Salve dottori,ero in una relazione con una ragazza per 4 mesi,dopo di che lei ha deciso di pinto in

21 risposte
Salve dottori,ero in una relazione con una ragazza per 4 mesi,dopo di che lei ha deciso di pinto in bianco di lasciarmi senza motivo e senza dirmelo,la incontro per strada il pomeriggio stesso e lei vedendomi cambia strada perché io volevo delucidazioni in merito,lei mi dice che non ho fatto niente di male ma non si trova più bene con me e mi ribadisce di non volere stare più con me.Da allora è iniziato il mio periodo nero ,piangevo di continuo mi mancava il respiro non riuscivo più a dormire oppure se riuscivo mi alzavo molto presto,allora ho fatto una visita psichiatrica e ho preso antidepressivi e antipsicotico e sono stato molto meglio,ora li ho sospesi perché ce la volevo fare da solo senza essere dipendente da quei farmaci ,ma ecco che dopo 6 mesi che non la vedevo la incontro nuovamente per strada e mi rifiuta ancora e ora io sto peggio,mi sento schiacciato non riesco a vivere la mia vita a pieno e la penso sempre e sto male perché non so come faccia a ignorare che io sto male dopo tanto amore che le ho dato perché fa così,sto pensando di riprendere i farmaci o fare di nuovo psicoterapia non so più che fare ditemi voi... inoltre il periodo che ci siamo lasciati quando la incontrarvo per strada inisitevo sempre nel tornare insieme e chiedere spiegazioni tanto che lei dava su tutte le furie e mi urlava tra i passanti di cui alcune persone si sono anche fermate in aiuto pensando chissà cosa volessi farle,io non capisco questo suo atteggiamento di rifiuto e mai lo capirò e fin quando non chiarisco con lei io starò sempre male e con 1000 dubbi,cosa posso fare farmaci e psicoterapia o deve passare da solo?
Dott.ssa Alessia Faranda
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Melegnano
Quello che stai vivendo è una reazione forte a un rifiuto improvviso senza spiegazioni, e proprio questo ti tiene bloccato perché continui a cercare una risposta che probabilmente non arriverà mai da lei. La sua posizione è chiara, anche se dolorosa, e il fatto che ti eviti è un modo per mettere distanza, non qualcosa da decifrare. Il problema è che più cerchi chiarimenti, più riattivi il dolore. I sintomi che descrivi non sono leggeri e il fatto che stessi meglio con un supporto indica che farcela da solo, almeno ora, è difficile. La strada più utile è riprendere un confronto con uno specialista e lavorare su di te, accettando che la chiusura non verrà da lei ma dovrai costruirla tu smettendo di cercarla.

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Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
quello che descrivi è un dolore molto intenso, che può arrivare a travolgere: la fine improvvisa di una relazione, senza spiegazioni, lascia spesso un senso di smarrimento, rifiuto e tanti “perché” sospesi. È comprensibile che tu ti senta così e che il bisogno di capire e di avere un chiarimento sia così forte.

Allo stesso tempo, però, è importante dirti con chiarezza che il tuo benessere non può dipendere dalle risposte che l’altra persona sceglie di non dare. Cercare insistentemente un confronto, soprattutto quando l’altro si sottrae, rischia di farti stare ancora più male e di mantenerti agganciato a una situazione che, di fatto, si è già chiusa.

I sintomi che descrivi (pianto, difficoltà nel sonno, senso di oppressione) meritano attenzione e cura. Il fatto che tu sia stato meglio con un supporto specialistico è un elemento importante: non si tratta di “non farcela da solo”, ma di darti gli strumenti giusti per attraversare questo momento. Una valutazione con uno psichiatra per i farmaci e un percorso di psicoterapia possono essere entrambi utili, anche in modo integrato.

La psicoterapia, in particolare, può aiutarti a lavorare su più aspetti: elaborare la perdita, comprendere cosa si è attivato dentro di te, gestire i pensieri ricorrenti su di lei e, soprattutto, ritrovare un senso di stabilità e di valore personale indipendentemente dalla relazione.

