Sono una mamma di un ragazzo di 20 da 8 mesi mio figlio prende piscicofarmaci gli hanno diagnosticat

55 risposte
Sono una mamma di un ragazzo di 20 da 8 mesi mio figlio prende piscicofarmaci gli hanno diagnosticato una psicosi sentiva le voci la mia paura è che diventi dipendente da questi farmaci prende aripirazolo vorrei un vostro consiglio grx
Dott. Alessandro Pellicciari
Neuropsichiatra infantile, Psicoterapeuta
Bologna
Gentilissima,
L'aripiprazolo non rientra tra i farmaci che diano dipendenza, né presenta la necessità di incrementare nel tempo il dosaggio (l'organismo non si "abitua").
Occorre rispettare le precauzioni del caso in termini di gradualità quando viene introdotto o sospeso.
Peraltro tra gli antipsicotici è considerato tra i più sicuri in quanto meno gravato da effetti collaterali.
Un saluto

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Dott.ssa Maria Elena Cinti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Albano Laziale
Salve signora credo che in questo momento possa essere utile riflettere sull'utilità del farmaco. Al momento i sintomi allucinatori possono essere tenuti sotto controllo solo mediante il neurolettico. Ciò non toglie che in futuro suo figlio possa non averne più bisogno. I sintomi produttivi potrebbero andare in remissione.
L'aripiprazolo fra l'altro é un farmaco che non crea dipendenza né tolleranza per cui nel corso del tempo lo psichiatra possa scegliere di sospenderne la somministrazione.
Dott.ssa Eugenia Cardilli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Salve, capisco la preoccupazione e il dolore di una madre che si preoccupa per il proprio figlio che presenta certi sintomi e deve prendere medicinali che gli potrebbero dare dipendenza. Si affidi allo psichiatra che lo ha in cura, vedrà che in seguito se segue la cura in maniera corretta il sintomo potrà diminuire d'intensità. Inoltre lei sostenga il ragazzo in questo momento difficile anche per lui, la saluto cordialmente, dott. Eugenia Cardilli
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Dr. Massimo Carlo Mauri
Psichiatra, Psicoterapeuta
Milano
Da capire e’ se non abbia fatto uso di sostanze ! Da quelle si sì dipende ! Dai farmaci anti psicotici uno vuole liberarsi il prima possibile !!!
Dott.ssa Nausicaa Precenzano
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bollate
Salve. Le sue preoccupazioni sono lecite, ma tenga a mente prima di tutto che è in mano ad un esperto in materie che saprà monitorare e gestire l'uso del farmaco nel migliore dei modi. Ora il ragazzo è in una fase in cui il farmaco serve per farlo stare meglio, col tempo verrano fatte nuove valutazioni e lei non dubiti rispetto alla condivisione col medico di dubbi e perplessità. Dott.ssa Nausicaa Precenzano
Dott. Emanuele Grilli
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Salve. I colleghi medici l'hanno rassicurata sulla questione dipendenza ed effetti collaterali del farmaco antipsicotico.
Mi rendo altresi' conto che per una mamma immagino sia difficile e complicato sostenere e gestire il proprio figlio con questo genere di sofferenza.
Chieda il piu' possibile sostegno a chi si occupa di lui. Chieda delucidazioni sulla terapia farmacologica e se dovesse nascere in lei l'esigenza chieda subito di essere sostenuta. potrebbe essere lei,a lungo termine, il miglior farmaco per suo figlio.
Rimango a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.
Cordiali Saluti, Dottor Emanuele Grilli.
Dott.ssa Ilaria Nacciarone
Psicologo, Psicoterapeuta
Napoli
Buonasera. Comprendo la sua situazione emotiva, la diagnosi di psicosi pesa come uno stigma sulla vita dei giovani. Le terapie farmacologiche sono necessarie ,vi potrebbe però essere di grande aiuto una terapia familiare per comprendere le radici del malessere di suo figlio e capire come poterlo sostenere.
