Inizio con il dire che non é per me un bel periodo e che queste cose mi succedono spesso: Molto brev
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Inizio con il dire che non é per me un bel periodo e che queste cose mi succedono spesso: Molto brevemente ultimamente mi sento tremendamente in colpa quasi da farmi schifo per esperienze di masturbazione che ho fatto quando ero piu piccolo .Quando avevo penso non so 16 anni circa o 17 adesso non ricordo bene. Mi é capitato durante la masturbazione di sperimentare con il mio corpo anche incuriosito tramite articoli che avevo trovato online. Senza entrare troppo nei dettagli qualche volta ho provato la pratica dell'auto fellatio senza neanche riuscirci benissimo in realta da quello che ricordo e avevo provato a stimolare il punto L che se non sbaglio si trova dietro la prostata e si puo stimulare attraverso il sedere.
Queste sono cosa molto lontane dalla visione che ho della vita ,sono una persona che tende a romanticizzare un po tutto ed é la cosa che mi piace molto di me, e ricordare queste esperienze mi fanno stare molto male e mi allontano dall"idea che vorrei avere di me e del mondo. Tendo a pensare che le persone se sapessero di queste mie esperienze non riuscirebbero ad amarmi perche penso di non riuscirci io in primis. Non so come fare , non penso di essere solo io al mondo ad aver provato queste cose eppure mi sento cosi male pensandoci,perche le altre persone riescono a lasciare andare e dimenticare mentre io no ?. Penso,nonostante i difetti che ho di essere una brava persona perche i miei amici me lo dicono spesso . Ma queste cose mi fanno dimenticare tutto cio e mi fanno sentire solo e non capito. Tendo ad avere il bisogno irrefrenabile di raccontare tutto di me per potermi sentire amato al 100% . Infatti con la mia ex ragazza avevo accennato una di queste esperienze e lei non ci aveva fatto per nulla caso in senso buono,infatti era stato per me come tirare fuori un macigno.Mi serve aiuto per poter stare meglio con me stesso e imparare ad amarmi perche sto davvero male.
Queste sono cosa molto lontane dalla visione che ho della vita ,sono una persona che tende a romanticizzare un po tutto ed é la cosa che mi piace molto di me, e ricordare queste esperienze mi fanno stare molto male e mi allontano dall"idea che vorrei avere di me e del mondo. Tendo a pensare che le persone se sapessero di queste mie esperienze non riuscirebbero ad amarmi perche penso di non riuscirci io in primis. Non so come fare , non penso di essere solo io al mondo ad aver provato queste cose eppure mi sento cosi male pensandoci,perche le altre persone riescono a lasciare andare e dimenticare mentre io no ?. Penso,nonostante i difetti che ho di essere una brava persona perche i miei amici me lo dicono spesso . Ma queste cose mi fanno dimenticare tutto cio e mi fanno sentire solo e non capito. Tendo ad avere il bisogno irrefrenabile di raccontare tutto di me per potermi sentire amato al 100% . Infatti con la mia ex ragazza avevo accennato una di queste esperienze e lei non ci aveva fatto per nulla caso in senso buono,infatti era stato per me come tirare fuori un macigno.Mi serve aiuto per poter stare meglio con me stesso e imparare ad amarmi perche sto davvero male.
Ciao, le esperienze che descrivi sono parte di una sessualità sana. A 16 anni è normale esplorare modi di provare piacere attraverso l'autoerotismo, è normale anche farlo quando si è più grandi! Sapere come reagisce il tuo corpo a determinate stimolazioni ti aiuta poi in coppia a chiedere ciò di cui hai bisogno. Il senso di colpa, il sentire di avere fatto qualcosa di sbagliato è sicuramente derivato dal modo in cui sei stato educato, dalla religione, dalle persone importanti che hai e hai avuto intorno nella crescita.
Un lavoro di psicoterapia si potrebbe impostare proprio partendo dall'importanza che tu dai al giudizio degli altri e si potrebbe lavorare sulla definizione di come tu ti vedi e su quanto ti stimi. tu racconti tutto di te per avere un giudizio da parte degli altri, è ora che ti basi su di te, sulla tua capacità di scegliere per te indipendentemente da ciò che pensano gli altri. Tu sei degno dell'amore degli altri, ma il primo ad amarti devi essere tu!!!
Un lavoro di psicoterapia si potrebbe impostare proprio partendo dall'importanza che tu dai al giudizio degli altri e si potrebbe lavorare sulla definizione di come tu ti vedi e su quanto ti stimi. tu racconti tutto di te per avere un giudizio da parte degli altri, è ora che ti basi su di te, sulla tua capacità di scegliere per te indipendentemente da ciò che pensano gli altri. Tu sei degno dell'amore degli altri, ma il primo ad amarti devi essere tu!!!
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Buonasera,
da ciò che racconta non emerge nulla di “sbagliato” in senso morale o clinico, ma piuttosto un forte conflitto tra alcune esperienze del passato e l’immagine ideale che oggi ha di sé. Molte esplorazioni corporee in adolescenza nascono da curiosità, informazioni trovate online e sperimentazione, non definiscono chi siamo né i nostri valori profondi.
Il problema, oggi, non sono tanto quelle esperienze, quanto il modo in cui la sua mente le riprende e le usa contro di lei, alimentando colpa, vergogna e il bisogno di “ripulirsi” raccontando tutto. Questo meccanismo — pensiero → colpa → bisogno di confessare → sollievo momentaneo → ritorno del pensiero — è molto comune e tende a mantenere la sofferenza, anche se nasce dal desiderio di essere autentici e amabili.
Il fatto che lei venga visto come una brava persona dagli altri e che la sua ex non abbia dato peso a ciò che ha raccontato è un dato importante: la condanna è soprattutto interna, non esterna. Cercare di cancellare o giudicare quelle parti di sé le dà ancora più potere.
Dal punto di vista strategico, il lavoro non è “capire perché è successo”, ma imparare a smettere di lottare contro quei ricordi e a ridurre il bisogno di confessarli per sentirsi degno di amore. Quando questo meccanismo viene affrontato in modo mirato, il sollievo può arrivare anche in tempi relativamente brevi.
Il desiderio di amarsi non passa dall’essere perfetti o coerenti con un ideale, ma dal riconoscere la propria complessità senza condannarsi. Questo è qualcosa che si può imparare, con il giusto accompagnamento.
Saluti
Dott.ssa Melania Monaco
da ciò che racconta non emerge nulla di “sbagliato” in senso morale o clinico, ma piuttosto un forte conflitto tra alcune esperienze del passato e l’immagine ideale che oggi ha di sé. Molte esplorazioni corporee in adolescenza nascono da curiosità, informazioni trovate online e sperimentazione, non definiscono chi siamo né i nostri valori profondi.
Il problema, oggi, non sono tanto quelle esperienze, quanto il modo in cui la sua mente le riprende e le usa contro di lei, alimentando colpa, vergogna e il bisogno di “ripulirsi” raccontando tutto. Questo meccanismo — pensiero → colpa → bisogno di confessare → sollievo momentaneo → ritorno del pensiero — è molto comune e tende a mantenere la sofferenza, anche se nasce dal desiderio di essere autentici e amabili.
