Mia figlia, I liceo, sta riscontrando grosse difficoltà nelle prove scritte dove è sola col suo fogl
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Mia figlia, I liceo, sta riscontrando grosse difficoltà nelle prove scritte dove è sola col suo foglio bianco. Negli orali invece nessun problema, perché viene guidata e riesce a concentrarsi, prendendo ottimi voti. Si impegna molto e ci tiene alla scuola, i professori ci parlano di una ragazzina partecipe, capace e diligente, ma che spesso è assorta nei suoi pensieri. Non mostra ansia, ma solo un pò di frustrazione per le insufficienze nelle prove scritte.
Potrebbe valer la pena approfondire con uno psicologo e capire se si tratta di adhd inattentivo?
Potrebbe valer la pena approfondire con uno psicologo e capire se si tratta di adhd inattentivo?
Buonasera,
la sua preoccupazione è comprensibile: ciò che descrive può avere diverse spiegazioni, tra cui aspetti attentivi. Senza allarmismi, può essere utile un approfondimento psicologico per capire meglio il funzionamento di vostra figlia e sostenerla nel metodo di studio. Un confronto mirato permette di individuare eventuali difficoltà e, soprattutto, di fornirle strumenti più efficaci.
Un saluto
la sua preoccupazione è comprensibile: ciò che descrive può avere diverse spiegazioni, tra cui aspetti attentivi. Senza allarmismi, può essere utile un approfondimento psicologico per capire meglio il funzionamento di vostra figlia e sostenerla nel metodo di studio. Un confronto mirato permette di individuare eventuali difficoltà e, soprattutto, di fornirle strumenti più efficaci.
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Salve, è comprensibile porsi questa domanda: quando c’è una discrepanza così marcata tra rendimento orale e scritto e quando sua figlia viene descritta come capace ma spesso “assorta nei suoi pensieri”, è naturale chiedersi se possa esserci un fattore specifico che renda le prove scritte particolarmente difficili.
Detto questo, alcune considerazioni che possono essere utili:
1. Le difficoltà nelle prove scritte non indicano automaticamente un ADHD. Molti ragazzi diligenti e partecipi incontrano difficoltà nello scritto per motivi che non hanno a che fare con un disturbo:
- difficoltà nell’organizzare i pensieri in autonomia
- perfezionismo o blocco da "foglio bianco"
- lentezza nella pianificazione o nell’avvio di compiti complessi
- difficoltà nel gestire il tempo della prova
- strategie di studio efficaci sul piano orale ma non su quello scritto
Sono aspetti comuni nell’adolescenza e possono dipendere dal metodo di studio o dalla maturazione delle funzioni esecutive.
2. L’ADHD di tipo inattentivo può manifestarsi con:
- facilità a “perdersi nei pensieri”
- difficoltà ad avviare compiti non guidati
- difficoltà nelle prove scritte, che richiedono pianificazione autonoma
- rendimento scolastico incostante nonostante l’impegno
Tuttavia, l’ADHD non è diagnosticabile da singoli comportamenti: richiede una valutazione strutturata, che consideri la storia evolutiva, il funzionamento a scuola e a casa, le strategie utilizzate, i livelli di attenzione, la memoria di lavoro e le funzioni esecutive.
3. Quando è utile un approfondimento clinico? Può valere la pena consultare uno psicologo specializzato in età evolutiva quando:
- la difficoltà è presente da molto tempo e in più contesti
- l’impegno non corrisponde ai risultati
- il divario tra capacità e performance crea frustrazione
- la situazione non migliora nonostante il supporto familiare e scolastico
Anche senza arrivare ad una diagnosi, una valutazione può fornire indicazioni pratiche e mirate.
*4. Cosa potrebbe offrirle una valutazione? Una valutazione psicologica non serve solo a “dare un’etichetta”, anzi:
- individua punti di forza e aree che richiedono strategie specifiche
- valuta attenzione, memoria di lavoro, velocità di elaborazione, organizzazione
- suggerisce strategie concrete per affrontare meglio le prove scritte
- può aiutare sua figlia a capire che le difficoltà non dipendono da scarsa volontà
In sintesi, si, può valere la pena approfondire. Non perché sia certo che si tratti di ADHD, ma perché una valutazione può chiarire la situazione e permette di intervenire in modo efficace. Il fatto che sua figlia sia motivata e serena è un grande punto di forza: un eventuale percorso di valutazione o di potenziamento cognitivo può essere vissuto con tranquillità e come uno strumento di crescita.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Detto questo, alcune considerazioni che possono essere utili:
1. Le difficoltà nelle prove scritte non indicano automaticamente un ADHD. Molti ragazzi diligenti e partecipi incontrano difficoltà nello scritto per motivi che non hanno a che fare con un disturbo:
- difficoltà nell’organizzare i pensieri in autonomia
- perfezionismo o blocco da "foglio bianco"
- lentezza nella pianificazione o nell’avvio di compiti complessi
- difficoltà nel gestire il tempo della prova
- strategie di studio efficaci sul piano orale ma non su quello scritto
Sono aspetti comuni nell’adolescenza e possono dipendere dal metodo di studio o dalla maturazione delle funzioni esecutive.
