Salve, sto attraversando un periodo molto complicato con il mio compagno io ho quasi 36 anni lui qua
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Salve, sto attraversando un periodo molto complicato con il mio compagno io ho quasi 36 anni lui quasi 33
Il problema è che tra
Me e lui c’è un grosso ostacolo il suo lavoro
Fa il cuoco ma ora si è preso come responsabile troppe responsabilità troppe pressioni e mancanza di presenza con me nella sua relazione,io non lo vedo quasi mai parla sempre di lavoro secondo me ha una dipendenza di lavoro pensa troppo a soldi lavoro anche con me pensa sempre al lavoro non si svaga mai io sinceramente sto davvero male negli ultimi mesi ho iniziato a essere nervosa piangere non avere appetito non ho fame in 4 mesi ho perso 8 chili …. Io gliel’ho parlato ma lui mi dice non può fare altrimenti perché è responsabile ed ha più impegni e impicci … lui l’anno scorso mi fece capire che sarebbe andata bene la nostra relazione che ci sarebbe stato ma non c è più presenza solo una volta a settimana se non cambiano un po’ le cose…. Io non ce la fo più …. Lui mi dice son periodi ma sti periodi son mesi non giorni…. Ma poi anche quando è con me lo chiamano sempre al telefono per problemi mi lascia sola ha da chattare col telefono É davvero diventata pesante la cosa…. Ma la cosa più assurda che quel giorno che stiamo insieme non prende mai iniziative di nulla dice É sempre stanco morto massimo due volte al mese mi porta a mangiare fuori e basta…. Io sono molto confusa non so cosa fare ho bisogno di un consiglio grazie
Il problema è che tra
Me e lui c’è un grosso ostacolo il suo lavoro
Fa il cuoco ma ora si è preso come responsabile troppe responsabilità troppe pressioni e mancanza di presenza con me nella sua relazione,io non lo vedo quasi mai parla sempre di lavoro secondo me ha una dipendenza di lavoro pensa troppo a soldi lavoro anche con me pensa sempre al lavoro non si svaga mai io sinceramente sto davvero male negli ultimi mesi ho iniziato a essere nervosa piangere non avere appetito non ho fame in 4 mesi ho perso 8 chili …. Io gliel’ho parlato ma lui mi dice non può fare altrimenti perché è responsabile ed ha più impegni e impicci … lui l’anno scorso mi fece capire che sarebbe andata bene la nostra relazione che ci sarebbe stato ma non c è più presenza solo una volta a settimana se non cambiano un po’ le cose…. Io non ce la fo più …. Lui mi dice son periodi ma sti periodi son mesi non giorni…. Ma poi anche quando è con me lo chiamano sempre al telefono per problemi mi lascia sola ha da chattare col telefono É davvero diventata pesante la cosa…. Ma la cosa più assurda che quel giorno che stiamo insieme non prende mai iniziative di nulla dice É sempre stanco morto massimo due volte al mese mi porta a mangiare fuori e basta…. Io sono molto confusa non so cosa fare ho bisogno di un consiglio grazie
Buongiorno, grazie della sua condivisione. Comprendo la sofferenza e la frustrazione che vive in questa fase della sua relazione e come questa situazione impatti su di lei e sul suo benessere. Emerge in modo chiaro il conflitto che sta vivendo tra i bisogni della relazione e le richieste lavorative pressanti del suo compagno.
Più che un consiglio pratico e concreto, può esserle forse utile in questo momento fermarsi e ascoltarsi, per dar voce a ciò che sente e far chiarezza, al fine di ricostruire una stabilità emotiva. Ritagliarsi uno spazio d'ascolto e riflessione potrebbe essere un primo passo per prendersi cura di questa fase delicata che sta attraversando.
Un saluto,
Dott.ssa Veronica Marchesini
Più che un consiglio pratico e concreto, può esserle forse utile in questo momento fermarsi e ascoltarsi, per dar voce a ciò che sente e far chiarezza, al fine di ricostruire una stabilità emotiva. Ritagliarsi uno spazio d'ascolto e riflessione potrebbe essere un primo passo per prendersi cura di questa fase delicata che sta attraversando.
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Un percorso di supporto psicologico che vada a comprendere quelli che sono ad oggi i suoi bisogni può essere d'aiuto a comprendere se la tipologia e lo stile relazionale che ha ora in vita fa o meno per lei.
Buongiorno,
quello che descrive fa pensare a una sofferenza reale, che non va sminuita. Allo stesso tempo, però, può essere utile fare un passaggio ulteriore: il problema non è solo quanto il lavoro del suo compagno occupi spazio, ma anche il modo in cui lei sta leggendo ciò che lui oggi riesce a dare dentro questa fase.
A volte, quando ci si sente molto soli e frustrati, si finisce per guardare quasi esclusivamente ciò che manca, perdendo di vista anche quelle forme di presenza o di impegno che l’altro continua comunque a mettere, magari in modi meno visibili, meno spontanei o meno vicini a come li vorremmo. Quando il bisogno di attenzione diventa molto forte, il rischio è che tutto ciò che arriva sembri dovuto, insufficiente o non abbastanza.
Questo non significa negare il suo disagio, ma provare a chiedersi anche: in che modo lui, pur dentro i suoi limiti attuali, sta cercando di esserci? E io riesco a vederlo, oppure sono ormai così concentrata su ciò che non ricevo da non riconoscere più nulla di ciò che c’è?
Da qui può nascere un confronto più utile, non solo su quanto lui lavori, ma su come entrambi state portando avanti la relazione: da una parte lui cercando di capire meglio quali limiti mettere al lavoro, dall’altra lei provando a distinguere tra ciò che davvero manca e ciò che invece non riesce più a riconoscere.
Solo così si può capire se state attraversando una fase difficile ma ancora risolvibile tra voi, oppure se può essere utile l’aiuto di uno specialista per trovare un modo nuovo di incontrarvi e comprendervi.
Un cro saluto.
quello che descrive fa pensare a una sofferenza reale, che non va sminuita. Allo stesso tempo, però, può essere utile fare un passaggio ulteriore: il problema non è solo quanto il lavoro del suo compagno occupi spazio, ma anche il modo in cui lei sta leggendo ciò che lui oggi riesce a dare dentro questa fase.