Dott.ssa Arcangela Anna Rita Savino
Psicoterapeuta, Psicologo, Terapeuta
Roma
Gent. ma Mamma, gli psicofarmaci fanno sempre un po' di paura perché si ha timore di quello che è in essere e e di quello che sarà. Fa parte dei timori "oscuri". La cosa più importante ora è seguire la cura farmacologica che il medico psichiatra ha prescritto ma in più consiglio degli incontri di sostegno psicologico da affiancare alla terapia farmacologica, a meno che non si è già pensato e provveduto allora la cura è completa e bisogna solo attendere i benefici.
Cordialmente la saluto.
Dott.ssa Federica Casale
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno signora,
Comprendo la sua paura e il suo dolore di fronte a questa diagnosi e alla necessità che suo figlio assuma dei farmaci. Concordo con i colleghi riguardo al fatto che, in questa fase, è molto importante fidarsi di chi ha in cura suo figlio e seguire le prescrizioni farmacologiche, che hanno l'obiettivo di stabilizzare la situazione e rendere possibile per suo figlio vivere una vita il più possibile serena e, mi passi il termine, "normale".
Potrebbe essere utile affiancare alla terapia farmacologica anche dei colloqui psicologici di sostegno, eventualmente anche per lei che, in quanto caregiver, è molto esposta a tutte le emozioni faticose e negative che la situazione comporta.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Federica Casale - Psicologa e Psicoterapeuta
Dott. Maurizio Luppi
Psichiatra, Psicoterapeuta, Neurologo
Spilamberto
Buongiorno, non si diventa dipendenti da Abilify, bisogna invece capire se il quadro clinico di suo figlio è causato da droghe oppure da altre malattie organiche.
Cordiali saluti, Maurizio Luppi
Dr. Alessandra Lancellotti
Psicologo, Psicoterapeuta
Genova
cara mamma va bene cosi
purtroppo una volta non si guariva
oggi grande percentuale di remissione di sintomo
in bocca al lupo
importante che si faccia attivo presso le agenzie di lavoro poiche' in italia gli invalidi mentali hanno grandi possibilita' di entrare per es.nelle cancellerie di tribunale ecc...cosa fa suo figlio?Mi tel 335.23.16.42
Dr. Francesco Botti
Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico legale
La Spezia
Se il farmaco ha un effetto curativo e preventivo lo continui, l' unico è passe e il controllo della prolattina è del qtc
Buon giorno signora. Concordo con tutto cio' che le hanno gia suggerito i colleghi e insisto sulla ricerca della causa che sta' alla base del problema in particolare consiglio l'esecuzione di una Risonanza Magnetica encefalica ( se ancor non fosse fatta) per escludere patologie organiche e valutare accuratamente eventuali abusi , anche occasionali , di sostanze chimiche.
Cordialità. Marina D'Onofrio
Dott.ssa Marta Calderaro
Psicoterapeuta, Neuropsichiatra infantile
Roma
Salve, signora, la dipendenza da aripiprazolo non è mai stata riportata, in ogni caso la sintomatologia di suo figlio sembra piuttosto importante ed è fondamentale che assuma sempre i farmaci secondo indicazione medica.
Saluti
Marta Calderaro
Dott. Daniel Michael Portolani
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile signora, è legittima e comprensibile la Sua preoccupazione rispetto alla situazione. Penso sia stata rassicurata rispetto alle caratteristiche del farmaco prescritto. Oltre a questo, e a prescindere, Ad oggi, se la diagnosi è corretta, il ragionamento clinico che deve essere fatto riguarda la miglior scelta possibile per Suo figlio, ed è la cura farmacologica. Il supporto psicoterapeutico nei casi di psicosi è importante, utile, ma non risolutivo. La sintomatologia, che può essere invalidante ed eventualmente in casi estremi anche pericolosa laddove la fase acuta sia particolarmente Florida, deve necessariamente essere trattata con lo psicofarmaco. È fondamentale, nonché Dovere del professionista, che Vi venga spiegato in modo dettagliato cosa comporta La diagnosi, quali sono i margini prognostici, e quali sono gli effetti attesi del farmaco prescritto. Avete ogni diritto di richiedere spiegazioni a coloro che hanno posto diagnosi e prescrizione, ed è fondamentale che nei confronti di questi professionisti Vi sia totale fiducia e collaborazione reciproca. Solo coordinando gli sforzi del contesto familiare, del diretto interessato e dell'equipe che lo segue sara possibile ottenere il miglior risultato possibile. Richieda tutte le spiegazioni che ritiene opportune. Con le informazioni che riceverà potrà meglio comprendere l'indicazione terapeutica. In bocca al lupo! Cordialità, DMP
Dott.ssa Luisa Sale
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Buongiorno signora, si affidi anche lei, come dovrà fare suo figlio, ai medici curanti. All'inizio è molto difficile ma è necessario per poter aiutare davvero suo figlio. Contatti lo psichiatra che vi ha preso in carico e chieda informazioni e rassicurazioni tutte le volte che ne avrà bisogno.
