Domande del paziente (254)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera! Le sue poche parole arrivano con una forza dirompente. Sono genuine, ma quanta tristezza, quanta solitudine. Immagino sia anche molto arrabbiata. So che non è molto, ma per qualche minuto... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera! Posso solo provare ad immaginare come si sente. Considerato i limiti del contesto, provo ad offrire un piccolo contributo di pensiero. Le esperienze masturbatorie di cui parla sembrano collocarsi... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera! Le sue parole trasmettono paura, confusione, insicurezza. Considerato i limiti del contesto, proverò ad offrire un contributo di pensiero. Poiché non dice molto di sé e della sua storia,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno! Quanta rabbia, quanta tristezza, quanta solitudine nelle sue poche righe. Posso solo provare ad immaginare come si sente. Considerato i limiti del contesto, proverò ad offrire un contributo... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno! Quanta rabbia, quanta tristezza, quanta solitudine nelle sue poche righe. Considerato i limiti del contesto e dello strumento, mi limiterò ad offrire un piccolo contributo di pensiero. Prima... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno! Prima di ogni altra cosa, le porgo le mie più sincere condoglianze. Considerato i limiti del contesto, proverò ad offrire un contributo di pensiero. Posso solo provare ad immaginare quanto... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno! Considerato i limiti del contesto e dello strumento, proverò ad offrire un contributo di pensiero. Le sue parole trasmettono tristezza, rabbia, solitudine. Ho avuto la sensazione che la... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno! Considerato i limiti del contesto e delle strumento, proverò ad offrire un piccolo contributo di pensiero. Poiché non dice molto di sé e della sua storia, non mi resta che “sognarla”. Sembra... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao! Hai fatto bene a scrivere. È molto importante non restare soli di fronte a emozioni e vissuti difficili da digerire. Non dici molto di te e della tua storia, quindi posso solo provare a "sognarti".... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno! Le sue parole trasmettono tristezza, rabbia, paura, solitudine. Posso solo provare ad immaginare come si sente e capisco il bisogno di avere delle risposte, ma non ci sono solo i sintomi... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno! Posso solo provare ad immaginare quanto si senta solo e spaventato. Sono preoccupato per lei e nella speranza di essere di aiuto, offrirò un piccolo contributo di pensiero. Descrive vissuti... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno! Le sue parole trasmettono tristezza, rabbia, solitudine. Posso solo provare ad immaginare come si sente. Considerato i limiti dello strumento, proverò ad offrire un piccolo contributo di... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera! Le sue parole trasmettono tristezza, rabbia, solitudine, ma anche un potente e doloroso senso di impotenza. Posso solo provare ad immaginare come si sente. Considerato i limiti dello strumento,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera! Considerato i limiti del contesto e dello strumento, proverò ad offrire un piccolo contributo di pensiero. Tristezza, solitudine, rabbia, confusione arrivano forti. Poiché non dice molto... Altro
Non so come iniziare, non so se tutto questo mi farà bene o se mi porterà solo a crollare in un abisso il cui fondo non mi farà più risalire, sono tante cose in questo periodo, sono stanca, stanca di non sapere se avrò un futuro e come sarà il mio futuro, stanca di non accettarmi, stanca di non sapere affrontare nulla di tutto questo.
Sono al limite, non c’è un giorno in cui io non pensi che sparire sia l’unica soluzione.
Non so lottare, non so credere nelle cose fino in fondo, non so fare nulla, non so cosa provo la maggior parte delle volte.. sento tanto ma allo stesso tempo niente mi tocca realmente.
Voglio un amore, di quelli che ti strvolge, o forse no, forse voglio solo amore perché non ne ho mai avuto, o l’ho avuto?
Quello con mio padre era un rapporto vero? Si comportava veramente da padre con me? Me ne pentirò di non parlagli quando morirà? Che fine farò io quando l’unico modo per parlargli sarà sotto 3 metri di terra?
Perché non riesco a essere quella di prima? Perché non riesco a rialzarmi? Perché non riesco più a studiare e a concentrarmi? Non ho mai fatto il massimo e me lo riconosco ma perché ora non riesco a fare neanche quel minimo? Cosa sta succedendo? Perché non ho più il controllo del mio dolore? Perché gli sto permettendo di bloccarmi in questo loop continuo?
Perché continuo a dormire quando in realtà è l’ultima cosa che vorrei fare?
Perché continua a farmi domande a cui non avrò risposte?