Non è necessario “aspettare che passi da solo”: puoi scegliere di prenderti cura di te in modo attivo, con un supporto adeguato. E, col tempo, il bisogno di risposte dall’esterno può lasciare spazio a una comprensione più profonda e tua.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott. Alberto Baldotto
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Fonte
Gentile utente,
quello che descrive(il dolore per la fine di una relazione che si riaccende a ogni incontro inaspettato, la difficoltà a dormire, il senso di essere bloccato)è una sofferenza reale. Questo merita attenzione e tempo.
La scelta di sospendere i farmaci autonomamente per "farcela da solo" è comprensibile come desiderio, ma rischiosa nella pratica. Suggerisco di confrontarsi con lo psichiatra che li aveva prescritti prima di qualsiasi decisione in merito.
Riguardo alla psicoterapia: sì, in questo momento potrebbe fare la differenza. Questo per capire meglio cle dinamiche che ha descritto.
Non è debolezza chiedere aiuto. È esattamente il contrario. Un saluto
Dott.ssa Alessia Tringali
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Catania
Salve,

quello che descrive è un dolore molto intenso, e per come si è manifestato (pianto frequente, difficoltà a dormire, senso di oppressione, pensiero costante) è comprensibile che abbia avuto bisogno di un supporto anche farmacologico in un primo momento. La rottura, soprattutto quando avviene in modo improvviso e senza spiegazioni, può lasciare una forte sensazione di sospensione e di incompiuto, che rende difficile “chiudere” emotivamente la relazione.

Allo stesso tempo, è importante dirle con chiarezza un punto: il fatto che lei non riesca a darsi una spiegazione non significa che questa spiegazione arriverà necessariamente da lei. La sua ex partner le ha comunicato, anche se in modo brusco, che non vuole proseguire la relazione. Continuare a cercare risposte direttamente da lei, soprattutto inseguendola o insistendo, rischia di aumentare sia la sua sofferenza sia la distanza tra voi, senza portarla a quel chiarimento che desidera.

Quello che sembra mantenerla bloccata non è solo la mancanza di spiegazioni, ma anche il bisogno che quel legame venga riconosciuto e validato dall’altra persona. È un bisogno umano, ma affidarlo completamente all’altro la espone a restare fermo in una posizione di attesa che le impedisce di stare meglio.

Rispetto alla domanda “farmaci, psicoterapia o passa da solo”:

Se i sintomi che descrive tornano ad essere così intensi (insonnia marcata, sofferenza costante, difficoltà a funzionare nella quotidianità), una nuova valutazione psichiatrica può essere utile per capire se un supporto farmacologico temporaneo sia indicato. Non si tratta di “dipendenza”, ma di uno strumento, se usato e monitorato correttamente.
La psicoterapia, in questo caso, può essere particolarmente importante per lavorare sul significato di questa relazione per lei, sulla difficoltà a tollerare il rifiuto e la mancanza di controllo, e sui comportamenti (come l’insistenza nel cercarla) che, pur nascendo dal dolore, finiscono per peggiorare la situazione.

Un passaggio fondamentale sarà anche quello di costruire una distanza reale da questa persona: evitare di cercarla, di inseguirla o di esporsi a ulteriori rifiuti, perché ogni nuovo episodio riattiva la ferita e rende più difficile elaborarla.

Non è qualcosa che “deve passare da solo” nel senso di aspettare passivamente: è un processo che può essere accompagnato e reso più sostenibile con il giusto supporto.

