Salve gentili dottori faccio una terapia da molti anni per disturbo d ansia in comorbidita con un di

25 risposte
Salve gentili dottori faccio una terapia da molti anni per disturbo d ansia in comorbidita con un disturbo dell umore tutto questo mi crea derealizzazzione molto forti e ansia che mi divora purtroppo però l'unica pecca che mi fa stare fermo e ricominciare tutto da capo è il fatto che diminuisco le medicine o a volte le tolgo completamente xké vorrei liberarmene una volta per tutte perché mi crea un peso prenderle ogni santo giorno e non so come gestire a questo punto la situazione... Se solo fossi costante starei benissimo però purtroppo questo è il mio problema più grande infatti adesso sto da giorni la maggior parte dei giorni la passo nel letto con forti dolori alle tempie non riuscendo a dormire bene grazie mille per aver letto con attenzione
Dr. Angelo Feggi
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Genova
Buongiorno, credo che una buona terapia, in questo momento, debba avere come obiettivo principale l'assunzione corretta e continua dei farmaci. Eventualmente capire, insieme al paziente che lamenta ansia e depressione, il perché non succede questo. Ad esempio: cosa rappresenta la terapia per il paziente? Di cosa ha paura? In bocca al lupo!

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Dott. Gianmarco Mannucci
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Buonasera,
Capisco molto bene la sua situazione, prendere farmaci può creare dipendenza e spesso si ha paura di non uscire più da questo loop e di conseguenza si tende ad interrompere la terapia. Il problema emerge nel momento in cui la terapia viene interrotta dal nulla o senza aver raggiunto il limite di tempo richiesto; questa interruzione fa sì che non solo la terapia non funzioni, ma che emergano anche alcuni effetti collaterali del farmaco in modo molto più accentuato del normale, portandola a stare peggio. Molte volte se viene data una terapia da seguire è perché dopo un'attenta valutazione significa che si è resa necessaria per il suo benessere. Capisco benissimo la paura, la avrei anche io al posto suo, ma prima di interromperla random, ne parli con il suo medico di riferimento, immagino si sia rivolta ad uno psichiatra, e decida insieme ad egli che cosa fare. Oltre a ciò le consiglierei anche un percorso di psicoterapia, in modo da affiancare la terapia farmacologica ad un percorso in cui trova le risorse per poter far fronte alle difficoltà della sua quotidianità.
Dott.ssa Laura Raco
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, grazie per la condivisione. In questo suo messaggio lei non fa una richiesta d’aiuto ma è come se volesse solo condividere il suo disagio. Non sarebbe utile, in questo caso, che io le dica di fare attenzione a non interrompere le terapie farmacologiche, perché questo lo sa già, come sa già che è questa incostanza che la fa stare male. Sento che non è quello che sta chiedendo nel messaggio. Fossi al posto suo, cercherei di approfondire il bisogno di liberarsi delle medicine, cioè di ciò che la farebbe stare bene. Le suggerisco di portare questo bisogno nello spazio terapeutico che lei sta seguendo
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Capisco quanto sia pesante convivere con ansia, disturbo dell’umore e sintomi di derealizzazione. Interrompere o ridurre i farmaci senza un piano condiviso può facilmente provocare ricadute come quelle che descrive. La difficoltà non dipende da lei, ma dalla discontinuità del trattamento.

Può essere utile lavorare su costanza, gestione della paura legata ai farmaci e costruzione di un percorso più stabile insieme ai suoi curanti.

dott.ssa Greta Pisano, psicologa e psicoterapeuta
Dr. Simone Gagliardi
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
da ciò che descrive emerge un vissuto di fatica prolungata, dove ansia, derealizzazione e oscillazioni dell’umore sembrano intrecciarsi con il tema della costanza nella cura. Appare come se il punto più critico non fosse solo il sintomo in sé, ma il modo in cui l’interruzione o la riduzione dei farmaci la rimette ogni volta in una posizione di ripartenza, con un senso di precarietà che poi finisce per aggravare i giorni di blocco a letto e i disturbi del sonno.

