Sono una donna di 34 anni, sposata con separazione dei beni nell'ottobre 2020. Non abbiamo figli per
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risposte
Sono una donna di 34 anni, sposata con separazione dei beni nell'ottobre 2020. Non abbiamo figli per volontà principale di mio marito.
Viviano insieme ai suoceri fin subito dopo il matrimonio su idea principale di mio marito in quanto, a detta sua, per tutelarmi dal patrimonio che ho ereditato dalla morte di mia madre avvenuta a maggio 2020 e per il fatto che all'epoca non avevamo entrambi un'occupazione.
Sin dal primo momento non mi sono trovata bene nella convivenza in quanto mi hanno sempre fatto sentire un'ospite indesiderato e ingombrante, controllando e giudicando negativamente ogni mia azione, rinfacciando quotidianamente gli aiuti dati nonostante si dimostrano disponibili in maniera morbosa e mite malgrado io mi fossi sempre comportata in modo consono e civile.
Mio marito è riuscito a convincermi che non c'era un'altra soluzione immediata e col tempo mi sono pian piano rassegnata sopportando molte situazioni di disagio e di mancata libertà spesso al limite della resistenza psicologica anche perché ogni volta che ho chiesto chiarimenti oppure mi sono fatta valere come persona ho innescato furibondi litigi in cui sono stata accusata di essere una persona permalosa, paranoica, infantile, altezzosa, ingrata, sensibile, preziosa, con un brutto carattere passando per la vittima e negando, anche di fronte all'evidenza, il suo atteggiamento nei miei confronti, cercando di farmi venire i sensi di colpa tenendomi il broncio come se fossi io ad aver agito male e
facendomi capire che essendo ospite è anagraficamente più piccola dei miei suoceri, devo rispettarli e riverirli sempre e comunque.
A volte attuano comportamenti provocatori in cui fanno di tutto per avere una mia reazione, cosa che col tempo, ho imparato a non avere.
Nel settembre 2021 io e mio marito abbiamo aperto un'attività di ristorazione con formula di impresa individuale in cui risulto come coadiuvante e garante qualora ci fossero difficoltà nel fronteggiare I costi dell'azienda, la quale tutto sommato funziona discretamente, nonostante ci sia un debito di qualche migliaia di euro. Da mio marito però non ho mai percepito nessuna retribuzione in quanto lui sostiene che io non abbia una reale occupazione.
In questi anni per affrontare spese personali, mi sono dovuta arrangiare con le mance dei clienti, fondo cassa, interessi dei conti deposito e vendita di lavoretti fai da te quasi sempre all'insaputa di mio marito, il quale mi controlla continuamente gli acquisti, sia quelli necessari che di svago attuando comportamenti per indurmi a spendere solo quando è relativamente d'accordo, arrabbiandosi se compro qualcosa in più minacciando di nominare un amministratore di sostegno costringendomi ad agire di nascosto o raccontare bugie in ogni ambito.
Se per caso dovessi sbagliare qualcosa, come ad esempio mi scivola il bicchiere e si rompe, spiargendo un po di acqua, ricevo subito rimproveri pesanti mentre se succede a lui o ad altri della famiglia mi risponde che può capitare.
Quando mio marito insiste nel cercare un dialogo per chiarire le difficoltà, mi rendo sempre disponibile a spiegare con calma e precisione il tutto purtroppo senza ottenere mai un confronto sereno, costruttivo e risolutivo, perché inizia ad alzare la voce, si arrabbia facilmente iniziando un monologo in cui non ho quasi mai il diritto di intervenire. A volte minaccia il divorzio, getta a terra alcuni oggetti, offende sottolineando I miei difetti, rinfacciando favori del passato e offendendo la mia persona, accusandomi infine, di avere solo io la colpa per questa situazione, sminuendo e criticando qualsiasi mio hobby o passione, prendendomi in giro se tengo un diario personale chiedendomi se scrivo le mie memorie
Quando si calma si comporta come se nulla fosse successo dicendo che scherzava, promettendo di voler cambiare le cose senza però mai mantenere il patto, spronandomi ad avere l'esclusività di scelta sulle decisioni per poi non approvare ciò che ho preferito accusandomi di sbagliare.
Il rapporto fra mia suocera e suo figlio è basato sull'amore e odio: se discuto con mio marito lo difende sempre e a prescindere, mentre lei ha il permesso di offenderlo, trattarlo male e urlargli contro sostenendo che lei è la madre e può dire tutto ciò che gli passa per la testa. Raramente mio marito si difende ed è consapevole di ciò che sua mamma dice.
In passato ho subito episodi di bullismo, abbandono della figura paterna, lutti importanti e improvvisi. Grazie ad un antidepressivo, nuove esperienze e conoscenze, il mio amore proprio è migliorato, anche se ogni giorno devo combattere per non ricadere nel pensiero di non valere nulla.