Se desidera, può prenotare una prima consulenza attraverso il mio profilo oppure contattarmi: trova il mio recapito sempre nel mio profilo.
Dott.ssa Iolanda Esposito
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Firenze
Salve, un percorso di psicoterapia insieme al trattamento farmacologico (in accordo con lo psichiatra) potrebbe essere un importante sostegno per comprendere meglio la situazione e trovare strumenti per affrontarla. Buon lavoro!
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
quello che descrive è un vissuto molto intenso e doloroso, che può comparire dopo una rottura sentimentale soprattutto quando avviene in modo improvviso, senza spiegazioni e senza possibilità di “chiudere” emotivamente la relazione. Il suo corpo e la sua mente stanno reagendo a una perdita percepita come incomprensibile, e i sintomi che riporta (pianto frequente, insonnia, senso di oppressione, pensieri ricorrenti) sono coerenti con uno stato di forte sofferenza emotiva e ansiosa.
Un punto importante da chiarire è questo: il bisogno di spiegazioni è assolutamente umano, ma purtroppo non sempre può essere soddisfatto. La sua ex partner le ha comunicato, seppur in modo poco empatico, che non desidera proseguire la relazione. Il suo comportamento di evitamento e rifiuto, per quanto difficile da accettare, è coerente con questa decisione. Continuare a cercarla o a ottenere risposte rischia di mantenere e amplificare il suo stato di sofferenza, perché la espone ripetutamente a nuovi rifiuti.
Il fatto che lei pensi “starò male finché non chiarisco con lei” è comprensibile, ma può diventare un pensiero bloccante: la chiusura emotiva, in molti casi, non dipende dall’altro ma da un processo interno di elaborazione del distacco. In altre parole, stare meglio non passa necessariamente dal ricevere spiegazioni da lei, ma dal costruire dentro di sé un senso a ciò che è accaduto e accettare che alcune domande possano restare senza risposta.
Rispetto ai farmaci: il miglioramento che ha avuto durante la terapia farmacologica indica che in quel momento erano utili. La sospensione autonoma, però, può favorire una ricaduta dei sintomi, come sembra stia accadendo. La scelta di assumere o meno farmaci non dovrebbe essere basata sull’idea di “farcela da soli” o di “dipendenza”, ma valutata insieme a uno psichiatra, considerando benefici, tempi e modalità di sospensione.
La psicoterapia, invece, in una situazione come la sua è particolarmente indicata. Può aiutarla a:


elaborare la fine della relazione (un vero e proprio lutto affettivo),


gestire i pensieri ossessivi su di lei,


comprendere i meccanismi che la portano a cercare spiegazioni insistendo,


ritrovare un equilibrio emotivo e un senso di sé indipendente dalla relazione.


In sintesi, non è necessario “aspettare che passi da solo”, soprattutto se la sofferenza è così intensa e persistente. Un supporto professionale può fare una grande differenza e aiutarla a uscire da questo circolo.
Le consiglio quindi di rivolgersi nuovamente a uno specialista (psicoterapeuta e, se necessario, psichiatra) per una valutazione approfondita e un percorso mirato.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Naturalmente quando si chiude una storia, soprattutto quando questa chiusura viene subita, è molto naturale "scivolare" in una situazione come quella che racconta. Le delusioni d'amore sono situazioni in cui si prova un dolore molto profondo, potremo dire " esistenziale ", nel senso che spesso perdiamo proprio il senso dell'esistenza! Tutto questo può essere ulteriormente aggravato quando la persona si nega riguardo alle nostre richieste di chiarimento! Per esperienza, posso dire, che anche se queste richieste fossero soddisfatte, il disagio-dolore non diminuirebbe più di tanto; questo perché, comunque, è il dolore di una perdita! La domanda che ci possiamo fare è " come reagire " a una tale situazione! Innanzi tutto è necessario reagire! Significa: cercare di non stare da soli, ma frequentare amici ... Cercare ed impegnarsi in qualche attività ( sport, associazioni, fare un viaggio che abbiamo sempre desiderato ...); intendo l'importante è tenere la mente occupata! Naturalmente dobbiamo darci del tempo, perchè queste cose necessitano di un tempo per allentarsi. Se però pensiamo che stiamo troppo male, allora potremo rivolgerci a qualche specialista! Io proporrei all'inizio di contattare uno psicologo-psicoterapeuta; avrà un sostegno, spiegazioni, incoraggiamenti ... se poi, non dovesse essere sufficiente, e dovessero manifestarsi sintoni quali: depressione clinica, ansia ... solo allora ( ma sarebbe lo stesso psicologo a consigliarglielo ), potrebbe recarsi dal medico per un aiuto farmacologico. Quest'ultimo non deve sostituire il sostegno psicologico! Col tempo ritornerà a vivere normalmente e troverà sicuramente un'altra persona di cui si innamorerà.
Dott.ssa Federica Ripamonti
Psicologo, Psicoterapeuta
Paderno Dugnano
Gent.mo Paziente,
capisco quanto ti stia pesando, ma c’è un punto da chiarire: non è detto che tu otterrai mai una spiegazione che ti faccia stare meglio. E continuare a cercarla o insistere ti tiene agganciato a lei e ti fa stare peggio.
Il suo comportamento, per quanto difficile da accettare, è chiaro: ha chiuso e vuole distanza. Non significa che tu non abbia dato valore alla relazione, ma che per lei è finita.
Per come descrivi i sintomi, non è qualcosa che conviene affrontare “da solo”. Il fatto che tu sia migliorato con terapia e farmaci è un segnale importante: quella strada funzionava. Riprendere un percorso con uno specialista (e valutare i farmaci con lui, non da solo) è probabilmente la scelta più utile adesso.
Il lavoro vero, però, è imparare a lasciar andare senza avere tutte le risposte. È difficile, ma è lì che inizi a stare meglio davvero.
In bocca la lupo!
dott.ssa Federica Ripamonti
Dott.ssa Teresita Forlano
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Roma
Buona sera. Il supporto e la psicoterapia sono importanti per attraversare e curare i postumi di questa separazione. Da solo, è poco possibile che passi.
Dottoressa Teresita Forlano
Dott.ssa Selina Moretti
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Cantù
Mi spiace molto leggere questo dolore per la fine della sua relazione. Mi permetto di dirle che se questa ragazza non vuole darle spiegazioni, seppur scortese, e' una sua libera scelta e come tale va rispettata. Capisco sia stata una storia importante per lei, ma , evidentemente non per la ragazza; quindi perché insistere? Non può pretendere spiegazioni che , in generale, una persona non vuole dare. Provi a pensare alla bellezza di essere corrisposto da qualcuno che desidera stare insieme a lei con un trasporto sincero, reale, libero e spontaneo. La psicoterapia è sicuramente indicata per elaborare " la fine" che non riesce ad accettare. I farmaci sono altrettanto utili se la sua vita è completamente bloccata e non riesce ad andare avanti. Sono disponibile per ulteriori chiarimenti. Cordiali saluti. Dott.ssa Selina Moretti
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Salve, quello che stai vivendo è un dolore reale. Non è teoria. È come cadere a terra e sentire male. Ti accorgi che non hai fatto attenzione, che sei partito in quarta, che la tempesta ti ha trovato all’aperto e senza protezione.

