prima di sentirsi sicuro di potersi fidare di intraprendere un percorso.
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
credo lei debba elaborare il piccolo "trauma" iniziale.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Dott. Fabio Romano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Argenta
Buonasera! Considerato i limiti del contesto e dello strumento, proverò ad offrire un piccolo contributo di pensiero. Tristezza, solitudine, rabbia, confusione arrivano forti. Poiché non dice molto di sé e della sua storia, potremmo provare a “sognare” insieme. Sembra che la separazione agli esordi dell’adolescenza e il modo in cui si è sentito, siano qualcosa di già noto, di già vissuto in una dimensione più profonda, antica, viscerale, e inconsciamente destinato a ripetersi in tutte le relazioni… “in ogni relazione che ho avuto, dopo la ragazza che mi ha fatto stare male, sentivo un peso nel petto e perdevo interesse, scappando”… come un gattino che si difende, morde e graffia, perché ha imparato che dell’altro non ci si può fidare, pronto com’è a fare del male, giudicare, abbandonare. Non resta che reagire, dubitare, allontanarsi, scappare. Un copione interno sempre pronto a riattivarsi in ogni contesto relazionale (famiglia, amici, partner). Questo potrebbe aiutarci a dare senso anche ai tentativi di instaurare una relazione terapeutica. Non sembra un caso se, di fronte al/alla terapeuta, si sono ripetute le stesse dinamiche e attivate le stesse resistenze: il vissuto di “diffidenza”, la sensazione di “pesantezza”, il bisogno di prendere le distanze. Riconoscere di aver bisogno di aiuto, accettare la dipendenza (buona) dal/dalla terapeuta, può produrre la paura di perdere il controllo, di essere finiti in una trappola dalla quale non si riuscirà più a liberarsi. Non abbia vergogna, non si senta in colpa. Ha fatto il meglio che poteva e ha trovato una soluzione, che non deve essere demonizzata, ma compresa, accolta, analizzata. Purtroppo, non può farlo da solo. Poiché immagino che non sia stato facile scrivere, mi lasci avere fiducia in lei e sperare che possa affidarsi presto ad una seconda mente con cui ri-pensare le esperienze più significative, i pensieri più dolorosi, le emozioni più forti. È giovane, merita una vita piena e serena. Farà male, ci vorrà tempo, ma è possibile. In bocca al lupo per tutto
Dott.ssa Marta Trevisan
Psicologo, Psicoterapeuta
Casalecchio di Reno
Continui con la psicoterapia, sarà proprio la relazione terapeutica che le consentirà di stare meglio e a riuscire di nuovo ad instaurare relazioni durature e sane.
Buone cose.
Salve,
se rispondo da una prospettiva psicoanalitica lacaniana, non parto dal “problema da risolvere”, ma da ciò che nel tuo racconto insiste e si ripete.
C’è una scena originaria: a 15/16 anni sei stato lasciato senza spiegazione, proprio mentre eri molto preso e ti veniva restituito (a parole) lo stesso coinvolgimento. Questo evento non è stato solo una perdita affettiva, è stato un taglio nel senso. Non sapere perché è accaduto è ciò che lo rende ancora attivo oggi.
Per dirla in modo lacaniano: non è tanto la ragazza che hai perso, ma il significato mancante che continua a lavorare dentro di te. L’evento dei 15/16 anni non è solo una rottura, ma un trauma senza spiegazione,qualcosa è rimasto irrisolto perché senza senso. Nelle relazioni attuali si attiva una ripetizione: ti coinvolgi, arriva angoscia, dubbi, fuga, dolore quando perdi l’altro.
La pesantezza nel petto è angoscia: segnala che stai toccando qualcosa di importante (non solo la relazione attuale, ma qualcosa di più antico).
Il dubbio (“la amo davvero?”, “è giusta per me?”) funziona come difesa per non esporsi troppo al desiderio e quindi al rischio di essere ferito.
Scappare è un modo per anticipare la perdita: meglio lasciare che essere lasciato.
Non è tanto mancanza di sentimento, ma un conflitto tra desiderare qualcuno e proteggerti da quel desiderio.
Cambiare spesso terapeuta può essere parte della stessa dinamica di fuga.
Direzione: non cercare una risposta immediata o “la soluzione giusta”, ma un percorso terapeutico stabile dove poter esplorare questa ripetizione e darle senso nel tempo. Io sono qui.
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Comprendo la sua confusione e il senso di stanchezza che sta provando per una relazione non elaborata (abbandono improvviso a 15 anni). La pesantezza sul petto e la voglia di scappare sono il sintomo della sua sofferenza non appena la relazione diventa significativa.
E' possibile che lei tema l'abbandono tanto da preferire "andarsene prima" o rovinare la relazione con il dubbio che le consente di riprendere il controllo della situazione.
Nel lavoro terapeutico è normale essere in dubbio se non si vedono risultati immediati, ma cambiare continuamente professionista potrebbe essere connesso al lasciare quando le cose diventano impegnative.
E' importante comprendere cosa l'ha spinta a sentire che il percorso di 7 mesi non funzionava. Per scegliere il percorso adatto bisogna capire se sente più il bisogno di scavare nel passato (origine del trauma) o soprattutto avere strumenti pratici per gestire l'ansia quotidiana.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Quello che descrivi è più comune di quanto possa sembrare, anche se ovviamente il vissuto è molto personale e doloroso.

