Domande del paziente (42)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao cara, grazie per esserti aperta così tanto… si sente davvero quanto tu stia facendo e quanto ti stia pesando questo periodo.
Ti dico subito una cosa importante: quello che stai vivendo non sono “film...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, ti ringrazio per il racconto. Ti consiglierei un percorso psicologico.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao Alessia, ti consiglierei di intraprendere un percorso psicologico volto alla gestione delle emozioni e alla consapevolezze. Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive è molto più comune di quanto si possa pensare, e soprattutto non significa che lei sia “sbagliata” o incapace di amare. Quando si vivono relazioni con una costante paura...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao Veronica, il bambino ha subito molti cambiamenti, e questo hanno portato ad un disagio. Bisogna lavorare su di lui insieme scuola e famiglia in modo da farlo sbloccare e soprattutto far capire lui... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, ti consiglierei una consulenza psicologica per approfondire al meglio la situazione. Grazie per il racconto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, intanto grazie per il racconto, vorrei consigliarti di affrontare qualche consulenza in modo da parlarne meglio e liberamente rispetto alla questione. Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ti ringrazio per il racconto, le consiglio di prendere in considerazione un supporto psicologico per oltrepassare questo periodo e questa situazione che ti turba. Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, ti ringrazio per la descrizione. Mi sento di consigliarle un colloquio, poichè è importante dare al suo bambino la giusta importanza rispetto alle emozioni che prova e agli stati d'animo rispetto... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, è stata chiarissima nella spiegazione e la ringrazio per aver manifestato il suo disagio. Ci sono fasi della vita che sono particolarmente significative. Il senso di inadeguatezza costante è legato... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buona sera, vorrei ringraziarla per il racconto, vorrei specificarle che ogni bambino è diverso e poiché sono unici, manifestano modi differenti di comunicazione. Quindi stia tranquilla, essendo ancora... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, ti ringrazio per il racconto, e ti consiglio di intraprendere un percorso psicologo o una consulenza psicologica, la quale ti aiuterebbe a gestire queste emozioni contrastanti. Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao Barbara, la ringrazio per il racconto, è in una fase molto particolare della sua vita, molti avvenimento da lei raccontati hanno dimostrato che sta attraversando un disagio e in quanto tale va aiutato,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, la situazione sarebbe da approfondire, potresti riprendere le sedute psicologiche. Grazie per il racconto molto chiaro preciso.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, la ringrazio per il racconto, mi sento di consigliare una visita per approfondire e poi valutare tutta la situazione e i fattori che la influiscono per una futura valutazione. L’emotività influenza... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, mi sento di consigliarti di non sottovalutarti, soprattutto di affrontare un percorso possa aiutare te stessa ad avere le idee più chiare ed essere più considerata da te stessa. Grazie per il racconto. Altro
Buonasera, sono la mamma di Diego un ragazzo di quasi 14 anni dolce, gentile da sempre..sin da piccolo è sempre statoi un bambino molto vivace ammetto di averlo contenuto abbastanza con continui richiami, ma era veramente un terremoto . I primi anni della scuola dell infanzia sono stati duri, cercava di attirare l attenzione ..scarabocchiando il foglio del compagno, facendo piccoli dispetti, e non c'è stato giorno in cui le sue maestre non mi abbiano fermato per riferirmi tutto ciò..feci anche i controllo per verificare nel caso fosse ADHH ..ma nulla mi fu solo detto che era un ragazzino dal temperamento dinamico!Gli anni delle elementari sono trascorsi tranquilli, vivace ma nulla di che! Gli anni delle medie invece sono stati tosti! Ora è in terza media la sua classe è composta da un gruppo maschile che si trascina dalla materna , ed in piu giocano anche a basket insieme da anni..beh lui si è sempre sentito escluso , non accettato a pieno sebbene siano usciti anche tante volte insieme, come se questo fosse un gruppo ermetico !La sua risposta a cio è che risulta infantile, è come se ogni giorno dovesse fare intrattenimento , chiaramente afferma "se non faccio ridere mi sento non valido"si agita, esagera e per far ridere ha preso anche una nota disciplinare! inutile stare a dire che in casa parliamo tantissimo cerco di fargli capire che non deve performare per valere....ma la mia paura piu grande è che possa crescere insicuro e che x tutta la vita abbia questa richiesta di attenzioni.. cosa dobbiamo fare?grazie mille
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao mamma, la ringrazio per il suo racconto e le consigliere di intraprendere un percorso psicologico per poter dare a lui più fiducia in se stesso. Grazie.