A volte, quando ci si sente molto soli e frustrati, si finisce per guardare quasi esclusivamente ciò che manca, perdendo di vista anche quelle forme di presenza o di impegno che l’altro continua comunque a mettere, magari in modi meno visibili, meno spontanei o meno vicini a come li vorremmo. Quando il bisogno di attenzione diventa molto forte, il rischio è che tutto ciò che arriva sembri dovuto, insufficiente o non abbastanza.
Questo non significa negare il suo disagio, ma provare a chiedersi anche: in che modo lui, pur dentro i suoi limiti attuali, sta cercando di esserci? E io riesco a vederlo, oppure sono ormai così concentrata su ciò che non ricevo da non riconoscere più nulla di ciò che c’è?
Da qui può nascere un confronto più utile, non solo su quanto lui lavori, ma su come entrambi state portando avanti la relazione: da una parte lui cercando di capire meglio quali limiti mettere al lavoro, dall’altra lei provando a distinguere tra ciò che davvero manca e ciò che invece non riesce più a riconoscere.
Solo così si può capire se state attraversando una fase difficile ma ancora risolvibile tra voi, oppure se può essere utile l’aiuto di uno specialista per trovare un modo nuovo di incontrarvi e comprendervi.
Un cro saluto.
Può provare a fermarsi su questo:
quando pensa a questa storia, cosa succede dentro di lei?
c’è una parte più fragile che si sente ferita o confusa: di cosa avrebbe bisogno?
c’è anche una parte più lucida che osserva: cosa le sta dicendo, senza giustificare né accusare?
Se sente che da sola resta nel dubbio o fatica a tenere insieme tutto questo, può chiedersi se avere uno spazio con un professionista possa aiutarla a conoscersi meglio e a trovare una posizione più chiara, senza forzarsi.
quando pensa a questa storia, cosa succede dentro di lei?
c’è una parte più fragile che si sente ferita o confusa: di cosa avrebbe bisogno?
c’è anche una parte più lucida che osserva: cosa le sta dicendo, senza giustificare né accusare?
Se sente che da sola resta nel dubbio o fatica a tenere insieme tutto questo, può chiedersi se avere uno spazio con un professionista possa aiutarla a conoscersi meglio e a trovare una posizione più chiara, senza forzarsi.
Cara utente,
da quanto riferisce, mi sembra che la sua richiesta di presenza dell’altro venga quasi completamente disattesa. La invito a interrogarsi su cosa lei si aspetta da un rapporto di coppia e da un compagno. L’ostacolo potrebbe essere non tanto il lavoro di lui, quanto il vostro modo individuale di intendere la relazione che potrebbe essere molto distante da quello dell’altro.
Se volesse parlarne, sono disponibile, anche online.
Un caro saluto
da quanto riferisce, mi sembra che la sua richiesta di presenza dell’altro venga quasi completamente disattesa. La invito a interrogarsi su cosa lei si aspetta da un rapporto di coppia e da un compagno. L’ostacolo potrebbe essere non tanto il lavoro di lui, quanto il vostro modo individuale di intendere la relazione che potrebbe essere molto distante da quello dell’altro.
Se volesse parlarne, sono disponibile, anche online.
Un caro saluto
Gentile Signora,
comprendo quanto questa situazione La stia provando. Da ciò che racconta, sembra che negli ultimi mesi il peso delle responsabilità del Suo compagno abbia ridotto molto gli spazi di coppia, lasciando Lei con una sensazione crescente di solitudine e di mancanza di attenzione. È comprensibile che questo possa aver avuto un impatto anche sul Suo equilibrio emotivo.
Non si tratta solo di “periodi intensi”: per Lei questi mesi hanno significato attese, rinunce e un senso di distanza che fa male. E quando anche i momenti insieme vengono interrotti da telefonate o stanchezza, è naturale che nascano confusione e tristezza.
Forse potrebbe essere utile, quando se la sente, condividere con lui non tanto una richiesta di “fare di più”, quanto il modo in cui questa situazione La fa sentire, senza accusarlo ma permettendogli di capire davvero il Suo vissuto. A volte questo apre uno spazio diverso di ascolto. Altre volte, invece, aiuta semplicemente a chiarire a sé stessi quali sono i propri bisogni e quanto ci si sente visti all’interno della relazione.
Se dovesse accorgersi che questo malessere continua o che ha bisogno di uno spazio protetto per orientarsi, un percorso di supporto psicologico potrebbe offrirLe un luogo dove rimettere ordine, capire cosa desidera e ritrovare un po’ di respiro. Resto a Sua disposizione. Un saluto cordiale, Dott.ssa Michelle Borrelli
comprendo quanto questa situazione La stia provando. Da ciò che racconta, sembra che negli ultimi mesi il peso delle responsabilità del Suo compagno abbia ridotto molto gli spazi di coppia, lasciando Lei con una sensazione crescente di solitudine e di mancanza di attenzione. È comprensibile che questo possa aver avuto un impatto anche sul Suo equilibrio emotivo.
Non si tratta solo di “periodi intensi”: per Lei questi mesi hanno significato attese, rinunce e un senso di distanza che fa male. E quando anche i momenti insieme vengono interrotti da telefonate o stanchezza, è naturale che nascano confusione e tristezza.
Forse potrebbe essere utile, quando se la sente, condividere con lui non tanto una richiesta di “fare di più”, quanto il modo in cui questa situazione La fa sentire, senza accusarlo ma permettendogli di capire davvero il Suo vissuto. A volte questo apre uno spazio diverso di ascolto. Altre volte, invece, aiuta semplicemente a chiarire a sé stessi quali sono i propri bisogni e quanto ci si sente visti all’interno della relazione.
Se dovesse accorgersi che questo malessere continua o che ha bisogno di uno spazio protetto per orientarsi, un percorso di supporto psicologico potrebbe offrirLe un luogo dove rimettere ordine, capire cosa desidera e ritrovare un po’ di respiro. Resto a Sua disposizione. Un saluto cordiale, Dott.ssa Michelle Borrelli
Salve,
quello che descrive non è solo “un periodo complicato”, ma una situazione che sta avendo un impatto concreto su di lei, sia emotivamente che fisicamente (pianto frequente, perdita di appetito, calo di peso). Questo è già un segnale importante: qualcosa, così com’è adesso, non è più sostenibile per lei.
Il lavoro del suo compagno, soprattutto in un ruolo come quello di cuoco con responsabilità, può essere molto assorbente e richiedere energie elevate. Tuttavia, questo non significa che la relazione debba azzerarsi o che lei debba adattarsi completamente a questa assenza. Il punto non è negare le sue difficoltà lavorative, ma riconoscere che una relazione ha bisogno di presenza, attenzione e uno spazio condiviso minimo per poter esistere.
