Domande del paziente (181)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente grazie per aver condiviso la tua situazione. Mi dispiace moltissimo per ciò che stai vivendo. Quello che descrivi non è un semplice conflitto di coppia: molti dei comportamenti che racconti... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per aver condiviso la tua situazione. Il comportamento di lui è oggettivamente svalutante. Questo tipo di atteggiamento, soprattutto ripetuto nel tempo, ha un effetto diretto sull’autostima... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per aver condiviso la situazione.
La paura del contagio può diventare molto invasiva, soprattutto quando si leggono informazioni frammentarie o allarmistiche. Il problema, però,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente grazie per aver condiviso la tua situazione.
E' normale che dopo anni in cui le relazioni non erano al centro, l’incontro con una persona che ti smuove qualcosa dentro può agire come un...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente grazie per aver condiviso la tua situazione. Capisco quanto ti stia pesando questa cosa. È una reazione emotiva coerente con i tuoi valori e con quello che tu desideri da una relazione.... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per aver condiviso la tua situazione. Quello che emerge con grande chiarezza dal tuo racconto non è l’inadeguatezza, ma una persona che ha attraversato lutti importanti, una depressione,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente grazie per aver condiviso la tua situazione. Quello che racconti è serio e doloroso e il fatto che tu stia cercando informazioni prima di fare un passo importante dice quanto tu tenga a... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente. Grazie per aver condiviso la tua situazione.
Quello che racconti è molto comprensibile. Non stai reagendo “troppo”: stai reagendo a un attacco su qualcosa di molto delicato: il tuo valore...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente grazie per aver condiviso la tua situazione.
Quello che descrivi è molto coerente con un quadro di ansia cronica con riacutizzazioni legate a eventi stressanti ed emotivamente significativi,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente. Grazie per aver condiviso la tua situazione.
I segnali che riporti sono: calo di energia e motivazione; perdita di interesse per attività prima piacevoli; alternanza tra agitazione/allerta...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente grazie per aver condiviso la tua situazione. Dal tuo racconto emergono alcuni elementi molto chiari: hai fatto un percorso di psicoterapia che ti ha aiutata, hai una relazione stabile da... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per aver condiviso la tua situazione.
Da quello che descrivi, il quadro è compatibile con un disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), in particolare quello che viene chiamato DOC sull’orientamento...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente grazie per aver condiviso la sua situazione. Quello che descrive è molto più comune di quanto si pensi, soprattutto nei percorsi di PMA. Non c’è nulla di “strano” o di cui vergognarsi: il... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per aver condiviso la tua situazione. Spesso le cause possono essere più di una insieme. Gli antidepressivi come Sertralina e Mirtazapina
sono noti per ridurre libido, eccitazione...
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Buongiorno,
vorrei provare a sottoporvi una domanda. Ho 37 anni e sono single da 4 anni.
In questo periodo mi sono messa in gioco come potevo, sia tramite amici di amici sia tramite l'uso sporadico di app di dating. Queste ultime soprattutto ritengo essere state una grande perdita di tempo in quanto non arrivavo mai al secondo appuntamento o a volte nemmeno all'incontro. A dire la verità analizzando anche gli incontri avuti con persone conosciute dal vivo sono stati incontri dove non ho percepito un reale interesse nel conoscermi. Argomenti spesos superficiali, mi chiedevano dei miei ex, ma zero domande su chi fossi io mentre io a loro ne facevo per poi sparire poco dopo. Devo ammettere che sto cominciando a pensare di essere io una persona banale o che in qualche modo annoia gli altri. Spesso mi sentivo dire che non scattava la scintilla ma dubito possa scattare in 2 appuntamenti! Temo di dovermi rassegnare a rimanere single a vita e credo pure che oggi incontrare il vero amore sia solo questione di trovarsi al posto giusto al momento giusto.
Questa singletudine mi pesa, ho solo amici accoppiati e ormai non ci si vede più. Sto provando a rimettermi in gioco ancora una volta ma negli ambienti vhe frequento le conoscenze faticano ad arrivare e così spesso esco anche da sola. Avrei voluto diventare madre, mi sono sempre immaginata con uno o due figli ma ormai temo di essere fuori tempo massimo.
Se devo rassegnarmi lo farò ma vorrei capire cosa mi manca rispetto alle altre ragazze che finiscono una relazione e dopo qualche anno le vedi già con un altro e spesso sono ragazze assolutamente normali come me.
