Salve, sono una ragazza di 26 anni, sto iniziando la mia terza esperienza lavorativa(seconda nello s
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Salve, sono una ragazza di 26 anni, sto iniziando la mia terza esperienza lavorativa(seconda nello stesso posto), purtroppo da un pò mi ritrovo con ansia e varie paure..non so perché, non so come mai..conosco già più o meno la maggior parte delle persone quindi non dovrebbe essere un motivo questo, però invece se ci penso è anche questo un qualcosa che mi da ansia, forse perché non sono abituata a continuare di seguito sempre nello stesso luogo con le stesse persone, forse perché voglio sempre cambiare..ho paura forse del giudizio di come mi possano vedere..premetto che anno scorso ero dimagrita un pò mentre quest'anno in inverno ho ripreso un pò di peso e sono sovrappeso..anche questo mi "spaventa" nel senso che ho paura di come potrebbero vedermi..ma poi ho paura e ansia non so anche per il lavoro in generale forse, e poi ho la paura e vergogna forse nel chiedere qualche spiegazione al direttore per determinate cose perché non vorrei sembrare di disturbo..non so cosa fare..
Stai attraversando un momento di cambiamento, e ogni transizione — anche se apparentemente “già conosciuta” come nel caso del ritorno in un ambiente lavorativo — può riattivare alcune emozioni profonde: ansia, timori legati al giudizio, insicurezze sull'immagine corporea, paure legate alla comunicazione con figure autoritarie.
È fondamentale validare ciò che stai sentendo. Potrebbe essere molto utile intraprendere un percorso di sostegno psicologico, anche breve, per approfondire questi vissuti.
È fondamentale validare ciò che stai sentendo. Potrebbe essere molto utile intraprendere un percorso di sostegno psicologico, anche breve, per approfondire questi vissuti.
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Buongiorno,
ciò che descrive sembra indicare un vissuto di ansia legato non solo al contesto lavorativo, ma anche all’immagine di sé e alla relazione con gli altri. Il fatto che riconosca di non comprenderne pienamente le cause è già un primo importante passo: l’ansia, infatti, non sempre è legata a motivazioni evidenti o razionali, ma può essere l’espressione di insicurezze più profonde o di esperienze passate che riemergono in contesti di cambiamento o esposizione.
Anche la difficoltà nel sentirsi autorizzata a chiedere spiegazioni o a prendere spazio nel contesto lavorativo è un segnale da ascoltare con attenzione, così come la preoccupazione rispetto al giudizio altrui, che può diventare molto limitante sul piano personale e professionale.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a esplorare più a fondo questi aspetti, a rafforzare la propria autostima e a sviluppare strumenti più efficaci per affrontare situazioni sociali e lavorative senza sentirsi sopraffatta. Ricevere uno spazio in cui poter parlare liberamente e senza giudizio può fare una grande differenza.
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento o approfondimento.
Un caro saluto.
ciò che descrive sembra indicare un vissuto di ansia legato non solo al contesto lavorativo, ma anche all’immagine di sé e alla relazione con gli altri. Il fatto che riconosca di non comprenderne pienamente le cause è già un primo importante passo: l’ansia, infatti, non sempre è legata a motivazioni evidenti o razionali, ma può essere l’espressione di insicurezze più profonde o di esperienze passate che riemergono in contesti di cambiamento o esposizione.
Anche la difficoltà nel sentirsi autorizzata a chiedere spiegazioni o a prendere spazio nel contesto lavorativo è un segnale da ascoltare con attenzione, così come la preoccupazione rispetto al giudizio altrui, che può diventare molto limitante sul piano personale e professionale.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a esplorare più a fondo questi aspetti, a rafforzare la propria autostima e a sviluppare strumenti più efficaci per affrontare situazioni sociali e lavorative senza sentirsi sopraffatta. Ricevere uno spazio in cui poter parlare liberamente e senza giudizio può fare una grande differenza.
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento o approfondimento.
Un caro saluto.
Ciao, prima di tutto voglio ringraziarti per aver condiviso i tuoi pensieri e le tue preoccupazioni. È normale, soprattutto in momenti di cambiamento, sentirsi sopraffatta dalle emozioni come l’ansia, la paura del giudizio e l'incertezza riguardo al proprio corpo o alla propria performance lavorativa.
È importante riconoscere che queste emozioni sono valide e possono essere il risultato di diverse influenze, come la pressione interna che sentiamo riguardo a noi stessi, la paura di non essere accettati dagli altri o la paura di non essere all’altezza delle aspettative. Queste preoccupazioni riguardo all’aspetto fisico e al lavoro possono essere connesse anche con un'auto-percezione che tende a concentrarsi sui propri difetti piuttosto che sui propri punti di forza. La preoccupazione per il giudizio altrui è un sentimento molto comune, e spesso ci rende difficile agire liberamente, soprattutto in contesti che già conosciamo e dove pensiamo di essere osservati.
Sul tema del lavoro, il fatto che tu sia alla terza esperienza lavorativa e ti trovi in un ambiente che già conosci, può generare una sensazione di “stasi” o di pressione per dimostrare qualcosa. La paura di chiedere spiegazioni o di non voler sembrare un disturbo è qualcosa che molti vivono, ma voglio rassicurarti sul fatto che fare domande e chiedere chiarimenti è un comportamento sano e utile per crescere sia professionalmente che personalmente. Nessuna domanda è stupida o fuori posto, e il fatto che tu voglia fare bene il tuo lavoro è un segno di responsabilità e impegno.