2. L’ADHD di tipo inattentivo può manifestarsi con:
- facilità a “perdersi nei pensieri”
- difficoltà ad avviare compiti non guidati
- difficoltà nelle prove scritte, che richiedono pianificazione autonoma
- rendimento scolastico incostante nonostante l’impegno
Tuttavia, l’ADHD non è diagnosticabile da singoli comportamenti: richiede una valutazione strutturata, che consideri la storia evolutiva, il funzionamento a scuola e a casa, le strategie utilizzate, i livelli di attenzione, la memoria di lavoro e le funzioni esecutive.
3. Quando è utile un approfondimento clinico? Può valere la pena consultare uno psicologo specializzato in età evolutiva quando:
- la difficoltà è presente da molto tempo e in più contesti
- l’impegno non corrisponde ai risultati
- il divario tra capacità e performance crea frustrazione
- la situazione non migliora nonostante il supporto familiare e scolastico
Anche senza arrivare ad una diagnosi, una valutazione può fornire indicazioni pratiche e mirate.
*4. Cosa potrebbe offrirle una valutazione? Una valutazione psicologica non serve solo a “dare un’etichetta”, anzi:
- individua punti di forza e aree che richiedono strategie specifiche
- valuta attenzione, memoria di lavoro, velocità di elaborazione, organizzazione
- suggerisce strategie concrete per affrontare meglio le prove scritte
- può aiutare sua figlia a capire che le difficoltà non dipendono da scarsa volontà
In sintesi, si, può valere la pena approfondire. Non perché sia certo che si tratti di ADHD, ma perché una valutazione può chiarire la situazione e permette di intervenire in modo efficace. Il fatto che sua figlia sia motivata e serena è un grande punto di forza: un eventuale percorso di valutazione o di potenziamento cognitivo può essere vissuto con tranquillità e come uno strumento di crescita.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Sì, credo che possa valere la pena rivolgersi a qualcuno. Forse prima di richiedere una valutazione e diagnosi, io mi recherei da un professionista esperto in ADHD per capire se ci sono gli estremi per pensare ad una diagnosi o se magari il problema è da cercare altrove.
Buongiorno, grazie per la condivisione. Da ciò che descrive emerge una ragazza impegnata, capace e motivata che, però, incontra difficoltà nei compiti che richiedono autonomia, gestione del tempo e organizzazione mentale, come le prove scritte. Il fatto che agli orali renda molto meglio potrebbe indicare che la presenza dell’insegnante e il ritmo più strutturato la aiutino a mantenere il focus.
Il fatto che lei non mostri ansia ma solo un po’ di frustrazione è un elemento positivo poiché significa che la motivazione è presente. In ogni caso, approfondire con uno psicologo dell’età evolutiva può essere utile non tanto per “fare una diagnosi” ma per valutare in modo più preciso il profilo attentivo ed esecutivo; pensare a delle strategie pratiche che possano aiutare sua figlia a svolgere le prove scritte e poi capire come sostenerla a scuola con metodi di studio più adatti al suo funzionamento.
Pertanto, un approfondimento può essere molto utile sia per capire meglio cosa succede, sia per darle strumenti efficaci, indipendentemente dal fatto che si tratti o meno di ADHD.
Un caro saluto,
Simona Santoni - Psicologa
Il fatto che lei non mostri ansia ma solo un po’ di frustrazione è un elemento positivo poiché significa che la motivazione è presente. In ogni caso, approfondire con uno psicologo dell’età evolutiva può essere utile non tanto per “fare una diagnosi” ma per valutare in modo più preciso il profilo attentivo ed esecutivo; pensare a delle strategie pratiche che possano aiutare sua figlia a svolgere le prove scritte e poi capire come sostenerla a scuola con metodi di studio più adatti al suo funzionamento.
Pertanto, un approfondimento può essere molto utile sia per capire meglio cosa succede, sia per darle strumenti efficaci, indipendentemente dal fatto che si tratti o meno di ADHD.
Un caro saluto,
Simona Santoni - Psicologa
Capisco la sua preoccupazione: il fatto che sua figlia vada molto bene negli orali mostra che le competenze ci sono, ma davanti al foglio bianco può fare più fatica a organizzare l’attenzione. Non è per forza ansia o qualcosa di grave, ma è un segnale da ascoltare. Un confronto con uno psicologo potrebbe aiutarvi a capire meglio cosa succede nelle prove scritte e darle strumenti più adatti al suo modo di funzionare, senza etichette, ma per sostenerla. Resto a disposizione su qualsiasi canale. Dr. Vincenzo Capretto.
Salve, io piuttosto che approfondire su una eventuale categorizzazione proverei con lo psicologo ad aiutarla a gestire le emozioni che le escono durante la prova scritta perchè magari aggiustando quella parte tutto migliora. Ovviamente sua figlia deve essere d'accordo sul percorso o dirle che può provare una volta e vede se è un qualcosa che le potrebbe essere utile. Non inizieri subito a pensare ad una diagnostica perchè rischierebbe di incasellarla in un "non ho le capacità per.. perchè ho questa malattia" ma lavorerei sui punti di forza e su come aiutarla a stare meglio che è quello che conta :)
Buona serata intanto, rimango a disposizione. Dott.ssa Casumaro Giada
Buona serata intanto, rimango a disposizione. Dott.ssa Casumaro Giada
Gentile utente, sarebbe opportuno fare dei colloqui con uno psicologo per comprendere a pieno le difficoltà di sua figlia nelle prove scritte. Dott.ssa Valentina Pisciotta
Buongiorno, prima di patologizzare, farei un percorso con una psicologa per comprendere dove corrono i suoi pensieri, perché a me sembra più una persona preoccupata, quindi comprendere la fonte delle sue preoccupazioni.
