Buona sera, qualche mese fa ho interrotto un’amicizia significativa, che durava da più di 10 anni. Q
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Buona sera, qualche mese fa ho interrotto un’amicizia significativa, che durava da più di 10 anni. Questa rottura (dopo altri eventi “strani” poi riconosciuti “tossici”) è stata raggiunta, quando questa mia “amica” ha deciso durante un evento pubblico e molto disperso, di non comunicarmi dove fosse alla fine dell’evento e rendendomi impossibile di sapere se stesse bene, e se mi stesse raggiungendo per prendere il mezzo che ci avrebbe riportato a casa. Una volta trovata e raggiunta l’ho rimproverata e pensavo che fosse finita così, con lei che mi chiedeva scusa e poi i giorni successivi mi avrebbe ricontrattato, per organizzarci con gli eventi che avevamo in comune in quel mese.
L’“amica” mi ha ignorato fino a dopo gli eventi in comune (3 settimane dopo il litigio) e mi ha ricontratta pretendendo delle scuse per come mi ero comportata, perché secondo lei il fatto che io mi fossi arrabbiata e “me la fossi presa” (cit.sua), non fosse adatto a quell’occasione e quindi pretendeva delle scuse non solo perché io non l’avevo ricontattata il giorno dopo o nei giorni successivi all’evento, ma anche per averla rimproverata ed essermi preoccupata per lei. Dato che abbiamo quasi rischiato di perdere un mezzo pubblico per tornare a casa, e durante il viaggio con questo mezzo lei non mi ha rivolto la parola. Mi sto domandando se ho esagerato interrompere la amicizia e se ho esagerato nel preoccuparmi di dove fosse, visto che dovevamo fare la strada assieme per ritornare a casa? Siamo entrambi maggiorenni ma in più occasioni, nonostante la differenza (quasi 5 anni in più di me) di età io mi comportavo più responsabilmente e lei invece era un po’ più “irresponsabile“. Quindi la mia domanda è: sono io che ho esagerato o ho fatto bene a interrompere “tale amicizia“?
L’“amica” mi ha ignorato fino a dopo gli eventi in comune (3 settimane dopo il litigio) e mi ha ricontratta pretendendo delle scuse per come mi ero comportata, perché secondo lei il fatto che io mi fossi arrabbiata e “me la fossi presa” (cit.sua), non fosse adatto a quell’occasione e quindi pretendeva delle scuse non solo perché io non l’avevo ricontattata il giorno dopo o nei giorni successivi all’evento, ma anche per averla rimproverata ed essermi preoccupata per lei. Dato che abbiamo quasi rischiato di perdere un mezzo pubblico per tornare a casa, e durante il viaggio con questo mezzo lei non mi ha rivolto la parola. Mi sto domandando se ho esagerato interrompere la amicizia e se ho esagerato nel preoccuparmi di dove fosse, visto che dovevamo fare la strada assieme per ritornare a casa? Siamo entrambi maggiorenni ma in più occasioni, nonostante la differenza (quasi 5 anni in più di me) di età io mi comportavo più responsabilmente e lei invece era un po’ più “irresponsabile“. Quindi la mia domanda è: sono io che ho esagerato o ho fatto bene a interrompere “tale amicizia“?
Buongiorno,
ho la sensazione che la situazione che sta vivendo la lasci con un dubbio davvero difficile da gestire. Prendo a cuore le domande e ci tengo che le mie risposte non siano solo cerotti da applicare momentaneamente, ma vere e proprie cure per le ferite emotive espresse. Se reputa che sia il caso può cercare una risposta alle sue domande rivolgendosi ad uno psicologo o psicologa.
Un caro saluto,
Umberto
ho la sensazione che la situazione che sta vivendo la lasci con un dubbio davvero difficile da gestire. Prendo a cuore le domande e ci tengo che le mie risposte non siano solo cerotti da applicare momentaneamente, ma vere e proprie cure per le ferite emotive espresse. Se reputa che sia il caso può cercare una risposta alle sue domande rivolgendosi ad uno psicologo o psicologa.
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Umberto
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Buonasera,
da ciò che racconta emergono diversi elementi importanti.
Il suo comportamento – preoccuparsi di dove fosse la sua amica, cercare di capire se stesse bene e come rientrare insieme, soprattutto sapendo di dover prendere un mezzo pubblico – appare comprensibile e coerente con una relazione basata su attenzione, responsabilità reciproca e accordi condivisi. In una relazione amicale sana, la preoccupazione per l’altro e una comunicazione chiara non dovrebbero essere lette come eccessive o inadeguate.
Al contrario, alcuni aspetti che descrive possono far pensare a dinamiche relazionali poco funzionali: l’assenza di comunicazione in un contesto potenzialmente critico, il silenzio prolungato successivo, la richiesta di scuse unilaterali senza un reale riconoscimento del suo vissuto emotivo, e una possibile svalutazione della sua legittima preoccupazione. Tutti segnali che, se ripetuti nel tempo (come lei accenna parlando di comportamenti “tossici”), possono rendere un rapporto sbilanciato e faticoso.
Interrompere un’amicizia di lunga durata non è mai una scelta semplice e spesso porta con sé dubbi e senso di colpa. Tuttavia, scegliere di allontanarsi da una relazione che non rispetta i propri bisogni emotivi, i propri confini e il proprio senso di sicurezza non significa “esagerare”, ma prendersi cura di sé. Il punto centrale non è stabilire chi abbia “ragione” o “torto”, ma chiedersi se quella relazione fosse ancora sana, reciproca e rispettosa per lei.
