Domande del paziente (17)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, avere ambizioni e porsi degli obbiettivi è importante ma se questi obbiettivi "futuri" prendono il sopravvento o ostacolano quelli presenti allora sarebbe bene far luce su certi meccanismi e... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, a volte non basta avere analisi nei range, bisogna allargare il campo di osservazione. è seguita da una nutrizionista? A volte pensiamo che la nostra alimentazione sia adeguata ma potrebbe... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Quello che descrive, cioè l’aumento dell’appetito, la difficoltà a sentire sazietà, il bisogno di mangiare anche senza fame reale, e l’agitazione notturna può avere diverse cause. Potrebbe... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
dal suo racconto emerge un legame profondo, costruito nel tempo su fiducia, stima e condivisione, tutti elementi che rendono comprensibile il turbamento che prova oggi. Quando un sentimento...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente. La perdita di sua madre in un’età così delicata è un evento profondamente traumatico, e il fatto che per molti anni abbia vissuto un dolore così intenso non parla di una sua debolezza,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Le parole che utilizza raccontano quanto questa separazione abbia rappresentato per Lei non solo la fine di un rapporto, ma la perdita di una struttura di vita nella quale ha investito energie,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, intanto le sono vicina per questo difficile momento: quando si è in un nuovo ambiente e si tiene al proprio lavoro e al proprio valore anche un singolo errore può sembrare enorme. Ma quello... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentili genitori,
È comprensibile sentirsi allo stesso tempo preoccupati e fiduciosi quando un ragazzo giovane attraversa una fase di dubbi e paure rispetto al futuro. Il fatto che abbia scelto di intraprendere...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora, i disturbi del sonno possono essere davvero faticosi e il fatto che lei abbia trovato una strada che la stia aiutando a star meglio è molto importante.
Il farmaco che sta assumendo può...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, dal suo messaggio emerge una grande consapevolezza di se stessa, delle sue risorse e anche delle sue fragilità, e questo è un elemento molto importante. Il cambiamento che ha affrontato... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
Da ciò che racconta emerge quanto questa amicizia sia stata per lei significativa e quanto l’episodio descritto abbia attivato emozioni intense, legate non solo all’evento in sé ma anche...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, da ciò che descrive emerge una situazione molto complessa e dolorosa, segnata da controllo, svalutazione, confusione emotiva e da un senso profondo di solitudine. È comprensibile che, vivendo... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, dalle sue parole emerge con grande chiarezza quanto questa esperienza sia stata dolorosa e quanto l’accaduto abbia generato sentimenti molto intensi, tra cui rabbia, odio e desiderio di... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
Da quello che descrive emergono tante fatiche che stanno andando avanti da tempo: la sensazione di sentirsi perso, l’alternanza dell’umore, la difficoltà a mantenere costanza nello studio...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
qui sulla piattaforma ci sono tantissimi colleghi a cui può rivolgersi e che potrebbero darle una mano :)
Un caro saluto,
Dott.ssa Elisa Bruscaglia
Salve,
scrivo perché sento il bisogno di capire e fare chiarezza su una relazione che mi ha lasciata molto confusa.
Durante la relazione ho sempre riconosciuto i miei errori, soprattutto nelle reazioni emotive che a volte ho avuto. Mi sono spesso messa in discussione e ho cercato di capire dove stessi sbagliando. Dall’altra parte però non ho mai percepito un reale cambiamento: c’erano comportamenti che mi facevano stare male, come bugie o mancanza di trasparenza, e questo ha alimentato in me una crescente mancanza di fiducia.
Allo stesso tempo però, la relazione è stata per me molto destabilizzante. Mi sono sentita spesso svalutata, giudicata e portata a dubitare di me stessa. L’altra persona tendeva a ribaltare le situazioni, facendomi sentire sempre “quella sbagliata”, arrivando a definirmi “pazza” o “malata di mente”, senza però mai mettersi davvero in discussione e spesso ignorando il mio punto di vista perché considerato non valido o “non capito”. Mi veniva fatto passare il messaggio che fossi io a portarlo al limite, che fossi io a rovinare tutto e a far emergere quei suoi comportamenti, giustificati dal fatto che “prima non era mai stato così”. Questo mi ha portata a interrogarmi molto su me stessa, anche perché io avevo già vissuto relazioni problematiche in passato, mentre lui no, e quindi finivo per convincermi che il problema fossi io e non la dinamica che si era creata.
C’era inoltre una forte contraddizione: da una parte venivo descritta come problematica e piena di difetti (psichici, fisici, mentali), dall’altra questa persona restava comunque nella relazione, quasi come se “sopportarmi” gli desse un certo potere o valore.
