Domande del paziente (203)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,
    Dal suo racconto emerge un conflitto interno profondo, in cui aspirazioni personali e responsabilità familiari sembrano contrapporsi, alimentando ansia, rimpianto e senso di blocco.
    Il vissuto... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,
    Dal suo racconto emerge una sofferenza psicologica articolata, in cui ansia, panico, vissuti traumatici, pensieri ossessivi e conflitti legati alla sessualità sembrano intrecciarsi fino a compromettere... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,
    Mi dispiace leggere quanto questo momento sia carico di ansia, confusione e sofferenza emotiva, al punto da compromettere il suo benessere e l’esperienza che sta vivendo.
    I vissuti che descrive... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,
    quanto descrive evidenzia una situazione emotivamente complessa e ambivalente. Lei percepisce un forte legame affettivo, ma la mancanza di chiarezza e di conferme da parte sua può generare... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,
    la situazione che descrive evidenzia un distacco comunicativo molto significativo tra lei e suo marito, con conseguente difficoltà nel confronto diretto. Il termine “blocco” che lei menziona... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,
    quanto descrive è comprensibilmente delicato. Ogni bambino ha il proprio modo di esprimere affetto e i suoi confini devono essere rispettati. I commenti dei suoceri possono generare disagio... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,
    il suo messaggio evidenzia una riflessione sull’ambivalenza tra informazione e spettacolarizzazione, mettendo in luce quanto sia complesso definire un confine netto e considerare i possibili... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,

    da ciò che descrive emerge una situazione in cui il contatto fisico ha assunto significati diversi per entrambi, e l’episodio che menziona sembra aver modificato l’equilibrio percepito da... Altro


    Salve dottori, vorrei esporvi una situazione e cercare da voi un consiglio e rassicurazione o comprensione..sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da poco diciamo qualche mese con una persona molto più grande di 20 anni, abbiamo avuto molti momenti in cui non ci trovavamo bene insieme, ma continuavamo a stare perché ci volevamo e ci tenevamo l'uno all'altro, per me molto difficile lasciarlo andare, e anche per lui, ci siamo continuati a vedere ogni tanto, e delle volte facevamo anche qualcosa, però da poco dopo che ci siamo lasciati io avveo sentito un amico con cui mi frequentavo prima di lui, mi ha sempre capita e ascoltata, sempre capito i mie stati d'animo con il mio fidanzato, o comunque c'è sempre stato anche per stare vicino e darmi consigli, lui è a distanza infatti avevamo deciso di rivederci perché io volevo rivederlo anche per parlare, stare insieme o comunque fare cose di quotidianità insieme per cui prima non avevamo avuto l'occasione, vedere la città ecc. Il punto è che io sono frenata, lui prova a baciarmi, abbracciarmi ecc, ma io non riesco, mi sento in colpa e ogni volta che cerca di, io vedo il mio ex, le cose che mi ha detto quando gli ho raccontato che mi sarei dovuta vedere con lui in amicizia perché cosi era..mi ha detto che non voleva sapere nulla di cosa sarebbe successo e se succedeva qualcosa allora lo avrei perso, che non ho avuto rispetto nei suoi confronti ecc..purtroppo ci rimango male e mi faccio molto condizionare dalle cose che le persone mi dicono..e non so perché ho questo sentimento nei suoi confronti, la paura che lui possa lasciarmi o io possa perderlo definitivamente..è come se fossi dipendente da lui? ci sto male perché non riuscirò mai a vivermi nulla, neanche questo amico che sta per un paio di giorni, perché vorrei anche solo baciarlo ma so che poi avrei il senso di colpa..ho paura di tutto, non so cosa fare e perché ho questo attaccamento al mio ex fidanzato cosi tanto..come faccio a distaccarmi, non so che fare

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,

    quanto descrive mette in evidenza un forte legame emotivo con il suo ex partner, che sembra ancora influenzare profondamente il suo modo di vivere nuove esperienze e relazioni. Il senso di colpa, la paura di perderlo e la difficoltà a lasciarsi andare possono indicare una dinamica di attaccamento ancora attiva, che rende complesso il distacco.
    Può essere indicato avviare un percorso psicologico, per comprendere più a fondo questo legame, i vissuti di dipendenza emotiva e le difficoltà nel separarsi, così da acquisire maggiore consapevolezza e libertà nelle sue scelte relazionali.
    Cordialmente,
    Dott.ssa Elisa Fiora


