Domande del paziente (53)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ha scritto cose molto difficili, e si sente quanto peso porta ogni giorno. C'è una cosa che emerge con chiarezza: la sua mente sembra essersi costruita una narrativa molto rigida su di sé, sul corpo, sul... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Si percepisce quanto questa situazione la stia logorando e il fatto che lei stessa riconosca che certe cose la farebbero stare peggio è già un segnale importante di consapevolezza.
Non riuscire a staccarsi,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
La confusione che sente è comprensibile, quando i comportamenti di qualcuno non corrispondono a ciò che ci ha detto a parole, è difficile orientarsi.
Detto questo, interpretare dall’esterno le intenzioni...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Leggere questo messaggio non è stato indifferente. Quattro anni di alti e bassi, ferite non elaborate, la fatica di non riuscire a perdonare davvero, pur restando, è un peso che si sente.
C'è una cosa...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il senso di colpa che sente è reale, e il fatto di non riuscire a parlarne con nessuno lo rende ancora più pesante da portare. Ciò che ha raccontato è avvenuto in un contesto di vicinanza emotiva crescente,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che ha vissuto è più comune di quanto si pensi in contesti come quello della PMA, anche in persone che non hanno mai avuto difficoltà di questo tipo. Non c’entra con la salute fisica, né con la... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quindici anni sono tanti, e la frustrazione che emerge dal suo messaggio è comprensibile, sentire che le risposte che riceve non arrivano mai al punto concreto che cerca è stancante. Sulla domanda se cambiare... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La preoccupazione che sente è comprensibile, e fa bene a informarsi. Riguardo agli sbandamenti, in menopausa sono un sintomo abbastanza comune, legato alle variazioni ormonali che influenzano anche il... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Sì, è una reazione comprensibile, soprattutto in una prima seduta affrontata già con molta apprensione.
Quando si arriva a un'esperienza nuova con un livello di allerta elevato, com'era nel suo caso, il...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Leggendo quello che ha scritto, una cosa emerge abbastanza chiaramente: non è la relazione attuale il problema. C'è qualcosa che viene da molto prima, un dolore rimasto irrisolto a 15 anni, che da allora... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Le domande che pone sono legittime e meritano una risposta onesta, anche se alcune valutazioni spettano necessariamente al medico.
Il calo della libido e le difficoltà erettili a 57 anni possono avere...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Convivere con abitudini molto diverse dalle proprie può essere più faticoso di quanto ci si aspetti, soprattutto quando si tratta di qualcosa di così quotidiano e vissuto a distanza ravvicinata.
Ciò che...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ha attraversato davvero tanto in poco tempo, un trasferimento, un cambiamento di lavoro, una relazione che non ha retto, un ambiente ostile. Che tutto questo si sia accumulato fino al punto di rottura... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
L’episodio con la sua ragazza è avvenuto in un contesto di stanchezza e stress importanti, fattori che possono influenzare la risposta del corpo in modo del tutto indipendente dalla volontà o dal desiderio.
Sui...
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Buongiorno, sono una ragazza di 20 anni e ho sempre sofferto di un sonno disturbato a causa dell’ansia. Diciamo che ho sempre avuto difficoltà a prendere sonno e alcune volte a mantenerlo, ma soprattutto a riuscire ad addormentarmi. Recentemente, circa 2-3 mesi fa, ho avuto una crisi d’ansia (non saprei come chiamarla) che mi ha portato a soffrire di insonnia pesante, a causa della quale per 2 settimane non ho chiuso occhio o comunque sono andata avanti a microsonni. La situazione era devastante, mi sembrava di impazzire, quindi ho sentito il medico e mi ha prescritto circadin (1 volta prima di dormire) e lexotan (potevo usarlo anche nel corso della giornata per 3 volte in quantità 5 gocce). Per fortuna ho superato questa crisi, ma ho continuato a usare il lexotan (ne prendo in genere 10 gocce prima di dormire) anche combinandolo con un po’ di melatonina in camomilla (meno di 1 grammo) perché comunque il mio sonno rimane quello che è, cioè veramente difficoltoso. Dopo questo preambolo, aggiungo il mio problema principale: il mio sonno è disturbatissimo, faccio sogni strani e disturbanti, ne faccio anche molteplici a notte e quando mi sveglio spesso mi sento turbata e insoddisfatta del sonno, che non è quasi mai ristoratore. Mi capita anche di risvegliarmi brevemente e poi cadere nel sonno di nuovo, il che è molto fastidioso perché è un risveglio “scomodo”, accompagnato da una sensazione sgradevole. Volevo chiedervi come potrei intervenire a riguardo, perché non so più cosa fare. Vorrei dormire anche solo una notte senza sogni, in un sonno profondo.
