Salve ho iniziato da poco una terapia di tipo schema therapy con l'obiettivo di uscire dai miei sche

21 risposte
Salve ho iniziato da poco una terapia di tipo schema therapy con l'obiettivo di uscire dai miei schemi psicologici radicali dopo aver affrontato CCT, soffro di umore tendente al basso con stati depressivi ed ansia generalizzata, difficolta a socializzare,autostima bassa, mancanza di motivazione, procrastinazione, ecc. Vorrei però provare ad iniziare un percorso
parallelo di trattamento di adhd con un altro/a terapeuta, perchè la mancanza di motivazione mi sta creando gravi ripercussioni. La mia attuale terapeuta non si occupa di adhd. Ma non so neanche, se i miei gravi problemi motivazionali siano legati al disturbo adhd o come conseguenza di anni ed anni di montagne russe di stati emotivi. Ho effettuato già in passato un test adhd, ma non ho potuto avere la conferma di disturbo, perché né io né i miei parenti hanno ricordi precisi sulla mia prima infanzia, perciò il test(ufficiale) è risultato poter corrispondere alla diagnosi di adhd senza però conferma definitiva. Non mi interessa nenache avere conferma, ma curare il sintomo, vorrei che qualcuno mi aiutasse a migliorare la motivazione e intraprendere un percorso di costanza. È possibile che il disturbo motivazionale sia solo conseguenza di stati depressivi e quindi riuscirei ad uscirne anche solo con la schema therapy oppure avrei bisogno di un trattamento specifico? E se si, al trattamento di adhd specifico, potrei fare due psicoterapie contemporaneamente e che tipo di psicoterapia per adhd? Grazie per la vostra risposta
Dott.ssa Elena Gianotti
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, di pancia le direi che due psicoterapie in contemporanea non si possono fare, a meno che non si tratti di EMDR, che spesso viene praticata da un terapeuta diverso da quello titolare della psicoterapia principale. Se posso darle un suggerimento, io proverei ad indagare la sua mancanza di motivazione come risposta reattiva a umore depresso e ansia generalizzata: è possibile che in comorbilità ci sia l'ADHD, ma forse se fossi in lei non è la prima cosa su cui mi concentrerei, cercherei piuttosto di dare un significato a quello che le sta succedendo e ai suoi sintomi con la terapia che sta affrontando, questo naturalmente se alla base della sua relazione terapeutica c'è fiducia, ascolto, comprensione e assenza di giudizio. Spero di averla aiutata con questo piccolo suggerimento. Se avesse altre domande o dubbi mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti

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Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Comprendo perfettamente il senso di frustrazione che prova nel sentirsi bloccato da una demotivazione che sembra inattaccabile, nonostante l'impegno che sta già mettendo nel Suo percorso di Schema Therapy. La Sua domanda tocca un punto nodale della clinica contemporanea: il confine sottile tra una struttura di personalità affaticata da anni di "montagne russe" emotive e una possibile neurodivergenza come l'ADHD.

In un'ottica relazionale, la mancanza di motivazione e la procrastinazione possono essere lette sia come una difesa appresa per proteggersi dal senso di fallimento, sia come una reale difficoltà neurobiologica nella regolazione delle funzioni esecutive. Spesso le due dimensioni si intrecciano: anni di sforzi senza i risultati sperati possono aver strutturato quegli "schemi" su cui sta già lavorando, alimentando un circolo vizioso di bassa autostima. La Schema Therapy è uno strumento molto potente per ristrutturare queste convinzioni profonde, ma richiede tempo e una certa stabilità energetica per essere pienamente efficace.

Riguardo alla possibilità di affiancare un percorso specifico, è certamente possibile integrare l'attuale terapia con un supporto mirato alla gestione dei sintomi dell'ADHD, preferibilmente di stampo cognitivo-comportamentale focalizzato sulle strategie compensative (organizzazione, gestione del tempo e dell'impulso). Tuttavia, più che una "doppia psicoterapia" in senso stretto, potrebbe essere utile un parentage tra professionisti, affinché il lavoro sui sintomi pratici non entri in conflitto con l'analisi profonda dei Suoi vissuti. Un approccio integrato potrebbe aiutarLa a distinguere cosa appartiene alla Sua storia relazionale e cosa, invece, richiede strumenti tecnici differenti per ritrovare quella costanza che tanto desidera.