L’esperienza che hai avuto a 15/16 anni sembra aver lasciato una “ferita relazionale” importante: una rottura improvvisa, senza spiegazioni, seguita dal sentirsi “sostituito”. Questo tipo di evento può generare dentro di sé insicurezza, paura dell’abbandono e difficoltà a fidarsi, soprattutto se non è stato davvero elaborato emotivamente ma solo “raccontato” agli altri.

Oggi quello che ti accade nelle relazioni sembra seguire uno schema abbastanza chiaro:

quando ti avvicini emotivamente → compare ansia, “peso nel petto”, dubbi e voglia di scappare
quando perdi la relazione → emerge il dolore, il bisogno dell’altro e il desiderio di tornare

Questo può essere collegato a una dinamica interna ambivalente: da una parte desideri il legame, dall’altra lo vivi come pericoloso. È come se una parte di te dicesse “voglio stare in relazione”, mentre un’altra dicesse “attenzione, potresti soffrire di nuovo”.

La pesantezza che descrivi, i dubbi continui e il calo di piacere non indicano necessariamente che “la relazione sia sbagliata”, ma piuttosto che dentro di te si attiva un sistema di allarme legato al passato. Anche i pensieri di sfiducia verso la tua partner potrebbero non nascere da ciò che lei fa realmente, ma da una difficoltà più profonda a sentirti al sicuro nel legame.

Rispetto al sentirti “depresso”, è importante fare una distinzione:

il calo di piacere, la pesantezza e la confusione possono essere legati all’ansia relazionale e al sovraccarico emotivo
ma per parlare di depressione vera e propria serve una valutazione più approfondita

Un altro aspetto importante è la tua esperienza con la psicoterapia. Il fatto che tu abbia interrotto perché sentivi più pesantezza non significa necessariamente che il percorso non funzionasse: a volte, quando si iniziano a toccare nodi profondi, il disagio può temporaneamente aumentare. Allo stesso tempo, è fondamentale che tu ti senta sufficientemente compreso e in fiducia con il terapeuta.

Il rischio, in questo momento, è quello di rimanere “bloccato” in una continua ricerca (cambiare terapeuti, cercare risposte immediate) senza dare il tempo a un percorso di lavorare davvero in profondità.

In sintesi, ciò che ti sta succedendo potrebbe essere legato a:

una ferita affettiva non elaborata
una difficoltà nella fiducia e nella sicurezza relazionale
una dinamica di avvicinamento–evitamento nelle relazioni
un’elevata iper-analisi dei tuoi stati interni (che alimenta i dubbi)

Un percorso utile per te dovrebbe aiutarti non solo a “capire” razionalmente, ma soprattutto a lavorare su:

le emozioni legate alla prima esperienza
il modo in cui vivi la vicinanza e la distanza nelle relazioni
la regolazione dell’ansia e dei pensieri intrusivi

Capisco la tua diffidenza, ma proprio per questo è importante scegliere uno specialista con cui senti un minimo di fiducia e provare a restare nel percorso per un tempo sufficiente, senza cambiare continuamente direzione.