Da ciò che racconta emergono alcuni aspetti chiave:
lei ha espresso il suo disagio, ma si è sentita rispondere con spiegazioni che non aprono a un cambiamento
la presenza è diventata sporadica e, anche quando c’è, è “interrotta” dal lavoro
manca iniziativa e condivisione, elementi fondamentali per nutrire il legame
il suo stato emotivo sta peggiorando nel tempo
Quando lui le dice “sono periodi”, ma questi periodi durano mesi, è comprensibile che per lei perda credibilità: le parole, senza cambiamenti concreti, rischiano di suonare vuote.
La questione allora diventa: lui è disposto — concretamente, non solo a parole — a trovare un modo diverso di stare nella relazione, anche piccolo ma reale? Per esempio, ritagliarsi un tempo protetto, essere meno reperibile in alcuni momenti, investire un minimo di energia nella coppia. Se questo spazio non esiste o viene continuamente rimandato, lei si trova di fatto sola dentro la relazione.
Mi colpisce anche quanto lei stia “tenendo” la situazione, arrivando però a stare male nel corpo e nell’umore. Questo è un punto su cui fermarsi: adattarsi completamente ai ritmi dell’altro, fino a stare così male, non è una soluzione sostenibile.
Non si tratta di scegliere subito cosa fare, ma di spostare un po’ il focus:
non solo “come posso capire lui”, ma anche “di cosa ho bisogno io per stare in una relazione e quanto questa situazione lo permette?”.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza, a riconnettersi con i suoi bisogni e a capire quali margini di cambiamento ci sono realmente — da parte sua e da parte del partner. Se ci fosse disponibilità anche da parte sua, un lavoro di coppia potrebbe essere utile, ma non può essere portato avanti da una persona sola.
Se desidera, può prenotare una prima consulenza attraverso il mio profilo oppure contattarmi: trova il mio recapito sempre nel mio profilo.
quello che descrive non è solo “un periodo complicato”, ma una situazione che sta avendo un impatto concreto su di lei, sia emotivamente che fisicamente (pianto frequente, perdita di appetito, calo di peso). Questo è già un segnale importante: qualcosa, così com’è adesso, non è più sostenibile per lei.
Il lavoro del suo compagno, soprattutto in un ruolo come quello di cuoco con responsabilità, può essere molto assorbente e richiedere energie elevate. Tuttavia, questo non significa che la relazione debba azzerarsi o che lei debba adattarsi completamente a questa assenza. Il punto non è negare le sue difficoltà lavorative, ma riconoscere che una relazione ha bisogno di presenza, attenzione e uno spazio condiviso minimo per poter esistere.
Da ciò che racconta emergono alcuni aspetti chiave:
lei ha espresso il suo disagio, ma si è sentita rispondere con spiegazioni che non aprono a un cambiamento
la presenza è diventata sporadica e, anche quando c’è, è “interrotta” dal lavoro
manca iniziativa e condivisione, elementi fondamentali per nutrire il legame
il suo stato emotivo sta peggiorando nel tempo
Quando lui le dice “sono periodi”, ma questi periodi durano mesi, è comprensibile che per lei perda credibilità: le parole, senza cambiamenti concreti, rischiano di suonare vuote.
La questione allora diventa: lui è disposto — concretamente, non solo a parole — a trovare un modo diverso di stare nella relazione, anche piccolo ma reale? Per esempio, ritagliarsi un tempo protetto, essere meno reperibile in alcuni momenti, investire un minimo di energia nella coppia. Se questo spazio non esiste o viene continuamente rimandato, lei si trova di fatto sola dentro la relazione.
Mi colpisce anche quanto lei stia “tenendo” la situazione, arrivando però a stare male nel corpo e nell’umore. Questo è un punto su cui fermarsi: adattarsi completamente ai ritmi dell’altro, fino a stare così male, non è una soluzione sostenibile.
Non si tratta di scegliere subito cosa fare, ma di spostare un po’ il focus:
non solo “come posso capire lui”, ma anche “di cosa ho bisogno io per stare in una relazione e quanto questa situazione lo permette?”.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza, a riconnettersi con i suoi bisogni e a capire quali margini di cambiamento ci sono realmente — da parte sua e da parte del partner. Se ci fosse disponibilità anche da parte sua, un lavoro di coppia potrebbe essere utile, ma non può essere portato avanti da una persona sola.
Se desidera, può prenotare una prima consulenza attraverso il mio profilo oppure contattarmi: trova il mio recapito sempre nel mio profilo.
Buongiorno.
La mia impressione è che lei abbia le idee già abbastanza chiare.
La mia impressione è che lei abbia le idee già abbastanza chiare.
Salve, grazie per aver condiviso una situazione così faticosa e carica di sofferenza.
Da ciò che racconta emerge un quadro in cui la relazione sembra essersi sbilanciata in modo significativo: il suo compagno è completamente assorbito dal lavoro e dalle responsabilità, mentre lo spazio per la coppia è diventato sempre più ridotto, frammentato e poco qualitativo. In questi casi, può accadere che il lavoro diventi una sorta di “centrale unica” attorno a cui ruota tutto il resto della vita, con conseguente trascuratezza degli aspetti affettivi e relazionali. Non è possibile parlare di diagnosi o etichette, ma sicuramente si può ipotizzare una condizione di forte stress lavorativo o di difficoltà nel mantenere un equilibrio tra vita professionale e privata.
Dall’altra parte, è importante dare grande attenzione a ciò che sta vivendo lei: nervosismo, pianto, riduzione dell’appetito e perdita di peso significativa in pochi mesi sono segnali che indicano un livello di sofferenza emotiva importante. Quando il corpo inizia a “parlare” in questo modo, è fondamentale non sottovalutare il disagio.
Il nodo centrale che emerge è la mancanza di presenza emotiva e relazionale all’interno della coppia: non solo il poco tempo, ma anche la scarsa qualità del tempo condiviso, con continue interruzioni, distrazioni e assenza di iniziativa da parte del partner. Questo può generare un vissuto di solitudine anche all’interno della relazione stessa.