Detto questo, i dubbi che sta vivendo sono legittimi e meritano spazio: approfondirli con uno specialista può aiutarla a rileggere questa esperienza, riconoscere eventuali schemi relazionali ricorrenti e rafforzare la fiducia nelle proprie scelte.
Un confronto con un professionista può essere molto utile per fare chiarezza e ritrovare maggiore serenità.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da ciò che racconta emergono diversi elementi importanti.
Il suo comportamento – preoccuparsi di dove fosse la sua amica, cercare di capire se stesse bene e come rientrare insieme, soprattutto sapendo di dover prendere un mezzo pubblico – appare comprensibile e coerente con una relazione basata su attenzione, responsabilità reciproca e accordi condivisi. In una relazione amicale sana, la preoccupazione per l’altro e una comunicazione chiara non dovrebbero essere lette come eccessive o inadeguate.
Al contrario, alcuni aspetti che descrive possono far pensare a dinamiche relazionali poco funzionali: l’assenza di comunicazione in un contesto potenzialmente critico, il silenzio prolungato successivo, la richiesta di scuse unilaterali senza un reale riconoscimento del suo vissuto emotivo, e una possibile svalutazione della sua legittima preoccupazione. Tutti segnali che, se ripetuti nel tempo (come lei accenna parlando di comportamenti “tossici”), possono rendere un rapporto sbilanciato e faticoso.
Interrompere un’amicizia di lunga durata non è mai una scelta semplice e spesso porta con sé dubbi e senso di colpa. Tuttavia, scegliere di allontanarsi da una relazione che non rispetta i propri bisogni emotivi, i propri confini e il proprio senso di sicurezza non significa “esagerare”, ma prendersi cura di sé. Il punto centrale non è stabilire chi abbia “ragione” o “torto”, ma chiedersi se quella relazione fosse ancora sana, reciproca e rispettosa per lei.
Detto questo, i dubbi che sta vivendo sono legittimi e meritano spazio: approfondirli con uno specialista può aiutarla a rileggere questa esperienza, riconoscere eventuali schemi relazionali ricorrenti e rafforzare la fiducia nelle proprie scelte.
Un confronto con un professionista può essere molto utile per fare chiarezza e ritrovare maggiore serenità.
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Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera,
da quanto descrive, la Sua reazione appare comprensibile: preoccuparsi per una persona con cui si è concordato di rientrare insieme è legittimo, così come esprimere il disagio provato. Le richieste successive della Sua amica e il mancato riconoscimento delle Sue emozioni possono indicare una dinamica poco equilibrata. Interrompere un’amicizia, in questi casi, può essere una scelta di tutela personale, non un’esagerazione.
Se desidera approfondire meglio quanto accaduto e chiarire i Suoi dubbi, La invito a fissare un colloquio conoscitivo.
Un saluto,
dott.ssa Pisano
da quanto descrive, la Sua reazione appare comprensibile: preoccuparsi per una persona con cui si è concordato di rientrare insieme è legittimo, così come esprimere il disagio provato. Le richieste successive della Sua amica e il mancato riconoscimento delle Sue emozioni possono indicare una dinamica poco equilibrata. Interrompere un’amicizia, in questi casi, può essere una scelta di tutela personale, non un’esagerazione.
Se desidera approfondire meglio quanto accaduto e chiarire i Suoi dubbi, La invito a fissare un colloquio conoscitivo.
Un saluto,
dott.ssa Pisano
Buongiorno amica delusa,
l'amicizia è un sentimento e talvolta perdura alle incomprensioni, incongruenze, incidenti di percorso e intendimento. Varrebbe la pena comprendere qual è stata la sua visione delle cose, per non contemplare solo la propria ed imparare come gestire conflitti.
Un caro saluto
dott.ssa Marzia Sellini
l'amicizia è un sentimento e talvolta perdura alle incomprensioni, incongruenze, incidenti di percorso e intendimento. Varrebbe la pena comprendere qual è stata la sua visione delle cose, per non contemplare solo la propria ed imparare come gestire conflitti.
Un caro saluto
dott.ssa Marzia Sellini
Cara ragazza, il fatto che tu ti ponga il problema se hai esagerato oppure no a interrompere l'amicizia denota un tuo grande interesse verso l'introspezione.
Vorrei però domandarti come mai dubiti del tuo sentire e delle tue scelte.
In questa amicizia, da quanto racconti, sembrerebbe che la preoccupazione per l'altra persona sia stata sempre e solo unidirezionale e che tu più volte ti sia sentita poco considerata, vista o in colpa.
Forse è importante che tu riponga maggiore valore a ciò che senti e provi e che ricerchi amicizie che ti facciano sentire bene. Ti auguro il meglio.
Vorrei però domandarti come mai dubiti del tuo sentire e delle tue scelte.
In questa amicizia, da quanto racconti, sembrerebbe che la preoccupazione per l'altra persona sia stata sempre e solo unidirezionale e che tu più volte ti sia sentita poco considerata, vista o in colpa.
Forse è importante che tu riponga maggiore valore a ciò che senti e provi e che ricerchi amicizie che ti facciano sentire bene. Ti auguro il meglio.