Ti consiglio quindi di approfondire la situazione con uno specialista, che possa aiutarti a dare un senso più chiaro a ciò che stai vivendo e accompagnarti in un percorso mirato.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera,
Quello che descrivi ha una sua logica, anche se dentro lo vivi come “inspiegabile”: a 15/16 hai sperimentato una rottura improvvisa e la sensazione di essere stato sostituito rapidamente, e quella ferita sembra essersi trasformata in un meccanismo di protezione che si riattiva ogni volta che ti avvicini davvero a qualcuno. In pratica quando il legame comincia a diventare importante, il tuo sistema va in allarme (peso al petto, dubbi, sfiducia, voglia di scappare) non perché quella persona sia “sbagliata”, ma perché l’intimità riporta vicino la possibilità di essere ferito o lasciato di nuovo. È un modo di prevenire il dolore: “me ne vado io prima, così non succede”.
Il fatto che tu con l’attuale ragazza, quando vi siete lasciati, sia stato malissimo e l’abbia cercata, mostra bene l’ambivalenza: una parte di te desidera il legame, un’altra lo teme. Questo tira e molla interno può creare anche i pensieri dubitanti (“forse il problema è lei”, “forse non la amo abbastanza”, “forse non posso fidarmi”), perché la mente prova a dare un motivo “razionale” a un allarme emotivo più profondo. Quando poi l’ansia e la ruminazione durano a lungo, è normale sentirsi appiattito e poco interessato a tutto: non perché la relazione sia per forza la causa, ma perché sei consumato dal monitorarti e dal tentativo continuo di capire.
Sul percorso terapeutico: è comprensibile che tu sia diffidente e indeciso, soprattutto se hai avuto la sensazione che la terapia aumentasse la pesantezza. Però qui c’è un rischio: continuare a “sentire diversi terapeuti” può diventare un’altra forma di ricerca di certezza (trovare finalmente l’etichetta giusta, la spiegazione perfetta), e nel frattempo resti fermo sul lavoro vero, che richiede continuità. Per molte persone con questo tipo di pattern, la svolta non arriva da una spiegazione unica, ma dal costruire nel tempo un rapporto terapeutico abbastanza sicuro da esplorare proprio quel punto: cosa succede nel corpo e nella mente quando ti senti vicino a qualcuno, come nasce la sfiducia, come si attiva la paura della perdita, e come imparare a non reagire automaticamente scappando o controllando.
In questo momento, più che cercare “la diagnosi definitiva”, può aiutare una domanda pratica: qual è il tuo schema ricorrente nelle relazioni (es. attivazione–dubbi–fuga–sollievo–rimpianto) e cosa ti serve per interromperlo. Se scegli un terapeuta, prova a portare proprio questo schema e a chiedere apertamente come lavorerebbe con te su quel punto. E poi, per un tempo concordato, restare: perché la confusione spesso diminuisce quando smetti di cercare la risposta perfetta e inizi un lavoro coerente, passo dopo passo.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dr. Maria Tiziana Maricchiolo
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
San Giovanni la Punta
Buongiorno, potrebbe essere utile un lavoro psico-corporeo e l'approccio psicoterapeutico fornito dall'analisi bioenergetica che la aiuti a rilasciare le memorie corporee collegate ad eventi traumatici che le portano a soffrire della sintomatologia lei riportata, al fine di restituirle ritrovata lucidità e vitalità. Resto a disposizione per eventuali specifiche anche online. Dr. Maria Tiziana Maricchiolo
Dott.ssa Giulia Pelini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
è stato coraggioso a guardare il problema in modo lucido anche se con tanti dubbi e paure e a prendere la decisione di iniziare un percorso di terapia.
Come si evince dalla domanda, il problema non sono le relazioni che intraprende ma una paura che si è cristallizzata dentro di sé e che cerca in tutti i modi di proteggerla portandola all'autosabotaggio (chiusura ed evitamento delle relazioni successive).
La terapia cognitivo-comportamentale è una terapia a breve-medio termine, molto efficace nel trattamento di ansia e depressione e problematiche connesse alle relazioni sentimentali. Al di là dell'approccio terapeutico, la letteratura ci conferma che molto fa la relazione che si instaura con il proprio terapeuta, dunque se non sente di aver avuto successo nelle terapie precedenti, provi a portare attenzione su quanto le sue paure e vulnerabilità possano aver influito nell'interruzione del percorso e sulla base di questo riprenda con la terapia personale.
Resto a disposizione per ulteriori necessità o un colloquio conoscitivo.
Spero possa trovare il terapeuta giusto per lei.
Un caro saluto, dott.ssa Giulia Pelini
Dott.ssa Elena Gianotti
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, grazie per la tua condivisione, mi permetto di darti del tu per la tua giovane età. Chiaramente da un testo scritto è difficile poter cogliere tutta la complessità di un problema, ma la mia sensazione è che il tema sia di natura relazionale, in particolare rispetto alla mancata elaborazione della rottura di quando avevi 15-16 anni. è possibile che quella prima esperienza abbia lasciato una ferita che non si è rimarginata, e che porti avanti fino ad ora, riportandola in ogni relazione. è solo un'ipotesi, naturalmente, e ci sarebbe bisogno di conoscere sia te che il problema più da vicino, se però si trattasse di un'ipotesi verosimile mi sentirei di suggerirti di cominciare un percorso con un o una terapeuta sistemico-relazionale, con esperienza rispetto proprio agli aspetti legati alle relazioni. Se avessi dubbi o domande sono a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Dott.ssa Nunzia D'Anna
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Provi con l'EMDR. Quello che racconta rientra in una specie di PTSD relazionale, ovvero un TRAUMA che ha innescato poi una grande paura della relazione. Cerchi un terapeuta practitioner nella sua zona.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

superi la diffidenza e riprenda il percorso psicoterapico. A volte può sembrare lungo e tortuoso, ma col tempo vedrà che i miglioramenti arriveranno.

Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.