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Esperienze

Sono una psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico e psicoanalitico e lavoro con adolescenti, giovani adulti e adulti.

Mi sono laureata in Psicologia Clinica presso “La Sapienza” di Roma, dove ho anche completato la specializzazione. Nel corso della mia formazione ho maturato esperienza in diversi contesti clinici, confrontandomi con situazioni e problematiche differenti e approfondendo sia l'attività di valutazione psicologica sia quella psicoterapeutica.

Ho svolto attività presso il SerD della ASL Roma 1, collaborando anche con le scuole del territorio in progetti di prevenzione delle dipendenze negli adolescenti. Ho inoltre lavorato nel reparto psichiatrico dell’Ospedale Sant’Andrea, occupandomi della valutazione di pazienti in situazioni di acuzie.

Presso lo stesso ospedale ho svolto attività professionalizzante nell’ambulatorio della UOC di Psichiatria, dedicandomi all’assessment psicodiagnostico e al supporto psicologico di pazienti ambulatoriali, collaborando anche con il servizio per la prevenzione del suicidio. Ho partecipato inoltre a progetti di collaborazione con l’ambulatorio di dermatologia e con il centro cefalee.

Ho prestato servizio anche presso il consultorio familiare della ASL Roma 2, dove ho condotto psicoterapie e consultazioni finalizzate all’analisi della richiesta, alla definizione del problema, alla diagnosi, alla stesura di un progetto di intervento e alle indicazioni per il trattamento.

Attualmente lavoro come libera professionista, offrendo psicoterapie individuali, consultazioni psicologiche e valutazioni. Mi occupo di adolescenti, giovani adulti e adulti che attraversano momenti di difficoltà, cambiamento o sofferenza psicologica, aiutandoli a comprendere ciò che stanno vivendo e a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie modalità emotive e relazionali.

Tra le principali aree di intervento rientrano i disturbi d’ansia, come ansia generalizzata, fobie e attacchi di panico; i disturbi dell’umore, tra cui depressione e disturbo bipolare; le difficoltà legate all’autostima, allo stress e alla gestione delle emozioni; le difficoltà relazionali e affettive; i problemi familiari e scolastici; i disturbi di personalità; i disturbi del comportamento alimentare, come anoressia e bulimia; e i disturbi da sintomi somatici e la somatizzazione.

Mi occupo inoltre di situazioni di crisi personale, difficoltà nelle relazioni, vissuti di solitudine, insicurezza, senso di inadeguatezza e momenti di passaggio o cambiamento che possono mettere in discussione il proprio equilibrio psicologico.

L’approccio psicodinamico e psicoanalitico considera la persona nella sua individualità e nella complessità della sua storia, prestando attenzione non solo ai sintomi, ma anche alle emozioni, ai pensieri, alle relazioni e ai significati che possono essere alla base della sofferenza. Il percorso psicoterapeutico può rappresentare uno spazio di ascolto e di elaborazione nel quale comprendere meglio se stessi, le proprie difficoltà e i propri schemi relazionali, favorendo un cambiamento più consapevole e duraturo.

Mi impegno a offrire un ascolto attento e non giudicante, costruendo insieme alla persona un percorso personalizzato, con professionalità, sensibilità e attenzione alle specifiche esigenze di ciascuno.

Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicoterapia
Psicologia clinica-dinamica
Psicoterapia psicoanalitica

Aree di competenza principali:

  • Psicodiagnostica
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Dott.ssa Claudia Dito

Viale Giuseppe Mazzini, 136, Roma 00195

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07/07/2026

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  • Psicoterapia

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31 recensioni

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  • C

    Cinzia F.

    Dottoressa umana e veramente preparata. Ho fatto da poco il mio primo colloquio conoscitivo e mi sono trovata benissimo. Mi ha messa a mio agio e mi sono sentita capita. Di certo vorrei continuare il percorso. Consiglio

     • Dott.ssa Claudia Dito • colloquio psicologico  • 

  • L

    Ludovica Fiorenza

    Ho avuto modo di conoscere la Dott.ssa Claudia Dito e posso confermare con convinzione la sua professionalità, competenza e umanità. È una terapeuta attenta, preparata e profondamente rispettosa dei tempi e dei bisogni di ogni paziente. Il suo approccio è serio ma al tempo stesso empatico, capace di creare un clima di fiducia e ascolto autentico. Consiglio vivamente la Dott.ssa Dito a chi è alla ricerca di un supporto psicologico valido e affidabile.