Buongiorno, da ciò che racconta si percepisce chiaramente quanto Lei sia attenta, presente e profondamente coinvolta nel benessere di sua figlia, e questo è già un elemento molto importante. La situazione che descrive è delicata ma anche ricca di segnali positivi, perché sua figlia viene riconosciuta come capace, diligente, partecipativa e in grado di ottenere buoni risultati quando è sostenuta nel ragionamento. Questo indica che le risorse ci sono, che l’intelligenza, l’impegno e la motivazione non mancano affatto. Il fatto che le difficoltà emergano soprattutto nelle prove scritte, quando si ritrova sola davanti al foglio bianco, può avere molte spiegazioni diverse e non necessariamente rimanda a un problema specifico “di etichetta”. Spesso, in età adolescenziale e soprattutto nei primi anni del liceo, entra in gioco un insieme di fattori emotivi, cognitivi e personali che possono rendere più faticoso organizzare i pensieri, partire da zero, mantenere l’attenzione senza un appoggio esterno. Il passaggio dalle medie al liceo è un cambiamento importante che richiede un diverso modo di studiare, di esporsi e di gestire le proprie risorse interiori, e non tutti i ragazzi lo affrontano con la stessa naturalezza. Il fatto che Lei non osservi in sua figlia una vera e propria ansia, ma piuttosto frustrazione, è un dato importante. La frustrazione spesso nasce proprio quando una persona si impegna, ci tiene, sente di avere le capacità ma non riesce comunque a ottenere il risultato che vorrebbe. Questo può minare la fiducia in se stessi, soprattutto se l’insuccesso si ripete nel tempo, anche in una ragazza che dall’esterno appare serena e ben funzionante. In questi casi, più che correre subito verso una definizione o un’etichetta, può essere molto utile fermarsi ad ascoltare cosa vive sua figlia dall’interno quando si trova davanti al compito scritto. Cosa le passa per la mente in quei momenti, cosa teme, cosa pensa di se stessa, che tipo di dialogo interiore si attiva. A volte ci sono pensieri di autosvalutazione, paura di sbagliare, difficoltà a dare una direzione ai pensieri, timore di non essere all’altezza, anche quando dall’esterno questo non è evidente. Approfondire con uno psicologo, se Lei e sua figlia lo ritenete opportuno, può essere assolutamente una buona idea, non tanto per cercare subito una diagnosi, quanto per capire meglio il suo modo di funzionare, i suoi punti di forza e gli ostacoli che incontra in quelle situazioni specifiche. Un percorso di questo tipo può aiutarla a conoscersi meglio, a trovare strategie più adatte a lei per affrontare le prove scritte e anche a ridurre quella frustrazione che oggi sta sperimentando. È molto importante che questo eventuale approfondimento venga vissuto come un’occasione di crescita e non come il segnale che c’è qualcosa che non va in lei. Il messaggio che passa a sua figlia conta moltissimo. Se sente che gli adulti di riferimento credono nelle sue capacità e la vedono come una ragazza valida che sta solo attraversando una difficoltà, questo la sosterrà molto più di qualsiasi etichetta. Infine, il fatto che agli orali riesca a esprimersi bene quando viene guidata suggerisce che il problema non è la mancanza di preparazione o di pensiero, ma piuttosto il modo in cui riesce ad avviare e organizzare da sola ciò che sa. Questo è un aspetto che può essere allenato e migliorato con il tempo, con il giusto supporto e senza fretta. resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
Da ciò che descrive, sua figlia mostra un buon funzionamento negli orali, dove la guida dell’adulto la aiuta a mantenere la concentrazione, mentre nelle prove scritte fatica di più a organizzare pensiero e tempi in autonomia. Questo può avere diverse cause e non indica necessariamente un ADHD inattentivo.
Prima di ipotizzare un disturbo dell’attenzione, è utile approfondire se queste difficoltà sono presenti da tempo o sono comparse ora, come si sente lei durante le prove scritte, se ci sono stati eventi stressanti recenti e quali strategie di studio utilizza.
Una valutazione psicologica può aiutare a comprendere meglio l’origine delle difficoltà e a fornire strategie utili per sostenerla.
Il fatto che sia motivata e diligente è un punto di forza molto importante, che non tutti possiedono.
Da ciò che descrive, sua figlia mostra un buon funzionamento negli orali, dove la guida dell’adulto la aiuta a mantenere la concentrazione, mentre nelle prove scritte fatica di più a organizzare pensiero e tempi in autonomia. Questo può avere diverse cause e non indica necessariamente un ADHD inattentivo.
Prima di ipotizzare un disturbo dell’attenzione, è utile approfondire se queste difficoltà sono presenti da tempo o sono comparse ora, come si sente lei durante le prove scritte, se ci sono stati eventi stressanti recenti e quali strategie di studio utilizza.
Una valutazione psicologica può aiutare a comprendere meglio l’origine delle difficoltà e a fornire strategie utili per sostenerla.
Il fatto che sia motivata e diligente è un punto di forza molto importante, che non tutti possiedono.
Gentile Utente,
comprendo la sua preoccupazione: da quello che scrive emerge il profilo di una ragazza capace, preparata e curiosa nello studio, che però incontra difficoltà nel momento della prova scritta, ossia quando deve organizzare da sola i pensieri e non ha una guida esterna che la indirizzi.