Le auguro di trovare la sintesi più efficace per il Suo benessere e la ringrazio per la fiducia.

Cordialmente,

Dott.ssa Giovanna Costanzo
Dott. Marco Ponta
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno,
dal punto di vista clinico, iniziare due psicoterapie in parallelo con terapeuti diversi non è generalmente la scelta più indicata.
La terapia non lavora solo sui sintomi, ma anche su ciò che emerge nella relazione terapeutica.
Le difficoltà che descrive, dubbi sull’efficacia, bisogno di lavorare sulla motivazione, incertezza sull’origine dei sintomi, sono aspetti molto importanti che possono diventare parte centrale del lavoro con la sua terapeuta.
Per questo motivo, il primo passo che le suggerirei è di portare apertamente questi dubbi e bisogni all’interno della terapia in corso. Spesso è proprio da lì che si può riorientare il percorso in modo più efficace.
Solo successivamente, e se condiviso con la terapeuta, si può valutare l’eventuale integrazione con interventi più specifici.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
quello che descrivi è molto comprensibile e, soprattutto, merita di essere preso in considerazione con calma e chiarezza, senza forzare conclusioni affrettate.

La difficoltà nella motivazione, la procrastinazione e il senso di fatica nel “mettersi in moto” possono avere origini diverse: a volte sono legate a quadri depressivi o ansiosi, altre volte possono intrecciarsi con caratteristiche riconducibili all’ADHD. Non sempre è immediato distinguere ciò che è causa e ciò che è effetto, ed è proprio questo il lavoro che si fa in terapia: dare senso a ciò che accade, passo dopo passo.

Il percorso che hai già iniziato in schema therapy può essere molto utile proprio perché lavora in profondità sugli schemi e sui bisogni emotivi, che spesso influenzano anche la motivazione. Allo stesso tempo, è legittimo interrogarti su un eventuale approfondimento specifico per l’ADHD, soprattutto se senti che alcune difficoltà sono persistenti e impattanti nella tua quotidianità.

In linea generale, è possibile affiancare un percorso più focalizzato sull’ADHD, ma è importante che ci sia comunicazione e coordinamento tra i professionisti, per evitare sovrapposizioni o interventi che vadano in direzioni diverse. In alcuni casi, più che due psicoterapie parallele, può essere utile integrare il lavoro con uno specialista che si occupi di valutazione e trattamento dell’ADHD (anche sul piano psicoeducativo o, se necessario, farmacologico).

Un primo passo utile potrebbe essere proprio parlarne apertamente con la tua terapeuta attuale: condividere questi dubbi può aiutarti a costruire insieme una direzione di lavoro più chiara e coerente con i tuoi bisogni.

Non è necessario avere subito una diagnosi definitiva per iniziare a lavorare sulla motivazione: esistono strategie e interventi mirati che possono aiutarti concretamente a ritrovare continuità e senso di efficacia, qualunque sia l’origine della difficoltà.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve, la sua domanda è molto pertinente e riflette una buona consapevolezza del suo funzionamento e dei suoi bisogni.
La difficoltà motivazionale che descrive può effettivamente avere origini diverse. Da un lato, sintomi come procrastinazione, bassa motivazione e difficoltà nella costanza possono essere compatibili con un funzionamento riconducibile all’ADHD nell’adulto. Dall’altro lato, gli stessi aspetti sono molto frequenti anche in quadri di tipo ansioso-depressivo: quando l’umore è basso, l’energia mentale si riduce, aumenta il senso di fatica e diventa più difficile attivarsi, portando spesso a rimandare o evitare.
In molti casi, queste due dimensioni possono anche sovrapporsi: una difficoltà attentiva o esecutiva di base può, nel tempo, generare frustrazione, senso di inefficacia e quindi contribuire allo sviluppo di bassa autostima e umore depresso. Viceversa, uno stato depressivo prolungato può “simulare” difficoltà attentive e motivazionali.
Per quanto riguarda la Schema Therapy che ha iniziato, è un approccio molto utile per lavorare sugli schemi profondi (ad esempio senso di inadeguatezza, fallimento, autocritica), che spesso sono alla base sia della bassa autostima sia della difficoltà a mantenere la motivazione. Questo tipo di lavoro, nel medio-lungo termine, può portare anche a un miglioramento della capacità di attivarsi.
Detto questo, se il nucleo principale della sua sofferenza attuale è la difficoltà organizzativa, la procrastinazione e la gestione della motivazione, può essere utile integrare un lavoro più specifico sulle funzioni esecutive. Per l’ADHD nell’adulto (anche in assenza di una diagnosi pienamente confermata), gli interventi più utilizzati sono:


approcci cognitivo-comportamentali focalizzati su organizzazione, pianificazione e gestione del tempo


training sulle abilità esecutive


strategie pratiche e comportamentali per aumentare la costanza


Rispetto alla possibilità di fare due percorsi contemporaneamente: in linea generale è possibile, ma va gestito con attenzione. È importante che i professionisti siano informati e, idealmente, che ci sia un minimo di coordinamento, per evitare sovrapposizioni o indicazioni contrastanti. In alcuni casi si può anche valutare di integrare il lavoro con un unico terapeuta che abbia competenze su entrambi gli aspetti, oppure affiancare alla psicoterapia un percorso più “psicoeducativo” o di coaching specifico.
Un altro elemento importante è che, anche se non è fondamentale avere un’etichetta diagnostica, una valutazione più approfondita (eventualmente anche multidisciplinare) potrebbe aiutarla a capire meglio l’origine delle sue difficoltà e quindi a scegliere l’intervento più mirato.
In sintesi: sì, la sua difficoltà motivazionale potrebbe essere legata sia agli stati depressivi sia a caratteristiche compatibili con ADHD; la Schema Therapy può aiutarla, ma in alcuni casi è utile integrare con un lavoro più specifico sulle abilità di organizzazione e attivazione.
Le consiglio di approfondire questi aspetti con uno specialista, così da costruire un percorso il più possibile mirato e coordinato sui suoi bisogni.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Gent.mo, la difficoltà motivazionale può derivare sia da un quadro di Disturbo Depressivo e Disturbo d’Ansia Generalizzato, sia da un possibile Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD), ma i meccanismi non sono identici. Nella depressione prevalgono rallentamento, perdita di energia e senso di inefficacia, nell’ADHD la difficoltà è più legata alla regolazione dell’attenzione, alla costanza e all’avvio dei compiti.
In ottica di Schema Therapy, il lavoro che sta facendo può incidere anche sulla motivazione, perché agisce sugli schemi profondi di autosvalutazione e fallimento. Tuttavia, se è presente una componente attentiva-esecutiva significativa, può essere utile integrare con un intervento più specifico come la Terapia Cognitivo Comportamentale adattata all’ADHD, focalizzata su organizzazione, pianificazione e gestione della procrastinazione. Svolgere due percorsi contemporaneamente è possibile, ma solo se ben coordinati tra terapeuti, altrimenti si rischia dispersione e scarsa efficacia. In molti casi è preferibile un unico professionista con competenze integrate, oppure un lavoro parallelo ma con obiettivi distinti e condivisi.
Un trattamento mirato alla motivazione, alla costanza e alla regolazione comportamentale può essere impostato comunque, monitorando i risultati nel tempo. Se la difficoltà è prevalentemente legata agli stati depressivi, vedrà miglioramenti già con la terapia in corso, se invece persiste in modo trasversale, ha senso approfondire un protocollo specifico per ADHD. Cordialmente, AM
Dott.ssa Federica Ripamonti
Psicologo, Psicoterapeuta
Paderno Dugnano
Gent.mo Paziente,
capisco il dubbio: distinguere tra una possibile ADHD e gli effetti di ansia e umore depresso non è semplice, perché i sintomi si sovrappongono molto. Difficoltà di motivazione, procrastinazione e scarsa costanza possono derivare sia da un ADHD sia da quadri come Disturbo depressivo maggiore o Disturbo d'ansia generalizzato. Quindi sì, è possibile che lavorando bene sugli schemi emotivi con la schema therapy una parte di questi problemi migliori.
Detto questo, se la componente attentiva e di avvio delle attività è forte e persistente, ha senso affiancare una valutazione o un trattamento mirato. Più che fare “due terapie separate” in parallelo (che a volte rischia di creare confusione o sovrapposizioni), spesso è più utile integrare: cioè continuare il percorso attuale e aggiungere un professionista esperto in ADHD che lavori in modo coordinato, oppure introdurre elementi specifici per l’ADHD all’interno del percorso.
Per l’ADHD adulto, gli approcci più utili sono quelli molto pratici e orientati al comportamento (per esempio interventi di tipo cognitivo-comportamentale adattati all’ADHD), focalizzati su organizzazione, gestione del tempo, avvio dei compiti e regolazione della motivazione. Non tanto sull’analisi profonda, quanto su strategie concrete applicabili subito.
