Domande del paziente (19)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la condivisione.
Da ciò che descrive sembra esserci un’ansia molto intensa con pensieri ripetitivi che tendono ad autoalimentarsi. In questi casi, rassicurazioni o tentativi di...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Ci sono situazioni in cui, nonostante anni di terapia e farmaci, la sofferenza può persistere. Questo non significa che la persona sia “destinata” a stare male, ma che il problema può avere...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per aver condiviso un vissuto così intenso.
Da ciò che emerge, non si tratta di una “mancanza di volontà”, ma di una sofferenza profonda che nel tempo ha portato a perdere fiducia nella...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao K,
il disturbo ossessivo compulsivo è un disturbo d'ansia , talvolta invalidante . E' necessaria una psicoterapia che ti aiuti a gestire il tuo bisogno di controllo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
da ciò che racconta emerge che quell’episodio era legato a un bisogno di comprensione personale più che alla volontà di sostituire o tradire la relazione. È stato circoscritto, non ripetuto...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
l’orgasmo è una risposta corporea che può attivarsi anche senza un desiderio sessuale consapevole, soprattutto in presenza di stimolazione fisica, forte attivazione emotiva e variazioni ormonali.
La...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive può essere definito come la comparsa di immagini intrusive: brevi “flashback’’ che emergono improvvisamente e che possono generare confusione o preoccupazione, soprattutto...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
dalle sue parole emerge una sofferenza profonda che dura da tempo. Il cambiamento che ha fatto non ha riguardato solo il luogo in cui vivere, ma anche il senso di appartenenza, la rete affettiva...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
da quello che scrive sembra che più che il professore, sia la sua insicurezza ad essersi attivata. Quando qualcuno ci valorizza o ci fa sentire “importanti”, può nascere entusiasmo ma anche...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, da ciò che descrive sembra che i pensieri intrusivi e le “routine” che mette in atto per ridurre l’ansia possano essere collegati a comportamenti di controllo che spesso tendono ad aumentare... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, da ciò che racconta sembra che stia affrontando diverse difficoltà che possono intrecciarsi tra loro: ADHD, oscillazioni dell’umore, pensieri molto critici verso se stessi e comportamenti alimentari... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, da quello che racconta sembra che lei stia mettendo molto impegno nel cercare una relazione, ma allo stesso tempo si trovi spesso bloccato dall’ansia, dalle aspettative verso se stesso e dal... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, da quello che racconta sembra che la conclusione di questo percorso terapeutico sia stata per lei molto dolorosa e confusa, soprattutto dopo tanti anni di lavoro insieme. Quando una relazione... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, da ciò che racconta sembra che questa scoperta abbia toccato aspetti molto profondi legati alla fiducia e all’immagine che si era costruito della persona con cui ha una relazione. È comprensibile... Altro
Salve a tutti, ho un dubbio su come muovermi. Ho un fratello di quasi 21 anni, che è nato con un cuore uno ventricolare destro, ha subito vari interventi nel corso degli anni. Questa sua condizione ha influenzato enormemente il suo stile di vita e oggi a 21 si ritrova isolato per scelta sua, non lavora, ha lasciato gli studi a metà per cui non ha neanche un diploma, sta chiuso in casa tutti i giorni tutto il giorno a giocare al pc, ha iniziato da dopo il covid a soffrire di attacchi di ansia e/o panico. Lui non si rende conto di questa sua condizione e ha un umore molto altalenante, che influenza molto anche lo stile di vita di tutti noi familiari. Non sappiamo come comportarci, ho provato più volte a convincerlo a intraprendere almeno un percorso di psicoterapia per cercare di modificare alcune sue condizioni ma lui non ha forza di volontà e nè di iniziativa. Stavo pensando di prenotare una prima visita con un esperto ma non saprei neanche bene a chi rivolgermi se a uno psicologo o a uno psichiatra, tant’è che non saprei neanche quale approccio potrebbe andare bene per lui. È anche molto molto testardo e convincerlo è veramente difficile ma noi in casa non viviamo più a causa di questa sua condizione mentale. Spero che qualcuno mi possa dare qualche suggerimento in più, grazie a chi risponderà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da ciò che descrive suo fratello sembra vivere una situazione di ritiro e ansia non riconosciuta. In questi casi, insistere troppo può aumentare la chiusura.
Può essere utile avvicinarlo con calma, senza parlare subito di terapia, ma proponendo eventualmente un primo colloquio come spazio di confronto. Un percorso psicologico può aiutarlo a lavorare sulle esperienze che stanno alla base del suo malessere; approcci come l’EMDR, ad esempio, sono utili proprio per rielaborare vissuti emotivi e ridurre ansia e blocchi.