In situazioni come questa, può essere utile provare a chiarire in modo molto concreto i bisogni reciproci: non solo “stare più insieme”, ma definire tempi protetti, modalità di contatto e spazi in cui il lavoro non entri (ad esempio telefonate e chat). È altrettanto importante osservare non solo le intenzioni dichiarate, ma anche la reale disponibilità al cambiamento nei comportamenti.
Se, nonostante il confronto, la situazione rimane invariata, può diventare necessario interrogarsi sulla compatibilità dei bisogni all’interno della coppia.
Un supporto psicologico individuale, e in alcuni casi anche un percorso di coppia, può essere molto utile per fare chiarezza e ritrovare un equilibrio, oppure per comprendere con maggiore lucidità la direzione della relazione.
In ogni caso, visto il livello di sofferenza che descrive, le consiglierei di approfondire la situazione con uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Da ciò che racconta emerge un quadro in cui la relazione sembra essersi sbilanciata in modo significativo: il suo compagno è completamente assorbito dal lavoro e dalle responsabilità, mentre lo spazio per la coppia è diventato sempre più ridotto, frammentato e poco qualitativo. In questi casi, può accadere che il lavoro diventi una sorta di “centrale unica” attorno a cui ruota tutto il resto della vita, con conseguente trascuratezza degli aspetti affettivi e relazionali. Non è possibile parlare di diagnosi o etichette, ma sicuramente si può ipotizzare una condizione di forte stress lavorativo o di difficoltà nel mantenere un equilibrio tra vita professionale e privata.
Dall’altra parte, è importante dare grande attenzione a ciò che sta vivendo lei: nervosismo, pianto, riduzione dell’appetito e perdita di peso significativa in pochi mesi sono segnali che indicano un livello di sofferenza emotiva importante. Quando il corpo inizia a “parlare” in questo modo, è fondamentale non sottovalutare il disagio.
Il nodo centrale che emerge è la mancanza di presenza emotiva e relazionale all’interno della coppia: non solo il poco tempo, ma anche la scarsa qualità del tempo condiviso, con continue interruzioni, distrazioni e assenza di iniziativa da parte del partner. Questo può generare un vissuto di solitudine anche all’interno della relazione stessa.
In situazioni come questa, può essere utile provare a chiarire in modo molto concreto i bisogni reciproci: non solo “stare più insieme”, ma definire tempi protetti, modalità di contatto e spazi in cui il lavoro non entri (ad esempio telefonate e chat). È altrettanto importante osservare non solo le intenzioni dichiarate, ma anche la reale disponibilità al cambiamento nei comportamenti.
Se, nonostante il confronto, la situazione rimane invariata, può diventare necessario interrogarsi sulla compatibilità dei bisogni all’interno della coppia.
Un supporto psicologico individuale, e in alcuni casi anche un percorso di coppia, può essere molto utile per fare chiarezza e ritrovare un equilibrio, oppure per comprendere con maggiore lucidità la direzione della relazione.
In ogni caso, visto il livello di sofferenza che descrive, le consiglierei di approfondire la situazione con uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile utente, grazie per la condivisione.
La situazione che lei descrive è molto pesante e delicata, non dubito che il suo compagno sia estremamente assorbito dal lavoro, tanto da farla sentire molto trascurata.
D'altronde potrebbe anche essere che sia davvero assorbito dal lavoro in questo periodo, è difficile dire se stia usando i suoi impegni lavorativi come scusa, o se si senta davvero di non poter fare altrimenti.
Lei si lamenta di una situazione che non è affatto come si immaginasse, ma le chiedo, ha provato a parlarne con il suo compagno in maniera aperta e franca? A volte ci sono differenze di aspettative riguardo l'idea di "esserci" nella relazione.
Per esempio, potrebbe essere che per il suo compagno andare fuori a mangiare solo due volte sia tanto, o che magari non sia che non abbia voglia di non fare nulla con lei, ma semplicemente preferisca attività più casalinghe e rilassanti.
Quindi, non esiste un consiglio magico, ma si deve affrontare la situazione dialogando, cercando punti in comune, e accettando certe differenze, finchè non si ritengono eccessive; a quel punto si può prendere in considerazione la separazione.
Riguardo alla sua perdita di peso invece, devo dirle che non può attribuirla al suo compagno, la responsabilità della sua salute mentale e fisica è...sua.
Se vede che lo "stare male per una relazione" la porta a un collasso psico-fisico così marcato, qui deve avere il coraggio di prendersi cura lei della sua salute, e se non riesce a farlo autonomamente, le consiglio caldamente di rivolgersi da un professionista della salute mentale ed a un nutrizionista.
Le auguro un buon proseguimento, cordiali saluti, dott. Niccolò Orsi Bandini.
La situazione che lei descrive è molto pesante e delicata, non dubito che il suo compagno sia estremamente assorbito dal lavoro, tanto da farla sentire molto trascurata.
D'altronde potrebbe anche essere che sia davvero assorbito dal lavoro in questo periodo, è difficile dire se stia usando i suoi impegni lavorativi come scusa, o se si senta davvero di non poter fare altrimenti.
Lei si lamenta di una situazione che non è affatto come si immaginasse, ma le chiedo, ha provato a parlarne con il suo compagno in maniera aperta e franca? A volte ci sono differenze di aspettative riguardo l'idea di "esserci" nella relazione.
Per esempio, potrebbe essere che per il suo compagno andare fuori a mangiare solo due volte sia tanto, o che magari non sia che non abbia voglia di non fare nulla con lei, ma semplicemente preferisca attività più casalinghe e rilassanti.
Quindi, non esiste un consiglio magico, ma si deve affrontare la situazione dialogando, cercando punti in comune, e accettando certe differenze, finchè non si ritengono eccessive; a quel punto si può prendere in considerazione la separazione.
Riguardo alla sua perdita di peso invece, devo dirle che non può attribuirla al suo compagno, la responsabilità della sua salute mentale e fisica è...sua.
Se vede che lo "stare male per una relazione" la porta a un collasso psico-fisico così marcato, qui deve avere il coraggio di prendersi cura lei della sua salute, e se non riesce a farlo autonomamente, le consiglio caldamente di rivolgersi da un professionista della salute mentale ed a un nutrizionista.
Le auguro un buon proseguimento, cordiali saluti, dott. Niccolò Orsi Bandini.