Perché continua a venirmi in mente il suicidio? Perché non riesco a vedere un futuro per me?
Perché non ho un hobby?
Pecche non so cosa mi piace?
mi piace tutto o non mi piace nulla?
Perche penso a aron ma solo se nello stesso pensiero c’è Emanuele?
La storia di Simone che significa?
Perché ogni menzogna che mi racconto poi finisco per reagire come se fosse vera.
Perché quando provo a esternare cosa penso non faccio altro che farmi domande senza darmi risposte a esse?
Perché lo sto facendo adesso?
Che colpa ne ho io?
Che senso ha la mia vita adesso?
Sono stanca di dormire e svegliarmi l’indomani e sentirmi come adesso. Ma dormire è l’unico modo per non sentire il caos che provo adesso
Lo provo sempre in realtà
Che lezione devo imparare ancora?
Perché l’amore non arriva?
Cosa devo capire prima che arrivi?
È questo no?
Il motivo.
Devo imparare ad amare prima di amare realmente se no finisco per ferire le persone
E chi pensa a me?
Tutte le volte che mi hanno ferito, che mi hanno usato.
Non ho più voglia
Tutto questo male
Mi porta solo più confusione
E scriverlo è stato peggio
Mi sta ricordando tutte le cose brutte che provo e continuerò a provare perché non cambierò
Sono questa da anni
Sento che non cambierò. Grazie per qualunque punto di vista riusciate a fornirmi.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno! Le sue parole trasmettono tristezza, rabbia, solitudine. Posso solo provare ad immaginare come si sente. Considerato i limiti dello strumento, proverò ad offrire un piccolo contributo di pensiero. All'inizio, mi sono sentito molto confuso di fronte all’affollarsi delle domande. Poi, mi è venuta in mente una frase del filosofo francese Maurice Blanchot: "La réponse est le malheur de la question" (La risposta è il male della questione). Questo mi ha permesso di “uscire” dalla concretezza, dalla pressione a rispondere, dalla frustrazione di non conoscere nulla di lei e della sua storia, affinché potessi “sognarla”. Ho sognato una bambina tutta sola, in uno spazio aperto senza pareti, senza paesaggio, senza alcun punto di riferimento. È spaventata e, mentre si guarda intorno, mille pensieri le affollano la mente, ma non c’è nessuno che la faccia sentire amata e protetta, non c’è la mente di un adulto per accogliere quella nube di pensieri, affinché siano meno spaventosi, più comprensibili e accettabili. La bambina ha fatto del suo meglio per sopravvivere, ma (ora come allora) quei pensieri circolano nell’aria, sono alla ricerca di un pensatore per essere pensati. “Chi sono stata, chi sono, chi sarò” sembra essere la voce narrante, sembra il manifesto di un dolore che merita di essere accolto, analizzato, curato. Mi è sembrato di sentirla disperata, come se sentisse di non avere una via d’uscita. Ha fatto benissimo a scrivere, ma non resti sola, perché ha bisogno di aiuto. Deve rivolgersi a qualcuno!!! Mi lasci avere fiducia in lei e sperare al suo posto che ci sia la possibilità di affidarsi ad una seconda mente con cui ri-pensare le esperienze più significative, i pensieri più dolorosi, le emozioni più forti. In bocca al lupo per tutto
Buongiorno, sono un ragazzo di 22 anni che vive la vita in un grigio perenne. Il mio problema? La sensazione di non essere mai scelto, nel senso, ho 22 anni e non ho mai avuto una ragazza, ma non solo quello, ormai non riesco neanche più ad approcciarmi con una ragazza se non la conosco, fatico a continuare un discorso non riesco a tenere il contatto visivo e varie cose che forse una persona di 22 anni dovrebbe riuscire a fare. È come se andassi in blocco, evito anche di affezionarmi o cose del genere perché tanto so già che non finirà come voglio io. Prima associavo la cosa del non trovare una ragazza con il mio aspetto fisico, ma con il tempo ho capito che non è quello, anche perché ho migliorato di molto il mio aspetto, certe volte mi sembra di essere destinato a non poter trovare l’amore, mi sembra di essere noioso, di non essere mai abbastanza, mi sembra di essere proprio io il problema ed è da 22 anni così. So che molti diranno “non sei in ritardo ognuno ha i suoi tempi” ma allora a questo punto mi chiedo, quanto sono lunghi i miei tempi? Quanto ancora dovrà durare questa cosa? Per quanto ancora dovrò vedere i miei amici con le loro fidanzate e io dovrò cercarmi altri amici non fidanzati per uscire? So che magari potrà sembrare una banalità, ma ho bisogno di poter amare e di essere amato e invece sono anni che lotto con me stesso e che vivo questa situazione, una situazione che mi logora da fin troppo tempo e certe volte mi fa dire che forse è così che deve andare.