Essendo consapevole che mio marito mi sconsiglia ed è contrario ad un percorso psicoterapeutico perché non è d'accordo che io racconti cose personali e perché secondo lui è solo una perdita di tempo e soldi, mi sono rivolta a diverse piattaforme online, a sua insaputa, senza però ottenere dei risultati sperati in quanto non mi hanno mai seguito in un percorso o dato indicazioni per uscire da questa situazione. Cosa posso fare visto che mi sento sola?
Viviano insieme ai suoceri fin subito dopo il matrimonio su idea principale di mio marito in quanto, a detta sua, per tutelarmi dal patrimonio che ho ereditato dalla morte di mia madre avvenuta a maggio 2020 e per il fatto che all'epoca non avevamo entrambi un'occupazione.
Sin dal primo momento non mi sono trovata bene nella convivenza in quanto mi hanno sempre fatto sentire un'ospite indesiderato e ingombrante, controllando e giudicando negativamente ogni mia azione, rinfacciando quotidianamente gli aiuti dati nonostante si dimostrano disponibili in maniera morbosa e mite malgrado io mi fossi sempre comportata in modo consono e civile.
Mio marito è riuscito a convincermi che non c'era un'altra soluzione immediata e col tempo mi sono pian piano rassegnata sopportando molte situazioni di disagio e di mancata libertà spesso al limite della resistenza psicologica anche perché ogni volta che ho chiesto chiarimenti oppure mi sono fatta valere come persona ho innescato furibondi litigi in cui sono stata accusata di essere una persona permalosa, paranoica, infantile, altezzosa, ingrata, sensibile, preziosa, con un brutto carattere passando per la vittima e negando, anche di fronte all'evidenza, il suo atteggiamento nei miei confronti, cercando di farmi venire i sensi di colpa tenendomi il broncio come se fossi io ad aver agito male e
facendomi capire che essendo ospite è anagraficamente più piccola dei miei suoceri, devo rispettarli e riverirli sempre e comunque.
A volte attuano comportamenti provocatori in cui fanno di tutto per avere una mia reazione, cosa che col tempo, ho imparato a non avere.
Nel settembre 2021 io e mio marito abbiamo aperto un'attività di ristorazione con formula di impresa individuale in cui risulto come coadiuvante e garante qualora ci fossero difficoltà nel fronteggiare I costi dell'azienda, la quale tutto sommato funziona discretamente, nonostante ci sia un debito di qualche migliaia di euro. Da mio marito però non ho mai percepito nessuna retribuzione in quanto lui sostiene che io non abbia una reale occupazione.
In questi anni per affrontare spese personali, mi sono dovuta arrangiare con le mance dei clienti, fondo cassa, interessi dei conti deposito e vendita di lavoretti fai da te quasi sempre all'insaputa di mio marito, il quale mi controlla continuamente gli acquisti, sia quelli necessari che di svago attuando comportamenti per indurmi a spendere solo quando è relativamente d'accordo, arrabbiandosi se compro qualcosa in più minacciando di nominare un amministratore di sostegno costringendomi ad agire di nascosto o raccontare bugie in ogni ambito.
Se per caso dovessi sbagliare qualcosa, come ad esempio mi scivola il bicchiere e si rompe, spiargendo un po di acqua, ricevo subito rimproveri pesanti mentre se succede a lui o ad altri della famiglia mi risponde che può capitare.
Quando mio marito insiste nel cercare un dialogo per chiarire le difficoltà, mi rendo sempre disponibile a spiegare con calma e precisione il tutto purtroppo senza ottenere mai un confronto sereno, costruttivo e risolutivo, perché inizia ad alzare la voce, si arrabbia facilmente iniziando un monologo in cui non ho quasi mai il diritto di intervenire. A volte minaccia il divorzio, getta a terra alcuni oggetti, offende sottolineando I miei difetti, rinfacciando favori del passato e offendendo la mia persona, accusandomi infine, di avere solo io la colpa per questa situazione, sminuendo e criticando qualsiasi mio hobby o passione, prendendomi in giro se tengo un diario personale chiedendomi se scrivo le mie memorie
Quando si calma si comporta come se nulla fosse successo dicendo che scherzava, promettendo di voler cambiare le cose senza però mai mantenere il patto, spronandomi ad avere l'esclusività di scelta sulle decisioni per poi non approvare ciò che ho preferito accusandomi di sbagliare.
Il rapporto fra mia suocera e suo figlio è basato sull'amore e odio: se discuto con mio marito lo difende sempre e a prescindere, mentre lei ha il permesso di offenderlo, trattarlo male e urlargli contro sostenendo che lei è la madre e può dire tutto ciò che gli passa per la testa. Raramente mio marito si difende ed è consapevole di ciò che sua mamma dice.