Buonasera, da quello che racconta emerge una grande sofferenza, che non riguarda solo la situazione attuale ma anche il senso di solitudine e di mancanza che sta vivendo all’interno della relazione. Quando una persona a cui si tiene diventa poco presente, sia fisicamente che emotivamente, è naturale iniziare a sentirsi trascurati, poco considerati e progressivamente sempre più frustrati. Il fatto che lei sia arrivata a stare male anche fisicamente, con perdita di appetito e peso, dà la misura di quanto questa situazione stia incidendo profondamente su di lei. In una prospettiva cognitivo comportamentale può essere utile osservare come si intrecciano tre livelli. Da una parte c’è il comportamento del suo compagno, molto centrato sul lavoro e con poco spazio per la relazione. Dall’altra c’è il significato che questo comportamento assume per lei, che può facilmente diventare qualcosa come “non sono una priorità”, “non conto abbastanza”, “la relazione non è importante per lui”. Questi pensieri, comprensibili, attivano emozioni intense come tristezza, rabbia e senso di abbandono, che a loro volta influenzano le sue reazioni, come il nervosismo, il pianto o il sentirsi sempre più svuotata. Il punto centrale non è stabilire se lui stia sbagliando o meno in senso assoluto, ma riconoscere che in questo momento c’è una distanza tra ciò di cui lei ha bisogno in una relazione e ciò che lui è in grado di offrire. Quando questa distanza si prolunga nel tempo, come nel suo caso, il rischio è che si trasformi in una condizione cronica di frustrazione, in cui si resta in attesa che qualcosa cambi senza avere segnali concreti in quella direzione. Un aspetto importante riguarda anche la parola “periodo” che lui utilizza. Quando un periodo dura mesi e non si intravede un cambiamento, diventa utile iniziare a chiedersi non tanto quanto durerà, ma se questa modalità è, almeno in parte, strutturale per lui in questo momento della sua vita. Questo non significa che non possa cambiare, ma che basare il proprio benessere solo sull’attesa del cambiamento dell’altro può diventare molto faticoso e poco sostenibile. Allo stesso tempo, è comprensibile che lei si senta confusa. Da una parte c’è il legame, dall’altra c’è il disagio crescente. In questi casi spesso la mente oscilla tra il desiderio di restare e la necessità di proteggersi, senza riuscire a trovare una posizione chiara. Può essere utile spostare gradualmente il focus da “cosa farà lui” a “di cosa ho bisogno io per stare bene in una relazione”. Questo tipo di riflessione permette di uscire da una posizione passiva e di iniziare a definire dei confini più chiari, non come ultimatum, ma come consapevolezza di ciò che è accettabile e di ciò che non lo è nel lungo periodo. Il fatto che lui, anche quando è presente, sia comunque assorbito dal lavoro e poco coinvolto nella relazione, è un elemento che merita attenzione, perché non riguarda solo il tempo ma anche la qualità della presenza. È proprio su questo che spesso si costruisce o si indebolisce il legame. In una situazione come questa, può essere molto utile avere uno spazio in cui esplorare più a fondo i suoi bisogni, i suoi pensieri e le sue emozioni, per comprendere meglio cosa la tiene legata e cosa la fa soffrire. Un percorso di supporto, ad esempio in ambito cognitivo comportamentale, può aiutarla a fare chiarezza, a riconoscere i suoi schemi relazionali e a prendere decisioni più in linea con il suo benessere, senza agire solo sotto la spinta del dolore o della paura di perdere l’altro. Quello che sta vivendo è un momento delicato, ma anche un’opportunità per fermarsi e capire cosa desidera davvero da una relazione e da sé stessa. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, la situazione che descrive è chiaramente fonte di grande sofferenza, e i sintomi fisici che riporta — perdita di appetito, calo di peso di 8 kg in 4 mesi, pianto frequente, nervosismo — sono segnali importanti che il suo corpo e la sua mente stanno inviando e meritano attenzione professionale.
Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, quando i bisogni relazionali fondamentali (presenza, connessione emotiva, intimità) vengono sistematicamente non soddisfatti, il disagio che ne deriva è reale e legittimo. La comunicazione che descrive — in cui lei esprime i suoi bisogni ma riceve risposte invalidanti — può generare un senso di impotenza e un pensiero ruminativo su cosa fare.
In ottica ACT, potrebbe essere utile chiarire a se stessa quali sono i suoi valori nel contesto della relazione e verificare se la situazione attuale sia compatibile con essi nel medio-lungo termine. Un percorso di psicoterapia individuale potrebbe aiutarla a fare chiarezza, recuperare risorse personali e prendere decisioni più consapevoli. In alternativa, una terapia di coppia potrebbe creare uno spazio protetto per un dialogo più autentico.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, quando i bisogni relazionali fondamentali (presenza, connessione emotiva, intimità) vengono sistematicamente non soddisfatti, il disagio che ne deriva è reale e legittimo. La comunicazione che descrive — in cui lei esprime i suoi bisogni ma riceve risposte invalidanti — può generare un senso di impotenza e un pensiero ruminativo su cosa fare.
In ottica ACT, potrebbe essere utile chiarire a se stessa quali sono i suoi valori nel contesto della relazione e verificare se la situazione attuale sia compatibile con essi nel medio-lungo termine. Un percorso di psicoterapia individuale potrebbe aiutarla a fare chiarezza, recuperare risorse personali e prendere decisioni più consapevoli. In alternativa, una terapia di coppia potrebbe creare uno spazio protetto per un dialogo più autentico.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno. Purtroppo queste sono situazioni che richiedono un'attenzione particolare. E' ovvio che c'è un forte calo di interesse. Una relazione ha bisogno di essere nutrita e questo lo si può fare in moltissimi modi diversi. Sarebbe utile un consulto di persona
Buongiorno, grazie per la condivisione. Da ciò che descrive sta vivendo una situazione molto faticosa che sembra incidere anche sul suo benessere fisico oltre che emotivo.
Il punto centrale sembra essere uno squilibrio tra il suo bisogno di presenza e una relazione in cui il lavoro del suo compagno occupa quasi tutto lo spazio. Quando questi “periodi” durano mesi, è importante considerarli per ciò che sono oggi non per come si spera possano diventare.
Può aiutarla chiedersi: questa relazione, così com’è ora, risponde ai miei bisogni? E quanto sono disposta a tollerare questa situazione nel tempo?
Se la confusione è tanta, un percorso psicologico può aiutarla a fare chiarezza e a orientarsi nelle sue scelte.
Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Il punto centrale sembra essere uno squilibrio tra il suo bisogno di presenza e una relazione in cui il lavoro del suo compagno occupa quasi tutto lo spazio. Quando questi “periodi” durano mesi, è importante considerarli per ciò che sono oggi non per come si spera possano diventare.
Può aiutarla chiedersi: questa relazione, così com’è ora, risponde ai miei bisogni? E quanto sono disposta a tollerare questa situazione nel tempo?
Se la confusione è tanta, un percorso psicologico può aiutarla a fare chiarezza e a orientarsi nelle sue scelte.
Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Buongiorno,
il lavoro del suo compagno è diventato il terzo incomodo che vi impedisce di viverer serenamemnte. Più che un momento passeggero sembra sia uno di stile di vita scelto dal suo compagno. Se lui non accetta di mettere dei confini netti tra il ristorante e la vostra vita, lei rischia di continuare a consumarsi per qualcuno che ha smesso di investire sulla vostra felicità. Perchè una relazione sana deve essere basata sulla reciprocità.
Cordialmente
Dott.ssa Chantal Danna
il lavoro del suo compagno è diventato il terzo incomodo che vi impedisce di viverer serenamemnte. Più che un momento passeggero sembra sia uno di stile di vita scelto dal suo compagno. Se lui non accetta di mettere dei confini netti tra il ristorante e la vostra vita, lei rischia di continuare a consumarsi per qualcuno che ha smesso di investire sulla vostra felicità. Perchè una relazione sana deve essere basata sulla reciprocità.
Cordialmente
Dott.ssa Chantal Danna
Salve, si sente chiaramente quanto lei stia soffrendo in questa situazione, e non solo per la mancanza di tempo insieme, ma per qualcosa di più profondo: la sensazione di non avere più un posto nella sua vita.
Non è “solo lavoro”. È il fatto che, anche quando lui c’è, in realtà non c’è davvero. È assente mentalmente, preso dal telefono, dalle responsabilità, dalle urgenze… e lei resta lì, da sola, anche dentro la relazione. Questo, nel tempo, logora tantissimo, e il suo corpo lo sta già dicendo chiaramente: nervosismo, pianto, mancanza di appetito, perdita di peso… non sono segnali da sottovalutare.
Le faccio una domanda molto diretta: oggi, questa relazione la fa sentire amata o la fa sentire sola?
Perché da quello che racconta, lei non sta chiedendo qualcosa di eccessivo. Sta chiedendo presenza, attenzione, condivisione… cose fondamentali in una relazione. Il punto è che lui, in questo momento, sembra non riuscire – o non voler – mettere dei limiti al lavoro per proteggere lo spazio di coppia.
Quando lui dice “è un periodo”, capisco quanto questo possa confondere, perché un periodo dovrebbe avere un inizio e una fine. Ma qui parliamo di mesi, e soprattutto di una modalità che si sta strutturando, non di un momento isolato.
C’è un altro aspetto importante: lei ha già provato a parlarne, ma la risposta che riceve è sempre la stessa, senza un reale cambiamento. Questo è il punto critico. Perché una relazione può attraversare anche fasi difficili, ma serve che entrambe le persone si muovano per proteggerla.
Le chiedo anche questo: se nulla cambiasse nei prossimi mesi, se tutto restasse esattamente così, lei riuscirebbe a stare in questa relazione?
Non è una domanda per farla spaventare, ma per aiutarla a contattare quello che sente davvero, al di là della speranza che “torni come prima”.
Quello che sta vivendo è un conflitto interno forte: da una parte il legame, i progetti, quello che lui le aveva promesso; dall’altra la realtà di oggi, che la sta facendo stare male. E quando si resta troppo a lungo in questo spazio, si inizia a consumarsi, proprio come sta succedendo a lei.
Non si tratta solo di capire cosa fa lui, ma di rimettere al centro lei: i suoi bisogni, i suoi limiti, quello che è disposta o meno ad accettare.
Se sente che da sola fa fatica a uscire da questa confusione, può essere davvero utile avere uno spazio in cui fermarsi e mettere ordine, senza essere minimizzata o lasciata sola nelle sue emozioni. È esattamente il tipo di situazione su cui lavoro spesso: relazioni in cui uno dei due “sparisce” nel lavoro e l’altro resta in attesa, finché non ce la fa più.
Se vuole, possiamo iniziare insieme questo percorso. Non per dirle cosa fare, ma per aiutarla a capire con più chiarezza cosa sta succedendo, cosa le serve davvero e come muoversi senza continuare a stare così male. Anche solo iniziare a parlarne nel modo giusto può alleggerire molto questo peso che sta portando.
Non è “solo lavoro”. È il fatto che, anche quando lui c’è, in realtà non c’è davvero. È assente mentalmente, preso dal telefono, dalle responsabilità, dalle urgenze… e lei resta lì, da sola, anche dentro la relazione. Questo, nel tempo, logora tantissimo, e il suo corpo lo sta già dicendo chiaramente: nervosismo, pianto, mancanza di appetito, perdita di peso… non sono segnali da sottovalutare.
Le faccio una domanda molto diretta: oggi, questa relazione la fa sentire amata o la fa sentire sola?
Perché da quello che racconta, lei non sta chiedendo qualcosa di eccessivo. Sta chiedendo presenza, attenzione, condivisione… cose fondamentali in una relazione. Il punto è che lui, in questo momento, sembra non riuscire – o non voler – mettere dei limiti al lavoro per proteggere lo spazio di coppia.
Quando lui dice “è un periodo”, capisco quanto questo possa confondere, perché un periodo dovrebbe avere un inizio e una fine. Ma qui parliamo di mesi, e soprattutto di una modalità che si sta strutturando, non di un momento isolato.
C’è un altro aspetto importante: lei ha già provato a parlarne, ma la risposta che riceve è sempre la stessa, senza un reale cambiamento. Questo è il punto critico. Perché una relazione può attraversare anche fasi difficili, ma serve che entrambe le persone si muovano per proteggerla.
Le chiedo anche questo: se nulla cambiasse nei prossimi mesi, se tutto restasse esattamente così, lei riuscirebbe a stare in questa relazione?
Non è una domanda per farla spaventare, ma per aiutarla a contattare quello che sente davvero, al di là della speranza che “torni come prima”.
Quello che sta vivendo è un conflitto interno forte: da una parte il legame, i progetti, quello che lui le aveva promesso; dall’altra la realtà di oggi, che la sta facendo stare male. E quando si resta troppo a lungo in questo spazio, si inizia a consumarsi, proprio come sta succedendo a lei.