Buonasera.
Dott.ssa Luisa Sale
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera Signora! Se la diagnosi di suo figlio è quella che ha scritto è il caso che lui prenda farmaci e sia monitorato periodicamente dallo psichiatra che lo segue. Il farmaco di cui parla non credo dia dipendenza. Per qualsiasi dubbio in merito, per la posologia o il cambio deve sempre ascoltare il dottore che lo ha prescritto. In quadri sintomatici come quello di suo figlio è già un grande passo avanti che prenda le medicine, cosa non scontata. In bocca al lupo
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Ambra Salustri
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente, comprendo la situazione complessa in cui si trova, i dubbi e le perplessità sono assolutamente comprensibili. Le suggerisco di rivolgersi direttamente al medico curante di suo figlio, per esporgli i suoi dubbi e valutare insieme se il servizio territoriale abbia attivi gruppi di sostegno per genitori, che possono rivelarsi molto utili in queste circostanze.
Dott.ssa Rebecca Silvia Rossi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Usmate Velate
Gentile signora, immagino sia altamente scossa in questo momento in quanto quello che sta passando suo figlio non è affatto semplice. Le consiglio di parlare con lo psichiatra che segue suo figlio in merito alle indicazioni dei farmaci e di iniziare una terapia per lei (individuale, con suo marito in quanto genitori, di gruppo), in modo che trovi un aiuto professionale per poter attraversare questo momento. Rimango disponibile per qualsiasi ulteriore eventualità. Un caro saluto
Dott.ssa Alessia Signorelli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno signora, comprensibile la sua preoccupazione e la sua fatica nel vivere questa situazione. Le consiglierei di esprimere queste paure con lo psichiatra curante e di frequentare dei gruppi di genitori di ragazzi con le stesse difficoltà di suo figlio o, in alternativa, di cercare un supporto genitoriale per se stessa o per voi come coppia genitoriale. Se desidera, io resto a disposizione. Cari saluti AS
Dott. Michele Iannelli
Omeopata, Agopuntore, Psicoterapeuta
Roma
Le vie terapeutiche per migliorare la qualità della vita di suo figlio sono numerose e non si escludono a vicenda. E' importantissimo in questi casi procedere con ponderazione, trasparenza e calma. In prima battuta direi che lei debba condividere i suoi dubbi sul farmaco con lo psichiatra. Sarebbe, inoltre, opportuno che lei facesse qualche incontro di Counseling psicologico per aiutarsi e aiutare efficacemente se stessa e suo figlio. Non è da escludere poi la possbilità per suo figlio di fare anche una psicoterapia quanto meno "supportiva".
Dr. Carlo Plaino
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno,
aripiprazolo non innesca dinamiche di dipendenza quindi, da questo punto di vista, può essere serena. Se suo figlio ha manifestato sintomi così importanti è quanto mai opportuno avere un supporto farmacoterapico per affrontare la situazione. Ascolti lo psichiatra prescrittore e cerchi di seguire la terapia prescritta magari aggiungendo un supporto psicologico ed attività sociali aggiungendo quindi, alla terapia farmacologica, altri aspetti della "presa in cura".
