Egregi dottori, Mi chiamo Simone e Vi scrivo per un aiuto su una tematica parallela alla scoperta e

16 risposte
Egregi dottori,
Mi chiamo Simone e Vi scrivo per un aiuto su una tematica parallela alla scoperta e alla ricostruzione del rapporto a seguito della scoperta di una relazione clandestina. Mia moglie ha avuto per qualche anno una relazione appunto clandestina.
Molte volte leggo che la colpa di un tradimento viene attribuita, giustamente, in primis a chi tradisce e in alcuni casi anche al tradito per manchevolezze dimostrate all’interno della coppia che hanno portato a questo gesto inqualificabile. Ora vorrei però toccare e sottolineare la responsabilità del terzo incomodo, mai chiamato in causa (nel mio caso un uomo di 46 anni single). Mia moglie ha sicuramente le sue colpe, come io in parte ammetto le mie per lunghi periodi di trascuratezza, ma certo questi “amanti” a mio avviso sono soltanto dei vigliacchi senza etica e alcuna moralità, capaci solo di sfruttare momenti di debolezza altrui, di agire nell’ombra, prendendo solo attimi di spensieratezza senza volersi, o più probabilmente non essere in grado, di assumersi nessun tipo di responsabilità in un rapporto serio, in cui far fronte ai problemi quotidiani, crescere dei figli, affrontare avversità, ecc. insomma non certo degli uomini ma più dei PARASSITI come vengono descritti in natura gli organismi viventi di tali caratteristiche.
Venendo al dunque provo un sentimento di odio e di vendetta nei confronti di questo individuo (mia moglie ha troncato subito con lui e stiamo ricostruendo il nostro rapporto con ottimi risultati) ma questo pensiero di vendetta mi accompagna costantemente. Volevo chiedervi se oltre alla terapia che valuterò se intraprendere ci può a essere qualche consiglio nell’immediato per alleviare questo sentimento. Per esempio ho pensato di scrivere una lettera che non so se in futuro gli recapiterò. Voi cosa ne pensate?
Ripeto senza nulla togliere alle colpe di mia mogli e e mie.

Grazie a chi mi leggerà e a chi vorrà rispondermi
Dott.ssa Jessica Ceccherini
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentile Simone,
il tradimento, soprattutto quando emerge dopo un lungo periodo, è un evento fortemente traumatico per chi lo subisce e può generare emozioni intense come rabbia, senso di ingiustizia, umiliazione e desiderio di rivalsa. Questi vissuti, per quanto dolorosi, sono comprensibili nel momento che sta attraversando.

È importante però distinguere la funzione emotiva di questi sentimenti dal rischio che, se non elaborati, finiscano per occupare uno spazio eccessivo nella sua vita psichica. L’odio e i pensieri di vendetta, anche quando restano sul piano del pensiero, tendono a mantenere un legame interno con la persona che li suscita, impedendo un reale processo di elaborazione e di svincolo.

La responsabilità del tradimento appartiene alla relazione di coppia e alle persone che ne fanno parte; la figura del “terzo” spesso diventa il contenitore su cui viene proiettata la rabbia, perché più facilmente attaccabile e meno ambigua dal punto di vista emotivo. Questo non toglie nulla alla sofferenza che prova, ma può aiutarla a comprendere perché questi pensieri siano oggi così persistenti.

Rispetto all’idea di scrivere una lettera, può essere uno strumento utile se utilizzato come esercizio personale, non necessariamente destinato all’invio. Mettere nero su bianco ciò che prova può aiutarla a dare forma e confini a emozioni che altrimenti restano intrusive. Diverso sarebbe il recapitarla: questo gesto rischierebbe di riattivare il conflitto e di prolungare il dolore, più che alleviarlo.

Nell’immediato, il consiglio è quello di provare a riconoscere questi pensieri senza agire su di essi, riportando l’attenzione su ciò che oggi sta cercando di costruire: la ricostruzione del rapporto con sua moglie e il suo equilibrio personale.
Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio protetto per elaborare la rabbia, il senso di tradimento e la ferita narcisistica subita, aiutandola a trasformare questi vissuti in una comprensione più profonda di sé e della relazione.

Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini

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Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Caro signore,
dopo un tradimento è assolutamente normale provare rabbia e senso di frustrazione ma credo che rivolgere il suo sguardo al terzo incomodo sia in qualche modo una strategia inconscia per distogliere l'attenzione dal rapporto di coppia. Scrivere una lettera potrebbe essere utile per lei per buttare fuori ciò che vive dentro ma non credo potrebbe essere utile recapitarla a questo signore perchè in qualche modo potrebbe mantenere il legame con lui e alimentare ulteriori problematiche. Le consiglio di intraprendere un percorso di terapia per affrontare questo difficile momento e imparare a lasciare andare per potere nuovamente ricostruire un rapporto con sua moglie. Le auguro di ritrovare quanto prima la sua serenità
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Gentile Simone,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. È comprensibile provare rabbia, odio e anche desiderio di vendetta dopo un tradimento, soprattutto quando è coinvolta una terza persona che sembra aver approfittato di un momento fragile.
Il fatto che riesca a riconoscere sia le responsabilità di sua moglie sia, in parte, le proprie, è già un passo importante: aiuta a non rimanere bloccati esclusivamente nel rancore verso l’altro. I sentimenti che prova sono umani, ma portarli dentro continuamente può diventare molto pesante.
Scrivere una lettera senza necessariamente spedirla può essere un buon modo per far uscire ciò che sente, mettere ordine nei pensieri e alleggerire la carica emotiva, senza creare conseguenze o tensioni ulteriori.
Può essere utile anche trovare altri modi per “muovere” questa energia: attività fisica, camminate, scrittura libera. Non faranno sparire il dolore, ma aiutano a non farsi consumare dai pensieri di vendetta.
Se sente che questi sentimenti restano molto presenti, un percorso di supporto personale potrebbe offrirle uno spazio per elaborarli e alleggerirsi, anche mentre lavora a ricostruire il rapporto con sua moglie. Il fatto che stiate già ottenendo dei risultati positivi è un segnale importante.
Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti o per approfondire quanto necessario.
Un cordiale saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Gentile utente, dalle sue parole emerge con grande chiarezza quanto questa esperienza sia stata dolorosa e quanto l’accaduto abbia generato sentimenti molto intensi, tra cui rabbia, odio e desiderio di rivalsa. Sono reazioni comprensibili in una situazione come quella che descrive e non vanno giudicate, ma ascoltate e comprese. Perchè talvolta tali emozioni non parlano necessariamente dell’altro ma piuttosto di noi stessi o della nostra relazione e l’altro diventa solo un contenitore di tali emozioni. Nel lavoro sulle relazioni, più che di colpe, spesso è utile parlare di responsabilità, ma questo è un percorso che richiede tempo. Nell’immediato, la rabbia tende a concentrarsi su chi rappresenta “l’esterno”, perché lì può esprimersi chiaramente e senza ambivalenze e in un ottica prevalentemente lineare, però noi siamo esseri estremamente complessi. L’idea di scrivere una lettera può essere un buon strumento se pensata come sfogo personale, non come qualcosa da inviare. Scrivere ciò che prova, senza filtri, può aiutarla a far uscire emozioni che altrimenti restano bloccate e continuano a tornare sotto forma di pensieri intrusivi. Spesso il beneficio sta proprio nello scrivere, non nel recapito.
Un eventuale percorso terapeutico individuale potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui dare senso a questa rabbia, senza che resti intrappolata o finisca per appesantire il presente.
Resto a disposizione se desidera approfondire.
Un caro saluto,
Dott.ssa Elisa Bruscaglia
Psicologa Psicoterapeuta
Dott.ssa Enrica Casalvieri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Simone, ciò che prova è normale. Subire un tradimento innesca un sentimento d'odio e un desiderio di vendetta perché vengono toccate zone molto profonde che riguardano l'autostima, la fiducia ecc.. Il tradimento le ha procurato una ferita narcisistica, una ferita all'immagine di sé.
La rabbia verso l'altro è il luogo dove si concentra tutto il dolore, l'amante diventa così il simbolo emotivo della sua umiliazione, odiare una figura esterna è più facile che affrontare i sentimenti verso la sua partner o verso se stesso. E' importante comprendere che l'altro oggi rappresenta una ferita interiore ma la vendetta rischia di tenerlo presente nella sua mente mentre lei adesso sta cercando serenità emotiva.
Scrivere una lettera può aiutarla perché diventa uno scarico emotivo ma spedirla rischia di riattivare un legame emozionale con chi l'ha ferita, il pensiero continuo dell'altro occuperebbe uno spazio nella sua vita psichica che le toglierebbe spazio ed energia per ricostruire quella pace che invece oggi insieme a sua moglie si è posto come obiettivo.
Interrogarsi sulle proprie emozioni è un segno di maturità e di forza ma capire non fa sparire il dolore: le emozioni hanno tempi più lunghi della mente e un percorso terapeutico la può aiutare a trasformare la rabbia senza negarla.
Buongiorno Simone, dalle sue parole si sente tanta rabbia. Questa è un'emozione normale nella situazione che sta vivendo, ma può essere anche molto distruttiva. La cosa utile potrebbe essere quella di ascoltarla per comprendere i profondi significati che porta, per arrivare a gestirla senza che rischi di rovinare i suoi rapporti e la sua serenità. In bocca al lupo!
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile Simone,
la ringrazio per aver condiviso una riflessione così articolata e carica di vissuti emotivi intensi. Quello che emerge con chiarezza è quanto il tradimento non sia solo una ferita relazionale, ma anche un evento profondamente destabilizzante per l’identità, il senso di giustizia e di valore personale.