Non si tratta solo di capire cosa fa lui, ma di rimettere al centro lei: i suoi bisogni, i suoi limiti, quello che è disposta o meno ad accettare.
Se sente che da sola fa fatica a uscire da questa confusione, può essere davvero utile avere uno spazio in cui fermarsi e mettere ordine, senza essere minimizzata o lasciata sola nelle sue emozioni. È esattamente il tipo di situazione su cui lavoro spesso: relazioni in cui uno dei due “sparisce” nel lavoro e l’altro resta in attesa, finché non ce la fa più.
Se vuole, possiamo iniziare insieme questo percorso. Non per dirle cosa fare, ma per aiutarla a capire con più chiarezza cosa sta succedendo, cosa le serve davvero e come muoversi senza continuare a stare così male. Anche solo iniziare a parlarne nel modo giusto può alleggerire molto questo peso che sta portando.
Buongiorno, dal suo racconto emerge un vissuto di malessere significativo legato alla relazione affettiva, in particolare alla limitata disponibilità di tempo condiviso con il partner. Questo sembrerebbe generare in lei frustrazione, senso di trascuratezza e possibile solitudine relazionale.
Il tipo di lavoro svolto dal suo compagno è molto assorbente e sembrano esserci delle difficoltà di disimpegno psicologico dagli obblighi professionali.
All’interno della dinamica di coppia risulta fondamentale promuovere una comunicazione efficace e sincera che permetta a entrambi di esprimere i propri vissuti emotivi, senza minimizzare il disagio portato da lei.
Resto a disposizione, un caro saluto.
Il tipo di lavoro svolto dal suo compagno è molto assorbente e sembrano esserci delle difficoltà di disimpegno psicologico dagli obblighi professionali.
All’interno della dinamica di coppia risulta fondamentale promuovere una comunicazione efficace e sincera che permetta a entrambi di esprimere i propri vissuti emotivi, senza minimizzare il disagio portato da lei.
Resto a disposizione, un caro saluto.
Quello che stai vivendo è reale e doloroso la solitudine dentro una relazione è una delle più difficili da portare, perché nessuno la vede dall'esterno.
Hai messo tutto in pausa aspettando che lui trovi il momento giusto. Quel momento lo crea solo se sceglie di crearlo.
Considera anche di iniziare un percorso di terapia individuale non perché ci sia qualcosa di sbagliato in te, ma perché meriti uno spazio tutto tuo dove elaborare quello che senti, ritrovare chiarezza e capire cosa vuoi davvero. Un supporto professionale in momenti come questo può fare una differenza enorme.
E tu meriti qualcuno che scelga di esserci.
Hai messo tutto in pausa aspettando che lui trovi il momento giusto. Quel momento lo crea solo se sceglie di crearlo.
Considera anche di iniziare un percorso di terapia individuale non perché ci sia qualcosa di sbagliato in te, ma perché meriti uno spazio tutto tuo dove elaborare quello che senti, ritrovare chiarezza e capire cosa vuoi davvero. Un supporto professionale in momenti come questo può fare una differenza enorme.
E tu meriti qualcuno che scelga di esserci.
Da quello che descrive emerge una situazione per lei emotivamente molto faticosa in cui il bisogno di vicinanza, presenza e condivisione nella relazione non sembra trovare una risposta adeguata nell'attuale organizzazione della vita del so compagno.
Comprendo che questa discrepanza le stia generando sofferenza ed instabilità con conseguenze anche sul piano fisico come la riduzione di appetito e la perdita di peso.In questi casi è importante distinguere tra ciò che possiamo chiedere o sperare dall'altro e ciò che, allo stato attuale, l'altro è realmente in grado di offrire. Se questo squilibrio si protrae nel tempo, può diventare fonte si stress emotivo significativo.
Le suggerirei di prendersi uno spazio per riflettere su come sta vivendo questa relazione e su quali sono i suoi bisogni affettivi fondamentali, valutando anche un supporto psicologico per aiutarla a gestire questo momento e a chiarire meglio le sue scelte.
Dott.ssa Paola Mazzoni
Comprendo che questa discrepanza le stia generando sofferenza ed instabilità con conseguenze anche sul piano fisico come la riduzione di appetito e la perdita di peso.In questi casi è importante distinguere tra ciò che possiamo chiedere o sperare dall'altro e ciò che, allo stato attuale, l'altro è realmente in grado di offrire. Se questo squilibrio si protrae nel tempo, può diventare fonte si stress emotivo significativo.
Le suggerirei di prendersi uno spazio per riflettere su come sta vivendo questa relazione e su quali sono i suoi bisogni affettivi fondamentali, valutando anche un supporto psicologico per aiutarla a gestire questo momento e a chiarire meglio le sue scelte.
Dott.ssa Paola Mazzoni
Buonasera. Da ciò che racconta, sembra che oggi nella relazione Lei stia vivendo un forte senso di solitudine, frustrazione e trascuratezza. Al di là del fatto che il lavoro del Suo compagno sia davvero molto impegnativo, il punto è che questa situazione da tempo sta avendo un peso concreto sul Suo benessere emotivo e anche fisico. Quando una persona arriva a sentirsi così svuotata, nervosa, triste e a perdere appetito, è importante non minimizzare ciò che sta accadendo. Più che chiedersi solo se lui lavori troppo, può essere utile domandarsi se questa relazione, così com’è ora, stia ancora rispondendo ai Suoi bisogni affettivi fondamentali. Se questa situazione dovesse pesarLe o destabilizzarLa, può valutare un supporto psicologico, individuale o di coppia, con me o con il professionista che ritiene più adatto a Lei.
Le auguro una buona serata.
Le auguro una buona serata.
Quello che descrivi non è solo un periodo difficile, ma una situazione che sta avendo un impatto concreto su di te, anche fisicamente (calo di peso, nervosismo, pianto, mancanza di appetito). Questo è un segnale importante da non sottovalutare.
È comprensibile che il lavoro del tuo compagno, soprattutto in un ruolo come il suo, comporti pressione e responsabilità. Tuttavia, una relazione ha bisogno di presenza, scambio e attenzione reciproca. Da ciò che racconti, oggi questi elementi sembrano molto ridotti. Non è tanto il lavoro in sé il problema, quanto il fatto che tu ti senti messa da parte in modo continuativo.