Buonasera, 40 enne, Avvocato di Rovigo , sposato con prole, mi sono innamorato di una collega più giovane di quasi 10 anni, appena lasciata dal Suo fidanzato.
Una volta confessato il mio sentimento, nonostante una scarsa frequentazione precedente, lei ha sminuito tutto, con la classica crisi coniugale, confessando un flirt attuale (non veritiero?).
Abbiamo deciso però di continuare a frequentarci lavorativamente, siamo andati a cena assieme, ma ogni volta che io mi avvicino a Lei, preoccupandomi di Lei, lei mi allontana o ignora.
Io cerco di non chiamarla o messeggiarla per vicende personali, per non essere pesante o petulante, però causa lavoro sono piacevolmente contento di condividere del tempo con Lei.
Alterno poche ore di gioia passate con Lei a giorni che sto male, rimedio, cerco di fare attività fisica, cerco di non seguire i suoi social, di non pensarci, di pensare ai Suoi difetti, alternandolo con sedute Psicologiche, ma niente, e la cosa peggiore è che dall'altra parte ho una famiglia che mi sta perdendo, ed a me la cosa mi pesa, ma non come l'amore non ricambiato.
Quanto è brutto innamorarsi a 40 anni !
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrive non ha tanto a che fare con “l’età” dell’innamorarsi, quanto con la potenza psicologica di alcuni legami quando arrivano in una fase della vita in cui identità, desiderio e routine entrano in tensione tra loro.
Dal suo racconto emergono diversi elementi tipici dell’innamoramento non corrisposto ad alta intensità emotiva. Da una parte c’è un forte investimento affettivo e mentale su questa collega: il pensiero ricorrente, l’oscillazione emotiva (“poche ore di gioia” seguite da giorni di sofferenza), la ricerca di segnali, il tentativo di controllare l’attaccamento evitando social o contatti personali. Dall’altra, però, la collega sembra inviare messaggi relazionali ambivalenti ma sostanzialmente non disponibili sul piano affettivo: mantiene il contatto lavorativo e momenti di vicinanza, ma prende distanza quando lei tenta un avvicinamento emotivo.
In psicologia relazionale, questa dinamica spesso alimenta un circuito molto potente: la discontinuità della risposta emotiva (“a volte vicina, a volte distante”) aumenta l’attivazione affettiva e rende il legame ancora più difficile da lasciare andare. Non necessariamente perché l’amore sia “più vero”, ma perché il sistema emotivo resta costantemente in sospeso, alla ricerca di conferme che arrivano solo parzialmente.
C’è poi un altro aspetto importante: lei sembra molto lucido nel riconoscere che il problema non è soltanto la collega, ma ciò che questa esperienza ha acceso dentro di lei. A 40 anni capita spesso che un innamoramento improvviso rappresenti anche una riattivazione di parti di sé rimaste silenti: bisogno di sentirsi desiderato, visto, emotivamente vivo, riconosciuto fuori dal ruolo di marito, padre, professionista. In questi casi la persona amata rischia di diventare il contenitore simbolico di molto più di ciò che realmente è.
Per questo motivo, il dolore che prova può apparirle persino più intenso del senso di colpa verso la famiglia: non perché ami meno sua moglie o i suoi figli, ma perché il cervello emotivo vive l’innamoramento frustrato come una condizione di mancanza continua, quasi “astinenziale”. È un’esperienza neuropsicologicamente molto coinvolgente.
Mi sembra però significativo un punto: lei non sta negando la realtà. Sta facendo terapia, cerca di autoregolarsi, mantiene un certo confine nei contatti. Questo indica che una parte di lei sta già tentando di distinguere tra il sentimento vissuto e la concreta possibilità relazionale.
La domanda forse non è “come smetto di amarla?”, ma:
cosa rappresenta davvero questa donna nella sua vita emotiva;
cosa mancava o si era spento prima di incontrarla;
e soprattutto se sta inseguendo una persona reale o una possibilità emotiva che oggi sente indispensabile.
Perché dai comportamenti che descrive, la collega sembra aver posto un limite relazionale abbastanza chiaro, pur senza interrompere del tutto il legame. E restare troppo a lungo in questa zona intermedia rischia di prolungare la sofferenza, mantenendo lei in uno stato di attesa affettiva cronica.