Il fatto che lei venga visto come una brava persona dagli altri e che la sua ex non abbia dato peso a ciò che ha raccontato è un dato importante: la condanna è soprattutto interna, non esterna. Cercare di cancellare o giudicare quelle parti di sé le dà ancora più potere.
Dal punto di vista strategico, il lavoro non è “capire perché è successo”, ma imparare a smettere di lottare contro quei ricordi e a ridurre il bisogno di confessarli per sentirsi degno di amore. Quando questo meccanismo viene affrontato in modo mirato, il sollievo può arrivare anche in tempi relativamente brevi.
Il desiderio di amarsi non passa dall’essere perfetti o coerenti con un ideale, ma dal riconoscere la propria complessità senza condannarsi. Questo è qualcosa che si può imparare, con il giusto accompagnamento.
Saluti
Dott.ssa Melania Monaco
Molti vissuti di colpa legati alla masturbazione in adolescenza nascono più da messaggi culturali, familiari o morali interiorizzati che da qualcosa di realmente “sbagliato”.
Già Sigmund Freud descriveva queste esperienze come parte naturale dello sviluppo psicosessuale: momenti di esplorazione, di conoscenza del proprio corpo e delle proprie sensazioni, non come comportamenti patologici o devianti.
Il problema, quando c’è, non è l’esperienza in sé, ma il significato che nel tempo le viene attribuito. Se oggi quelle esperienze sono accompagnate da un senso persistente di colpa, vergogna o di “essere sbagliato”, allora vale la pena ascoltare quel disagio: spesso parla di conflitti più profondi, non risolti, tra desiderio, regole interiori e immagine di sé. In questi casi, un percorso di psicoterapia può essere molto utile. Non per “correggere” ciò che è stato, ma per comprendere da dove nasce quel senso di colpa, rimettere ordine nella propria storia emotiva e recuperare un rapporto più sereno con se stessi e con la propria dimensione affettiva e corporea. Le faccio un in bocca al lupo per tutto.
Già Sigmund Freud descriveva queste esperienze come parte naturale dello sviluppo psicosessuale: momenti di esplorazione, di conoscenza del proprio corpo e delle proprie sensazioni, non come comportamenti patologici o devianti.
Il problema, quando c’è, non è l’esperienza in sé, ma il significato che nel tempo le viene attribuito. Se oggi quelle esperienze sono accompagnate da un senso persistente di colpa, vergogna o di “essere sbagliato”, allora vale la pena ascoltare quel disagio: spesso parla di conflitti più profondi, non risolti, tra desiderio, regole interiori e immagine di sé. In questi casi, un percorso di psicoterapia può essere molto utile. Non per “correggere” ciò che è stato, ma per comprendere da dove nasce quel senso di colpa, rimettere ordine nella propria storia emotiva e recuperare un rapporto più sereno con se stessi e con la propria dimensione affettiva e corporea. Le faccio un in bocca al lupo per tutto.
Buonasera! Posso solo provare ad immaginare come si sente. Considerato i limiti del contesto, provo ad offrire un piccolo contributo di pensiero. Le esperienze masturbatorie di cui parla sembrano collocarsi proprio agli esordi dell’adolescenza. Si tratta di una fase dello sviluppo in cui affiorano i primi cambiamenti del corpo e la sessualità si ripropone con tutto il suo vigore, impegnando l’adolescente in un faticoso lavoro d’integrazione dell’immagine di sé, del nuovo corpo, delle spinte sessuali, ma anche di ristrutturazione delle relazioni con sé stesso e con gli altri. Il ricorso all’attività masturbatoria (presente in modi diversi anche nel bambino molto piccolo) può avere funzioni diverse: esplorazione del corpo che cambia, scoperta di nuove potenzialità fisiche, ricerca del piacere, ma anche contenimento e sollievo dalle angosce adolescenziali, una sorta di tentativo per tenere a bada la confusione, la solitudine, l’incertezza. Un periodo che pare sia stato vissuto con un senso di dolorosa vergogna e profonda colpa. Come se l’avesse resa colpevole, indegno, da scoprire e punire. Questo, forse, potrebbe aiutare a dare senso a “sono una persona che tende a romanticizzare un po’ tutto… se sapessero di queste mie esperienze non riuscirebbero ad amarmi… tendo ad avere il bisogno irrefrenabile di raccontare tutto di me per potermi sentire amato”. Immagino si sia sentito solo e confuso, che ne abbia sofferto molto. L’ho sentita oscillare tra il bisogno di negare quei vissuti, quelle fantasie, quelle esperienze, pagando un prezzo altissimo in termini di genuinità (“mi allontano dall’idea che vorrei avere di me e del mondo”) e la spinta ad essere scoperto o confessare in attesa di una “meritata” sentenza di condanna (“tendo ad avere il bisogno irrefrenabile di raccontare tutto”). È una condizione penosa, dolorosa, limitante, che non può e non deve affrontare da solo. La prego di perdonarmi se non mi sento di andare oltre. Spero si rivolga presto ad una seconda mente che le offra l'occasione di ri-significare l’esperienza adolescenziale e integrarla nell’adulto maturo, completo, intero che vorrà essere. Farà male, ci vorrà tantissimo tempo, ma è possibile. In bocca al lupo per tutto.
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso in modo così sincero e profondo ciò che sta vivendo. Da quello che descrive emerge una sofferenza reale, fatta soprattutto di senso di colpa, vergogna e di una dura lotta con l’immagine che ha di sé, più che delle esperienze in sé.
È importante dirle con chiarezza alcuni punti:
Le esperienze esplorative sessuali in adolescenza sono molto più comuni di quanto si pensi. In quella fase della vita curiosità, sperimentazione e ricerca di sensazioni corporee fanno parte dello sviluppo e non definiscono il valore, l’identità o la moralità di una persona.
Ciò che oggi la fa stare male non è ciò che ha fatto, ma il significato che oggi attribuisce a quei ricordi, vissuti come incompatibili con i suoi valori, la sua sensibilità romantica e l’idea che ha di sé.
Il pensiero “se gli altri sapessero non potrebbero amarmi” è tipico della vergogna profonda e spesso nasce da una richiesta molto severa verso se stessi, più che da un reale giudizio esterno. Il fatto che la sua ex partner non abbia reagito negativamente è un segnale importante.
Il bisogno di “raccontare tutto per essere amato al 100%” indica un grande desiderio di accettazione, ma anche una fatica a sentirsi degno di amore senza doversi giustificare o espiare qualcosa.
Lei non è “sbagliato”, né meno degno di affetto. È una persona sensibile, riflessiva, con valori forti, che però oggi sembra intrappolata in un dialogo interno molto punitivo, che non le permette di integrare il passato senza annullare tutto il resto di sé.
Il lavoro più importante non è dimenticare, ma imparare a guardare quei ricordi con uno sguardo più compassionevole e adulto, riconoscendo che non definiscono chi è oggi. Questo è un percorso che spesso non si riesce a fare da soli, soprattutto quando la sofferenza è così intensa.