In sintesi: il suo problema motivazionale potrebbe avere più cause insieme. La schema therapy può aiutarla sul piano emotivo profondo, ma se sente che il blocco operativo resta, ha senso aggiungere un lavoro più specifico e pratico su attenzione e abitudini, possibilmente coordinato tra i professionisti.
In bocca al lupo!
dott.ssa Federica Ripamonti
Dott.ssa Sofia Bonomi
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, solitamente è sconsigliato fare due percorsi paralleli perché potrebbe crearsi una situazione confusionaria e complicata da gestire. Le consiglio di affidarsi ad una terapeuta a cui sente di poter affidarsi, tenendo conto che ogni sintomo può richiedere molto tempo e molto lavoro prima di poter essere abbandonato. Dott.ssa Bonomi
Dott.ssa Alessandra Marra
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno. Sarebbe utile approfondire la storia del suo disagio per valutare ulteriormente gli aspetti che hanno portato ad una diagnosi di "ADHD", anche in funzione dell'età. Negli adulti il disturbo ADHD può virare o coesistere in un Disturbo dell'umore. Non si deve neanche escludere un trattamento farmacologico specifico per le regolazione del tono dell'umore parallelamente ad un trattamento psicoterapico. Il disturbo motivazionale può far parte di un disturbo più ampio e va trattato con un approccio integrato.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Alessandra Marra
Dott. Alessandra Marra
Dott.ssa Liza Bottacin
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Padova
Salve, anziché avventurarsi in due psicoterapie parallele (aumenterebbero solo costi e produrrebbe frammentazione della cura ecc ), le suggerirei di cercare un professionista che abbia competenze sia in Schema Therapy, sia nel trattamento dell’ADHD dell’adulto, così da lavorare con un unico percorso integrato su schemi, disregolazione emotiva e difficoltà esecutivo-motivazionali.
Colleghi mi dicono che un approccio solido è una TCC/CBT adattata all’ADHD. Auguri
Dott.ssa Elda Marqeni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno, Le consiglio di dedicarsi completamente ad una terapia per volta comprendendo a pieno quali siano i suoi meccanismi interni con pazienza e costanza. Non ci sono terapie miracolose che risolvono il problema in due sedute e molto dipenderà dal suo impegno e dalla sua motivazione perciò si concentri su una terapia alla volta. Le consiglio di fissare una visita psichiatrica per comprendere quanto l'ADHD e l'umore basso influiscano sulla sua quotidianità e come poter fare per stabilizzare il suo umore e la sua concentrazione. Ripeto che non ci sono farmaci miracolosi né terapie miracolose che funzionano senza il suo impegno, pertanto se dopo diverse sedute non vede nessun risultato, provi a capire quali sono le resistenze e cos'è che non sta funzionando per lei nella terapia intrapresa parlandone con il suo medico e ragionando insieme sulle possibilità future.
Dott.ssa Arianna Broglia
Psicologo, Psicoterapeuta
Parma
Buongiorno gentile utente, grazie per aver condiviso la tua esperienza.
Dalle tue parole mi arriva la preoccupazione che deriva dalla difficoltà con la motivazione e le incertezze riguardo alla diagnosi di ADHD.
Parlando della tua domanda sull'ADHD e sulla motivazione, è importante considerare che la motivazione e l'incapacità di mantenerla costante possono derivare da vari fattori. Sebbene i sintomi dell'ADHD possano sicuramente influenzare la tua capacità di concentrarti e agire in modo costante, a volte questi stessi sintomi si sovrappongono a quelli di altre difficoltà emotive come la depressione o l'ansia generalizzata, che puoi affrontare attraverso la tua attuale Schema Therapy.