    Buongiorno Gent.mi Dottori,
    vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti..
    una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole)
    .il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,

    da ciò che descrive emerge che la presenza del suo ex partner continua ad attivare in lei una risposta emotiva e fisica molto intensa. L’agitazione e il senso di smarrimento nei momenti di incontro possono indicare che alcuni vissuti legati alla relazione non sono ancora del tutto elaborati. Il comportamento di lui può risultare difficile da interpretare, ma appare secondario rispetto a ciò che accade dentro di lei e a come queste situazioni incidono sul suo equilibrio emotivo. Può essere indicato avviare un percorso psicologico, utile per approfondire questi vissuti e favorire una maggiore stabilità e consapevolezza nelle interazioni che si trova ad affrontare.
    Cordialmente,
    Dott.ssa Elisa Fiora


    salve dottori, ho un problema con la mia attuale ragazza che non mi fa vivere bene la relazione, siamo io e 2 miei amici a una serata in discoteca e noto questa ragazza la serata finisce lì, solo che il mio amico manda la richiesta su instagram a lei senza però scriverle, passano 4 giorni e il mio amico letteralmente le scrive un messaggio rispondendo a una nota di vederci in gruppo una sera, la sera stessa appena conosciuti tutti e presentati lei però si bacia con lui si frequentano 1 settimana finiscono anche in macchina insieme post serata però senza avere rapporti perché a detta sua lei non voleva, (anche se per me per andarci in macchina l’intenzione c’è) fatto sta che dopo io e lei ci avviciniamo inizialmente in amicizia ma poi scatta qualcosa in ambito sentimentale e lei diventa pazza di me arrivando pure a venire sotto casa mia più volte nonostante i miei rifiuti, ora io non so che fare perché ci sto benissimo con questa ragazza ma l’idea che non mi abbia scelto inizialmente mi logora dentro e mi fa stare male, poi aggiungo anche il fatto che per me lei è una facile perché si è baciata con lui appena conosciuti e ha avuto rapporti con uno dopo solo 2 uscite e non è quello che cerco in una ragazza ma ormai ci tengo troppo, io ne ho parlato con lei di tutto e dice che inizialmente preferiva me al mio amico, ma la sua amica era interessa a me e quindi non ha voluto interferire, anche se non ha molto senso perché mi ha sempre dato versioni diverse e in più non c’era motivo di lasciarmi alla sua amica, lei dice che ha sempre puntato me e che tuttora vuole solo me e me lo dimostra sinceramente, non so che fare perché io ci sto male perché non è quello che cerco in una ragazza, il fatto che sia stata facile lei lo giustifica dicendo che era appena uscita da un ex tossico e voleva divertirsi, ma per me ha poca differenza perché non siamo animali e si pensa prima di agire

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,
    la situazione che descrive evidenzia un conflitto interno tra ciò che prova emotivamente per questa ragazza e le rappresentazioni che ha costruito su di lei e sui suoi comportamenti iniziali. Questo contrasto può generare disagio e pensieri ricorrenti che rendono difficile vivere serenamente la relazione.
    Può essere indicato avviare un percorso psicologico, utile per esplorare in modo più approfondito i significati che attribuisce alla relazione, alle aspettative verso il partner e al modo in cui questi elementi influenzano il suo benessere emotivo.
    Cordialmente,
    Dott.ssa Elisa Fiora