Sono a chiedervi se puó essere possibile che certe persone non incontrino mai qualcuno che faccia al caso loro?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente grazie per aver condiviso la tua situazione. Quello che racconti è molto più comune di quanto sembri. Il fatto che tu ti faccia domande, osservi le dinamiche degli incontri, noti la qualità delle conversazioni dimostra che sei una persona attenta e per niente banale. Quello che descrivi negli appuntamenti (domande superficiali, poco interesse reale, sparizioni) oggi è purtroppo molto diffuso, soprattutto nel contesto delle app di dating. Non è una misura del tuo valore ma è spesso una misura del livello di disponibilità emotiva dell’altra persona. Far scattare la “scintilla” dopo uno o due appuntamenti è spesso un mito distorto. Molte persone oggi cercano un’emozione immediata, confondono l’intensità con la compatibilità e non hanno la pazienza (o la maturità emotiva) di costruire. Questo crea una selezione strana e chi è più riflessivo e autentico (come sembri tu) rischia di essere scartato proprio perché non gioca su dinamiche superficiali. Dici: “temo di dovermi rassegnare a rimanere single a vita”. Tieni presente che questa non è una previsione ma una conclusione emotiva basata sulla frustrazione attuale. La realtà è più complessa. Sì, esistono persone che faticano molto a incontrare qualcuno compatibile ma questo non significa che non accadrà mai. Significa, invece, che serve cambiare contesto, approccio o ritmo, non “arrendersi”.
Per concludere, piuttosto che chiederti “cosa mi manca?”, vorrei che provassi a spostare la domanda su "dove è più probabile incontrare persone più simili a me?" Da quello che racconti, il problema non è chi sei, ma chi stai incontrando.
Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Sono al primo anno fuori corso di giurisprudenza. Ho sempre fatto tutti gli esami in regola ma da un anno quasi studio con difficoltà e lentezza. Amo la mia facoltà e non vedo l’ora di iniziare a lavorare, ma mi sento bloccata. Come posso risolvere questa situazione?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente grazie per aver condiviso la tua situazione. Quello che descrivi è molto più comune di quanto sembri, soprattutto in facoltà impegnative come giurisprudenza.
Il punto importante è questo: non hai perso motivazione (anzi, dici che ami quello che studi), ma qualcosa nel modo in cui stai studiando o nel tuo stato mentale si è inceppato.
Ci sono alcune cause molto frequenti in situazioni come la tua: sovraccarico mentale (dopo anni di studio intenso, il cervello rallenta per “protezione”); ansia da prestazione (più ti avvicini alla fine, più il peso del “dopo” può paralizzare); perfezionismo (voler capire tutto perfettamente rallenta tantissimo); stanchezza accumulata (burnout leggero anche se ti piace ciò che studi).
Ti propongo alcune strategie pratiche per sbloccare la situazione.
1) Riduci il livello di perfezione richiesto: studia per capire e passare l’esame, non per sapere tutto; dai un tempo limite agli argomenti (es. 2 ore poi passo oltre comunque).
All’inizio ti sembrerà “fatto male”, ma in realtà è più efficace.
2) Torna a piccole unità. Quando ti senti bloccata, il cervello rifiuta compiti troppo grandi. Trasforma "devo studiare diritto amministrativo" in "studio 10 pagine poi pausa".
3) Metodo a tempo. Usa blocchi tipo: 25 minuti studio - 5 minuti pausa (per 4 volte poi pausa lunga).
Questo riduce la fatica mentale e ti aiuta a partire anche quando non ne hai voglia.
4) Accetta la lentezza (temporaneamente).
A volte il rallentamento non è casuale. Prova a riflettere su questo (senza giudicarti):
Quando è iniziato esattamente il blocco? È successo qualcosa in quel periodo?
Inoltre un supporto psicologico anche breve, finalizzato al recupero della concentrazione e della motivazione potrebbe sicuramente aiutarti. Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Buongiorno sono in una relazione da oltre 20 anni tra fidanzamento, convivenza e matrimonio con la nascita di un figlio ormai grande...la nostra storia è come quella di tanti, alti e bassi, caratterizzata ad intermittenza da assenze più o meno lunghe (fino a oltre 4 anni) di intimità e quasi totale assenza di dialogo, ma andiamo avanti...