Ps. Alcune volte vedendo che non riuscivo a dormire ho preso altre 5 gocce, sommandole quindi a quelle prese precedentemente per prepararmi a dormire.
Grazie per le eventuali risposte.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Un sonno così frammentato da mesi è estenuante, e capisco bene il desiderio di trovare finalmente una soluzione.
Visto che la situazione persiste nonostante il supporto farmacologico, potrebbe valere la pena tornare dal medico per un aggiornamento della situazione, anche solo per valutare se ci siano aggiustamenti utili o integrazioni da considerare.
Dal punto di vista psicologico, l’approccio con la maggiore evidenza scientifica per l’insonnia cronica legata all’ansia è la CBT-I, una terapia cognitivo-comportamentale specifica per il sonno. Lavora sui meccanismi che mantengono il sonno disturbato e i suoi effetti tendono a durare nel tempo. Potrebbe essere una strada da esplorare con un professionista, anche in parallelo a quanto sta già facendo.
Buongiorno,
ho 38 anni, donna, e sette mesi fa mi è stata diagnosticata positività a hpv18. Ho avviato tutto l'iter di vaccini, colposcopie, pap test, fermenti e chi più ne ha. Il problema adesso resta relazionale. Ho 38 anni e sono single. Mi chiedevo come si comunica una cosa del genere (perché si deve comunicare e siamo d'accordo su questo) a un'eventuale conoscenza, sapendo che al 99 percento quella persona si rifiuterà di avere una qualsivoglia relazione sessuale e quindi relazionale, dal momento che l'hpv si trasmette anche con preservativo? Devo smettere di conoscere gente finché non mi negativizzo? La gente oggi come oggi, durante gli incontri sparisce per molto molto meno. Grazie a chiunque mi risponderà
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Affrontare una diagnosi come questa sul piano medico è già impegnativo, ma l’impatto sulla vita relazionale è spesso la parte più difficile da gestire, e raramente viene affrontata con la stessa attenzione.
Alcune cose che possono essere utili da sapere. L’HPV ad alto rischio è estremamente diffuso, la maggior parte delle persone sessualmente attive lo contrae nel corso della vita, spesso senza saperlo. Questo non cambia la necessità di comunicarlo, ma ridimensiona l’idea che si tratti di qualcosa di eccezionale o stigmatizzante. Il momento e il modo in cui comunicarlo dipendono molto dalla relazione che si sta costruendo: non è necessario farlo al primo incontro, ma prima che ci sia un’intimità sessuale sì. Per i dettagli su rischi specifici, trasmissibilità e protezione nel suo caso, il riferimento resta il ginecologo che la segue, che può darle informazioni precise e aggiornate su cui basarsi anche nelle conversazioni con eventuali partner.
Riguardo all’idea di smettere di frequentare persone fino alla negativizzazione: non esiste un obbligo in questo senso, e i tempi possono essere molto variabili. Isolarsi non è necessariamente la risposta, ma è comprensibile sentire il peso di questa incertezza. Se la diagnosi sta influenzando molto il modo in cui si approccia alle relazioni o la sua autostima, parlarne con uno psicologo può aiutarla a trovare un equilibrio.
