Ritrovarsi a 27 anni con una consapevolezza che mi corrode! In poche parole non soppor
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Ritrovarsi a 27 anni con una consapevolezza che mi corrode! In poche parole non sopporto i miei genitori! Provo rabbia,fastidio,invidia verso i miei coeatanei che non devono subire questo inferno che si trasforma in tristezza. Mi da fastidio il loro contatto,se mi parlano...insomma! Perdo la testa! Mia mamma che urla e grida e con continue scenate per un nonnulla e il nervoso per il lavoro (anche se ho dubbi che sia quello... da quando ero bambina mi ricordo di scene del cavolo!) e le rispostacce da tipo passivo aggressivo che mi mordo il labbro per non prendere a pugni il cuscino (arti marziali è una manna dal cielo in quanto è un ambiente positivo e bellissimo e mi riempe il cuore di gioia, anche nei lavori passati ho sempre avuto la fortuna di trovare ambienti positivi,il che mi ha fatto capire che questa non è vita da fare! Perlomeno non per me!) Da piccola mi ricordo di mia mamma chiudere fuori mio papà, mi ricordo che si separavano litigandosi e andavano in parti diverse per un oretta e io non sapevo che cavolo fare,dove andare ... e ora... nulla è cambiato,solo che ho una stufa di queste commedie incredibile! Ho provato a parlare con mia mamma,di chiedere aiuto, mi urla contro. Ho provato a parlare con mio papà ... niente. Sottovaluta la cosa. Perfotuna parlo con i nonni e mi sento capita,compresa. Che solo a scriverlo mi emoziono. Rispostacce del tipo "fa quel che vuoi. Tanto lo sapevo che è sempre colpa mia" non so ancora come non mi sono strappata i capelli dallo stress ... Adesso qui a casa è un calvario incredibile! Non so neache cos'ha! Ogni volta che c'è una soluzione la snobba,ridacchia e fa finta che non ci sia,cosa che mi manda in bestia! è come se trovi una scusa per continuare a lamentarsi,...tanto ci sto male io...e si! Ho detto apertamente che mi fa stare male ...e chissenefrega! Giustamente dopo le rispote del tipo "ecco! è colpa mia. Sono io la cattiva! C'è l'hanno tutti su con me! è sempre colpa tua" e via dicendo ...e intanto urla,e urla ancora. Tanto sa che così facendo ottiene ...e ho provato a ignorare ..ma niente! Sembra surreale ...a me in primis ... mi chiedo come sia possibile ... eppure questo è! Una volta perchè ho detto apertamente a mia nonna come mi sentivo in loro presenza ...dopo...a casa! Odddio! Ho ricevuto tanta pupù da parte sua che è incredibile! Mi ha detto che sono una figlia str... urlando in modo che TUTTO il vicinato senta... mi vergogno così tanto quando succede che anni fa non uscivo di casa! Ora capisco che ... qualcosa non va e non è colpa mia (cavolo spero!) so di non essere un angioletto,sono peperina quando mi ci metto ...ma offendere gli altri non mi piace! Che faccio? Ah e poi ... un'altra cosa che non reggo è che mette mani in camera mia!!!! Però se le faccio presente ciò e come si sentisse lei se toccasi le sue di robe allora fa il sorrisetto che nenache 2 lezioni di jujitsu mi calmano e mi fa sentire una povera digraziata di cui l'opinione non è importante! Fossi mio papà l'avrei divorziata!!!! Vedo mio papà che non c'è la fa più ...e io? Io voglio solo avere un lavoro stabile e andarmene a gambe levate! è l'unica cosa che desidero!!! E siccome si dice tale madre,tale figlia ...spero proprio di no!!!!!!!!! Sto male perchè ... sto leggendo un libro sulla felicità però spaccherei tutto dalla rabbia!!! Non sono triste ...il 90% delle mie lacrime è rabbia! Anche adesso sto digrignando i denti ...tornare a casa è peggio che andare al patibolo ormai! E con la menopausa è un incubo senza fine!!! Davvero non so,a volte, come non sono scappata di casa ...ANZI! Da adolescente lo facevo...scappavo dai nonni ...e quando mi dicevano "povera Sara" con affetto mi scendevano le lacrime dagli occhi. Volevo comprarmi un pappagallino però non l'ho fatto. Perchè l'unica cosa che voglio è ANDARE VIA,VIA E VIA. Il più lontano possibile!!! Il più presto possibile!!! E spero di non diventare così in futuro,lo spero davvero. Anzi...se notate nel mio scritto qualcosa che potrebbe farmi finire come mia mamma ..perfavore fatemelo notare. Non vorrei mai! Che cosa posso fare? Dico intanto che vado a vivere da sola...come soppravvivere, intendo! Come tirare un sospiro qua e là. Povero mio papà che cerca di comunicare con un muro ... fosse stato un altro uomo se ne sarebbe andato anni fa!!!! è insopportabile! Esempio di adesso ...mio papà ha messo su un po' di pasta mista ...mia mamma si è messa ad urlare e a dire che "bon! Tanto non mangio!" alla fine ha mangiato! Mio papà continuava a chiederle "ti metto su un po' di pasta?" e giuro! Come una di bambina viziata ..."no" ma quel no così odioso che se avessi un camper me ne sarei andata in campeggio alle 8 di sera...dove non importa...qualsiasi luogo fuorchè qui ... e insomma! Come fa uno a star bene così? E inoltre quando è calma e cerco di fargli notare le urla e tutto ... dice che non è vero,che c'è l'hanno tutti su con lei e la varie menate del cavolo!
Ripeto,scusate per le parole ... mi sento veramente marcire ultimamente. Cerco di stare il meno possibile a casa però... ci devo tornare a dormire. Tch.
Ripeto,scusate per le parole ... mi sento veramente marcire ultimamente. Cerco di stare il meno possibile a casa però... ci devo tornare a dormire. Tch.
Cara Sara,
dalle tue parole emerge tutta la fatica e la rabbia di chi, per troppo tempo, ha dovuto trattenere il dolore di sentirsi invisibile, inascoltata, continuamente svalutata da chi avrebbe dovuto rappresentare un porto sicuro.
È comprensibile che tu ti senta esausta, piena di rabbia, e che ogni gesto o parola di tua madre ti sembri un’ulteriore ferita. Quello che racconti non parla solo di litigi familiari, ma di un contesto che, da anni, ti costringe a sopravvivere invece che vivere.
Hai già fatto un passo importante: hai riconosciuto che questa situazione non è sana né per te né per chi ti circonda, e che hai bisogno di proteggerti.
Il desiderio di andartene non è una fuga, ma un atto di cura verso te stessa: una forma di sopravvivenza emotiva, il primo passo verso una vita in cui poter respirare, essere ascoltata, e ricominciare a costruire fiducia.
Capisco però che non sia semplice farlo da sola. Quando si è immersi in dinamiche così dolorose, la rabbia e lo sfinimento spesso bloccano la capacità di pensare in modo lucido o di organizzare strategie concrete per uscire dalla gabbia.
Per questo può essere molto utile chiedere supporto — non solo psicologico, ma anche pratico: un professionista può aiutarti a capire, passo dopo passo, come costruire una via d’uscita reale, anche partendo da una situazione economica instabile. Esistono servizi territoriali, sportelli comunali e associazioni che si occupano di sostenere giovani adulti in difficoltà familiari o economiche; un terapeuta può guidarti anche in questo percorso, aiutandoti a non sentirti sola nel farlo.
In questo momento, più che “aggiustare” tua madre o capire le sue ragioni, la priorità è metterti al riparo, ritrovare spazi tuoi, anche piccoli, dove poter respirare e ricaricare le energie.
Da lì, con l’aiuto giusto, sarà possibile anche elaborare la rabbia, comprendere le ferite che porta con sé e trasformarle in qualcosa che ti renda più libera, non più prigioniera.
Non sei sbagliata, e non sei sola.
Hai tutto il diritto di voler stare bene e di costruire, passo dopo passo, una vita diversa da quella che hai conosciuto finora.
Ti auguro di trovare presto persone e luoghi capaci di offrirti la calma e il rispetto che meriti.
Un caro saluto
Dr. Matteo Lupi
dalle tue parole emerge tutta la fatica e la rabbia di chi, per troppo tempo, ha dovuto trattenere il dolore di sentirsi invisibile, inascoltata, continuamente svalutata da chi avrebbe dovuto rappresentare un porto sicuro.
È comprensibile che tu ti senta esausta, piena di rabbia, e che ogni gesto o parola di tua madre ti sembri un’ulteriore ferita. Quello che racconti non parla solo di litigi familiari, ma di un contesto che, da anni, ti costringe a sopravvivere invece che vivere.
Hai già fatto un passo importante: hai riconosciuto che questa situazione non è sana né per te né per chi ti circonda, e che hai bisogno di proteggerti.
Il desiderio di andartene non è una fuga, ma un atto di cura verso te stessa: una forma di sopravvivenza emotiva, il primo passo verso una vita in cui poter respirare, essere ascoltata, e ricominciare a costruire fiducia.