Per questo le consiglio davvero di approfondire il suo vissuto con uno specialista, che possa aiutarla a lavorare su vergogna, senso di colpa, autostima e integrazione dell’identità, in un contesto sicuro e non giudicante. Chiedere aiuto, in questo caso, è un atto di grande rispetto verso se stesso.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la ringrazio per aver condiviso in modo così sincero e profondo ciò che sta vivendo. Da quello che descrive emerge una sofferenza reale, fatta soprattutto di senso di colpa, vergogna e di una dura lotta con l’immagine che ha di sé, più che delle esperienze in sé.
È importante dirle con chiarezza alcuni punti:
Le esperienze esplorative sessuali in adolescenza sono molto più comuni di quanto si pensi. In quella fase della vita curiosità, sperimentazione e ricerca di sensazioni corporee fanno parte dello sviluppo e non definiscono il valore, l’identità o la moralità di una persona.
Ciò che oggi la fa stare male non è ciò che ha fatto, ma il significato che oggi attribuisce a quei ricordi, vissuti come incompatibili con i suoi valori, la sua sensibilità romantica e l’idea che ha di sé.
Il pensiero “se gli altri sapessero non potrebbero amarmi” è tipico della vergogna profonda e spesso nasce da una richiesta molto severa verso se stessi, più che da un reale giudizio esterno. Il fatto che la sua ex partner non abbia reagito negativamente è un segnale importante.
Il bisogno di “raccontare tutto per essere amato al 100%” indica un grande desiderio di accettazione, ma anche una fatica a sentirsi degno di amore senza doversi giustificare o espiare qualcosa.
Lei non è “sbagliato”, né meno degno di affetto. È una persona sensibile, riflessiva, con valori forti, che però oggi sembra intrappolata in un dialogo interno molto punitivo, che non le permette di integrare il passato senza annullare tutto il resto di sé.
Il lavoro più importante non è dimenticare, ma imparare a guardare quei ricordi con uno sguardo più compassionevole e adulto, riconoscendo che non definiscono chi è oggi. Questo è un percorso che spesso non si riesce a fare da soli, soprattutto quando la sofferenza è così intensa.
Per questo le consiglio davvero di approfondire il suo vissuto con uno specialista, che possa aiutarla a lavorare su vergogna, senso di colpa, autostima e integrazione dell’identità, in un contesto sicuro e non giudicante. Chiedere aiuto, in questo caso, è un atto di grande rispetto verso se stesso.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera, ci sarà sicuramente qualche nesso fra questa immagine di sé vissuta con vergogna e altri suoi pensieri profondi e inconsapevoli. Io le suggerisco di parlarne con uno psicoterapeuta per evitare che la situazione peggiori. I pensieri intrusivi che sente possono essere risolti.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
La ringrazio per la fiducia e per il coraggio con cui ha messo in parole qualcosa che per Lei è molto carico di vergogna e dolore. Da ciò che scrive emerge una sofferenza autentica, non qualcosa di “strano” o sbagliato.
Le esperienze che descrive rientrano nella normale esplorazione sessuale adolescenziale. In quella fase della vita il corpo viene scoperto con curiosità, spesso guidata da informazioni trovate online, senza che questo definisca l’identità, i valori o la qualità morale di una persona adulta. Non dicono nulla di chi Lei è oggi, né contraddicono la Sua sensibilità, il Suo romanticismo o la capacità di amare. Il problema, più che le esperienze in sé, sembra essere lo sguardo severissimo e giudicante che oggi rivolge a quel “sé” più giovane.
Quando la mente torna ossessivamente a questi ricordi con disgusto e senso di colpa, spesso non è perché siano davvero incompatibili con ciò che si è, ma perché toccano un bisogno profondo di sentirsi “puri”, degni di amore, coerenti con un ideale molto alto di sé. In questo senso, il dolore che prova parla più del Suo desiderio di essere una brava persona che del contrario.
Il bisogno di raccontare tutto per sentirsi amato al 100% è comprensibile, ma rischia di diventare una trappola: come se l’amore dovesse essere garantito solo dopo una confessione totale. In realtà, essere amati non significa essere privi di parti confuse, contraddittorie o immature, ma essere accolti come esseri umani complessi. L’esperienza con la Sua ex, che non ha giudicato, va proprio in questa direzione.
Il fatto che Lei non riesca “a lasciare andare” non è un difetto: spesso è il segnale di un dialogo interno molto duro, in cui non c’è spazio per la comprensione verso se stessi. Un percorso psicologico, soprattutto con qualcuno che abbia competenze sessuologiche, potrebbe aiutarLa a integrare queste parti senza rinnegarle, trasformando la vergogna in comprensione e continuità personale.
Lei non è solo, né incomprensibile. Sta soffrendo perché desidera amarsi, non perché non ne sia degno. E questo, di per sé, è già un punto importante da cui partire. Rimango a disposizione, un saluto!
Le esperienze che descrive rientrano nella normale esplorazione sessuale adolescenziale. In quella fase della vita il corpo viene scoperto con curiosità, spesso guidata da informazioni trovate online, senza che questo definisca l’identità, i valori o la qualità morale di una persona adulta. Non dicono nulla di chi Lei è oggi, né contraddicono la Sua sensibilità, il Suo romanticismo o la capacità di amare. Il problema, più che le esperienze in sé, sembra essere lo sguardo severissimo e giudicante che oggi rivolge a quel “sé” più giovane.
Quando la mente torna ossessivamente a questi ricordi con disgusto e senso di colpa, spesso non è perché siano davvero incompatibili con ciò che si è, ma perché toccano un bisogno profondo di sentirsi “puri”, degni di amore, coerenti con un ideale molto alto di sé. In questo senso, il dolore che prova parla più del Suo desiderio di essere una brava persona che del contrario.
Il bisogno di raccontare tutto per sentirsi amato al 100% è comprensibile, ma rischia di diventare una trappola: come se l’amore dovesse essere garantito solo dopo una confessione totale. In realtà, essere amati non significa essere privi di parti confuse, contraddittorie o immature, ma essere accolti come esseri umani complessi. L’esperienza con la Sua ex, che non ha giudicato, va proprio in questa direzione.
Il fatto che Lei non riesca “a lasciare andare” non è un difetto: spesso è il segnale di un dialogo interno molto duro, in cui non c’è spazio per la comprensione verso se stessi. Un percorso psicologico, soprattutto con qualcuno che abbia competenze sessuologiche, potrebbe aiutarLa a integrare queste parti senza rinnegarle, trasformando la vergogna in comprensione e continuità personale.
Lei non è solo, né incomprensibile. Sta soffrendo perché desidera amarsi, non perché non ne sia degno. E questo, di per sé, è già un punto importante da cui partire. Rimango a disposizione, un saluto!
Buongiorno, Da ciò che descrive emerge una sofferenza profonda, accompagnata però anche da una forte sensibilità, da valori personali chiari e da una grande capacità di riflessione su di sé.