Dr. Stefano Golasmici
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Gent.ma,
purtroppo l’esperienza psicotica è una grave forma di sofferenza che può portare anche ad una significativa compromissione delle autonomie personali e del funzionamento sociale. Il ricorso alla farmacoterapia è opportuno affinché possa essere meno pervaso da disturbi del pensiero e della percezione che, frequentemente, si accompagnano anche ad una disorganizzazione nel comportamento. Certo, la risposta terapeutica non risiede tuttavia solo nel farmaco, ma nel complesso di cure socio-assistenziali, psicoterapeutiche e riabilitative che questo disturbo richiede. Può essere molto utile anche per i familiari partecipare a gruppi psicoeducazionali o di sostegno psicologico, sia per meglio comprendere la natura del disturbo, sia per gestire meglio le proprie componenti emotive nel rapporto col proprio congiunto. SG
Dott.ssa Roberta Sala
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Desio
Gentile signora,
concordo con i colleghi sull'utilità del farmaco in alcune situazioni; esso è un valido aiuto che tuttavia pone spesso grossi problemi di pregiudizi e stigma a livello sociale. Sintomi e diagnosi come quelli di suo figlio "cadono come macigni" sulle persone (che ne sono etichettate) e sulle famiglie. Il mio consiglio è quello di stringere con lo psichiatra una relazione di fiducia e collaborazione, all'interno della quale vi sentiate autorizzati ad esprimere dubbi e a richiedere chiarimenti. Se poi ne sentisse il bisogno, potrebbe anche lei ritagliarsi uno spazio per sè con un professionista psicologo per una consulenza, in modo da poter esprimere le sue fatiche e le sue emozioni così da non sentirsi esclusivamente spettatrice passiva o vittima della situazione. Rimango a sua disposizione e la saluto cordialmente.
dott.ssa Roberta Sala
Dr. Andrea Alliata
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno signora. Capisco la sua preoccupazione materna, è molto lodevole. Tuttavia, basandomi sul ciò che ci dice, suo figlio necessita assolutamente della terapia farmacologica che gli è stata prescritta. Badi bene che non sono un medico psichiatra e pertanto non posso dare indicazioni sui farmaci, tuttavia nel caso di diagnosi di psicosi essi sono fondamentali. Se ha dei dubbi si rivolga allo psichiatra curante di suo figlio, si fidi di lui. É possibile che non basti a placare la sua preoccupazione, ma é anche possibile che questa riguardi lo stato di salute psichica di suo figlio in generale. In molto casi dei colloqui psicologici sono di grande aiuto anche alle madri di un figlio sofferente. Questo è il mio secondo consiglio per lei, quello di trovare uno spazio per le sue ansie, preoccupazioni e dispiacere. Un saluto
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno sig.ra,
non sempre le voci sono sintomo di patologia, a volte sono una grande capacità che va orientata ed indirizzata.
I farmaci, sappiamo, è bene siano usati per brevi periodi e comunque sempre accompagnati da psicoterapia.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Dott.ssa Giulia Floris
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Cagliari
Gentilissima, molto spesso, come nel caso drel suo figliolo, i farmaci sono una grande risorsa. Come quando si ha la febbre si prende il paracettamolo, allo stesso modo quando si presentano delle sofferenze psicologiche si prende un farmaco che possa aiutare la persona a stare meglio.
Quello che le consiglio però è di pensare seriamente ad un percorso psicologico per se stessa proprio per affrontare l'impatto emotivo ed affettivo che questa dignosi ha su di lei in quanto madre. Molto spesso il sostegno dei familiari è fondamentale nella riuscita del trattamento e quindi vale la pena che si ritagli uno spazio per poter parlare anche delle difficiltà e delle preoccupazioni legati alla situazione che sta vivendo. Un caro saluto
Dott.ssa Rossella Ianniello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Settimo Milanese
Buona sera, in questo momento è fondamentale la gestione dei sintomi psicotici, per la quale l'aripiprazolo rappresenta una soluzione necessaria ed efficace. Circa i suoi dubbi faccia riferimento ai curanti che seguono suo figlio e che potranno darle tutti i ragguagli del caso. Consideri magari la possibilità di intraprendere un percorso di supporto psicologico, per poter essere aiutata ad affrontare questa difficile situazione. Cordiali saluti
Dott.ssa Greta Tovaglieri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Buonasera.
