Domande del paziente (120)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
comprendo quanto questa situazione possa essere preoccupante per lei. Quando si notano cambiamenti nelle proprie abitudini o nelle sensazioni legate alla sessualità è naturale iniziare a interrogarsi...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
nel suo racconto emerge quanto questa separazione stia portando con sé emozioni molto intense e anche una certa confusione. Quando una relazione è stata significativa, può accadere che la fine...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
dalle sue parole si percepisce quanto questa situazione stia diventando pesante per lei. Le discussioni con suo padre sembrano ruotare attorno a temi molto concreti — le scelte economiche,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
comprendo bene quanto questa esperienza sia destabilizzante. La sensazione di confusione mentale costante, insieme alla difficoltà a svolgere attività quotidiane semplici o a orientarsi nelle...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
comprendo bene quanto questo momento lavorativo sia carico di fatica e di preoccupazione per lei. Iniziare un lavoro nuovo richiede tempo per orientarsi nelle procedure, nei ritmi e nelle responsabilità...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
dalle sue parole si percepisce quanto questo momento sia difficile sia per suo marito sia per lei, che si trova ad accompagnarlo molto da vicino in questa fase così delicata. Quando gli attacchi...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
il suo messaggio restituisce una fase di vita attraversata da molte esperienze diverse: il desiderio di diventare genitori, la consapevolezza del tempo che passa, e allo stesso tempo una forte...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
il suo messaggio restituisce una situazione emotivamente molto complessa. Nel modo in cui descrive la relazione si percepisce quanto questo legame sia importante per lei e quante rinunce e...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
nel modo in cui descrive questa esperienza si coglie quanto questa situazione le susciti emozioni molto forti. Il fatto di aver visto suo padre guardare contenuti di questo tipo sembra aver...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
comprendo bene quanto questa situazione stia diventando per lei sempre più faticosa e dolorosa, soprattutto perché tocca qualcosa di molto importante: il suo ruolo di padre e il desiderio...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
comprendo bene quanto possa essere faticoso ciò che sta vivendo.
Nel suo racconto emerge una doppia esperienza: da una parte il legame profondo con il suo ragazzo, dall’altra una distanza...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
dalle sue parole si coglie quanto questa esperienza l’abbia colta di sorpresa e quanto sia stata intensa da un punto di vista emotivo, soprattutto perché arriva in un momento importante come...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
comprendo bene quanto possa essere doloroso e faticoso il rapporto con suo padre.
Dalle sue parole emerge una lunga storia in cui lei si è trovato spesso a fare i conti con mancanze importanti:...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
leggendo il suo messaggio si percepisce quanto, in questo momento, stiano convergendo più livelli di fatica: da una parte una storia lunga di ansia e attacchi di panico, dall’altra il peggioramento...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
leggendo il suo messaggio arriva con molta forza la sensazione di essere finita dentro a un vortice di pensieri e ansia che in poco tempo ha preso il sopravvento, fino a farle perdere il contatto...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
dalle sue parole si coglie molto bene quanta attenzione e sensibilità stia mettendo nel rispettare i tempi e i confini di suo figlio.
Quello che descrive sembra riguardare un bambino che ha...
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Salve a tutti, sono una studentessa universitaria che ora più che mai sta avendo a che fare con pensieri che definirei "ossessivi" per quanto riguarda le relazioni sociali (amicizie, conoscenze, ecc.): dopo ogni interazione non sentita al 100% riuscita, riavvolgo continuamente nella mia testa ogni piccolo dettaglio della situazione per capire cosa avrei potuto sbagliare, cercando continue rassicurazioni, e spendendoci la notte in pianti. Oltre a questo, sospetto da sempre di essere neurodivergente/essere nello spettro autistico.
Mi sto chiedendo quindi se non sia necessario partire da una valutazione psicodiagnostica per l'autismo/AuDHD. Ho il forte sospetto che i miei pensieri ossessivi siano il risultato di un sovraccarico cognitivo dovuto al masking e alla mancanza di strumenti adatti al mio funzionamento reale. Temo che un percorso generico, non formato sulla neurodivergenza, possa rivelarsi inefficace o invalidante, come già accaduto in passato. Dunque, quale percorso pensate sia meglio affrontare per prima (a fronte dei soldi)? Un percorso "generico" per risolvere inanzitutto i miei pensieri ossessivi, o un percorso psicodiagnostico (forse un po' più lungo?) per partire dalla radice?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
leggendo il suo messaggio si coglie quanto questi pensieri occupino spazio nella sua mente e quanto possano diventare faticosi, soprattutto quando arrivano a togliere il sonno e a trasformarsi in momenti di pianto.
