Buona sera, sono un ragazzo di 34 anni e non ho mai letto libri di lettura, solo libri per studiare

21 risposte
Buona sera, sono un ragazzo di 34 anni e non ho mai letto libri di lettura, solo libri per studiare a scuola fino all'università.
Anche dopo la laurea leggo solo argomenti che mi servono.
Ho anche provato ma non lo trovo stimolante, come se stessi leggendo un'equazione di matematica, mentre un film oppure la musica mi fanno provare sensazioni che con i libri non provo.
Infatti non ho mai finito il libro che ho cominciato, solo le prime 20 pagine.
C'è qualcosa che devo cambiare?
Da cosa può dipendere?
È solo questione di allenamento alla lettura?
Dovrei sforzarmi a leggere fino alla fine il libro?
Grazie mille per le risposte.
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,

da ciò che racconta non emerge necessariamente un problema. Non tutte le persone incontrano la narrazione scritta nello stesso modo: c’è chi si emoziona attraverso le pagine di un libro e chi invece sente più vive le immagini, i suoni, la musica o il cinema. Non significa essere meno profondi o meno curiosi.

Mi verrebbe però da restituirle una domanda: che cosa cerca quando prova a leggere un libro? Piacere? Stimolo? Relax? Arricchimento? A volte ci si avvicina alla lettura quasi come a un dovere, e il piacere fatica a trovare spazio.

Potrebbe anche essere una questione di abitudine: se per anni la lettura è stata associata soprattutto allo studio, al dovere o alla prestazione, è comprensibile che il cervello la colleghi più alla fatica che al coinvolgimento emotivo.

Più che “sforzarsi” di finire un libro, forse potrebbe essere utile cambiare modo di avvicinarsi alla lettura: iniziare da testi brevi, romanzi molto coinvolgenti, autobiografie, racconti, graphic novel o temi che già la appassionano. A volte il libro giusto arriva come una porta che si apre, non come una montagna da scalare.

E se quella porta non dovesse aprirsi? Va bene anche così. Esistono molti modi per nutrire la mente e le emozioni.

Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio

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Dott.ssa Barbara Gizzi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buonasera. Trovo la sua domanda estremamente interessante e, da psicologa, ci tengo subito a rassicurarla su un punto fondamentale: non c’è assolutamente nulla di "sbagliato" o di "anormale" in lei.
La lettura è solo uno dei tanti canali attraverso cui possiamo fare esperienza di storie, emozioni e concetti. Il fatto che lei preferisca i film o la musica non significa che lei abbia un deficit, ma semplicemente che la sua mente risponde meglio a stimoli diversi.
Potrebbe analizzare questi suoi interrogativi con un psicologo o psicoterapeuta.Resto a sua disposizione. Dott.ssa Barbara Gizzi
Dott.ssa Ilenia Manelli
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Campi Bisenzio
Salve,
non tutti trovano nei libri la stessa stimolazione che provano con film o musica, o viceversa. Questo non significa avere qualcosa “che non va”. Ognuno ha modi diversi di entrare in contatto con le emozioni e con le storie, e non esiste un modo giusto o sbagliato. Il fatto di non riuscire a portare avanti un libro non indica necessariamente una mancanza di allenamento. A volte c’entra l’abitudine, altre volte semplicemente il formato non risuona con la persona. Forzarsi a leggere fino alla fine rischia di trasformare la lettura in un compito, più che in un piacere.
Se il suo desiderio è avvicinarsi ai libri, può partire da testi brevi, temi che davvero la incuriosiscono o formati più leggeri. Ma se invece scopre che altre forme — come film, musica o contenuti visivi — le parlano di più, va bene così: non c’è nulla da “correggere”.

Un saluto!
Dott. Francesco Ricci
Psicoterapeuta, Psicologo
Albano Laziale
Buona sera, si probabilmente è solo questione di allenamento ma non solo. E' importante che tu possa scegliere un libro che veramente ti coinvolga e vedrà che la lettura sarà più scorrevole. L'allenamento alla lettura è un altro fattore, ormai siamo più abitiati a leggere sul digitale per cui recuperare un rapporto con il cartaceo può essere importante in questo senso. Cordiali saluti.
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Buonasera, il quadro descritto non necessariamente si lega ad un "problema psicologico". Non tutte le persone vivono la lettura nello stesso modo. Alcune si coinvolgono maggiormente attraverso immagini, musica, esperienze sensoriali o contenuti pratici, mentre altre trovano nella lettura narrativa una forte attivazione emotiva e immaginativa.
Nel suo caso potrebbe esserci semplicemente una diversa modalità di elaborazione e interesse, soprattutto se i libri sono stati associati prevalentemente allo studio, alla prestazione o all’apprendimento scolastico. A volte questo può rendere la lettura poco spontanea o poco gratificante sul piano emotivo.
In alcune situazioni, però, una difficoltà persistente nel mantenere l’attenzione, nel coinvolgimento narrativo o nel portare avanti la lettura potrebbe anche meritare un approfondimento con un professionista qualificato, in quanto questo quadro può essere accompagnato ad altre difficoltà cognitive, attentive o di concentrazione.
Più che sforzarsi o obbligarsi a leggere fino alla fine, può essere utile comprendere il significato che la lettura ha per Lei e il modo in cui il suo funzionamento personale entra in relazione con determinate attività.
Un caro saluto, AM
Dr. Adriano Trono
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Taranto
Non vedo necessariamente un problema da correggere. Potresti semplicemente aver associato la lettura al dovere e allo studio, mentre film e musica sono associati al piacere e alle emozioni. Più che pensare "devo finire un libro a tutti i costi", potrebbe essere utile osservare cosa accade quando leggi: ti annoi? Ti distrai? Ti senti sotto pressione? Fatichi a coinvolgerti nella storia? Questi elementi possono aiutare a capire meglio la tua esperienza. L'abitudine può avere un ruolo: la capacità di immergersi in una narrazione spesso si sviluppa con la pratica. Tuttavia, l'obiettivo non dovrebbe essere forzarti a leggere, ma esplorare se esistono forme di lettura più adatte a te, come racconti brevi, audiolibri o generi diversi. Se la lettura continua a non interessarti particolarmente, non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va.
Dott.ssa Rosa Russiello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arzano
Buonasera,
da ciò che descrive non c'è necessariamente qualcosa da cambiare o da correggere. Non tutte le persone entrano in contatto con le emozioni e con le storie attraverso la lettura: per alcuni il canale privilegiato è la musica, per altri il cinema, l'arte o l'esperienza diretta.
Forse la domanda più interessante non è "come faccio a leggere di più?", ma "che cosa accade nella mia esperienza quando provo a leggere?". Cosa rende vivo un film o un brano musicale per Lei, e cosa invece sembra non attivarsi nella lettura?
Se questa curiosità la accompagna da tempo, potrebbe essere uno spunto interessante da approfondire anche in un percorso di analisi personale: non per cercare una spiegazione patologica, ma per comprendere meglio il Suo modo particolare di entrare in relazione con le emozioni, l'immaginazione e il mondo delle narrazioni.

Un cordiale saluto.
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, la lettura è piacevole quando tratta di argomenti interessanti per il lettore. Ci sono tanti generi, non a tutti piacciono i romanzi o le storie fantastiche. Alcune persone leggono solo saggi su argomenti di studio da approfondire. Come mai si pone questa domanda?
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

sarebbe utile capire come mai per lei sarebbe importante forzare un qualcosa che non le nasca da dentro ed esplorare cosa rappresenti per lei il divenire capace di leggere libri. Nel caso volesse approfondire il tema qui riportato, non esiti a contattarmi in provato, ricevo anche on-line.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott. Giovanni Iacoviello
Psicoterapeuta, Psicologo
Bergamo
Buongiorno,
i libri sono cibo per la mente. La passione per un argomento e la curiosità sono i maggiori "motori" che ci guidano verso la lettura di un libro. Scelga sempre libri che le piacciono o che le servono, anche se riguardano solo materie di studio e di lavoro nel suo campo. Non c'è nulla di male. Non c'è nulla da cambiare o di sbagliato.
Se vuole provi ogni tanto con letture diverse per vedere se la stimolano, ma poi ha tutto il diritto di lasciare il libro alle prime pagine, se non riesce o non le interessa andare avanti, senza sentirsi in difetto.
Le auguro tante buone e utili letture
Dott.ssa Carlotta Degli Esposti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Modena
Buonasera,
Le chiederei che significato ha per lei l’idea di dover leggere: è un interesse che sente suo o un’aspettativa che percepisce dall’esterno? Potrebbe essere utile esplorare come mai film e musica la coinvolgono emotivamente, mentre la lettura sembra restare associata soprattutto all’apprendimento e alla prestazione.
Dott.ssa Monica Venanzi
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Non c'è nulla di male a sapere cosa preferisci, cosa ti piace e cosa no. Evidentemente la tua motivazione alla lettura sono gli argomenti, non la lettura stessa. Non vedo perché dovrebbe essere un problema.
Dott.ssa Nunzia D'Anna
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Perché per lei questa cosa è così importante? Qual è il tema?
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Buongiorno, La ringrazio per aver condiviso questa sua riflessione, che tocca un tema molto comune ma raramente espresso. Non c'è assolutamente nulla di "sbagliato" in lei e non deve forzarsi a cambiare nulla se non lo desidera, la lettura per puro piacere è un'attività culturale, non un indicatore di salute mentale o di capacità intellettiva, soprattutto considerando che lei ha completato con successo il percorso universitario.
Ognuno di noi elabora le informazioni e le emozioni attraverso canali preferenziali, per esempio musica e cinema sono media "immersivi" dal punto di vista dell'attivazione iniziale: colpiscono direttamente l'udito e la vista con stimoli già formati (suoni, colori, espressioni facciali). La lettura richiede invece un processo di "co-creazione": la pagina scritta è una sequenza di simboli che il cervello deve faticosamente tradurre in immagini ed emozioni. Se il suo canale preferenziale è visivo-uditivo, è naturale che un film le provochi un impatto emotivo immediato rispetto a un testo.
Avendo letto solo per dovere scolastico e accademico, lei associa il libro allo "sforzo cognitivo" e all'acquisizione di nozioni. Questo blocca l'accesso alla parte emotiva e immaginativa, rendendo l'esperienza sterile e faticosa.La lettura di narrativa richiede invece una specifica forma di attenzione focalizzata e prolungata, che oggi è sempre più rara a causa dei ritmi digitali veloci.
Sforzarsi: credo non farà altro che rinforzare l'idea che la lettura sia un dovere o una penitenza, aumentando il rifiuto. Il diritto di abbandonare un libro alle prime pagine rimane sacro.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,

quello che descrive non è necessariamente indice di un problema. Le persone differiscono molto nel modo in cui elaborano le informazioni e nelle modalità attraverso cui provano interesse, coinvolgimento emotivo e piacere. Alcuni trovano nella lettura una fonte di gratificazione immediata, mentre altri si sentono maggiormente coinvolti da stimoli visivi e uditivi, come film, serie TV, musica o altre forme espressive.

Le possibili spiegazioni possono essere diverse:

Abitudine e allenamento: se per molti anni la lettura è stata associata prevalentemente allo studio e all'apprendimento, il cervello potrebbe averla collegata a un'attività impegnativa e non ricreativa. In questo caso può essere utile avvicinarsi alla lettura in modo graduale, scegliendo testi brevi e argomenti realmente coinvolgenti.
Stile cognitivo personale: alcune persone apprendono e si emozionano più facilmente attraverso immagini, suoni e narrazioni audiovisive. Questo non significa avere una difficoltà, ma semplicemente una preferenza.
Aspettative e motivazione: spesso si sceglie un libro perché "si dovrebbe leggere", non perché suscita un interesse autentico. In questi casi è frequente perdere la motivazione dopo poche pagine.
Capacità attentiva: in alcuni casi la difficoltà a mantenere la concentrazione durante la lettura può rendere l'esperienza poco gratificante. Tuttavia, questo aspetto andrebbe valutato nel contesto più ampio del funzionamento quotidiano e non può essere dedotto dal solo fatto di non amare i libri.

Non credo sia utile obbligarsi a terminare un libro che non suscita alcun interesse. La lettura può certamente essere allenata, ma il piacere non nasce necessariamente dallo sforzo. Potrebbe invece essere più efficace sperimentare generi molto diversi tra loro, racconti brevi, graphic novel, biografie o audiolibri, per capire se esiste una modalità narrativa più vicina alle sue caratteristiche.

In sintesi, il fatto di non apprezzare la lettura non indica di per sé una difficoltà psicologica o cognitiva. Se però questa caratteristica si accompagna ad altre difficoltà di attenzione, concentrazione o apprendimento presenti anche in altri ambiti della vita, potrebbe essere utile approfondire la situazione con uno specialista.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Agnese Lannino
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Palermo
Buon pomeriggio, da quanto scrive mi viene da pensare che la lettura si sia configurata nella sua vita come uno strumento, uno mezzo per raggiungere un obiettivo o un risultato, qualcosa che le servisse. Come lei stesso scrive, riesce a trarre piacere e si interessa al cinema e alla musica, senza pensare che queste attività debbano in qualche modo "servirle".
Forse potrebbe essere utile provare a cambiare prospettiva, magari all'inizio leggendo qualcosa relativo ad un argomento che trova interessante ma che non si configuri come libro di studio.
In secondo luogo le chiederei: per lei è importante leggere? è importante pensarsi e definirsi una persona che legge?
Spero di esserle stata utile!
Buongiorno,
più che chiedermi come imparare a leggere, mi domanderei perché desidera farlo. È un interesse personale o sente "che dovrebbe" appassionarsi ai libri?
Non tutti trovano coinvolgimento negli stessi linguaggi o modi: lei racconta che film e musica le trasmettono emozioni che la lettura non le suscita. Questo non significa che ci sia qualcosa che non va. Forse non ha ancora trovato il genere giusto, oppure semplicemente la sua sensibilità si esprime attraverso altri modi.
Prima di sforzarsi a finire un libro, proverei a esplorare questa curiosità: cosa cerca nella lettura che oggi trova altrove?
Questo è il mio suggerimento.
Un saluto
Buongiorno dalla sua descrizione si evince che la lettura per lei non è un attività stimolante, si chieda come mai vorrebbe insistere in qualcosa che forse non le piace? Gli hobby sono diversi e possono scegliersi in base alle inclinazioni personali e agli interessi.
Spero di averla spinta a riflettere!
Dott.ssa Valentina Viola
Psicoterapeuta, Psicologo, Terapeuta
Napoli
Non c'è assolutamente "nulla di sbagliato" in te. Il fatto che tu riesca a leggere testi universitari o professionali dimostra che le tue capacità cognitive e di comprensione sono perfettamente intatte. Il "blocco" riguarda esclusivamente la lettura di piacere. Non sentirti inadeguato. Il tuo cervello ha semplicemente automatizzato la lettura come uno strumento di lavoro. Se vuoi scardinare questo automatismo, fallo per gioco e per curiosità, esplorando l'ascolto o le immagini. E se scoprissi che i libri proprio non fanno per te, ricordati che il cinema e la musica sono forme d'arte nobili e profonde tanto quanto la letteratura.
Dott.ssa Elin Miroddi
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Buonasera, la sua domanda tocca qualcosa che riguarda molte più persone di quanto si pensi, e la pone con grande onestà.
Mi colpisce l'immagine che usa: leggere come risolvere un'equazione. Forse il suo rapporto con i libri è nato e rimasto dentro la cornice dello studio, dove si legge per ricavare qualcosa, per un fine che sta fuori dal testo. La lettura di piacere chiede l'opposto: nessuno scopo immediato, e lasciare che immagini, ritmo e voci si formino dentro di sé. È come un altro muscolo, che lo studio non chiede e che forse non ha avuto occasione di allenare. Lei stesso lo dice bene: il cinema e la musica le arrivano già pieni di suono e immagine, mentre la pagina le chiederebbe di costruirli da sé.
C'è però un'altra cosa che le restituisco, perché mi sembra la più interessante. Lei non mi chiede come si legge, ma cosa dovrebbe cambiare, da cosa dipende, se dovrebbe sforzarsi. Verrebbe da chiedersi se a pesarle non sia tanto il non leggere, quanto il pensiero che dovrebbe leggere. Come se da qualche parte avesse incontrato l'idea che leggere narrativa dica qualcosa su chi siamo. E allora forse la domanda da posarsi, prima delle altre, sarebbe proprio questa: chi l'ha detto che deve?
Per questo non le direi di sforzarsi di arrivare in fondo. Abbandonare un libro che non le parla non è un fallimento, semmai è rispetto per il suo tempo. Se un giorno le andrà, potrebbe provare a entrare dalla porta che le somiglia di più: il romanzo dietro a un film che ha amato, un racconto breve, un audiolibro che le restituisce voce e ritmo. Non per finirlo, ma per vedere se a un certo punto qualcosa si accende. Se accadrà, avrà trovato la sua strada. Se non accadrà, andrà bene comunque: i libri resterebbero lì, come una porta che potrà aprire quando e se vorrà.
Dott.ssa Elin Miroddi
Dott.ssa Maria Caterina Boria
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,

da ciò che racconta non emerge necessariamente un problema. Le persone entrano in contatto con emozioni, immaginazione e conoscenza attraverso canali diversi: per alcuni sono i libri, per altri la musica, il cinema, l'arte o le relazioni.

È possibile che la lettura narrativa non faccia parte delle modalità che trova più coinvolgenti, oppure che non abbia ancora incontrato generi e autori vicini alla sua sensibilità. Non credo sia utile vivere la lettura come un dovere o imporsi di terminare un libro a tutti i costi: il rischio è di trasformarla in un compito anziché in un'esperienza.

Più che chiedersi se debba sforzarsi a leggere, potrebbe essere interessante domandarsi che cosa cerca in un film o nella musica che nei libri fatica a trovare. A volte la differenza non riguarda una mancanza, ma semplicemente modalità diverse di entrare in contatto con le proprie emozioni e con il mondo.

Un cordiale saluto.

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