Come primo passo può rivolgersi a uno psicologo, che valuterà poi se coinvolgere anche uno psichiatra. Utile anche per voi familiari avere un supporto.
un caro saluto
Buon pomeriggio,
Negli ultimi giorni sto vivendo un aumento significativo dell’ansia, soprattutto in ambito relazionale e sessuale.
Mi sto frequentando con un ragazzo che mi piace molto e questo mi ha portato a sentirmi più coinvolto emotivamente rispetto al passato. Parallelamente, ho iniziato ad avere difficoltà durante i rapporti: in due occasioni recenti non sono riuscito a mantenere l’erezione. Una di queste volte ero sotto effetto di cannabis, l’altra invece ero lucido ma molto in ansia.
In generale, ho notato che negli ultimi tempi mi sento più sotto pressione, con pensieri frequenti legati alla performance sessuale (paura di non essere all’altezza, di deludere, ecc.). Questo sta riducendo il piacere e aumentando l’ansia nei momenti di intimità.
A volte arrivo anche a mettere in dubbio il mio reale interesse verso questa persona (pensieri del tipo “e se in realtà non mi piacesse?”), ma riconosco che questi pensieri sembrano più legati all’ansia e al fatto che inizialmente avevo idealizzato questa persona. Conoscendola nella realtà, ovviamente è emersa una differenza rispetto all’immagine che avevo costruito, e questo mi genera confusione.
Oltre a questo, sto vivendo un periodo di stress generale: preoccupazioni per il lavoro, per la casa e per il futuro. Ho anche ansia legata alla mia condizione di HIV (sono in terapia e undetectable) della quale lui non è ancora a conoscenza. (Sia chiaro che non ho mai messo a rischio nessuno, sono molto prudente sulla questione)
Al momento mi sento spesso in uno stato di agitazione, con pensieri ripetitivi e difficoltà a rilassarmi. In alcuni momenti l’ansia è intensa.
Vorrei capire:
- se può trattarsi principalmente di ansia da prestazione
- se è utile un supporto psicologico (es. psicoterapia o sessuologo)
- se ha senso valutare un supporto farmacologico temporaneo per l’ansia
Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio, grazie per la condivisione.
I sintomi che descrive sono compatibili con un’ansia da prestazione, amplificata dal coinvolgimento emotivo e da un periodo di stress generale. Le difficoltà sessuali in questi casi sono spesso legate all’ipercontrollo e ai pensieri anticipatori, più che a cause organiche.
Un supporto psicologico è indicato: lavorare sui pensieri legati alla performance e sull’ansia può ridurre significativamente il problema. Approcci come l’EMDR possono essere utili per intervenire sia sui vissuti attuali sia su eventuali esperienze pregresse che alimentano l’ansia.
Resto a disposizione.
Buon pomeriggio, sono una ragazza di 24 anni che a periodi alterni si sente sola e nell'abitudine di provare questo sentimento a volte "respinge" situazioni sociali. Cinque anni fa, per motivi di studio, sono trasferita in un'altra città. Mio padre lavorava qui da un pò di anni e l'ho raggiunto. Ciò che mi ha spinta a fare questo grande passo - e allontanarmi dal mio contesto sociale, amici, famiglia, abitudini - è stata sia la voglia di provare qualcosa di nuovo in una nuova città, ma anche la solitudine che mi ha sempre accompagnata silenziosamente sin da piccola. Nel mio paese di origine non mi sono mai sentita parte di una "comunità" o contesto sociale. Provo a spiegarmi meglio: abitavo nella periferia di un paesino piccolo in cui non c'era la possibilità di uscire a piedi, fare una passeggiata, andare da un'amica a prendere un caffè ... e in più la mia vita sociale e scolastica avveniva in un paese limitrofo a 10 min di macchina dal mio (i miei genitori preferirono mandarmi a scuola in un altro paese). Per questo motivo non mi sono mai sentita parte di un mondo, quel piccolo microcosmo fatto di "5 min e ti passo a prendere" o di "vieni con me al supermercato un attimo?". Spesso le mie amiche, nonostante avessi un bel gruppo di amiche (con cui con alcune ancora ho rapporti ben stretti), non mi invitavano per le cose banali come le piccole cose che si fanno quotidianamente all'interno di un paese, questo perché ero "lontana" e per fare queste piccole cose non aveva senso spostarmi. Nei weekend o per feste e compleanni invece partecipavo spesso, anzi, mi manca la mia compagnia. Il luogo fisico in cui avveniva la mia vita sociale non era quindi lo stesso in cui abitavo. Spesso per sentirmi "inclusa" nelle dinamiche sociali mi adattavo anche a situazioni che non facevano parte di me, anche