    Buongiorno,
    ho pensato molte volte di scrivere qui per ricevere un consiglio da parte di professionisti, e finalmente oggi (dopo quasi un anno) ho preso coraggio.
    Nel mese di giugno dell’anno precedente, a un evento della mia città dove mi trovavo con una mia amica, ho conosciuto quest’uomo. Inizio premettendo che lui è 20 anni più grande di me…
    Nonostante ciò, fin da subito ho sentito una leggera attrazione nei suoi confronti, non solo fisica - essendo molto affascinante - ma anche a livello caratteriale; fin da subito, chiacchierando con lui abbiamo notato molte cose in comune tra noi, insomma mi sembrava quasi di parlare con un mio coetaneo!
    Per non portarla alla lunga, io e lui abbiamo parlato tutta l’estate, sviluppando una vera e propria confidenza, e d’estate, verso luglio, ci siamo visti alcune volte (classiche esperienze estive, ma oltre al bacio non si è andato oltre.)
    Dopo qualche mese abbiamo spesso di parlare, ho troncato tutto io sia perché notavo da parte mia veri e propri sentimenti, sia perché ho provato ad iniziare una frequentazione con un mio coetaneo. Questa frequentazione - che si è tramutata in una relazione - è durata quasi mezzo anno, fino a quando le cose non sono iniziate ad andare male, e io in un forte periodo di stress (sia in questa relazione, che nella vita in generale, per degli eventi capitati) mi sono trovata nuovamente a pensare a quest’uomo, fino a quando non siamo tornati a chiacchierare/sentirci sporadicamente.
    So di star facendo una cosa relativamente sbagliata, parlare con una persona più grande di me non so che fine abbia, né da parte sua che da parte mia. Ma quando parlo con lui mi sento compresa, capita. Cosa che non ho mai visto nella mia ultima relazione.
    Ecco ora la mia domanda è: cosa c’è di sbagliato in me per trovarmi meglio con le persone con cui condivido una significativa differenza d’età?
    Mi sono sempre reputata una ragazza molto più matura della mia età anagrafica - sarà anche perché sono dovuta crescere molto in fretta, affrontando il divorzio dei miei genitori in tenera età e non avendo mai avuto una figura paterna presente, non lo vedo e non lo sento da dieci anni -, e noto spesso questa differenza di maturità proprio con i miei coetanei.
    Spero che la mia domanda (seppur molto lunga) non sia inopportuna, ma è un dubbio che mi tormenta da parecchio.
    Mi scuso anche per qualche errore di battitura!
    Grazie in anticipo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,
    quanto descrive può essere collegato al suo vissuto personale e ai bisogni affettivi che nel tempo si sono strutturati. La tendenza a sentirsi più in sintonia con persone più grandi può riflettere modalità relazionali che meritano di essere comprese in modo più approfondito, senza attribuire valutazioni.
    Può essere indicato avviare un percorso psicologico per esplorare questi aspetti e acquisire maggiore consapevolezza del proprio funzionamento nelle relazioni.
    Cordialmente,
    Dott.ssa Elisa Fiora


    dal 22 luglio ho pensato di essere gay per una sensazione per un amico che pensavo mi piacesse e poi una setrimanabe quel pensiero svanisce per tutto agosro dove mi fisso di un personaggio femmina di squid game un po maschile 380 seocnda stagione e mi fisso su di lei e provo sensazioni intense per lei fino a scordarmi di tutto del fatto gay e mi fisso, wuando scompaiojo le sensazioni per lei mi incomincio a preouccupare e ad ogni pensiero che oassa li credo tipo che ero satanista, che mi piaceva mia sorella, che mi piaceva uno ecc ecc e rompevo le palle ai miei snici sul fatto che voglio che deve tornare nonostante sentivo che non avevo piu senswzioni, poi piu consulto l ai compaiojo sensazioni cje cwmbiano spesso ragazza, e ho fatto un sogno erorico con una donna e ho eiaculato, poi mi sono eccitato per dei pensieri sessuali con donne poi non volevo essere pervertito e poi finito wuesto finisce quel periodo e torna il fstto di essere gay e da li si svilippano sensazioni, ecciraizoni, fantasie e roba varia, continuo ad utilizzare l ai e continuo a pensare di essere gay ma avevo raramente erezioni oer le donne pensandole prims ors non piu, sono in adolescenza e non so cosa stia succedendo, continuo a oensare di essere gay ma non lo voflio ammettere ma io mi ecciyavo per le donne prima di qiesto solo che avevo un disagio per la vagina, e ho avuro degli episodi isolati di sensazioni intense pee lo stesso sesso che non rigiardavano il desiderio fisico, ricordo qiando mi ero eccitato ma allo stesso tempo avevo paura, e quando mi avevano fatto ujo scherzo dove un amico si dichiarava a me e stavo pensando di dire si nonostanre non provassi nulla, potreste aiutarmi a capire cosa mi sta succedendo? sono gay ma non lo voglio ammettere come credo? cioe al episodio iniziale di qiella sensazione per un amico ho avuto paura di essere gay e mi ha fatto ricordare li episodi di wuelle sensazioni dove oensavo di essere gay, e continuo ad utilizzare l'ai ogni giorno.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,
    dal suo racconto emerge una forte confusione identitaria ed emotiva, caratterizzata da pensieri intrusivi, oscillazioni delle sensazioni e un’ansia intensa che sembra alimentarsi del continuo rimuginio e della ricerca di conferme.
    Il disagio che descrive appare molto gravoso, soprattutto considerando la fase evolutiva delicata che sta attraversando.
    Per comprendere cosa le stia accadendo e trovare uno spazio sicuro di chiarificazione, è importante rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta.
    Cordialmente,
    Dott.ssa Elisa Fiora