Per quanto riguarda l’ansia legata al peso e all'aspetto fisico, è importante ricordare che il nostro corpo può cambiare e non dobbiamo permettere a questi cambiamenti di definirci o influenzare la nostra autostima. Ogni persona ha le proprie lotte con l’immagine corporea, e spesso, il giudizio che temiamo dagli altri non è così forte o negativo come immaginiamo. Gli altri tendono a concentrarsi sui loro problemi e difficoltà, e spesso non notano nemmeno le cose che noi percepiamo come difetti.
Ti suggerirei di iniziare a fare piccoli passi per affrontare queste ansie, come scrivere i tuoi pensieri e paure per esprimerli in modo più chiaro, oppure trovare un modo per focalizzarti sui tuoi successi e punti di forza, sia nel lavoro che nella vita privata. Potresti anche considerare di chiedere un incontro con il tuo direttore per discutere eventuali dubbi, e magari prepararti in anticipo per sentirti più sicura nel chiedere chiarimenti. Ricorda, nessuna domanda è mai di disturbo, e ogni passo che fai per chiarire i tuoi dubbi è un passo verso la crescita.
Infine, se senti che l’ansia ti sovrasta, potrebbe essere utile esplorare tecniche di rilassamento come la respirazione profonda o la meditazione, che aiutano a gestire il momento di paura e a ritrovare un po’ di tranquillità.
Se ti fa piacere, possiamo approfondire insieme alcuni di questi temi per trovare soluzioni personalizzate che ti possano aiutare a sentirti più serena e a ridurre l'ansia.
È importante riconoscere che queste emozioni sono valide e possono essere il risultato di diverse influenze, come la pressione interna che sentiamo riguardo a noi stessi, la paura di non essere accettati dagli altri o la paura di non essere all’altezza delle aspettative. Queste preoccupazioni riguardo all’aspetto fisico e al lavoro possono essere connesse anche con un'auto-percezione che tende a concentrarsi sui propri difetti piuttosto che sui propri punti di forza. La preoccupazione per il giudizio altrui è un sentimento molto comune, e spesso ci rende difficile agire liberamente, soprattutto in contesti che già conosciamo e dove pensiamo di essere osservati.
Sul tema del lavoro, il fatto che tu sia alla terza esperienza lavorativa e ti trovi in un ambiente che già conosci, può generare una sensazione di “stasi” o di pressione per dimostrare qualcosa. La paura di chiedere spiegazioni o di non voler sembrare un disturbo è qualcosa che molti vivono, ma voglio rassicurarti sul fatto che fare domande e chiedere chiarimenti è un comportamento sano e utile per crescere sia professionalmente che personalmente. Nessuna domanda è stupida o fuori posto, e il fatto che tu voglia fare bene il tuo lavoro è un segno di responsabilità e impegno.
Per quanto riguarda l’ansia legata al peso e all'aspetto fisico, è importante ricordare che il nostro corpo può cambiare e non dobbiamo permettere a questi cambiamenti di definirci o influenzare la nostra autostima. Ogni persona ha le proprie lotte con l’immagine corporea, e spesso, il giudizio che temiamo dagli altri non è così forte o negativo come immaginiamo. Gli altri tendono a concentrarsi sui loro problemi e difficoltà, e spesso non notano nemmeno le cose che noi percepiamo come difetti.
Ti suggerirei di iniziare a fare piccoli passi per affrontare queste ansie, come scrivere i tuoi pensieri e paure per esprimerli in modo più chiaro, oppure trovare un modo per focalizzarti sui tuoi successi e punti di forza, sia nel lavoro che nella vita privata. Potresti anche considerare di chiedere un incontro con il tuo direttore per discutere eventuali dubbi, e magari prepararti in anticipo per sentirti più sicura nel chiedere chiarimenti. Ricorda, nessuna domanda è mai di disturbo, e ogni passo che fai per chiarire i tuoi dubbi è un passo verso la crescita.
Infine, se senti che l’ansia ti sovrasta, potrebbe essere utile esplorare tecniche di rilassamento come la respirazione profonda o la meditazione, che aiutano a gestire il momento di paura e a ritrovare un po’ di tranquillità.
Se ti fa piacere, possiamo approfondire insieme alcuni di questi temi per trovare soluzioni personalizzate che ti possano aiutare a sentirti più serena e a ridurre l'ansia.
Ciao, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo. Le emozioni che descrivi – ansia, paura del giudizio, insicurezza rispetto al corpo, timore di chiedere chiarimenti – sono molto comuni, specialmente in momenti di cambiamento o quando si affrontano nuove sfide professionali.
Anche se conosci già l’ambiente e le persone, è comprensibile sentirsi in difficoltà nel mantenere una continuità. A volte, il cambiamento costante può essere una strategia inconscia per evitare l’esposizione prolungata al giudizio altrui o a situazioni che fanno sentire vulnerabili. Allo stesso tempo, il timore di come si verrà percepiti, sia a livello personale che professionale, può diventare un peso molto forte.
Il tuo disagio legato all’aspetto fisico e la paura di essere giudicata per questo sono segnali importanti: spesso non si tratta solo dell’aspetto in sé, ma di quanto ci sentiamo accettati e valorizzati per ciò che siamo. Inoltre, la difficoltà nel chiedere spiegazioni o confrontarsi con figure autorevoli può derivare da una paura radicata di “disturbare” o di non avere abbastanza valore da poter chiedere attenzione o supporto.
Tutti questi aspetti meritano uno spazio sicuro in cui poter essere ascoltati e compresi, senza giudizio. Sarebbe molto utile e consigliato approfondire queste sensazioni rivolgendosi a uno specialista, per capire meglio le radici di questa ansia e lavorare insieme per ritrovare maggiore serenità e fiducia in te stessa.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Anche se conosci già l’ambiente e le persone, è comprensibile sentirsi in difficoltà nel mantenere una continuità. A volte, il cambiamento costante può essere una strategia inconscia per evitare l’esposizione prolungata al giudizio altrui o a situazioni che fanno sentire vulnerabili. Allo stesso tempo, il timore di come si verrà percepiti, sia a livello personale che professionale, può diventare un peso molto forte.