solo per un'approvazione nei miei confronti e per non sentirmi diversa o quella che "veniva da lontano". Oggi però a distanza di cinque anni mi ritrovo in una nuova città (in cui si sono trasferiti anche poi mia madre e mio fratello), ho conosciuto persone nuove ma paradossalmente la situazione si è ribaltata, se prima ero lontana dal paese e vivevo in "solitudine" quotidianamente, ora abito in città ho tutto quello che desideravo, posso uscire a piedi e vivere la vita all'interno della città, ho dei vicini di casa ... ma le amiche che ho qui abitano invece fuori città e in più hanno già un loro gruppo di amici. Mi sembra un circolo vizioso. Inoltre nella città a nord Italia in cui mi trovo è raro trovare studenti fuori sede (meta poco ambita), quindi i miei colleghi universitari non sono nella mia stessa condizione da "fuori sede", ma vengono all'università con la consapevolezza di tornare a casa dalla loro cerchia di amici. in più in questo contesto fatico a sentirmi me stessa, ho partecipato spesso alla vita sociale anche di uno dei miei colleghi e dei loro amici, ma mi sento sempre fuori posto, quel fuori posto che sento provenire dal passato ... io che non faccio parte di nessun mondo. Io che non facevo parte né del paesino in cui abitavo, né di quello che frequentavo e né nella città in cui mi trovo ora. C'è da dire che sono però una persona solare e aperta a nuovi contesti sociali, ma la sensazione che sento ora è di sforzarmi continuamente e mai di essere me stessa. Ho molta confusione in testa. Da poco ho finito l'università e frequento un master in un'altra città durante i weekend ... questo mi sta aiutando molto ma quando torno il pattern quotidiano è sempre lo stesso: faccio ripetizioni, mi alleno, vado al master. La mia vita sociale da quando mi sono trasferita è un pò povera e sto iniziando a pensare che ormai mi ci sono anche abituata a stare sola e ho paura di non riuscire a togliere quest'abitudine. Il mio sentirmi fuori posto potrebbe derivare anche dal fatto che non sono mai stata fidanzata e soprattutto dalle costanti paranoie che penso nei confronti delle persone che mi stanno vicino. Credo che loro si accorgano della mia solitudine, anche se io cerco di mascherarla il più possibile e tenermi occupata spesso durante le giornate. poi quando sono sola a casa piango e mi sfogo. Mi è capitato anche di sfogarmi con mamma, papà e mio fratello ma a distanza di giorni le mie paranoie tornano. Ho anche pensato di andare in terapia per cercare un modo per vivere meglio questa situazione. Probabilmente ciò che ho scritto sarò molto confuso, ma è stato come un flusso di pensieri. Grazie a chi ha letto fin qui.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio, grazie per la condivisione.
Da ciò che descrive emerge una difficoltà nel sentirsi realmente parte dei contesti, più che una mancanza di relazioni. Questa sensazione di “essere fuori posto” sembra avere radici nel tempo e tende a riattivarsi anche oggi.
Un percorso psicologico può aiutarla a lavorare su questi vissuti. In particolare, l’EMDR consente di rielaborare le esperienze passate legate al senso di esclusione, favorendo una percezione di sé più stabile e autentica.
Le sue risorse relazionali rappresentano comunque un buon punto di partenza.
ho perso 40 kg con il by pass gastrico fatto il 14 ottobre 2025 .
però ovviamente ci tengo a sottolineare che a livello gastrico la fame è contenuta perchè la capienza di cibo nello stomaco è decisamente minore rispetto a prima .
sono molto felice di aver perso peso ok.. ma comunque la fame emotiva è ancora viva e le emozioni sono ancora intense talmente tanto che delle volte mangio un pochettino in più , non come prima ma ci sono ovviamente quei momenti .
allora io oggi scrivo qui 1 perchè penso che tutto si può risolvere nella vita . Questi disturbi purtroppo sono dei disturbi dell animo più che della mente .. dell animo perchè dal mio punto di vista chi mangia tanto , chi si abbuffa nasconde dentro di sè un mondo molto caotico , pieno di incomprensioni , a volte a mio parere anche strano perchè non viene capito da nessuno .
pensate che io che per anni ho combattuto contro il mostro dell obesità , io che per tanto tempo mi sono odiata allo specchio e disprezzata ... mi sento certe volte ancora quella di prima .
ho una famiglia molto malsana che nonostante ciò mi vuole bene ok ma è letteralmente malsana e disfunzionale .
mia mamma non accetta il mio cambiamento fisico , a primo impatto penso che sia gelosa .