Le esperienze che riporta sono riconducibili a forme di esplorazione corporea e sessuale tipiche dell’adolescenza e, in sé, non rappresentano nulla di patologico né di moralmente significativo. Il disagio che oggi prova sembra piuttosto nascere dal conflitto tra quei ricordi e l’immagine ideale di sé e della vita a cui sente di appartenere. Quando questo scarto diventa rigido, può trasformarsi in vergogna, senso di colpa persistente e difficoltà ad accettarsi, fino a mettere in discussione il proprio valore e la possibilità di essere amati.
Il bisogno di raccontare tutto di sé per sentirsi pienamente degno d’amore è un segnale importante di quanto questa fatica sia presente e di quanto desideri essere visto e accolto senza condizioni. Come ha già sperimentato, però, la rassicurazione esterna non sempre è sufficiente se il giudizio più duro resta quello interno.
Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a dare un significato più equilibrato a questi vissuti, a ridimensionare il senso di colpa e a integrare la sua storia personale senza che questa definisca negativamente chi è oggi. L’obiettivo non sarebbe “dimenticare” o cancellare il passato, ma imparare a guardarlo con maggiore comprensione, così da costruire un rapporto più gentile e stabile con se stesso. Dr. Giuseppe Mirabella
Le esperienze che riporta sono riconducibili a forme di esplorazione corporea e sessuale tipiche dell’adolescenza e, in sé, non rappresentano nulla di patologico né di moralmente significativo. Il disagio che oggi prova sembra piuttosto nascere dal conflitto tra quei ricordi e l’immagine ideale di sé e della vita a cui sente di appartenere. Quando questo scarto diventa rigido, può trasformarsi in vergogna, senso di colpa persistente e difficoltà ad accettarsi, fino a mettere in discussione il proprio valore e la possibilità di essere amati.
Il bisogno di raccontare tutto di sé per sentirsi pienamente degno d’amore è un segnale importante di quanto questa fatica sia presente e di quanto desideri essere visto e accolto senza condizioni. Come ha già sperimentato, però, la rassicurazione esterna non sempre è sufficiente se il giudizio più duro resta quello interno.
Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a dare un significato più equilibrato a questi vissuti, a ridimensionare il senso di colpa e a integrare la sua storia personale senza che questa definisca negativamente chi è oggi. L’obiettivo non sarebbe “dimenticare” o cancellare il passato, ma imparare a guardarlo con maggiore comprensione, così da costruire un rapporto più gentile e stabile con se stesso. Dr. Giuseppe Mirabella
Salve, purtroppo la pratica della masturbazioe e con sè l'uso di sex toys, è ancora oggi un tabù nella nostra società, almeno nelle situazioni sociali, perbeniste, ma come lei ha ben detto non è l'unico al mondo anzi, credo che appartenga ad una fetta notevole di uomini e donne che amano sperimentare la sensazione del piacere. Il piacere, lo sperimentare, la curiosità di poter osare sono bisogni fondamentali, di cui l'uomo ha necessità di fare esperienza, a volte però succede che queste non vengono accolte e si viene giudicati e mortificati a tal punto da finire per giudicarsi da soli sporcando un 'esperienza che invece dovrebbe essere positiva. Purtroppo la società ha sempre tramandato una cultura secondo cui o si è belli e bravi o si è brutti e cattivi, una cultura dicotomica in cui si ignora che l'unicità delle persone, sta nel poter essere a volte romantici e a volte trasgressivi, chi lo dice che se amiamo il romanticismo non possiamo essere trasgressivi? le due cose possono benissimo coabitare nella stessa persona, senza fare di questa persona un soggetto patologico; certo è che sarebbe necessario farsi sostenere in questo momento da uno specialista che la possa aiutare ad avere una visione più inclusiva di quelle sfumature che la sua personalità possiede, magari riuscendo a pulire quell'esperienza in sè, da quello che "gli altri" ci hanno indicato come orrido. Spero di esserle stata in qualche modo d'aiuto. Saluti
Gentilissimo, la ringrazio per aver condiviso un vissuto così intimo e doloroso. Dalle sue parole emerge con chiarezza quanto il ricordo di queste esperienze del passato sia oggi accompagnato da sentimenti intensi di colpa, disgusto e autosvalutazione al punto da mettere in discussione l’immagine che ha di sé e la possibilità di sentirsi amabile e accettabile agli occhi degli altri. Il peso emotivo che descrive è reale e merita ascolto e rispetto.
Se provo a riordinare quanto racconta, emerge un conflitto centrale: da un lato c’è l’immagine di sé come persona “romantica” e sensibile; dall’altro, il ricordo di alcune esperienze autoerotiche vissute nell’adolescenza, che oggi percepisce come inconciliabili con questa immagine di sé. Questo scarto tra ciò che sente di essere (o di voler essere) e ciò che è stato genera vergogna, senso di estraneità verso se stesso e il timore che, se gli altri conoscessero questi aspetti, non potrebbero amarla. In questo senso, il disagio non riguarda solo il contenuto delle esperienze, ma soprattutto il significato che esse hanno assunto nel tempo per la sua identità.
Parto da una premessa concreta, che ha anche l’obiettivo di normalizzare alcuni aspetti che lei vive con grande sofferenza.
La masturbazione, e più in generale le pratiche autoerotiche, rappresentano un tema fortemente carico di tabù nella nostra società, per ragioni storiche, sociali e culturali. Tuttavia, si tratta di un’esperienza ampiamente diffusa e, in sé, del tutto normale.
Allo stesso modo, non è raro che una persona sperimenti, in modo transitorio o ricorrente, pratiche, fantasie o modalità di eccitazione che culturalmente vengono percepite come “fuori dal comune”, oppure che siano meno associate in modo canonico al proprio ruolo di genere, all’orientamento sessuale o alle aspettative sociali. Per fare un esempio, molti ragazzi che si riconoscono pienamente come eterosessuali possono ricercare piacere attraverso stimolazioni considerate non convenzionali, come la stimolazione del punto L, pratiche anali, auto-stimolazioni orali, o anche attraverso fantasie a contenuto omoerotico.
Questi aspetti risultano particolarmente frequenti nelle fasi della preadolescenza e dell’adolescenza, periodi in cui la sessualità rappresenta un territorio complesso ma anche uno spazio di esplorazione del proprio corpo, delle sensazioni e delle modalità personali di raggiunto del piacere. Tuttavia, per ragioni culturali, questi temi raramente vengono affrontati in modo aperto e condiviso. Lo stigma legato a come “dovrebbe” essere vissuta la propria sessualità spesso ostacola una reale possibilità di confronto e di elaborazione, contribuendo a vissuti di confusione, colpa o vergogna.
Ciò che sembra centrale, nel suo caso, non è tanto ciò che è accaduto, quanto il vissuto che lei porta con sè nell’oggi. Quelle esperienze, pur appartenendo al passato, restano emotivamente vive, come se potenzialmente dicessero qualcosa di intollerabile su di lei nel presente. È come se una parte di lei giudichi severamente tali aspetti, rendendo difficile integrare quelle esperienze nella sua storia senza che diventino fonte di autocondanna.