In passato ho subito episodi di bullismo, abbandono della figura paterna, lutti importanti e improvvisi. Grazie ad un antidepressivo, nuove esperienze e conoscenze, il mio amore proprio è migliorato, anche se ogni giorno devo combattere per non ricadere nel pensiero di non valere nulla.
Essendo consapevole che mio marito mi sconsiglia ed è contrario ad un percorso psicoterapeutico perché non è d'accordo che io racconti cose personali e perché secondo lui è solo una perdita di tempo e soldi, mi sono rivolta a diverse piattaforme online, a sua insaputa, senza però ottenere dei risultati sperati in quanto non mi hanno mai seguito in un percorso o dato indicazioni per uscire da questa situazione. Cosa posso fare visto che mi sento sola?
Buongiorno,
a ringrazio per aver trovato il coraggio di raccontare una situazione così complessa e dolorosa. Dalle sue parole emerge un vissuto di profondo isolamento, di svalutazione e di progressiva perdita di libertà personale, che nel tempo può incidere seriamente sul benessere emotivo e sull’autostima, soprattutto quando si innesta su ferite pregresse già sperimentate nella sua storia.
È importante sapere che ciò che descrive non è “banale” né da minimizzare: il controllo, la colpevolizzazione, l’assenza di ascolto, le esplosioni di rabbia seguite da negazione o minimizzazione, così come la difficoltà a disporre liberamente delle proprie risorse, sono dinamiche che meritano attenzione e tutela. Sentirsi confusa, stanca e sola in un contesto simile è una reazione comprensibile, non un segno di debolezza.
Un percorso psicologico strutturato e continuativo, svolto in uno spazio sicuro e riservato, potrebbe aiutarla a fare chiarezza su ciò che sta vivendo, a rinforzare il senso di valore personale e a comprendere quali passi siano per lei possibili e sostenibili, nel rispetto dei suoi tempi e della sua sicurezza. La psicoterapia non serve a “mettere qualcuno contro qualcun altro”, ma a restituire alla persona dignità, lucidità e libertà di scelta.
Non è necessario affrontare tutto da sola. Chiedere aiuto è già un primo, importante atto di cura verso di sé.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
a ringrazio per aver trovato il coraggio di raccontare una situazione così complessa e dolorosa. Dalle sue parole emerge un vissuto di profondo isolamento, di svalutazione e di progressiva perdita di libertà personale, che nel tempo può incidere seriamente sul benessere emotivo e sull’autostima, soprattutto quando si innesta su ferite pregresse già sperimentate nella sua storia.
È importante sapere che ciò che descrive non è “banale” né da minimizzare: il controllo, la colpevolizzazione, l’assenza di ascolto, le esplosioni di rabbia seguite da negazione o minimizzazione, così come la difficoltà a disporre liberamente delle proprie risorse, sono dinamiche che meritano attenzione e tutela. Sentirsi confusa, stanca e sola in un contesto simile è una reazione comprensibile, non un segno di debolezza.
Un percorso psicologico strutturato e continuativo, svolto in uno spazio sicuro e riservato, potrebbe aiutarla a fare chiarezza su ciò che sta vivendo, a rinforzare il senso di valore personale e a comprendere quali passi siano per lei possibili e sostenibili, nel rispetto dei suoi tempi e della sua sicurezza. La psicoterapia non serve a “mettere qualcuno contro qualcun altro”, ma a restituire alla persona dignità, lucidità e libertà di scelta.
Non è necessario affrontare tutto da sola. Chiedere aiuto è già un primo, importante atto di cura verso di sé.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
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Gentile,
capisco quanto questa situazione possa essere difficile e quanto possa farla sentire sola. Vivere in un contesto in cui ci si sente continuamente giudicati o controllati può davvero logorare la fiducia in se stessi.
Vorrei sottolineare che la responsabilità di ciò che accade non è tutta sua. Nessuno merita di essere trattato in modo svalutante o controllato. Il fatto che continui a prendersi cura di sé e a cercare strategie per affrontare la situazione dimostra forza e resilienza.
Può essere utile ritagliarsi piccoli spazi per sé stessa, coltivare passioni e interessi e, se possibile, rivolgersi a un supporto psicologico riservato. Anche confidarsi con qualcuno di fiducia può aiutare a sentirsi meno sola e alleggerire il peso emotivo.
Non è facile affrontare tutto da sola, ma ci sono risorse che possono sostenerla e aiutarla a ritrovare maggiore sicurezza e benessere.
Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
capisco quanto questa situazione possa essere difficile e quanto possa farla sentire sola. Vivere in un contesto in cui ci si sente continuamente giudicati o controllati può davvero logorare la fiducia in se stessi.