Le sue domande sono molto lecite. Deve essere molto difficile per lei trovarsi in una situazione del genere. Suo figlio è in cura presso un CPS? Sta seguendo una cura psicoterapeutica oltre che psichiatrica? Mi sembra però altrettanto importante che anche lei trovi uno spazio di parola in cui mettere al lavoro tutto questo. Rimango a disposizione.
Cordialmente.
Greta Tovaglieri
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Dott.ssa Carla Otilia Sno
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Sesto Ulteriano
Gentile utente, suo figlio è in mano ad un esperto in materie che saprà monitorare e gestire l'uso del farmaco nel migliore dei modi. Il ragazzo è in una fase in cui il farmaco serve per farlo stare meglio e stabilizzarlo e col tempo verrano fatte nuove valutazioni dove bisogna rispettare e seguire scrupolosamente le indicazioni di gradualità quando e come questo psicofarmaco verrà sospeso.
Un cordiale saluto

Dott. Mauro Vargiu
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Milano
Gentile utente, la dipendenza relativa ad alcuni psicofarmaci è di competenza dello psichiatra, si rivolga al medico prescrivente.
Cordialmente
Dottor Mauro Vargiu
Dott.ssa Sara Passavanti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Limbiate
Buongiorno,
Consulti lo psichiatra che saprà rassicurarla e chiarire ogni dubbio circa l'assunzione del farmaco.
Dott.ssa Sara Passavanti
Dott.ssa Michela Dicosta
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Cassago Brianza
Buongiorno cara,
Ha provato a parlarne con il medico che ha prescritto questo farmaco? Penso che questo potrebbe essere il primo passo per avere una risposta anche sulla scelta farmacologica e la motivazione. Posto che l'aripirazolo fa completamente l'opposto rispetto al dare dipendenza, Le suggerirei di rivedere la terapia e la motivazione con il medico che glielo ha prescritto e, se non è psichiatra, di fare riferimento ad un medico psichiatra.
Gentile signora, è molto importante che suo figlio venga seguito da una buona equipe psichiatrica e psicoterapeutica che abbia a cuore la situazione di suo figlio e stabilisca una cura su misura per lui. Come madre, lo accompagni alla visite e riportate qualsiasi difficoltà riscontrata dall'inizio della cura. Essa verrà poi perfezionata, adattata a lui e vedrà che, se sarete costanti e attenti, suo figlio poi starà meglio.
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve signora, la psicosi purtroppo richiede un intervento farmacologico dal momento che può essere innescata da squilibri di sostanze presenti nel cervello.
Se ha dei timori sui farmaci si può rivolgere allo psichiatra e fargli tutte le domande del caso.
Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Dott. Emilio Selvini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, capisco la preoccupazione è molto comune tra le persone, forse figlia di una generazione di farmaci del passato che a volte hanno creato problemi invece di risolverli; ora i farmaci di ultima generazioni hanno sempre meno effetti collaterali e rischio di creare dipendenza.
Inoltre vorrei sottolineare che al momento la cosa più importante è che suo figlio stia meglio e che il sintomo psicotico venga contenuto. Che ne pensa?
Non è facile essere il genitore di un figlio con sintomi psicotici, per questo le potrebbe essere di grande aiuto farsi sostenere da un professionista in questo momento di grande sofferenza personale e familiare.
Faccio un augurio di pronta guarigione a suo figlio e spero che anche lei posso riuscire a stare meglio.
Grazie
Dr Emilio Selvini
Dott.ssa Simona Ciervo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Gentile signora, da mamma la sua domanda è legittima, ma mi sento di poterla rassicurare sul fatto che questi farmaci non creino dipendenza. Stante la diagnosi, questi farmaci sono anzi necessari! Ritengo sia importante la sua fiducia nei curanti di suo figlio, poichè infonde altrettanta fiducia in suo figlio riguardo alla possibilità di recuperare un proprio equilibrio e una propria adeguata qualità di vita.