Buonasera, ogni relazione è alimentata da aspetti di noi e dell'altra persona che possono essere più o meno consci e consapevoli. Quando gli aspetti meno consapevoli entrano in gioco, possono accadere eventi inaspettati che facilmente generano tensioni e conflitti. Nelle relazioni alla base delle quali ci sono l'amore e l'affetto, la possibilità di ricongiungersi dopo un conflitto è proporzionale all'intensità dei sentimenti che si provano, all'investimento reciproco che sottende il legame e, non ultima, alla capacità di ciascuno di riconoscere la propria quota di responsabilità. Nessuna relazione significativa può considerarsi tale se è esente da conflitti, mentre non è affatto scontata la capacità di affrontarli e saperli integrare come opportunità di crescita e maturazione. Dall'esterno nessuno può dirle se ha fatto bene o male ad interrompere l'amicizia, spetta solo a lei valutare se valga la pena riprendere i contatti oppure no in base a ciò che prova. Dalla sua descrizione dei fatti, pare che soffrisse già da tempo alcuni comportamenti della sua amica e sarebbe interessante capire se avesse già esplicitato il suo sentire prima dell'ultimo episodio che ha segnato la rottura, se e in quale modo aveste già affrontato in passato momenti di crisi e conflitto. Il fatto che a distanza di mesi stia ancora pensando a quell'episodio e alla rottura dell'amicizia, è indicativo di una ferita che è ancora aperta e alla quale vale la pena prestare attenzionare. Con l'aiuto di un/una professionista, può provare a trasformare la sua ferita in una feritoia, in un accesso alla riflessione e alla conoscenza profonda di sè.
Buongiorno non credo che Lei abbia esagerato. Lei era sinceramente preoccupata! Ma mi domando se Lei sia sempre preoccupata per gli altri nelle relazioni, se sia cioè un Suo modo di essere che forse può far comodo ad altri per entrare in relazione o se sia successo solo in questa occasione. La sua amica si è comportata superficialmente, è vero, ma dobbiamo cominciare a pensare che gli altri non cambiano, siamo noi che ci modifichiamo e scegliamo a seconda delle situazioni o persone che incontriamo. Un caro saluto dott.ssa Gabriella Elmo
Buongiorno,
il fatto che si interroghi ancora su questa relazione è probabile che stia male per la fine della stessa. Si apra alla possibilità di parlarne con uno psicoterapeuta, potrebbe aiutarla a trovare la risposta che cerca.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
il fatto che si interroghi ancora su questa relazione è probabile che stia male per la fine della stessa. Si apra alla possibilità di parlarne con uno psicoterapeuta, potrebbe aiutarla a trovare la risposta che cerca.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
La tua domanda è legittima e mostra attenzione ai confini e al rispetto reciproco. Preoccuparsi per una amica con cui si è d’accordo di rientrare insieme non è un’esagerazione, ma un comportamento responsabile. Quando una relazione, anche di amicizia, ribalta la colpa su chi esprime un disagio, qualcosa si incrina. Interrompere un legame che non tutela più il tuo benessere può essere una scelta di cura, anche se dolorosa. Se resta il dubbio, usalo non per colpevolizzarti, ma per capire meglio cosa per te oggi è una relazione sana.
Buonasera, nessuno può dirle se ha fatto bene o male se non lei stesso. L'amica ha guardato solo dalla sua prospettiva e non ha considerato l'aspetto di preoccupazione, presente in una relazione affettuosa. Ciò che conta è cosa voglia dire, a livello emotivo, questa risposta dell'amica per lei:se ha deluso una parte fondante del vostro legame oppure no. Parlarne può aiutare a "sentire" cosa è rimasto di quel rapporto e su quali basi proseguire o interrompere.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buona sera,
la ringrazio per aver scelto di condividere qui un aspetto così personale della sua esperienza. Comprendo il desiderio di ricevere una risposta chiara, ma temo di non poterle offrire un semplice sì o no. In questo momento, ciò che sento più utile è fermarci insieme a osservare alcuni aspetti del suo modo di stare nelle relazioni.
Mi ha colpito il riferimento al sentirsi “responsabile”. Le andrebbe di chiedersi se questa sensazione è presente anche in altre relazioni o contesti della sua vita? E che spazio occupa per lei: è qualcosa che sente come una risorsa, un peso, o entrambe le cose?
Rispetto a termini come “tossico” o “narcisistico”, personalmente trovo importante usarli con cautela. Sono parole che appartengono a un linguaggio clinico e, se usate fuori da quel contesto, rischiano di appiattire la complessità delle persone e delle relazioni. Spesso i comportamenti non sono lineari né stabili, ma dipendono dai momenti, dalle dinamiche e dalla storia individuale.
Forse, prima di cercare una definizione o una risposta “giusta”, potrebbe essere utile esplorare insieme come lei si muove nelle relazioni, quali bisogni emergono e quali schemi tendono a ripetersi. Da lì, la risposta potrebbe prendere forma in modo più autentico e rispettoso della sua esperienza.
la ringrazio per aver scelto di condividere qui un aspetto così personale della sua esperienza. Comprendo il desiderio di ricevere una risposta chiara, ma temo di non poterle offrire un semplice sì o no. In questo momento, ciò che sento più utile è fermarci insieme a osservare alcuni aspetti del suo modo di stare nelle relazioni.
Mi ha colpito il riferimento al sentirsi “responsabile”. Le andrebbe di chiedersi se questa sensazione è presente anche in altre relazioni o contesti della sua vita? E che spazio occupa per lei: è qualcosa che sente come una risorsa, un peso, o entrambe le cose?
