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Esperienze

Sono psicologa clinica e in formazione come psicoterapeuta sistemico‑familiare a Milano.
Offro uno spazio sicuro e rispettoso per ascoltare e accompagnare bambini, adolescenti, adulti, coppie e famiglie.
Il mio approccio è empatico e collaborativo: lavoro insieme a te per comprendere le difficoltà e attivare risorse concrete.
Credo che ogni percorso sia unico: costruisco con te obiettivi e strategie su misura.

Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica

Tipologia di visite

Consulenza online

Foto e video

Prestazioni e prezzi

  • Consulenza online

    70 €

  • Colloquio psicologico di coppia

    70 €

  • Colloquio psicologico individuale

    70 €

  • Consulenza psicologica

    Da 70 €

  • Orientamento scolastico

    70 €

Indirizzi (3)

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Studio di Psicologia - Dott.ssa Chiara Sidoti

Via Indipendenza 2 BIS/C, Busto Arsizio 21052

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  • Pazienti senza assicurazione sanitaria
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  • Pazienti senza assicurazione sanitaria
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Studio di psicologia

Via Goffredo Mameli 7, Busto Arsizio 21052

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  • Pazienti senza assicurazione sanitaria
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5 recensioni

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  • F

    Una professionista straordinaria. Fin dal primo incontro mi sono sentito ascoltato, compreso e mai giudicato. La sua competenza è evidente, ma ciò che fa davvero la differenza è l’umanità con cui accompagna nel percorso: attenta, empatica, capace di andare in profondità con grande delicatezza. Ogni seduta è uno spazio sicuro, in cui ci si sente liberi di essere sé stesso e di lavorare davvero su ciò che conta. Grazie a lei ho acquisito maggiore consapevolezza e strumenti concreti per stare meglio. Senza dubbio la migliore psicologa che potessi incontrare. Consigliatissima.

     • Studio di psicologia colloquio psicologico individuale  • 

  • L

    Sono una persona che non trova facile aprirsi con gli altri ma la dottoressa Sidoti mi ha subito fatto sentire a mio agio e mi ha aiutato ad affrontare argomenti che mi ero sempre tenuto dentro

     • Studio di psicologia colloquio psicologico individuale  • 

  • C

    Esperienza di seduta molto accogliente e di grande professionalità. Mi sono sentita ascoltata e capita, mi ha molto aiutato.

     • Studio di psicologia consulenza psicologica  • 

  • M

    La dottoressa mi ha fatta sentire accolta fin dal primo incontro. Ha un modo di fare caldo, gentile e profondamente umano, che mi ha permesso di sentirmi capita e al sicuro. Per me aprirmi non è mai stato semplice, ma con lei è successo in modo spontaneo, senza pressioni.
    Sto iniziando a vedere i primi risultati del percorso e questo mi dà ancora più fiducia nel continuare.
    La consiglio sinceramente a chi cerca una professionista empatica, competente e capace di creare un ambiente in cui ci si sente davvero ascoltati.

     • Studio di psicologia consulenza psicologica  • 

  • F

    Eravamo in crisi e litigavamo per tutto. In terapia con la Dott.ssa Sidoti e la sua collega ho trovato un supporto incredibile. Lavorano insieme e questo fa davvero la differenza!
    Il loro approccio si concentra sulle emozioni, aiutandoci a capire cosa c'era davvero sotto i nostri litigi.
    Non abbiamo solo smesso di discutere; abbiamo imparato a parlare e ad ascoltarci a un livello nuovo. Oggi la nostra relazione è più forte e serena.
    Se la vostra coppia è in difficoltà, rivolgetevi a loro con fiducia. Una vera svolta!