Vorrei sottolineare che la responsabilità di ciò che accade non è tutta sua. Nessuno merita di essere trattato in modo svalutante o controllato. Il fatto che continui a prendersi cura di sé e a cercare strategie per affrontare la situazione dimostra forza e resilienza.
Può essere utile ritagliarsi piccoli spazi per sé stessa, coltivare passioni e interessi e, se possibile, rivolgersi a un supporto psicologico riservato. Anche confidarsi con qualcuno di fiducia può aiutare a sentirsi meno sola e alleggerire il peso emotivo.
Non è facile affrontare tutto da sola, ma ci sono risorse che possono sostenerla e aiutarla a ritrovare maggiore sicurezza e benessere.
Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Buongiorno,
dalle sue parole emerge una situazione molto complessa, in cui si intrecciano dinamiche familiari difficili, un rapporto di coppia carico di tensioni e svalutazioni, e una storia personale segnata da eventi dolorosi. È comprensibile che oggi si senta sola e senza punti di riferimento: quando per anni si vive in un contesto che limita la libertà, mette in discussione il proprio valore e rende difficile esprimere bisogni e confini, è naturale arrivare a sentirsi svuotati e confusi.
Il modo in cui descrive le interazioni con suo marito e con la famiglia di lui mostra un clima relazionale in cui lei non si sente ascoltata, riconosciuta o rispettata. Le reazioni che riceve quando prova a esprimere un disagio, il controllo sulle sue scelte, la svalutazione dei suoi interessi e il senso di colpa che le viene rimandato sono elementi che possono logorare profondamente l’autostima e la percezione di sé.
È importante riconoscere che ciò che sta vivendo non riguarda una sua fragilità personale, ma un contesto che nel tempo ha eroso la sua sicurezza e la sua libertà. Il fatto che, nonostante tutto, lei stia cercando aiuto e continui a interrogarsi su come stare meglio è un segnale di grande forza e lucidità.
In momenti come questo, avere uno spazio sicuro in cui poter parlare liberamente, senza giudizio e senza pressioni, può fare una grande differenza. Un percorso psicoterapeutico, può aiutarla a rimettere ordine tra ciò che sente, a riconoscere i suoi bisogni e a ritrovare un senso di stabilità interna, indipendentemente dalle scelte che farà in futuro. Non è sola: il suo malessere ha delle ragioni comprensibili e merita ascolto e attenzione. Prendersi cura di sé, passo dopo passo, è il primo modo per ritrovare la forza di cui ha bisogno
dalle sue parole emerge una situazione molto complessa, in cui si intrecciano dinamiche familiari difficili, un rapporto di coppia carico di tensioni e svalutazioni, e una storia personale segnata da eventi dolorosi. È comprensibile che oggi si senta sola e senza punti di riferimento: quando per anni si vive in un contesto che limita la libertà, mette in discussione il proprio valore e rende difficile esprimere bisogni e confini, è naturale arrivare a sentirsi svuotati e confusi.
Il modo in cui descrive le interazioni con suo marito e con la famiglia di lui mostra un clima relazionale in cui lei non si sente ascoltata, riconosciuta o rispettata. Le reazioni che riceve quando prova a esprimere un disagio, il controllo sulle sue scelte, la svalutazione dei suoi interessi e il senso di colpa che le viene rimandato sono elementi che possono logorare profondamente l’autostima e la percezione di sé.
È importante riconoscere che ciò che sta vivendo non riguarda una sua fragilità personale, ma un contesto che nel tempo ha eroso la sua sicurezza e la sua libertà. Il fatto che, nonostante tutto, lei stia cercando aiuto e continui a interrogarsi su come stare meglio è un segnale di grande forza e lucidità.