Nel suo racconto sembra affiorare una dinamica ricorsiva: il desiderio di “liberarsi” dei farmaci la porta a sospenderli, ma la sospensione stessa diventa condizione di ricaduta, creando un circolo in cui la cura appare come un peso e l’interruzione come una liberazione che però si paga con un peggioramento. È come se la questione centrale non fosse soltanto farmacologica, ma legata al modo in cui lei si rapporta all’idea di dipendere da una cura e al significato che attribuisce alla “costanza”.

Il punto su cui mi pare utile fermarsi riguarda proprio questo nodo: che cosa rappresenta per lei il fatto di prendere una terapia con continuità? E come mai quella costanza — che lei stesso riconosce come efficace — diventa così difficile da sostenere, fino a trasformarsi nel punto in cui tutto si inceppa?
Da come ne parla sembra che qui si giochi una parte importante della sua possibilità di cambiare posizione rispetto al sintomo.
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
salve, ne deve parlare con il suo psichiatra , è grave la situazione
Dott.ssa Giulia Piccinini
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Gentile la leggo e capisco che ad oggi la sua situazione è molto dolorosa. Provi a collaborare con i suoi curanti per trattare il disturbo dell'umore in primis, dopodichè lavorare sui pensieri che sono alla base dell'ansia. Buon lavoro!
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, capisco quanto sia faticoso convivere da così tanto tempo con ansia, sbalzi dell’umore e quelle sensazioni di irrealtà che la fanno sentire come se tutto fosse lontano o sfocato. Quando ci si sente consumati dall’ansia e bloccati per giornate intere, come accade a lei, è naturale cercare in ogni modo di alleggerire il peso, anche provando a interrompere ciò che sembra complicare la quotidianità. Il fatto che desideri stare meglio e sentirsi più libero è comprensibile e umano. Quello che descrive però mostra anche quanto lei sia in una lotta continua tra il desiderio di stare bene e la difficoltà a mantenere costanza nei passi che la aiuterebbero a stabilizzarsi. Quando decide di interrompere di colpo ciò che la sostiene nel tempo, può trovarsi rapidamente risucchiato da sintomi più intensi, come l’ansia che diventa ingestibile, la derealizzazione che si amplifica e la stanchezza che la blocca a letto. Non è segno di debolezza né di scarsa volontà, ma di un bisogno di maggiore sicurezza e continuità, che in questo momento sembra difficile da mantenere da solo. Molte persone che vivono una sofferenza simile alla sua si trovano intrappolate in questo circolo: appena migliorano, nasce il bisogno di liberarsi di tutto ciò che pesa, e nel farlo perdono quei sostegni che li tenevano in equilibrio. Questo continuo salire e scendere può diventare logorante e far perdere fiducia nel proprio percorso. La cosa importante è rendersi conto che non sta ripartendo sempre davvero da zero, anche se può sembrarlo. Ogni volta che riprende in mano la situazione, sta comunque mostrando una forza che spesso lei stesso non riconosce. Il fatto che oggi si senta così stanco, con dolori, difficoltà a dormire e giornate passate nel letto, è un segnale del carico che porta. E questi momenti non sono il momento migliore per prendere decisioni drastiche. È molto più utile, quando si sente un po’ più stabile, provare a costruire una modalità più dolce e meno impulsiva di affrontare i cambiamenti. Questo può voler dire darsi piccoli obiettivi realistici, cercare di affrontare una cosa alla volta, e soprattutto permettersi di chiedere aiuto quando sente che la motivazione vacilla. Non serve essere perfetti o costanti ogni giorno per stare meglio. A volte è sufficiente essere costanti abbastanza da non cadere nei cambiamenti bruschi che poi la fanno soffrire tanto. E anche se oggi le sembra tutto confuso e faticoso, il fatto che abbia scritto qui mostra che una parte di lei sta cercando un appiglio, un modo per ritrovare un po’ di stabilità e di respiro. Si dia il tempo che le serve. Non è un fallimento riconoscere che gestire tutto da solo è difficile. Al contrario, è un passo verso un percorso più solido. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Susanna Scainelli
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Albino
Buongiorno, prima di tutto viste le diagnosi che descrive ha fatto molto bene ad essere seguito parallelamente sia da uno psichiatra per la cura farmacologica sia da uno psicoterapeuta. La cura farmacologica, come lei stesso si è già accorto, non può essere variata o interrotta purtroppo senza consultare il proprio psichiatra. Se ne avesse necessità in futuro sono a sua disposizione in presenza o online, per una terapia di tipo relazionale integrata, con il supporto di varie tecniche personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi con evidenza scientifica. Dott.ssa Susanna Scainelli
Dott.ssa Angela Borgese
Psicologo, Psicologo clinico
Gravina di Catania
Buon pomeriggio, da ciò che descrive, sembra che la difficoltà non sia tanto il farmaco in sé, ma il significato che per lei assume: prendere una medicina “ogni giorno” diventa un peso, quasi come se la legasse a un’identità che non vuole. Così il desiderio di liberarsene prende il sopravvento, e ogni volta che interrompe la cura si ritrova punto e a capo.
In questi casi il punto del lavoro terapeutico non è convincerla a prendere o non prendere un farmaco, ma capire che cosa rappresenta per lei quella costanza che sente come insopportabile.
È lì che si gioca la sua difficoltà: nel rapporto con ciò che la sostiene, più che negli effetti della cura.
Per quanto riguarda la terapia farmacologica, è importante che qualsiasi variazione venga fatta insieme allo specialista che la segue: interrompere da soli la cura rischia solo di riattivare i sintomi che la fanno soffrire.