Il tuo disagio legato all’aspetto fisico e la paura di essere giudicata per questo sono segnali importanti: spesso non si tratta solo dell’aspetto in sé, ma di quanto ci sentiamo accettati e valorizzati per ciò che siamo. Inoltre, la difficoltà nel chiedere spiegazioni o confrontarsi con figure autorevoli può derivare da una paura radicata di “disturbare” o di non avere abbastanza valore da poter chiedere attenzione o supporto.
Tutti questi aspetti meritano uno spazio sicuro in cui poter essere ascoltati e compresi, senza giudizio. Sarebbe molto utile e consigliato approfondire queste sensazioni rivolgendosi a uno specialista, per capire meglio le radici di questa ansia e lavorare insieme per ritrovare maggiore serenità e fiducia in te stessa.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buon pomeriggio a te e grazie per la condivisione.
L'ansia da prestazione può essere normale in momenti di transizione come quelli che vivi, soprattutto se il nuovo lavoro ti pone delle sfide nuove. L'ansia può essere un attivatore fisiologico o un campanello di allarme. Ci sono dimensioni da esplorare sicuramente come questo tuo bisogno di cambiare continuamente, che può essere un sintomo di una granda ambizione o la paura di voler rimanere ferma. Per quanto riguarda il giudizio degli altri siamo noi a dare un peso a quello che gli altri pensano: hai esplorato cosa significa per te chiedere aiuto o "mostrarsi" agli altri?
Chiedere delucidazioni non è sintomo di incompetenza ma di voglia di mettersi in gioco, crescere e accrescere le proprie competenze.
Consiglio ai miei assistiti che soffrono di ansia di chiedersi in modo gentile e non troppo autocritico: “di cosa ho bisogno, in questo momento, per sentirmi più al sicuro?”. È da lì che si comincia a sciogliere il nodo. A volte basta anche solo dare spazio a queste domande, senza avere subito tutte le risposte.
Ti suggerirei, se ne senti il bisogno, di considerare un percorso psicologico. Parlare con qualcuno che possa accompagnarti a comprendere meglio ciò che stai vivendo, senza fretta, può aiutarti a trasformare l’ansia in consapevolezza, e le paure in occasioni di crescita.
L'ansia da prestazione può essere normale in momenti di transizione come quelli che vivi, soprattutto se il nuovo lavoro ti pone delle sfide nuove. L'ansia può essere un attivatore fisiologico o un campanello di allarme. Ci sono dimensioni da esplorare sicuramente come questo tuo bisogno di cambiare continuamente, che può essere un sintomo di una granda ambizione o la paura di voler rimanere ferma. Per quanto riguarda il giudizio degli altri siamo noi a dare un peso a quello che gli altri pensano: hai esplorato cosa significa per te chiedere aiuto o "mostrarsi" agli altri?
Chiedere delucidazioni non è sintomo di incompetenza ma di voglia di mettersi in gioco, crescere e accrescere le proprie competenze.
Consiglio ai miei assistiti che soffrono di ansia di chiedersi in modo gentile e non troppo autocritico: “di cosa ho bisogno, in questo momento, per sentirmi più al sicuro?”. È da lì che si comincia a sciogliere il nodo. A volte basta anche solo dare spazio a queste domande, senza avere subito tutte le risposte.
Ti suggerirei, se ne senti il bisogno, di considerare un percorso psicologico. Parlare con qualcuno che possa accompagnarti a comprendere meglio ciò che stai vivendo, senza fretta, può aiutarti a trasformare l’ansia in consapevolezza, e le paure in occasioni di crescita.
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico per la gestione dell'ansia, che l'aiuti anche a ritrovare la fiducia in se stessa. Cordiali saluti.
Gentile Utente,
la paura è un'emozione normale e adattiva perchè ci permette di diventare coraggiosi superando quello che in quel momento pare spaventoso. Può diventare un limite se ci pare poco gestibile e sovradimensionata inquina anche altre attività.
Dato il contesto, la riflessione che posso condividere è di provare, fare e solo poi verificare come sono andate le cose. A volte proiettiamo negli altri timori che scopriamo essere solo nostri, diversamente potrà avere un'occasione per "aggiustare il tiro".
Qualora invece valutasse utile un supporto per approfondire e avere a disposizione nuove strategie e strumenti la informo che l'approccio di psicoterapia breve strategico ha protocolli di intervento a misura.
Buon pomeriggio
la paura è un'emozione normale e adattiva perchè ci permette di diventare coraggiosi superando quello che in quel momento pare spaventoso. Può diventare un limite se ci pare poco gestibile e sovradimensionata inquina anche altre attività.
Dato il contesto, la riflessione che posso condividere è di provare, fare e solo poi verificare come sono andate le cose. A volte proiettiamo negli altri timori che scopriamo essere solo nostri, diversamente potrà avere un'occasione per "aggiustare il tiro".
Qualora invece valutasse utile un supporto per approfondire e avere a disposizione nuove strategie e strumenti la informo che l'approccio di psicoterapia breve strategico ha protocolli di intervento a misura.
Buon pomeriggio
Buongiorno,
Le cause di quest'ansia andrebbero approfondite all'interno di un percorso... Sicuramente gli spunti che ha indicato potrebbero dare una mano in questa comprensione.
Dott. Marco Cenci
Le cause di quest'ansia andrebbero approfondite all'interno di un percorso... Sicuramente gli spunti che ha indicato potrebbero dare una mano in questa comprensione.
