Salve espongo il mio problema la mia ragazza di 54 anni ha un problema vaginale e sono 5 mesi che no

10 risposte
Salve espongo il mio problema la mia ragazza di 54 anni ha un problema vaginale e sono 5 mesi che non facciamo più l'amore da premettere ne ho parlato con lei per prenotare una visita ginecologica mi dice sempre di sì ma non ci va mai questo 5 mesi fa ne ho riparlato della situazione niente mi dice sempre fare l'amore con te e bellissimo e finisce lì ma solo a voce le sto vicino ma non mi ascolta per niente uno nella vita se vuole migliorarsi l'avrebbe già fatto io personalmente sono deluso stanco di questa situazione in astinenza così per me e una sofferenza mi manca moltissimo e vedo una situazione anomala che lei non abbia più voglia di fare l'amore e vivere una situazione così per me e una sofferenza non essere considerato in nessuna maniera e questo non e giusto per la mia vita sicuramente prenderò una forte decisione a breve se devo continuare oppure no e penso che sia la seconda ipotesi non vedo spiraglio in nessuna maniera non mi dice mai se ti manca qualcosa ecc.una delusione totale in tutto
Dott. Giuseppe Mirabella
Psicologo, Psicologo clinico
Modica
Buonasera, Cinque mesi senza intimità, senza spiegazioni chiare e senza un reale confronto, non sono solo una questione sessuale ma relazionale: lei si sente escluso, non ascoltato e poco considerato.
È possibile che la sua compagna stia vivendo un disagio fisico e psicologico importante (anche legato all’età, ai cambiamenti ormonali, alla paura della visita), ma questo non giustifica il silenzio né il rinvio continuo, soprattutto se lei ha espresso più volte il suo bisogno.
Prima di prendere una decisione definitiva, potrebbe essere utile un confronto molto chiaro, non accusatorio ma diretto: spiegare che per lei questa situazione è una sofferenza reale e che senza un passo concreto (una visita, un dialogo, un aiuto) la relazione rischia di non reggere.
Se non c’è disponibilità ad affrontare il problema insieme, allora la scelta che sta valutando non è egoismo, ma tutela di sé. Anche un supporto psicologico, individuale o di coppia, potrebbe aiutare a capire se c’è ancora uno spazio di cambiamento o se è davvero il momento di chiudere. Dr. Giuseppe Mirabella

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Dott.ssa Giulia Bassi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Sacrofano
Gentile utente, ciò che è stato descritto sembra generare una situazione frustrante e dolorosa: non si tratta solo di "sesso", ma della mancanza di intimità, di comunicazione e della sensazione di non essere visti o considerati dalla persona che ami. Immagino la tua stanchezza e il senso di delusione. Tuttavia prima di chiudere, potresti provare un ultimo approccio basato sulla totale trasparenza, spostando il focus dal "sesso" alla "salute e coppia": Tale confronto potrebbe anche avvenire in un percorso di terapia di coppia in cui sentirvi liberi di parlare all'interno di uno spazio sicuro e libero da giudizio per entrambi.
Dr. Riccardo Sirio
Psicologo, Psicologo clinico
Trofarello
Sento frustrazione, stanchezza e solitudine. Ti stai sforzando di starle vicino, ma ti senti non ascoltato e non considerato, soprattutto su un bisogno per te importante. L’astinenza, così lunga, diventa sofferenza, non solo fisica ma emotiva.

Da quello che dici, non è solo il sesso che manca, ma il sentirti visto, coinvolto, rassicurato. Questo logora e porta delusione. È comprensibile che tu stia pensando a una decisione: stai cercando di tutelare te stesso, non di punire lei.
Dott. Maurizio Di Benedetto
Psicologo, Fisioterapista, Posturologo
Monza
Gentilissimo, non esiste la risposta perfetta, ma quella più funzionale per lei in questo momenti. E non solo quello che farebbe d’impulso. Ecco perché la prima cosa é comprendere e fare chiarezza dentro di lei, solo così avrà la risposta che cerca. Le consiglio un’approfondimento personale, attraverso dei colloqui psicologici di autenticazione. Così da ritrovare la sua serenità.