Tempo addietro scopro dalle sue ricerche Google che ha guardato molto materiale su come riconoscere l'interesse di una donna, cose da dire ad una donna, segnali per capire se piaci ad una donna...ci sono state ricerche per regali da fare ad una collega di lavoro, ci sono state molte ricerche su alberghi e motel nella città vicino alla nostra, quello che mi ha scioccato sono molte informazioni prese su vari tipi di preservativi che noi non usiamo da almeno un decennio...(Alla mia richiesta di chiarimento mi è stato detto fossero per un collega, il regalo e l' albergo mentre sulle altre ricerche dice che c' è stato un momento in cui pensava che una collega stesse flirtando con lui e voleva capire e poi si sono chiariti) Ora io ovviamente non gli credo, anche soprattutto dopo aver trovato una chat nascosta da impronta digitale, chat che mi ha fatto leggere e fino a quel punto assolutamente innocua a meno che non siano stati cancellati dei messaggi...ma se innocua perché nascondere?????
Pochi giorni dopo aver effettuato le ricerche per gli alberghi e motel mi dice che probabilmente faranno una cena tra colleghi proprio in quella città...
Non sono più riuscita a trattenermi e ho detto che sapevo di tutte le sue ricerche e ha liquidato tutto appunto come ho spiegato poco sopra, che alcune erano ricerche per un collega e altre per potersi chiarire con questa donna presumibilmente interessata a lui ... ripeto io non riesco a credergli, non mi ha tradita e di questo sono certa, se non cose di poco conto, ma quello che mi fa male è pensare che stesse pianificando di poterlo fare, che l' interesse non fosse di una donna verso di lui ma di lui verso questa donna che poi alla fine deve avergli dato il benservito...oppure tutto non è andato avanti perché io ho scoperto....ora io vorrei superare questa cosa, mi sento una pazza a volte per dare così tanto peso a qualcosa che poi in fine non è successo ma più ci penso più lo sento comunque un tradimento...in cosa sbaglio? Riuscirò mai a superare? Ci sono molti altri dettagli meno importanti in questa storia che però sommati al tutto mi fanno sentire ancora più male, lui mi fa sentire spesso sbagliata, sottolineando talvolta dei miei comportamenti io non so che fare, non vorrei buttare alle ortiche una storia che comunque fa parte di me da più di metà della mia vita, ma con questo logorio sento di non poter andare avanti per molto, ho bisogno di superare questa cosa, sarà possibile con una persona che non comunica ed evita l'argomento?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per aver condiviso la tua situazione. Quello che stai vivendo non è “esagerato” né irrazionale. Non riguarda solo cosa è successo o non è successo, ma il significato che dai a quei segnali: segretezza, ricerche mirate, incongruenze nelle spiegazioni, evitamento del confronto. Tutti elementi che, messi insieme, vanno a toccare un punto centrale in una relazione lunga: la fiducia. Una relazione lunga non si “butta alle ortiche” per un episodio ma può consumarsi lentamente se non c’è dialogo, se uno dei due si sente sempre sbagliato, se i problemi vengono evitati invece che affrontati. Questo, da quello che racconti, è già in atto da tempo.
Puoi superare questa situazione ma non puoi riuscirci da sola ed è necessario anche che lui cambi atteggiamento e si apra davvero.
Potrebbe aiutarvi molto una terapia di coppia. Vi aiuterebbe a ritrovare il confronto ed affrontare i problemi, senza giudizio.
Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia.
Salve sono la nonna paterna di una bimba di 30 mesi che da sempre mi adora e profondamente amo!, al punto che quando insieme preferisce un rapporto esclusivo con me preferendomi in quei momenti ai genitori e questo provoca gelosie da perte di mio figlio , la cosa mi mette profondamente a disagio poiché’ mi fa sentire di troppo ! Questo di contro non avviene con la nonna materna con la quale è costretta a stare dopo l’asilo nido . Ultimamente a scuola presenta un po’ di aggressività’ , potrebbe esserci correlazione con il tipo di rapporti con i nonni , premesso che ha ottimi rapporti genitoriali ed e’ figlia unica come mio figlio d’altronde.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione. E' una situazione emotivamente delicata, perché da un lato c’è un legame affettivo molto forte e bello, dall’altro il timore di “invadere” lo spazio dei genitori o creare tensioni. A 30 mesi è del tutto normale che una bambina sviluppi preferenze intense e “a fasi” per una figura di riferimento. Non significa che ami meno i genitori, né che ci sia qualcosa di sbagliato. I bambini piccoli alternano periodi in cui si “agganciano” molto a una persona che li fa sentire particolarmente sicuri, compresi i nonni.