Quando c’è una separazione improvvisa o la fine di una relazione senza spiegazioni, il dolore può essere molto intenso. Non riguarda solo i sentimenti, ma anche il corpo: ansia, insonnia, senso di soffocamento. È una reazione che molte persone vivono dopo una rottura, soprattutto quando c’è stato un forte coinvolgimento.

La mente, già organizzata secondo schemi emotivi antichi, spesso legati all’infanzia, comincia a vorticare. Partono rimuginio, giudizi, domande continue. Si cerca di capire cosa è successo, perché è finita, cosa si sarebbe potuto fare diversamente. E si diventa come una foglia esposta ai vortici emotivi.

Il punto è che si crede che capire la causa della separazione possa rimettere ordine. Si pensa che una spiegazione possa raddrizzare tutto. Ma spesso non è così. Anche quando una spiegazione arriva, il dolore non passa davvero.
L’esperienza vera sta nella rottura. Nel fatto che qualcosa si è spezzato e va attraversato così com’è.

Continuare a cercare l’altra persona, insistere, chiedere spiegazioni, è comprensibile ma non aiuta. Non è debolezza, ma un segnale di quanto sei coinvolto. Tuttavia, più ti muovi in questa direzione, più aumentano il rifiuto e il dolore. È il rischio tipico della dipendenza affettiva, in cui il proprio equilibrio resta legato alla risposta dell’altro.

Per quanto riguarda i farmaci, in alcuni casi possono essere utili per ridurre i sintomi più intensi di ansia e depressione, soprattutto quando il corpo è troppo attivato e il sonno è compromesso. Ma i farmaci per ansia e depressione non lavorano sul significato della relazione né sulle idealizzazioni che si costruiscono intorno all’amore.

Accanto a questo, anche i colloqui psicologici e pratiche come la meditazione possono aiutare ad abbassare la tensione interna e a ritrovare un minimo di stabilità. In alcuni momenti, soprattutto nelle fasi più acute, questi strumenti possono essere affiancati temporaneamente al farmaco, senza contrapporli ma integrandoli.

Per questo, se il dolore persiste, la strada più utile è un percorso di psicoterapia, che ti aiuti a comprendere cosa quella relazione ha rappresentato per te e perché questa rottura ti ha trovato così esposto.
Se i sintomi diventano molto intensi, può essere utile anche una valutazione medica, senza viverla come una dipendenza ma come un supporto temporaneo.
Il punto non è ottenere da lei la risposta che aspetti.
Il punto è tornare, gradualmente, a te.

Dott. Francesco Paolo Coppola (Napoli, on line e in presenza)
Dott. Matteo Mossini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Buongiorno, al di là della oggettività della situazione, cioè sofferenza emotiva causata dalla rottura prematura di una relazione senza apparente motivo, o per lo meno spiegazioni esaustive per te, il problema vero è il tuo rapporto con il rifiuto e l'abbandono. Al di là delle motivazioni, infatti, non ci è dato decidere per gli altri, se l'altra persona ha deciso di non voler stare più con te occorrerà farsene una ragione attraversando le fasi del lutto (perdita) e poi dell'accettazione. Qui c'è il vero nodo che andrebbe affrontato in terapia. La motivazione mancante ti fa pensare che con quella ti rassegneresti più facilmente. Non è così.
Dott.ssa Alessandra Marra
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno. La sospensione dei farmaci va valutata sempre con lo psichiatra curante ed in genere può avvenire solo quando si è consolidato un equilibrio emotivo ed una capacità di riappropriarsi in modo solido della gestione della propria vita. Le sarà di aiuto anche intraprendere un percorso psicoterapico per affrontare questo aspetto della "dipendenza emotiva" nelle relazioni affettive e la difficolta' a gestire le "perdite" e le separazioni.
Cordiali saluti.

Dott.ssa Alessandra Marra
Dott.ssa Raffaella Schiavone
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Salve, mi dispiace molto per quello che sta vivendo. Una rottura improvvisa può essere molto dolorosa e riattivare sofferenza, paura e confusione; in questi casi può essere utile intraprendere un percorso psicologico per capire insieme come affrontare la situazione e trovare un modo più protettivo per stare meglio. Un supporto professionale può aiutare a orientarsi con più chiarezza e a valutare, insieme, cosa possa essere più adatto in questo momento.

Dott.ssa Fiammetta Favalli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve,
quello che stai vivendo è molto doloroso, ma è importante dirlo con chiarezza: non è il “mancato chiarimento” a tenerti bloccato, ma la difficoltà ad accettare un rifiuto che è stato netto.
Lei ti ha dato una risposta, anche se non è quella che avresti voluto: non vuole continuare la relazione. Cercare altre spiegazioni o inseguire un confronto rischia solo di farti stare peggio e di mantenerti agganciato.
Il dolore che provi è reale e intenso, ma il fatto che dopo mesi si riattivi così fortemente indica che c’è qualcosa di più profondo che si è attivato dentro di te, non solo legato a questa relazione.

Per questo, non è una questione di “farcela da solo”. Riprendere un percorso psicoterapeutico può aiutarti a capire cosa rende questo rifiuto così difficile da tollerare e a ritrovare stabilità. Per quanto riguarda i farmaci, è sempre bene confrontarsi con uno specialista, senza sospenderli o riprenderli in autonomia.

Il punto non è ottenere risposte da lei, ma aiutarti a stare meglio tu, anche senza di lei.

Un caro saluto
Dott.ssa Daniela Murgianu
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Buonasera, potrebbe iniziare con una psicoterapia, poi sarà il terapeuta che valuterà se è necessaria la prescrizione di psicofarmaci.
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Buongiorno, quello che descrivi è una situazione di forte sofferenza legata a una separazione che non è stata vissuta come “chiusa” e comprensibile per te. Quando una relazione finisce in modo improvviso e senza spiegazioni che la mente riesca a ritenere soddisfacenti, è abbastanza comune che restino dubbi, pensieri ricorrenti e un forte attaccamento emotivo alla persona.
Il fatto che rivederla riattivi subito il malessere è coerente con questo tipo di dinamica: non è tanto la persona in sé a “riaprire” tutto, ma il significato emotivo che ha ancora per te quella relazione e quella perdita.
In queste situazioni, spesso succede che la mente cerchi continuamente una spiegazione o un chiarimento definitivo, con l’idea che questo possa far stare meglio. Però non sempre un chiarimento esterno risolve il dolore, e a volte il tentativo di ottenerlo mantiene attivo proprio il legame e la sofferenza.
Per quanto riguarda il percorso che hai già fatto, il miglioramento che hai avuto con la terapia farmacologica indica che in quel periodo il tuo livello di sofferenza era molto alto. La sospensione o la ripresa dei farmaci, però, è qualcosa che andrebbe sempre valutata con uno specialista, soprattutto se i sintomi tendono a ripresentarsi nei momenti di stress.
In generale, in quadri come questo, le strategie più efficaci tendono a essere combinate:
un supporto psicologico per lavorare sull’elaborazione della perdita e sui pensieri ricorrenti, eventualmente un supporto farmacologico nei momenti in cui l’ansia o l’umore diventano troppo pesanti e, soprattutto, la riduzione dei comportamenti che riattivano il legame (come cercare spiegazioni continue o esporsi frequentemente a situazioni che riattivano il dolore)
È importante anche considerare che il tempo da solo non sempre basta se il processo emotivo resta “bloccato” sulla ricerca di risposte. In questi casi, un lavoro terapeutico può aiutare a sciogliere gradualmente il legame mentale e a ridurre l’impatto che la situazione ha sulla tua vita quotidiana.
Se in questo momento ti sembra di non riuscire a reggere bene la situazione, ha senso riprendere un contatto con uno specialista per ricalibrare il percorso, senza viverlo come un passo indietro ma come un modo per affrontare una fase difficile. Un caro saluto
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

valuti la possibilità di un supporto psicologico. La psicoterapia la aiuterebbe a superare il momento descritto.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Attraverso le sue parole, comunica l'impasse dolorosa in cui si trova. A distanza di mesi si sente nuovamente nel gorgo di dubbi e vissuti di abbandono che pesano come macigni. Del resto la rottura che descrive, imprevista e senza possibiltà di costruire un senso coerente, rendono l'evento particolarmente indigesto. Sarebbe indicato riprendere il percorso farmacologico e di psicoterapia, congiuntamente, e discutere con i suoi curanti del timore di diventare "dipendente" dalle cure stesse. Questi timori rischiano di condurla a interromperle precocemente il percorso. I miei più cari auguri.
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Comprendo il profondo senso di smarrimento e il dolore lacerante che sta attraversando; trovarsi improvvisamente esclusi dalla vita di una persona amata, senza una spiegazione che appaia logica o umana, lascia una ferita che tocca le radici della propria identità. La sensazione di essere "schiacciato" e l'impossibilità di darsi pace nascono da questo vuoto comunicativo che Lei tenta disperatamente di colmare, cercando quel chiarimento che l'altro, purtroppo, non sembra intenzionato o in grado di dare.

In psicologia, questo meccanismo si manifesta spesso come una rottura traumatica del legame: quando l'altro si nega drasticamente, la nostra mente entra in un circuito di sofferenza dove il rifiuto viene percepito come una minaccia vitale. Il Suo tentativo di insistere, che ha portato a scene dolorose in pubblico, è il segnale di un'angoscia che non trova parole e che cerca nel contatto fisico o visivo una rassicurazione che però finisce per allontanare ulteriormente l'altra persona. La reazione furiosa di lei, per quanto dolorosa, è il suo modo per ribadire un confine che Lei fatica ad accettare, poiché quel "no" le sembra un'ingiustizia incomprensibile rispetto all'amore che sente di aver dato.

La psicoterapia ad orientamento psicodinamico può intervenire proprio su questo punto: non per convincere l'altra persona a tornare, ma per aiutare Lei a elaborare il lutto di questa relazione e a comprendere come mai la Sua autostima sia diventata così dipendente dal riconoscimento di questa ragazza. Riguardo ai farmaci, è fondamentale che la loro gestione (sospensione o ripresa) avvenga esclusivamente sotto controllo medico, per evitare che brusche interruzioni peggiorino lo stato dell'umore. Un percorso terapeutico Le permetterebbe di trasformare questi "1000 dubbi" in una nuova consapevolezza di sé, permettendoLe di tornare a respirare e a vivere la Sua vita senza che l'assenza di lei rimanga l'unico perno del Suo mondo interno.

Cosa pensa che cambierebbe nel Suo quotidiano se riuscisse a sentire che il Suo valore come persona non dipende dalla risposta che riceve da questa ragazza?
Un cordiale saluto
Dottssa Giovanna Costanzo
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, le suggerisco di contattare uno psicoterapeuta per una valutazione del caso. Sarà poi il professionista a valutare se sia necessario, o meno, una visita psichiatrica per un supporto farmacologico.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi

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