Rispetto a termini come “tossico” o “narcisistico”, personalmente trovo importante usarli con cautela. Sono parole che appartengono a un linguaggio clinico e, se usate fuori da quel contesto, rischiano di appiattire la complessità delle persone e delle relazioni. Spesso i comportamenti non sono lineari né stabili, ma dipendono dai momenti, dalle dinamiche e dalla storia individuale.
Forse, prima di cercare una definizione o una risposta “giusta”, potrebbe essere utile esplorare insieme come lei si muove nelle relazioni, quali bisogni emergono e quali schemi tendono a ripetersi. Da lì, la risposta potrebbe prendere forma in modo più autentico e rispettoso della sua esperienza.
La rottura di un’amicizia di lunga durata è un’esperienza che spesso lascia dubbi, senso di colpa e ruminazione, perché coinvolge bisogni profondi di sicurezza, affidabilità e reciprocità.
In situazioni di questo tipo è utile distinguere tra il fatto, la sua interpretazione e la risposta emotiva e comportamentale. Il fatto è che lei non ha ricevuto informazioni in un contesto potenzialmente stressante e ha reagito con rabbia e rimprovero. Questa reazione, nel contesto che descrive, è psicologicamente comprensibile: la preoccupazione per la sicurezza e per la gestione pratica della situazione è un segnale adattivo, non un eccesso patologico. La rabbia, in questo senso, può essere vista come un segnale di violazione delle aspettative di affidabilità reciproca.
Il senso di colpa che sta sperimentando è frequente quando si rompe un legame importante, soprattutto se lei tende a interrogarsi molto su sé stessa e sulle proprie reazioni. In questi casi può essere utile chiedersi non tanto “chi ha torto o ragione”, ma “che tipo di relazione desidero nella mia vita adulta e quali confini mi aiutano a sentirla sicura e rispettosa”. L’amicizia, come qualsiasi relazione significativa, richiede una negoziazione continua di bisogni, limiti e aspettative. Quando una delle parti non riconosce o invalida sistematicamente i bisogni dell’altra, il conflitto diventa non solo inevitabile, ma anche un segnale di allarme.
In situazioni di questo tipo è utile distinguere tra il fatto, la sua interpretazione e la risposta emotiva e comportamentale. Il fatto è che lei non ha ricevuto informazioni in un contesto potenzialmente stressante e ha reagito con rabbia e rimprovero. Questa reazione, nel contesto che descrive, è psicologicamente comprensibile: la preoccupazione per la sicurezza e per la gestione pratica della situazione è un segnale adattivo, non un eccesso patologico. La rabbia, in questo senso, può essere vista come un segnale di violazione delle aspettative di affidabilità reciproca.
Il senso di colpa che sta sperimentando è frequente quando si rompe un legame importante, soprattutto se lei tende a interrogarsi molto su sé stessa e sulle proprie reazioni. In questi casi può essere utile chiedersi non tanto “chi ha torto o ragione”, ma “che tipo di relazione desidero nella mia vita adulta e quali confini mi aiutano a sentirla sicura e rispettosa”. L’amicizia, come qualsiasi relazione significativa, richiede una negoziazione continua di bisogni, limiti e aspettative. Quando una delle parti non riconosce o invalida sistematicamente i bisogni dell’altra, il conflitto diventa non solo inevitabile, ma anche un segnale di allarme.
Gentile Amica,
capisco il suo turbamento, perché le amicizie sono legami forti e importanti e quando si rompono ci provocano un dolore intenso, e tanti dubbi!
Lei ci chiede se ha fatto bene o male a interrompere. La risposta è semplice: solo lei può giudicarlo! e vorrei attirare la sua attenzione proprio su questa insicurezza, che forse ha conosciuto anche in latri rapporti. Se così fosse, quest'episodio così doloroso può darle lo spunto per approfondire meglio questo aspetto della sua vita, anche intraprendendo una terapia.
con i migliori auguri,
dr. Ventura
capisco il suo turbamento, perché le amicizie sono legami forti e importanti e quando si rompono ci provocano un dolore intenso, e tanti dubbi!
Lei ci chiede se ha fatto bene o male a interrompere. La risposta è semplice: solo lei può giudicarlo! e vorrei attirare la sua attenzione proprio su questa insicurezza, che forse ha conosciuto anche in latri rapporti. Se così fosse, quest'episodio così doloroso può darle lo spunto per approfondire meglio questo aspetto della sua vita, anche intraprendendo una terapia.
con i migliori auguri,
dr. Ventura
Gentile utente,
Da ciò che racconta emerge quanto questa amicizia sia stata per lei significativa e quanto l’episodio descritto abbia attivato emozioni intense, legate non solo all’evento in sé ma anche a dinamiche più ampie del rapporto.
Comprendo il suo bisogno di capire se abbia “esagerato” o meno, sia nel preoccuparsi per la sua amica sia nella decisione di interrompere la relazione. Tuttavia, rispondere in termini dicotomici giusto/sbagliato non solo non è possibile senza esplorare più a fondo i suoi vissuti emotivi, i significati che questa amicizia ha avuto per lei nel tempo e il contesto relazionale complessivo in cui si è sviluppata, ma la cosa più importante è imparare a cogliere le sfumature e i significati sottostanti.