È comprensibile che, accanto al dolore e alla delusione, possano emergere sentimenti di rabbia, odio e desiderio di vendetta, soprattutto quando l’attenzione si sposta sulla figura del “terzo”. Dal punto di vista psicologico, però, è importante fare una distinzione: la responsabilità del tradimento, sul piano relazionale, resta all’interno della coppia e di chi ha scelto di tradire. Il “terzo” può certamente essere percepito come eticamente discutibile o opportunista, ma concentrare su di lui tutta la rabbia rischia di diventare un modo – umano e comprensibile – per spostare il dolore lontano dalla relazione primaria, che è quella più significativa e quindi anche più dolorosa da elaborare.

Il sentimento di vendetta, per quanto possa sembrare “giustificato”, tende a mantenere la ferita aperta e a legarla costantemente a quella persona, impedendo un reale processo di guarigione. Non è un caso che lei lo descriva come un pensiero costante: la mente, quando subisce un trauma relazionale, cerca un colpevole esterno su cui fissarsi per dare ordine al caos emotivo.

Rispetto alla sua domanda concreta: scrivere una lettera può essere utile, ma a una condizione fondamentale — che resti uno strumento espressivo per lei, non un’azione da agire. Scrivere permette di dare forma alla rabbia, di “scaricarla” in modo simbolico e sicuro, senza conseguenze reali. In terapia viene spesso utilizzata proprio come tecnica di elaborazione emotiva. L’invio, invece, raramente porta sollievo duraturo e spesso riattiva il legame con l’oggetto dell’odio.

Nell’immediato può aiutarla anche:

riconoscere l’emozione (“sto provando rabbia/odio”) senza giudicarla né agire impulsivamente;

riportare l’attenzione su ciò che oggi sta funzionando nel percorso di ricostruzione con sua moglie, che è un dato molto importante e positivo;

utilizzare canali di scarico fisico ed emotivo (attività fisica, scrittura, dialogo guidato) per ridurre l’attivazione interna.

Detto questo, sentimenti così intensi meritano uno spazio protetto di elaborazione. Un percorso con uno specialista può aiutarla non solo a gestire la rabbia, ma soprattutto a comprenderne il significato profondo, trasformandola in qualcosa che non ostacoli né il suo benessere né il lavoro di ricostruzione della coppia.

Resto dell’idea che un approfondimento con uno psicoterapeuta possa essere un passaggio molto utile in questo momento delicato.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuolo
Dott.ssa Sara Magliocca
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Seregno
Gentile Simone,
la rabbia che descrive è comprensibile. Quando si scopre un tradimento, soprattutto dopo anni, non si ferisce solo il legame: si ferisce l’orgoglio, il senso di esclusività, la fiducia, a volte anche l’identità personale. È naturale che la mente cerchi un responsabile su cui convogliare l’odio.
Attribuire una responsabilità anche al “terzo” può avere una sua logica emotiva. Tuttavia, continuare a tenerlo al centro dei suoi pensieri rischia di mantenerla legato proprio a ciò da cui vorrebbe emanciparsi. Se oggi sta ricostruendo la relazione con sua moglie, il punto forse non è cosa meriti lui, ma cosa le permette di recuperare stabilità e dignità dentro di sé.
Scrivere una lettera può essere utile come strumento per dare forma alla rabbia, non necessariamente per inviarla. Mettere per iscritto l’odio spesso lo rende più gestibile e meno impulsivo.
Se il pensiero di vendetta è costante, un percorso psicologico può aiutarla a trasformare questa energia in qualcosa che la rafforzi, invece che tenerla ancorata alla ferita.
Un cordiale saluto, Dott.ssa Sara Magliocca
Dott.ssa Daniela Teresi
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Roma
Gentile Simone,

la rabbia verso la “terza persona” è comprensibile, ma rischia di tenerla legato proprio a ciò da cui desidera liberarsi. Come scriveva Nietzsche, “Chi combatte i mostri deve guardarsi dal diventare egli stesso un mostro.” Non è un invito al perdono: è un promemoria di protezione personale.

Nel modello strategico breve osserviamo che concentrare l’attenzione sull’altro uomo alimenta il problema, mentre ciò che davvero conta è il percorso che sta ricostruendo con sua moglie.

Per alleggerire il peso emotivo può essere utile scrivere una lettera che non verrà mai inviata: un modo per svuotare la mente e interrompere la ruminazione, non per comunicare con lui. Continui a investire energie in ciò che sta costruendo oggi: è lì che si trova il futuro, non nel passato.

Se questi pensieri dovessero tornare con insistenza o iniziare a condizionare il suo benessere, un percorso terapeutico può aiutarla a chiudere definitivamente questo capitolo.

Un cordiale saluto,
Dr.ssa D. Teresi
Dott.ssa Carmela Di Blasio
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pescara
e' giusto che la responsabilità del tradimento non è solo un fatto astratto, ha coinvolto una persona concreta che ha scelto di agire di nascosto comprensibile è anche la tua rabbia verso di lui.
ma per la Responsabilità morale: tua moglie è l’unica che aveva un patto con te. Questo non assolve l’altro, ma chiarisce perché la tua ferita più profonda è la tua.
Responsabilità emotiva che senti: l’odio e la vendetta stanno continuando a occupare spazio dentro di te, anche se quella persona è ormai fuori dalla vostra vita.
su questo devi lavorare, non per “perdonare” qualcuno che non vuoi perdonare, ma per liberarti.
per quanto riguarda la i vendetta
La vendetta essa spesso non nasce dal desiderio di far male, ma da: bisogno di riequilibrare un’ingiustizia, bisogno di riappropriarsi della propria dignità, bisogno di non sentirsi impotenti, la vedetta nasce anche per orgoglio ferito.
Il problema è che la vendetta non aiuta, tiene dolore e il tradimento ancora in un piano alto del tuo pensiero.. per cui suggerisco, anche se difficile, di concentrarsi sul qui e ora, Lei e qui, io sono qui, sul come stiamo.

Dott.ssa Annalisa Covri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Gentile Simone,
il desiderio di vendetta che descrive sono reazioni comprensibili rispetto a ciò che ha raccontato. Spesso la rabbia verso il “terzo” aiuta a canalizzare il dolore, ma rischia di mantenerla agganciato a lui mentre, da ciò che scrive, mi sembra che oggi la direzione che sta scegliendo è la ricostruzione della coppia.
Dal punto di vista relazionale, il focus più utile non è tanto sull’amante, quanto su ciò che è accaduto dentro il vostro legame e su come state trasformando quella crisi. Se la relazione con sua moglie sta riprendendo con esiti positivi, è lì che vale la pena investire energie emotive.
Scrivere su carta può essere uno strumento utile per l'elaborazione del vissuto: mettere per iscritto rabbia, delusione e dolore aiuta a dare confini alle emozioni e a lasciarle fluire al di fuori di sè.
Sono comunque convinta che costruire uno spazio terapeutico individuale o di coppia in cui far emergere ed elaborare questi vissuti sia di estrema importanza.
Un cordiale saluto, dott.ssa Covri Annalisa
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno Simone,
la scoperta di un tradimento può generare vissuti molto intensi come rabbia, dolore e desiderio di rivalsa. Le emozioni che descrive sono comprensibili e meritano ascolto, senza essere negate o giudicate. Allo stesso tempo, restare ancorati al pensiero di vendetta rischia di mantenere aperta la ferita e di ostacolare il processo di ricostruzione personale e di coppia che sta cercando di portare avanti.

Nell’immediato può essere utile trovare modalità sicure e costruttive per dare spazio a ciò che prova: scrivere una lettera che non necessariamente verrà inviata può rappresentare uno strumento efficace per esprimere e “contenere” le emozioni, così come pratiche di consapevolezza (ad esempio focalizzarsi sul respiro o sulle sensazioni corporee) possono aiutarla a gestire i momenti di maggiore intensità emotiva. Può inoltre essere utile orientare l’attenzione sui bisogni e sui valori che desidera coltivare oggi, in funzione del benessere suo e della relazione che state ricostruendo.

Un percorso psicologico può offrirle uno spazio protetto per elaborare questi vissuti, comprendere più a fondo il significato della rabbia e trasformarla in risorse utili per sé e per la coppia.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott. Emiliano Perulli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Lecce
Gentile Simone, è comprensibile quanto possa essere intenso e difficile ciò che sta vivendo. La scoperta di una relazione clandestina mette in moto emozioni molto forti: rabbia, senso di ingiustizia, bisogno di trovare un responsabile, desiderio di proteggere ciò che è stato ferito. È una reazione umana, soprattutto quando si sta cercando di ricostruire il rapporto con la propria compagna.
Nelle dinamiche di un tradimento, però, il “terzo” non è quasi mai la causa del problema, ma l’effetto di qualcosa che nella coppia era già in sofferenza. Questo non toglie nulla al dolore che lei prova, ma può aiutare a spostare lo sguardo: non su chi è “parassita” o “vigliacco”, ma su ciò che oggi serve a lei per ritrovare stabilità e dignità emotiva.
Il sentimento di odio o di vendetta che descrive è comprensibile, ma rischia di tenerla legata proprio a ciò da cui vorrebbe liberarsi. Non è un segnale di debolezza: è il modo in cui la mente prova a dare un senso a un evento che ha scosso profondamente la fiducia.
In questi casi può essere utile distinguere due piani: il piano della relazione, che lei e sua moglie state già affrontando con impegno e risultati positivi e il piano personale, dove lei ha bisogno di elaborare la ferita, non per giustificare ciò che è accaduto, ma per non restare intrappolato nella rabbia.
Scrivere una lettera può essere uno strumento utile, ma non necessariamente da consegnare: spesso serve più a chiarire dentro di sé che a comunicare all’altro. L’obiettivo non è colpire qualcuno, ma liberarsi di un peso.
Un percorso psicologico può aiutarla a dare un nome a ciò che prova, a comprendere da dove nasce il desiderio di vendetta e a trasformarlo in qualcosa che non la consumi. Non si tratta di assolvere nessuno, ma di ritrovare un equilibrio che oggi è comprensibilmente scosso
Dott.ssa Arianna Magnani
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Gambettola
Buonasera Simone, potrebbe prendere in considerazione assieme a suo moglie di intraprendere un percorso di terapia di coppia, per focalizzarvi sulle risorse di coppia e le possibili potenzialità positive del vostro rapporto, che forse si erano in parte assopite e che questo evento doloroso ha riattivato. Con un atteggiamento costruttivo le consiglierei di focalizzarsi su come questo evento seppur doloroso possa esser un positivo insegnamento per la vostra coppia, piuttosto che prestare attenzione sull'uomo coinvolto. Un caro saluto, Dott. Arianna Magnani
Gent.mo, la sua rabbia è palpabile e comprensibile. Vedrà che un buon percorso la aiuterà a gestirla in modo costruttivo, è molto importante che non la usi in senso distruttivo per preservare la sua serenità e il suo benessere, per evitare di incastrarsi e cristallizzarsi in dinamiche disfunzionali per lei che sembrerebbero alleviare la sua pena, ma che poi invece la bloccano e le creano un fastidio e una pena ulteriore! Faccia in modo invece di usare questa esperienza come personale opportunità di crescita e maturazione ulteriore, in un cammino verso ciò che sa essere buono e desidera davvero nel suo cuore.
Se lo desidera, sono disponibile per un percorso online. In ogni caso, un caro augurio
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera gentile signore forse dovrebbe mettere da parte la vendetta ed interrogarsi sul perchè del tradimento di sua moglie. Forse dovrebbe chiarire a se stesso che cosa vuole veramente e come si sente nella vita quotidiana con sua moglie. Pensa di avere veramente perdonato il tradimento o forse continua a nutrire rancore verso sua moglie? Penso sia utile fare un pò di ordine su quanto è successo e capire veramente quali emozioni attraversano la sua mente. cordiali saluti dott.ssa G.Elmo

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