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera! Le sue poche parole trasmettono tristezza, rabbia, solitudine. Considerato i limiti dello strumento, cercherò di offrire un piccolo contributo di pensiero. Arriva forte la paura di non sentirsi all’altezza, di non essere desiderabile e degno di amore. Come se qualunque cosa faccia, potrà riceverne solo un giudizio severo e svalutante. Questo potrebbe aiutare a dare senso al “andare in blocco” e ai sentimenti di vergogna, di inferiorità, di indegnità che così dolorosamente descrive. Avvicinarsi ad una ragazza sembra farla sentire esposto, fragile, in balia del giudizio e del rischio di essere ferito, rifiutato, abbandonato. Nessuno che la vede, la accetta e la ama per quello che è. Una trama che, per motivi che non conosciamo, sembra essere scritta “da fin troppo tempo” e registrata in profondità. Ora come allora, attiva e pronta ad essere messa in scena nelle relazioni con l’altro (le ragazze, i genitori, gli amici). Forse, mantenere le distanze oppure convincersi che “così deve andare” potrà anche attenuare i penosi vissuti che prova, ma a che prezzo?! Ho avuto l’impressione che finora abbia combattuto una battaglia dolorosa, facendo il meglio che poteva e trovando una soluzione che non deve essere demonizzata, ma compresa, accolta, analizzata. Non può farlo da solo e possiamo immaginare che queste stesse dinamiche tenderanno a riproporsi anche nella relazione con il/la terapeuta. Mi lasci avere fiducia in lei e sperare che si affidi presto ad una seconda mente con cui ri-pensare le esperienze più significative, i pensieri più dolorosi, le emozioni più forti. È giovane, merita una vita piena e serena. Farà male, ci vorrà tempo, ma è possibile. In bocca al lupo per tutto
Buonasera ho 29 anni non ho mai avuto una ragazza 0 relazioni per non essere più vergine sono andato a escort ma da 1 anno a questa parte, fra rabbia e frustrazione sono diventato un diavolo soprattutto verso me stesso mi trovo così per via delle circostanze principalmente, avendo un attività ho 0 tempo libero quindi ho vado a fare il dipendente per avere più tempo libero oppure ci metto una pietra sopra , il tempo che passa è un veleno perché io faccio distinzione tra non avere relazioni momentanee e non averne mai avute e quindi 0 esperienze è ritardo per questo vado in tilt, penso rimarrò inferiore a vita. Grazie a chiunque mi darà un parere.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera! Considerato i limiti dello strumento, cercherò di offrire un piccolo contributo di pensiero. Sembra grande la paura di non essere all’altezza, desiderabile, degno di amore. Il coinvolgimento in una relazione sentimentale potrebbe farla sentire in balia del giudizio e del rischio di essere ferito, rifiutato, abbandonato. Nel contesto professionale pare riproporsi qualcosa di simile, per cui non dipende da nessuno ed ha “0 tempo libero” per gli altri. Mantenere e controllare le distanze da un ipotetico datore di lavoro, da un/una partner, dall’altro potrà anche metterla al riparo da penosi vissuti di dipendenza, ma a che prezzo?! Una trama, forse, scritta da tanto tempo, registrata in profondità e pronta ad essere messa in scena in tutte le relazioni di ieri, di oggi, di domani. Affidarsi, lasciarsi tentare dall’intimità e dal coinvolgimento emotivo sembra essere un rischio fatale. Posso solo provare ad immaginare come si sente. Il “tempo che passa è un veleno” mi ha fatto immaginare la sua genuinità avvelenata, inquinata, contaminata perché non ha mai potuto offrirsi e mostrarsi per quello che è. Potrebbe trarre beneficio da un percorso di psicoterapia molto ben strutturato, ma nella relazione con il/la terapeuta si riattiveranno le stesse dinamiche e le stesse resistenze. Risuonerà forte il pericolo di una relazione calda e significativa. Avvicinarsi, impegnarsi, accettare la dipendenza buona dal/dalla terapeuta la farà sentire esposto, fragile, spaventato. Spero di averle dato l'occasione per pensare a quanto le sta accadendo da un punto di vista diverso, più intimo. Lei è giovane, merita una vita piena e serena. Farà male, ci vorrà tantissimo tempo, ma è possibile. In bocca al lupo per tutto
Vorrei provare la strada della psicoterapia online ma ho tanta paura di scegliere nuovamente il terapeuta non adatto a me, ecco perchè prima voglio che sappiate alcune cose su di me.