I dubbi che porta meritano spazio e ascolto, ma richiedono tempo e un lavoro di riflessione più approfondito. Per questo motivo, il mio invito è quello di rivolgersi a un professionista della salute mentale (psicoterapeuta) che possa accompagnarla nel fare chiarezza su quanto accaduto e, soprattutto, sulla natura di questo legame, aiutandola a comprendere meglio i suoi bisogni, i suoi limiti e le dinamiche relazionali che si sono attivate.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
Un caro saluto
Dott.ssa Elisa Bruscaglia
Psicologa Psicoterapeuta
Disponibile per colloqui online
Da ciò che racconta emerge quanto questa amicizia sia stata per lei significativa e quanto l’episodio descritto abbia attivato emozioni intense, legate non solo all’evento in sé ma anche a dinamiche più ampie del rapporto.
Comprendo il suo bisogno di capire se abbia “esagerato” o meno, sia nel preoccuparsi per la sua amica sia nella decisione di interrompere la relazione. Tuttavia, rispondere in termini dicotomici giusto/sbagliato non solo non è possibile senza esplorare più a fondo i suoi vissuti emotivi, i significati che questa amicizia ha avuto per lei nel tempo e il contesto relazionale complessivo in cui si è sviluppata, ma la cosa più importante è imparare a cogliere le sfumature e i significati sottostanti.
I dubbi che porta meritano spazio e ascolto, ma richiedono tempo e un lavoro di riflessione più approfondito. Per questo motivo, il mio invito è quello di rivolgersi a un professionista della salute mentale (psicoterapeuta) che possa accompagnarla nel fare chiarezza su quanto accaduto e, soprattutto, sulla natura di questo legame, aiutandola a comprendere meglio i suoi bisogni, i suoi limiti e le dinamiche relazionali che si sono attivate.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
Un caro saluto
Dott.ssa Elisa Bruscaglia
Psicologa Psicoterapeuta
Disponibile per colloqui online
Buonasera.
Da quello che racconti, la tua reazione nasce da una preoccupazione legittima e da un accordo implicito: tornare insieme a casa. In una relazione significativa, soprattutto dopo molti anni, è comprensibile aspettarsi comunicazione e rispetto reciproco. Il fatto che tu ti sia preoccupata non indica un’esagerazione, ma un senso di responsabilità e di cura.
La richiesta di scuse che ti è stata rivolta sembra spostare l’attenzione dal comportamento che ha generato il disagio al tuo modo di reagire, senza un reale riconoscimento di ciò che tu hai vissuto. In questi casi non è tanto l’episodio in sé a determinare una rottura, quanto una dinamica relazionale che probabilmente era presente da tempo. Interrompere un’amicizia può essere doloroso, ma a volte è un atto di tutela quando non ci si sente ascoltati o rispettati.
Da quello che racconti, la tua reazione nasce da una preoccupazione legittima e da un accordo implicito: tornare insieme a casa. In una relazione significativa, soprattutto dopo molti anni, è comprensibile aspettarsi comunicazione e rispetto reciproco. Il fatto che tu ti sia preoccupata non indica un’esagerazione, ma un senso di responsabilità e di cura.
La richiesta di scuse che ti è stata rivolta sembra spostare l’attenzione dal comportamento che ha generato il disagio al tuo modo di reagire, senza un reale riconoscimento di ciò che tu hai vissuto. In questi casi non è tanto l’episodio in sé a determinare una rottura, quanto una dinamica relazionale che probabilmente era presente da tempo. Interrompere un’amicizia può essere doloroso, ma a volte è un atto di tutela quando non ci si sente ascoltati o rispettati.
Buonasera,
più che chiedersi se abbia esagerato, può essere utile interrogarsi su come si è sentita in quella relazione e su quali limiti fossero per lei necessari. A volte interrompere un rapporto è una forma di tutela, a volte necessaria. Un percorso psicologico può aiutarla a chiarire questi aspetti.
più che chiedersi se abbia esagerato, può essere utile interrogarsi su come si è sentita in quella relazione e su quali limiti fossero per lei necessari. A volte interrompere un rapporto è una forma di tutela, a volte necessaria. Un percorso psicologico può aiutarla a chiarire questi aspetti.
Buonasera, la fine di un’amicizia significativa, soprattutto dopo molti anni, può lasciare dubbi e ripensamenti, ed è comprensibile che oggi senta il bisogno di interrogarsi su quanto accaduto. Le relazioni di amicizia, come quelle affettive, sono sistemi in cui si costruiscono nel tempo aspettative reciproche su cura, responsabilità e comunicazione.
Il punto centrale non è stabilire chi abbia “ragione”, ma osservare come avete gestito il conflitto. Il suo preoccuparsi e arrabbiarsi può essere letto come un tentativo di ristabilire sicurezza e coordinamento in una situazione vissuta come caotica. La reazione della sua amica legata alla distanza, silenzio e richiesta di scuse, sembra invece indicare uno stile diverso di affrontare le tensioni. Quando due modalità relazionali sono molto distanti, il rischio è che il conflitto diventi una lotta su chi debba adattarsi all’altro.
Interrompere un’amicizia non è necessariamente un’esagerazione né automaticamente la scelta “giusta”: spesso è il segnale che una relazione, in quel momento, non riusciva più a garantire reciprocità e benessere. La domanda forse più utile non è se abbia fatto bene o male, ma che cosa questa esperienza le ha insegnato sui suoi bisogni nelle relazioni, quanto è importante per lei sentirsi considerata, rassicurata e rispettata negli accordi condivisi.