     • Studio di psicologia consulenza psicologica  • 

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 3 domande da parte di pazienti di MioDottore

Domande su colloquio psicologico

Buongiorno, ho 25 anni, e a Maggio mi sono trasferita col mio ragazzo in un'altra città, per lavoro. Sono 5 anni che stiamo insieme, ed erano mesi e mesi che volevo andare a convivere perché non riuscivo più a stare lontana da lui (abitavamo lontani e ci vedevamo solo nel fine settimana), ma non potevamo perché studiavamo ancora e non potevamo mantenerci. Arrivata questa opportunità, sono stata felicissima: avremmo avuto la nostra casa, finalmente il lavoro dei nostri sogni, vivere una vita tranquilla facendo quel che più ci piaceva. Il problema è che le cose sono iniziate ad andare male dopo che, iniziato il lavoro, mi sono trovata malissimo lì. Già da prima soffrivo di disturbo di ansia generalizzato, che mi portava a essere eccessivamente preoccupata per il mio ragazzo quando non eravamo insieme, ma speravo sarebbe migliorato conoscendo gente a lavoro e facendo cose nuove, divertendosi, ecc. Invece è peggiorato tutto. Un ambiente di lavoro e colleghi che non mi rendono felice, anzi, in questi mesi hanno aumentato la mia ansia.

Ho fatto soffrire tanto il mio compagno a causa delle mie crisi e i miei attacchi di panico, ma lui mi è stato sempre vicino, pur soffrendo tanto, a volte crollando anche lui, ma ogni volta riprendendosi e dandomi tutta la forza e la motivazione che io non riuscivo ad avere. Avrei dovuto lasciare il lavoro, ma non l'ho ancora fatto per vari motivi, soprattutto economici e perché ogni volta mi dicevo "forse sono io il problema, provo ancora un po' a resistere". Ma i continui attacchi hanno peggiorato la situazione, finché non sono caduta in depressione. Sono in cura da uno psicologo, ma ho iniziato da poco, e prendo da un mese un antidepressivo. Gli attacchi di panico si sono ridotti, ma ho poca voglia di vedere le persone, gli amici, tendo a isolarmi, e soprattutto la cosa che mi fa più paura è che mi sono allontanata dal mio ragazzo.

Ed è questo che vorrei sapere: è normale che di colpo sia accaduto questo allontanamento? Mi spiego: lui mi sta sempre accanto, mi incoraggia sempre, la mattina quando ho poca voglia di alzarmi mi aiuta senza forzarmi, mi coinvolge in un po' di stretching mattutino, mi spinge a fare attività fisica e il corso di canto anche quando vorrei solo tornare a casa a piangere. Una persona perfetta, insomma. Tra di noi non c'è nulla che non va, e ripeto, vivere una vita con lui è quello che ho sempre voluto, ma adesso sento di essermi distaccata e vorrei capire se è normale per la malattia. Distaccata nel senso che improvvisamente è come se tutti i sentimenti si fossero spenti, e mi sento in colpa, perché ho paura di non riuscire più ad amarlo, e non voglio, io volevo vivere la mia vita con lui e voglio che sia così, ma in questo momento di estremo sconforto non riesce ad aiutarmi nemmeno la sua presenza. Questo è il punto: ho paura perché vorrei che soltanto la sua presenza mi rendesse più tranquilla e felice, vorrei che tornare a casa e vederlo e stare assieme la sera riuscissero a cancellare la tristezza e lo stress al lavoro, ma non succede. E quindi mi chiedo, è normale che sia così? Fa parte di ciò che sto attraversando? Questa cosa mi logora, perché da brava paranoica quale sono vorrei convincermi che sì, è la malattia, perché non ho interesse nel vedere neanche gli amici, e invece no, mi instillo sempre da sola il dubbio "e se invece non lo amassi più?".

Continuo a crearmi dubbi e allontanarmi, ad avere paura di vederlo per paura di non dargli amore nè provarlo, è un circolo vizioso, più penso che mi sto allontanando più mi allontano. Vorrei guardare nel futuro per sapere se questi dubbi passeranno una volta guarita, se quando tornerò ad essere felice non avrò più dubbi sul mio amore verso di lui. Leggendo fa fuori la risposta sembra ovvia, ma dentro di me è un subbuglio di ansia e preoccupazione, di dubbio, di paura. Non voglio buttare all'aria quello che abbiamo costruito. Nè i nostri sogni, e soprattutto non voglio che stia male. Ma in questo momento non riesce a tirarmi su nemmeno il suo amore. Dentro di me è un casino perché mi aspetto dei riscontri nella realtà (del tipo, lo vedo e mi sento felicissima, quindi sto tranquilla perché vuol dire che è solo un momento), ma non accade. Vorrei sapere se è normale e come dovrei affrontare la cosa al meglio, per non rovinare il rapporto, in attesa di stare meglio con me stessa. Grazie

Buongiorno. Grazie per aver condiviso la sua storia in modo così autentico. Leggendola, si avverte quanto questo progetto di vita — così desiderato e finalmente realizzato — sia stato investito di aspettative riparatrici che oggi si scontrano con una realtà faticosa, specialmente sul piano lavorativo.

È comprensibile che lei si senta smarrita nel non ritrovare, nella vicinanza del suo compagno, quell'euforia che si aspettava. Tuttavia, questo 'silenzio emotivo' non è necessariamente un verdetto sul vostro amore: quando il sistema individuale è saturo di ansia e stanchezza, spesso si mette in protezione, 'abbassando l'interruttore' delle emozioni per gestire l'urto del cambiamento. Il dubbio che la tormenta sembra essere diventato il linguaggio con cui la sua ansia cerca di dare un nome a un malessere che ha radici altrove.

Più lei cerca una prova immediata del suo sentimento, più questo sembra sfuggirle, creando un circolo vizioso che genera solo colpa. Provi a darsi il permesso di non 'dover sentire' qualcosa a tutti i costi proprio ora. Il fatto che lei si preoccupi così tanto di proteggere il vostro legame è già un atto di cura profondo. Si conceda di abitare questo spazio di fragilità senza fretta, usando il percorso terapeutico appena iniziato per dare senso a ciò che accade, mentre il suo compagno continua a essere il suo porto sicuro, anche se ora la nebbia non le permette di vederlo chiaramente.

Dott.ssa Chiara Sidoti

Domande su Ansia

Ho 53 anni, sposata con due figli adolescenti. In quattro anni ho perso mio padre in 4 mesi, mio marito è stato operato per tumore grave, ho perso mia mamma dopo averla curata per 7 anni di Parkinson.Mi sono buttata nel lavoro ma è un lavoro strssantissimo, pieno di scadenze e l'anno scorso dopo le ferie 2017 sono letteralmente scoppiata. Ero già stata in cura per depressione quando sono nati i miei figli.poi sembrava fossi diventata invincibile. Pensavo a tutto io. Adesso temo il giudizio degli altri, mi sento insicura, anche nel mio lavoro che faccio da 30 anni, in famiglia faccio fatica a pensare alle faccende domestiche, preparare il cibo è un supplizio. Sono in cura da uno psicoterapeuta/psichiatra. Devo lasciare andare il giudizio verso me stessa troppo rigido, lasciarmi scivolare le situazioni difficili, recuperare un rapporto di coppia e altro lavoro. Ma quando mi prendono questi stati ansiosi o depressivi è difficile pensare di uscirne dopo un anno. Grazie a tutti per le risposte.

Buongiorno. Leggendo la sua storia mi è venuta in mente l'immagine di una persona che per moltissimo tempo ha funzionato come un 'porto sicuro' per l'intera famiglia. È normale che, dopo aver curato per anni la malattia e il dolore altrui, il suo sistema abbia avuto bisogno di fermarsi.

Vorrei sottolineare quanto sia significativo che lei sia già impegnata in un percorso terapeutico: è il segno che, nonostante la fatica, la sua parte vitale è attiva e ha saputo chiedere soccorso. Spesso tendiamo a giudicarci per i sintomi (l'ansia, la svogliatezza), ma il fatto che lei si stia prendendo cura di sé con l'aiuto di professionisti è la risorsa più grande che può mettere in campo anche per i suoi figli e suo marito. Non è un anno 'perso', ma un anno di 'ricostruzione' necessario dopo quattro anni di emergenza continua.

Dott.ssa Chiara Sidoti
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