ATTENZIONE , NON DICO CHE È GELOSA PERCHÈ È CATTIVA .. CI MANCHEREBBE , È MIA MADRE , ma secondo me dato che è stata per molto tempo abituata a vedermi in un certo modo con una coperta di grasso metaforicamente parlando che nascondeva la mia vera personalità , ora mi vede diversa , solare , energica , positiva etc... e quindi lei riflettendoci bene non è che non mi accetta ma ancora non deve abituarsi a questa nuova immagine di me cambiata , diversa ma non del tutto perchè nonostante il mio dimagrimento io sono sempre silvana .. silvana che ha delle passioni , silvana che ha degli interessi , degli obiettivi di vita importanti che vuole raggiungere .
Il rapporto tra me e mia madre non è mai stato dei migliori , tra me e lei è stato presente sempre un grande conflitto . Ricordo ancora che quando ero molto piccola lei mi diceva di non mangiare troppo , di stare attenta alla linea , parlava sempre del fisico magro e asciutto perchè anche lei è stata sempre fissata con la linea ... sempre .
mio padre è diversi da mamma , è più positivo , prende la vita più con il sorriso ma secondo me si lascia influenzare parecchio dalla negatività di mamma ...
mamma purtroppo non cambierà mai , questo lo devo accettare .
però quello che voglio dire è che non posso cambiare io chi non vuole cambiare , ognuno deve assumersi la propria responsabilità al cambiamento ma prima ancora deve avere consapevolezza di avere un Problema e mia mamma non ha questa consapevolezza e a me non frega perchè io voglio godermi la mia rinascita e pensare a me stessa , alla mia vita e ai miei obiettivi
via le persone negative ....
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua condivisione.
Il vissuto che descrive è molto frequente dopo un intervento bariatrico: mentre la fame fisica si riduce, quella emotiva può rimanere attiva. Il fatto di sentirsi “ancora quella di prima” indica che il cambiamento corporeo non sempre coincide immediatamente con un cambiamento dell’immagine di sé.
Le dinamiche familiari che riporta, in particolare il rapporto con sua madre, possono aver contribuito nel tempo alla costruzione di alcuni vissuti legati al cibo e all’autostima, che oggi tendono a riattivarsi nei momenti emotivamente più intensi.
Un percorso psicologico può essere molto utile per lavorare su questi aspetti, aiutandola a consolidare la sua “nuova identità” e a gestire la fame emotiva in modo più consapevole. Approcci come l’EMDR permettono di rielaborare le esperienze passate legate al rapporto con il cibo e con le figure di riferimento.
Il desiderio di concentrarsi su se stessa e sul proprio percorso è un segnale importante di cambiamento.
Resto a disposizione.
Buongiorno a tutti, e grazie in anticipo per le vostre opinioni.
Sono in cura con una psicoterapeuta da circa 13 anni, con una frequenza di un incontro ogni tre settimane. Per me è stata una figura fondamentale nell’affrontare temi molto complessi legati sopratutto alla mia infanzia.
Oggi, però, dopo tanto tempo, avverto una sensazione diversa: è come se la mia vita fosse in qualche modo scandita dagli appuntamenti terapeutici, e mi accorgo di portare il “ragionamento terapeutico” anche nella quotidianità, con una sensazione di sovraccarico mentale.
In questo momento sento anche una certa resistenza interna al confronto terapeutico e il desiderio di vivere le mie decisioni con maggiore naturalezza e spontaneità.
Sto quindi pensando di proporre alla mia terapeuta una pausa oppure una diversa dilazione degli incontri.
So che ogni percorso e ogni professionista sono diversi, ma mi farebbe piacere conoscere il vostro punto di vista: come affrontereste una richiesta di questo tipo? Cosa consigliereste?
Grazie a tutti per l’ascolto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Dopo un percorso così lungo è comprensibile attraversare fasi in cui emerge il bisogno di maggiore autonomia e spontaneità. La sensazione di “sovraccarico” e la resistenza possono essere segnali evolutivi, non necessariamente negativi.
Portare apertamente questo vissuto in seduta è il passaggio più importante: una richiesta di pausa o di maggiore dilazione degli incontri può essere utile e, se condivisa, può diventare parte stessa del lavoro terapeutico.
Resto a disposizione
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Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…