In un’ottica di riflessione più profonda, potrebbe essere utile interrogarsi su alcuni punti: -Che cosa rappresentano oggi, per lei, queste esperienze del passato? -Quale immagine di sé sente minacciata quando vi ripensa? -Cosa immagina potrebbero pensare di lei le altre persone se venissero a sapere questa cosa? Come reagirebbero?
Il bisogno di raccontare ogni aspetto di sé per potersi sentire amato sembra legato al timore profondo che esistano parti di sè “inaccettabili” che, se non confessate, renderebbero l’amore fragile o ingannevole. Questo meccanismo, spesso, è più connesso a un giudizio interno molto rigido che alla possibilità di un reale rifiuto esterno, come mostra anche l’esperienza che racconta con la sua ex compagna, la cui reazione è stata accogliente e non giudicante.
Accanto al tema della sessualità, emerge quindi con forza un tema relativo alla sua autostima e di integrazione dell’immagine di sé: la difficoltà ad accettare che una persona possa essere “una brava persona”, degna di affetto e amore, pur avendo vissuto esperienze che oggi non sente più rappresentative. Integrare non significa necessariamente approvare o desiderare di ripetere, ma riconoscere che quelle esperienze fanno parte della propria storia senza che debbano definire interamente il proprio valore.
Per questi motivi, ritengo che un percorso psicologico possa offrirle uno spazio sicuro e non giudicante, all’interno del quale esplorare con gradualità questi vissuti, comprenderne il significato profondo e lavorare sull’autocritica e sulla vergogna che oggi le causano sofferenza. In un contesto terapeutico potrà dare voce a queste parti di sé, favorendo nel tempo la costruzione di una relazione più stabile, compassionevole e integrata con se stesso.
Il fatto che lei stia chiedendo aiuto e manifesti il desiderio di imparare ad amarsi rappresenta già un segnale significativo di attenzione, responsabilità e cura verso di sé.
Se provo a riordinare quanto racconta, emerge un conflitto centrale: da un lato c’è l’immagine di sé come persona “romantica” e sensibile; dall’altro, il ricordo di alcune esperienze autoerotiche vissute nell’adolescenza, che oggi percepisce come inconciliabili con questa immagine di sé. Questo scarto tra ciò che sente di essere (o di voler essere) e ciò che è stato genera vergogna, senso di estraneità verso se stesso e il timore che, se gli altri conoscessero questi aspetti, non potrebbero amarla. In questo senso, il disagio non riguarda solo il contenuto delle esperienze, ma soprattutto il significato che esse hanno assunto nel tempo per la sua identità.
Parto da una premessa concreta, che ha anche l’obiettivo di normalizzare alcuni aspetti che lei vive con grande sofferenza.
La masturbazione, e più in generale le pratiche autoerotiche, rappresentano un tema fortemente carico di tabù nella nostra società, per ragioni storiche, sociali e culturali. Tuttavia, si tratta di un’esperienza ampiamente diffusa e, in sé, del tutto normale.
Allo stesso modo, non è raro che una persona sperimenti, in modo transitorio o ricorrente, pratiche, fantasie o modalità di eccitazione che culturalmente vengono percepite come “fuori dal comune”, oppure che siano meno associate in modo canonico al proprio ruolo di genere, all’orientamento sessuale o alle aspettative sociali. Per fare un esempio, molti ragazzi che si riconoscono pienamente come eterosessuali possono ricercare piacere attraverso stimolazioni considerate non convenzionali, come la stimolazione del punto L, pratiche anali, auto-stimolazioni orali, o anche attraverso fantasie a contenuto omoerotico.
Questi aspetti risultano particolarmente frequenti nelle fasi della preadolescenza e dell’adolescenza, periodi in cui la sessualità rappresenta un territorio complesso ma anche uno spazio di esplorazione del proprio corpo, delle sensazioni e delle modalità personali di raggiunto del piacere. Tuttavia, per ragioni culturali, questi temi raramente vengono affrontati in modo aperto e condiviso. Lo stigma legato a come “dovrebbe” essere vissuta la propria sessualità spesso ostacola una reale possibilità di confronto e di elaborazione, contribuendo a vissuti di confusione, colpa o vergogna.
Ciò che sembra centrale, nel suo caso, non è tanto ciò che è accaduto, quanto il vissuto che lei porta con sè nell’oggi. Quelle esperienze, pur appartenendo al passato, restano emotivamente vive, come se potenzialmente dicessero qualcosa di intollerabile su di lei nel presente. È come se una parte di lei giudichi severamente tali aspetti, rendendo difficile integrare quelle esperienze nella sua storia senza che diventino fonte di autocondanna.
In un’ottica di riflessione più profonda, potrebbe essere utile interrogarsi su alcuni punti: -Che cosa rappresentano oggi, per lei, queste esperienze del passato? -Quale immagine di sé sente minacciata quando vi ripensa? -Cosa immagina potrebbero pensare di lei le altre persone se venissero a sapere questa cosa? Come reagirebbero?
Il bisogno di raccontare ogni aspetto di sé per potersi sentire amato sembra legato al timore profondo che esistano parti di sè “inaccettabili” che, se non confessate, renderebbero l’amore fragile o ingannevole. Questo meccanismo, spesso, è più connesso a un giudizio interno molto rigido che alla possibilità di un reale rifiuto esterno, come mostra anche l’esperienza che racconta con la sua ex compagna, la cui reazione è stata accogliente e non giudicante.
Accanto al tema della sessualità, emerge quindi con forza un tema relativo alla sua autostima e di integrazione dell’immagine di sé: la difficoltà ad accettare che una persona possa essere “una brava persona”, degna di affetto e amore, pur avendo vissuto esperienze che oggi non sente più rappresentative. Integrare non significa necessariamente approvare o desiderare di ripetere, ma riconoscere che quelle esperienze fanno parte della propria storia senza che debbano definire interamente il proprio valore.
Per questi motivi, ritengo che un percorso psicologico possa offrirle uno spazio sicuro e non giudicante, all’interno del quale esplorare con gradualità questi vissuti, comprenderne il significato profondo e lavorare sull’autocritica e sulla vergogna che oggi le causano sofferenza. In un contesto terapeutico potrà dare voce a queste parti di sé, favorendo nel tempo la costruzione di una relazione più stabile, compassionevole e integrata con se stesso.
Il fatto che lei stia chiedendo aiuto e manifesti il desiderio di imparare ad amarsi rappresenta già un segnale significativo di attenzione, responsabilità e cura verso di sé.