Capisco però che non sia semplice farlo da sola. Quando si è immersi in dinamiche così dolorose, la rabbia e lo sfinimento spesso bloccano la capacità di pensare in modo lucido o di organizzare strategie concrete per uscire dalla gabbia.
Per questo può essere molto utile chiedere supporto — non solo psicologico, ma anche pratico: un professionista può aiutarti a capire, passo dopo passo, come costruire una via d’uscita reale, anche partendo da una situazione economica instabile. Esistono servizi territoriali, sportelli comunali e associazioni che si occupano di sostenere giovani adulti in difficoltà familiari o economiche; un terapeuta può guidarti anche in questo percorso, aiutandoti a non sentirti sola nel farlo.
In questo momento, più che “aggiustare” tua madre o capire le sue ragioni, la priorità è metterti al riparo, ritrovare spazi tuoi, anche piccoli, dove poter respirare e ricaricare le energie.
Da lì, con l’aiuto giusto, sarà possibile anche elaborare la rabbia, comprendere le ferite che porta con sé e trasformarle in qualcosa che ti renda più libera, non più prigioniera.
Non sei sbagliata, e non sei sola.
Hai tutto il diritto di voler stare bene e di costruire, passo dopo passo, una vita diversa da quella che hai conosciuto finora.
Ti auguro di trovare presto persone e luoghi capaci di offrirti la calma e il rispetto che meriti.
Un caro saluto
Dr. Matteo Lupi
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Quello che Lei descrive è il ritratto vivido di una convivenza familiare logorante, dove il bisogno di pace e autonomia si scontra ogni giorno con dinamiche antiche, mai davvero risolte. La rabbia che prova — e che talvolta la spaventa — non è “troppa”: è la risposta di una mente che cerca disperatamente di proteggersi da un ambiente emotivamente tossico.
Quando si cresce in una casa dove l’amore è sempre intrecciato a tensione, urla e colpevolizzazioni, si impara presto a trattenere, a controllarsi, a “non esplodere”. Ma dentro si accumula una frustrazione enorme, che poi diventa ciò che descrive: fastidio, invidia, voglia di scappare, sensazione di marcire. Tutte reazioni sane in un contesto che non lo è.
Lei, però, sta già facendo qualcosa di importante: sta vedendo con chiarezza. Ha messo in discussione la narrazione familiare (“sono io la cattiva”, “è sempre colpa mia”) e riconosce di meritare altro. Questa è consapevolezza, non crudeltà. E non è destinata a diventare come sua madre: il semplice fatto che si ponga questa domanda dimostra che sta già scegliendo una direzione diversa.
Quello che potrebbe iniziare a fare ora è trovare uno spazio stabile dove queste emozioni possano essere comprese, non giudicate.
In un percorso psicoterapeutico psicodinamico potrebbe esplorare, passo dopo passo, cosa accade dentro di sé quando si sente sopraffatta, che significato ha quella rabbia e come trasformarla in qualcosa di costruttivo — in energia per la propria libertà, non in autodifesa costante.
La rabbia, se capita, diventa forza.
La consapevolezza, se accolta, diventa libertà.
Se sente che è arrivato il momento di non portare più tutto da sola, possiamo parlarne insieme: in studio o online, in uno spazio sicuro dove finalmente non deve difendersi da nessuno, ma può ascoltarsi.
Può contattarmi per un primo colloquio — sarà il punto di partenza per comprendere come ritrovare il proprio equilibrio e dare alla sua vita la forma che desidera davvero.
Quando si cresce in una casa dove l’amore è sempre intrecciato a tensione, urla e colpevolizzazioni, si impara presto a trattenere, a controllarsi, a “non esplodere”. Ma dentro si accumula una frustrazione enorme, che poi diventa ciò che descrive: fastidio, invidia, voglia di scappare, sensazione di marcire. Tutte reazioni sane in un contesto che non lo è.
Lei, però, sta già facendo qualcosa di importante: sta vedendo con chiarezza. Ha messo in discussione la narrazione familiare (“sono io la cattiva”, “è sempre colpa mia”) e riconosce di meritare altro. Questa è consapevolezza, non crudeltà. E non è destinata a diventare come sua madre: il semplice fatto che si ponga questa domanda dimostra che sta già scegliendo una direzione diversa.
Quello che potrebbe iniziare a fare ora è trovare uno spazio stabile dove queste emozioni possano essere comprese, non giudicate.
In un percorso psicoterapeutico psicodinamico potrebbe esplorare, passo dopo passo, cosa accade dentro di sé quando si sente sopraffatta, che significato ha quella rabbia e come trasformarla in qualcosa di costruttivo — in energia per la propria libertà, non in autodifesa costante.
La rabbia, se capita, diventa forza.
La consapevolezza, se accolta, diventa libertà.
Se sente che è arrivato il momento di non portare più tutto da sola, possiamo parlarne insieme: in studio o online, in uno spazio sicuro dove finalmente non deve difendersi da nessuno, ma può ascoltarsi.
Può contattarmi per un primo colloquio — sarà il punto di partenza per comprendere come ritrovare il proprio equilibrio e dare alla sua vita la forma che desidera davvero.
Dalla quanto scrive emerge forte la sua sofferenza per la situazione famigliare in atto con una madre poco accogliente e un padre che subisce la situazione senza reagire.
Si evince anche la sua rabbia e ribellione a questa situazione. Le sfrutti in modo costruttivo per potersi affrancare quanto prima( studi, cerchi un lavoro che la rendano autonoma). Ha la fortuna di avere nonni accoglienti presso cui trovare calore e comprensione.
Se ne avesse la possibilità provi ad iniziare un percorso di sostegno psicologico che la possa affiancare in questo momento difficile. Le auguro il meglio!
Si evince anche la sua rabbia e ribellione a questa situazione. Le sfrutti in modo costruttivo per potersi affrancare quanto prima( studi, cerchi un lavoro che la rendano autonoma). Ha la fortuna di avere nonni accoglienti presso cui trovare calore e comprensione.
Se ne avesse la possibilità provi ad iniziare un percorso di sostegno psicologico che la possa affiancare in questo momento difficile. Le auguro il meglio!
Buongiorno,
alla luce della frustrazione accumulata, lo stress che deriva da questa e l'impossibilita' oggettiva di modificare dinamiche e pattern che avvengono fra i suoi genitori, la invito a intraprendere un percorso di psicoterapia individuale allo scopo di riattivare le sue preziose risorse, capacita' di coping e per ridefinire la sua storia con nuove lenti di consapevolezza.
Sono a sua completa disposizione per qualsiasi approfondimento, anche online.
Dott.ssa Francesca Orefice
alla luce della frustrazione accumulata, lo stress che deriva da questa e l'impossibilita' oggettiva di modificare dinamiche e pattern che avvengono fra i suoi genitori, la invito a intraprendere un percorso di psicoterapia individuale allo scopo di riattivare le sue preziose risorse, capacita' di coping e per ridefinire la sua storia con nuove lenti di consapevolezza.
Sono a sua completa disposizione per qualsiasi approfondimento, anche online.
Dott.ssa Francesca Orefice
Ciao — grazie per aver scritto con così tanta chiarezza: quello che descrivi è faticosissimo e ha senso che tu ti senta esasperata. Riassumo punti pratici e concreti che puoi provare subito, senza essere prolissa, e poi un piccolo piano d’azione.
1) Prima cosa: sicurezza e controllo degli impulsi
Se senti che potresti far del male a qualcuno o a te stessa, chiedi aiuto immediato (numero di emergenza, un parente fidato, o un servizio di salute mentale).
Per le esplosioni di rabbia: usa strategie di contenimento sicure — allontanarti fisicamente dalla stanza, colpire un cuscino, fare 5–10 minuti di attività fisica intensa (es. salto sul posto, corsetta), oppure praticare una respirazione 4-4-4 (inspira 4s — trattieni 4s — espira 4s).
2) Tecniche per ridurre la tensione sul momento
Grounding rapido: descrivi a te stessa 5 cose che vedi, 4 che senti, 3 che puoi toccare, 2 che odori (o immagini), 1 che puoi gustare.
Rilassamento muscolare progressivo: contrae e rilascia gruppi muscolari per 5–10 minuti.
Attività “sostitutive” positive che già ami (arti marziali, sport): mantienile e aumentale quando possibile — sono ottime valvole di sfogo e fonte di autostima.
3) Comunicazione e confini con i genitori
Preparati piccoli script assertivi, brevi e neutrali: es. “Quando urli mi sento molto stressata; ho bisogno che ne parliamo in modo calmo” oppure “Non accetto che tocchi le mie cose; ti chiedo di rispettare la mia stanza.”
Se parlare direttamente provoca escalation, valuta comunicazioni scritte (messaggio o lettera) che esprimono il tuo bisogno senza risposta immediata.