Dott. Marco Cenci
Grazie per aver condiviso con sincerità quello che sta vivendo. È normale provare ansia in momenti di cambiamento, anche quando si ritorna in un ambiente già conosciuto. A volte non è il luogo in sé a generare disagio, ma le aspettative che sentiamo su di noi, il timore di essere giudicati, o semplicemente la paura di non sentirci “abbastanza”. Il cambiamento fisico può accentuare questa sensibilità, soprattutto se ci si sente esposti allo sguardo degli altri. Anche il timore di disturbare o di non essere all’altezza nel lavoro è qualcosa che molte persone provano. Le consiglio di ascoltarsi con gentilezza e di darsi il permesso di fare domande, di essere sé stessa, e di non pretendere la perfezione. A volte, parlare con qualcuno può aiutare a fare chiarezza e alleggerire questo carico emotivo. Un caro saluto
Mi sembra sia assorta da tanti dubbi e preoccupazioni, le questioni in ballo sembrano essere più di una e tutte capaci di aprire possibili finestra su intere aree che la riguardano. l'ansia e la paura sono delle espressioni di come ci sentiamo ma per comprenderle meglio dobbiamo andare a ritrovo della catena e comprendere da cosa sono mosse per davvero. Se e quando se la sentirà la invito ad avviare un percorso psicoanalitico capace di aiutarla a capire meglio cosa la spinge a sentirsi in un modo o nell'altro
Gentilissima, grazie per la sua condivisione. Credo possa essere molto complicato per lei vivere con le ansie e paure che descrive, sembra che in questo momento possano rischiare di compromettere il suo futuro lavorativo, mi verrebbe da chiederle se tutto ciò avviene unicamente nell'ambiente lavorativo o se i suoi timori si sono ripresentati spesso nella sua vita e chiederle quanto tutto ciò è per lei soggettivamente limitante. Mi verrebbe da consigliarle, qualora ne avesse desiderio, di intraprendere un percorso con un professionista che sia in grado di accompagnarla nell'esplorazione di tutto questo, aiutarla a comprendere e superare questi momenti.
Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Buona sera, grazie per aver esposto le sue preoccupazioni. Un percorso di terapia potrebbe aiutarla a guardarsi diversamente e a indossare nuove lenti per raccontare la sua storia in maniera nuova. Forza e coraggio!
Gentile utente, sembra che la continuità nel luogo di lavoro, invece di rassicurarla, possa aver attivato ansie e paure più profonde legate alla sua immagine e al desiderio di sentirsi accettata.
Sarebbe per lei utile esplorare questi vissuti in un contesto terapeutico che possa sostenerla in questo momento. Un caro saluto.
Sarebbe per lei utile esplorare questi vissuti in un contesto terapeutico che possa sostenerla in questo momento. Un caro saluto.
Capisco che in questo periodo ti senti assalita da ansia e timori che sembrano provenire da direzioni diverse: la stabilità sul lavoro che diventa inaspettatamente fonte di stress, il timore del giudizio delle colleghe e del tuo direttore, fino alle preoccupazioni sul tuo peso e sull’immagine che gli altri hanno di te. Tutto questo può sommarsi in un attimo e dare l’impressione di “crolli” emotivi anche quando, sulla carta, la situazione è favorevole.
Prima di tutto, sappi che è normale sperimentare ansia quando ci spostiamo tra luoghi e ruoli diversi (anche quando si tratta della stessa azienda): il cambiamento – per quanto lieve – attiva in noi l’istinto di “pericolo”, perché ci mette di fronte a nuove regole, dinamiche e aspettative. È come se ogni periodo di lavoro diventasse una piccola “prima volta”. Riconoscere questo meccanismo ti aiuta già a vederlo non come un difetto personale, ma come una reazione umana.
Poi c’è il tema del giudizio: temere di sembrare un “disturbo” quando chiedi chiarimenti al direttore, o di non piacere ai colleghi, è spesso radicato in convinzioni interiori sul non essere “abbastanza competenti” o “abbastanza attraenti”. Prova a osservare questi pensieri come se fossero nuvole che passano: quando senti il timore crescere, fermati un attimo e chiediti “C’è una prova concreta che – se chiedo un chiarimento – sarò davvero un peso?”. Molto spesso la realtà è ben diversa dal timore anticipato.
Riguardo al peso e all’immagine corporea, è utile separare il tuo valore intrinseco (chi sei, le tue capacità, la tua personalità) dall’aspetto fisico. Ogni volta che ti sorprendi a pensare “E se mi vedessero sovrappeso?”, prova a sostituire quel pensiero con “Voglio essere riconosciuta per il mio contributo al lavoro, per le mie idee, non per il mio aspetto”. Può sembrare scontato, ma allenare la mente a questo tipo di “ripensamento” riduce gradualmente l’importanza data al corpo come metro di giudizio sociale.
Prima di tutto, sappi che è normale sperimentare ansia quando ci spostiamo tra luoghi e ruoli diversi (anche quando si tratta della stessa azienda): il cambiamento – per quanto lieve – attiva in noi l’istinto di “pericolo”, perché ci mette di fronte a nuove regole, dinamiche e aspettative. È come se ogni periodo di lavoro diventasse una piccola “prima volta”. Riconoscere questo meccanismo ti aiuta già a vederlo non come un difetto personale, ma come una reazione umana.
Poi c’è il tema del giudizio: temere di sembrare un “disturbo” quando chiedi chiarimenti al direttore, o di non piacere ai colleghi, è spesso radicato in convinzioni interiori sul non essere “abbastanza competenti” o “abbastanza attraenti”. Prova a osservare questi pensieri come se fossero nuvole che passano: quando senti il timore crescere, fermati un attimo e chiediti “C’è una prova concreta che – se chiedo un chiarimento – sarò davvero un peso?”. Molto spesso la realtà è ben diversa dal timore anticipato.