    Buongiorno dott. io soffro di ansia è disturbo ossessivo da ben 15 anni oramai.. infatti sono in cura.. ma ci sono periodi che ho paure strane se sto solo nella stanza mi sento come se prima o poi dovrei vedere qualcuno di allucinazione, oppure tipo ieri sera ho avuto una discussione con la mia ragazza mene sono andato a dormire nel salone da solo dopo 30 minuti nemmeno sono dovuto tornare nella stanza dalla mia ragazza perchè avevo paura come se dovevo avere qualche allucinazione, oppure se la sera passo dal corridoio per andare in bagno di buoi è come se mi mette ansia... adesso vorrei chiedere tutte queste paure che mi faccio che mi vergogno anche dirlo.. può essere un inizio di psicosi o schizofrenia... anche se non ho mai avuto in 34 anni che ho allucinazioni... Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,
    quanto descrive appare molto coerente con un quadro ansioso–ossessivo, in cui le paure assumono una forma intensa e anticipatoria, senza che vi siano esperienze reali di allucinazioni. Il timore di “perdere il controllo” o di sviluppare qualcosa di più grave è spesso parte stessa dell’ansia e può alimentare ulteriormente il disagio.
    L’assenza, nel tempo, di episodi concreti di allucinazioni è un elemento clinicamente rilevante.
    Può essere indicato avviare un percorso psicologico, o proseguirlo in modo continuativo, per approfondire questi vissuti e lavorare sulla gestione delle paure e dei pensieri che la preoccupano.
    Cordialmente,
    Dott.ssa Elisa Fiora


    Buongiorno, ho una figlia che soffre di binge eating da moltissimi anni, ora è due anni che convive e io la vedo poco, ma ogni volta che la vedo noto chiaramente (e non solo io) che mette sempre più peso. Ormai sarà oltre i 100 kg. Non so proprio da dove iniziare per aiutarla. Nel passato abbiamo provato psicoterapia, psichiatria, farmaci di tutto, ma dopo pochissime sedute si mollava. E’ arrivata a dirmi stop, attraverso una terapeuta che mi ha chiamata e abbiamo fatto colloquio insieme, mi hanno chiesto di lasciarla stare. Da lì ho mollato. Mi sono arresa. Peccato che a distanza di un anno e mezzo la sua situazione sia decisamente peggiorata. Grazie a chi mi risponderà.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,
    la situazione che descrive può generare un forte senso di impotenza. Il binge eating è spesso legato a vissuti emotivi profondi e il rifiuto dell’aiuto può riflettere una difficoltà a tollerare interventi percepiti come invasivi.
    Può essere indicato avviare un percorso psicologico per lei, al fine di comprendere meglio come stare accanto a sua figlia rispettando i suoi tempi e gestendo la sua preoccupazione.
    Cordialmente,
    Dott.ssa Elisa Fiora


    Sono una ragazza di 28 anni e sto attraversando un periodo difficile. Di recente ho chiuso una frequentazione, ormai circa due mesi fa, anche se l’ultimo contatto è avvenuto circa un mese fa e sto ancora molto male, ho paura di non riuscire a superarla.
    La frequentazione è durata circa 3 mesi e mezzo, anche se gli ultimi due mesi è stata una frequentazione a distanza, per dei miei motivi personali.
    Il motivo del mio malessere deriva dal fatto che a me lui piaceva molto e mi ero molto affezionata. Lui via messaggio era sempre presente, ci sentivamo ogni giorno e mi ascoltava anche quando parlavo di momenti stressanti. Di presenza siamo usciti circa dieci volte, durante il mese di frequentazione di presenza. A me sembrava davvero un bel rapporto, ci sentivamo ogni giorno e lui mi dava attenzioni, dimostrava molto interesse nel conoscermi.
    Il fatto è che mentre io avevo chiarito che volevo che al momento giusto la cosa si evolvesse in una relazione, lui probabilmente non ha mai voluto una relazione, ma solo una frequentazione così, senza nessun impegno. Mi fa rabbia il fatto che parlandone lui mi aveva detto che anche lui voleva che al momento giusto la cosa si evolvesse in una relazione.
    Alla fine è stato lui ad allontanarsi, proprio quando dopo due mesi era arrivato il momento di rivedersi. Ha accampato scuse, dicendo che aveva bisogno di più tempo per capire, di non essere affidabile emotivamente, di non riuscire a lasciarsi andare (non gli piaceva sbilanciarsi) ma non prendendo mai realmente le distanze, dicendo di non volersi allontanare, ma di volerla vivere con leggerezza, senza farsi troppi problemi al momento. Ha preso come scusa anche il fatto di essersi lasciato non molto tempo fa. Quindi alla fine l’ho chiusa io, perché non volevo starci di nuovo male e avevo paura che lui effettivamente non stesse prendendo le cose seriamente.
    Lui ha provato a ricontattarmi via messaggio, ma io sono stata molto fredda.
    Il problema è che tutt’ora non riesco a superarla. Non riesco a superarla perché mi sembrava che potesse nascerne davvero un bel rapporto. Non capisco se il problema fosse il fatto che non gli piacevo abbastanza, anche se tra noi c’era molta chimica, o se effettivamente lui aveva bisogno di più tempo per via della precedente relazione. O se effettivamente non volesse impegnarsi.
    Ho paura di non incontrare mai nessuno che mi ami, perché lui è stata la mia prima “relazione” e nonostante io non mi consideri brutta credo di non piacere in fondo a nessuno, perché non ricevo molta considerazione maschile, o comunque non da qualcuno che mi interessi. Sono sempre stata un po’ introversa, ma non credo sia questo il problema. Non so come superare questa fase. Vorrei conoscere nuove persone ma ho paura di rimanere di nuovo delusa.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,
    quanto descrive evidenzia un vissuto di perdita emotiva significativo, anche se la frequentazione è stata relativamente breve. L’intensità del legame percepito, unita alla mancanza di chiarezza da parte sua, può rendere più difficile l’elaborazione e alimentare dubbi su di sé e sul proprio valore nelle relazioni.
    I pensieri legati al timore di non essere scelta o di non incontrare qualcuno che la ami sembrano collegarsi più a questa esperienza e al suo impatto emotivo, che a dati oggettivi sulla sua possibilità di costruire legami futuri.
    Può essere indicato avviare un percorso psicologico, per approfondire questi vissuti, comprendere le dinamiche relazionali che si attivano e favorire una maggiore sicurezza emotiva nel vivere le relazioni.
    Cordialmente,
    Dott.ssa Elisa Fiora