Il rischio di identificarsi troppo con la diagnosi è qualcosa che dovremmo sempre tenere a mente. A volte, concentrarsi troppo su etichette come ADHD o depressione può portare a sentirsi "intrappolati" in un insieme di sintomi, senza vedere che questi sono solo aspetti parziali della propria esperienza. In questo senso, la psicoterapia sistemica può essere un'alternativa interessante, poiché non si concentra solo sui sintomi individuali, ma su come questi si manifestano in un contesto relazionale più ampio. Ti invito a considerare come le tue difficoltà motivazionali possano essere anche il risultato di dinamiche familiari, sociali o altre interazioni che influenzano il tuo comportamento. A volte, cambiare il quadro di riferimento in cui vediamo il problema (non solo dal punto di vista dei sintomi individuali, ma anche da quello delle relazioni e degli ambienti in cui viviamo) può fare una grande differenza.
La terapia sistemica ti aiuterebbe a esplorare come le tue difficoltà possano essere influenzate dalle relazioni che hai, non solo con te stesso, ma anche con gli altri. Si tratta di un'opportunità per analizzare come i tuoi schemi di comportamento (come la procrastinazione e la difficoltà di mantenere la motivazione) si possano intrecciare con aspetti più ampi della tua vita: come ti vedi rispetto agli altri, cosa ti aspetti dalle relazioni, come i tuoi modelli di interazione potrebbero alimentare certi stati d'animo o comportamenti.
In sostanza, piuttosto che limitarti a cercare di trattare esclusivamente i sintomi di ADHD o di depressione, potrebbe essere utile guardare il problema da una prospettiva più globale, comprendendo come tutto ciò che ti accade nel contesto delle tue relazioni possa influenzare la tua motivazione e la tua capacità di agire.
Infine, se hai già intrapreso un percorso con Schema Therapy e hai trovato che ti aiuta a esplorare i tuoi schemi emotivi e comportamentali, potrebbe essere utile continuare su questa strada. La Schema Therapy può affrontare le cause sottostanti dei tuoi problemi di motivazione, come la bassa autostima o la difficoltà di affrontare le emozioni. Se senti che l'ADHD è un fattore importante, puoi sicuramente integrare un approccio focalizzato sulla motivazione e sulle difficoltà pratiche legate all'ADHD. A seconda della tua situazione, una psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) o un approccio mirato all'ADHD potrebbe aiutarti a concentrarti su strategie pratiche per migliorare la costanza e l'autodisciplina. La chiave è non fissarsi solo sul sintomo, ma provare a vedere cosa c'è dietro, nel contesto delle tue relazioni e delle tue esperienze più ampie.
Se hai bisogno di ulteriori chiarimenti, magari sulla terapia sistemica, o vuoi discutere più a fondo, sono qui per offrirti il mio supporto!
Un caro saluto, Dott.ssa Arianna Broglia.
Dott.ssa Carmen Molinari
Psicologo, Psicoterapeuta
Piacenza
La terapia con la Schema Therapy è molto valida ( io stessa sono una terapeuta certifica )ma l'ADHD nell'adulto può proprio provocare quegli stati depressivi con conseguente carenza motivazionale che lei descrive. Può quindi essere utile un percorso psicoeducativo centrato su questi aspetti dopo un'accurata valutazione sulla reale entità del probema.
Dott.ssa Barbara Agnoli
Psicoterapeuta, Psicologo
Napoli
Gentile, non è consigliato fare due psicoterapie parallele, già è sufficiente lavorare in una direzione. Se sente di aver bisogno di lavorare sull'Adhd chieda consiglio alla sua attuale terapeuta, chiuda bene con lei e si rivolga ad un collega, magari chiedendo un nominativo proprio alla sua terapeuta. Buona vita!
Dott.ssa Rosa Russiello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arzano
Gentile utente,
La ringrazio per la condivisione della sua esperienza.
Non esiste un percorso perfetto, ma esiste la relazione terapeutica come luogo di trasformazione. La Sua attuale sfiducia e il dubbio sull'ADHD non sono ostacoli al lavoro, ma il materiale più prezioso da portare in seduta.
Invece di frammentare la cura con un secondo percorso, porti questa urgenza e il senso di stallo alla sua attuale terapeuta. Lavorare sulla sfiducia nel "qui ed ora" della stanza di terapia è l'unico modo per capire se la demotivazione sia un tratto neurobiologico o l'esito dei suoi schemi difensivi.
Solo attraversando questa crisi all'interno della terapia in corso potrà scoprire potenzialità che oggi la sofferenza le impedisce di vedere.
Sente di poter tradurre questa sua urgenza di risposte in una domanda diretta alla Sua terapeuta nel prossimo incontro?