Buongiorno,
devo iniziare una terapia di coppia e non so valutare la differenza tra i vari specialisti né tra i diversi approcci.
Sono sicuramente molto confuso nell'avvicinarmi a un sistema che non conosco e che ha una grande varietà di scuole di pensiero diverse. Solo su Wikipedia vengono indicati 8 orientamenti teorici principali più altri secondari. Ho iniziato a informarmi ma non sono in grado di scegliere quale scuola di pensiero sarebbe più efficace o attualmente reputata valida o adatta al mio scopo.
Sempre secondo Wikipedia: “la legge … non fornisce una definizione univoca del termine psicoterapia, dei suoi contenuti, delle metodologie o dell’ambito di applicazione teorico-clinico” e ancora “l’assenza di una definizione esplicita lascia spazio ad ambiguità interpretative, che si riflettono sia nel dibattito scientifico sia nella prassi clinica. In quest’ultima, infatti, il termine psicoterapia può assumere significati non sempre univoci”. Anche questo mi lascia perplesso.
Mi immagino di ricevere risposte come: “scegli uno specialista e se vedi che non funziona cambia” ma mi sembra assurdo scegliere a caso e troppo laborioso passare da uno all’altro finché non trovo quello giusto. Porterebbe inoltre al rischio di scegliere chi mi dice quello che voglio sentirmi dire. E trattandosi di terapia di coppia la cosa potrebbe non andare bene solo a uno dei due, al ché l’altro si sentirebbe legittimato a dirgli “non stai ascoltando quello che ti viene detto, non ti impegni”.
Per esempio leggo in un intervento di un terapeuta: "non posso che raccomandarle un percorso di psicoterapia analitica junghiana" che mi sembra proporre un percorso estremamente specifico, probabilmente quello si cui si occupa chi l'ha scritto.
Non so se devo rivolgermi di preferenza a uno psicoterapeuta o se anche uno psicologo va bene. Leggo nei curricula frasi come “credo in un approccio xxx, in un percorso yyy, in una terapia zzz” e sono confuso da un linguaggio in cui alcuni professionisti credono (come se stessimo parlando di religione?) in una cosa e la scrivono esplicitamente lasciandomi immaginare che così facendo si differenziano da altri professionisti che in quelle cose non credono e agiscono diversamente.
Ho letto altresì che il diverso orientamento teorico non cambia l’efficacia della terapia ma non sono convinto di ciò. E’ chiaro che la bravura di un terapista non dipende dal sesso o dall’età ma mi dico anche che non può essere indifferente.
Ho ricevuto alcuni contatti da una terapeuta (non la conosco, né lei conosce il nostro caso). Ha consigliato dei colleghi che stima del suo stesso indirizzo ma questo non risolve i miei dubbi sulle metodologie. Mi ha anche stupito che una delle poche informazioni che ha offerto sia l’età del terapista.
Nella zona in cui vivo ci sono centinaia di terapisti (molti anche molto giovani) e i loro curricula sono difficili da interpretare. Come scegliere?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La confusione che descrive è comprensibile, il mondo della psicoterapia ha effettivamente una terminologia complessa e non sempre trasparente per chi viene da fuori.
Alcuni punti che possono aiutare a orientarsi. Per la terapia di coppia, la figura di riferimento è uno psicologo o psicoterapeuta con una formazione specifica nel lavoro con le coppie, non tutti i professionisti ce l’hanno, quindi vale la pena verificarlo. Riguardo all’orientamento teorico: la ricerca mostra che l’efficacia di una terapia dipende molto meno dall’approccio e molto di più dalla qualità della relazione tra terapeuta e paziente. Non è una risposta che risolve il problema della scelta, ma ridimensiona l’idea che ci sia un metodo oggettivamente superiore agli altri.