Un elemento interessante che riporta è il vissuto dei docenti, che la descrivono come diligente e partecipe, sebbene spesso assorta nei suoi pensieri: questi dettagli possono dirci qualcosa su come sua figlia si concentri e il suo modo di gestire l'attenzione a scuola.
La sua domanda relativa all'ADHD inattentivo è comprensibile, tuttavia, per capire se si tratta davvero di quello, o se invece c’è altro alla base, può essere utile una consultazione con uno psicologo. Questo non significa necessariamente arrivare a una diagnosi, ma aiutare sua figlia a comprendersi meglio e trovare strategie più adatte a lei.
Cari saluti.
comprendo la sua preoccupazione: da quello che scrive emerge il profilo di una ragazza capace, preparata e curiosa nello studio, che però incontra difficoltà nel momento della prova scritta, ossia quando deve organizzare da sola i pensieri e non ha una guida esterna che la indirizzi.
Un elemento interessante che riporta è il vissuto dei docenti, che la descrivono come diligente e partecipe, sebbene spesso assorta nei suoi pensieri: questi dettagli possono dirci qualcosa su come sua figlia si concentri e il suo modo di gestire l'attenzione a scuola.
La sua domanda relativa all'ADHD inattentivo è comprensibile, tuttavia, per capire se si tratta davvero di quello, o se invece c’è altro alla base, può essere utile una consultazione con uno psicologo. Questo non significa necessariamente arrivare a una diagnosi, ma aiutare sua figlia a comprendersi meglio e trovare strategie più adatte a lei.
Cari saluti.
Buonasera. Da ciò che descrive, sua figlia appare come una ragazza impegnata, capace e motivata, che in molte situazioni mostra ottime competenze. Il fatto che negli orali riesca a rendere molto bene e che gli insegnanti la vedano partecipe e diligente è un elemento importante: indica che molte risorse ci sono già e che fanno fatica ad esprimersi solo in un contesto specifico, quello della prova scritta.
È come se sua figlia funzionasse molto meglio in situazioni guidate, strutturate e interattive, e facesse più fatica da solo davanti al foglio. Queste difficoltà potrebbero dipendere da un modo di concentrarsi più ‘interno’, oppure da qualche fatica nell’organizzare le idee e dare avvio al compito. A volte potrebbe riguardare anche un metodo di studio ancora da adattare alle richieste del liceo, o un temperamento più introspettivo, come se appunto avesse bisogno di un po’ di guida per partire. In alcuni casi, anche un profilo attentivo di tipo "inattentivo" potrebbe presentarsi in questo modo.
"L’ADHD inattentivo" di cui parla, però, non si valuta osservando solo un ambito (le verifiche scritte): servono segnali presenti in più contesti della vita quotidiana e nel tempo. Inoltre non sempre il “pensare molto” o l’essere assorti corrisponde a un disturbo: può essere semplicemente il suo modo di funzionare, oggi un po’ messo alla prova dalla richiesta crescente del liceo.
Sarebbe interessante capire da chi parte questa richiesta, cioè da lei o da sua figlia?
Approfondire con uno psicologo potrebbe essere molto utile, soprattutto se l’obiettivo non è “incasellarla in un’etichetta”, ma comprendere meglio come funziona lei, quali strategie la supportano e cosa invece la blocca. Una valutazione psicologica o neuropsicologica può chiarire il profilo attentivo, ma anche offrire indicazioni su metodo di studio, gestione del compito scritto e modalità per rendere più accessibile la prestazione. Perché, come vede, anche solo con queste brevi righe della sua richiesta si potrebbero fare molte ipotesi. Ci sarebbero inoltre tantissime altre aree da indagare come ad esempio il contesto familiare, sociale e tra pari.
In ogni caso, non è detto che ci sia un disturbo: a volte basta lavorare su alcune abilità specifiche, sostenendola nei passaggi dove fa più fatica, per vedere cambiamenti importanti.
È come se sua figlia funzionasse molto meglio in situazioni guidate, strutturate e interattive, e facesse più fatica da solo davanti al foglio. Queste difficoltà potrebbero dipendere da un modo di concentrarsi più ‘interno’, oppure da qualche fatica nell’organizzare le idee e dare avvio al compito. A volte potrebbe riguardare anche un metodo di studio ancora da adattare alle richieste del liceo, o un temperamento più introspettivo, come se appunto avesse bisogno di un po’ di guida per partire. In alcuni casi, anche un profilo attentivo di tipo "inattentivo" potrebbe presentarsi in questo modo.
"L’ADHD inattentivo" di cui parla, però, non si valuta osservando solo un ambito (le verifiche scritte): servono segnali presenti in più contesti della vita quotidiana e nel tempo. Inoltre non sempre il “pensare molto” o l’essere assorti corrisponde a un disturbo: può essere semplicemente il suo modo di funzionare, oggi un po’ messo alla prova dalla richiesta crescente del liceo.
Sarebbe interessante capire da chi parte questa richiesta, cioè da lei o da sua figlia?
Approfondire con uno psicologo potrebbe essere molto utile, soprattutto se l’obiettivo non è “incasellarla in un’etichetta”, ma comprendere meglio come funziona lei, quali strategie la supportano e cosa invece la blocca. Una valutazione psicologica o neuropsicologica può chiarire il profilo attentivo, ma anche offrire indicazioni su metodo di studio, gestione del compito scritto e modalità per rendere più accessibile la prestazione. Perché, come vede, anche solo con queste brevi righe della sua richiesta si potrebbero fare molte ipotesi. Ci sarebbero inoltre tantissime altre aree da indagare come ad esempio il contesto familiare, sociale e tra pari.