Resto a disposizione
Saluti
Dott.ssa Claudia Romani
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, la situazione che descrive è complessa e merita una valutazione approfondita, poiché difficoltà motivazionali, procrastinazione, bassa autostima, ansia e umore depresso possono derivare da fattori differenti e talvolta sovrapposti.
In alcuni casi tali sintomi possono essere collegati a un disturbo dell’attenzione, mentre in altri possono rappresentare la conseguenza di vissuti depressivi, schemi disfunzionali radicati o di una lunga storia di sofferenza emotiva.
Proprio per questo, distinguere l’origine prevalente delle difficoltà può essere utile per orientare meglio il trattamento.
La Schema Therapy può lavorare in profondità sugli schemi emotivi e relazionali di lunga durata, mentre un percorso specifico orientato all’ADHD (psicologico o psichiatrico, a seconda delle necessità) potrebbe offrire strumenti più mirati su organizzazione, attenzione, gestione della motivazione e costanza.
In alcuni casi può essere possibile integrare più percorsi, purché vi sia chiarezza negli obiettivi terapeutici e una buona coordinazione tra i professionisti coinvolti.
Confrontarsi apertamente con la terapeuta attuale rispetto a questi dubbi potrebbe essere un passaggio importante, così da valutare insieme l’assetto più funzionale.
Il punto centrale non è soltanto ottenere un’etichetta diagnostica, ma comprendere con precisione i meccanismi che mantengono la sofferenza, così da costruire un intervento realmente efficace e personalizzato
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Caro Anonimo,
due terapie richiedono energia, tempo e risorse economiche. Con un umore già basso, è importante valutare se sia il momento giusto o se continuare ancora solo con il percorso in atto. Ovviamente qualora decidesse di iniziare anche l'altro percorso i due terapeuti dovrebbero essere a conoscenza l'uno del lavoro dell'altro, per evitare interferenze o messaggi contraddittori.
Se non l'avesse già fatto potrebbe valutare un consulto con uno psichiatra per valutare anche una eventuale terapia farmacologica che la possa attivare sul piano motivazionale. La saluto cordialmente
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