Il tuo disagio è legittimo. Non stai chiedendo qualcosa di eccessivo, ma una relazione in cui ci sia spazio anche per voi due.
Ci sono alcuni punti su cui può essere utile riflettere:
Lui riconosce davvero il tuo malessere o tende a minimizzarlo?
C’è disponibilità concreta da parte sua a modificare qualcosa (anche poco, ma reale)?
Tu, in questa situazione, quanto riesci ancora a stare bene?
Quando una dinamica si prolunga nel tempo senza cambiamenti, il rischio è che diventi la normalità della relazione, mentre tu continui a stare sempre peggio.
Più che cercare di adattarti ulteriormente, potrebbe essere importante chiarire con lui, in modo diretto, di cosa hai bisogno per continuare a stare in questa relazione e vedere se esiste uno spazio di incontro reale.
Parallelamente, uno spazio psicologico tuo potrebbe aiutarti a mettere ordine nella confusione che senti, a comprendere meglio i tuoi bisogni e a prendere decisioni più chiare, senza arrivare a un punto di esaurimento emotivo.
La questione, in fondo, non è solo se lui cambierà, ma quanto questa situazione è sostenibile per te così com’è oggi.
È comprensibile che il lavoro del tuo compagno, soprattutto in un ruolo come il suo, comporti pressione e responsabilità. Tuttavia, una relazione ha bisogno di presenza, scambio e attenzione reciproca. Da ciò che racconti, oggi questi elementi sembrano molto ridotti. Non è tanto il lavoro in sé il problema, quanto il fatto che tu ti senti messa da parte in modo continuativo.
Il tuo disagio è legittimo. Non stai chiedendo qualcosa di eccessivo, ma una relazione in cui ci sia spazio anche per voi due.
Ci sono alcuni punti su cui può essere utile riflettere:
Lui riconosce davvero il tuo malessere o tende a minimizzarlo?
C’è disponibilità concreta da parte sua a modificare qualcosa (anche poco, ma reale)?
Tu, in questa situazione, quanto riesci ancora a stare bene?
Quando una dinamica si prolunga nel tempo senza cambiamenti, il rischio è che diventi la normalità della relazione, mentre tu continui a stare sempre peggio.
Più che cercare di adattarti ulteriormente, potrebbe essere importante chiarire con lui, in modo diretto, di cosa hai bisogno per continuare a stare in questa relazione e vedere se esiste uno spazio di incontro reale.
Parallelamente, uno spazio psicologico tuo potrebbe aiutarti a mettere ordine nella confusione che senti, a comprendere meglio i tuoi bisogni e a prendere decisioni più chiare, senza arrivare a un punto di esaurimento emotivo.
La questione, in fondo, non è solo se lui cambierà, ma quanto questa situazione è sostenibile per te così com’è oggi.
Buongiorno, voglio ringraziarla per aver condiviso la sua situazione così delicata. Mi arriva un forte senso di solitudine e malessere in questo momento, che forse rischia o ha già superato la sua soglia di sopportazione, visti anche i segnali che il suo corpo le sta mandando in questo momento. Mi sento di consigliarle di non rimanere sola con questo grande peso, parlarne è sicuramente il primo passo per comprendere meglio quello che sta vivendo e all'interno di un percorso psicologico potrebbe iniziare a lavorare su come gestire questo senso di abbandono da parte del suo partner. Non sottovaluti la sua sofferenza in questo momento. Resto a disposizione anche online, un saluto.
Buonasera,
avverto dalle sue parole un insieme di emozioni quali rabbia e tristezza, che chiaramente portano ad una grande frustrazione.
Ovviamente in quanto professionisti non sarebbe etico darle un 'consiglio' sul da farsi; è giusto invece supportarla nell'avere maggiore consapevolezza di lei e di quello che sente in questa relazione, nella quale, come descrive, sono cambiati tempi e ritmi da un po' di tempo.
Mi trova a disposizione per eventuali colloqui.
Un buon pomeriggio
avverto dalle sue parole un insieme di emozioni quali rabbia e tristezza, che chiaramente portano ad una grande frustrazione.
Ovviamente in quanto professionisti non sarebbe etico darle un 'consiglio' sul da farsi; è giusto invece supportarla nell'avere maggiore consapevolezza di lei e di quello che sente in questa relazione, nella quale, come descrive, sono cambiati tempi e ritmi da un po' di tempo.
Mi trova a disposizione per eventuali colloqui.
Un buon pomeriggio
Buonasera,
da ciò che racconta, il punto non sembra solo il lavoro del suo compagno, ma l’effetto che questa situazione ha su di lei e sulla relazione.
Il suo lavoro occupa quasi tutto lo spazio e lei si ritrova con poca presenza, poca condivisione e poca attenzione nella coppia. Il fatto che il suo corpo stia reagendo con ansia, pianto e perdita di peso indica che questa situazione la sta mettendo in forte difficoltà.
Lei ne ha parlato con lui, ma la risposta è che “non può fare altrimenti”. Questo la lascia in attesa di un cambiamento che per ora non arriva.
La domanda importante può diventare: di cosa ha bisogno lei in una relazione per stare bene, e se questa situazione attuale può essere sostenibile per lei.
da ciò che racconta, il punto non sembra solo il lavoro del suo compagno, ma l’effetto che questa situazione ha su di lei e sulla relazione.
Il suo lavoro occupa quasi tutto lo spazio e lei si ritrova con poca presenza, poca condivisione e poca attenzione nella coppia. Il fatto che il suo corpo stia reagendo con ansia, pianto e perdita di peso indica che questa situazione la sta mettendo in forte difficoltà.
Lei ne ha parlato con lui, ma la risposta è che “non può fare altrimenti”. Questo la lascia in attesa di un cambiamento che per ora non arriva.
La domanda importante può diventare: di cosa ha bisogno lei in una relazione per stare bene, e se questa situazione attuale può essere sostenibile per lei.
Buonasera, da quello che scrive capisco che lei sia stremata e non ce la faccia più. Penso sia importante che lei capisca veramente cosa vuole e quello di cui ha bisogno, dopodichè si dia anche il permesso di decidere per sè stessa. Se per farlo ritiene che possa aiutarla confrontarsi con un terapeuta, per elaborare il suo vissuto in uno spazio in cui veramente possano emergere i suoi bisogni insoddisfatti e la sue emozioni, per quanto dolorose, che lei sta vivendo, faccia questo passo.
Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
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