Riguardo al peso e all’immagine corporea, è utile separare il tuo valore intrinseco (chi sei, le tue capacità, la tua personalità) dall’aspetto fisico. Ogni volta che ti sorprendi a pensare “E se mi vedessero sovrappeso?”, prova a sostituire quel pensiero con “Voglio essere riconosciuta per il mio contributo al lavoro, per le mie idee, non per il mio aspetto”. Può sembrare scontato, ma allenare la mente a questo tipo di “ripensamento” riduce gradualmente l’importanza data al corpo come metro di giudizio sociale.
Salve, la ringrazio per aver condiviso i suoi pensieri e le sue sensazioni. Quando ci si trova a vivere un momento di malessere, è assolutamente normale sentirsi confuse e non riuscire a capire con precisione cosa stia succedendo. Anche se, come ha fatto lei, si cominciano a fare delle ipotesi, può rimanere quella sensazione di non avere pienamente il controllo, di essere travolte da emozioni difficili da decifrare. Un percorso di terapia serve proprio a questo: a mettere ordine tra pensieri, emozioni e vissuti. Aiuta a dare un senso a quello che si prova, a comprendere cosa c’è dietro l’ansia e la paura, e a trovare modalità nuove e più efficaci per affrontare le situazioni che generano disagio.
Quello che lei descrive – la difficoltà nel sentirsi a proprio agio in un ambiente conosciuto, la preoccupazione per l’immagine che si dà agli altri, il timore di disturbare o di non essere all’altezza – sono vissuti comuni e profondi, che meritano ascolto e attenzione. Resto a disposizione. Cordialmente, Dott.ssa Roberta Crestini
Quello che lei descrive – la difficoltà nel sentirsi a proprio agio in un ambiente conosciuto, la preoccupazione per l’immagine che si dà agli altri, il timore di disturbare o di non essere all’altezza – sono vissuti comuni e profondi, che meritano ascolto e attenzione. Resto a disposizione. Cordialmente, Dott.ssa Roberta Crestini
Buongiorno gentile Utente, la sua condivisione è preziosa e mette in luce una grande sensibilità e una profonda capacità di osservazione verso ciò che sta vivendo. L’ansia che descrive, apparentemente senza una causa precisa, è in realtà legata a diversi fattori che lei stessa ha già iniziato a riconoscere: il timore del giudizio altrui, i cambiamenti nel proprio corpo e nella propria immagine, la fatica nel sentirsi a proprio agio in ambienti che richiedono continuità e relazioni costanti. Tutti aspetti che possono attivare una forma di insicurezza, soprattutto quando ci si sente sotto osservazione, o quando si vorrebbe sempre apparire all’altezza delle aspettative, proprie e degli altri.
Il fatto che il lavoro non sia nuovo e che conosca già molte delle persone con cui si relaziona può, paradossalmente, aumentare la pressione. A volte il sentirsi già “noti” può far emergere la paura di deludere o di non riuscire a essere accettati se qualcosa di noi è cambiato, che si tratti del corpo o del modo in cui ci sentiamo.
È importante riconoscere che l’ansia non è un segnale di debolezza, ma un campanello d’allarme che ci sta raccontando qualcosa di profondo: forse un bisogno di essere accolti per ciò che si è, senza sentirsi sempre sotto esame, o una difficoltà a concedersi il diritto di esprimere dubbi o chiedere chiarimenti, per paura di non essere “abbastanza”.
Un percorso psicologico può aiutarla a esplorare in modo più profondo questi vissuti, a comprendere da dove nasce questo bisogno di “non disturbare”, e a rafforzare la fiducia in se stessa e nella propria capacità di affrontare situazioni che oggi le sembrano fonte di disagio. L’obiettivo non è eliminare le paure, ma imparare a starci dentro, ascoltarle e trasformarle in occasioni di crescita e di maggiore libertà.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Il fatto che il lavoro non sia nuovo e che conosca già molte delle persone con cui si relaziona può, paradossalmente, aumentare la pressione. A volte il sentirsi già “noti” può far emergere la paura di deludere o di non riuscire a essere accettati se qualcosa di noi è cambiato, che si tratti del corpo o del modo in cui ci sentiamo.
È importante riconoscere che l’ansia non è un segnale di debolezza, ma un campanello d’allarme che ci sta raccontando qualcosa di profondo: forse un bisogno di essere accolti per ciò che si è, senza sentirsi sempre sotto esame, o una difficoltà a concedersi il diritto di esprimere dubbi o chiedere chiarimenti, per paura di non essere “abbastanza”.
Un percorso psicologico può aiutarla a esplorare in modo più profondo questi vissuti, a comprendere da dove nasce questo bisogno di “non disturbare”, e a rafforzare la fiducia in se stessa e nella propria capacità di affrontare situazioni che oggi le sembrano fonte di disagio. L’obiettivo non è eliminare le paure, ma imparare a starci dentro, ascoltarle e trasformarle in occasioni di crescita e di maggiore libertà.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Gent.ma utente buonasera,
grazie per aver condiviso queste sue sensazioni così fastidiose e invalidanti che, senza dubbio, le stanno creando uno stato di malessere psicologico, oltre a interferire con le sue normali attività quotidiane.
La paura di essere giudicati, la paura di non essere all'altezza oppure di non sentirsi adeguati nel confronto con gli altri, sono sentimenti che possono provocare un'ansia generalizzata e destabilizzante. Questo la sta portando a non sentirsi completamente libera nei suoi comportamenti, di farsi molti scrupoli nel parlare e di sentirsi continuamente giudicata nelle sue mansioni, ma anche nel suo aspetto fisico.