L’innamoramento a 40 anni non è “brutto”: spesso è destabilizzante perché arriva quando la vita è già strutturata, e quindi costringe a confrontarsi contemporaneamente con desiderio, responsabilità, identità e perdita. Ed è proprio questo intreccio a renderlo così intenso.
Buongiorno, Volevo un parere per quanto riguarda il mio bimbo di quasi 2 anni, li compirà a luglio. È un bambino molto sveglio, parla da un po’, ripete tutto, è un piccolo pappagallino. Molto socievole con i bambini, ha iniziato il nido a febbraio e non ha mai pianto un giorno. Non ha comportamenti che mi preoccupano, è ubbidiente, mi ascolta e fa ciò che gli dico. Però ha un lato che mi preoccupa: se sente cantare a voci molto elevate, battere le mani, se vede candele accese, inizia a piangere e non smette più, è letteralmente terrorizzato. Le feste di compleanno sono qualcosa da cui stare lontano. A casa però chiede la musica in tv ad alto volume e non piange, anzi balla e si diverte. E non parliamo dei fuochi d’artificio! Ultimamente si è spaventato così tanto che, il giorno dopo, siamo tornati nel posto in cui c’era stato lo spettacolo, ha riconosciuto il luogo in cui li avevamo visti ed ha ricominciato a piangere dicendo di voler andare via. Inoltre succede anche che, quando andiamo in vacanza per esempio, e cambiamo quindi casa e abitudini non fa altro che piangere, ci sono volte che non vuole nemmeno entrare nella stanza di hotel. Lo devo convincere e piano piano entra e, tasto dolente, diventa una guerra lavarlo. Entrare dentro la doccia per lui è il terrore, è abituato a fare il Bagnetto dentro la vasca e lui ama farlo, non uscirebbe mai, ma quando faccio la doccia con il getto del doccino, è una strage. Alla base, noto che è un bimbo pauroso, lo vedo dal fatto che se capita un rumore lui salta dalla sedia dallo spavento e corre subito da noi, mamma e papà. Secondo voi come devo interpretare questo atteggiamento?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da ciò che raccontate, emerge l’immagine di un bambino con molte risorse: è socievole, curioso, comunica bene, si adatta al nido e mostra interesse per ciò che lo circonda. Questi sono aspetti molto positivi e rassicuranti.
Quello che descrivete sembra invece riguardare soprattutto una particolare sensibilità emotiva e sensoriale. Alcuni bambini, soprattutto nei primi anni di vita, possono reagire in modo molto intenso a determinati stimoli percepiti come imprevedibili o troppo forti: rumori improvvisi, applausi, fuochi d’artificio, candele accese, ambienti nuovi o cambiamenti nelle routine. In psicologia si parla spesso di temperamento sensibile o di una maggiore reattività agli stimoli, caratteristiche che non rappresentano necessariamente un problema, ma che richiedono tempo e accompagnamento.
È interessante notare che vostro figlio non sembra spaventato da tutti i suoni: la musica ad alto volume in casa, ad esempio, gli piace. Questo suggerisce che probabilmente non è il volume in sé a spaventarlo, ma piuttosto alcuni stimoli che percepisce come meno prevedibili o che associa a esperienze che gli hanno creato disagio. Il fatto che abbia riconosciuto il luogo dei fuochi d’artificio e abbia reagito con paura indica anche una buona memoria emotiva: aveva collegato quel posto a un’esperienza che per lui era stata molto intensa.
Anche la difficoltà ad adattarsi temporaneamente a una nuova casa, a una stanza d’albergo o alla doccia può essere letta come una necessità di sentirsi sicuro prima di affrontare qualcosa di nuovo. Molti bambini hanno bisogno di tempi diversi per familiarizzare con ambienti e situazioni non abituali.
Il mio consiglio è innanzitutto di non allarmarvi. Dalla descrizione non emergono elementi che, da soli, facciano pensare necessariamente a una condizione specifica. Al contrario, emerge l’immagine di genitori molto attenti, osservatori e sensibili ai bisogni del proprio bambino, e questo è un fattore estremamente importante per il suo sviluppo.