    Ho quasi 49 anni, sposato con figlia di 7 anni, ipocondriaco del tipo evitante da tempo, soffro di anginofobia sin da prima dell adolescenza, un matrimonio in crisi da una vita privo do affetto e sesso. Da un paio di mesi mia moglie si è ammalata di un carcinoma al seno e l anginofobia è aumentata in maniera assurda: se prima riuscivo a periodi a mangiare tranquillo comunque sempre con dell'acqua o delle bevande vicino, negli ultimi periodi si è aggravata .a volte quando sono solo a casa mi sembra di non riuscire ad inghiottire neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso. Si rischia di morire o polmonite ab ingestio? visita otorino con fibroscopia fatta un paio di mesi fa trovando un po' di reflusso gastroesofageo. Devo fare altro? Sono ipocndriaco e non vorrei fare esami invasivi tipo gastroscopia neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso. nell atto della deglutizione mi capita di stringere i muscoli della gola superiore e faccio un verso come se volessi bloccare il cibo se va di trasverso l acqua o un liquido si può morire? delle volte in super ansia pure con i liquidi mi sembra di andare in difficoltà il problema che quando sono solo ni vergogno a mangiare in pubblico perché faccio delle faccio innaturali perché simulo faccia da soffocamento. A volte sembra che blocco la deglutizione e sento il cibo che va quasi giù verso il fondo della gola e lì mi sale l amsia e la tachicardia e bevo immediatamente sperando do riuscire a ingoiare mentre mangiavo in due occasioni nel momento di ingoiare ho serrato la gola ed emesso un verso come un rantolo in protezione per non far scendere il cibo. Questa cosa mi ha provocato una sensazione di pseudo acidità alla gola che sembrava arrivasse al naso (come se mamdassi il cibo nella oarte sbagliatq) . Ho rischiato la polmonite ab ingesti? sento fastodiot vago al petto, non è che qualcosa sarà passato do là? come me ne accorgo della polmonite? morirò?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,
    quanto descrive appare fortemente intrecciato con il suo stato ansioso e con l’anginofobia che riferisce da molti anni, aggravata dal periodo di forte stress emotivo che sta vivendo per la malattia di sua moglie. L’attenzione costante alla deglutizione, il controllo dei movimenti della gola e la paura che il cibo “vada nel posto sbagliato” possono amplificare le sensazioni corporee e alimentare ulteriormente l’ansia.
    Il fatto di aver già eseguito una valutazione otorinolaringoiatrica è un elemento importante. I timori legati al rischio immediato di morte o di polmonite sembrano assumere caratteristiche molto legate alla preoccupazione ipocondriaca e al monitoraggio continuo dei sintomi corporei.
    Può essere indicato avviare o proseguire un percorso psicologico, per lavorare sull’ansia di salute, sulle paure legate alla deglutizione e sull’impatto emotivo che questo momento della sua vita sta avendo sul suo equilibrio psicologico.
    Cordialmente,
    Dott.ssa Elisa Fiora