Alla base di queste paure è possibile che ci sia una valutazione di sé stessa non positiva. Forse non riesce a percepire dentro di sé quelle qualità e quei valori che potrebbero renderla più sicura e motivata, appoggiandosi continuamente a motivazioni provenienti dal mondo esterno, lasciando che sia l'opinione degli altri a definire ciò che è, o ciò che dovrebbe essere.
Il mio consiglio è di valutare la possibilità di un supporto psicologico in questa fase della sua vita. Partendo dal conoscere più a fondo i motivi della sua ansia per imparare a gestirla, passando per la costruzione di una migliore autostima, e finendo per elaborare un vero e proprio piano di crescita personale, verso una reale soddisfazione di vita.
Tutti abbiamo l'opportunità, a un certo punto della vita, di metterci in discussione e di cambiare decisamente rotta. Ma spesso non si hanno a disposizione metodi o strumenti utile e si procede per tentativi ed errori. Il percorso con lo psicologo può facilitare questa motivazione al cambiamento e indirizzarlo al meglio.
Se lo desidera, posso darle maggiori informazioni su un intervento di questo tipo, anche tramite consulenza online. Resto a sua disposizione.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
grazie per aver condiviso queste sue sensazioni così fastidiose e invalidanti che, senza dubbio, le stanno creando uno stato di malessere psicologico, oltre a interferire con le sue normali attività quotidiane.
La paura di essere giudicati, la paura di non essere all'altezza oppure di non sentirsi adeguati nel confronto con gli altri, sono sentimenti che possono provocare un'ansia generalizzata e destabilizzante. Questo la sta portando a non sentirsi completamente libera nei suoi comportamenti, di farsi molti scrupoli nel parlare e di sentirsi continuamente giudicata nelle sue mansioni, ma anche nel suo aspetto fisico.
Alla base di queste paure è possibile che ci sia una valutazione di sé stessa non positiva. Forse non riesce a percepire dentro di sé quelle qualità e quei valori che potrebbero renderla più sicura e motivata, appoggiandosi continuamente a motivazioni provenienti dal mondo esterno, lasciando che sia l'opinione degli altri a definire ciò che è, o ciò che dovrebbe essere.
Il mio consiglio è di valutare la possibilità di un supporto psicologico in questa fase della sua vita. Partendo dal conoscere più a fondo i motivi della sua ansia per imparare a gestirla, passando per la costruzione di una migliore autostima, e finendo per elaborare un vero e proprio piano di crescita personale, verso una reale soddisfazione di vita.
Tutti abbiamo l'opportunità, a un certo punto della vita, di metterci in discussione e di cambiare decisamente rotta. Ma spesso non si hanno a disposizione metodi o strumenti utile e si procede per tentativi ed errori. Il percorso con lo psicologo può facilitare questa motivazione al cambiamento e indirizzarlo al meglio.
Se lo desidera, posso darle maggiori informazioni su un intervento di questo tipo, anche tramite consulenza online. Resto a sua disposizione.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Salve,
Quando si cambia, anche solo un dettaglio, a volte si muove dentro molto più di quanto ci aspettiamo. Mi ha colpito la frase: “non so perché, non so come mai…”
E se invece ci fosse un significato che ancora non si è rivelato del tutto?
Che cosa rappresenta per lei oggi “essere vista” dagli altri?
E soprattutto: da quale versione di sé sta cercando di proteggersi?
Può essere interessante iniziare a cercare un senso in tutto questo… con qualcuno al suo fianco. Mi tengo a disposizione
A volte l’ansia non è un nemico, ma un modo con cui la nostra mente ci dice che è arrivato il momento di ascoltarci davvero.
Un caro saluto,
Dr. Giorgio De Giorgi
Quando si cambia, anche solo un dettaglio, a volte si muove dentro molto più di quanto ci aspettiamo. Mi ha colpito la frase: “non so perché, non so come mai…”
E se invece ci fosse un significato che ancora non si è rivelato del tutto?
Che cosa rappresenta per lei oggi “essere vista” dagli altri?
E soprattutto: da quale versione di sé sta cercando di proteggersi?
Può essere interessante iniziare a cercare un senso in tutto questo… con qualcuno al suo fianco. Mi tengo a disposizione
A volte l’ansia non è un nemico, ma un modo con cui la nostra mente ci dice che è arrivato il momento di ascoltarci davvero.
Un caro saluto,
Dr. Giorgio De Giorgi
Gentile utente sarebbe interessante capire le cause che generano queste ansia. Un percorso di supporto psicologico potrebbe sicuramente aiutarla in questa fase.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Il fatto che tu stia affrontando una nuova esperienza, anche se in un luogo che conosci già, può comunque attivare delle fragilità interiori, soprattutto se – come racconti – non ti senti ancora del tutto al tuo posto, come se dovessi sempre “ricominciare da capo” o dimostrare qualcosa. A volte, la familiarità con l’ambiente non è di per sé rassicurante, anzi: può far emergere una pressione ancora maggiore, come se ci fosse un’aspettativa implicita sul tuo comportamento, sulla tua immagine, sulle tue prestazioni.
Hai accennato a un tema molto delicato: il rapporto con il tuo corpo e la paura del giudizio. Questo è un nodo importante, perché il nostro modo di percepirci fisicamente influisce moltissimo sulla sicurezza con cui ci muoviamo nel mondo. Se oggi ti senti un po’ più esposta, vulnerabile o diversa da come eri prima, è comprensibile che questo ti porti a confrontarti con l’idea di “come mi vedono gli altri”, e che questo ti generi ansia. Ma vorrei dirti con chiarezza che tu non sei il tuo peso, né il tuo corpo definisce il tuo valore o la tua competenza.