Da ciò che racconta si può scorgere una dinamica ricorrente: dopo ogni interazione sociale che non sente “pienamente riuscita”, qualcosa si riattiva e la porta a tornare su ogni dettaglio, quasi nel tentativo di ricostruire, capire, correggere. Accanto a questo, prende forma anche una ricerca di senso più ampia sul proprio funzionamento, con l’ipotesi di una possibile neurodivergenza e il timore di non essere compresa in percorsi non adeguati.
In questo tipo di esperienza può accadere che più si cerca di arrivare a una risposta definitiva (“cosa ho sbagliato?”, “qual è la spiegazione giusta?”), più il pensiero si intensifichi e si chiuda in un circolo ripetitivo. Allo stesso tempo, sembra esserci anche un bisogno profondo di trovare una chiave di lettura che restituisca coerenza al proprio modo di sentire e stare nelle relazioni.
Da una parte emerge quindi l’urgenza di stare meglio rispetto a questi pensieri così invasivi e dolorosi, dall’altra il desiderio di comprendere alla radice il proprio funzionamento, per non sentirsi più “fuori misura” o costretta ad adattamenti faticosi come il masking. Entrambe queste direzioni hanno un significato importante.
Rispetto alla sua domanda, più che pensare a due percorsi alternativi e separati, potrebbe essere utile immaginare un percorso psicologico che tenga insieme questi due livelli: uno spazio in cui iniziare a lavorare fin da subito sui pensieri ossessivi e sul loro impatto emotivo, ma con un’attenzione reale e competente anche al tema della neurodivergenza. All’interno di una relazione terapeutica sufficientemente sintonizzata, potrà poi prendere forma — se necessario — anche una valutazione psicodiagnostica, inserita però in un contesto che abbia già iniziato a conoscere il suo modo di funzionare.
Uno spazio psicologico con una sensibilità specifica su questi temi può aiutarla non solo a ridurre la fatica legata ai pensieri, ma anche a costruire strumenti più rispettosi del suo funzionamento, senza sentirsi invalidata o fuori posto.
Col tempo, comprendere questi movimenti — sia cognitivi che relazionali — può permetterle di abitare le interazioni con maggiore continuità interna, senza che ogni episodio debba essere analizzato e rimesso in discussione così intensamente.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Buongiorno Gent.mi Dottori,
vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti..
una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole)
.il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
nel suo racconto si coglie quanto questi incontri riescano a smuovere qualcosa di molto intenso dentro di lei.
Da una parte descrive situazioni concrete — il corridoio stretto, gli sguardi evitati, i saluti appena accennati — dall’altra emerge l’effetto emotivo che tutto questo ha su di lei: agitazione, tremore, la sensazione di “esplodere” e il bisogno di fermarsi. È come se ogni incontro riattivasse qualcosa che, pur appartenendo al passato, nel presente trova spazio e intensità.
In queste dinamiche può accadere che il comportamento dell’altro — soprattutto quando appare ambiguo, evitante o poco chiaro — venga vissuto come un segnale da interpretare o a cui dare un significato. Allo stesso tempo, quello che sembra prendere forma è un movimento interno molto delicato: il desiderio di capire come stare in quella situazione, insieme al timore di sbagliare o di esporsi.
Da una parte c’è la consapevolezza che la relazione è conclusa e che non c’è un futuro insieme, dall’altra il corpo e le emozioni sembrano reagire come se qualcosa fosse non ancora del tutto elaborato. Questo può generare proprio quel senso di impreparazione che descrive, come se ogni incontro arrivasse senza che ci sia il tempo di costruire una posizione interna stabile.
Più che individuare il comportamento giusto da tenere con lui, potrebbe essere utile spostare lo sguardo su ciò che accade dentro di lei in quei momenti: che cosa si attiva, quali pensieri emergono, quale bisogno prova a trovare spazio. Comprendere questi movimenti interni nel tempo può aiutarla a sentirsi meno in balia della situazione esterna.
Uno spazio psicologico potrebbe offrire la possibilità di dare senso a queste reazioni — anche corporee — e di costruire, gradualmente, un modo di stare in queste situazioni che sia più in sintonia con lei, più che definito dall’altro.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Salve, chiedo consiglio a voi per una "situationship" (perdonatemi il termine ma non saprei come chiamarla), che va avanti da ormai 5 mesi. Stiamo molto bene insieme, ci si diverte, si fa tanto sesso e si hanno momenti romantici. Insomma, vista da fuori potrebbe sembrare una relazione. Relazione che però nella realtà non è poiché pecca di etichetta, ovvero io e lui nel concreto non siamo fidanzati. Ho un piccolo dubbio però che mi sorge spesso quando siamo insieme, io noto che molto spesso io cerco il bacio a stampo casuale, ad esempio: l'altro giorno eravamo su questa panchina di fronte ad un bellissimo panorama, io avevo tanta voglia di baciarlo, ma noto che quando provo a dargli un bacio a stampo, lui, me lo da, ma comunque lo vedo un po' "restio" nel darmelo. Al contrario, lui molto spesso mi da dei baci sulla fronte, sulla guancia, ma poco sulle labbra, è molto fisico ma nei baci è sempre strano. E questo suo comportamento mi fa sorgere i dubbi perché penso "Se gli piaccio perché non mi da baci? Quindi non gli piaccio?" e quindi poi svariate volte io evito di dargli baci per "paura" che lui me li eviti o me li dia così come "contentino"
Io so per certo che lui tiene a me, ma non riesco a capire se davvero non mi vede oltre ad un'amica a cui tiene tanto e nel mentre fa del sesso.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
comprendo bene la sua difficoltà a dare un senso a ciò che sta accadendo.