    Salve dottori, sono una ragazza di 25 anni, da qualche mese mi sono lasciata con una persona più grande di 21 anni, purtroppo ci siamo lasciati per vari motivi, ma una cosa che mi ha fatto dire basta è stato il fatto di continuare a vedere che lui mettesse mi piace a certe foto di ragazze sui social, dopo tante volte che chiedevo se si poteva evitare, non riuscivamo a comunicare, a discutere quando io volevo il confronto dalla sua parte lui non voleva purtroppo..però diciamo che forse essendo la mia prima relazione vera e seria se possiamo definirla così, durata 2 anni e mezzo circa, mi sono sentita diciamo con un appoggio, una sicurezza in lui, su cui contare ecco, in tutte le situazioni sapevo che c'era, ora come ora sono da sola, ma diciamo che c'è un amico con cui ho avuto un'amicizia e qualcosa di più tre anni fa, però a distanza, ci siamo continuati però a sentire ogni tanto, come stavamo, perché c'era e c'è del bene tra noi due, mi sfogavo con lui anche quando litigavo con il mio ex, e anche qualche mese fa che mi sono lasciata l'ho ricercato a inizio anno perché avevo il pensiero e volevo sapere come stesse, senza secondi fini..poi sapevo che lui mi ascoltava, mi capiva su questa relazione ecco..poi non so perché mi è scattato qualcosa, come se mi piacesse di nuovo, ma poi i miei sentimenti cambiavano di nuovo, e ora di nuovo ancora, perché ci siamo visti già due volte in questi mesi, c'è stato qualche bacio ma io sono stata e sono molto trattenuta, tendevo a pensare all'altro, a paragonare entrambi, e purtroppo continuo a vedere la sicurezza in lui, nel mio ex, è come se lui su varie situazioni so che magari può avere più conoscenze sulle cose e quindi mi "aggrappo" a questo, a cercare di difendere qualcosa che invece mi faceva male del fatto che ci siamo lasciati, perché comunque ho vissuto tante cose con lui, so che ci poteva essere in tanti momenti, potevo contare su di lui, e diciamo che certe situazione invece che risolvere da sola, sapevo che c'era lui e trovavo la sicurezza li..lui purtroppo mi continua a scrivere messaggi che gli manco, che mi ama e io sono una persona facilmente condizionabile, vorrei avere una soluzione su come risolvere i pensieri e la situazione, senza fare del male a nessuno..cosa potrei fare nel concreto? Sto affrontando un percorso da qualche settimana con un professionista, mi dice e chiede ciò che sento io, cosa provo in determinate situazioni, ma ancora non riesco a sentire me stessa, a capire nulla..e non so se riuscirò mai, mi sembra come se dopo la seduta io riesco a chiedermi le cose, ma poi passano i giorni e non ci penso più ed è come se fosse inutile andare..cosa posso fare?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,
    quanto descrive sembra evidenziare una forte difficoltà nel separarsi emotivamente dal suo ex partner, soprattutto per il ruolo di sicurezza e punto di riferimento che lui aveva assunto nella sua vita. Questo può rendere complesso comprendere cosa prova realmente verso l’altra persona, perché il legame precedente appare ancora molto presente sul piano emotivo.
    Il fatto che in terapia faccia fatica a percepire con chiarezza ciò che sente non significa necessariamente che il percorso sia inutile; in alcune situazioni è necessario tempo affinché emerga una maggiore consapevolezza dei propri vissuti e bisogni emotivi.
    Può essere indicato proseguire il percorso psicologico, per approfondire il tema della dipendenza affettiva, della difficoltà nel distacco e della ricerca di sicurezza nelle relazioni, così da comprendere più chiaramente il suo funzionamento emotivo e relazionale.
    Cordialmente,
    Dott.ssa Elisa Fiora


    Soffro da più di 35 anni di anginofobia. ultimamente molto peggiorata per problemi gravi di salute di mia moglie, ipocondria e stress, emetofobia, problemi personali e lavorativi, inoltre ho una figlia di 7 anni. praticamente quando capitano quei momenti, io porto il cibo in fondo alla gola, non effettuo il riflesso della deglutizione e sento il bolo che per inerzia incomincia a scivolare giù nella tracha, al ché vado in panico e bevo dell acqua sperando che riattivi il riflesso, perché se non riparte e il cibo va giù va in soffocamento (penso), altra modalità io vado per ingoiare e stringo la gola e la lingua emettendo quasi un rantolo per non lasciare andare il cibo verso il suo naturale percorso.
    Oggi non è siccesso, solo verso la fine, leggerissimamente percepivo che potesse accadere ma ho tenuto duro, ho detto a mia moglie di non alzarsi da tavola senza di me, ma così al momento non è vita