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    F.D.F

    La Dott.ssa Dito è incredibilmente competente. La sua capacità di comprendere e applicare le tecniche terapeutiche è eccezionale.

    Allo stesso tempo, è estremamente affidabile. Si può contare su di lei per un supporto costante e professionale, mantenendo sempre la massima riservatezza.

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    D.


    Competente, trasparente ed empatica, la dott.ssa Dito è una di quei professionisti in grado di metterti subito a proprio agio, creando un clima accogliente e sicuro in cui ci si sente liberi di esprimersi senza paura di giudizi.
    La sua empatia e la sua sensibilità sono un punto di forza che la rende in grado di entrare in sintonia con ciascun paziente, facendolo sentire compreso e valorizzato.
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    Ale

    Il percorso con la dottoressa è stato un’esperienza che ha cambaito profondamente il mio approccio alla vita. La sua capacità di creare una connessione autentica è stata, fin dal primo incontro, la chiave che ha permesso alla terapia di avere successo. Non si è mai trattato solo di tecniche o approcci psicologici. Ciò che mi ha colpita di più è stata la relazione che la dottoressa è riuscita a costruire, un legame fatto di fiducia, comprnsione e accoglienza totale. Con la sua presenza attenta e rispettosa, sono riuscita ad esplorare i miei sentimenti più profondi senza paura di essere giudicata. La dottoressa non si è limitata ad ascoltare, ma ha saputo rispondere con una grande capacità empatica, permettendomi di dar voce ai miei pensieri più nascosti

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    La. V

    Una professionista seria e competente. Mi sta accompagnando in un percorso difficile che non ero certa di poter affrontare. Da troppo tempo ho messo da parte il mio dolore, non sentendomi mai legittimata nelle mie emozioni. Quando nella prima seduta lei mi ha ascoltata e riconosciuta nel mio "alto livello di sofferenza psicologica" (come mi ha detto e come ancora ricordo), ho capito di aver trovato la persona giusta che mi avrebbe capita. Ho ancora molto da lavorare ma non più da sola

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    E.L.

    Competente, chiara ma soprattutto corretta e la correttezza è fondamentale su questo tema. Veramente rara e apprezzabile professionista.

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    Me

    Quando ho finalmente deciso di iniziare un percorso di terapia mi è stata consigliata la dottoressa Claudia Dito. All'inizio è stato difficile aprirmi con una persona del tutto sconosciuta. Lei però è riuscita subito a farmi rilassare e silenziosamente mi ha ascoltata, facendomi sentire capita. Non ha provato a riempirmi di risposte o soluzioni banali, che tante volte mi sono sentita dire. Mi ha detto che saremo state insieme in quel percorso di conoscenza e così è stato. Mi piace che lascia sempre che sia io a poter dire certe cose senza forzarmi. Le nostre sedute continuano ancora oggi e io mi sento più sicura, non più sola. Ho ancora tanto da sistemare ma senza ombra di dubbio tempo fa non avrei mai immaginato di poter essere la persona che sono ora. Grazie

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    Paziente

    La dottoressa è una persona precisa, puntuale e molto professionale. È molto empatica e riesce subito a metterti a tuo agio. L'ambiente è accogliente e rilassante. Consiglio vivamente.

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    VeroSono

    Cortese e disponibile. Fin dal primo incontro mi sono sentita a mio agio riuscendo ad aprirmi e raccontare cose che non pensavo di riuscire a dire a nessuno. Empatia, professionalità e uno studio davvero accogliente.