In momenti come questo, avere uno spazio sicuro in cui poter parlare liberamente, senza giudizio e senza pressioni, può fare una grande differenza. Un percorso psicoterapeutico, può aiutarla a rimettere ordine tra ciò che sente, a riconoscere i suoi bisogni e a ritrovare un senso di stabilità interna, indipendentemente dalle scelte che farà in futuro. Non è sola: il suo malessere ha delle ragioni comprensibili e merita ascolto e attenzione. Prendersi cura di sé, passo dopo passo, è il primo modo per ritrovare la forza di cui ha bisogno
Gentile utente, da ciò che descrive emerge una situazione molto complessa e dolorosa, segnata da controllo, svalutazione, confusione emotiva e da un senso profondo di solitudine. È comprensibile che, vivendo a lungo in questo clima, lei si senta stanca, disorientata e in cerca di qualcuno che le dica cosa fare per “uscirne” il prima possibile. Vorrei però essere molto chiara e allo stesso tempo rispettosa: nessuno dall’esterno può darle indicazioni immediate su come uscire da questa situazione o anche solo consigliarle cosa fare. Il lavoro psicologico non funziona come una consulenza pratica o una lista di istruzioni. È piuttosto uno spazio protetto e continuativo in cui, passo dopo passo, può rimettere ordine in ciò che sta vivendo, distinguere ciò che le appartiene da ciò che le viene imposto, recuperare fiducia nel proprio sentire e nel proprio valore, valutare con maggiore chiarezza cosa è sostenibile per lei e cosa no. Capisco la frustrazione provata nelle precedenti esperienze online: tuttavia, lavorando da tempo con l’online le posso assicurare che non è la modalità ad essere scadente ma piuttosto l’assenza di una relazione stabile e soprattutto di un percorso nel tempo. Senza questo, è difficile ottenere cambiamenti reali. Il fatto che suo marito sia contrario a un percorso psicoterapeutico è un elemento importante, ma è altrettanto importante ricordare che la cura del suo benessere psichico è un suo diritto, non qualcosa per cui dover chiedere il permesso. Cercare uno spazio per sé non significa tradire qualcuno, ma prendersi sul serio e volersi bene. Lei non è sbagliata per sentirsi così, né debole per chiedere aiuto. È una persona che ha attraversato molte ferite e che oggi sta cercando, con grande fatica, di non perdersi di nuovo. Questo è già un punto di partenza significativo.
Resto a disposizione se desidera continuare a riflettere insieme su questi aspetti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Elisa Bruscaglia
Resto a disposizione se desidera continuare a riflettere insieme su questi aspetti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Elisa Bruscaglia
Capire cosa ti lega al dora ed una persona così estremamente svalutante e capire perché non riesci a mettere i puntini sulle i e fare le cose per bene . E questo puoi provare a farlo attraverso una buona terapia con la t maiuscola !! In bocca al lupo !! Se fino ad ora non è andata bene non ti arrendere , scegli con cura a chi rivolgerti e comincia a rimboccarti le maniche ed o riduco tanto un po alla volta non tarderanno ad arrivare
Gentile utente, la ringrazio per la condivisione della sua esperienza. Da quanto scrive emerge una situazione per lei molto faticosa, che nel tempo l’ha portata a sentirsi sola, poco ascoltata e in difficoltà nel tutelare i propri bisogni. È comprensibile che vivere a lungo in un contesto relazionale complesso possa incidere sul benessere emotivo e sull’autostima. In questi casi può essere utile non affrontare tutto da sola, ma ritagliarsi uno spazio personale e protetto in cui fare chiarezza, ritrovare punti di riferimento e comprendere quali passi siano più adatti per stare meglio. Un percorso psicoterapeutico, anche inizialmente individuale, può rappresentare un valido supporto per riacquistare maggiore consapevolezza e forza interiore, indipendentemente dal parere degli altri. Prendersi cura di sé non è un atto di egoismo, ma un diritto. Un caro saluto
Gentilissima signora,
cercare aiuto nonostante il parere contrario di suo marito è stata un atto di coraggio, di libertà e amore verso se stessa.
un amore che lei merita e che non ha bisogno di essere elemosinato attraverso briciole di attenzioni di chi non la rispetta e non la valorizza.
Un gesto che parla di un bisogno legittimo di ascolto e di cura,
il primo passo per sottrarsi a una posizione in cui il suo valore viene costantemente messo in discussione. Per andare verso la possibilità di riconoscersi al di là dello sguardo dell’altro.
Ora però deve continuare a camminare, a cercare.
Non so che tipo di terapia abbia fatto precedentemente né su quale piattaforma ma può farsi seguire in un percorso psicologico (in presenza oppure on line) che l’accompagni nella ricerca di uno spazio suo, sicuro e legittimo, in cui trovare ascolto, riconoscimento dei suoi bisogni e che l’aiuti a superare le sue difficoltà.
A ritrovare la vera se stessa, non più l’ombra di un altro.
Cordialmente, dott.ssa Campadello
cercare aiuto nonostante il parere contrario di suo marito è stata un atto di coraggio, di libertà e amore verso se stessa.
un amore che lei merita e che non ha bisogno di essere elemosinato attraverso briciole di attenzioni di chi non la rispetta e non la valorizza.
Un gesto che parla di un bisogno legittimo di ascolto e di cura,
il primo passo per sottrarsi a una posizione in cui il suo valore viene costantemente messo in discussione. Per andare verso la possibilità di riconoscersi al di là dello sguardo dell’altro.
Ora però deve continuare a camminare, a cercare.
Non so che tipo di terapia abbia fatto precedentemente né su quale piattaforma ma può farsi seguire in un percorso psicologico (in presenza oppure on line) che l’accompagni nella ricerca di uno spazio suo, sicuro e legittimo, in cui trovare ascolto, riconoscimento dei suoi bisogni e che l’aiuti a superare le sue difficoltà.