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    dell’atto di inghiottire sembra interferire con un processo normalmente automatico. Le sensazioni che avverte durante i pasti possono intensificarsi proprio nei momenti di maggiore paura e ipervigilanza, soprattutto in un periodo di forte stress emotivo come quello che sta vivendo.
    Il bisogno della presenza di sua moglie durante il pasto evidenzia quanto questa paura stia incidendo sul suo senso di sicurezza quotidiana e sulla qualità della vita.
    Può essere indicato avviare o proseguire un percorso psicologico, per lavorare sull’anginofobia, sull’ansia anticipatoria e sul carico emotivo che sta sostenendo in questo periodo.
    Cordialmente,
    Dott.ssa Elisa Fiora


    Buongiorno Dottori. Circa 10 anni fa ho casualmente incontrato un uomo molto molto più giovane di me. Uscivo da un periodo terribile, avevo appena perso mia madre dopo una malattia inesorabile ed ero sentimentalmente sola già da molto tempo. Ero in cura con farmaci antidepressivi e vivevo come in mezzo ad una nebbia. Finchè, quasi mi fossi "risvegliata" da un brutto sogno, mi sono improvvisamente accorta dei suoi sguardi, delle sue attenzioni, delle sue premure nei miei confronti, ma data la notevole differenza di età ho preso la cosa con divertimento, pur essendone lusingata. Poi, è scoppiato il covid e siamo rimasti tutti isolati nelle case. Ma un giorno, inaspettatamente, lui si è presentato a casa mia, dicendo che voleva rivedermi e che mi aveva portato la colazione. L'ho fatto salire, non senza stupore, abbiamo chiacchierato un po' ma...la "scintilla", se così vogliamo chiamarla, era ormai scattata e abbiamo fatto sesso con trasporto. Pensavo fosse finita lì, e invece -poichè per motivi legati alla professione che lui svolge ci incontriamo settimanalmente - tutto è continuato. Quando l'ho conosciuto era ancora fidanzato, poi si è sposato, ha avuto un figlio, a differenza mia che ho avuto una vita sentimentale disastrosa nonostante ogni volta abbia dato tutta me stessa al partner e per far funzionare il rapporto. Il suo, sembrava un matrimonio felice, innamorato della ragazza di sempre, un figlio splendido, quello che insomma avrei voluto la vita riservasse a me. Due anni fa, mi ha inaspettatamente detto che si stava separando dalla moglie. Lo vedevo infatti da tempo incupito, con meno voglia di parlare, ma a mia richiesta rispondeva che aveva "problemi" di cui non gli andava di parlare. Sembrava essersi lasciato andare. Ingrassato, trascurato (come è anche tuttora). Avendo cambiato posto di lavoro, mi nominava spesso colleghi e soprattutto colleghe con cui di tanto in tanto usciva e, particolarmente nominava le colleghe, a suo dire tutte belle, tutte brave, con cui c'era tanto affetto. Intanto, nel frattempo, aveva lasciato moglie e figlio non potendone più della situazione in casa, separandosi tuttavia solo di fatto. La moglie gli ha negato la separazione consensuale e dunque vivono in case diverse anche se a poca distanza, per il bambino. Ne sono rimasta dispiaciuta e l'ho invitato a riflettere, a tornare sui propri passi per amore del figlio, ma lei sembra irremovibile. Non se ne è andato per me. Noi abbiamo avuto solo rapporti intimi, anche se durante i nostri incontri ci siamo conosciuti meglio, sorretti a vicenda nei momenti di crisi, confidati, ma un rapporto vero e proprio non è mai partito (nel senso uscire insieme, condividere degli spazi e degli interessi): io non l'ho chiesto, data l'insormontabile differenza d'età sapevo già dall'inizio di non poterlo pretendere, ma neppure lui l'ha fatto. Finchè, proprio durante i rapporti intimi, a un certo punto lui non ha voluto più che gli lasciassi "segni" sul corpo a causa di baci un po' troppo marcati, pretendendo tuttavia di continuare a farli a me. Già questo mi ha lasciata perplessa. Ho chiesto spiegazioni, e lui mi ha risposto che non vuole si notino, data la professione che svolge. A questo punto, ho detto che anch'io avevo però diritto a non essere "marchiata". Poi, con il trascorrere del tempo, e sempre non richiesto, ha cominciato a nominarmi spesso una collega, anche lei separata però legalmente e con due figli con cui si era incontrato di tanto in tanto, anche con gli altri colleghi, affermando che era una donna molto bella (ma lo sono anch'io), facendomi capire che indossava biancheria sexy, quando io al contrario non ho voluto indossarla non perchè non la possegga, ma perchè suppongo