Dott.ssa Giulia Forcignano

Psicologo · Altro

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Esperienze

La Dott.ssa Giulia Forcignanò è psicologa clinica e psicologa del lavoro,
regolarmente iscritta all’Albo dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte ed
abilitata all’esercizio della professione psicoterapeutica (n.° iscrizione ordine
11765).
Si è laureata in Psicologia del Lavoro e del Benessere nelle
Organizzazioni all’Università degli Studi di Torino con una tesi di ricerca: ““Smart Working: un progetto per la conciliazione lavoro-famiglia in Ferrero S.P.A. è attualmente iscritta all’ITAT, la scuola di Analisi Transazionale di Torino.
Il modello teorico-clinico utilizzato dalla Dott.ssa Forcignano consiste in
una psicoterapia ad indirizzo transazionale di breve e lunga durata, mirato a
una migliore comprensione di sé stessi, delle proprie dinamiche relazioni e dei propri modelli di comportamento. Si è formata presso centri clinici, servizi socio-assistenziali, strutture del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e in servizi psichiatrici (C.S.M., C.D. e Centri di tutela della salute mentale) dove ha maturato diverse competenze nel settore psicologico e psichiatrico con pazienti affetti da disturbo bipolare, depressione, schizofrenia e disturbi della personalità, 
Ha acquisito competenze specialistiche nell’ambito del sostegno psicologico alle disabilità fisiche e cognitive lavorando presso centri diurni.
Ha competenze specialistiche nel trattamento dei disturbi d’ansia, depressione, problemi relazionali, fobie, attacchi di panico, delle
disabilita’ fisiche e cognitive.
Si occupa di terapia individuale (adolescenti e adulti), utilizzando una specifica
tecnica psicoterapeutica, adatta alla problematica di numerose forme di
psicopatologia (nevrosi, disturbi gravi della personalità e psicosi).
Offre servizi di consulenza psicologica, sostegno genitoriale e
psicoterapia individuale (adolescente e adulto).
Riceve su appuntamento a Torino.
Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicologia clinica-dinamica

Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    60 €

  • Primo colloquio psicologico


  • Sostegno psicologico adolescenti


  • Sostegno psicologico


  • Sostegno alla genitorialità


Indirizzo

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Giulia Forcignano

Via Saluzzo 121, Torino 10126

Disponibilità

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Pazienti accettati

  • Pazienti senza assicurazione sanitaria
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2 recensioni

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  • T

    Grande senso di empatia. Mi sono sentita a mio agio e accolta nell’aprirmi completamente. Massima disponibilità nel trovare sempre un momento di incontro secondo la disponibilità del paziente. Consigliata vivamente.

     • Giulia Forcignano colloquio psicologico  • 

  • F

    Professionista competente ed emotivamente accogliente senza essere stucchevole.
    La consiglio caldamente.

     • Giulia Forcignano consulenza psicologica  • 

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 5 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buon pomeriggio e Felice Anno Nuovo Gentili Dottori..Vi scrivo per chiederVi come comportarmi: al termine delle lezioni di un corso a giugno all'università, scrissi al docente la possibilità di un ricevimento per avere chiarimenti..mi diede appuntamento un giorno preciso ma quel giorno lui non venne...un altro giorno a settembre andai a seguire un esame e al termine gli esposi il problema e mi disse tranquillamente di potermi fare ricevimento ma poi si ricordo' di avere una riunione e quindi niente..Da settembre lasciai stare, anche perché sono molto introversa, avevo vergogna a ricontattarlo, ho capito i suoi impegni, e che potesse essere noioso rispiegare alcuni concetti..non gli scrissi più per non infastidirlo..pensai anche che il docente ce l'avesse con me nonostante rispondevo alle sue domande di lezione, ero partecipe..ora, siccome, ricomincerà questo corso, vorrei riseguire alcune non tutte delle sue lezioni, quelle in cui ho più dubbi...ma temo che vedendomi si arrabbi, che mi possa considerare una stalker.. chiedo il vostro parere, Grazie Mille.

Dal punto di vista psicologico, la situazione che descrivi non indica alcun problema relazionale reale con il docente, ma riflette piuttosto un vissuto interno caratterizzato da ansia anticipatoria e autocritica. È frequente, soprattutto nelle persone introverse e attente al giudizio altrui, attribuire a se stesse la responsabilità di eventi che in realtà dipendono da fattori esterni, come impegni organizzativi o imprevisti lavorativi del docente. Questo tipo di attribuzione porta a interpretare il silenzio o le mancate occasioni di confronto come segnali di disapprovazione, anche in assenza di elementi concreti che lo confermino.