cominci pure la terapia iniziata, può darle gli strumenti necessari per uscire dalle problematiche qui descritte.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve, ne parli con la sua terapeuta e provi a costruire con lei un rapporto di fiducia, facendo presente questa sua volontà di fare un trattamento che la supporti nella sintomatologia ADHD, così da concordare tempi e modalità. Il terapeuta esperto in adulti con adhd potrà valutare la sua situazione e le proporrà degli obiettivi così come di integrare un consulto medico- psichiatrico, se fosse necessario. Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott. Marco Lenzi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno.
Grazie per la domanda.
In prima istanza, penso sia utile indagare sul suo ADHD: se veramente è presente o meno. Questo perché la presenza di questo disturbo può influire sui problemi di motivazione e procrastinazione riportati. Infatti, essendo l'ADHD una neurodivergenza, comporta un modo di funzionare del cervello ben diverso rispetto alla popolazione normale. Ciò avrebbe delle implicazioni nella sua vita quotidiana.
Suggerisco di parlare con la sua psicoterapeuta del problema in questione in modo da trovare insieme una soluzione. Ad esempio, potrebbe fare una valutazione psicodiagnostica per ottenere una diagnosi di ADHD.
Nel modo più assoluto, non si possono fare due psicoterapie insieme perché una andrebbe a confliggere con l'altra. Non ne avrebbe alcun beneficio e potrebbe solo provocarle confusione. Per l'ADHD il trattamento elettivo è la psicoterapia Cognitivo Comportamentale, tuttavia, anche uno psicoterapeuta con orientamento diverso lo può trattare, se specializzato.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni e domande.
Cordiali saluti
Dott.ssa Rita Terranova
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentilissimo, quello che descrive è un quadro complesso ma molto comune nella pratica clinica: quando si intrecciano umore basso, ansia, difficoltà motivazionali e il dubbio su un possibile ADHD, è normale fare fatica a capire “da dove viene cosa” e quale strada scegliere.
Un punto importante da tenere presente è che la mancanza di motivazione non è un sintomo specifico di una sola condizione. Può essere legata a stati depressivi (dove energia, iniziativa e piacere si riducono), ad ansia (che blocca e porta evitamento), a schemi profondi (come senso di fallimento, autocritica, paura del giudizio), oppure a difficoltà attentive e di regolazione tipiche dell’ADHD. Spesso non è “o questo o quello”, ma una combinazione.
La Schema Therapy che ha iniziato è proprio pensata per lavorare su schemi radicati (autostima, blocchi, procrastinazione, vissuti emotivi profondi). Se il cuore del problema è lì, questo percorso può avere un impatto significativo anche sulla motivazione. Tuttavia, è un lavoro che richiede tempo, perché va in profondità.
Rispetto all’ ADHD, ha senso voler chiarire meglio questo aspetto, soprattutto se sente che concentrazione, organizzazione e costanza sono un nodo centrale. Anche senza una diagnosi “perfetta”, una valutazione fatta bene può aiutare a distinguere se le difficoltà sono più legate a un funzionamento attentivo oppure secondarie all’umore.
Fare due psicoterapie contemporaneamente non è in generale la scelta migliore. Non perché sia vietato, ma perché rischia di creare sovrapposizioni o messaggi diversi, può aumentare la confusione (che già sente) e, a volte diventa un modo – comprensibile – per cercare una soluzione più rapida senza però approfondire davvero un percorso.
Una strada più solida potrebbe, invece, continuare con la sua terapeuta attuale impegnandosi a condividere apertamente con lei il dubbio sull’ADHD e il bisogno di lavorare sulla motivazione. Potrebbe anche affiancare eventualmente una valutazione specialistica ADHD (che può includere anche uno psichiatra, se necessario). Se emergesse un ADHD, gli interventi più utili di solito comprendono percorsi psicoeducativi e pratici (organizzazione, gestione del tempo, strategie concrete), approcci come la Terapia Cognitivo Comportamentale adattata all’ADHD, e in alcuni casi una valutazione farmacologica (da discutere con uno specialista medico).
Un altro punto chiave del suo messaggio è questo: “non mi interessa la diagnosi, ma curare il sintomo”. È un’intenzione comprensibile, ma attenzione: capire meglio la natura del problema non è solo “dare un’etichetta”, serve proprio a scegliere l’intervento più efficace.
Infine, una riflessione importante: la forte focalizzazione sulla motivazione può diventare un po’ una trappola. In molti casi, la motivazione non arriva prima dell’azione, ma cresce mentre si costruiscono piccole abitudini sostenibili. Questo è qualcosa che può iniziare a lavorare già dentro il percorso che ha iniziato.
Un caro saluto
P.S. Le indicazioni fornite hanno carattere generale e si basano esclusivamente sulle informazioni contenute nella domanda. Non sostituiscono una valutazione psicologica approfondita svolta nell’ambito di un colloquio diretto con uno specialista.

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