Il passo avanti può venire proprio dal mettere parola su questa resistenza — non per forzarla, ma per comprenderla e lasciarle un altro posto.
Dott.ssa Sara Petroni
Psicologo clinico, Psicologo
Tarquinia
Gentile utente,
la difficoltà che descrive — stare meglio con la terapia farmacologica e poi sospendere o ridurre i farmaci perché percepiti come un “peso” — è molto frequente nei disturbi d’ansia e dell’umore. Questa alternanza di miglioramenti e ricadute crea la sensazione di ripartire da zero, alimentando ulteriore ansia e sfiducia.

È importante sapere che la stabilità non dipende solo dai farmaci, ma anche dalla continuità con cui vengono assunti. Interromperli o ridurli senza un percorso concordato porta quasi sempre a una riacutizzazione dei sintomi, soprattutto quando c’è una tendenza alla derealizzazione o a un funzionamento emotivo più delicato.

Il tema da affrontare, quindi, non è “come liberarsi dei farmaci”, ma come costruire un rapporto più equilibrato con la terapia, comprendendo che si tratta di un supporto necessario per mantenere una base stabile su cui lavorare psicologicamente. Con il tempo, e in collaborazione con lo specialista, sarà possibile valutare eventuali riduzioni graduali e sicure.

Il fatto che Lei riconosca questa difficoltà è già un punto di partenza importante. Un lavoro terapeutico mirato sulla continuità, sulla paura di dipendere dal farmaco e sulle aspettative verso la cura può aiutarLa a ritrovare un equilibrio più solido.

Dott.ssa Sara Petroni
Dott.ssa Gloria Giacomin
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile,
Comprendo bene quanto possa essere faticoso convivere da anni con un disturbo d’ansia e dell’umore e quanto il peso della terapia quotidiana possa diventare, alla lunga, difficile da sostenere. Da ciò che racconta emerge però un elemento molto importante: ogni volta che diminuisce o interrompe i farmaci, la sua stabilità emotiva si rompe e Lei si ritrova a dover ricominciare tutto da capo, con la derealizzazione che aumenta, l’ansia che diventa più intensa e il corpo che inizia a manifestare il disagio anche attraverso la stanchezza e i dolori alle tempie. Questo non significa che Lei sia “dipendente” in senso negativo, ma che il suo equilibrio attuale si regge anche sul supporto farmacologico e che le interruzioni improvvise sono troppo brusche per il suo sistema emotivo.
Il desiderio di liberarsi dai farmaci è comprensibile e umano, soprattutto quando si convive da molti anni con una terapia, ma è fondamentale distinguere il desiderio da ciò che è possibile fare in sicurezza. La difficoltà non è nella volontà, ma nella costanza, e questa costanza non è un difetto di carattere: è una parte del disturbo stesso, perché ansia e umore instabile portano spesso a decisioni impulsive come sospendere la cura quando ci si sente meglio o quando ci si sente stanchi del peso terapeutico.
Quello che potrebbe aiutarla non è forzarsi a smettere, ma costruire, insieme al medico, un percorso di riduzione molto graduale e programmata, che non la lasci mai sola con i sintomi e che le permetta di capire come reagisce il suo corpo a ogni piccolo passo. In parallelo, un lavoro psicoterapeutico mirato potrebbe aiutarla a gestire quella sensazione di “peso” legata alle medicine e a trovare strategie per mantenere la costanza senza viverla come una sconfitta.
Non c’è alcun fallimento nel continuare una terapia che le permette di stare bene, anzi, è un segno di cura verso se stesso. Il punto non è liberarsi dai farmaci a tutti i costi, ma ritrovare un equilibrio che non la costringa a tornare ogni volta da capo e che le permetta di riavvicinarsi gradualmente a una vita più stabile e meno dominata dall’ansia.