In tutto questo, mi sembra che ci sia una parte di te molto sensibile, attenta, rispettosa degli altri – e forse anche un po’ troppo severa con se stessa. Chiedere chiarimenti, avere dubbi, voler fare bene: non è un errore, è parte del processo di crescita, ed è anche segno di interesse e responsabilità
Hai accennato a un tema molto delicato: il rapporto con il tuo corpo e la paura del giudizio. Questo è un nodo importante, perché il nostro modo di percepirci fisicamente influisce moltissimo sulla sicurezza con cui ci muoviamo nel mondo. Se oggi ti senti un po’ più esposta, vulnerabile o diversa da come eri prima, è comprensibile che questo ti porti a confrontarti con l’idea di “come mi vedono gli altri”, e che questo ti generi ansia. Ma vorrei dirti con chiarezza che tu non sei il tuo peso, né il tuo corpo definisce il tuo valore o la tua competenza.
In tutto questo, mi sembra che ci sia una parte di te molto sensibile, attenta, rispettosa degli altri – e forse anche un po’ troppo severa con se stessa. Chiedere chiarimenti, avere dubbi, voler fare bene: non è un errore, è parte del processo di crescita, ed è anche segno di interesse e responsabilità
Salve, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità il suo vissuto, perché parlare delle proprie paure non è mai semplice, ma è un primo passo fondamentale per iniziare a prendersene cura. Dalle sue parole emerge una forte sensibilità, una capacità introspettiva importante e, soprattutto, una voglia di comprendersi meglio che merita attenzione e rispetto. L’ansia, quando compare in contesti nuovi o anche in situazioni che razionalmente sembrerebbero familiari, può lasciare disorientati. Il fatto che lei stia vivendo la sua terza esperienza lavorativa, e per di più nello stesso ambiente che già conosce, può paradossalmente attivare delle aspettative interiori ancora più alte. Spesso pensiamo che, conoscendo già le persone e il contesto, “non dovremmo” provare ansia. In realtà, non è raro che proprio la continuità e la presenza di dinamiche relazionali già note risveglino timori legati alla percezione di sé, al giudizio degli altri o alla paura di non essere all’altezza. Il nostro cervello, soprattutto in persone attente e sensibili come lei, tende a monitorare ciò che può rappresentare un rischio per l’immagine personale, per la sicurezza emotiva, per il proprio senso di valore. È del tutto comprensibile che il cambiamento fisico che ha vissuto nell’ultimo anno possa alimentare una certa vulnerabilità. Il timore del giudizio legato all’aspetto fisico, specialmente in ambienti dove ci si sente esposti, può rinforzare pensieri negativi su di sé e accentuare l’ansia sociale. Ma è importante ricordare che questi pensieri, per quanto sembrino reali, non sempre riflettono la verità dei fatti. Nel modello cognitivo-comportamentale lavoriamo proprio su questo: imparare a riconoscere quei pensieri automatici che tendono a deformare la realtà, spesso in modo critico verso se stessi, e a sostituirli gradualmente con interpretazioni più realistiche, più gentili e funzionali. Quando mi dice che ha paura di disturbare o di chiedere spiegazioni al direttore, sembra emergere un tema molto comune che è quello della difficoltà nell’affermare i propri bisogni e diritti per timore di apparire inopportuna o invadente. In realtà, fare domande o chiedere chiarimenti, soprattutto in un contesto lavorativo, non solo è legittimo, ma è anche un segno di responsabilità e interesse. Tuttavia, se nella propria esperienza pregressa ci si è sentiti giudicati, svalutati o non ascoltati, è naturale che il solo pensiero di esporsi generi ansia o vergogna. In questi casi, il percorso terapeutico può essere molto utile per rafforzare la propria autostima e per acquisire strumenti concreti che aiutino a regolare l’ansia e ad affrontare le situazioni temute. Un obiettivo centrale è imparare a distinguere i fatti dai pensieri, a riconoscere le emozioni nel momento in cui si attivano, e a modificare quei comportamenti di evitamento che mantengono vivo il disagio. Si lavora anche molto sull’autocompassione, cioè sulla capacità di parlarsi con la stessa comprensione che si avrebbe verso una persona cara. Non è “sbagliata” per provare ansia, e non c’è niente di “rotto” in lei. Le emozioni che prova stanno cercando di dirle qualcosa di importante, qualcosa su cui può iniziare a lavorare per costruire una relazione più serena con sé stessa e con gli altri. Affrontare questo momento con l’aiuto giusto può davvero fare la differenza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buonasera, la ringrazio per aver condiviso il tuo vissuto. È comprensibile che, nonostante la familiarità con l'ambiente e il personale, lei stia sperimentando ansia e diverse paure. L'inizio di una nuova fase lavorativa, anche all'interno di un contesto già conosciuto, può rappresentare un momento di transizione che riattiva dinamiche emotive preesistenti.
Lei menziona un desiderio di cambiamento che potrebbe entrare in conflitto con la stabilità di questo impiego, e questa tensione interna potrebbe contribuire al suo stato ansioso. La preoccupazione per il giudizio altrui, in particolare in relazione a un recente aumento di peso, è un aspetto significativo che incide sulla sua percezione di sé nel contesto sociale e lavorativo. Questa vulnerabilità legata all'immagine corporea può intensificare l'ansia sociale e la paura di non essere accettata o valutata positivamente.