A ritrovare la vera se stessa, non più l’ombra di un altro.
Cordialmente, dott.ssa Campadello
Gentile utente,
grazie per aver condiviso una storia così complessa e dolorosa: da ciò che descrive emerge una situazione di profondo disagio emotivo e relazionale, che merita di essere presa molto seriamente.
Nel suo racconto sono presenti diversi elementi critici:
una convivenza imposta e vissuta come costantemente svalutante e controllante;
una relazione di coppia caratterizzata da squilibrio di potere, mancanza di ascolto, svalutazione, colpevolizzazione, esplosioni di rabbia, minacce e successiva negazione dei fatti;
un controllo economico molto marcato, che la costringe a nascondere spese e bisogni, minando la sua autonomia e la sua dignità personale;
la presenza di dinamiche familiari (in particolare con la suocera) che rinforzano l’isolamento e la delegittimazione del suo punto di vista;
una storia personale di lutti, abbandoni e bullismo che rende comprensibile quanto oggi sia faticoso non ricadere nel pensiero di “non valere nulla”.
Molti dei comportamenti che descrive rientrano nelle dinamiche di violenza psicologica ed emotiva: svalutazione, gaslighting (negazione dell’evidenza e ribaltamento delle colpe), controllo, intimidazioni, isolamento e promesse di cambiamento non mantenute. Il fatto che, dopo le esplosioni di rabbia, suo marito si comporti “come se nulla fosse” è un meccanismo purtroppo frequente e molto confondente per chi lo subisce.
È importante sottolineare con chiarezza un punto: non c’è nulla di sbagliato in lei. La sofferenza che prova non è segno di fragilità, ma una risposta comprensibile a una situazione che, nel tempo, erode l’autostima e il senso di sicurezza personale.
Il sentirsi sola è reale, ma non significa che lei sia senza risorse. Un percorso psicoterapeutico è un suo diritto, indipendentemente dal consenso di suo marito, e può rappresentare uno spazio protetto per:
fare chiarezza su ciò che sta vivendo;
ricostruire confini personali ed emotivi;
rafforzare l’autostima e la capacità di scelta;
valutare, con gradualità e supporto, quali passi siano più tutelanti per lei (personali, relazionali ed eventualmente pratici).
Le piattaforme online, se non strutturate in un vero percorso, spesso non sono sufficienti in situazioni così articolate. Un lavoro continuativo con uno specialista, meglio se in presenza, può davvero fare la differenza.
Il primo passo, oggi, non è “decidere cosa fare del matrimonio”, ma prendersi cura di sé, uscire dall’isolamento e avere uno sguardo professionale che la accompagni senza giudicarla né forzarla.
Le consiglio quindi di approfondire la sua situazione con uno psicologo o psicoterapeuta, che possa aiutarla a ritrovare centratura, lucidità e sostegno. Non deve affrontare tutto questo da sola.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
grazie per aver condiviso una storia così complessa e dolorosa: da ciò che descrive emerge una situazione di profondo disagio emotivo e relazionale, che merita di essere presa molto seriamente.
Nel suo racconto sono presenti diversi elementi critici:
una convivenza imposta e vissuta come costantemente svalutante e controllante;
una relazione di coppia caratterizzata da squilibrio di potere, mancanza di ascolto, svalutazione, colpevolizzazione, esplosioni di rabbia, minacce e successiva negazione dei fatti;
un controllo economico molto marcato, che la costringe a nascondere spese e bisogni, minando la sua autonomia e la sua dignità personale;
la presenza di dinamiche familiari (in particolare con la suocera) che rinforzano l’isolamento e la delegittimazione del suo punto di vista;
una storia personale di lutti, abbandoni e bullismo che rende comprensibile quanto oggi sia faticoso non ricadere nel pensiero di “non valere nulla”.
Molti dei comportamenti che descrive rientrano nelle dinamiche di violenza psicologica ed emotiva: svalutazione, gaslighting (negazione dell’evidenza e ribaltamento delle colpe), controllo, intimidazioni, isolamento e promesse di cambiamento non mantenute. Il fatto che, dopo le esplosioni di rabbia, suo marito si comporti “come se nulla fosse” è un meccanismo purtroppo frequente e molto confondente per chi lo subisce.
È importante sottolineare con chiarezza un punto: non c’è nulla di sbagliato in lei. La sofferenza che prova non è segno di fragilità, ma una risposta comprensibile a una situazione che, nel tempo, erode l’autostima e il senso di sicurezza personale.