Dott. Giuseppe Gervasio
Psichiatra, Psicoterapeuta
Frattamaggiore
L'Aripiprazolo è un ottimo farmaco, molto usato negli esordi psicotici e soprattutto nei giovani in quanto ha pochi effetti collaterali e, così come gli altri antipsicotici, non crea dipendenza.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
È comprensibile che come genitore si abbia timore per il benessere e il futuro di un figlio, soprattutto quando si tratta di assumere psicofarmaci per una diagnosi importante come la psicosi. L'aripiprazolo è un farmaco antipsicotico utilizzato per trattare disturbi psicotici e altre condizioni mentali; ha pensato per aiutare a ridurre i sintomi, come le allucinazioni uditive (le "voci" che suo figlio sentiva).
La preoccupazione riguardo alla dipendenza è comune, ma è importante sapere che questo tipo di farmaci non crea dipendenza nel senso classico (come possono fare alcune sostanze). Tuttavia, un'interruzione improvvisa può causare un ritorno dei sintomi o effetti collaterali. Per questo motivo, è fondamentale seguire le indicazioni del medico e valutare periodicamente con lui se il trattamento va proseguito, modificato o sospeso.
È importante che suo figlio sia seguito da un professionista, come uno psichiatra e uno psicoterapeuta, che possano monitorare la sua condizione, il dosaggio ei progressi. Inoltre, un percorso di psicoterapia può essere molto utile per supportarlo nell'affrontare i sintomi e migliorare la sua qualità di vita.
Per approfondire la situazione specifica di suo figlio e ricevere consigli mirati, sarebbe utile e consigliato rivolgersi a uno specialista, che potrà offrirvi un supporto completo e personalizzato.

Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Vincenza Papeo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Carissima, il consiglio è possibile a fronte di un'analisi del problema e con il consulto dello psichiatra per valutare la possibilità di abbinare un percorso terapeutico.
Un caro saluto
VP
Dott.ssa Angelica Brasacchio
Psicoterapeuta, Professional counselor
Milano
Gentile mamma, la sua preoccupazione è del tutto comprensibile. E' importante considerare che i farmaci, come qualsiasi altro strumento terapeutico, vengono utilizzati solo quando necessario per il benessere di suo figlio. Il trattamento farmacologico viene sempre valutato attentamente dallo/dalla psichiatra che monitora la situazione e decide se, quando e come proseguire.
La invito a confrontarsi regolarmente con il medico di suo figlio per chiarire ogni dubbio e per avere un quadro più sereno e dettagliato. Insieme, potrete affrontare questa situazione con la massima attenzione.
Dott.ssa Alessia D'Angelo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Gentile utente, essere preoccupati per il proprio figlio è assolutamente comprensibile. Provi ad esporre i suoi timori al medico curante di suo figlio che sarà certamente disponibile ad accogliere qualunque suo dubbio in vista del benessere di suo figlio. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Dott.ssa Minerva Medina-Diaz
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno signora, è molto importante che suo figlio faccia un lavoro di esplorazione di sé stesso, della sua mente, delle sue emozioni e della sua storia di vita, parallelo all'assunzione dei farmaci. Le voci non vengono dal nulla, sono una creazione della mente, sono delle strutture che la mente ha avuto bisogno di creare, ma per ritrovare la serenità bisogna fare un lavoro psicologico approfondito. Questa è la strada.
Dott.ssa Gloria Tosi
Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Tortona
Buongiorno signora, la terapia immagino sia stata prescritta da un medico professionista della salute, che hai in cura suo figlio? in tal caso le consiglio di fidarsi dell'operato del medico competente, e qualora le insorgano dei dubbi, faccia sempre riferimento a lui/lei, che le spiegherà la necessità dell'utilizzo di farmaci in questa fase della malattia di suo figlio. Tuttavia, qualora ciò non basti, le suggerisco di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per un sostegno alla genitorialità, può sempre fare la differenza in queste situazioni, la saluto.
Dott.ssa Arianna Rossi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Buongiorno sig.ra
La sua preoccupazione per una possibile dipendenza è comprensibile, ma è importante chiarire che i farmaci antipsicotici, come l’aripiprazolo, non generano dipendenza nel senso in cui lo fanno sostanze come benzodiazepine, alcol o oppiacei. Non creano un bisogno compulsivo, né una "ricerca" della sostanza. Tuttavia, è vero che interrompere bruscamente o sospendere senza supervisione medica può comportare ricadute o sintomi di rimbalzo, motivo per cui spesso la terapia viene proseguita per mesi o anni, con rivalutazioni periodiche.