In ogni caso, non è detto che ci sia un disturbo: a volte basta lavorare su alcune abilità specifiche, sostenendola nei passaggi dove fa più fatica, per vedere cambiamenti importanti.
Buongiorno, immagino che questa sia una situazione stressante sia per lei che, in primis, per sua figlia. Penso valga la pena approfondire con una figura specializzata se dovesse essere ADHD o altro come semplicemente stanchezza o un metodo di studio errato.
Una valutazione potrebbe essere utile per individuare i punti di forza e le aree che invece richiedono strategie specifiche e concrete. Sicuramente applicare un'"etichetta" senza aiutare in maniera concreta non è risolutivo, ma capire il funzionamento e trovare strategie lo è.
Concludendo ritengo che rivolgersi ad una figura professionale può essere utile, non perché sia certa che si tratti di ADHD, ma perché una valutazione può chiarire la situazione. Inoltre può aiutare anche lei per capire come approcciarsi a queste difficoltà.
Una valutazione potrebbe essere utile per individuare i punti di forza e le aree che invece richiedono strategie specifiche e concrete. Sicuramente applicare un'"etichetta" senza aiutare in maniera concreta non è risolutivo, ma capire il funzionamento e trovare strategie lo è.
Concludendo ritengo che rivolgersi ad una figura professionale può essere utile, non perché sia certa che si tratti di ADHD, ma perché una valutazione può chiarire la situazione. Inoltre può aiutare anche lei per capire come approcciarsi a queste difficoltà.
Buonasera, comprendo la Sua preoccupazione, ed è del tutto naturale voler capire come sostenere al meglio Sua figlia in questo momento. Le difficoltà nelle prove scritte possono avere molte origini, e non necessariamente indicano qualcosa di problematico: a volte sono semplicemente una fase di crescita, un diverso modo di organizzare i pensieri o una preferenza comunicativa che si esprime meglio quando c’è una guida, come avviene negli orali.
È positivo che Sua figlia sia impegnata, partecipi con interesse e riceva riscontri così buoni dagli insegnanti. Questo significa che ha già molte risorse su cui poter contare. Se desiderasse un supporto professionale, non sarebbe per “diagnosticare” o mettere etichette, ma per offrirle un’occasione di comprensione in più e qualche strategia che la aiuti a sentirsi più sicura davanti al foglio bianco.
In ogni caso, ciò che sta vivendo non la definisce e non mette in discussione le sue capacità. Con i giusti tempi e un sostegno adeguato, molte ragazze e molti ragazzi riescono a trovare il loro equilibrio e a trasformare queste difficoltà in competenze solide. Un caro saluto!
È positivo che Sua figlia sia impegnata, partecipi con interesse e riceva riscontri così buoni dagli insegnanti. Questo significa che ha già molte risorse su cui poter contare. Se desiderasse un supporto professionale, non sarebbe per “diagnosticare” o mettere etichette, ma per offrirle un’occasione di comprensione in più e qualche strategia che la aiuti a sentirsi più sicura davanti al foglio bianco.
In ogni caso, ciò che sta vivendo non la definisce e non mette in discussione le sue capacità. Con i giusti tempi e un sostegno adeguato, molte ragazze e molti ragazzi riescono a trovare il loro equilibrio e a trasformare queste difficoltà in competenze solide. Un caro saluto!
Il passaggio dalla scuola media alla scuola superiore è un passaggio molto importante caratterizzato da diversi cambiamenti: nuova scuola, nuovi compagni, nuovi professori e tutto questo è un elemento che potrebbe anche in qualche modo disorientare. Poi tra prova scritta e prova orale a livello emotivo influisce tanto. Io credo che la problematica sia sicuramente riconducibile ad un fattore emotivo. Ha fatto bene a pensare all'ipotesi di consultare uno psicologo per capire cosa sua figlia in questo momento emotivamente sta vivendo. Il disagio che lei manifesta è anche un linguaggio attraverso cui sua figlia sta parlando di un problema che è da risolvere. Stia sereno/a perchè una volta che con l'aiuto di un professionista avrà capito quale problema in realtà c'è dietro, la problematica scolastica si risolverà. Le difficoltà scolastiche spesso sono un "vestito" che invece maschera un problema di base che è emotivo. Poi stia sereno/a, l'adolescenza è una fase delicata ed è fisiologico che tutto questo succeda. Il problema di sua figlia è u n problema comunissimo tra gli adolescenti. Io non credo si tratti di ADHD inattentivo, consultate uno specialista che vi aiuterà a mettere insieme i vari tasselli del problema. Ripeto, a mio avviso il problema è solo emotivo, non ci sono in sua figlia difficoltà nell'apprendimento o nell'attenzione, è tutto collegato all'emotività.
Buonasera,
Sarebbe riduttivo e inappropriato fare diagnosi attraverso poche righe, iniziare un percorso psicologico potrebbe essere utile non solo ai fini diagnostici ma anche e soprattutto per comprendere "i pensieri in cui è assorta" di cui parla.
Sarebbe riduttivo e inappropriato fare diagnosi attraverso poche righe, iniziare un percorso psicologico potrebbe essere utile non solo ai fini diagnostici ma anche e soprattutto per comprendere "i pensieri in cui è assorta" di cui parla.