Quello che descrive, il desiderio di un rapporto esclusivo con lei, è tipico di questa età. È una forma di attaccamento, non una scelta “contro” i genitori.
La reazione di suo figlio è comprensibile, ma va ridimensionata. Non è tanto la bambina che “preferisce la nonna”, quanto il genitore che può sentirsi momentaneamente escluso. Questo può attivare gelosia o insicurezza, anche se il legame genitore-figlia è solido (come lei stessa dice).
Qui può aiutare molto il suo atteggiamento, senza però rinunciare al rapporto con sua nipote: eviti di mettersi in competizione (anche involontaria) con i genitori; rimandi sempre la bambina ai genitori come figure principali (“andiamo a dirlo a mamma/papà”); nei momenti insieme, ogni tanto “includa” simbolicamente il papà (“lo raccontiamo a papà dopo?”). Questo riduce la percezione di esclusione.
Il fatto che con l’altra nonna il rapporto sia diverso è normalissimo. I bambini costruiscono legami diversi con ogni adulto, anche in base al contesto.
Per quanto riguarda l'aggressività al nido non è probabile che l’aggressività sia causata dal rapporto con i nonni. L’unico legame possibile (ma non certo) è questo: se la bambina percepisce tensione tra adulti (anche sottile), può esprimerla con irrequietezza o aggressività. I bambini sono molto sensibili al clima emotivo, più che ai singoli comportamenti.
Lei continui a essere una figura affettuosa e stabile (è un valore enorme), mantenga un ruolo di “nonna”, non sostitutivo dei genitori, parli con suo figlio in modo tranquillo, riconoscendo il suo vissuto (“capisco che ti faccia effetto, ma non è contro di te”), eviti di ritirarsi per senso di colpa, sparire sarebbe più destabilizzante per la bambina.
Non sta facendo nulla di sbagliato. Il legame forte con lei è una risorsa, non un problema e l’aggressività è verosimilmente legata all’età, non alla relazione con i nonni. Spero di esserle stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Buongiorno, non so se questo sia il luogo giusto per avere una risposta, intanto ringrazio per la disponibilità.
Un anno fa sono stata operata di tumore alla gamba, al momento porto un tutore poiché ho perso la sensibilità al piede.
Mio marito ha alternato momenti un cui mi è stato vicino a momenti di freddezza e nervosismo, anche quando sono tornata a casa dopo 2 mesi di ospedale.
Non abbiamo rapporti completi da quasi 2 anni e lui mi ripete che non se la sente per ora per la mia gamba e perché dice di non essere in forma.
A me sembra strano tutto ciò, nel senso cbe potevo capire un anno fa ma ora non capisco perché non cerchi un momento per noi.
Avrei bisogno di un vostro parere grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per aver condiviso la tua situazione.
Dopo un evento importante come un tumore e un intervento, è normale che anche la coppia attraversi una fase di adattamento. Due anni senza intimità e una distanza emotiva altalenante non sono però automaticamente spiegabili solo con la malattia.
Sicuramente c'è stato un impatto psicologico su di lui. Alcune persone reagiscono alla malattia del partner con paura, evitamento o difficoltà a gestire la vulnerabilità (propria e dell’altro). Questo può riflettersi anche nella sfera sessuale perché, a volte, il partner fatica a integrare l’immagine della persona amata con i cambiamenti fisici o con l’idea della fragilità. La sessualità è spesso un “termometro”. Se manca il contatto, può esserci qualcosa di più ampio sotto (non necessariamente tradimenti, ma anche blocchi emotivi, incomprensioni, risentimenti).
Apri con il tuo partner un dialogo diretto ma non accusatorio, osserva la qualità della relazione nel suo complesso e dai spazio al tuo vissuto (Il bisogno di sentirti desiderata, vista e vicina al tuo partner è assolutamente legittimo). Valuta anche un percorso esterno. Un percorso di coppia (o anche individuale per te) può aiutare a far emergere ciò che lui fatica a dire spontaneamente.
Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Ho quasi 49 anni, sposato con figlia di 7 anni, ipocondriaco del tipo evitante da tempo, soffro di anginofobia sin da prima dell adolescenza, un matrimonio in crisi da una vita privo do affetto e sesso. Da un paio di mesi mia moglie si è ammalata di un carcinoma al seno e l anginofobia è aumentata in maniera assurda: se prima riuscivo a periodi a mangiare tranquillo comunque sempre con dell'acqua o delle bevande vicino, negli ultimi periodi si è aggravata .a volte quando sono solo a casa mi sembra di non riuscire ad inghiottire neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso. Si rischia di morire o polmonite ab ingestio?
visita otorino con fibroscopia fatta un paio di mesi fa trovando un po' di reflusso gastroesofageo. Devo fare altro? Sono ipocndriaco e non vorrei fare esami invasivi tipo gastroscopia neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso.
nell atto della deglutizione mi capita di stringere i muscoli della gola superiore e faccio un verso come se volessi bloccare il cibo
se va di trasverso l acqua o un liquido si può morire? delle volte in super ansia pure con i liquidi mi sembra di andare in difficoltà
il problema che quando sono solo ni vergogno a mangiare in pubblico perché faccio delle faccio innaturali perché simulo faccia da soffocamento.
mentre mangiavo in due occasioni nel momento di ingoiare ho serrato la gola ed emesso un verso come un rantolo in protezione per non far scendere il cibo. Questa cosa mi ha provocato una sensazione di pseudo acidità alla gola che sembrava arrivasse al naso. Come posso gestire tutto questo? Vi ringrazio.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione.
Quello che descrive sembra il risultato di un equilibrio psicologico che da molto tempo si regge su una forte vigilanza verso il corpo e sul bisogno di controllare il pericolo, e che negli ultimi mesi è stato messo profondamente sotto pressione dalla malattia di sua moglie.
Leggendo il suo racconto colpisce quanto lei viva costantemente in uno stato di allerta: il controllo della gola, il monitoraggio della deglutizione, la paura che il cibo “vada nel posto sbagliato”, il bisogno di avere acqua vicino, l’attenzione ai rumori, alle sensazioni retrofaringee, fino al tentativo di bloccare volontariamente la deglutizione quando sente arrivare il panico. Tutto questo non appare come un segno di superficialità o debolezza, ma come il tentativo continuo del suo sistema psichico di proteggersi da qualcosa vissuto come estremamente minaccioso.
L’anginofobia spesso funziona proprio così: più si cerca di controllare un atto naturale e automatico come la deglutizione, più quell’atto perde spontaneità e diventa faticoso, artificiale, “strano”. A quel punto ogni minima sensazione della gola viene interpretata come possibile segnale di soffocamento, e il corpo entra ancora di più in tensione. È un circolo che tende ad autoalimentarsi.
Nel suo caso, inoltre, ci sono diversi elementi emotivi importanti che sembrano sommarsi:
una paura antica legata al soffocamento e alla vulnerabilità corporea;
una struttura ipocondriaca evitante già presente da anni;
una condizione relazionale coniugale vissuta come povera di vicinanza emotiva;
la malattia oncologica di sua moglie, che inevitabilmente riattiva temi di perdita, morte, impotenza e paura di rimanere senza controllo.
Quando il sistema nervoso resta per molto tempo in allarme, il corpo può diventare ipersensibile.
È importante sottolineare un aspetto: lei ha già effettuato una valutazione ORL con fibroscopia, e questo è un elemento rassicurante. Nel suo racconto non emergono segnali tipici di una grave compromissione neurologica della deglutizione; emerge invece con molta forza la componente ansiosa, anticipatoria e di controllo.
Dal punto di vista psicologico, il lavoro importante non sarebbe tanto continuare a “verificare” la gola, quanto aiutarla gradualmente a:
interrompere il monitoraggio continuo della deglutizione;
ridurre i rituali di controllo;
recuperare fiducia negli automatismi corporei;
tollerare l’ansia senza interpretarla immediatamente come pericolo;
comprendere il significato emotivo che questo sintomo sta assumendo nella sua vita attuale.
Probabilmente lei ha passato molti anni cercando di gestire la paura evitando, controllando o rassicurandosi continuamente. Ma nei momenti di forte stress, come quello che sta vivendo ora, queste strategie spesso non bastano più, e il sintomo prende ancora più spazio.
Per la sua situazione potrebbe esserle davvero utile un percorso psicoterapeutico, in particolare orientato ai disturbi d’ansia e alle fobie somatiche. Non tanto perché “ha qualcosa di grave”, ma perché sta vivendo una sofferenza molto intensa che rischia di restringere sempre di più la sua vita quotidiana e la sua libertà.
Spero di esserle stato d'aiuto. Rimango a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
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