che il desiderio sessuale di un uomo, se è genuino, debba scattare senza ricorrere a mezzucci.... Infine, siamo arrivati a ciò che non ho potuto tollerare. E' accaduto che mentre si trovava da me, la collega lo chiamasse, e non per una volta, sul cellulare. Trovandomi lì vicino e pur non volendo, non ho potuto fare a meno di ascoltare le loro voci affettuose, e scambiarsi facezie non di lavoro, con l'intesa di sentirsi la sera. Soprattutto mi ha ferita il suo "Finalmente!" come di persona che ha aspettato tanto una telefonata ed ora che è arrivata se ne compiace. Unpo' troppo, per una collega che si ha modo di vedere tutti i giorni, o quasi. Tra l'altro e' per me inaccettabile che queste telefonate avvengano comunque in mia presenza e senza nessun riguardo per lui che sta lavorando ed anche per me che sto lavorando con lui. Non capisco perchè lui glielo permetta, perchè non le dica, come ritengo avrebbe dovuto fare, di richiamare in altra ora. Lì per lì ho fatto come sempre, vale a dire non ho commentato pur assumendo un atteggiamento freddo e distaccato, ma quando lui mi ha fatto capire attraverso baci e carezze che voleva un rapporto, mi sono rifiutata, ben decisa, stavolta, a parlare. L'ho invitato ad essere chiaro, a dirmi la verità su questa persona che stava diventando, stando alla quantità di volte in cui non richiesto me la nominava, mostrandomi la sua foto e quella dei suoi figli che tiene nel cellulare insieme a quelle del figlio legittimo, e adesso facendomi ascoltare anche le loro telefonate, sempre più ingombrante, almeno in casa mia. E che, permettendole di farle, stava dimostrando un'assoluta mancanza di rispetto, e di sensibilità nei miei confronti. Come fanno tutti gli uomini in queste situazioni, ha ovviamente negato, dicendo le solite frasi "sei gelosa, è solo una collega (che tra l'altro vede tutti i giorni), sei veramente una grande regista per mettere su tutto questo, ecc.). Ho risposto che prima di essere gelosa sono una persona che tiene molto alla sua dignità. Che, se mi riteneva una grande regista, lui si era però dimostrato un pessimo attore, e che a prescindere da tutto, non mi prestavo ad essere la "ruota di scorta". Del resto, se come suppongo ha un'altra, i rapporti intimi ora può tranquillamente averli con l'altra, io non sono la moglie. Quale dovrebbe essere, infatti, il mio ruolo? Se ne è andato incupito. Ed io mi sento distrutta. Se ha un'altra relazione perchè non dirmelo apertamente? Io, essendo una donna educata tradizionalmente, non ho mai preso "iniziative" con gli uomini, neppure quando ero più giovane. Dunque, si è trovato anche facilitato, in questo senso, io avevo già capito, non c'era bisogno che mi facesse del male. Come è potuto cambiare così? E quale dovrebbe essere ora, il mio comportamento se queste telefonate dovessero continuare ( sempre che io lo riveda)? Non so immaginare, infatti, se e quando lo rivedrò avendo lasciato del lavoro in sospeso, non credo vorrà riparlarne e neppure io, avendo già detto ciò che ho ritenuto fosse giusto dire per me, ma non si sa mai. Potreste rispondermi? Vi ringrazio, la mia sofferenza è immensa.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Fiora

    Buongiorno,
    dal suo racconto emerge una relazione molto intensa, costruita in un momento di particolare fragilità emotiva per lei, e mantenuta per anni in una forma affettivamente ambigua. Questo tipo di legame può generare un coinvolgimento profondo, soprattutto quando si intrecciano bisogno di vicinanza, ascolto e intimità, ma senza una definizione chiara del rapporto.
    La sofferenza che prova sembra legata non solo al timore della presenza di un’altra donna, ma anche alla sensazione di non sentirsi riconosciuta nel suo valore emotivo e nel rispetto dei suoi confini. Le telefonate, i riferimenti continui alla collega e alcune dinamiche che descrive possono aver accentuato vissuti di esclusione e svalutazione.
    Più che comprendere se lui abbia o meno un’altra relazione, appare centrale interrogarsi su come questa situazione stia incidendo sul suo equilibrio emotivo e sulla percezione della propria dignità all’interno del rapporto.
    Può essere indicato avviare un percorso psicologico, per elaborare questa sofferenza, comprendere i bisogni affettivi coinvolti e acquisire maggiore chiarezza rispetto alle dinamiche relazionali che sta vivendo.
    Cordialmente,
    Dott.ssa Elisa Fiora


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