Se il dubbio continua a pesare, può essere prezioso utilizzare questa esperienza come occasione di riflessione personale. Uno spazio di supporto psicologico può aiutarla a comprendere i suoi schemi relazionali e a orientarsi verso legami più coerenti con i suoi valori, trasformando il conflitto in una risorsa di crescita.
Un cordiale saluto.
Il punto centrale non è stabilire chi abbia “ragione”, ma osservare come avete gestito il conflitto. Il suo preoccuparsi e arrabbiarsi può essere letto come un tentativo di ristabilire sicurezza e coordinamento in una situazione vissuta come caotica. La reazione della sua amica legata alla distanza, silenzio e richiesta di scuse, sembra invece indicare uno stile diverso di affrontare le tensioni. Quando due modalità relazionali sono molto distanti, il rischio è che il conflitto diventi una lotta su chi debba adattarsi all’altro.
Interrompere un’amicizia non è necessariamente un’esagerazione né automaticamente la scelta “giusta”: spesso è il segnale che una relazione, in quel momento, non riusciva più a garantire reciprocità e benessere. La domanda forse più utile non è se abbia fatto bene o male, ma che cosa questa esperienza le ha insegnato sui suoi bisogni nelle relazioni, quanto è importante per lei sentirsi considerata, rassicurata e rispettata negli accordi condivisi.
Se il dubbio continua a pesare, può essere prezioso utilizzare questa esperienza come occasione di riflessione personale. Uno spazio di supporto psicologico può aiutarla a comprendere i suoi schemi relazionali e a orientarsi verso legami più coerenti con i suoi valori, trasformando il conflitto in una risorsa di crescita.
Un cordiale saluto.
Buona sera,
la situazione che descrive riguarda una rottura significativa, dopo molti anni di legame, ed è comprensibile che oggi si stia interrogando su quanto sia stata “giusta” o “eccessiva” la sua reazione. Quando un’amicizia così lunga si interrompe, raramente il dubbio riguarda solo l’episodio in sé, ma tocca anche il valore che quella relazione ha avuto nel tempo.
Dal suo racconto emerge che in quell’occasione lei si sia arrabbiata perché preoccupata e perché vi era una responsabilità condivisa nel rientrare insieme. La preoccupazione per una persona con cui si sta tornando a casa non è di per sé un’esagerazione e l’emozione della rabbia, in questi casi, può essere la manifestazione di un bisogno di rispetto e di reciprocità. Ciò che sembra aver inciso maggiormente non è solo l’episodio, ma la dinamica successiva: il silenzio protratto, il mancato confronto immediato e la richiesta di scuse centrata esclusivamente sul suo comportamento, senza un riconoscimento del proprio. Quando in una relazione si crea uno squilibrio nella gestione delle responsabilità o nella capacità di assumersi la propria parte, è naturale iniziare a sentirsi frustrati o non considerati.
Più che chiedersi se abbia “esagerato”, può essere utile domandarsi come si sentiva all’interno di quell’amicizia da tempo: si sentiva rispettata? Ascoltata? Era una relazione reciproca o spesso si trovava nel ruolo di quella più responsabile? La decisione di interrompere un legame raramente dipende da un singolo episodio, ma da un accumulo di vissuti. Non esiste una risposta assoluta su cosa sia giusto o sbagliato in termini relazionali. Esiste però il diritto di scegliere relazioni in cui ci si sente sereni, rispettati e in equilibrio. Se la chiusura è stata una scelta fatta per tutelare il suo benessere, non è necessariamente un’esagerazione, ma un confine. Un caro saluto.
la situazione che descrive riguarda una rottura significativa, dopo molti anni di legame, ed è comprensibile che oggi si stia interrogando su quanto sia stata “giusta” o “eccessiva” la sua reazione. Quando un’amicizia così lunga si interrompe, raramente il dubbio riguarda solo l’episodio in sé, ma tocca anche il valore che quella relazione ha avuto nel tempo.
Dal suo racconto emerge che in quell’occasione lei si sia arrabbiata perché preoccupata e perché vi era una responsabilità condivisa nel rientrare insieme. La preoccupazione per una persona con cui si sta tornando a casa non è di per sé un’esagerazione e l’emozione della rabbia, in questi casi, può essere la manifestazione di un bisogno di rispetto e di reciprocità. Ciò che sembra aver inciso maggiormente non è solo l’episodio, ma la dinamica successiva: il silenzio protratto, il mancato confronto immediato e la richiesta di scuse centrata esclusivamente sul suo comportamento, senza un riconoscimento del proprio. Quando in una relazione si crea uno squilibrio nella gestione delle responsabilità o nella capacità di assumersi la propria parte, è naturale iniziare a sentirsi frustrati o non considerati.
Più che chiedersi se abbia “esagerato”, può essere utile domandarsi come si sentiva all’interno di quell’amicizia da tempo: si sentiva rispettata? Ascoltata? Era una relazione reciproca o spesso si trovava nel ruolo di quella più responsabile? La decisione di interrompere un legame raramente dipende da un singolo episodio, ma da un accumulo di vissuti. Non esiste una risposta assoluta su cosa sia giusto o sbagliato in termini relazionali. Esiste però il diritto di scegliere relazioni in cui ci si sente sereni, rispettati e in equilibrio. Se la chiusura è stata una scelta fatta per tutelare il suo benessere, non è necessariamente un’esagerazione, ma un confine. Un caro saluto.