Sono una donna di 30 anni.
Ho infiniti problemi, tanto da non riuscire più a capire niente.
Vorrei poter raccontare la mia storia online nella speranza di trovare la persona più adatta a me.
In passato ho fatto molte psicoterapie, cbt (1 anno), psicodinamica (4 anni), gestalt (2 anni), sistemico-relazionale (6 mesi).
Si, per mia scelta prendo anche dei psicofarmaci.
I miei problemi sono cresciuti con me.
Ho sofferto di paure e ansie sin dai tempi dell'asilo.
Timidezza la chiamavano tutti.
Ad oggi non c'è un nome, e forse non m'interessa neanche più, sicuramente c'è una profonda depressione, e forte somatizzazione dell'ansia, oltre ad una montagna di confusione e solitudine.
Il mio è un grido d'aiuto perchè mi sto avvicinando di nuovo nell'abisso della disperazione, della morte interiore.
Non so più cosa fare, come continuare a sopravvivere alla vita.
Cosa molto importante che dovete sapere: non ho tolleranza contro dolore, sofferenza e paure, il mio corpo e la mia mente si rifiutano di rivivere di nuovo questo inferno e voglio delle garanzie su questo sennò non posso continuare avanti con la mia vita.
I terapeuti precedenti mi hanno detto che io non ho voglia di cambiare, che loro (voi) non avete la bacchetta magica, che a me piace fare solo la vittima.
Vi dico queste cose perchè mi sono state dette così tante volte e da persone che rivestivano un ruolo importante che adesso ci credo anch'io.
Altra cosa importante: sono "allergica" ai giudizi negativi da sempre.
Nel 2025 ho avuto due ricoveri uno in sicilia, l'altro in lombardia.
Dall'età di 14 anni ho pensieri intrusivi e autolesionisti.
Penso di essere un peso per le persone che mi stanno accanto.
Mi sento un caso perso.
Non so più a chi, come e dove chiedere aiuto e se quell'aiuto che ricevo mi basta e mi è davvero d'aiuto.
Più passa il tempo e più la speranza si spegne.
Sono stanca, credetemi.
Mentre ero ricoverata ho scritto 21 pagine di quella che chiamo "la mia autobiografia", volevo che la psicologa che mi seguiva potesse capirmi meglio e di conseguenza aiutarmi meglio, ma non sono state lette nemmeno la metà.
Io non ho più le forze di raccontarmi da capo in un percorso di psicoterapia, ecco perchè tengo ancora conservati questo scritto. Se qualcuno lì fuori vuole leggerlo per capire come sono fatta e di conseguenza come potermi aiutare meglio, sono disponibile ad inviare tramite email in formato pdf la mia storia.
Non so più come fare...le ho provate tutte.
Sono davvero stanca.
La mia paura più grande attualmente è quella di rivivere per l'ennesima volta una psicoterapia iatrogena, di trovare una psicoterapeuta per poi sentirmi sola, abbandonata, incompresa, ho paura di rivivere dei traumi già vissuti e rivissuti.
Ho paura di chiedere aiuto alla persona che non è adatta a me.