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 4 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve a tutti buongiorno. Da circa 7 mesi sto soffrendo di una forte tensione e senso di divisione n

Salve a tutti buongiorno.
Da circa 7 mesi sto soffrendo di una forte tensione e senso di divisione nella parte sinistra della testa. Mi sento come se fossi diviso in 2, ho problemi di concentrazione e di memoria. La caratteristica più importante è che mi sento come se fossi distaccato da me stesso, dalle mie emozioni e dalla realtà. Questo stato è facilmente risolvibile in quanto il mio corpo cerca di autoregolarsi tramite dei mormori vocali. Quando faccio questi mormori sento che la tensione diminuisce, che i pensieri si riorganizzano e soprattutto rientro in contatto con me stesso. Ho fatto varie visite psichiatriche e mi è stato detto che questo corrisponde ad uno stato dissociativo. Il problema principale è che non riesco a lasciarmi andare (cioè a scaricare questa tensione) perché ho paura che mio padre possa aggredirmi durante i momenti di vulnerabilità (cioè quando mi lascio andare). Questo perché sin dall'infanzia mio padre mi ha sempre traumatizzato con le sue urla, quando facevo qualcosa che gli dava fastidio. Di conseguenza sono rimasto bloccato in un loop dove il mio corpo cerca di lasciarsi andare con questi mormorii ma rimane in allerta per la paura che mio padre possa aggredirmi. Io vorrei semplicemente lasciarmi andare e sentirmi protetto. Ho provato anche ad andare via di casa, ma facendolo contro la mia volontà mi dissocio ancora di più. Per lo stesso principio, i miei genitori mi hanno proposto di ricoverarmi in una clinica, ma facendo qualcosa che non sento il sintomo dissociativo aumenta. Questo stato è sopraggiunto dopo un periodo di 3 mesi dove ho represso ciò che sentivo per adattarmi una situazione (nello specifico un corso di studi). Io vorrei solo sentirmi al sicuro da mio padre, ma in famiglia non capiscono che il nucleo del problema è questo. Ho fatto da circa 1 anno psicoterapia e ho assunto vari psicofarmaci, senza alcun risultato concreto. Cio che potrebbe aiutarmi è semplicemente sentirmi al sicuro. Cosa ne pensate?

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Claudia Dito

Buonasera, nel suo racconto mi colpisce soprattutto il significato che sembra avere per lei il sentirsi al sicuro. Se fin dall’infanzia la possibilità di esprimersi, di essere vulnerabile o di entrare in contatto con ciò che sentiva è stata accompagnata dalla paura delle urla e dell’aggressività di suo padre, è possibile che nel tempo abbia trovato nella dissociazione una forma di protezione, un modo per prendere distanza da un mondo vissuto come minaccioso e riuscire comunque a funzionare.
Anche i mormorii che descrive sembrano avere una funzione importante. Quando li produce, la tensione diminuisce e lei riesce a sentirsi nuovamente in contatto con se stesso. Mi chiedo allora se, in qualche modo, quella voce che oggi riesce soltanto a mormorare non nasconda anche qualcosa di ciò che avrebbe avuto bisogno di poter dire, a suo padre e forse più in generale al mondo, ma che per molto tempo non ha sentito di potersi permettere di esprimere.
Potrebbe quindi essere interessante, all’interno di un percorso psicoterapeutico, non cercare semplicemente di eliminare questa modalità di protezione, ma aiutarla gradualmente a trovare altri modi per stare al mondo, entrare in contatto con ciò che sente e poterlo comunicare.
Forse il lavoro potrebbe consistere proprio nel fare esperienza del fatto che alzare la propria voce non vuol dire diventare aggressivo. Può significare, semplicemente, iniziare a parlare.
Per questo non metterei necessariamente l’accento sul controllo, quanto sulla funzione protettiva che la dissociazione potrebbe aver avuto, e aprirei la domanda su che cosa teme che accada se prova a prendere parola, e che cosa succede dentro di lei quando il volume di quella voce inizia ad aumentare. E forse si potrebbe anche esplorare la possibilità che imparare ad avere una voce non significhi necessariamente urlare


Spesso mi ritorna in mente una lite con mia madre, di alcuni anni fa, oggi ho 43 anni, eravamo a cas