Gentilissima, nel ringraziarla per la sua condivisione, inizio col dirle che il suo dubbio è molto comprensibile. Quando c’è un divario così marcato tra il rendimento orale e quello scritto, è naturale chiedersi se ci sia qualcosa che ostacola la ragazza proprio in quelle situazioni più “solitarie” e strutturate.
Da ciò che descrive, il profilo è coerente con diverse possibilità, tra cui anche una forma di disattenzione che può emergere soprattutto nei compiti lunghi, autonomi e senza guida esterna. Tuttavia, è importante sottolineare che:
a) La buona partecipazione, il coinvolgimento e il rendimento negli orali indicano buone competenze cognitive e buone capacità di organizzare il pensiero quando c’è una guida;
b) La difficoltà nelle prove scritte, specie se accompagnata dal “foglio bianco”, può dipendere da aspetti molto diversi: modalità di studio, pianificazione del testo, lentezza nella produzione scritta, difficoltà esecutive, calo dell’attenzione in compiti lunghi, blocco iniziale, scarsa autoregolazione.
Potrebbe dunque valere la pena procedere con un approfondimento psicologico, non necessariamente per avere una diagnosi, ma soprattutto per capire cosa accade in quelle prove scritte e quali strategie possono aiutare la ragazza ad affrontarle.
Un percorso di valutazione, infatti, può indagare gli aspetti di: attenzione e funzioni esecutive (pianificazione, organizzazione, memoria di lavoro); velocità di elaborazione e produzione scritta; eventuali difficoltà specifiche nella stesura del testo; lo stile di studio e le modalità con cui affronta le prove.
In base all’esito, si possono attuare interventi mirati, che spesso aiutano molto anche senza la necessità di una diagnosi formale.
L’ADHD di tipo inattentivo è una possibilità, ma va considerata solo dopo una valutazione strutturata e dopo aver escluso altre cause più comuni delle difficoltà. La diagnosi differenziale, infatti, è fondamentale: difficoltà nelle prove scritte possono derivare anche da aspetti legati alla pianificazione del testo, alla memoria di lavoro, alla lentezza esecutiva, allo stile di studio o a situazioni di sovraccarico cognitivo che non dipendono da un disturbo attentivo vero e proprio.
Nelle ragazze, l’ADHD inattentivo tende a manifestarsi in modo molto “silenzioso”: all’esterno appaiono calme, impegnate e con una buona rete relazionale, ma interiormente fanno molta fatica a mantenere l’attenzione nei compiti lunghi e non guidati. È proprio in queste attività autonome — come le prove scritte — che la disattenzione può emergere con più chiarezza. Per questo è importante una valutazione accurata, che permetta di distinguere tra un vero profilo attentivo e altre difficoltà che possono somigliargli ma richiedono interventi diversi.
Sperando di aver dato qualche spunto utile, mi rendo disponibile per un ulteriore ascolto. 2
Un caro saluto,
Dott.ssa Erika Messinese
Da ciò che descrive, il profilo è coerente con diverse possibilità, tra cui anche una forma di disattenzione che può emergere soprattutto nei compiti lunghi, autonomi e senza guida esterna. Tuttavia, è importante sottolineare che:
a) La buona partecipazione, il coinvolgimento e il rendimento negli orali indicano buone competenze cognitive e buone capacità di organizzare il pensiero quando c’è una guida;
b) La difficoltà nelle prove scritte, specie se accompagnata dal “foglio bianco”, può dipendere da aspetti molto diversi: modalità di studio, pianificazione del testo, lentezza nella produzione scritta, difficoltà esecutive, calo dell’attenzione in compiti lunghi, blocco iniziale, scarsa autoregolazione.
Potrebbe dunque valere la pena procedere con un approfondimento psicologico, non necessariamente per avere una diagnosi, ma soprattutto per capire cosa accade in quelle prove scritte e quali strategie possono aiutare la ragazza ad affrontarle.
Un percorso di valutazione, infatti, può indagare gli aspetti di: attenzione e funzioni esecutive (pianificazione, organizzazione, memoria di lavoro); velocità di elaborazione e produzione scritta; eventuali difficoltà specifiche nella stesura del testo; lo stile di studio e le modalità con cui affronta le prove.
In base all’esito, si possono attuare interventi mirati, che spesso aiutano molto anche senza la necessità di una diagnosi formale.
L’ADHD di tipo inattentivo è una possibilità, ma va considerata solo dopo una valutazione strutturata e dopo aver escluso altre cause più comuni delle difficoltà. La diagnosi differenziale, infatti, è fondamentale: difficoltà nelle prove scritte possono derivare anche da aspetti legati alla pianificazione del testo, alla memoria di lavoro, alla lentezza esecutiva, allo stile di studio o a situazioni di sovraccarico cognitivo che non dipendono da un disturbo attentivo vero e proprio.
Nelle ragazze, l’ADHD inattentivo tende a manifestarsi in modo molto “silenzioso”: all’esterno appaiono calme, impegnate e con una buona rete relazionale, ma interiormente fanno molta fatica a mantenere l’attenzione nei compiti lunghi e non guidati. È proprio in queste attività autonome — come le prove scritte — che la disattenzione può emergere con più chiarezza. Per questo è importante una valutazione accurata, che permetta di distinguere tra un vero profilo attentivo e altre difficoltà che possono somigliargli ma richiedono interventi diversi.