Da quello che racconti emerge una forte confusione emotiva, insieme a dispiacere e dubbio su te stessa. Nel qui e ora sembra che tu stia ancora cercando di capire se la tua preoccupazione fosse legittima o eccessiva, e questo ti porta a rimettere in discussione il tuo sentire. C’è una parte di te che si è sentita responsabile e attenta, e un’altra che oggi si chiede se abbia chiesto troppo. Forse vale la pena restare un momento su quello che provi adesso quando ripensi a quella scena, alle sensazioni nel corpo, alle emozioni che tornano. Da lì può emergere cosa per te aveva valore in quell’amicizia e cosa invece ti ha fatto sentire messa da parte. Nel qui e ora queste consapevolezze possono diventare uno spazio di ascolto verso te stessa. Puoi usarle restando in contatto con ciò che senti quando qualcuno supera un tuo limite, riconoscendo prima di tutto dentro di te disagio, rabbia o tristezza, senza giudicarli. Accorgerti di come reagisci, di cosa ti fa chiudere o dubitare di te, può aiutarti a capire che tipo di relazioni desideri vivere e come vuoi sentirti quando sei in legame con l’altro. Portare attenzione a queste sensazioni ti permette di stare più presente a te stessa e di dare valore ai tuoi bisogni emotivi mentre si presentano.
Ti abbraccio
Ti abbraccio
Gentilissima, interrompere un’amicizia che dura da più di dieci anni non è mai una scelta leggera, quindi è comprensibile che oggi si stia ponendo delle domande. Da quello che racconta, la sua reazione è nata da una preoccupazione concreta: non sapere dove fosse una persona con cui doveva rientrare a casa, rischiando anche di perdere il mezzo. Arrabbiarsi in una situazione del genere non è, di per sé, un’esagerazione: è una risposta emotiva a un comportamento percepito come poco rispettoso o poco responsabile.
Il punto centrale però non è solo quell’episodio, ma ciò che è accaduto dopo. Lei si aspettava un confronto e delle scuse; dall’altra parte ha ricevuto silenzio per settimane e poi una richiesta di scuse nei suoi confronti, senza un riconoscimento del suo disagio. Quando in una relazione – anche di amicizia – non c’è spazio per esprimere un’emozione legittima senza essere colpevolizzati, è comprensibile sentirsi feriti e messi in discussione.
Più che chiedersi se ha “fatto bene” o “fatto male”, può essere utile domandarsi: in questa amicizia mi sentivo rispettata, ascoltata e considerata? O mi sentivo spesso quella più responsabile, quella che doveva adattarsi? Se la rottura è arrivata dopo altri episodi che aveva già percepito in questo modo, probabilmente non è stata una decisione impulsiva, ma il risultato di un accumulo.
Le relazioni sane permettono il conflitto e il confronto, ma non negano i vissuti dell’altro. Preoccuparsi per una persona con cui si condivide il rientro a casa non è un errore; il modo in cui si gestisce il disaccordo, invece, fa la differenza. La scelta di interrompere può essere dolorosa, e non dipende dal fatto bene o fatto male, ma da quello che questa vostra relazione le restituiva in termini di comprensione e di ascolto.
A presto!
Il punto centrale però non è solo quell’episodio, ma ciò che è accaduto dopo. Lei si aspettava un confronto e delle scuse; dall’altra parte ha ricevuto silenzio per settimane e poi una richiesta di scuse nei suoi confronti, senza un riconoscimento del suo disagio. Quando in una relazione – anche di amicizia – non c’è spazio per esprimere un’emozione legittima senza essere colpevolizzati, è comprensibile sentirsi feriti e messi in discussione.
Più che chiedersi se ha “fatto bene” o “fatto male”, può essere utile domandarsi: in questa amicizia mi sentivo rispettata, ascoltata e considerata? O mi sentivo spesso quella più responsabile, quella che doveva adattarsi? Se la rottura è arrivata dopo altri episodi che aveva già percepito in questo modo, probabilmente non è stata una decisione impulsiva, ma il risultato di un accumulo.
Le relazioni sane permettono il conflitto e il confronto, ma non negano i vissuti dell’altro. Preoccuparsi per una persona con cui si condivide il rientro a casa non è un errore; il modo in cui si gestisce il disaccordo, invece, fa la differenza. La scelta di interrompere può essere dolorosa, e non dipende dal fatto bene o fatto male, ma da quello che questa vostra relazione le restituiva in termini di comprensione e di ascolto.
A presto!
Buonasera. Accolgo con molta attenzione il Suo racconto, che descrive una dinamica purtroppo comune ma non per questo meno dolorosa: il momento in cui ci si rende conto che l'investimento affettivo e la cura che mettiamo in un rapporto non sono minimamente ricambiati, o peggio, vengono usati contro di noi. Sentirsi in colpa per essersi preoccupati della sicurezza di una persona cara è un paradosso emotivo che genera grande confusione e un senso di profonda solitudine.
Inquadrando la Sua vicenda attraverso la lente di Diego Napolitani, potremmo dire che l'identità è un processo relazionale che si fonda sulla reciprocità e sul riconoscimento. In un’amicizia che dura da dieci anni, si creano delle "matrici" di comportamento consolidate. Se Lei ha sempre assunto il ruolo della persona "responsabile", ha permesso all'altra di abitare un'identità più "irresponsabile" o infantile. Tuttavia, la relazione diventa patologica — o "tossica", come Lei stessa ha intuito — quando questo squilibrio viene agito senza alcuna gratitudine e quando il Suo legittimo bisogno di sicurezza viene etichettato come un’esagerazione.