Nel tuo racconto emerge anche una tendenza a immaginare ciò che l’altro potrebbe pensare o provare nei tuoi confronti. Si tratta di un processo comune, noto come “lettura del pensiero”, che può alimentare il timore di essere giudicata negativamente o di risultare invadente. In realtà, nel contesto universitario, i docenti sono abituati a richieste di chiarimento, a incontri rimandati e a rivedere studenti anche a distanza di tempo. Queste dinamiche fanno parte della normalità accademica e non vengono vissute come fastidiose.

Il fatto di aver smesso di contattare il docente può essere compreso come una strategia di evitamento: nel breve termine riduce l’ansia, ma nel lungo periodo tende a rinforzare il dubbio e il senso di inadeguatezza, facendoti percepire come “in errore” senza che vi sia una reale trasgressione o mancanza da parte tua. È importante sottolineare che la tua partecipazione attiva alle lezioni e il desiderio di chiarire alcuni contenuti sono indicatori di coinvolgimento e motivazione, non di invadenza.

Dal punto di vista professionale, quindi, è del tutto appropriato e legittimo che tu scelga di seguire nuovamente alcune lezioni per consolidare i temi che senti meno chiari. Non è necessario fornire giustificazioni dettagliate né ripercorrere quanto accaduto in passato. La scelta di tornare in aula può essere semplicemente letta come un investimento sulla tua formazione. Il disagio che provi nasce più dalla tua sensibilità e dal timore del giudizio che da un tuo comportamento scorretto o fuori luogo. Rioccupare quello spazio formativo non è un atto di disturbo, ma un’espressione sana di cura per il tuo percorso di apprendimento.
Spero di esserti stata di aiuto.

Saluti,
Dottoressa Forcignano

Dott.ssa Giulia Forcignano

Buongiorno, sono una donna di 44 anni. Quando avevo 11 anni ho subito un abuso sessuale da parte del padre della mia migliore amica, non l ho mai denunciato. Da allora soffro di ansia e attacchi di panico, e ho anche difficolta a stare nei luoghi affollati. Sono in cura da una psichiatra, ma sto pensando di andare da uno psicologo perché non riesco a risolvere i miei problemi, nonostante io assuma la terapia. Vorrei andare dallo psicologo del centro mentale in cui sono in cura, ma la psichiatra non vuole che devo fare? Attendo una risposta, grazie.

Quello che racconta è pienamente coerente con le conseguenze di un trauma relazionale precoce. Un abuso sessuale a 11 anni, soprattutto se perpetrato da una figura adulta “fidata” e mai denunciato, può lasciare tracce profonde e durature sul sistema emotivo e corporeo. Ansia, attacchi di panico e difficoltà nei luoghi affollati sono spesso espressioni di uno stato di iperallerta che il corpo ha imparato come forma di protezione.
A volte, la terapia farmacologica può essere molto utile nel contenere i sintomi, ma non lavora sull’elaborazione del trauma. Quando una persona, come nel suo caso, sente che “non riesce a risolvere” nonostante i farmaci, spesso significa che il trauma non è mai stato realmente affrontato sul piano psicologico. Questo non è un limite suo, né della terapia farmacologica: è semplicemente il limite fisiologico di quel tipo di intervento.
Il suo desiderio di andare da uno psicologo è appropriato e la sua richiesta è adeguata, matura e indicata. Non è raro che, dopo anni di sofferenza, emerga il bisogno di uno spazio in cui poter dare un senso a ciò che è accaduto e collegare il passato ai sintomi attuali in modo da lavorare sulle emozioni di paura, vergogna, colpa o impotenza che spesso restano silenziose.
Il fatto che Lei non abbia denunciato l’abuso non significa che non possa essere elaborato in terapia. Il lavoro psicologico non ha come obiettivo il giudizio, la denuncia o la colpa, ma il recupero di sicurezza, dignità e continuità nella tua vita.

Per quanto riguarda il suo psichiatra, è importante chiarire un punto professionale:
uno psichiatra non “autorizza” o “vieta” una psicoterapia, salvo situazioni cliniche molto specifiche (per esempio una fase acuta che richiede prima stabilizzazione). Se questo fosse il caso, dovrebbe spiegartelo chiaramente.
Come psicologo le direi di portare il tema in modo diretto ma rispettoso.
Se il rifiuto rimane e non è ben motivato, ha il diritto di cercare uno psicologo anche al di fuori del centro, senza interrompere la cura psichiatrica.

Spero di esserle stata d'aiuto,
Dottoressa Forcignano

Dott.ssa Giulia Forcignano
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