Sperando di aver dato qualche spunto utile, mi rendo disponibile per un ulteriore ascolto. 2
Un caro saluto,
Dott.ssa Erika Messinese
Buonasera Signora,
per quanto riguarda l’ADHD a prevalente manifestazione disattenta, è necessario valutare con attenzione la storia evolutiva, poiché si tratta di un disturbo del neurosviluppo e i sintomi legati alla difficoltà di modulare l’attenzione compaiono già nei primi anni di vita. Se in passato sua figlia non ha mostrato particolari problemi di concentrazione, sarebbe opportuno escludere l’ADHD e approfondire invece quali altre cause possano essere alla base del suo blocco nei compiti scritti.
Potrebbe trattarsi di un periodo particolarmente stressante, non solo dal punto di vista scolastico ma anche sul piano relazionale (amici, partner, famiglia, sport) ed emotivo, fattori che possono influenzare questo tipo di comportamento meno funzionale all’adattamento scolastico. In quest’ottica, una consulenza psicologica potrebbe essere molto utile per sua figlia.
Spero di essere stata d’aiuto.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Camilla Guccione
per quanto riguarda l’ADHD a prevalente manifestazione disattenta, è necessario valutare con attenzione la storia evolutiva, poiché si tratta di un disturbo del neurosviluppo e i sintomi legati alla difficoltà di modulare l’attenzione compaiono già nei primi anni di vita. Se in passato sua figlia non ha mostrato particolari problemi di concentrazione, sarebbe opportuno escludere l’ADHD e approfondire invece quali altre cause possano essere alla base del suo blocco nei compiti scritti.
Potrebbe trattarsi di un periodo particolarmente stressante, non solo dal punto di vista scolastico ma anche sul piano relazionale (amici, partner, famiglia, sport) ed emotivo, fattori che possono influenzare questo tipo di comportamento meno funzionale all’adattamento scolastico. In quest’ottica, una consulenza psicologica potrebbe essere molto utile per sua figlia.
Spero di essere stata d’aiuto.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Camilla Guccione
Buongiorno. Non credo che sia il caso di andare a pensare all'ADHD.
Ma se sua figlia accetta la proposta di parlare con uno psicologo, perché magari lei stessa è a disagio di fronte a questa propria difficoltà, può essere sensato: non per cercare l'ADHD, ma per dare uno spazio a sua figlia di mettere in parola qualche blocco che sta dentro di lei.
Ma se sua figlia accetta la proposta di parlare con uno psicologo, perché magari lei stessa è a disagio di fronte a questa propria difficoltà, può essere sensato: non per cercare l'ADHD, ma per dare uno spazio a sua figlia di mettere in parola qualche blocco che sta dentro di lei.
Buonasera,
la differenza tra prove orali e scritte è abbastanza comune nei primi anni delle superiori e non indica automaticamente un disturbo come l’ADHD inattentivo. Lo scritto richiede autonomia, pianificazione e gestione del tempo: abilità che molti ragazzi stanno ancora costruendo.
Detto questo, un supporto psicologico può essere utile anche senza puntare subito alla diagnosi. Un professionista può aiutarla a comprendere operativamente come funziona la difficoltà:
• quando si attiva,
• cosa succede prima e durante la prova,
• come organizza le idee,
• quali tentativi mette in atto che possono bloccarla.
Nel percorso può essere prezioso anche rivedere come funzionava da bambina:
attenzione, gestione dei compiti, organizzazione, livelli di energia, eventuali difficoltà già presenti. Questi elementi aiutano a capire se la fatica è recente e legata alla nuova autonomia scolastica o se è un tratto più stabile che merita una valutazione specifica.
Se dovessero emergere indicatori consistenti, sarà lo psicologo stesso a proporre una valutazione per ADHD. Ma spesso, già con strategie mirate, i ragazzi trovano un loro modo efficace di affrontare lo scritto.
Melania Monaco
la differenza tra prove orali e scritte è abbastanza comune nei primi anni delle superiori e non indica automaticamente un disturbo come l’ADHD inattentivo. Lo scritto richiede autonomia, pianificazione e gestione del tempo: abilità che molti ragazzi stanno ancora costruendo.
Detto questo, un supporto psicologico può essere utile anche senza puntare subito alla diagnosi. Un professionista può aiutarla a comprendere operativamente come funziona la difficoltà:
• quando si attiva,
• cosa succede prima e durante la prova,
• come organizza le idee,
• quali tentativi mette in atto che possono bloccarla.
Nel percorso può essere prezioso anche rivedere come funzionava da bambina:
attenzione, gestione dei compiti, organizzazione, livelli di energia, eventuali difficoltà già presenti. Questi elementi aiutano a capire se la fatica è recente e legata alla nuova autonomia scolastica o se è un tratto più stabile che merita una valutazione specifica.
Se dovessero emergere indicatori consistenti, sarà lo psicologo stesso a proporre una valutazione per ADHD. Ma spesso, già con strategie mirate, i ragazzi trovano un loro modo efficace di affrontare lo scritto.
Melania Monaco
Salve, la ringrazio per il racconto, mi sento di consigliare una visita per approfondire e poi valutare tutta la situazione e i fattori che la influiscono per una futura valutazione. L’emotività influenza molto le situazioni, non escluderei possa essere un fattore emotivo. Grazie
Salve, si, ritengo che sia una buona idea cominciare un percorso psicologico in merito adesso poiché, come descrive, la situazione non pare "grave" ne interessare altri ambiti di vita, pertanto, affrontare adesso queste tematiche potrebbe prevenire eventuali possibili disagi maggiori.