Spesso mi ritorna in mente una lite con mia madre, di alcuni anni fa, oggi ho 43 anni, eravamo a casa mia e dopo essersi intromessa in un lavoro domestico, mi criticò per la mia mancanza di praticità. Io gli risposi che non ho mai avuto la possibilità di imparare e che quando volevo lavorare l'estate da adolescente, mi era sempre stato impedito. Mia madre mi disse, perché certe esperienze di vita, non hanno mai voluto farmele fare. Questo fatto lo trovo grave. Quello che secondo me è certo, è che lei vuole gestirmi, ad esempio, mia zia materna mi ha detto: tua madre non vuole capire che sei un uomo adulto di quarant'anni. Quando avevo vent'anni, avevo trovato un ottimo lavoro a Milano (sono di Roma), mentre gli parlavo di questo, lei fece una sceneggiata, purtroppo non accettai l'offerta lavorativa, perché mi feci condizionare da lei. Una frase che ha usato molto con me: se non ascolti i miei consigli, nella vita ti troverai sempre male. Cercò di condizionarmi, anche quando avevo trent'anni e decisi di andare a vivere all'estero, utilizzando spesso una frase: vedrai che lì ti aspetteranno tutti a braccia aperte... Trovo poco chiara, anche una proposta che mi ha fatto ultimamente, di regalarmi una casa, che è al piano sottostante il suo e che però deve essere intestata a lei, dicendomi, dato che aveva già aiutato mia sorella maggiore, allora doveva aiutare anche me. Quando gli chiesi di intestarla a me, mi rispose che i soldi sono i suoi e che ci fa quello che vuole. Mia moglie ed in passato anche una mia ex, hanno notato una certa differenza di trattamento rispetto a mia sorella, la tratta meglio. Ha anche detto più volte, in pubblico: perché lei l'abbiamo voluta. Come posso capire, se effettivamente vuole manipolarmi? Ho dei dubbi sul fatto che mi voglia bene e penso che non abbia stima di me.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Claudia Dito

Buongiorno, forse prima ancora di chiederci se sua madre le voglia bene, sarebbe importante soffermarsi su che cosa abbia significato per lei sentirsi amato da lei. Quanto è stato possibile, nel corso della sua crescita, sentirsi libero di essere se stesso, di scegliere e di prendere le distanze, senza avvertire il rischio di perdere il suo amore o di farla soffrire. È possibile che nel tempo, la sua autonomia sia diventata qualcosa da vivere con un certo senso di colpa, come se scegliere per sé significasse inevitabilmente provocare una sofferenza a sua madre e renderlo, in qualche modo, responsabile di quella sofferenza. In questo senso, anche il desiderio di diventare adulto, separarsi e costruire la propria vita potrebbe essere vissuto non soltanto come un'esperienza di libertà, ma anche come una minaccia al legame. Forse sarebbe interessante comprendere come lei si sia sentito da bambino all’interno di questa relazione. Che tipo di figlio sentiva di essere, quale posto pensava di occupare nella vita di sua madre e quanto avvertisse il bisogno di prendersi cura di lei, proteggerla o evitare di farla soffrire. Mi chiedo se, per sentirsi amato, lei abbia imparato a corrispondere alle aspettative di sua madre, fino a rischiare di diventare fuso con i suoi desideri, piuttosto che una persona distinta, con bisogni e scelte proprie. Forse è proprio questo che oggi rende così difficile separarsi: non soltanto la paura di perdere il legame, ma anche quella di non essere più il figlio che sua madre desidera. Anche la proposta della casa meriterebbe uno spazio di riflessione. Al di là delle intenzioni di sua madre, che cosa significa per lei ricevere un aiuto che sembra mantenere una forma di dipendenza? Quanto si sente libero di accettare o rifiutare, senza che la sua scelta venga accompagnata dal timore di ferirla o di perdere il suo amore? Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a costruire progressivamente uno spazio in cui sentirsi adulto e autonomo, senza dover rinunciare al desiderio di essere amato. Forse diventare un uomo libero e separato da sua madre significa anche poter scoprire che non è necessario essere ciò che lei desidera per sentirsi un figlio degno d’amore


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