Buon pomeriggio,
Innanzitutto vorrei rassicurarti dicendo che la curiosità verso il proprio corpo non è problema. Immagino e comprendo la difficoltà a parlare di questo ma volevo apprezzare il coraggio che hai avuto nello scrivere tutto ciò. Il sentimento della colpa nasce quando commettiamo un atto che viene giudicato o pensiamo che sarà giudicato come qualcosa di socialmente inaccettabile o quando tale atto ferisce una persona a noi cara. In questo caso, la masturbazione, come atto che una persona fa in autonomia per procurarsi piacere erotico, è un tema che a livello sociale e nella nostra cultura è stato per molto tempo visto come qualcosa di riprovevole se non peccaminoso, anche se in realtà non ha nulla a che fare con ciò. Anzi, molte ricerche a riguardo, dimostrano che la masturbazione può avere degli effetti benefici sulla salute. Al di là di ciò, molti preconcetti che "assorbiamo" durante l'infanzia e l'adolescenza influenzano il modo in cui viviamo le nostre esperienze, portandoci a giudicare negativamente noi stessi anche se non si è commesso nulla di particolare o di grave. Come mi piace dire spesso, avere uno sguardo compassionevole per sé stessi (che non vuol dire essere autoindulgenti o raccontarsela) e cercare di accogliere i propri bisogni, desideri ed emozioni, può aiutare a stare meglio con sé e a volersi un po' più bene.
Con la speranza che quanto detto possa esserti di aiuto, ti auguro un buon weekend!
Innanzitutto vorrei rassicurarti dicendo che la curiosità verso il proprio corpo non è problema. Immagino e comprendo la difficoltà a parlare di questo ma volevo apprezzare il coraggio che hai avuto nello scrivere tutto ciò. Il sentimento della colpa nasce quando commettiamo un atto che viene giudicato o pensiamo che sarà giudicato come qualcosa di socialmente inaccettabile o quando tale atto ferisce una persona a noi cara. In questo caso, la masturbazione, come atto che una persona fa in autonomia per procurarsi piacere erotico, è un tema che a livello sociale e nella nostra cultura è stato per molto tempo visto come qualcosa di riprovevole se non peccaminoso, anche se in realtà non ha nulla a che fare con ciò. Anzi, molte ricerche a riguardo, dimostrano che la masturbazione può avere degli effetti benefici sulla salute. Al di là di ciò, molti preconcetti che "assorbiamo" durante l'infanzia e l'adolescenza influenzano il modo in cui viviamo le nostre esperienze, portandoci a giudicare negativamente noi stessi anche se non si è commesso nulla di particolare o di grave. Come mi piace dire spesso, avere uno sguardo compassionevole per sé stessi (che non vuol dire essere autoindulgenti o raccontarsela) e cercare di accogliere i propri bisogni, desideri ed emozioni, può aiutare a stare meglio con sé e a volersi un po' più bene.
Con la speranza che quanto detto possa esserti di aiuto, ti auguro un buon weekend!
Buon pomeriggio. Dalla storia che ha raccontato, penso che potrebbe trarre molto giovamento da un buon percorso di psicoterapia, con l'obiettivo, come ha scritto lei in chiusura, di imparare ad amare se stesso e di capire come mai le altre persone riescano a lasciare andare, mentre lei no.
Qualora lo desiderasse, sono a disposizione per un colloquio.
Qualora lo desiderasse, sono a disposizione per un colloquio.
Ti rispondo con molta cura, perché quello che descrivi non è “strano”, non è pericoloso e non dice nulla di sbagliato su chi sei, ma il dolore che provi è reale e va rispettato.
Le esperienze che racconti sono avvenute in adolescenza, in una fase in cui il corpo, la curiosità e l’identità sessuale sono in esplorazione. Moltissime persone sperimentano il proprio corpo in modi diversi, spesso guidate da informazioni trovate online, senza che questo definisca l’orientamento, i valori o la persona adulta che diventeranno. Non sono “atti”, ma tentativi di conoscenza, come accade in tanti ambiti della crescita.
Il problema oggi non è ciò che hai fatto, ma il modo in cui lo stai giudicando. Stai applicando allo te adolescente lo sguardo severo, idealizzato e romantico dello te adulto. Questo crea una frattura interna: una parte di te vorrebbe cancellare l’altra. È da qui che nasce la vergogna. Quando dici “se lo sapessero non mi amerebbero”, stai proiettando all’esterno un giudizio che in realtà è tuo verso te stesso. La prova che non sei “sbagliato” è già nei fatti: quando ne hai parlato, non sei stato rifiutato. E i tuoi amici ti vedono come una brava persona perché lo sei. Il bisogno di “dire tutto” per essere amato al 100% è tipico di chi teme che, se restasse qualcosa nascosto, verrebbe smascherato come indegno, come anche di chi spera di essere "perdonato", ma il perdono esterno non basta. L’amore sano non richiede esposizione totale, richiede autenticità nel presente, non confessione continua del passato.
Ti suggerisco alcuni passi concreti:
- Smetti di trattare quei ricordi come colpe: non sono colpe, sono esperienze chiuse, senza significato attuale.
- Quando il pensiero torna, non discuterlo (“è giusto/sbagliato”), ma riconoscilo: “Questo è un ricordo che non mi definisce”.
- Smetti di valutarti per ciò che non sei stato perfetto, e guardati per come vivi oggi (valori, relazioni, rispetto).
- La dignità personale non nasce dall’assenza di errori, ma dalla capacità di crescere.
- Non tutto di te deve essere raccontato per essere amabile.
Valuta un percorso psicologico focalizzato su vergogna, autocritica e bisogno di rassicurazione: ciò che descrivi somiglia molto a un circuito ossessivo di colpa, non a un problema sessuale. Non devi “diventare un’altra persona” per meritare amore.
Devi solo smettere di condannare chi sei stato.
Le esperienze che racconti sono avvenute in adolescenza, in una fase in cui il corpo, la curiosità e l’identità sessuale sono in esplorazione. Moltissime persone sperimentano il proprio corpo in modi diversi, spesso guidate da informazioni trovate online, senza che questo definisca l’orientamento, i valori o la persona adulta che diventeranno. Non sono “atti”, ma tentativi di conoscenza, come accade in tanti ambiti della crescita.
Il problema oggi non è ciò che hai fatto, ma il modo in cui lo stai giudicando. Stai applicando allo te adolescente lo sguardo severo, idealizzato e romantico dello te adulto. Questo crea una frattura interna: una parte di te vorrebbe cancellare l’altra. È da qui che nasce la vergogna. Quando dici “se lo sapessero non mi amerebbero”, stai proiettando all’esterno un giudizio che in realtà è tuo verso te stesso. La prova che non sei “sbagliato” è già nei fatti: quando ne hai parlato, non sei stato rifiutato. E i tuoi amici ti vedono come una brava persona perché lo sei. Il bisogno di “dire tutto” per essere amato al 100% è tipico di chi teme che, se restasse qualcosa nascosto, verrebbe smascherato come indegno, come anche di chi spera di essere "perdonato", ma il perdono esterno non basta. L’amore sano non richiede esposizione totale, richiede autenticità nel presente, non confessione continua del passato.
Ti suggerisco alcuni passi concreti:
- Smetti di trattare quei ricordi come colpe: non sono colpe, sono esperienze chiuse, senza significato attuale.
- Quando il pensiero torna, non discuterlo (“è giusto/sbagliato”), ma riconoscilo: “Questo è un ricordo che non mi definisce”.
- Smetti di valutarti per ciò che non sei stato perfetto, e guardati per come vivi oggi (valori, relazioni, rispetto).