Saluti
Dott. Maurizio Di Benedetto
Dal Suo messaggio emerge una sofferenza significativa, legata non solo alla mancanza di intimità fisica, ma soprattutto al sentirsi non ascoltato e non considerato all’interno della relazione. È comprensibile che una situazione protratta nel tempo possa generare frustrazione, delusione e un senso di distanza emotiva. Potrebbe essere utile considerare che ciò che sta vivendo la Sua partner non riguardi esclusivamente un problema fisico, ma possa includere anche vissuti emotivi più complessi, come paura, vergogna, difficoltà legate ai cambiamenti del corpo o all’età, che talvolta rendono difficile affrontare visite mediche o parlare apertamente di sé anche con la persona che si ama. In questi casi, più che concentrarsi sulla ricerca immediata di una soluzione, potrebbe essere importante provare ad aprire un dialogo centrato sui vissuti reciproci: su come Lei si sente in questa distanza e su cosa, invece, sta accadendo a Lei nella relazione e nella sfera dell’intimità. Spostare il confronto dal “fare” al “sentire” può favorire una comunicazione meno conflittuale e più autentica. Un possibile passo costruttivo potrebbe essere valutare un percorso di terapia di coppia, che non implica attribuire colpe, ma offre uno spazio protetto per comprendere le dinamiche relazionali in atto, i bisogni di entrambi e la possibilità di ritrovare una forma di intimità condivisa.
Prendersi il tempo per esplorare queste dimensioni può aiutare a chiarire se e come la relazione possa evolvere, prima di arrivare a decisioni definitive.
Le auguro che possa trovare uno spazio di ascolto e confronto che Le permetta di chiarire i Suoi bisogni e di capire, insieme alla Sua partner, se e come prendervi cura della relazione in modo rispettoso per entrambi.
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
comprendo profondamente la sua stanchezza, la delusione e la sofferenza che sta vivendo. La mancanza di intimità, soprattutto quando non viene accompagnata da un dialogo aperto e da un coinvolgimento emotivo reciproco, può far sentire non visti, non considerati e molto soli. È legittimo che per lei questa situazione sia dolorosa e che stia mettendo in discussione il futuro della relazione.
Allo stesso tempo, il problema fisico della sua compagna potrebbe essere vissuto da lei con paura, vergogna o evitamento, aspetti che talvolta bloccano la richiesta di aiuto. Tuttavia, una relazione sana richiede che entrambi si prendano cura non solo del legame, ma anche del disagio dell’altro. Se il dialogo resta fermo e lei continua a sentirsi escluso e non ascoltato, è importante che si conceda uno spazio per riflettere sui suoi bisogni e sui suoi limiti.
Se lo desidera, può scrivermi indicando la zona in cui abita, così potrò suggerirle un professionista qualificato vicino a lei per affrontare questa situazione.
Un cordiale saluto.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, da quello che scrive emerge una sofferenza molto intensa, che non riguarda solo la mancanza di rapporti sessuali, ma soprattutto il sentirsi poco ascoltato, poco considerato e solo dentro la relazione. Dopo mesi di attesa, di parole che non si trasformano in fatti e di tentativi di starle vicino, è comprensibile che lei si senta stanco, deluso e anche arrabbiato. L’intimità fisica, quando per una persona è importante, non è un dettaglio secondario: è un modo per sentirsi desiderati, scelti, in contatto profondo con l’altro. Restarne privati a lungo può diventare una vera e propria ferita. È però importante distinguere due piani che in questo momento sembrano sovrapporsi. Da un lato c’è il problema fisico che la sua compagna riferisce e che, al di là delle cause, può generare paura, vergogna, evitamento o il timore di affrontare una situazione percepita come delicata. Dall’altro lato c’è il modo in cui questa difficoltà viene gestita nella coppia. Ed è soprattutto su questo secondo piano che lei oggi sta soffrendo di più. Non tanto perché non fate l’amore, ma perché si sente escluso, non coinvolto, lasciato senza spiegazioni e senza un dialogo vero. Quando lei dice che “se uno vuole migliorarsi l’avrebbe già fatto”, sta dando voce a un pensiero che nasce dalla frustrazione accumulata. È un pensiero comprensibile, ma che rischia di semplificare una situazione che potrebbe essere più complessa. A volte le persone non rimandano perché non vogliono affrontare un problema, ma perché ne sono spaventate, lo vivono come una minaccia alla propria identità, alla propria femminilità o alla propria autostima. Questo non giustifica il silenzio né la mancanza di ascolto verso di lei, ma può aiutare a leggere il comportamento della sua compagna come una chiusura difensiva più che come una mancanza di interesse nei suoi confronti. Detto questo, è altrettanto vero che una relazione non può reggersi solo sulla pazienza di uno. Lei ha fatto la sua parte cercando il dialogo, mostrando comprensione e vicinanza. Se dall’altra parte riceve solo rassicurazioni a parole, senza un reale confronto sui bisogni di entrambi, è normale che inizi a chiedersi se questa relazione sia ancora compatibile con ciò che desidera per la sua vita. Il fatto che lei parli di sofferenza, di astinenza vissuta come un peso emotivo e di una delusione globale indica che il problema non è più circoscritto al sesso, ma sta intaccando il senso stesso del legame. Prima di prendere una decisione definitiva, potrebbe essere utile provare un ultimo confronto molto chiaro, non accusatorio ma autentico. Non tanto per convincerla a fare qualcosa, quanto per dirle come sta lei, cosa le manca, cosa prova quando si sente ignorato e quali sono i suoi limiti. Non “devi andare a farti vedere”, ma “io così sto male, mi sento solo e non so per quanto riesco a reggere”. A volte le persone non colgono la gravità della situazione finché non viene espressa in modo diretto, senza rabbia ma con fermezza. Se anche dopo questo confronto non ci fosse apertura, ascolto o disponibilità a prendersi cura della relazione, allora la sua riflessione sulla possibilità di chiudere non sarebbe una fuga, ma un atto di tutela verso se stesso. Volersi bene significa anche riconoscere quando una situazione, per quanto amata, diventa troppo dolorosa e sbilanciata. La sua sofferenza merita rispetto, così come i suoi bisogni affettivi e fisici. Qualunque scelta farà, è importante che non nasca solo dalla stanchezza o dalla rabbia, ma dalla consapevolezza di ciò che è giusto per la sua vita oggi. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile utente,
da quello che descrive emerge una sofferenza molto intensa, fatta di frustrazione, solitudine e senso di non essere visto né considerato. Dopo mesi di astinenza e di tentativi di dialogo, è comprensibile che lei si senta stanco e deluso: il bisogno di intimità, di contatto e di reciprocità è un bisogno legittimo all’interno di una relazione.