Ad ogni modo, penso anche per Lei sia importante sentirsi parte attiva e sostenitrice del percorso di terapia di suo figlio. in questo senso, sicuramente lo può aiutare il cercare di coltivare sempre un rapporto aperto e non giudicante con tuo figlio, anche se a volte può sembrare distante o confuso. La tua presenza affettuosa è un fattore protettivo enorme.
Può Chiedere un confronto con il medico o lo psichiatra curante. Puoi esprimere i tuoi dubbi, domandare quale sia il piano terapeutico e se esistono margini di riduzione futura della terapia.
Inoltre può essere anche importante cercare uno spazio anche per sè tramite gruppi di sostegno per familiari, consulenze genitoriali, o semplicemente un luogo dove poter condividere il peso emotivo che sta portando.

Rimango a disposizione
Un caro saluto
Dott.ssa Simonetta Sarro
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Magenta
Buonasera, mi sento di tranquillizzarla perché se il farmaco viene dosato correttamente permetterà a suo figlio di compensare la sintomatologia e trovare un miglior benessere.
Il farmaco poi seguirà il decorso sulla base anche dello sviluppo sintomatologico, ma se seguito dal medico che l’ha prescritto verrà dosato nella giusta maniera.
Dott.ssa Marianna Zanardi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bergamo
Buongiorno, capisco il timore legato all’uso dei farmaci, soprattutto quando si tratta di un figlio. Le consiglio di esprimere apertamente queste preoccupazioni allo psichiatra, che potrà darle tutte le informazioni necessarie. Dal punto di vista psicoterapeutico, è importante offrire al ragazzo uno spazio di ascolto che tenga conto della sua storia, delle relazioni e del contesto di vita. Rimango a disposizione per un eventuale confronto.

Cordiali Saluti

Dott.ssa Marianna Zanardi
Dott.ssa Elena Arca
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Gentile mamma, capisco profondamente quanto possa essere difficile affrontare una situazione come questa, ed è del tutto naturale avere dubbi o preoccupazioni. In momenti come questi, infatti, il corpo da solo non riesce a produrre in modo sufficiente alcune sostanze fondamentali per il benessere psichico. Il farmaco interviene per compensare questa carenza. Nei casi di psicosi è la combinazione tra farmaco e un percorso di psicoterapia a offrire, secondo le evidenze, il miglior esito possibile.
Dott. Matteo Acquati
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Monza
Capisco bene la sua preoccupazione, ed è molto comprensibile come mamma trovarsi con tante domande e timori davanti a una diagnosi importante e a una terapia farmacologica.

Le posso dire che l’aripiprazolo, come altri farmaci di questa categoria, non dà dipendenza nel senso in cui di solito intendiamo il termine (come accade per esempio con sostanze che creano craving o bisogno crescente). Si tratta piuttosto di una cura che agisce nel tempo, tenendo sotto controllo i sintomi psicotici e permettendo a suo figlio di ritrovare un equilibrio e una migliore qualità di vita.

È importante che la terapia sia seguita con regolarità e sempre sotto la supervisione dello specialista che lo ha in cura. Nei percorsi di questo tipo spesso la parte farmacologica si integra con il sostegno psicologico e, quando possibile, con percorsi riabilitativi e di accompagnamento, così che la persona non venga definita solo dalla malattia ma possa gradualmente riprendere in mano la propria quotidianità.

Se sente il bisogno, può essere utile anche per lei avere uno spazio di confronto e sostegno, perché accompagnare un figlio in questo percorso è impegnativo e non deve sentirsi sola.
Dott.ssa Simona Chiozzi
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Cara mamma, comprendo la sua preoccupazione. Dal poco che scrive si intuisce che la sua famiglia sta attraversando un momento di profonda difficoltà. Con una diagnosi di psicosi è necessaria una terapia farmacologica che aiuti a ridimensionare i sintomi soprattutto nella fase acuta. Ci vuole tempo e pazienza per ritrovare un equilibrio. Mi sento di consigliarle di prendersi uno spazio per sè con uno psicoterapeuta, in modo da ricevere sostegno come madre, riflettere sull'effetto che questa diagnosi ha su di lei e comprendere come stare vicino a suo figlio in questo momento.