Il sentirsi sola è reale, ma non significa che lei sia senza risorse. Un percorso psicoterapeutico è un suo diritto, indipendentemente dal consenso di suo marito, e può rappresentare uno spazio protetto per:
fare chiarezza su ciò che sta vivendo;
ricostruire confini personali ed emotivi;
rafforzare l’autostima e la capacità di scelta;
valutare, con gradualità e supporto, quali passi siano più tutelanti per lei (personali, relazionali ed eventualmente pratici).
Le piattaforme online, se non strutturate in un vero percorso, spesso non sono sufficienti in situazioni così articolate. Un lavoro continuativo con uno specialista, meglio se in presenza, può davvero fare la differenza.
Il primo passo, oggi, non è “decidere cosa fare del matrimonio”, ma prendersi cura di sé, uscire dall’isolamento e avere uno sguardo professionale che la accompagni senza giudicarla né forzarla.
Le consiglio quindi di approfondire la sua situazione con uno psicologo o psicoterapeuta, che possa aiutarla a ritrovare centratura, lucidità e sostegno. Non deve affrontare tutto questo da sola.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Gentile utente, leggendo la sua storia si avverte quanto si senta sola e progressivamente svalutata. Quello che descrive non sono semplici conflitti familiari: il controllo sulle sue spese, l’assenza di una retribuzione pur lavorando nell’attività, le minacce, gli oggetti lanciati, il ribaltamento delle colpe e il “far finta di nulla” dopo le esplosioni sono dinamiche che nel tempo possono minare profondamente l’autostima e il senso di realtà.
Il fatto che lei abbia già vissuto esperienze di perdita e svalutazione rende ancora più comprensibile quanto questa situazione possa riattivare il timore di “non valere” o di essere sempre quella sbagliata. Ma il disagio che sente è un segnale sano: le sta dicendo che qualcosa non è rispettoso dei suoi confini.
È importante che non resti isolata. Avere uno spazio psicologico stabile, indipendente dal parere di suo marito, può aiutarla a fare chiarezza e a rafforzare le sue risorse. Parallelamente, potrebbe essere utile informarsi anche sui suoi diritti dal punto di vista economico e lavorativo.
Non deve affrontare tutto questo da sola. Prendersi cura di sé non è un tradimento della coppia, è un atto di tutela personale.
Un cordiale saluto, Dott.ssa Sara Magliocca
Il fatto che lei abbia già vissuto esperienze di perdita e svalutazione rende ancora più comprensibile quanto questa situazione possa riattivare il timore di “non valere” o di essere sempre quella sbagliata. Ma il disagio che sente è un segnale sano: le sta dicendo che qualcosa non è rispettoso dei suoi confini.
È importante che non resti isolata. Avere uno spazio psicologico stabile, indipendente dal parere di suo marito, può aiutarla a fare chiarezza e a rafforzare le sue risorse. Parallelamente, potrebbe essere utile informarsi anche sui suoi diritti dal punto di vista economico e lavorativo.
Non deve affrontare tutto questo da sola. Prendersi cura di sé non è un tradimento della coppia, è un atto di tutela personale.
Un cordiale saluto, Dott.ssa Sara Magliocca
Buongiorno moglie sconsolata,
credo che dovrebbe cambiare soluzione, non rivolgersi alle piattaforme se non le fanno fare i percorsi che vuole, ma magari ad una persona, in presenza potrebbe essere utile, ma dovrebbe prima chiedere il permesso al suo datore di vita.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
credo che dovrebbe cambiare soluzione, non rivolgersi alle piattaforme se non le fanno fare i percorsi che vuole, ma magari ad una persona, in presenza potrebbe essere utile, ma dovrebbe prima chiedere il permesso al suo datore di vita.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Dal resoconto dettagliato dei suoi problemi personali, coniugali e di relazione con la famiglia di origine di suo marito, si evidenzia che ha strutturato una personalità dipendente, debole ,insicura, immatura, con sentimenti di inadeguatezza, con scarsa individuazione e differenziazione dell’IO. Non riesce a difendere i suoi ‘ confini ‘all’interno della coppia coniugale e della famiglia di origine di suo marito. Mancano le informazioni sulla sua storia personale, familiare e le sue risorse sociali che senz’altro avranno inciso sulla fragilità del suo IO.
Urgente ed utile per affrontare i suoi problemi iniziare un percorso di psicoterapia individuale e soprattutto in presenza per capire dove è iniziato il suo blocco evolutivo, quali fattori o lifevents hanno inciso, come riprendere il suo processo di individuazione e di differenziazione.
Ma lei è disposta ad un cambiamento che potrebbe mettere in discussione la sua attuale organizzazione esistenziale che è sì mortificante ma le garantisce un minimo di relazioni e legami di tipo affettivo.
Urgente ed utile per affrontare i suoi problemi iniziare un percorso di psicoterapia individuale e soprattutto in presenza per capire dove è iniziato il suo blocco evolutivo, quali fattori o lifevents hanno inciso, come riprendere il suo processo di individuazione e di differenziazione.
Ma lei è disposta ad un cambiamento che potrebbe mettere in discussione la sua attuale organizzazione esistenziale che è sì mortificante ma le garantisce un minimo di relazioni e legami di tipo affettivo.
Buongiorno.
Lei scrive: "Grazie ad un antidepressivo, nuove esperienze e conoscenze, il mio amore proprio è migliorato, anche se ogni giorno devo combattere per non ricadere nel pensiero di non valere nulla".
Probabilmente intendeva scrivere ...il mio UMORE, anziché AMORE.
Dover combattere quotidianamente per "non ricadere nel pensiero di non valere nulla" è una condizione da depressione sotto soglia.
Le consiglio un percorso terapeutico che Le permettere di ricongiungersi alle Sue Risorse Interiori. La vita la ha alienata dall'Amore per Sé Stessa".
Sarebbe ora di riscoprirlo!
Cordiali saluti.
Lei scrive: "Grazie ad un antidepressivo, nuove esperienze e conoscenze, il mio amore proprio è migliorato, anche se ogni giorno devo combattere per non ricadere nel pensiero di non valere nulla".
Probabilmente intendeva scrivere ...il mio UMORE, anziché AMORE.
Dover combattere quotidianamente per "non ricadere nel pensiero di non valere nulla" è una condizione da depressione sotto soglia.
Le consiglio un percorso terapeutico che Le permettere di ricongiungersi alle Sue Risorse Interiori. La vita la ha alienata dall'Amore per Sé Stessa".
Sarebbe ora di riscoprirlo!
Cordiali saluti.
Gentile signora ritengo che suo marito tema che lei possa diventare una persona indipendente e che possa lasciarlo in seguito a tutte le incomprensioni che vi sono state tra di voi. Lui teme che lei possa fare una psicoterapia e che quindi possa diventare più libera e consapevole. Sento tutta la sua infelicita' e penso che una psicoterapia potrebbe aiutarla a diventare più indipendente da suo marito e dalla sua famiglia. cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Buongiorno,
lei è portatrice di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli anche con sua marito, sarebbe una occasione evolutiva per entrambi.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
lei è portatrice di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli anche con sua marito, sarebbe una occasione evolutiva per entrambi.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, mi sembra dal suo racconto un circolo che si riavvolge su se stesso. Questa sua relazione le sta provocando diversi motivi di disagio e lei avrebbe bisogno, probabilmente, di acquistare un maggior senso della sua presenza individuale, affrancarsi possibilmente con suo marito da questa situazione di disagio e dipendenza sia da lui che dalla sua famiglia. Una psicoterapia le potrebbe essere senz'altro utile per mettere a fuoco questi aspetti ma suo marito glielo impedisce riaffermando questa dipendenza e lei ritorna da capo. Se ritiene io posso essere disponibile ad incontri anche online. Buona Giornata Dario Martelli
Gentile utente, leggendo le sue parole si percepisce con forza il senso di isolamento e di soffocamento che sta vivendo. Lei descrive una realtà in cui il suo valore come persona e la sua autonomia vengono costantemente messi in discussione, lasciandola in una posizione di 'ospite' persino nella sua stessa vita.
Il fatto che nonostante tutto lei sia riuscita a preservare il suo amore proprio e stia cercando aiuto è un segno di grande forza vitale. In un contesto dove le viene impedito di avere una voce e un controllo sulle sue scelte, la terapia può diventare quel primo spazio di libertà tutto suo, dove non sarà giudicata, né sminuita o controllata.
Il mio obiettivo, se deciderà di intraprendere questo cammino con me, sarà quello di aiutarla a ritrovare la sua bussola interiore e a costruire le basi per riprendere in mano la sua vita, un passo alla volta. Io sono qui per ascoltarla e sostenerla in questo percorso di liberazione. Sono disponibile anche per terapie online. Un caro saluto, d.ssa Cristina Sinno
Il fatto che nonostante tutto lei sia riuscita a preservare il suo amore proprio e stia cercando aiuto è un segno di grande forza vitale. In un contesto dove le viene impedito di avere una voce e un controllo sulle sue scelte, la terapia può diventare quel primo spazio di libertà tutto suo, dove non sarà giudicata, né sminuita o controllata.
Il mio obiettivo, se deciderà di intraprendere questo cammino con me, sarà quello di aiutarla a ritrovare la sua bussola interiore e a costruire le basi per riprendere in mano la sua vita, un passo alla volta. Io sono qui per ascoltarla e sostenerla in questo percorso di liberazione. Sono disponibile anche per terapie online. Un caro saluto, d.ssa Cristina Sinno
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