Da ciò che racconta, sembra che tra voi ci sia una buona intesa: condividete momenti di vicinanza, complicità, anche affetto. Allo stesso tempo, però, alcuni segnali attivano in lei delle domande più profonde sul significato della relazione e su come viene vista.
In queste situazioni può accadere che piccoli gesti, come un bacio dato o evitato, assumano un valore molto più ampio, perché diventano un modo per cercare conferme: “che posto ho per lui?”, “come mi sente davvero?”. E quando le risposte non sono chiare, può emergere una certa esitazione anche nel proprio comportamento, come quando descrive di trattenersi per paura di non essere ricambiata.
Da una parte c’è ciò che tra voi funziona e che le dà il senso di una relazione, dall’altra il bisogno di riconoscimento più esplicito — anche attraverso gesti che per lei hanno un significato importante — e forse anche di maggiore chiarezza sul tipo di legame.
Uno spazio di riflessione può aiutarla a chiarire prima di tutto cosa cerca lei in questo rapporto: quali segnali le fanno sentire la relazione autentica e reciproca, e quali invece attivano fatica o incertezza. A partire da questo, può diventare più possibile anche trovare un modo per comunicare ciò che sente, senza doverlo trattenere o tradurre solo in interpretazioni. Col tempo, dare parola a questi vissuti può aiutare a comprendere se questo legame riesce davvero a incontrare i suoi bisogni, oppure se resta in una zona che, pur avendo aspetti piacevoli, lascia aperti interrogativi importanti.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Ho affrontato più percorsi di terapia diversi ma mi assilla sempre un pensiero: potrò diventare produttiva e funzionale sforzandomi e trovando tutte le strategie utili del caso, ma quello che sento davvero è incompatibile con l'idea di "guarigione" che avevo e che in genere gli altri si aspettano da me. Sono cinica e pessimista e analitica e sinceramente non trovo motivi per cambiare al di fuori di compiacere gli altri. Per non essere etichettata come arida o misantropa o ribelle. Devo considerarmi bacata o provare l'ennesimo nuovo approccio e cercare di internalizzare tutte quelle premesse che trovo sentimentali e banalizzanti e basta? Trovo molta libertà e sazietà nel pessimismo ma evidentemente le persone che mi criticano vogliono spingermi a mirare ad altro come una specie di imperativo biologico naturale che non ho mai provato
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
nelle sue parole si avverte una riflessione molto lucida e anche una certa stanchezza rispetto all’idea di doversi adattare a un modello di guarigione che non sente davvero suo.
Da ciò che racconta, sembra prendere forma una distanza tra quello che sente autentico — il suo modo di pensare, anche cinico o pessimista, che sembra saziarla — e ciò che percepisce come aspettativa esterna: essere diversa, più aderente a un ideale di positività, apertura, cambiamento.
In queste situazioni può accadere che il percorso terapeutico venga vissuto come un tentativo di correzione, più che come uno spazio di comprensione. E allora il rischio è che ogni proposta venga sentita come qualcosa da interiorizzare forzatamente, perdendo di vista il senso personale che potrebbe avere.
Da una parte c’è quindi una posizione interna che sembra darle coerenza e anche una forma di libertà, dall’altra il confronto con uno sguardo esterno che la definisce — “arida”, “misantropa”, “ribelle” — e che sembra spingerla verso una direzione che non riconosce come propria. È una tensione che può diventare faticosa, soprattutto se il cambiamento viene percepito solo come un modo per compiacere.
Uno spazio psicologico può avere valore proprio quando non impone una direzione, ma permette di esplorare sé stessi senza giudizio: il pessimismo, il cinismo, l’analiticità possono essere modalità autentiche di stare nel mondo che hanno una loro funzione e una loro storia, più che qualcosa da “aggiustare”.
Col tempo, il cambiamento — se prende forma — tende ad emergere non come adesione a un modello imposto, ma come un movimento interno verso ciò che si riconosce come proprio, anche quando inizialmente sembra lontano dalle aspettative degli altri.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
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