È possibile che la sua compagna stia vivendo un problema fisico (ginecologico, ormonale, legato alla menopausa) oppure una difficoltà emotiva o psicologica che rende faticoso affrontare visite, cure o anche solo parlarne in modo concreto. A volte, dietro al rimandare, ci sono paura, vergogna, dolore, o il timore di “dover affrontare” qualcosa che spaventa. Questo però non toglie valore alla sua sofferenza, che resta reale e merita ascolto.

Il nodo centrale sembra essere non solo l’assenza di rapporti sessuali, ma anche la mancanza di comunicazione autentica e di condivisione dei bisogni: sentirsi dire che “è tutto bello a parole”, senza che seguano fatti o un confronto profondo, può far sentire rifiutati e non importanti. In una relazione, la responsabilità del benessere di coppia è di entrambi.

Prima di prendere decisioni definitive, potrebbe essere utile provare a spostare il dialogo dal “fare l’amore sì o no” a “come stiamo noi come coppia”, esprimendo in modo chiaro e non accusatorio quanto questa situazione la faccia soffrire e quanto per lei sia fondamentale affrontarla insieme. Tuttavia, se questo confronto continua a non essere possibile, è comprensibile che lei si interroghi sul futuro della relazione.

In casi come questo è fortemente consigliabile un approfondimento con uno specialista: una consulenza psicologica o sessuologica, individuale o di coppia, può aiutare a fare chiarezza sui blocchi presenti, sui bisogni di entrambi e sulle scelte da compiere, evitando decisioni prese solo nella sofferenza e nella solitudine.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Antonella Abate
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
dal suo racconto emerge una sofferenza profonda, fatta di frustrazione, solitudine e senso di non essere considerato. È comprensibile che, dopo mesi senza intimità e senza risposte concrete, lei si senta stanco e deluso. Il problema fisico della sua compagna può incidere sul desiderio, ma il vero nodo sembra essere la mancanza di comunicazione e di ascolto reciproco.
Prima di prendere decisioni definitive, potrebbe essere utile un confronto più chiaro e diretto su ciò che lei prova e su cosa si aspetta dalla relazione. Un percorso di terapia di coppia, o anche individuale, potrebbe aiutarla a fare chiarezza sui suoi bisogni e a decidere in modo più consapevole cosa è meglio per la sua vita.
Dott.ssa Laura Lanocita
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
La Sua parola restituisce soprattutto un sentimento di esclusione e di solitudine, più ancora che una questione legata alla sessualità in senso stretto. Lei pone l’accento sull’astinenza, sulla mancanza del rapporto fisico, ma ciò che emerge con forza è la sensazione di non essere ascoltato, di non essere preso in considerazione come uomo e come partner. È comprensibile che dopo mesi questa situazione venga vissuta come una ferita profonda. Lei dà per scontato che, se una persona volesse davvero affrontare un problema, lo farebbe, e questa convinzione La porta a leggere l’assenza di iniziativa da parte della Sua compagna come una mancanza di desiderio o di interesse nei Suoi confronti. È un’ipotesi possibile, ma non è l’unica. Talvolta il corpo diventa il luogo in cui si concentra qualcosa che non riesce a essere detto, e il rinvio continuo di una visita può indicare una difficoltà che non riguarda solo l’aspetto medico. Questo però non cancella ciò che Lei sente. Il Suo dolore nasce dal fatto che questa situazione sembra non avere parola, non viene condivisa, non viene riconosciuta come un problema che riguarda entrambi. Lei si trova a fare i conti con un silenzio che La lascia fuori, e questo può essere vissuto come un rifiuto, anche quando l’altro afferma a parole che il rapporto è bello e importante. Nel mio orientamento di lavoro si presta molta attenzione a questi scarti tra ciò che viene detto e ciò che viene agito, perché lì spesso si annida la sofferenza più grande. Prima di prendere una decisione definitiva, può essere utile interrogarsi non solo su quanto Le manca il rapporto sessuale, ma su che posto sente di avere oggi in questa relazione e su quanto questo posto sia ancora abitabile per Lei. Non si tratta di avere ragione o torto, ma di riconoscere ciò che per Lei è diventato insostenibile.
Se lo desidera, può contattarmi per trovare uno spazio di ascolto profondo e rispettoso, dove poter dare parola a questa stanchezza e a questa delusione senza essere giudicato.
Un cordiale saluto, dottoressa Laura Lanocita.

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