Se tuo padre minimizza, cerca alleanze con chi ti capisce (nonni) e valuta di fissare incontri familiari con un professionista per mediare.
4) Lavoro, autonomia e piano per andartene
Focalizzati su piccoli passi concreti: aggiornare CV (1 giorno), cercare 3 offerte/settimana, risparmiare una quota fissa mensile.
Crea un “fondo emergenza” anche piccolo (es. 200–500€) — ti dà senso di controllo.
Valuta alloggi temporanei (con amici, coinquilini, case dello studente) mentre costruisci stabilità lavorativa.
Cerca servizi locali che aiutano i giovani a trovare lavoro/affitto (centri per l’impiego, associazioni giovanili).
5) Lavorare sulle radici del problema
Le tue reazioni somigliano a risposte apprese in famiglia: non significa che “diventerai come lei” — molte persone interrompono la catena. Riconoscere il rischio è il primo passo per non ripeterlo.
Un trattamento psicoterapeutico (CBT, lavoro sulle emozioni, Mindfulness, e quando indicato EMDR) può aiutare a elaborare ricordi d’infanzia, regolare rabbia e costruire relazioni diverse.
6) Cose pratiche da fare da domani
Scegli 3 tecniche di regolazione emotiva da usare quando esplodi (es. respirazione, uscire, arti marziali).
Scrivi in una pagina cosa vuoi ottenere nei prossimi 3 mesi (lavoro, risparmio, trasferimento).
Stabilisci una rete di appoggio (nonni, amiche, un/una collega di fiducia) e parla con loro quando stai male.
Prenota almeno 1 colloquio con uno/a psicologo/a per cominciare a lavorare sulla rabbia e sulle dinamiche familiari.
Ultime note (brevi ma importanti)
Le emozioni che provi (rabbia, vergogna, senso di oppressione) sono comprensibili e hanno senso nel contesto che descrivi.
Le terapie possono insegnarti modi diversi di reagire e costruire una vita autonoma senza ripetere i modelli familiari.
Se ti senti vicina a esplodere o sei molto provata, cerca supporto professionale subito.
È consigliabile approfondire con uno specialista per un percorso mirato e sicuro.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
1) Prima cosa: sicurezza e controllo degli impulsi
Se senti che potresti far del male a qualcuno o a te stessa, chiedi aiuto immediato (numero di emergenza, un parente fidato, o un servizio di salute mentale).
Per le esplosioni di rabbia: usa strategie di contenimento sicure — allontanarti fisicamente dalla stanza, colpire un cuscino, fare 5–10 minuti di attività fisica intensa (es. salto sul posto, corsetta), oppure praticare una respirazione 4-4-4 (inspira 4s — trattieni 4s — espira 4s).
2) Tecniche per ridurre la tensione sul momento
Grounding rapido: descrivi a te stessa 5 cose che vedi, 4 che senti, 3 che puoi toccare, 2 che odori (o immagini), 1 che puoi gustare.
Rilassamento muscolare progressivo: contrae e rilascia gruppi muscolari per 5–10 minuti.
Attività “sostitutive” positive che già ami (arti marziali, sport): mantienile e aumentale quando possibile — sono ottime valvole di sfogo e fonte di autostima.
3) Comunicazione e confini con i genitori
Preparati piccoli script assertivi, brevi e neutrali: es. “Quando urli mi sento molto stressata; ho bisogno che ne parliamo in modo calmo” oppure “Non accetto che tocchi le mie cose; ti chiedo di rispettare la mia stanza.”
Se parlare direttamente provoca escalation, valuta comunicazioni scritte (messaggio o lettera) che esprimono il tuo bisogno senza risposta immediata.
Se tuo padre minimizza, cerca alleanze con chi ti capisce (nonni) e valuta di fissare incontri familiari con un professionista per mediare.
4) Lavoro, autonomia e piano per andartene
Focalizzati su piccoli passi concreti: aggiornare CV (1 giorno), cercare 3 offerte/settimana, risparmiare una quota fissa mensile.
Crea un “fondo emergenza” anche piccolo (es. 200–500€) — ti dà senso di controllo.
Valuta alloggi temporanei (con amici, coinquilini, case dello studente) mentre costruisci stabilità lavorativa.
Cerca servizi locali che aiutano i giovani a trovare lavoro/affitto (centri per l’impiego, associazioni giovanili).
5) Lavorare sulle radici del problema
Le tue reazioni somigliano a risposte apprese in famiglia: non significa che “diventerai come lei” — molte persone interrompono la catena. Riconoscere il rischio è il primo passo per non ripeterlo.
Un trattamento psicoterapeutico (CBT, lavoro sulle emozioni, Mindfulness, e quando indicato EMDR) può aiutare a elaborare ricordi d’infanzia, regolare rabbia e costruire relazioni diverse.
6) Cose pratiche da fare da domani
Scegli 3 tecniche di regolazione emotiva da usare quando esplodi (es. respirazione, uscire, arti marziali).
Scrivi in una pagina cosa vuoi ottenere nei prossimi 3 mesi (lavoro, risparmio, trasferimento).
Stabilisci una rete di appoggio (nonni, amiche, un/una collega di fiducia) e parla con loro quando stai male.
Prenota almeno 1 colloquio con uno/a psicologo/a per cominciare a lavorare sulla rabbia e sulle dinamiche familiari.
Ultime note (brevi ma importanti)
Le emozioni che provi (rabbia, vergogna, senso di oppressione) sono comprensibili e hanno senso nel contesto che descrivi.
Le terapie possono insegnarti modi diversi di reagire e costruire una vita autonoma senza ripetere i modelli familiari.
Se ti senti vicina a esplodere o sei molto provata, cerca supporto professionale subito.
È consigliabile approfondire con uno specialista per un percorso mirato e sicuro.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Sara, dalle tue parole emerge una sofferenza profonda legata a un ambiente familiare che sembra da tempo farla vivere tensione, rabbia e senso di impotenza.
Crescendo in un clima in cui ci sono urla, svalutazioni e mancanza di ascolto, è comprensibile provare rabbia, frustrazione, e anche quella sensazione di voler solo scappare.
Hai individuato qualcosa di prezioso che tutela il tuo benessere: i luoghi e le attività che ti fanno stare bene (le arti marziali, i nonni, gli ambienti di lavoro positivi). Sono come zone di ossigeno che ti permettono di ricordarti che esistono relazioni diverse — rispettose, sane, calde.
Una Psicoterapia può essere un buono spazio da dedicarsi per poter esprimere liberamente tutte le emozioni che ha così bene descritto nel suo testo.
Nel mentre può: crearsi dei piccoli spazi “suoi”: una routine serale, un momento di silenzio, musica, lettura o scrittura; quando gli scontri esplodono, provare — anche solo mentalmente — a spostarsi in un altro luogo; se può, limiti il contatto nei momenti di maggiore tensione: non è fuga, è autoregolazione.
Si ricordi che quelle urla non parlano davvero di lei, ma di fragilità che i suoi genitori non riescono a gestire.
Crescendo in un clima in cui ci sono urla, svalutazioni e mancanza di ascolto, è comprensibile provare rabbia, frustrazione, e anche quella sensazione di voler solo scappare.
Hai individuato qualcosa di prezioso che tutela il tuo benessere: i luoghi e le attività che ti fanno stare bene (le arti marziali, i nonni, gli ambienti di lavoro positivi). Sono come zone di ossigeno che ti permettono di ricordarti che esistono relazioni diverse — rispettose, sane, calde.
Una Psicoterapia può essere un buono spazio da dedicarsi per poter esprimere liberamente tutte le emozioni che ha così bene descritto nel suo testo.
Nel mentre può: crearsi dei piccoli spazi “suoi”: una routine serale, un momento di silenzio, musica, lettura o scrittura; quando gli scontri esplodono, provare — anche solo mentalmente — a spostarsi in un altro luogo; se può, limiti il contatto nei momenti di maggiore tensione: non è fuga, è autoregolazione.
Si ricordi che quelle urla non parlano davvero di lei, ma di fragilità che i suoi genitori non riescono a gestire.
Buonasera. La situazione che sta vivendo è attraversata da una serie di emozioni contrastanti, che la trasmettono un senso generale di confusione e smarrimento. Analizzare e affrontare con un professionista esperto di emozioni e di relazioni può essere per Lei un inizio, per fare chiarezza circa il proprio sentire verso i suoi genitori, e per tutelare il suo benessere emotivo. Rimango a disposizione. Un caro saluto. Dott.ssa Eleonora Aiazzi - Psicologa delle emozioni
Buongiorno,
dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, ma anche una grande forza e lucidità nel riconoscere ciò che la fa stare male. Vivere in un contesto familiare teso e imprevedibile può essere molto faticoso, e la rabbia spesso è un segnale di sopraffazione emotiva più che di aggressività.
Può essere utile continuare a coltivare gli spazi che le fanno bene e, quando sarà possibile, costruire un luogo suo, stabile e sicuro, dove respirare.