Proprio perché siete così attenti e desiderate comprendere al meglio ciò che sta vivendo vostro figlio, potrebbe essere utile intraprendere un breve percorso di sostegno alla genitorialità con uno psicologo dell’età evolutiva. Non perché ci sia qualcosa che non va, ma perché uno spazio di confronto può aiutarvi a interpretare meglio le sue reazioni e a trovare strategie pratiche per accompagnarlo nelle situazioni che gli generano paura.
Parallelamente, se queste difficoltà dovessero diventare più frequenti, molto intense o limitare significativamente la sua vita quotidiana, potrebbe essere opportuno confrontarsi con i professionisti più indicati per la sua età (come il pediatra o uno specialista dell’età evolutiva), così da avere una valutazione completa e personalizzata.
Nel frattempo, cercate di rispettare i suoi tempi, evitando di forzarlo quando è molto spaventato, ma accompagnandolo gradualmente nelle nuove esperienze con calma e rassicurazione. La sicurezza che trova in voi rappresenta la sua principale risorsa per imparare, poco alla volta, che molte delle situazioni che oggi teme possono diventare familiari e gestibili.
In sintesi, ciò che descrivete sembra compatibile con un bambino particolarmente sensibile e prudente di fronte a stimoli nuovi o intensi. Con il tempo, la maturazione e un accompagnamento adeguato, molti bambini imparano a regolare meglio queste paure e ad affrontarle con maggiore serenità.
Salve, sono un ragazzo di 24 anni e da un paio di anni mi sento sempre giù di morale, come se la mia vita avesse poco senso. Ho pochi amici ma non mi considerano più di tanto, passando spesso i sabati sera a casa. Tuttavia, la cosa più importante è che sono indietro con gli esami universitari e non mi piace la facoltà che frequento. Di quest'ultima cosa me ne sono accorto troppo tardi ma non ho avuto mai il coraggio di affrontare realmente la situazione e cambiare percorso per paura che i miei si potessero arrabbiare. Speravo di poter rimettermi in pari almeno con gli esami, ma ora è troppo tardi e più i giorni passano e più mi accorgo che sto perdendo solo tempo, oltre ai tanti soldi che i miei genitori hanno già speso per pagarmi gli studi. Loro non sanno nulla di questa situazione e non so come uscirne. Chiudi gentilmente un aiuto!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
da ciò che descrivi emergono diversi elementi che sembrano contribuire al tuo attuale stato di sofferenza psicologica. Innanzitutto, riferisci un persistente abbassamento del tono dell'umore, accompagnato da sentimenti di vuoto, perdita di significato e insoddisfazione rispetto a diverse aree della tua vita. Questi vissuti sembrano associarsi a una percezione di isolamento sociale e a un senso di scarso riconoscimento all'interno del tuo gruppo di pari, fattori che possono incidere negativamente sul benessere emotivo e sull'autostima.
Sul piano universitario, appare evidente un forte conflitto tra i tuoi interessi personali e il percorso di studi intrapreso. La consapevolezza di non sentirti in linea con la facoltà frequentata, unita alla paura del giudizio o della disapprovazione dei tuoi genitori, sembra averti portato a una forma di evitamento decisionale: nel tentativo di rimandare una scelta difficile, la situazione si è progressivamente aggravata, aumentando il senso di fallimento, impotenza e colpa.
È importante sottolineare che la difficoltà non sembra essere tanto legata a una mancanza di capacità, quanto piuttosto a un blocco emotivo e decisionale mantenuto da timori, aspettative percepite e responsabilità sentite verso la tua famiglia. Inoltre, il pensiero ricorrente di aver "perso tempo" e "sprecato soldi" potrebbe alimentare un circolo di autosvalutazione e ruminazione, rendendo ancora più difficile individuare possibili soluzioni.
Un primo passo potrebbe essere quello di condividere gradualmente la situazione con i tuoi genitori o con una figura di fiducia, interrompendo il peso del segreto che stai portando da solo. Parallelamente, potrebbe essere utile un confronto con uno psicologo, che possa aiutarti a esplorare i tuoi bisogni, chiarire i tuoi obiettivi e affrontare il processo decisionale in modo più consapevole.
La sofferenza che stai vivendo merita attenzione, ma dal tuo racconto emerge anche una risorsa importante: hai già sviluppato una chiara consapevolezza del problema. In psicologia, la consapevolezza rappresenta spesso il primo passaggio necessario per avviare un cambiamento concreto e costruire un percorso più coerente con i propri valori e le proprie aspirazioni.
Domande più frequenti
-
Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…