Resto a disposizione.
Dott.ssa Gloria Giacomin
Dr. Massimiliano Siddi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Terapeuta
Roma
Da quello che descrivi, sembra che tu stia vivendo un quadro di ansia intensa e derealizzazione aggravato da interruzioni o variazioni dei farmaci, che sono fondamentali per stabilizzare l’umore e ridurre i sintomi. È comprensibile il desiderio di liberarti della terapia farmacologica, ma sospendere o ridurre autonomamente può peggiorare ansia, dolori e insonnia, creando un circolo difficile da gestire. La cosa più utile è parlarne subito con il tuo medico o psichiatra, così da valutare eventuali aggiustamenti graduali e sicuri. Nel frattempo, cerca di mantenere una routine minima di sonno e alimentazione, e usa tecniche di respirazione o rilassamento per gestire i picchi d’ansia. Non sei solo: con supporto costante i sintomi possono migliorare e il percorso farmacologico può diventare più sostenibile.
Dott.ssa Carlotta Degli Esposti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Modena
Grazie per aver condiviso quello che sta vivendo.
La cosa più importante adesso è parlarne quanto prima con lo/la psichiatra che la segue e, in parallelo, approfondire nel percorso psicoterapeutico il vissuto legato al desiderio di liberarsi dai farmaci, così da trovare insieme un modo più sostenibile di affrontare questa difficoltà.
Dott.ssa Carlotta Degli Esposti
Dott.ssa Laura Federici
Psicologo clinico, Psicologo
Brescia
Buongiorno Gentile Paziente,

La sospensione improvvisa di farmaci può creare un grande disagio, per questo motivo le consiglierei di informare lo specialista che la segue e stabilire una modalità corretta di scalaggio o interruzione della terapia.
Per il problema che Lei porta riguardo l'assunzione continua, mi sento di consigliarle una psicoterapia che la supporti e le consenta di gestire al meglio i sintomi che ha descritto.

Un caro saluto
Dott.ssa Cecilia Calamita
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Gentile utente,
capisco quanto sia faticoso convivere ogni giorno con una terapia farmacologica e con il desiderio di “liberarsene”, soprattutto quando ansia, derealizzazione e umore instabile pesano già molto sul benessere quotidiano. È una difficoltà comune e assolutamente comprensibile.

Proprio perché il suo organismo è molto sensibile agli sbalzi, interrompere o ridurre i farmaci da solo può però provocare quello che descrive: ricadute, sintomi di rimbalzo (rebound), insonnia, aumento dell’ansia e della derealizzazione. Il cervello ha bisogno di stabilità e di modifiche molto graduali e guidate.

La cosa più importante è non gestire da solo i cambiamenti, ma parlarne con lo psichiatra e/o uno psicoterapeuta: insieme potete costruire un percorso che rispetti il suo desiderio di ridurre i farmaci, ma in modo sicuro, lento e monitorato.