Non ce la faccio più a rivivere di nuovo l'inferno. Vi chiedo aiuto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera! Quanta tristezza, quanta solitudine, quanta disperazione nelle sue poche righe. Sono consapevole di muovermi su un terreno scivoloso, ma volevo essere al suo fianco almeno per qualche minuto. Considerato i limiti dello strumento, proverò ad offrire un piccolo contributo di pensiero. Trasmette forte la paura di non essere desiderabile, di non essere degna di cura e di amore. Le sue parole mi hanno fatto pensare ad una bimba che ha vissuto un’esperienza di riconoscimento insoddisfacente e che non può fare a meno di continuare a cercare quel riconoscimento. Proviamo ad immaginare lo stato d’animo di quella bambina: spaventata e ferita da una figura rifiutante, continuerà a cercarla per pretendere un risarcimento. Una trama antica, registrata in profondità e sempre pronta ad essere messa in scena nelle relazioni di ieri, di oggi, di domani. Ogni qualvolta si avvicina all’altro (ai terapeuti, ai genitori, agli amici, ad un/una partner), si riattiva e la fa sentire dolorosamente esposta, fragile, in balia del giudizio e del rischio di essere ferita, rifiutata, abbandonata. Posso solo provare ad immaginare quanto siano stati dolorosi i ricoveri e quanto l’abbiano spaventata. Una “pelle” fragile, sottile che può lacerarsi e sanguinare non appena viene sfiorata. Forse, questo potrebbe aiutare a dare senso al “provare la strada della psicoterapia online”, ma anche a quella che chiama “la mia autobiografia”. Spedire un allegato mette una minima distanza di sicurezza dall’altro e dal rischio di un pericoloso coinvolgimento emotivo; nella psicoterapia online, lo schermo offre una protezione dal dolore insopportabile per “traumi già vissuti e rivissuti”. Mentre leggevo, pensavo alla parola “guarigione”. Guarire è una parola delicata, che nasconde problemi, pericoli, illusioni. Purtroppo, da una malattia seria, specie se della psiche, non si guarisce. Bisogna diffidare di chi promette il pieno recupero del precedente stato di salute. Allora, perché curarsi e intraprendere un percorso lungo, impegnativo e costoso come la psicoterapia? La buona notizia è che se non si guarisce, almeno si cambia, si cresce, si impara a tollerare i propri limiti, ad accettare la propria fragilità. Si diventa più umani, più autentici, più sé stessi. Non è affatto poco. Lei ha assolutamente bisogno di aiuto. In bocca al lupo per tutto
Buongiorno, a luglio dell'anno scorso ho perso mia madre dopo due anni di lotte, chemioterapie e visite in ospedali di quasi tutta italia.La settimana dopo la scomparsa di mia madre , ho raggiunto la mia ragazza a Roma ma essendo alla ricerca di lavoro ho passato la maggior parte del tempo da solo in casa a cercare di tirarmi su da solo e a mandare curriculum molte volte senza avere neanche risposta. Ho la sensazione perenne di voler fuggire senza una meta , sento tutto troppo pesante e quando ripenso ai momenti passati sento una rabbia schiacciante verso me stesso per non aver fatto di più. Soffro di insonnia e quando spengo la luce mi vengono in mente soltanto gli ultimi tempi con mia madre e specialmente le ultime settimane, dove ho visto mia madre lentamente spegnersi attaccata all'ossigeno e a quel maledetto saturimetro che pian piano scendeva di percentuale. Stordita dai troppi medicinali per il dolore il suo ultimo giorno i medici dell'ambulanza gli hanno somministrato un medicinale per togliergli gli effetti e ho rivisto mia madre riprendere lucidità ahimè nel suo momento peggiore visto che non riusciva a respirare fino a perdere conoscenza e pian piano esalare l'ultimo respiro. Di queste scene non racconto mai a nessuno perchè non voglio che sappiano quanto abbia sofferto alla fine mia madre, di quanto fosse spaventata e di come io non abbia potuto fare niente.