Dott.ssa Giada Bossi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Gentile signora, capisco la sua paura, l'esitazione a intraprendere la cura, e il momento difficile a cui anche come famiglia siete di fronte.
Vorrei dirle che l’aripiprazolo è spesso ben tollerato e non è un farmaco da dipendenza come invece possono esserlo le benzodiazepine. 
In caso di psicosi i farmaci spesso danno un grande aiuto. La psicosi è una condizione dolorosa e invalidante e il trattamento farmacologico può stabilizzare i sintomi (per es. ridurre allucinazioni e deliri, l’angoscia e la disorganizzazione), permettendo al ragazzo di ritornare alle sue attività e a prendersi cura di sé, cosa che senza farmaco potrebbe essere non possibile o molto più travagliata.
 Questo trattamento però va sempre seguito e monitorato dallo psichiatra. ll medico dovrebbe spiegare la ragione della scelta del farmaco, la durata che prevede, e i controlli programmati (è importante non saltarli, per individuare eventuali effetti collaterali e adattare la cura se necessario).
Il tutto spesso viene inserito in percorsi integrati, come psicoterapia o riabilitazione, per sostenere il recupero.
Vorrei dirle che senza trattamento la psicosi è più a rischio di cronicizzarsi, mentre la combinazione precoce di farmaco e interventi psicosociali offre le migliori probabilità di recupero. Per questo si opta per il trattamento farmacologico.
Anche un supporto alla famiglia è cruciale: potreste cercate gruppi o servizi locali per caregiver (per esempio a Milano il Progetto Itaca). Condividere l’esperienza con altre persone che si trovano ad affrontare una situazione simile, a al contempo apprendere modalità e strategie per gestirla può fare una grande differenza per tutti. 

Se poi dovesse sentire che la sua fatica e la sua angoscia per questa situazione diventano troppo grandi e volesse un supporto individuale, io sono qui.
Spero che la mia risposta le sia utile. 
Un caro saluto,
Giada Bossi
Dott. Riccardo Calandra
Psicologo, Psicoterapeuta
Gallarate
Buongiorno, diversi studi attestano che l'Arpiprazolo non è un farmaco che dà dipendenza di per sé. Ovviamente, va sempre assunto esattamente secondo le modalità indicate dallo psichiatra che lo ha prescritto.
Signora buongiorno,
comprendo la sua preoccupazione in merito ma le consiglio di fidarsi allo psichiatra che sta seguendo suo figlio. Gli psicofarmaci sono un supporto fondamentale in caso di psicosi.
La ringrazio per avermi contattato. Resto a disposizione per ogni dubbio.
Dr.ssa Giuseppina Valente
 Eleonora Tosi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Pavia
buongiorno, penso che un consulto con un bravo psichiatra possa aiutarla a redimere qualsiasi dubbio o paura. I farmaci, se presi nel modo e nel dosaggio corretti, possono essere di grande aiuto, però, ripeto, penso che uno psichiatra possa aiutarla di più rispetto ad uno psicologo. Buona giornata
Dott.ssa Chiara Pisoni
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
Bergamo
Buongiorno,
grazie per aver condiviso la sua esperienza.
La paura che prova è più che lecita: qualsiasi sostanza, farmaci inclusi, se assunta a lungo termine crea una certa assuefazione al corpo che diventa abituato a ricevere quello specifico dosaggio prescritto.
Questo non necessariamente però crea dipendenza: con gli psicofarmaci ci vuole molto tempo per trovare il dosaggio adeguato alla specifica persone e, soprattutto, nel tempo questo cambia e viene rivisto. La cosa importante è che suo figlio riesca a trovare benessere e i farmaci sono utili in questa direzione.
Mi verrebbe da chiederle come lei stia vivendo questa diagnosi del figlio e come mai sente questa preoccupazione senza averne parlato con lo psichiatra: se i farmaci possono aiutare suo figlio a trovare un suo equilibrio, come mai sente la preoccupazione che possa di fatto assumere farmaci a lungo termine?
CP

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