Riconoscere di non voler ripetere certi schemi è già un passo importante verso una maggiore libertà interiore.
Un caro saluto,
Dott.ssa Tessa Peruzzo – Psicoterapeuta Padova e Cittadella
dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, ma anche una grande forza e lucidità nel riconoscere ciò che la fa stare male. Vivere in un contesto familiare teso e imprevedibile può essere molto faticoso, e la rabbia spesso è un segnale di sopraffazione emotiva più che di aggressività.
Può essere utile continuare a coltivare gli spazi che le fanno bene e, quando sarà possibile, costruire un luogo suo, stabile e sicuro, dove respirare.
Riconoscere di non voler ripetere certi schemi è già un passo importante verso una maggiore libertà interiore.
Un caro saluto,
Dott.ssa Tessa Peruzzo – Psicoterapeuta Padova e Cittadella
Cara Sara,
La ringrazio per la fiducia e per la profondità con cui si è raccontata — già questo è un passo importante, perché mette in luce la sua consapevolezza e il desiderio di comprendere, nonostante il dolore e la rabbia.
Da ciò che descrive si percepisce chiaramente quanto la situazione familiare sia diventata per te pesante e frustrante. La rabbia che senti — e che ti spaventa — è una reazione comprensibile quando, per anni, si vive in un clima di tensione continua, in cui non ci si sente ascoltati né riconosciuti. Non è segno che tu stia “diventando come tua madre”, ma piuttosto il segnale di un bisogno di protezione e distanza da un contesto che ti fa male.
Nel modello sistemico-relazionale, ogni sintomo o emozione intensa viene letto come un messaggio che riguarda la relazione, non solo l’individuo. La tua rabbia, quindi, racconta qualcosa: parla del tuo tentativo di differenziarti, di uscire da una dinamica familiare fatta di conflitti, colpe e ruoli ripetuti nel tempo. In un certo senso, stai cercando di costruire la tua identità separata, diversa da quella di tua madre e da un sistema che ti tiene intrappolata nel malessere.
Alcuni passaggi che potresti provare, nel frattempo, per sopravvivere e respirare un po’:
Crea spazi tuoi, fisici o mentali: momenti fuori casa, attività come le arti marziali (che già ti fanno stare bene), scrittura, sport, studio o amicizie sane. Tutto ciò che ti restituisce la sensazione di essere “te” e non “figlia di”.
Non cercare di cambiare tua madre. È comprensibile volerla capire o aiutare, ma se ogni confronto diventa un campo di battaglia, la strategia più sana può essere quella di proteggere i tuoi confini e ridurre il coinvolgimento emotivo.
Concentrati sul tuo progetto di autonomia. Il desiderio di costruirti una vita indipendente è sano e realistico: inizia a pianificarlo passo dopo passo, senza viverlo come una fuga, ma come una conquista.
Dai voce a ciò che senti — magari con un terapeuta. Il dolore che racconti merita uno spazio protetto dove essere accolto e rielaborato, senza giudizio.
Ti lascio con un pensiero: la paura di diventare come tua madre è comune in chi cresce in contesti difficili. Ma tu stai già facendo il contrario di ciò che temi, perché stai riflettendo, ti stai interrogando, e desideri costruire relazioni diverse. Questo è il segno più chiaro che la tua direzione è un’altra.
Se vuoi, possiamo riflettere insieme sul modo più sicuro e concreto per avvicinarti all’indipendenza, anche economica o abitativa, così da iniziare a respirare davvero.
Un caro saluto,
Dott. ssa Caterina Lo Bianco
Psicologa
La ringrazio per la fiducia e per la profondità con cui si è raccontata — già questo è un passo importante, perché mette in luce la sua consapevolezza e il desiderio di comprendere, nonostante il dolore e la rabbia.
Da ciò che descrive si percepisce chiaramente quanto la situazione familiare sia diventata per te pesante e frustrante. La rabbia che senti — e che ti spaventa — è una reazione comprensibile quando, per anni, si vive in un clima di tensione continua, in cui non ci si sente ascoltati né riconosciuti. Non è segno che tu stia “diventando come tua madre”, ma piuttosto il segnale di un bisogno di protezione e distanza da un contesto che ti fa male.
Nel modello sistemico-relazionale, ogni sintomo o emozione intensa viene letto come un messaggio che riguarda la relazione, non solo l’individuo. La tua rabbia, quindi, racconta qualcosa: parla del tuo tentativo di differenziarti, di uscire da una dinamica familiare fatta di conflitti, colpe e ruoli ripetuti nel tempo. In un certo senso, stai cercando di costruire la tua identità separata, diversa da quella di tua madre e da un sistema che ti tiene intrappolata nel malessere.
Alcuni passaggi che potresti provare, nel frattempo, per sopravvivere e respirare un po’:
Crea spazi tuoi, fisici o mentali: momenti fuori casa, attività come le arti marziali (che già ti fanno stare bene), scrittura, sport, studio o amicizie sane. Tutto ciò che ti restituisce la sensazione di essere “te” e non “figlia di”.
Non cercare di cambiare tua madre. È comprensibile volerla capire o aiutare, ma se ogni confronto diventa un campo di battaglia, la strategia più sana può essere quella di proteggere i tuoi confini e ridurre il coinvolgimento emotivo.
Concentrati sul tuo progetto di autonomia. Il desiderio di costruirti una vita indipendente è sano e realistico: inizia a pianificarlo passo dopo passo, senza viverlo come una fuga, ma come una conquista.
Dai voce a ciò che senti — magari con un terapeuta. Il dolore che racconti merita uno spazio protetto dove essere accolto e rielaborato, senza giudizio.
Ti lascio con un pensiero: la paura di diventare come tua madre è comune in chi cresce in contesti difficili. Ma tu stai già facendo il contrario di ciò che temi, perché stai riflettendo, ti stai interrogando, e desideri costruire relazioni diverse. Questo è il segno più chiaro che la tua direzione è un’altra.
Se vuoi, possiamo riflettere insieme sul modo più sicuro e concreto per avvicinarti all’indipendenza, anche economica o abitativa, così da iniziare a respirare davvero.
Un caro saluto,
Dott. ssa Caterina Lo Bianco
Psicologa
Buonasera Sara, dal suo scritto si evince il suo grande bisogno di tirare fuori questa rabbia, poterla comunicare, avere qualcuno che la possa ascoltare e accogliere. La situazione appare molto complessa, ma lei sembra anche molto consapevole e lucida rispetto a cosa vuole e non vuole nella sua vita e nel suo futuro. Se ne ha la possibilità sicuramente un lavoro psicologico le potrebbe essere d'aiuto per mettere un pochino più di distanza "emotiva" tra lei e la situazione in famiglia. Un saluto, Dott.ssa Bonomi
Salve,
empatizzo con la frustrazione e la rabbia che sta provando in questo momento. Dopo aver cercato più volte di aprirsi al dialogo, ha probabilmente percepito che questa possibilità le venisse negata o che le sue parole non trovassero ascolto. È del tutto comprensibile che il dolore di sentirsi emotivamente invisibile agli occhi dell’altro possa trasformarsi in rabbia e generare una profonda sofferenza.
Riguardo alle dinamiche tra i suoi genitori, dalle sue parole emerge una maggiore vicinanza affettiva nei confronti di suo padre e una significativa difficoltà nella relazione con sua madre. È importante ricordare che ogni coppia sviluppa propri equilibri interni. Anche quando alcuni comportamenti del partner fanno soffrire, il desiderio di mantenere la relazione può rispondere a motivazioni personali e profonde. In questa prospettiva, possiamo vedere entrambi i suoi genitori come due persone che, nonostante le difficoltà, continuano a scegliersi per ragioni che appartengono alla loro storia e al loro vissuto.
Per quanto riguarda lei, emerge con chiarezza il desiderio di instaurare con sua madre un clima di maggiore equilibrio e ascolto. La frustrazione che prova sembra derivare dal sentirsi impotente di fronte all’impossibilità di suscitare in lei un cambiamento. Questo non dipende dal modo in cui lei comunica, ma dal fatto che un cambiamento autentico può avvenire solo se nasce da una volontà personale della persona coinvolta.
Il lavoro su cui concentrarsi potrebbe consistere nel comprendere come convivere con le modalità relazionali di sua madre senza sentirsi oppressa o invisibile, imparando a riconoscere e gestire in modo diverso la propria legittima attivazione emotiva.
Approfondire questi aspetti all’interno di un percorso psicoterapeutico potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui elaborare le emozioni che sta vivendo e costruire strumenti più efficaci per prendersi cura di sé.
Lì dove lo desiderasse, resto a disposizione per farlo insieme.
Cordialmente,
Dott.ssa Luciana Bastianini
empatizzo con la frustrazione e la rabbia che sta provando in questo momento. Dopo aver cercato più volte di aprirsi al dialogo, ha probabilmente percepito che questa possibilità le venisse negata o che le sue parole non trovassero ascolto. È del tutto comprensibile che il dolore di sentirsi emotivamente invisibile agli occhi dell’altro possa trasformarsi in rabbia e generare una profonda sofferenza.