Il primo colloquio è lo strumento più utile a disposizione, serve proprio a capire se il professionista lavora con le coppie, come imposta il percorso, e se entrambi i partner si sentono a proprio agio. Non è un impegno definitivo. Molti professionisti offrono un primo incontro conoscitivo, a volte anche gratuito.
L’età del terapeuta di per sé non è un indicatore affidabile né in un senso né nell’altro.
masturbazione a 50 anni è normale? sento questa necessita almeno 3 volte a settimana e non ho una relazione stabile . sento che il corpo ne ha bisogno e cerco di assecondarlo eppure mi sembra di essere tornato adolescente
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Sì, è del tutto normale. Il desiderio sessuale non scompare con l’età, e la masturbazione è una forma sana di espressione della sessualità a qualsiasi età, inclusi i 50 anni e oltre. La frequenza che descrive non è in alcun modo indicativa di qualcosa di problematico.
Anche la sensazione di “tornare adolescente” è comprensibile, spesso emerge quando ci si ritrova single dopo un periodo di relazione stabile, e il corpo e la mente si risintonizzano su bisogni che erano sullo sfondo. Non c'è motivo di preoccuparsi.
Come fare a dire a una figlia che soffre di disturbo borderline, che si deve curare.?Ho già provato su consiglio di una psicologa da cui vado, ma mi sono sentita rispondere che ho bisogno io di curarmi. Mia figlia ha una bimba di due anni e sono molto preoccupata!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La preoccupazione che sente è comprensibile, soprattutto con una nipotina piccola in mezzo.
C'è però una cosa difficile da accettare in queste situazioni: non è possibile convincere qualcuno a curarsi se quella persona non è pronta a farlo. Insistere, anche con le migliori intenzioni, spesso produce l’effetto opposto, genera resistenza e può deteriorare il rapporto, che è invece la risorsa più preziosa che ha.
Ci sono anche gruppi di supporto per familiari di persone con disturbi della personalità, spazi in cui imparare come stare vicino senza esaurirsi e senza alimentare involontariamente certe dinamiche. Potrebbe essere un’altra risorsa da esplorare.
Salve, volevo chiedere cosa ne pensate del Doc da relazione, esiste? ultimamente vivo un loop in cui ogni giorno sono tormentata costantemente da dubbi riguardanti il mio fidanzato, dubbi nati un po’ a caso che mi tartassano tutto il giorno e mi provocano una forte ansia e angoscia incontrollabile perché non voglio sia così e non riesco più a capire se siano veri o meno..continuo ad analizzarmi a controllare cosa sento ogni piccolo dettaglio lo prendo come un potenziale dubbio e non sto più vivendo bene, non riesco a controllare questi pensieri giorno e notte devo pensarli per forza..il mio ragazzo è bravissimo mi tratta benissimo e gli ho parlato di questi dubbi tanto mi sentivo in colpa a provarli…non so cosa pensare preciso sia la mia prima relazione seria. Grazie a chi mi darà un parere.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il DOC da relazione è un termine informale ma usato in ambito clinico per descrivere un pattern in cui i dubbi sul partner o sulla relazione diventano pensieri intrusivi e ricorrenti, difficili da controllare, che generano ansia intensa e un bisogno continuo di analizzarsi per trovare certezze. Il meccanismo tipico è che più si cerca di verificare cosa si sente, più l’incertezza aumenta perché l’analisi stessa alimenta il dubbio invece di risolverlo.
Essere alla prima relazione seria può rendere tutto più complicato, in quanto spesso non si hanno punti di riferimento precedenti e questo rende difficile capire cosa rientri nella normale incertezza di una relazione nuova e cosa abbia invece preso una forma più ossessiva.
Se si riconosce in questo, vale la pena parlarne con un professionista, è qualcosa su cui si può lavorare, e farlo da soli cercando risposte dentro i dubbi tende a mantenere il loop invece di spezzarlo.
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…