12, Vl. Mille, Vigevano 27029
Viviamo immersi in una quantità di stimoli che fino a pochi anni fa sarebbe stata difficile persino immaginare. Passiamo rapidamente da un messaggio a un video, da una notifica a una notizia, spesso mentre stiamo già facendo qualcos’altro. E sempre più persone descrivono una sensazione simile: **fatica mentale, difficoltà a concentrarsi, memoria meno immediata e bisogno continuo di nuovi stimoli**.
Un recente articolo di Rachelle Marin parte da un’espressione volutamente provocatoria: *fried brain*, “cervello fritto”. Non si tratta, naturalmente, di una condizione clinica né significa che il nostro cervello sia irrimediabilmente danneggiato dall’utilizzo della tecnologia. L’espressione descrive però efficacemente una percezione sempre più comune: quella di una mente continuamente sollecitata e, allo stesso tempo, sempre più insofferente alla lentezza.
### Ci stiamo disabituando a prestare attenzione?
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il modo in cui utilizziamo l’attenzione. Molti ambienti digitali ci espongono a stimoli brevi, variabili e immediatamente disponibili. Passare rapidamente da un contenuto all’altro diventa un comportamento abituale e ciò che ripetiamo, inevitabilmente, viene anche appreso.
Questo non significa che gli smartphone ci rendano automaticamente meno intelligenti. Significa piuttosto interrogarsi su **quale tipo di attenzione esercitiamo più frequentemente**.
Leggere alcune pagine senza interrompersi, ascoltare una persona senza controllare il telefono, tollerare qualche minuto di noia o rimanere su un pensiero senza cercare immediatamente un altro stimolo richiedono una modalità molto diversa da quella dello scrolling continuo.
Ed è qui che entra in gioco un concetto fondamentale delle neuroscienze: **la neuroplasticità**.
### Un cervello che continua a cambiare
Per molto tempo si è diffusa l’idea intuitiva di un cervello che raggiunge la propria maturità e successivamente può soltanto andare incontro a un progressivo declino. Oggi sappiamo che la situazione è molto più complessa.
Il cervello mantiene per tutta la vita una certa capacità di modificarsi in relazione all’esperienza e all’apprendimento. Le connessioni tra neuroni e il funzionamento delle reti cerebrali possono essere rafforzati, indeboliti e riorganizzati sulla base di ciò che facciamo ripetutamente.
La neuroplasticità, però, non è di per sé positiva o negativa. **Il cervello impara anche ciò che forse non avremmo voluto insegnargli.**
Se ripetiamo continuamente una modalità attentiva frammentata, quella modalità può diventare sempre più automatica. Ma lo stesso principio vale nella direzione opposta: possiamo esercitare attenzione sostenuta, curiosità, capacità di tollerare l’attesa e contatto con ciò che stiamo vivendo.
È forse questo l’aspetto più interessante della neuroplasticità: non promette un cervello perfettamente controllabile, ma ci ricorda che **le nostre modalità di funzionamento non sono necessariamente immobili**.
### Recuperare la lentezza
Nell’articolo originale la respirazione viene proposta come uno dei gesti più semplici attraverso cui riportare intenzionalmente l’attenzione al presente.
Non è una formula magica e non occorre trasformarla nell’ennesima prestazione da svolgere correttamente. Può essere semplicemente un esempio di qualcosa che facciamo sempre meno: **rimanere per qualche momento su un’esperienza senza dover immediatamente passare alla successiva**.
Lo stesso può accadere leggendo, camminando, imparando qualcosa di nuovo, osservando ciò che ci circonda o dedicandoci a un’attività senza accompagnarla continuamente con altri stimoli.
Forse, quindi, la domanda non è soltanto quanto tempo trascorriamo davanti a uno schermo.
Una domanda ancora più interessante potrebbe essere: **che tipo di mente stiamo allenando ogni giorno?**
La neuroplasticità ci ricorda che il cervello è profondamente legato all’esperienza. E proprio per questo, anche quando ci sembra di aver perso concentrazione, curiosità o capacità di stare nella lentezza, possiamo iniziare nuovamente a esercitarle.
Non diventando “scultori” onnipotenti del nostro cervello, ma tornando progressivamente a scegliere a cosa prestare attenzione.
18/08/2026