Il fatto che la Sua amica abbia scelto il silenzio punitivo per tre settimane, ignorando gli impegni comuni e riemergendo solo per pretendere delle scuse, indica una manovra manipolatoria volta a invertire le responsabilità. Lei ha reagito a una mancanza di rispetto e di comunicazione (il non sapere dove fosse l'altra in un luogo disperso); lei ha risposto colpevolizzandoLa per la Sua reazione. Questo meccanismo serve a negare l'evidenza della sua negligenza e a ristabilire un potere su di Lei attraverso il senso di colpa.
Rispetto alla Sua domanda se abbia esagerato, vorrei offrirLe alcuni punti di riflessione:
La legittimità della preoccupazione: Preoccuparsi per una compagna di viaggio in un contesto disperso, specialmente quando è previsto un rientro comune, non è un'esagerazione, ma un atto di civiltà e di affetto. Il fatto che lei sia maggiorenne non esime dal dovere relazionale di avvisare l'altro, proprio per evitare ansie inutili.
L'interruzione come atto di dignità: Interrompere un'amicizia dopo dieci anni non avviene mai per un singolo episodio, ma perché quell'episodio diventa la "goccia" che svela una struttura relazionale ormai insostenibile. Se il Suo rimprovero è stato accolto non con una riflessione, ma con una pretesa di scuse per essersi preoccupata, significa che per l'altra persona la Sua tranquillità emotiva non ha valore.
Il dislivello di maturità: Se Lei si è sempre sentita più responsabile nonostante la minore età, probabilmente ha portato sulle spalle il peso della conduzione del rapporto per molto tempo. Rompere questa dinamica significa smettere di essere il "genitore" di un'amica che non vuole crescere.
La direzione che mi sento di indicarLe è quella di non cedere alla tentazione del dubbio. Il Suo "essersele presa" è la risposta sana di chi sente che i propri confini e la propria cura sono stati calpestati. Non ha esagerato; ha semplicemente smesso di accettare un contratto relazionale unilaterale. Questo vuoto che sente ora, sebbene amaro, è lo spazio necessario affinché Lei possa circondarsi di persone capaci di riconoscere la Sua responsabilità non come un fastidio, ma come un valore.
Cordialità
Dottssa Giovanna Costanzo
Inquadrando la Sua vicenda attraverso la lente di Diego Napolitani, potremmo dire che l'identità è un processo relazionale che si fonda sulla reciprocità e sul riconoscimento. In un’amicizia che dura da dieci anni, si creano delle "matrici" di comportamento consolidate. Se Lei ha sempre assunto il ruolo della persona "responsabile", ha permesso all'altra di abitare un'identità più "irresponsabile" o infantile. Tuttavia, la relazione diventa patologica — o "tossica", come Lei stessa ha intuito — quando questo squilibrio viene agito senza alcuna gratitudine e quando il Suo legittimo bisogno di sicurezza viene etichettato come un’esagerazione.
Il fatto che la Sua amica abbia scelto il silenzio punitivo per tre settimane, ignorando gli impegni comuni e riemergendo solo per pretendere delle scuse, indica una manovra manipolatoria volta a invertire le responsabilità. Lei ha reagito a una mancanza di rispetto e di comunicazione (il non sapere dove fosse l'altra in un luogo disperso); lei ha risposto colpevolizzandoLa per la Sua reazione. Questo meccanismo serve a negare l'evidenza della sua negligenza e a ristabilire un potere su di Lei attraverso il senso di colpa.
Rispetto alla Sua domanda se abbia esagerato, vorrei offrirLe alcuni punti di riflessione:
La legittimità della preoccupazione: Preoccuparsi per una compagna di viaggio in un contesto disperso, specialmente quando è previsto un rientro comune, non è un'esagerazione, ma un atto di civiltà e di affetto. Il fatto che lei sia maggiorenne non esime dal dovere relazionale di avvisare l'altro, proprio per evitare ansie inutili.
L'interruzione come atto di dignità: Interrompere un'amicizia dopo dieci anni non avviene mai per un singolo episodio, ma perché quell'episodio diventa la "goccia" che svela una struttura relazionale ormai insostenibile. Se il Suo rimprovero è stato accolto non con una riflessione, ma con una pretesa di scuse per essersi preoccupata, significa che per l'altra persona la Sua tranquillità emotiva non ha valore.
Il dislivello di maturità: Se Lei si è sempre sentita più responsabile nonostante la minore età, probabilmente ha portato sulle spalle il peso della conduzione del rapporto per molto tempo. Rompere questa dinamica significa smettere di essere il "genitore" di un'amica che non vuole crescere.
La direzione che mi sento di indicarLe è quella di non cedere alla tentazione del dubbio. Il Suo "essersele presa" è la risposta sana di chi sente che i propri confini e la propria cura sono stati calpestati. Non ha esagerato; ha semplicemente smesso di accettare un contratto relazionale unilaterale. Questo vuoto che sente ora, sebbene amaro, è lo spazio necessario affinché Lei possa circondarsi di persone capaci di riconoscere la Sua responsabilità non come un fastidio, ma come un valore.
Cordialità
Dottssa Giovanna Costanzo
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