- La dignità personale non nasce dall’assenza di errori, ma dalla capacità di crescere.
- Non tutto di te deve essere raccontato per essere amabile.
Valuta un percorso psicologico focalizzato su vergogna, autocritica e bisogno di rassicurazione: ciò che descrivi somiglia molto a un circuito ossessivo di colpa, non a un problema sessuale. Non devi “diventare un’altra persona” per meritare amore.
Devi solo smettere di condannare chi sei stato.
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso il suo vissuto e la sua difficoltà.
Le suggerisco di intraprendere un percorso di supporto psicologico per approfondire le ragioni per cui si sente così non amabile per questi ricordi che emergono, nonostante le esperienze che ha fatto di condivisione siano state positive e di accoglienza.
Credo che già il fatto di poterne parlare con qualcuno, in questo caso un professionista, e poter condividere questi ricordi possa farle sperimentare ancora quella sensazione di liberarsi da un macigno.
Le auguro il meglio, di poter stare meglio e di potersi volere un po' più bene.
Dott. Domenico Samele
la ringrazio per aver condiviso il suo vissuto e la sua difficoltà.
Le suggerisco di intraprendere un percorso di supporto psicologico per approfondire le ragioni per cui si sente così non amabile per questi ricordi che emergono, nonostante le esperienze che ha fatto di condivisione siano state positive e di accoglienza.
Credo che già il fatto di poterne parlare con qualcuno, in questo caso un professionista, e poter condividere questi ricordi possa farle sperimentare ancora quella sensazione di liberarsi da un macigno.
Le auguro il meglio, di poter stare meglio e di potersi volere un po' più bene.
Dott. Domenico Samele
Ciò che Lei porta oggi non è un semplice disagio, ma una sofferenza strutturata intorno al modo in cui guarda sé stesso. Lei parte dall’idea che quelle esperienze adolescenziali dicano qualcosa di incompatibile con la persona che sente di essere e con l’ideale di vita che ama, romantico, intenso, orientato a un legame profondo. Qui c’è un punto da interrogare con attenzione, perché Lei sta trattando quelle esperienze come se fossero una colpa morale attuale, mentre appartengono a un tempo in cui il corpo cercava, senza bussola simbolica, una risposta alla propria eccitazione, alla curiosità, alla scoperta dei limiti. Il dolore che sente oggi non nasce tanto da ciò che ha fatto allora, ma dal conflitto tra l’immagine che vorrebbe incarnare e il fatto che la Sua storia non coincida perfettamente con quell’immagine. Lei suppone che per essere amato debba essere totalmente trasparente, senza zone opache, come se l’amore potesse reggere solo a patto di una confessione integrale. Questo è un presupposto molto esigente, che finisce per trasformare il legame in una prova continua di purezza. Il bisogno irrefrenabile di raccontare tutto non è un segno di sincerità assoluta, ma il tentativo di liberarsi da una colpa che Lei stesso continua a rinnovare ogni volta che ci pensa. Il fatto che la Sua ex compagna non abbia dato peso a ciò che Lei ha raccontato è un dato importante: mostra che lo sguardo più duro è il Suo, non quello dell’altro. Lei dice che gli amici La considerano una brava persona, eppure questa convinzione viene cancellata da un dettaglio del passato che Lei non riesce a lasciare al suo posto. Questo indica che non è in gioco il valore di ciò che ha vissuto, ma il modo in cui oggi lo utilizza per giudicarsi.
Nel mio orientamento di lavoro si presta molta attenzione a queste dinamiche, perché l’amore per sé non nasce dal cancellare parti della propria storia, ma dal permettere che restino dove sono, senza farle diventare il metro con cui misurare tutto il resto. Non si tratta di dimenticare, ma di smettere di interrogare quelle esperienze come se dovessero ancora dire chi Lei è. È un lavoro che richiede tempo e uno spazio sicuro, dove la parola non serva a espiare, ma a rimettere ordine.
Se lo desidera, può contattarmi per trovare uno spazio di ascolto profondo, rispettoso e non giudicante, in cui lavorare su questo nodo e permettere che il rapporto con sé stesso diventi meno persecutorio e più abitabile.
La saluto cordialmente. Dottoressa Laura Lanocita
Nel mio orientamento di lavoro si presta molta attenzione a queste dinamiche, perché l’amore per sé non nasce dal cancellare parti della propria storia, ma dal permettere che restino dove sono, senza farle diventare il metro con cui misurare tutto il resto. Non si tratta di dimenticare, ma di smettere di interrogare quelle esperienze come se dovessero ancora dire chi Lei è. È un lavoro che richiede tempo e uno spazio sicuro, dove la parola non serva a espiare, ma a rimettere ordine.
Se lo desidera, può contattarmi per trovare uno spazio di ascolto profondo, rispettoso e non giudicante, in cui lavorare su questo nodo e permettere che il rapporto con sé stesso diventi meno persecutorio e più abitabile.
La saluto cordialmente. Dottoressa Laura Lanocita
Gentile Amico,
mi spiace molto per la vergogna e il dolore che sta provando. Ha provato alcune pratiche che ora fa fatica a mettere insieme all'idea che ha di se stesso. Si tratta di una contraddizione lancinante, che talvolta proviamo anche per azioni che non riguardano direttamente il sesso.
Nel suo racconto ravviso una dolorosa sproporzione tra le esperienze di auto-esplorazione e masturbazione, che sono frequenti, comuni e del tutto normali, e la vergogna che prova per esse; una sproporzione che probabilmente affonda in una ferita più profonda (forse in una severità circa il sesso ed il piacere che ha appreso durante la sua educazione?). Sembra che il punto sia CHI E' lei, se ha sperimentato quelle pratiche. Perché il sesso la definirebbe così definitivamente, quando non ha abusato di nessuno, non ha ingannato nessuno, non ha approfittato di una situazione di debolezza? Sembra che sia convinto che una persona che gioca liberamente con il suo corpo e ne trae piacere con le pratiche che ci descrive sia in qualche modo indegno? Ma dove sarebbe la sua indegnità?
Mi permetto di consigliarle un colloquio con uno psicoterapeuta, potrà chiarire cosa c'è sotto questa preoccupazione e questi sentimenti di vergogna così intensi. Abbia fiducia, supererà questo periodo e comprenderà meglio se stesso e gli altri.
con i migliori auguri,
dr. Ventura
mi spiace molto per la vergogna e il dolore che sta provando. Ha provato alcune pratiche che ora fa fatica a mettere insieme all'idea che ha di se stesso. Si tratta di una contraddizione lancinante, che talvolta proviamo anche per azioni che non riguardano direttamente il sesso.
Nel suo racconto ravviso una dolorosa sproporzione tra le esperienze di auto-esplorazione e masturbazione, che sono frequenti, comuni e del tutto normali, e la vergogna che prova per esse; una sproporzione che probabilmente affonda in una ferita più profonda (forse in una severità circa il sesso ed il piacere che ha appreso durante la sua educazione?). Sembra che il punto sia CHI E' lei, se ha sperimentato quelle pratiche. Perché il sesso la definirebbe così definitivamente, quando non ha abusato di nessuno, non ha ingannato nessuno, non ha approfittato di una situazione di debolezza? Sembra che sia convinto che una persona che gioca liberamente con il suo corpo e ne trae piacere con le pratiche che ci descrive sia in qualche modo indegno? Ma dove sarebbe la sua indegnità?