Riguardo alle dinamiche tra i suoi genitori, dalle sue parole emerge una maggiore vicinanza affettiva nei confronti di suo padre e una significativa difficoltà nella relazione con sua madre. È importante ricordare che ogni coppia sviluppa propri equilibri interni. Anche quando alcuni comportamenti del partner fanno soffrire, il desiderio di mantenere la relazione può rispondere a motivazioni personali e profonde. In questa prospettiva, possiamo vedere entrambi i suoi genitori come due persone che, nonostante le difficoltà, continuano a scegliersi per ragioni che appartengono alla loro storia e al loro vissuto.
Per quanto riguarda lei, emerge con chiarezza il desiderio di instaurare con sua madre un clima di maggiore equilibrio e ascolto. La frustrazione che prova sembra derivare dal sentirsi impotente di fronte all’impossibilità di suscitare in lei un cambiamento. Questo non dipende dal modo in cui lei comunica, ma dal fatto che un cambiamento autentico può avvenire solo se nasce da una volontà personale della persona coinvolta.
Il lavoro su cui concentrarsi potrebbe consistere nel comprendere come convivere con le modalità relazionali di sua madre senza sentirsi oppressa o invisibile, imparando a riconoscere e gestire in modo diverso la propria legittima attivazione emotiva.
Approfondire questi aspetti all’interno di un percorso psicoterapeutico potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui elaborare le emozioni che sta vivendo e costruire strumenti più efficaci per prendersi cura di sé.
Lì dove lo desiderasse, resto a disposizione per farlo insieme.
Cordialmente,
Dott.ssa Luciana Bastianini
Cara Sara,
quello che racconta è un vissuto profondamente difficile, e la sua lucidità nel descriverlo fa capire quanta consapevolezza e forza interiore ci siano in lei, anche se ora si sente esausta e arrabbiata.
Quella che descrive non è solo una “crisi familiare”: è una sofferenza prolungata, vissuta in un ambiente emotivamente instabile, dove le urla, le colpevolizzazioni e la negazione dei problemi le fanno sentire impotente e in trappola. Tutto ciò può generare una miscela molto forte di rabbia, frustrazione e dolore, che lei esprime con grande sincerità e questo è già un primo passo verso il cambiamento.
1. Non è “colpa” sua
È importante che lei tenga fermo questo punto: non è responsabile del comportamento dei suoi genitori, né dei loro conflitti.
Un genitore che reagisce con urla, accuse o vittimismo (“è sempre colpa mia”) sta mettendo in atto un meccanismo di difesa, spesso inconsapevole, per non affrontare le proprie fragilità. Ma questo non giustifica il dolore che le viene inflitto.
Lei ha il diritto di riconoscere la propria sofferenza senza sentirsi sbagliata o ingrata.
2. Riconoscere la rabbia
La rabbia che sente non è un difetto: è un segnale.
Le sta dicendo che qualcosa nei suoi confini emotivi è stato violato troppe volte.
Spesso, chi cresce in ambienti così instabili impara a “camminare sulle uova”, a prevedere le esplosioni degli altri, e finisce per accumulare tensione fino a esplodere dentro di sé.
Il fatto che lei abbia trovato valvole sane, come le arti marziali, è un segnale di grande equilibrio interiore: le permettono di incanalare quella rabbia in qualcosa di costruttivo, di disciplina e di controllo.
3. Proteggersi emotivamente
Finché non potrà andare a vivere da sola, obiettivo assolutamente legittimo e realistico, può provare a mettere in atto alcune strategie di protezione:
- Limitare il tempo di esposizione ai conflitti: se sente che la discussione sta per degenerare, si sposti in un’altra stanza o esca di casa con una scusa.
- Non cercare di “curare” sua madre: lo so, è difficile, ma più cercherà di spiegarle razionalmente il suo dolore, più lei probabilmente reagirà con difesa o negazione.
- Tenere un diario personale (anche breve): scrivere le sue emozioni quotidiane la aiuterà a separare ciò che prova da ciò che succede, e a non farle confondere tutto dentro.
- Coltivare relazioni sane: continui a frequentare le persone e gli ambienti che la fanno stare bene (nonni, amici, arti marziali). È fondamentale per riequilibrare il suo sistema emotivo.
4. Prepararsi a “staccarsi”
Andare a vivere da sola, seppur complesso economicamente ed emotivamente, può rappresentare una rinascita.
Non come una fuga, ma come una scelta di autonomia e rispetto di sé.
Può iniziare a pianificare concretamente. Sapere che c’è un progetto d’uscita aiuta a respirare anche quando la situazione in casa sembra insopportabile.
5. Il rischio di “diventare come lei”
Lei teme di ripetere gli stessi schemi di sua madre ed è una preoccupazione molto sana.
Il fatto che se ne renda conto, che lo osservi e che lo rifiuti con tanta chiarezza, è già la garanzia più forte che non accadrà.
Per non ricadere in dinamiche simili, la cosa più utile che può fare è lavorare sulla gestione della rabbia e sul riconoscimento dei propri limiti emotivi, magari con un percorso psicologico individuale.
Uno psicologo potrebbe aiutarla a elaborare la rabbia accumulata e a costruire nuovi modelli relazionali, più calmi e consapevoli.
Lei non è come sua madre: lei si sta ponendo domande, sta cercando di capire, di cambiare, di non ferire nessuno e questo la rende già profondamente diversa.
Le consiglio, se può, di cercare un sostegno psicologico (anche online) non perché “ha qualcosa che non va”, ma perché ha il diritto di stare bene dopo anni di tensione e di silenzi forzati.
Nel frattempo, continui a prendersi cura di sé come già fa: attraverso lo sport, le relazioni sane e la consapevolezza. Non sottovaluti quanto tutto questo stia già facendo la differenza.
Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
quello che racconta è un vissuto profondamente difficile, e la sua lucidità nel descriverlo fa capire quanta consapevolezza e forza interiore ci siano in lei, anche se ora si sente esausta e arrabbiata.
Quella che descrive non è solo una “crisi familiare”: è una sofferenza prolungata, vissuta in un ambiente emotivamente instabile, dove le urla, le colpevolizzazioni e la negazione dei problemi le fanno sentire impotente e in trappola. Tutto ciò può generare una miscela molto forte di rabbia, frustrazione e dolore, che lei esprime con grande sincerità e questo è già un primo passo verso il cambiamento.
1. Non è “colpa” sua
È importante che lei tenga fermo questo punto: non è responsabile del comportamento dei suoi genitori, né dei loro conflitti.
Un genitore che reagisce con urla, accuse o vittimismo (“è sempre colpa mia”) sta mettendo in atto un meccanismo di difesa, spesso inconsapevole, per non affrontare le proprie fragilità. Ma questo non giustifica il dolore che le viene inflitto.
Lei ha il diritto di riconoscere la propria sofferenza senza sentirsi sbagliata o ingrata.
2. Riconoscere la rabbia
La rabbia che sente non è un difetto: è un segnale.
Le sta dicendo che qualcosa nei suoi confini emotivi è stato violato troppe volte.
Spesso, chi cresce in ambienti così instabili impara a “camminare sulle uova”, a prevedere le esplosioni degli altri, e finisce per accumulare tensione fino a esplodere dentro di sé.
Il fatto che lei abbia trovato valvole sane, come le arti marziali, è un segnale di grande equilibrio interiore: le permettono di incanalare quella rabbia in qualcosa di costruttivo, di disciplina e di controllo.
3. Proteggersi emotivamente
Finché non potrà andare a vivere da sola, obiettivo assolutamente legittimo e realistico, può provare a mettere in atto alcune strategie di protezione:
- Limitare il tempo di esposizione ai conflitti: se sente che la discussione sta per degenerare, si sposti in un’altra stanza o esca di casa con una scusa.
- Non cercare di “curare” sua madre: lo so, è difficile, ma più cercherà di spiegarle razionalmente il suo dolore, più lei probabilmente reagirà con difesa o negazione.
- Tenere un diario personale (anche breve): scrivere le sue emozioni quotidiane la aiuterà a separare ciò che prova da ciò che succede, e a non farle confondere tutto dentro.
- Coltivare relazioni sane: continui a frequentare le persone e gli ambienti che la fanno stare bene (nonni, amici, arti marziali). È fondamentale per riequilibrare il suo sistema emotivo.
4. Prepararsi a “staccarsi”
Andare a vivere da sola, seppur complesso economicamente ed emotivamente, può rappresentare una rinascita.
Non come una fuga, ma come una scelta di autonomia e rispetto di sé.
Può iniziare a pianificare concretamente. Sapere che c’è un progetto d’uscita aiuta a respirare anche quando la situazione in casa sembra insopportabile.
5. Il rischio di “diventare come lei”
Lei teme di ripetere gli stessi schemi di sua madre ed è una preoccupazione molto sana.