Tra poco sarà quasi un anno ed io non riesco a superare la cosa. Grazie a chi mi leggerà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera! Prima di ogni altra cosa, le porgo le mie più sentite condoglianze. Considerato i limiti del contesto, proverò a mettermi al suo fianco per qualche minuto. Parole che esprimono con grandissima forza il dolore, il senso d’impotenza, la tristezza, la rabbia, la solitudine. Perdere un genitore produce uno strappo profondo, una lacerante amputazione di una parte di sé. Un dolore inaccettabile, incomprensibile, in cerca di parole e di qualcuno a cui poterle affidare. Un dolore al quale sembra non sia riuscito a concedere spazio e tempo. Questo potrebbe aiutare a dare senso al trasferimento a Roma, alla ricerca senza sosta di un lavoro, alla “sensazione perenne di voler fuggire”, al senso di colpa. Come una coperta antincendio sempre pronta a bloccare le fiamme, evitando il rischio di rimanere travolto, fagocitato, carbonizzato dalle fiamme del dolore per la separazione dalla mamma. A volte, vorremmo eliminare il dolore e la tristezza, come se non facessero parte della nostra esperienza, ma ne paghiamo un prezzo altissimo: tutto ci appare poco genuino, piatto, privo di profondità. Il lutto è un processo doloroso, delicato, prezioso. I tempi che richiede non sono uguali per tutti. Spero si affidi a qualcuno che la accompagni in questo viaggio, affinché si possa realizzare quel prezioso passaggio da un “fuori” che non è più, a un “dentro” che potrà essere sempre recuperato (ora come allora). Mi è venuto in mente quanto diceva il famoso psicoanalista britannico, John Bowlby, autore della teoria dell’attaccamento: “affinché il lutto abbia un decorso favorevole, è indispensabile che la persona che lo sperimenta sopporti il tormento emotivo che esso comporta. Solo se riesce a tollerare la sofferenza acuta, l'analisi della perdita, la rabbia contro chiunque possa sembrare responsabile, chi ha subito la perdita può arrivare a poco a poco ad ammettere e ad accettare che tale perdita è davvero definitiva, e che la sua vita deve subire una ristrutturazione”. In bocca al lupo per tutto
Buonasera a tutti,
Da un paio di mesi ho preso la decisione di resettare la mia vita, tabula rasa, zero spaccato, poiché non più in linea con la persona che sono oggi né con i miei desideri attuali. Sono molto contenta di questa scelta, mi fa sentire sollevata, e l'obiettivo finale sarà il trasferimento all'estero. Ho così iniziato ad appuntare le azioni necessarie per raggiungere l'obiettivo in questione ma non sto facendo molti progressi. Anzi, mi blocco con estrema facilità. Ho notato, infatti, che aggiungo compiti, quasi dei doveri, inutili o comunque di poco valore per la realizzazione del mio desiderio. Mi sto allontanando da ciò che voglio. Le azioni necessarie rimangono lì, su carta, in attesa, mentre io m'invento che prima devo fare quella determinata cosa altrimenti mi sembra di non poter procedere. Ma quella determinata cosa, se vista con discernimento, è irrilevante. Eppure se non la sbrigo è come se stessi "perdendo" chissà quale esperienza che poi secondo le mie paturnie, è un pilastro importante per il mio futuro all'estero. E una volta portata a compimento me ne viene in mente un'altra, sempre di poco conto, sempre irrilevante. E ancora i passi che contano non vengono fatti. Un circolo vizioso insomma. Sento come un timore silente ma pesante dentro di me che mi impone di chiudere per "bene" questo capitolo della mia vita. Di rallentare l'avvenimento in sé (il trasferimento) perché famiglia e lavoro avranno delle reazioni poco piacevoli. Sento come se avessi il dovere di non scuoterli troppo dalla mia decisione che inevitabilmente porterà cambiamenti anche nelle loro vite.
Qualche consiglio? Come esco da questa empasse?
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno! Considerato i limiti del contesto, proverò ad offrire un contributo di pensiero. Sembra che il progetto del “trasferimento” abbia scatenato una forte reazione. “Aggiungo compiti e doveri inutili… invento che prima devo fare quella determinata” una serie di atti mancati che si oppongono, limitano, rallentano, protestano. Sta accadendo qualcosa di significativo. Arrivano come aspetti di sé che chiedono, come possono, di essere ascoltati e non resettati, amputati, strappati via come un molare infetto. Immagino sia una situazione dolorosa che è resa, forse, più difficile dalla sensazione di camminare lungo uno scivoloso crinale tra rabbia e senso di colpa. Se parte, si sente in colpa verso la sua famiglia, ma anche verso quegli aspetti di sé che non si sono sentiti accolti (ora come allora) e che si traducono in “cose inutili” che la trattengono. Se non parte è arrabbiata, perché sente che c’è qualcosa di irrisolto, qualcosa che vuole essere “chiuso bene” per potersi muovere in una direzione adulta, indipendente, genuina. Riconosco che si tratta di una situazione in cui si potrebbe essere tentati di risolvere tutto allontanandosi dalla famiglia, cambiando lavoro o città, tagliando via con il bisturi la causa del dolore. Potare i rami “che fanno male” produce un sollievo immediato ma temporaneo, un effetto per così dire “estetico”. Chissà che questa “impasse” non possa tradursi in un’occasione per prendersi cura delle radici, di quella base solida e sicura di qui abbiamo bisogno per imparare ad andare soli nel mondo. Spero possa cogliere questa opportunità e affidarsi ad una seconda mente con cui ri-pensare le esperienze più significative, i pensieri più dolorosi, le emozioni più forti per vivere OVUNQUE una vita piena e serena. Un caro saluto
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa…