Domande del paziente (37)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Buongiorno. Mi duole molto leggere che vive la vita in questa modalitá e che non riesce a trovare un equilibrio positivo. La perdita di una figura d'attaccamento primaria spesso é un evento che destabilizza... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Buonasera. Sono estremamente dispiaciuto per la situazione che sta vivendo. Per quanto riguarda la sua domanda, entrambi sono strumenti in mano al terapeuta e penso che nessuno meglio di lui possa sapere... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Buongiorno. Partendo dal presupposto che dormire é una parte importantissima per il funzionamento degli animali (esseri umani compreso), nel momento in cui qualcosa le genera sofferenza sicuramente... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Buonasera. Esordisco dicendo che qualunque cosa si possa dire in questa sede senza conoscere bene lei e la relazione, risulta limitante o talvolta fuorviante. L'unica cosa rilevante che potrei dirle... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Buongiorno. Per quanto riguarda la sua richiesta, a volte puó essere esattamente come lei teme, tuttavia a volte dipende dal tipo di farmaco. Per informazioni specifiche a riguardo é molto meglio chiedere... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Buongiorno. La sua poca voglia é molto probabile che sia dovuta dai problemi che ha raccontato e quindi la paura di incorrere nuovamente in questo dramma (come lui lo vive probabilmente). Importante... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    La terapia elettiva per i disturbi d'ansia (e quindi anche attacchi di panico) è la psicoterapia cognitivo comportamentale. Gli ansiolitici possono essere utili nelle situazioni d'emergenza, ma non... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Buonasera. Ci sarebbe tanto da dire a riguardo, ma non esiste un modo semplice e coinciso per dare un cambio netto dall'oggi al domani alla nostra testa. Le consiglio d'intraprendere un percorso di... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Buongiorno, capisco come tutto questo sia invalidante per lei. Le consiglio di iniziare un percorso di psicoterapia in quanto è estremamente importante fare un'anamnesi fatta per bene per capire nello... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Buonasera. Capisco benissimo la sofferenza che lei prova. Immagino i sentimenti di frustrazione, rabbia e tristezza che la attanagliano. Non esiste una risposta diretta sul da farsi, ma le posso consigliare... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Buonasera, mi dispiace molto per la sua situazione. Capisco benissimo di cosa lei stia parlando in quanto non è l'unica persona ad aver sviluppato un timore di questo tipo dopo eventi simili. Le dico... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Buonasera, mi dispiace molto che la cosa la faccia soffrire. Non mi è ben chiara però quale sia la sua richiesta. In ogni caso i bambini anche quando sono molto piccoli tendono a capire le cose. Sarebbe... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Buonasera. Capisco perfettamente quello che lei sta vivendo visto che per certi versi è un'esperienza comune per chi ha intrapreso questo percorso di studi. Un consiglio che le posso dare è inviare... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Buongiorno. Mi dispiace molto la situazione che sta passando. Non é possibile darle una risposta netta sul come trattare la sua problematica, ma indubbiamente iniziare un percorso di psicoterapia é... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    S'intende che i fattori che portano ai risultati terapeutici sono molteplici, non basta iniziare psicoterapia per aspettarsi di stare bene. Spero di esserle stato utile


    Buongiorno dottori,
    scrivo per chiedere il vostro aiuto. Sono una persona, timida introversa e paurosa. Ho sempre avuto difficoltà a interagire con gli altri, ma poi pian piano ho migliorato la mia autostima, ho imparato a volermi bene, accogliere pregi e difetti e correggere ove possibile qualche difetto. Mi è sempre stato difficile esternare sentimenti ed opinioni, ma poi ho imparato a nominare i miei sentimenti e adottare tecniche per abbassare la tensione emotiva e quindi esprimere sempre meglio me stessa. Ho imparato l'importanza del dialogo costruttivo per la mia persona e quindi ho imparato ad esprimere sempre meglio la mia opinione ed accogliere il confronto e l'errore come elementi per crescere. Ultimamente, però, trovo difficoltà nel riconoscere una indipendenza personale del mio giudizio, cioè faccio fatica a dire che il mio giudizio è valido perchè personale, nasce dalla mia esperienza e da come mi relaziono col mondo e le persone a me care. Riconosco che nel muovermi nella realtà, faccio quello che mi rende serena e in equilibrio con quello che sono: esempio se voglio mangiare il gelato scelgo di andare in un certo luogo con un certo metodo che mi far stare bene, serena. A volte però mi scontro col rifiuto di questo mio giudizio e questo mi fa male, soprattutto se viene da persone di cui ho fiducia o affetto. Come posso interrompere questo malessere e ritenermi ugualmente valida e non dettata dal giudizio degli altri? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Quello che descrivi è un passaggio molto importante della crescita personale: non solo imparare a esprimersi, ma imparare a dare valore al proprio sentire anche quando gli altri non lo comprendono o non lo condividono.

    Da ciò che scrivi emerge un grande lavoro su te stessa: hai imparato a riconoscere emozioni, bisogni e opinioni. Ora la difficoltà sembra essere un’altra: riuscire a restare in contatto con ciò che senti senza mettere automaticamente il tuo valore nelle mani del giudizio altrui.

    Chi è stato a lungo timido o insicuro tende spesso a cercare conferme esterne per sentirsi “legittimato”. Ma un pensiero personale non ha bisogno di essere approvato per avere dignità.

    Il confronto con gli altri è importante, ma non deve cancellare la tua esperienza interna. Si può essere in disaccordo senza che questo significhi che tu abbia meno valore.

    La vera sicurezza interiore nasce quando riesci a dirti:
    “Quello che sento merita ascolto, anche se non tutti lo capiscono.”


    Ho 26 anni, ho già fatto visite cardiologiche (anche in Germania) che sono risultate negative. Però sto malissimo: sento morsa al petto, scosse, peso allo stomaco e ho il terrore costante di morire. Non dormo bene e cerco un aiuto per gestire questi attacchi di panico e tornare a vivere tranquillo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Quello che descrivi è molto vicino all’esperienza di chi vive un disturbo d’ansia con attacchi di panico: il corpo entra in uno stato di allarme intenso e improvviso, e le sensazioni fisiche diventano così forti da sembrare incompatibili con l’idea che “sia solo ansia”. La morsa al petto, le scosse, il peso allo stomaco, la paura di morire, l’ipervigilanza continua sul corpo e il sonno disturbato sono manifestazioni che molte persone con ansia severa riferiscono.

    Il fatto che tu abbia già effettuato visite cardiologiche approfondite, anche all’estero, con esiti negativi è un elemento importante. Quando l’ansia si concentra sul cuore, spesso si entra in un circolo molto faticoso: il corpo produce sintomi reali legati all’attivazione del sistema nervoso, quei sintomi vengono interpretati come pericolosi, e questo aumenta ulteriormente l’allarme interno.

    A un certo punto non è più il cuore il centro del problema, ma la paura costante che possa accadere qualcosa da un momento all’altro. È una condizione estremamente logorante perché porta la persona a vivere in uno stato di allerta continua, come se il cervello fosse sempre pronto a segnalare una catastrofe imminente.

    La buona notizia è che questa condizione si può trattare. Non attraverso continue rassicurazioni mediche — che spesso aiutano solo per poco — ma lavorando sul funzionamento dell’ansia, sul rapporto con le sensazioni corporee e sul bisogno di controllo che il panico crea.

    In psicoterapia si lavora molto su alcuni aspetti:

    interrompere il monitoraggio costante del corpo,
    ridurre l’interpretazione catastrofica dei sintomi,
    recuperare un senso di sicurezza interna,
    comprendere cosa mantiene attivo il sistema d’allarme,
    tornare gradualmente a vivere senza sentirsi continuamente in pericolo.

    Quando il panico dura da tempo, la persona spesso non ha più paura solo dell’attacco in sé, ma sviluppa paura della paura. Ed è lì che la vita si restringe.

    Il fatto che tu stia chiedendo aiuto è già un passaggio importante: significa che una parte di te non vuole più sopravvivere in allerta, ma tornare a vivere con maggiore libertà e fiducia nel proprio corpo.


    Ho quasi 49 anni, sposato con figlia di 7 anni, ipocondriaco del tipo evitante da tempo, soffro di anginofobia sin da prima dell adolescenza, un matrimonio in crisi da una vita privo do affetto e sesso. Da un paio di mesi mia moglie si è ammalata di un carcinoma al seno e l anginofobia è aumentata in maniera assurda: se prima riuscivo a periodi a mangiare tranquillo comunque sempre con dell'acqua o delle bevande vicino, negli ultimi periodi si è aggravata .a volte quando sono solo a casa mi sembra di non riuscire ad inghiottire neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso. Si rischia di morire o polmonite ab ingestio?
    visita otorino con fibroscopia fatta un paio di mesi fa trovando un po' di reflusso gastroesofageo. Devo fare altro? Sono ipocndriaco e non vorrei fare esami invasivi tipo gastroscopia neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso.
    nell atto della deglutizione mi capita di stringere i muscoli della gola superiore e faccio un verso come se volessi bloccare il cibo
    se va di trasverso l acqua o un liquido si può morire? delle volte in super ansia pure con i liquidi mi sembra di andare in difficoltà
    il problema che quando sono solo ni vergogno a mangiare in pubblico perché faccio delle faccio innaturali perché simulo faccia da soffocamento.
    mentre mangiavo in due occasioni nel momento di ingoiare ho serrato la gola ed emesso un verso come un rantolo in protezione per non far scendere il cibo. Questa cosa mi ha provocato una sensazione di pseudo acidità alla gola che sembrava arrivasse al naso. Come posso gestire tutto questo? Vi ringrazio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Da ciò che racconta, non emerge tanto il quadro di una grave difficoltà organica della deglutizione, quanto quello di una forte angoscia focalizzata sul controllo del corpo e sul timore di soffocare. L’anginofobia spesso porta la persona a monitorare continuamente ogni movimento della gola, trasformando un atto normalmente automatico — deglutire — in qualcosa di estremamente controllato e faticoso.

    Nel suo caso c’è anche un elemento importante: l’aggravamento coincide con un periodo di forte stress emotivo e senso di precarietà. La malattia di sua moglie rappresenta un evento profondamente destabilizzante e può aver amplificato il bisogno di controllo e l’ipervigilanza verso il corpo. Quando ci sentiamo emotivamente sopraffatti, l’ansia tende spesso a “spostarsi” su funzioni corporee fondamentali come respirazione, battito cardiaco e deglutizione.

    Quello che descrive — irrigidire la gola, trattenere il passaggio del cibo, fare movimenti o versi “protettivi”, percepire il cibo nel punto sbagliato — è compatibile con un circolo ansioso molto tipico: più cerca di controllare la deglutizione per evitare il pericolo, più il gesto perde naturalezza e aumenta la sensazione di rischio.

    La visita ORL con fibroscopia già effettuata e l’assenza di elementi clinici importanti sono aspetti rassicuranti. Nelle disfagie organiche severe il quadro tende generalmente a essere progressivo e accompagnato da segni clinici più evidenti. Qui invece il sintomo sembra fortemente modulato dall’ansia, dalla tensione muscolare e dal contesto emotivo.

    Il rischio che teme — “morire bevendo acqua” o andare incontro facilmente a una polmonite ab ingestis — nella situazione che descrive appare più legato alla paura che a un pericolo concreto. Il nostro organismo possiede riflessi di protezione molto efficaci, e il fatto stesso che lei sia così ipercontrollante sulla deglutizione indica quanto il sistema di allarme sia attivato.

    Credo che il punto centrale oggi non sia continuare a inseguire esami alla ricerca di una conferma assoluta, ma prendersi cura del livello di sofferenza psicologica che sta vivendo. Lei sta affrontando contemporaneamente:

    una lunga storia di ansia ipocondriaca,
    una paura specifica legata al soffocamento,
    una situazione matrimoniale dolorosa,
    la malattia di sua moglie,
    un senso di solitudine e vergogna sempre più forte.

    Tutto questo può far collassare il senso di sicurezza personale e portare il corpo a diventare il luogo dove l’angoscia si manifesta.

    Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla non solo a ridurre la paura della deglutizione, ma soprattutto a comprendere e contenere il livello di tensione interna che oggi il suo organismo sta esprimendo attraverso questi sintomi.


    Gentili dottori, mi trovo in una situazione difficile da cui non riesco ad uscirne.
    Ho 29 anni, sono laureato in Beni Culturali e attualmente studio archeologia alla magistrale.
    Nel mio palazzo c'è uno studio dentistico, il dottore lo conosco da molti anni.
    Un giorno mi fermo' e mi chiese se qualche volta, la mattina potevo scendere per aiutarlo al computer con l'hard disk. Da lì è iniziata questa situazione. Piano piano sono passato ad aprire la porta, rispondere al telefono, fare servizi sino a diventare un dentista a tutti gli effetti. Adesso sto alla poltrona, aspiro il sangue, con lo specchietto e cose così.
    Ovviamente mi dà una ricompensa ma io ho comunque il mio percorso e le mie attività. Nonostante ciò mi ha preso anche la divisa e vuole farmi scendere anche il pomeriggio.
    La cosa che mi dà fastidio è che prima di tutto io non sono un dentista, sono un archeologo. Seconda cosa il dottore non recepisce.
    Sia io sia mio padre gli diciamo che ho l'università che devo continuare, fare esami e attività, nonostante questo mi fa andare continuamente.
    Una volta dice siamo da soli fai uno sforzo scendi, l'altra volta mi ha detto non puoi fare un'eccezione?
    Non è perché io non voglio lavorare ma ho il mio percorso, la mia vita, la devo interrompere per fare il dentista?
    Che cosa c'entra un Archeologo in uno studio dentistico?
    Come faccio ad uscire da questa situazione?
    Anche mio padre ha parlato con lui dicendo che ho l'università, devo seguire i corsi, ma il dottore non recepisce nonostante questo mi fa venire. Se io dico allora domani inizio l'università e lui mi risponde ah domani? Ci metti in difficoltà, non puoi fare un'eccezione?
    Vi sembra normale?
    Posso mai dire no non mi va più?
    Se io sapevo dall'inizio tutto questo non avrei accettato, ma è partita semplicemente come un aiuto al computer.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Quello che descrivi accade più spesso di quanto si pensi: una richiesta piccola, apparentemente innocua, che lentamente si trasforma in qualcosa di molto più grande. Non perché la persona sia “debole”, ma perché molte relazioni si costruiscono anche su aspettative implicite, senso di responsabilità e difficoltà a dire no.

    Nel tuo racconto emerge un punto importante: tu hai un’identità, un percorso e un progetto di vita ben definiti. Stai studiando archeologia, investi energie nell’università e nella tua formazione. Il problema quindi non è il lavoro in sé, ma il fatto che ti venga chiesto continuamente di mettere da parte ciò che senti tuo per rispondere ai bisogni di qualcun altro.

    Quando una persona continua a chiedere “solo un’eccezione”, spesso mette l’altro nella posizione psicologica di sentirsi egoista se si tira indietro. Ma stabilire un confine non significa essere ingrati o cattivi. Significa riconoscere i propri limiti e proteggere la propria direzione di vita.

    A volte il passaggio più difficile non è capire cosa vogliamo fare, ma autorizzarci a dirlo chiaramente senza sentirci in colpa.

    Puoi essere educato e rispettoso, ma anche fermo:
    “Non riesco più a conciliare questo impegno con il mio percorso universitario.”

    Non serve convincere l’altro. Serve che il tuo confine diventi chiaro anche per te.


    Buona sera, sono un ragazzo di 34 anni e non ho mai letto libri di lettura, solo libri per studiare a scuola fino all'università.
    Anche dopo la laurea leggo solo argomenti che mi servono.
    Ho anche provato ma non lo trovo stimolante, come se stessi leggendo un'equazione di matematica, mentre un film oppure la musica mi fanno provare sensazioni che con i libri non provo.
    Infatti non ho mai finito il libro che ho cominciato, solo le prime 20 pagine.
    C'è qualcosa che devo cambiare?
    Da cosa può dipendere?
    È solo questione di allenamento alla lettura?
    Dovrei sforzarmi a leggere fino alla fine il libro?
    Grazie mille per le risposte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Adriano Trono

    Non vedo necessariamente un problema da correggere. Potresti semplicemente aver associato la lettura al dovere e allo studio, mentre film e musica sono associati al piacere e alle emozioni. Più che pensare "devo finire un libro a tutti i costi", potrebbe essere utile osservare cosa accade quando leggi: ti annoi? Ti distrai? Ti senti sotto pressione? Fatichi a coinvolgerti nella storia? Questi elementi possono aiutare a capire meglio la tua esperienza. L'abitudine può avere un ruolo: la capacità di immergersi in una narrazione spesso si sviluppa con la pratica. Tuttavia, l'obiettivo non dovrebbe essere forzarti a leggere, ma esplorare se esistono forme di lettura più adatte a te, come racconti brevi, audiolibri o generi diversi. Se la lettura continua a non interessarti particolarmente, non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va.


Domande più frequenti

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