Inoltre, nella relazione ero spesso io a sostenere anche aspetti pratici ed economici, come pagare le uscite o mettere a disposizione la macchina, senza ricevere un reale equilibrio o reciprocità. Nonostante questo, non riesco a spiegarmi perché mi sentissi comunque sempre in difetto, come se fossi io in debito nei suoi confronti. Questa sensazione costante di “dover dare di più” e di non essere mai abbastanza ha contribuito ad aumentare il mio senso di colpa e la percezione di valere meno all’interno della relazione.
Col tempo ho iniziato a stare sempre peggio: mi sentivo confusa, presa in giro e non ascoltata. Questa situazione mi ha portata a ossessionarmi nel cercare risposte e conferme, arrivando anche a comportamenti che oggi non condivido, come controllare o cercare prove, perché non riuscivo più a fidarmi e avevo la sensazione costante che qualcosa non tornasse.
Non era mia intenzione controllare o limitare l’altra persona, né rovinargli la vita: il mio bisogno era solo quello di essere capita e di riuscire ad avere un confronto reale su quello che stavo vivendo. Tuttavia, questo confronto veniva evitato. Nel momento in cui la relazione è finita, mi è stato detto semplicemente di “stare alla larga”, senza possibilità di dialogo o chiarimento.
In quel momento, già di grande fragilità per me, ho cercato un confronto proprio perché mi sentivo completamente disorientata e “disarmata” da ciò che era successo. Tuttavia, questo mio tentativo è stato interpretato come qualcosa di sbagliato o eccessivo, arrivando anche a minacce di coinvolgere le autorità. Questo mi ha fatto sentire ancora più confusa, come se la realtà si fosse completamente ribaltata: da una situazione in cui io mi sentivo ferita e in difficoltà, sono passata a essere vista come il problema.
A questo si è aggiunto anche il coinvolgimento di terzi, come la madre e altre persone, e una narrazione di me come persona problematica anche nei confronti dei miei genitori, cosa che ha aumentato ulteriormente il mio senso di isolamento e di colpa.
Con il tempo sono arrivata a un livello di sofferenza molto forte, fino a toccare un punto molto basso emotivamente. In un momento di grande fragilità (anche legato a uno stato alterato) ho avuto pensieri estremi e l’idea di farmi del male, cosa che mi ha spaventata molto e che non avevo mai vissuto prima.
Questi episodi, che per me erano un segnale di forte disagio, non hanno portato a una reale reazione di ascolto o comprensione. Al contrario, sono stati usati per farmi sentire ancora più sbagliata e “problematica”.
Sono arrivata al punto di non riconoscermi più, mettendo in dubbio completamente me stessa e arrivando persino a pensare di essere io il problema, di essere magari una persona narcisista o “sbagliata” alla base.
Ad oggi mi trovo ancora molto confusa e mi faccio continuamente queste domande:
sono io il problema?
Sto vedendo una realtà distorta?
Oppure sono stata dentro una dinamica che mi ha portata a dubitare completamente di me stessa?
Faccio fatica a distinguere tra le mie responsabilità reali e ciò che invece potrebbe essere stato il risultato di una relazione non sana.
Vorrei capire se questo tipo di dinamiche può portare una persona a perdere fiducia nella propria percezione e a sentirsi sempre nel torto, anche quando forse la realtà è più complessa. Infatti, nonostante mi sia già confrontata con diversi specialisti, che mi hanno fatto notare come io abbia sì delle dinamiche su cui lavorare, ma anche una forte tendenza a finire in relazioni in cui la realtà viene manipolata, faccio ancora molta fatica a crederci fino in fondo. Una parte di me continua a dubitare, arrivando a pensare che forse sia io a raccontare una versione distorta dei fatti anche a loro, e che quindi il problema sia comunque mio. Questa difficoltà nel fidarmi della mia percezione mi fa sentire ancora più confusa e incerta rispetto a ciò che ho vissuto.
Grazie per l’attenzione.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile paziente,
Dal suo racconto emerge un livello di sofferenza importante, ma anche una grande capacità di osservazione e di messa in discussione personale, che rappresenta già una risorsa significativa. Provo a restituirle alcuni punti che possono aiutarla a fare un po’ di chiarezza; Quello che descrive è una dinamica relazionale in cui, progressivamente, ha iniziato a perdere fiducia nella sua percezione, nei suoi vissuti e nel suo diritto a sentirsi ferita. Questo tipo di esperienza è più comune di quanto si pensi nelle relazioni in cui si creano dinamiche disfunzionali: quando una persona si sente costantemente invalidata, contraddetta o colpevolizzata, può arrivare a dubitare profondamente di sé stessa. Non è raro, in questi casi, che si sviluppi quella sensazione che lei descrive molto bene: “forse il problema sono io”, “forse sto distorcendo la realtà”. Tuttavia tali pensieri non sono necessariamente segno che sia veramente lei “il problema”, ma può essere una conseguenza della dinamica relazionale vissuta. Le frasi poco prima citate mi hanno inoltre colpita molto perchè ho la sensazione che nel suo racconto ad un certo punto ci sia stato un passaggio dal mettersi in discussione in modo sano al perdere completamente la fiducia nelle proprie percezioni, conseguenza possibile in alcune relazioni disfunzionali. È comprensibile che lei ora stia cercando un colpevole, che le sue domande siano relative al “chi ha sbagliato?”. Tuttavia, in questo momento, più che cercare una risposta definitiva su “chi ha sbagliato”, potrebbe essere più utile orientarsi su alcune direzioni come ad esempio, e solo per citarne alcune: ricostruire gradualmente fiducia nei suoi vissuti emotivi, imparare a riconoscere segnali di dinamiche relazionali che la fanno stare male, distinguere tra responsabilità personale e responsabilità dell’altro e lavorare sul senso di valore personale, che sembra essere stato fortemente messo in discussione. Le suggerisco, se possibile, di continuare un percorso psicoterapeutico, perché uno spazio stabile e sicuro può aiutarla proprio a rimettere ordine tra percezioni, emozioni e significati.