Non è debolezza aver bisogno di continuità: è cura di sé. E restare in terapia, anche farmacologica, è proprio ciò che può aiutarla a recuperare energia, uscire dal letto, e tornare a vivere con più stabilità e serenità. Resto a disposizione
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, in questi casi è opportuno affiancare alla terapia farmacologica anche una Psicoterapia che la aiuti a dare significati diversi all'assunzione dei farmaci e a sostenerla nel gestire al meglio le problematiche finché si presentano con una intensità che le crea cosi tanto disagio.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Buongiorno,
Qualsiasi riduzione, modifica o sospensione della terapia farmacologica deve essere valutata dal medico che la segue; non so che tipo di farmaci assuma, ma tenga in conto che alcuni farmaci, se non sospesi correttamente con diminuzione graduale, possono avere un forte effetto rebound, ovvero un ripresentarsi dei sintomi con intensità ancora maggiore. Si consulti con lo specialista che la segue per qualunque modifica voglia apportare alla terapia; se in parallelo sta anche svolgendo un percorso di psicoterapia le consiglio di parlare con il professionista del suo rapporto difficoltoso con l'assunzione di farmaci.
Dott.ssa Francescarita Sainato
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Messina
Salve, è comprensibile che la prescrizione di psicofarmaci porti con sé molte remore e incertezze, stati d'animo che contribuiscono a non assumerli secondo le indicazioni mediche. Tuttavia, diminuire i dosaggi o i tempi di assunzione può causare degli sbalzi e degli effetti collaterali, che incidono negativamente sul 'progetto di cura' e il miglioramento auspicato, talvolta amplificando i sintomi. Sarebbe utile informare lo psichiatra di riferimento e stabilire con lui una direzione precisa, è inoltre indispensabile attivare un percorso psicoterapico che veda il dialogo tra i due professionisti - psicologo e psichiatra. Lo stato che ha definito di 'derealizzazione', infatti, necessita di un ascolto anzitutto umano per poter perdere di intensità ed essere meno invalidante. Mantenere la costanza può sembrare difficile, ma con la giusta motivazione e il giusto supporto è un obiettivo realizzabile.
Dott.ssa Carolina Berardi
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Gentile utente,
quello che racconta è una difficoltà molto comune: da un lato riconosce che la terapia farmacologica la aiuta a stare meglio, dall’altro sente il peso di dover assumere i farmaci ogni giorno e questo alimenta il desiderio di interromperli. Non è un segno di debolezza, ma un meccanismo che spesso accompagna chi vive una sofferenza cronica.
In terapia è possibile lavorare proprio su questi aspetti: i pensieri che la portano a vedere i farmaci come una prigione, i comportamenti di sospensione che finiscono per riportarla al punto di partenza, e le strategie che possono aiutarla a gestire ansia e derealizzazione senza sentirsi schiacciato.
È importante parlarne apertamente con il suo psichiatra, così da valutare insieme se e come modulare la terapia in modo graduale e sicuro. Parallelamente, in psicoterapia potrebbe lavorare sul significato che attribuisce ai farmaci e sulla costruzione di un senso di autonomia che non dipenda solo dal fatto di interromperli.

La invito a vedere questo momento non come un “ricominciare da capo”, ma come un’occasione per comprendere meglio i suoi schemi e imparare a gestirli con strumenti più efficaci. Da qui può partire un cambiamento più stabile.

Resto a disposizione e le auguro una buona serata.

Dott.ssa Carolina Berardi
Dott.ssa Martina Scandola
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Grazie per aver condiviso la tua esperienza. Dal punto di vista psicologico e psicoanalitico, quello che descrivi è comprensibile: stai affrontando un conflitto interno tra il desiderio di autonomia e sollievo dai sintomi e la necessità di cura farmacologica per gestire l’ansia e il disturbo dell’umore.
La sensazione di derealizzazione intensa, ansia e difficoltà nel sonno indica che il tuo corpo e la mente stanno reagendo allo squilibrio tra la sospensione della terapia farmacologica e il bisogno di stabilità emotiva. La tendenza a interrompere o ridurre le medicine può essere letta come un tentativo di riappropriarti del controllo sulla tua vita, ma allo stesso tempo genera ricadute che aumentano il disagio e rendono difficile il funzionamento quotidiano.
Dal punto di vista psicoanalitico, questa oscillazione può anche riflettere una difficoltà a tollerare l’ansia e la frustrazione senza supporto esterno, o una spinta inconscia a testare i limiti di sicurezza per sentirti più autonomo. La frustrazione e il senso di colpa che descrivi riguardo alla costanza nella terapia sono comuni e non indicano debolezza, ma consapevolezza della tua vulnerabilità e dei tuoi desideri di libertà.
Un approccio utile può essere:
Rivolgersi sempre al medico o terapeuta prima di modificare la terapia farmacologica, per farlo in modo graduale e sicuro. Riconoscere e dare nome alle emozioni legate alla sensazione di dipendenza dai farmaci, come frustrazione, rabbia o impotenza. Lavorare sulla tolleranza all’ansia e alla derealizzazione attraverso tecniche psicoterapeutiche, mindfulness o strategie di grounding.

- Tenere un diario dei sintomi e delle emozioni, per osservare i pattern e sentirti più padrone della situazione.
Dr. Mauro Terracciano
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione.
Dalle sue parole emerge una lunga esperienza di ansia e alterazioni dell’umore, accompagnate da derealizzazione e da un rapporto faticoso con i farmaci.
Sospenderli a volte appare come un modo per riprendere il controllo, tuttavia la sospensione produce spesso ricadute che aumentano la sofferenza e il senso di fallimento.
Questa ambivalenza è comprensibile, riflette la stanchezza del percorso e il desiderio di non sentirsi vincolato a una terapia che pesa.
Più che giudicare le scelte, può essere utile esplorare i motivi che la spingono a interrompere le cure e le condizioni che le permetterebbero di sentirle meno gravose.
In seduta si può ascoltare la storia delle sospensioni, le emozioni che emergono e le risorse su cui appoggiarsi, per trovare soluzioni rispettose della sua esperienza.
Se in questo periodo fatica a mantenere stabilità, è importante parlarne con chi la segue e valutare insieme i passi pratici per tutelare il suo benessere.
Se gradisce, possiamo fissare un primo colloquio chiarificatore per affrontare questi nodi, può prenotare un appuntamento.
Per ogni eventuale approfondimento sono a sua disposizione, anche online, il primo colloquio è gratuito.
Un caro saluto,
Dott. Mauro Terracciano.
Dott.ssa Alessia La Manna
Psicologo, Psicologo clinico
Taormina
Gentilissimo. L’aderenza al farmaco è fondamentale per una buona riuscita della terapia, cioè il farmaco deve essere preso costantemente senza interruzioni e monitorato da un medico psichiatra. La tua riluttanza nel prendere il farmaco purtroppo peggiora la tua situazione, capisco che prendere una pillola tutti i giorni può essere fastidioso, ma l’accettazione di questa situazione ti aiuterebbe a vivere con più serenità. L’ansia e il disturbo dell’umore non vanno sottovalutate e in quanto disturbi devono essere curati con i farmaci. Vanno trattati allo stesso modo di un disturbo fisico, o di qualsiasi altro disturbo ( es se hai la pressione alta prendi la pillola della pressione, se hai il diabete prendi l’insulina). Il fatto che sia un disturbo psicologico non lo rende diverso da tutti gli altri disturbi che hanno bisogno di una terapia e la terapia deve essere fatta con costanza. Ti consiglio un supporto psicologico combinato alla terapia farmacologica, per avere un sostegno nell’accettare questa situazione e migliorare l’aderenza al farmaco, inoltre un percorso psicologico può aiutarti a gestire meglio l’ansia, e conoscere di più te stesso e i tuoi punti di forza.
Dott.ssa Alessia La Manna
Dott.ssa Eva Meuti
Psicologo, Psicologo clinico
Ardea
Buongiorno,
grazie per aver condiviso la tua fatica con tanta sincerità. Capisco quanto possa essere pesante convivere con ansia, derealizzazione e un disturbo dell’umore, soprattutto quando la terapia farmacologica ti fa sentire “legato” e nasce il desiderio di sospenderla. È una situazione molto comune e comprensibile.

Togliere o ridurre i farmaci da soli, però, può creare proprio quei peggioramenti che ti fanno soffrire e ti riportano al punto di partenza. Per questo è importante affrontare qualsiasi cambiamento insieme al tuo curante, con gradualità e dentro un percorso che ti aiuti a ritrovare stabilità e continuità.

Non sei solo in questo: con un supporto adeguato e passi ben guidati, è possibile stare meglio e sentirsi più padroni della propria vita.
Un saluto.
Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,

la terapia farmacologica è fondamentale, è necessario anche avviare, in questi casi, una terapia psicologica. Esse insieme possono dare risultati migliori.

Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora

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