Mi permetto di consigliarle un colloquio con uno psicoterapeuta, potrà chiarire cosa c'è sotto questa preoccupazione e questi sentimenti di vergogna così intensi. Abbia fiducia, supererà questo periodo e comprenderà meglio se stesso e gli altri.
con i migliori auguri,
dr. Ventura
Buonasera, ciò che la fa soffrire non è quello che ha fatto, ma lo scarto tra chi era allora e l’immagine ideale che oggi vorrebbe avere di sé. Il desiderio, soprattutto nell’adolescenza, non è mai “pulito” o coerente con i nostri ideali: questo vale per tutti.
La vergogna nasce perché oggi giudica quel passato come se la definisse, ma non la definisce. Il bisogno di raccontare tutto per sentirsi amato è il tentativo di cancellare questa vergogna, ma l’amore non passa dalla confessione totale.
Il lavoro da fare non è dimenticare, ma smettere di punirsi per ciò che non coincide con l’ideale. Quando smette di trattare quel ricordo come una colpa, l’angoscia perde forza.
Un caro saluto
La vergogna nasce perché oggi giudica quel passato come se la definisse, ma non la definisce. Il bisogno di raccontare tutto per sentirsi amato è il tentativo di cancellare questa vergogna, ma l’amore non passa dalla confessione totale.
Il lavoro da fare non è dimenticare, ma smettere di punirsi per ciò che non coincide con l’ideale. Quando smette di trattare quel ricordo come una colpa, l’angoscia perde forza.
Un caro saluto
Buonasera.
Comprendo perfettamente il suo stato d'animo, dettato da una morale molto rigida che tende a farle percepire gli atti di autoerotismo che ha descritto come 'peccaminosi', 'sporchi', 'sbagliati'.
Sebbene rispetti - e ci mancherebbe altro! - questa sua angoscia nel ricordare quanto accaduto pochi anni fa, mi preme precisare che l'esplorazione del proprio corpo, con annessa la sperimentazione di nuove pratiche auto-erotiche, finalizzata alla ricerca del piacere... non ha nulla di sbagliato! Anzi!
È un processo normalissimo che ha inizio fin dall'infanzia, con la classica masturbazione.
Sarebbe interessante, invece, comprendere il motivo di questa sua tendenza a raccontare tutto, ma proprio tutto, di sé, pensando che solo in questo modo riuscirà ad essere sinceramente amato.
Nel caso avesse voglia di approfondire la questione, sono disponibile ad ascoltarla!
Mi occupo, tra le altre cose, anche di sessualità e posso ricevere online.
Cordialmente,
Dott.ssa Sofia Mezzasalma
Comprendo perfettamente il suo stato d'animo, dettato da una morale molto rigida che tende a farle percepire gli atti di autoerotismo che ha descritto come 'peccaminosi', 'sporchi', 'sbagliati'.
Sebbene rispetti - e ci mancherebbe altro! - questa sua angoscia nel ricordare quanto accaduto pochi anni fa, mi preme precisare che l'esplorazione del proprio corpo, con annessa la sperimentazione di nuove pratiche auto-erotiche, finalizzata alla ricerca del piacere... non ha nulla di sbagliato! Anzi!
È un processo normalissimo che ha inizio fin dall'infanzia, con la classica masturbazione.
Sarebbe interessante, invece, comprendere il motivo di questa sua tendenza a raccontare tutto, ma proprio tutto, di sé, pensando che solo in questo modo riuscirà ad essere sinceramente amato.
Nel caso avesse voglia di approfondire la questione, sono disponibile ad ascoltarla!
Mi occupo, tra le altre cose, anche di sessualità e posso ricevere online.
Cordialmente,
Dott.ssa Sofia Mezzasalma
Gentile utente di mio dottore,
non so come sia arrivato a provare cosi tanta vergogna per esperienze di autoerotismo che possono averla accompagnata in un determinato periodo della vita. Però se i vissuti di colpa ad oggi occupano uno spazio molto grande nella vita di tutti i giorni al punto tale da non farle più vivere bene il rapporto con se stesso e con gli altri varrebbe la pena consultare uno psicoterapeuta ed intraprendere un percorso di psicoterapia. Questo con il tempo potrà aiutarla a venir fuori da una situazione di profonda sofferenza.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
non so come sia arrivato a provare cosi tanta vergogna per esperienze di autoerotismo che possono averla accompagnata in un determinato periodo della vita. Però se i vissuti di colpa ad oggi occupano uno spazio molto grande nella vita di tutti i giorni al punto tale da non farle più vivere bene il rapporto con se stesso e con gli altri varrebbe la pena consultare uno psicoterapeuta ed intraprendere un percorso di psicoterapia. Questo con il tempo potrà aiutarla a venir fuori da una situazione di profonda sofferenza.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno,
dalle sue parole emerge una sofferenza intensa legata a sentimenti di colpa e vergogna che sembrano riattivarsi nel presente. In realtà non è tanto ciò che è accaduto in passato a creare il dolore, quanto il modo in cui oggi viene interpretato e utilizzato per giudicare se stessi.
Il bisogno di “dire tutto” per sentirsi amabili e il timore di non poter essere accettati rimandano a un rapporto con se stesso faticoso, che merita ascolto e cura. Imparare a costruire un rapporto più gentile con se stessi è spesso un passaggio fondamentale anche nelle relazioni con gli altri. Un percorso psicologico pottrebbe aiutarla a comprendere meglio l’origine di questi vissuti, a lavorare sulla vergogna e sull’autostima per sostenere un'immagine di sé più integrata e meno punitiva. Chiedere aiuto è un passo importante verso il prendersi cura di sé. Un caro saluto, PR.
dalle sue parole emerge una sofferenza intensa legata a sentimenti di colpa e vergogna che sembrano riattivarsi nel presente. In realtà non è tanto ciò che è accaduto in passato a creare il dolore, quanto il modo in cui oggi viene interpretato e utilizzato per giudicare se stessi.
Il bisogno di “dire tutto” per sentirsi amabili e il timore di non poter essere accettati rimandano a un rapporto con se stesso faticoso, che merita ascolto e cura. Imparare a costruire un rapporto più gentile con se stessi è spesso un passaggio fondamentale anche nelle relazioni con gli altri. Un percorso psicologico pottrebbe aiutarla a comprendere meglio l’origine di questi vissuti, a lavorare sulla vergogna e sull’autostima per sostenere un'immagine di sé più integrata e meno punitiva. Chiedere aiuto è un passo importante verso il prendersi cura di sé. Un caro saluto, PR.
Buongiorno,
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da indagare meglio questo suo senso di colpa che descrive.
Le auguro il suo meglio.
LM
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da indagare meglio questo suo senso di colpa che descrive.
Le auguro il suo meglio.
LM
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