Inoltre, la sua esitazione nel chiedere chiarimenti al direttore, per timore di apparire inadeguata o di disturbare, suggerisce una possibile insicurezza legata alla sua autoefficacia professionale e alle dinamiche gerarchiche. Questa difficoltà comunicativa può generare ulteriore stress e ansia anticipatoria.
Per affrontare queste ansie, sarebbe utile esplorare più a fondo le dinamiche sottostanti. Il suo desiderio di cambiamento potrebbe riflettere un bisogno di stimoli nuovi o una tendenza a evitare la routine, e comprendere meglio questa sua inclinazione potrebbe aiutarla a trovare strategie per integrarla nella sua vita lavorativa o a fare scelte più consapevoli in futuro.
La preoccupazione per il giudizio legato all'aspetto fisico merita un'attenzione particolare. Lavorare sull'accettazione del proprio corpo e sulla costruzione di una solida autostima, indipendente dai cambiamenti fisici, è un processo importante per ridurre l'ansia sociale e migliorare il suo benessere generale.
Infine, superare la timidezza nel comunicare con le figure autoritarie può richiedere un graduale esercizio di assertività e la consapevolezza dei suoi diritti e delle sue necessità professionali. Ricordare che chiedere chiarimenti è parte integrante del processo di apprendimento e di svolgimento efficace del proprio lavoro può aiutarla a superare questa barriera.
Se queste ansie dovessero persistere o intensificarsi, influenzando significativamente la sua qualità di vita e la sua performance lavorativa, le suggerirei di considerare un percorso di supporto psicologico. Un professionista può offrirle uno spazio sicuro per esplorare le radici delle sue paure, sviluppare strategie di coping più efficaci e rafforzare la sua autostima, aiutandola a vivere questa fase lavorativa con maggiore serenità e fiducia in sé stessa.
Lei menziona un desiderio di cambiamento che potrebbe entrare in conflitto con la stabilità di questo impiego, e questa tensione interna potrebbe contribuire al suo stato ansioso. La preoccupazione per il giudizio altrui, in particolare in relazione a un recente aumento di peso, è un aspetto significativo che incide sulla sua percezione di sé nel contesto sociale e lavorativo. Questa vulnerabilità legata all'immagine corporea può intensificare l'ansia sociale e la paura di non essere accettata o valutata positivamente.
Inoltre, la sua esitazione nel chiedere chiarimenti al direttore, per timore di apparire inadeguata o di disturbare, suggerisce una possibile insicurezza legata alla sua autoefficacia professionale e alle dinamiche gerarchiche. Questa difficoltà comunicativa può generare ulteriore stress e ansia anticipatoria.
Per affrontare queste ansie, sarebbe utile esplorare più a fondo le dinamiche sottostanti. Il suo desiderio di cambiamento potrebbe riflettere un bisogno di stimoli nuovi o una tendenza a evitare la routine, e comprendere meglio questa sua inclinazione potrebbe aiutarla a trovare strategie per integrarla nella sua vita lavorativa o a fare scelte più consapevoli in futuro.
La preoccupazione per il giudizio legato all'aspetto fisico merita un'attenzione particolare. Lavorare sull'accettazione del proprio corpo e sulla costruzione di una solida autostima, indipendente dai cambiamenti fisici, è un processo importante per ridurre l'ansia sociale e migliorare il suo benessere generale.
Infine, superare la timidezza nel comunicare con le figure autoritarie può richiedere un graduale esercizio di assertività e la consapevolezza dei suoi diritti e delle sue necessità professionali. Ricordare che chiedere chiarimenti è parte integrante del processo di apprendimento e di svolgimento efficace del proprio lavoro può aiutarla a superare questa barriera.
Se queste ansie dovessero persistere o intensificarsi, influenzando significativamente la sua qualità di vita e la sua performance lavorativa, le suggerirei di considerare un percorso di supporto psicologico. Un professionista può offrirle uno spazio sicuro per esplorare le radici delle sue paure, sviluppare strategie di coping più efficaci e rafforzare la sua autostima, aiutandola a vivere questa fase lavorativa con maggiore serenità e fiducia in sé stessa.
Salve, comprendo perfettamente il turbinio di emozioni che possono caratterizzarla in questo momento. L’ansia, soprattutto quando sembra arrivare senza un motivo chiaro, può essere davvero frustrante e destabilizzante. Ciò che la preoccupa potrebbe essere non il solo lavoro in sé, ma un insieme di fattori che si intrecciano: il timore del giudizio altrui, forse la sensazione di non essere pienamente a suo agio con il suo corpo, ed altre emozioni generate da alcune insicurezze personali. Fare domande al lavoro non è segno di debolezza, anzi, dimostra professionalità e interesse; il direttore, se è una persona equilibrata, apprezzerà la sua volontà di capire meglio piuttosto che il silenzio. Bisogna considerare che è normale avere momenti di incertezza, soprattutto in una fase di cambiamento o consolidamento lavorativo. Si conceda tempo e pazienza: sta già facendo un ottimo lavoro nel riconoscere queste emozioni e identificarne le cause.
Qualora avesse ulteriori dubbi o domande, non esiti a contattarmi.
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Salve, mi presento sono la Dott.ssa Fabiana Cinque, apprendo leggendo le difficoltà che sta riscontrando.. ha mai pensato di intraprendere un percorso e parlarne con un professionista?
I quesiti che direttamente ed indirettamente pone, non necessitano di consigli e/o suggerimenti, ma forse vi è la necessità di dare voce alle sue paure circa ad esempio il futuro ed il non saper stare... accettare ed accettarsi.
Ci pensi!
I quesiti che direttamente ed indirettamente pone, non necessitano di consigli e/o suggerimenti, ma forse vi è la necessità di dare voce alle sue paure circa ad esempio il futuro ed il non saper stare... accettare ed accettarsi.
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