Il fatto che se ne renda conto, che lo osservi e che lo rifiuti con tanta chiarezza, è già la garanzia più forte che non accadrà.
Per non ricadere in dinamiche simili, la cosa più utile che può fare è lavorare sulla gestione della rabbia e sul riconoscimento dei propri limiti emotivi, magari con un percorso psicologico individuale.
Uno psicologo potrebbe aiutarla a elaborare la rabbia accumulata e a costruire nuovi modelli relazionali, più calmi e consapevoli.
Lei non è come sua madre: lei si sta ponendo domande, sta cercando di capire, di cambiare, di non ferire nessuno e questo la rende già profondamente diversa.
Le consiglio, se può, di cercare un sostegno psicologico (anche online) non perché “ha qualcosa che non va”, ma perché ha il diritto di stare bene dopo anni di tensione e di silenzi forzati.
Nel frattempo, continui a prendersi cura di sé come già fa: attraverso lo sport, le relazioni sane e la consapevolezza. Non sottovaluti quanto tutto questo stia già facendo la differenza.
Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
Salve, grazie per aver condiviso in modo così aperto e dettagliato ciò che sta vivendo: è evidente quanto questa situazione familiare la stia facendo sentire sopraffatta e quanta rabbia e frustrazione accumuli quotidianamente. Quello che descrive – l’impossibilità di comunicare con i genitori, le urla, le scenate, il sentirsi ignorata o non rispettata – è estremamente faticoso da vivere, e non c’è nulla di “sbagliato” in lei per provare rabbia, irritazione o desiderio di allontanarsi. La rabbia è una risposta naturale a situazioni che percepiamo ingiuste o fuori dal nostro controllo, soprattutto quando la convivenza quotidiana diventa fonte di stress costante.
È comprensibile che si senta il bisogno di indipendenza e di costruire uno spazio tutto suo, dove sentirsi sicura e poter respirare senza il peso delle dinamiche familiari che la esasperano. È anche chiaro che le esperienze passate, fin dall’infanzia, abbiano lasciato tracce profonde che rendono più difficile tollerare comportamenti che le ricordano conflitti e tensioni di allora. Il fatto che lei riesca a riconoscere le proprie emozioni, a riflettere su di esse e a voler evitare di riprodurre gli stessi schemi è un punto di forza importante: la consapevolezza è il primo passo per cambiare e proteggersi.
Per affrontare questo tipo di stress quotidiano, un percorso psicologico personalizzato può offrirle strumenti concreti per gestire la rabbia, mettere dei confini chiari nei confronti dei suoi genitori, trovare strategie per proteggere il proprio spazio emotivo e prepararsi al momento in cui potrà vivere in autonomia. Inoltre, può aiutarla a elaborare le emozioni complesse legate alla famiglia, senza sentirsi in colpa, e a costruire risorse interne che la sostengano nel percorso verso la sua indipendenza e benessere.
Resto a disposizione
È comprensibile che si senta il bisogno di indipendenza e di costruire uno spazio tutto suo, dove sentirsi sicura e poter respirare senza il peso delle dinamiche familiari che la esasperano. È anche chiaro che le esperienze passate, fin dall’infanzia, abbiano lasciato tracce profonde che rendono più difficile tollerare comportamenti che le ricordano conflitti e tensioni di allora. Il fatto che lei riesca a riconoscere le proprie emozioni, a riflettere su di esse e a voler evitare di riprodurre gli stessi schemi è un punto di forza importante: la consapevolezza è il primo passo per cambiare e proteggersi.
Per affrontare questo tipo di stress quotidiano, un percorso psicologico personalizzato può offrirle strumenti concreti per gestire la rabbia, mettere dei confini chiari nei confronti dei suoi genitori, trovare strategie per proteggere il proprio spazio emotivo e prepararsi al momento in cui potrà vivere in autonomia. Inoltre, può aiutarla a elaborare le emozioni complesse legate alla famiglia, senza sentirsi in colpa, e a costruire risorse interne che la sostengano nel percorso verso la sua indipendenza e benessere.
Resto a disposizione
Buonasera, in effetti dal tuo sfogo compare tantissima rabbia. Mi sembra in termini di realtà che l'unica possibilità sia che tu cerchi di trovarti delle risorse e un lavoro che ti permetta di allontanarti da questa situazione. Molte volte con la distanza si aprono con il tempo, non subito, delle maggiori possibilità di incontro. Se hai bisogno di un confronto e un percorso di aiuto sono disponibile anche on line. Saluti Dario Martelli
Dalla sua descrizione emerge una grande sofferenza, che affonda le sue radici nell'infanzia. Da una parte c'è da parte sua un affetto profondo per la sua famiglia, ma il non essere stata rispecchiata le ha fatto coltivare una rabbia consistente, che parzialmente riesce a esprimere con le arti marziali. Questo va bene, sicuramente. D'altra parte, finché non risolverà questo conflitto interno (tra l'affetto e la rabbia per non essere stata adeguatamente rispecchiata) difficilmente potrà sentirsi libera di vivere la sua vita con gioia e voglia di realizzarsi. Un lavoro psicoterapico la aiuterebbe sicuramente, con i giusti tempi, a venir a capo di questo conflitto.
Buongiorno
prima di tutto… brava.
Brava per aver scritto tutto questo. Perché quello che hai fatto è già una forma di cura: dare un nome, un corpo e una voce a quello che ti corrode dentro.
Ti sei descritta con lucidità, senza sconti, ma anche con una forza che si sente in ogni riga — quella forza che ti ha fatto cercare ambienti positivi, costruirti spazi tuoi, persino trovare sollievo nelle arti marziali. Quella forza è reale. Non è rabbia cieca: è energia di sopravvivenza.
prima di tutto… brava.
Brava per aver scritto tutto questo. Perché quello che hai fatto è già una forma di cura: dare un nome, un corpo e una voce a quello che ti corrode dentro.
Ti sei descritta con lucidità, senza sconti, ma anche con una forza che si sente in ogni riga — quella forza che ti ha fatto cercare ambienti positivi, costruirti spazi tuoi, persino trovare sollievo nelle arti marziali. Quella forza è reale. Non è rabbia cieca: è energia di sopravvivenza.
Ciao! Grazie per aver espresso le tue parole, e penso che ci siano tante situazioni simili alla tua. Intanto hai trovato persone e ambienti che ti aiutano a sopportare il clima familiare e questo penso sia davvero una rete che ti sostiene e ti aiuta a guardare avanti.
Come hai detto tu l'unica cosa da fare è accettare le scelte dei tuoi genitori perché ognuno sceglie per la propria vita e se loro credono che quella sia giusta per loro non ha senso impedirglielo o provare a fargli vedere un altra realtà/verità. Quindi perseguire la tua vita e avere l obiettivo di uscire di casa è un primis un focus che ti aiuta a concentrarti su quello nonostante non sia mai facile in un ambiente così disfunzionale.
Queste sono le energie che devi investire per costruire la tua vita e liberarti dai comportamenti che hanno che non sono salutari.
Del resto sei ancora molto coinvolta ed è normale quando si respirano certe emozioni e sensazioni.
Se hai piacere mi rendo disponibile nel darti lo spazio di confrontarti, sfogarti e liberare certe rabbie che a volte possono nuocere fisicamente.
Rimango a disposizione, anche online.
Dott.ssa Casumaro Giada
Come hai detto tu l'unica cosa da fare è accettare le scelte dei tuoi genitori perché ognuno sceglie per la propria vita e se loro credono che quella sia giusta per loro non ha senso impedirglielo o provare a fargli vedere un altra realtà/verità. Quindi perseguire la tua vita e avere l obiettivo di uscire di casa è un primis un focus che ti aiuta a concentrarti su quello nonostante non sia mai facile in un ambiente così disfunzionale.
Queste sono le energie che devi investire per costruire la tua vita e liberarti dai comportamenti che hanno che non sono salutari.
Del resto sei ancora molto coinvolta ed è normale quando si respirano certe emozioni e sensazioni.
Se hai piacere mi rendo disponibile nel darti lo spazio di confrontarti, sfogarti e liberare certe rabbie che a volte possono nuocere fisicamente.
Rimango a disposizione, anche online.
Dott.ssa Casumaro Giada
Grazie per aver condiviso parti così personali e dolorose della tua vita.
Da quello che racconti emerge chiaramente quanto la situazione familiare sia complessa e quanto tu stia vivendo un grande carico di fatica sul piano relazionale ed emotivo.
È comprensibile che tu possa provare rabbia, frustrazione e tristezza davanti a dinamiche che ti fanno stare male.
Proprio per questo, ti consiglio di rivolgerti a uno/a psicologo/a che possa accompagnarti nel gestire e comprendere meglio queste emozioni che stai vivendo.
Il fatto che tu abbia trovato il coraggio di parlarne e di cercare un aiuto concreto è già un passo importante verso un cambiamento positivo.
Da quello che racconti emerge chiaramente quanto la situazione familiare sia complessa e quanto tu stia vivendo un grande carico di fatica sul piano relazionale ed emotivo.
È comprensibile che tu possa provare rabbia, frustrazione e tristezza davanti a dinamiche che ti fanno stare male.
Proprio per questo, ti consiglio di rivolgerti a uno/a psicologo/a che possa accompagnarti nel gestire e comprendere meglio queste emozioni che stai vivendo.
Il fatto che tu abbia trovato il coraggio di parlarne e di cercare un aiuto concreto è già un passo importante verso un cambiamento positivo.
Gentile,
quello che racconta trasmette un dolore profondo e una rabbia legittima. Sta vivendo in un contesto familiare altamente conflittuale, in cui i ruoli sembrano bloccati da anni e dove ogni tentativo di comunicazione si trasforma in scontro o in negazione. È comprensibile che si senta esasperata, senza spazio e con il bisogno urgente di “respirare” lontano da tutto questo.
Da ciò che descrive, emerge una dinamica familiare carica di tensione cronica, in cui sua madre reagisce con modalità impulsive e difensive, mentre lei si ritrova nel ruolo di chi cerca di mantenere l’equilibrio, ma accumula frustrazione, senso d’ingiustizia e impotenza. Questi vissuti possono logorare nel tempo, perché non permettono di sentirsi liberi né emotivamente né fisicamente.
è positivo il fatto che lei ha già iniziato a capire molto di sé: riconosce che non vuole diventare come sua madre, che desidera rompere il ciclo di rabbia e urla, che trova rifugio in ambienti sani come le arti marziali, dove si sente accolta e rispettata. Questo significa che ha già gli strumenti interiori per costruirsi una vita diversa, ma ora probabilmente avrebbe bisogno di essere accompagnata in questo passaggio con uno sguardo esterno e professionale che la aiuti a non portarsi dietro tutto il peso di ciò che ha vissuto.
Capisco che al momento il desiderio più forte sia “andare via”, ma ciò che conta davvero è andare via dentro, cioè riuscire a separarsi emotivamente prima ancora che fisicamente. È lì che si conquista la libertà vera.
Se vuole, possiamo lavorare insieme su questo: la aiuterei a comprendere a fondo le dinamiche che sta vivendo, a rafforzare la sua stabilità emotiva e a preparare con equilibrio il passo verso una vita indipendente, serena e più sua. Un primo colloquio le darebbe già modo di alleggerirsi e di cominciare a trovare un filo di calma in tutto questo caos.
Cordialmente
Dottoressa Gloria Giacomin
quello che racconta trasmette un dolore profondo e una rabbia legittima. Sta vivendo in un contesto familiare altamente conflittuale, in cui i ruoli sembrano bloccati da anni e dove ogni tentativo di comunicazione si trasforma in scontro o in negazione. È comprensibile che si senta esasperata, senza spazio e con il bisogno urgente di “respirare” lontano da tutto questo.
Da ciò che descrive, emerge una dinamica familiare carica di tensione cronica, in cui sua madre reagisce con modalità impulsive e difensive, mentre lei si ritrova nel ruolo di chi cerca di mantenere l’equilibrio, ma accumula frustrazione, senso d’ingiustizia e impotenza. Questi vissuti possono logorare nel tempo, perché non permettono di sentirsi liberi né emotivamente né fisicamente.
è positivo il fatto che lei ha già iniziato a capire molto di sé: riconosce che non vuole diventare come sua madre, che desidera rompere il ciclo di rabbia e urla, che trova rifugio in ambienti sani come le arti marziali, dove si sente accolta e rispettata. Questo significa che ha già gli strumenti interiori per costruirsi una vita diversa, ma ora probabilmente avrebbe bisogno di essere accompagnata in questo passaggio con uno sguardo esterno e professionale che la aiuti a non portarsi dietro tutto il peso di ciò che ha vissuto.
Capisco che al momento il desiderio più forte sia “andare via”, ma ciò che conta davvero è andare via dentro, cioè riuscire a separarsi emotivamente prima ancora che fisicamente. È lì che si conquista la libertà vera.
Se vuole, possiamo lavorare insieme su questo: la aiuterei a comprendere a fondo le dinamiche che sta vivendo, a rafforzare la sua stabilità emotiva e a preparare con equilibrio il passo verso una vita indipendente, serena e più sua. Un primo colloquio le darebbe già modo di alleggerirsi e di cominciare a trovare un filo di calma in tutto questo caos.
Cordialmente
Dottoressa Gloria Giacomin
buongiorno, dalle tue parole mi sembra di capire che vi sia una notevole difficoltà di comunicazione tale che è arrivata al culmine. forse è arrivato il momento di prendersi il proprio spazio e di intraprendere un percorso che possa aiutarti a regolare questo stato d'animo ed anche a incominciare una vita autonoma. ti invito a pensarci seriamente. un caro saluto
Gentile utente,
dalle sue parole emerge una profonda sofferenza legata a un clima familiare conflittuale e poco contenitivo. È comprensibile provare rabbia, frustrazione e il desiderio di allontanarsi quando l’ambiente domestico diventa fonte di tensione continua.
La consapevolezza che qualcosa non funziona e la capacità di riconoscere le proprie emozioni sono già segnali importanti: rappresentano il primo passo verso un cambiamento. In situazioni come la sua può essere utile un percorso psicologico che l’aiuti a gestire la rabbia, definire i confini emotivi e costruire strategie per proteggere il proprio equilibrio finché non sarà possibile rendersi indipendente.
La possibilità di vivere altrove o di trovare spazi di autonomia non è una fuga, ma un modo per prendersi cura di sé e interrompere schemi relazionali dolorosi.
Dott.ssa Sara Petroni
dalle sue parole emerge una profonda sofferenza legata a un clima familiare conflittuale e poco contenitivo. È comprensibile provare rabbia, frustrazione e il desiderio di allontanarsi quando l’ambiente domestico diventa fonte di tensione continua.
La consapevolezza che qualcosa non funziona e la capacità di riconoscere le proprie emozioni sono già segnali importanti: rappresentano il primo passo verso un cambiamento. In situazioni come la sua può essere utile un percorso psicologico che l’aiuti a gestire la rabbia, definire i confini emotivi e costruire strategie per proteggere il proprio equilibrio finché non sarà possibile rendersi indipendente.
La possibilità di vivere altrove o di trovare spazi di autonomia non è una fuga, ma un modo per prendersi cura di sé e interrompere schemi relazionali dolorosi.
Dott.ssa Sara Petroni
Cara Sara,
leggendo le tue parole arriva con forza tutta la stanchezza e la rabbia che provi nel vivere in un clima familiare così carico di tensione. È comprensibile che tu ti senta sopraffatta, che faccia fatica a respirare e che desideri un po’ di serenità e di spazio per te. Non c’è nulla di sbagliato in questo: è il segno di un bisogno di protezione e di equilibrio che merita ascolto.
Spesso, quando in famiglia ci sono dinamiche difficili che si ripetono da tempo, può sembrare di non avere vie d’uscita. Ma il fatto che tu riesca ad osservare, attraverso le tue lenti, quello che accade, a dargli un nome e a chiederti come non ripeterlo, mostra già la tua voglia di cambiare. È un passo importante, perché significa che stai cercando un modo diverso di stare nelle relazioni, più in linea con ciò che senti e desideri.
Il tuo desiderio di indipendenza non è una fuga, ma un movimento naturale di crescita. È il modo con cui il sistema familiare, attraverso di te, sta forse cercando un nuovo equilibrio. Prepararti a costruire una tua vita autonoma, passo dopo passo, potrà essere la strada per ritrovare calma e contatto con te stessa, senza dover più scegliere tra amore e libertà.
Forse, in questo momento, potrebbe esserti utile uno spazio personale in cui dare voce a tutto questo senza paura di essere giudicata, per comprendere meglio i tuoi bisogni, riconoscere le tue emozioni e imparare a proteggerti senza chiuderti. Un percorso psicoterapeutico può offrirti proprio questo: un luogo dove rimettere ordine tra le emozioni, capire come le relazioni familiari hanno influenzato la tua storia e scoprire nuovi modi per stare in relazione con gli altri, senza perdere te stessa.
leggendo le tue parole arriva con forza tutta la stanchezza e la rabbia che provi nel vivere in un clima familiare così carico di tensione. È comprensibile che tu ti senta sopraffatta, che faccia fatica a respirare e che desideri un po’ di serenità e di spazio per te. Non c’è nulla di sbagliato in questo: è il segno di un bisogno di protezione e di equilibrio che merita ascolto.
Spesso, quando in famiglia ci sono dinamiche difficili che si ripetono da tempo, può sembrare di non avere vie d’uscita. Ma il fatto che tu riesca ad osservare, attraverso le tue lenti, quello che accade, a dargli un nome e a chiederti come non ripeterlo, mostra già la tua voglia di cambiare. È un passo importante, perché significa che stai cercando un modo diverso di stare nelle relazioni, più in linea con ciò che senti e desideri.
Il tuo desiderio di indipendenza non è una fuga, ma un movimento naturale di crescita. È il modo con cui il sistema familiare, attraverso di te, sta forse cercando un nuovo equilibrio. Prepararti a costruire una tua vita autonoma, passo dopo passo, potrà essere la strada per ritrovare calma e contatto con te stessa, senza dover più scegliere tra amore e libertà.
Forse, in questo momento, potrebbe esserti utile uno spazio personale in cui dare voce a tutto questo senza paura di essere giudicata, per comprendere meglio i tuoi bisogni, riconoscere le tue emozioni e imparare a proteggerti senza chiuderti. Un percorso psicoterapeutico può offrirti proprio questo: un luogo dove rimettere ordine tra le emozioni, capire come le relazioni familiari hanno influenzato la tua storia e scoprire nuovi modi per stare in relazione con gli altri, senza perdere te stessa.
Buonasera, dalle sue parole emerge una grande stanchezza emotiva, un dolore profondo che nasce da una convivenza difficile e da una sensazione di impotenza che la accompagna ormai da molto tempo. Vivere in un ambiente familiare carico di tensione, in cui ogni dialogo rischia di trasformarsi in uno scontro e dove non ci si sente ascoltati o rispettati, può logorare nel profondo. È comprensibile che provi rabbia, frustrazione e desiderio di fuga: sono emozioni coerenti con ciò che sta vivendo e rappresentano, in fondo, un tentativo di difendersi da un contesto che percepisce come ingiusto e soffocante. Quando si cresce in un clima dove le urla, le accuse e le reazioni sproporzionate sono frequenti, si impara spesso a vivere in una costante allerta. Il corpo e la mente rimangono tesi, sempre pronti a reagire, anche quando non sarebbe necessario. È come se non riuscisse mai davvero a rilassarsi, perché teme che da un momento all’altro possa esplodere l’ennesima lite. È normale, in situazioni simili, sentirsi esausti e perdere la pazienza anche per piccole cose, perché il livello di stress accumulato è già alto di per sé. Il fatto che lei riconosca quanto le arti marziali e gli ambienti positivi l’aiutino a stare meglio è un punto molto importante. Significa che sa individuare gli spazi in cui riesce a respirare e a sentirsi in equilibrio. Continuare a coltivare questi luoghi e questi momenti può aiutarla a mantenere una minima distanza emotiva dal caos familiare. Non si tratta di chiudersi o di negare il dolore, ma di costruire piccole zone di respiro dove poter ricaricare le energie e ricordarsi che non tutto il mondo funziona come l’ambiente in cui vive ora. Capisco anche il desiderio di indipendenza e la volontà di allontanarsi per iniziare una vita più serena. È un obiettivo legittimo e profondamente umano. Tuttavia, nell’attesa che questo possa concretizzarsi, può provare a concentrarsi su ciò che le consente di “sopravvivere” emotivamente. Può aiutare cercare di limitare le discussioni sterili, uscire appena può per prendere aria e ritrovare lucidità, scrivere ciò che sente per alleggerire la mente o parlarne con qualcuno che la fa sentire compresa, come i suoi nonni. Sono strategie semplici ma spesso preziose per non lasciarsi travolgere del tutto. È importante anche che non si colpevolizzi per la rabbia che prova. La rabbia, in questo caso, è una reazione a un senso di ingiustizia e di impotenza, non qualcosa che la definisce negativamente. Anzi, può essere vista come un segnale che le sta dicendo che ha bisogno di proteggere se stessa e di costruire confini più chiari. Ci vorrà del tempo, ma il fatto che lei rifletta su tutto questo, che si interroghi su come non diventare come sua madre, dimostra una consapevolezza che già la sta portando in una direzione diversa. Ogni volta che sceglie di fermarsi a capire cosa sente, invece di lasciarsi trascinare dal caos, compie un piccolo passo verso un modo più sano di stare nel mondo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, sua mamma non la può aiutare, anche perché, evidentemente, non vuole o non è consapevole che deve farsi aiutare. Può invece aiutare se stessa andandosene via di casa il più presto possibile e chiedendo un sostegno psicologico ad un professionista, anche gratuitamente, almeno per qualche incontro, presso il consultorio familiare della sua città. Cordiali saluti.
Cara Sara,
si sente chiaramente quanta rabbia e stanchezza porti dentro, ma anche quanta lucidità e forza abbia. È difficile vivere in un ambiente dove si urla, dove non si viene ascoltati e tutto sembra fermo da anni. È normale sentirsi così: non è colpa sua, sta solo reagendo a una situazione che la ferisce.
La cosa più importante ora è proteggersi. Non serve convincere sua madre o cambiare ciò che non vuole cambiare, ma cercare di non farsi risucchiare da quelle dinamiche. Continui a coltivare ciò che la fa stare bene, come le arti marziali, i nonni, gli amici, tutto ciò che le restituisce un po’ di calma e di respiro. Ogni momento che passa fuori da quell’ambiente è un passo verso di sé.
Finché non potrà andare a vivere da sola, provi a non restare intrappolata nelle discussioni: si allontani, respiri, scriva, chiami qualcuno. E se potesse avere un piccolo spazio con una psicologa, anche solo online, l’aiuterebbe a gestire la rabbia e a non farsi travolgere da quel dolore antico.
Lei non è come sua madre. Il fatto che si interroghi, che voglia capire e cambiare, è già la prova che sta andando in un’altra direzione. E piano piano, costruirà la sua vita libera e più serena.
Un caro saluto
Dott.ssa Valeria Mazzoli
si sente chiaramente quanta rabbia e stanchezza porti dentro, ma anche quanta lucidità e forza abbia. È difficile vivere in un ambiente dove si urla, dove non si viene ascoltati e tutto sembra fermo da anni. È normale sentirsi così: non è colpa sua, sta solo reagendo a una situazione che la ferisce.
La cosa più importante ora è proteggersi. Non serve convincere sua madre o cambiare ciò che non vuole cambiare, ma cercare di non farsi risucchiare da quelle dinamiche. Continui a coltivare ciò che la fa stare bene, come le arti marziali, i nonni, gli amici, tutto ciò che le restituisce un po’ di calma e di respiro. Ogni momento che passa fuori da quell’ambiente è un passo verso di sé.
Finché non potrà andare a vivere da sola, provi a non restare intrappolata nelle discussioni: si allontani, respiri, scriva, chiami qualcuno. E se potesse avere un piccolo spazio con una psicologa, anche solo online, l’aiuterebbe a gestire la rabbia e a non farsi travolgere da quel dolore antico.
Lei non è come sua madre. Il fatto che si interroghi, che voglia capire e cambiare, è già la prova che sta andando in un’altra direzione. E piano piano, costruirà la sua vita libera e più serena.
Un caro saluto
Dott.ssa Valeria Mazzoli
Cara Sara,
quello che scrivi è il racconto lucidissimo e purtroppo doloroso, di una figlia che ha vissuto per anni dentro a un ambiente emotivamente caotico e imprevedibile.
E quando si cresce in una casa dove la rabbia è cronica, dove la comunicazione è fatta di urla, sensi di colpa e vittimismo, desiderare distanza è una forma di autodifesa, non di mancanza d’amore.
Il rischio, semmai, è che quella rabbia resti lì, che diventi il tuo unico linguaggio. Ed è questo il punto su cui lavorare.
Finché resterai lì, non sprecare energie a cercare di cambiare tua madre o convincere tuo padre, non puoi salvare nessuno che non voglia salvarsi. Piuttosto continua verso la tua strada di indipendenza e nel frattempo se ne senti la necessità, parallelamente, avvia un percorso psicologico che ti possa aiutare a capire meglio come tutto ciò che hai vissuto ha influenzato la tua crescita e a supportarti i n questo momento di svolta. Spero di esserti stata d'aiuto. Saluti. Dr.ssa Debora Fiore
quello che scrivi è il racconto lucidissimo e purtroppo doloroso, di una figlia che ha vissuto per anni dentro a un ambiente emotivamente caotico e imprevedibile.
E quando si cresce in una casa dove la rabbia è cronica, dove la comunicazione è fatta di urla, sensi di colpa e vittimismo, desiderare distanza è una forma di autodifesa, non di mancanza d’amore.
Il rischio, semmai, è che quella rabbia resti lì, che diventi il tuo unico linguaggio. Ed è questo il punto su cui lavorare.
Finché resterai lì, non sprecare energie a cercare di cambiare tua madre o convincere tuo padre, non puoi salvare nessuno che non voglia salvarsi. Piuttosto continua verso la tua strada di indipendenza e nel frattempo se ne senti la necessità, parallelamente, avvia un percorso psicologico che ti possa aiutare a capire meglio come tutto ciò che hai vissuto ha influenzato la tua crescita e a supportarti i n questo momento di svolta. Spero di esserti stata d'aiuto. Saluti. Dr.ssa Debora Fiore
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