Suggerirei uno Psicologo Clinico per un percorso di questo tipo.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Suggerirei uno Psicologo Clinico per un percorso di questo tipo.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Può sicuramente valere la pena approfondire, ma dalla descrizione ci sono più possibili spiegazioni — e non tutte sono esclusivamente «ADHD inattentivo».
Breve quadro utile per orientarsi: l’ADHD può presentarsi soprattutto con sintomi di disattenzione (mente “altrove”, difficoltà a mantenere l’attenzione su compiti prolungati) e questo si traduce spesso in problemi nelle prove scritte (svolgimento incompleto, difficoltà a organizzare il pensiero su carta), anche se il ragazzo è brillante e partecipe in classe.
Detto questo, la situazione che descrivi — ottime prestazioni agli orali, difficoltà al foglio bianco senza evidente ansia ma con frustrazione — può dipendere anche da altre cause frequenti: difficoltà delle funzioni esecutive (organizzazione, pianificazione, working memory), disturbi specifici dell’apprendimento (es. produzione scritta, disgrafia), stress da prova o da “blocco” prestazionale, o una combinazione di questi fattori. Molti ragazzi hanno più fattori sovrapposti.
Quali passi concreti suggerisco ora (pragmatici e non invasivi):
parlarne con il pediatra e con i professori per raccogliere osservazioni su più contesti (cosa succede anche nei compiti a casa, compiti in classe, verifiche); i dati scolastici sono utilissimi.
richiedere una valutazione specialistica (screening/questionari standardizzati, valutazione neuropsicologica e dei processi di apprendimento) in un Centro di Neuropsichiatria Infantile o con uno psicologo clinico specializzato: la diagnosi di ADHD richiede una valutazione multidisciplinare e documentata.
nel frattempo provare strategie pratiche a casa/scuola: prove simulate con tempi e tracce, suddividere i compiti scritti in tappe più piccole, fornire scalette/mappe prima della prova, esercizi che allenano working memory e pianificazione, e valutare eventuali misure compensative (tempo aggiuntivo, tracce guida) se supportate da una valutazione.
In sintesi: sì, può essere sensato esplorare l’ipotesi di ADHD inattentivo, ma è altrettanto importante escludere o identificare difficoltà di apprendimento o problemi esecutivi/di prestazione correlati. Il passo più utile è una valutazione specialistica multidisciplinare (psicologo +, se necessario, neuropsichiatra infantile) per chiarire la causa e definire interventi mirati.
Per approfondire e costruire un percorso individuale è consigliabile rivolgersi a uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Breve quadro utile per orientarsi: l’ADHD può presentarsi soprattutto con sintomi di disattenzione (mente “altrove”, difficoltà a mantenere l’attenzione su compiti prolungati) e questo si traduce spesso in problemi nelle prove scritte (svolgimento incompleto, difficoltà a organizzare il pensiero su carta), anche se il ragazzo è brillante e partecipe in classe.
Detto questo, la situazione che descrivi — ottime prestazioni agli orali, difficoltà al foglio bianco senza evidente ansia ma con frustrazione — può dipendere anche da altre cause frequenti: difficoltà delle funzioni esecutive (organizzazione, pianificazione, working memory), disturbi specifici dell’apprendimento (es. produzione scritta, disgrafia), stress da prova o da “blocco” prestazionale, o una combinazione di questi fattori. Molti ragazzi hanno più fattori sovrapposti.
Quali passi concreti suggerisco ora (pragmatici e non invasivi):
parlarne con il pediatra e con i professori per raccogliere osservazioni su più contesti (cosa succede anche nei compiti a casa, compiti in classe, verifiche); i dati scolastici sono utilissimi.
richiedere una valutazione specialistica (screening/questionari standardizzati, valutazione neuropsicologica e dei processi di apprendimento) in un Centro di Neuropsichiatria Infantile o con uno psicologo clinico specializzato: la diagnosi di ADHD richiede una valutazione multidisciplinare e documentata.
nel frattempo provare strategie pratiche a casa/scuola: prove simulate con tempi e tracce, suddividere i compiti scritti in tappe più piccole, fornire scalette/mappe prima della prova, esercizi che allenano working memory e pianificazione, e valutare eventuali misure compensative (tempo aggiuntivo, tracce guida) se supportate da una valutazione.
In sintesi: sì, può essere sensato esplorare l’ipotesi di ADHD inattentivo, ma è altrettanto importante escludere o identificare difficoltà di apprendimento o problemi esecutivi/di prestazione correlati. Il passo più utile è una valutazione specialistica multidisciplinare (psicologo +, se necessario, neuropsichiatra infantile) per chiarire la causa e definire interventi mirati.
Per approfondire e costruire un percorso individuale è consigliabile rivolgersi a uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, sarebbe importante indagare con uno psicologo il disagio che descrive, per comprendere se riguarda un quadro più neurobiologico o problematiche inerenti alla personalità, come per esempio la sfera dell'autostima. In ogni caso attraverso un supporto adeguato potrà lavorare sulle sue difficoltà e prevenire eventuali sviluppi negativi. Un caro saluto, dott.ssa Caterina Falessi
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