Infine, una cosa importante: il fatto che oggi lei si ponga queste domande, con questo livello di consapevolezza, non è un segnale di “essere sbagliata”, ma piuttosto di un tentativo sano di comprendere e dare senso a ciò che ha vissuto.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Dott.ssa Elisa Bruscaglia
Psicologa Psicoterapeuta
Buon pomeriggio
Una ragazza, amica e collega, con la quale c'era molto contatto fisico ,quasi intimo, mi ha raccontato una menzogna.
Per Pasquetta è uscita con dei suoi amici maschi, è andata a ballare ed ha preso l'influenza.
I giorni seguenti a lavoro stava male, non dormiva la notte e si lamentava.
Le chiedevo se era stata da qualche parte, se aveva preso freddo così per aiutarla e capire... Ha negato tutto ed ha detto anche che quel giorno era stata a casa e non capiva come poteva aver preso l'influenza.
Venerdì scorso ho scoperto proprio la verità, gliel'ho detto e lei ha visualizzato e non ha risposto.
Chiaramente ha contagiato anche me perché in quei giorni le sono stato vicino (purtroppo).
Oggi a lavoro, silenzio totale, zero parole.
Come dovrei comportarmi?
Cosa devo pensare?
Sicuramente credo che non abbia interesse altrimenti non si sarebbe comportata e non si comporterebbe così.
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la situazione che descrive può comprensibilmente generare fastidio, confusione e anche un senso di distanza improvvisa, soprattutto considerando il tipo di vicinanza che riferisce esserci stata tra voi. Provo a offrirle alcuni spunti di lettura. Il primo elemento riguarda la menzogna: al di là del contenuto (l’uscita e il malessere), ciò che colpisce è il fatto che lei abbia negato qualcosa di relativamente semplice. Questo tipo di comportamento può avere diverse spiegazioni, per citarne alcune: il desiderio di evitare giudizi, il bisogno di mantenere una certa immagine oppure una difficoltà personale nel gestire il confronto…ma non necessariamente indica, da solo, una mancanza di interesse nei suoi confronti. Il secondo elemento è il suo silenzio attuale. Anche questo può essere letto in più modi: potrebbe provare imbarazzo o disagio per essere stata scoperta, potrebbe evitare il confronto perché non sa come gestirlo oppure potrebbe effettivamente voler prendere distanza. In questa fase, il rischio principale è trarre conclusioni definitive (“non ha interesse”) basandosi su informazioni ancora parziali. Rispetto alla domanda “come dovrei comportarmi?”, può essere utile orientarsi forse su una posizione chiara ma non eccessivamente reattiva, come potrebbe essere ad esempio lasciare uno spazio perché sia eventualmente lei a riaprire il dialogo senza intraprendere inseguimenti o richieste di spiegazioni che potrebbero creare ulteriori difficoltà. Poi se e quando ci sarà un’occasione di confronto, potrà essere più utile esprimere ciò che ha provato (ad esempio il fastidio per la mancanza di sincerità) piuttosto che concentrarsi sul “perché” lei abbia mentito. Infine, rispetto a “cosa devo pensare?”, può essere più utile sospendere un giudizio definitivo e restare su alcuni elementi concreti: la mancanza di trasparenza, la distanza relazionale e il fatto che questa situazione sembra aver attivato in lei dubbi e vissuti emotivi significativi. Proprio per questo, più che cercare una risposta immediata sul comportamento dell’altra persona, potrebbe essere utile prendersi uno spazio per comprendere meglio ciò che questa esperienza ha mosso in lei: il significato attribuito alla relazione, le aspettative, e le reazioni emotive che ne sono derivate.
In questo senso, un breve percorso di colloqui con un professionista potrebbe aiutarla a mettere ordine tra pensieri ed emozioni, a integrare meglio quanto accaduto e a orientarsi con maggiore chiarezza nelle relazioni future.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Elisa Bruscaglia
Psicologa Psicoterapeuta
Ricevo in presenza e online