Ho problemi in famiglia, sono un ragazzo di 22 anni negli ultimi mesi non riesco più a stare tranqui
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Ho problemi in famiglia, sono un ragazzo di 22 anni negli ultimi mesi non riesco più a stare tranquillo dato che mio padre e mia madre hanno un rapporto strano si scrivono messaggi che turbano mia madre, mio padre di nascosto scrive con un altro account whatsapp privato in anonimato e mia madre continua a dirmi di bloccarlo ma quando mia madre è lontana dal proprio telefono, lui si sblocca da solo e non so che fare sinceramente e da giorni che ormai non dormo tranquillo
Buonasera, credo che il fatto che lei non riesca più a dormire tranquillo è un segnale importante: il suo corpo le sta dicendo che sta assorbendo molto stress emotivo. Provi, per quanto possibile, a mettere un piccolo confine: ascoltare sua madre senza sentirsi obbligato a risolvere tutto. Un caro saluto
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Salve ....cerca di parlare in maniera chiara ed esplicita con i tuoi genitori ,magari separatamente e raccontargli quello che stai dicendo a noi adesso e come ti fa sentire tutto ciò, sopratutto se hai un buon rapporto con loro cerca di sentirti libero e dirgli quello che provi o se invece non hai un buon rapporto cerca comunque ,in maniera più democratica di spiegargli comunque il tuo disagio e chiedere cosa succede tra loro, tu sei i loro figlio vedrai che se crei una comunicazione sana e chiara ti daranno dei chiarimenti in merito.
Se vuoi mi puoi scrivere per darti una mano anche qui, resto a disposizione.
Un caro saluto :)
Dr. Jasmine Scioscia
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Un caro saluto :)
Dr. Jasmine Scioscia
Ciao e bentrovato.
Capisco quanto questa situazione possa essere disorientante.
E’ complicato trovarsi nel ruolo di mediatore, nel mezzo del conflitto dei propri genitori. Forse, senti dentro di te la spinta a fare qualcosa, per proteggere uno di loro o la relazione. Magari, senti anche di dover essere tu a risolvere la tensione, riportare equilibrio, gestire tutto e controllare tutto.
Tuttavia, questo è un peso enorme per un ragazzo di 22 anni. Potrebbe essere importante ricordarsi – anche in questo momento difficile – che tu sei il figlio e loro i genitori. Non viceversa.
Il fatto che ne sia impattato il tuo sonno rende l’idea di quanta allerta tu stia sperimentando. E’ destabilizzante per un figlio, percepirsi in mezzo a dinamiche che nemmeno gli appartengono davvero. Può generare l’idea di essere intrappolati o impotenti, perché non si ha tra le mani una soluzione. Il tuo corpo si fa portatore di tutto questo e si alterna, in questo caso impedendoti di dormire serenamente.
E se fosse utile, in questo caso, cambiare prospettiva? Anziché chiederti come mai il loro rapporto è “strano” (come lo hai definito tu) o come si possono riportare le cose a una situazione più funzionale, puoi domandarti: “Che effetto sta avendo tutto questo su di me? Che fine fanno i miei bisogni emotivi?”.
Dedicarti in questo modo ai tuoi genitori ci parla di quanto bene sai volergli, ma porta il rischio di perdere il focus su di te, in un momento di costruzione identitaria importante come la prima età adulta.
Il mio consiglio è quello di parlare con uno psicoterapeuta. Hai diritto a tutelarti da tutto questo conflitto e a lasciare andare i problemi che i tuoi genitori attraversano a livello relazionale. A volte, mettere dei confini è un gesto d’amore, verso sé stessi e verso gli altri, per vivere affetti sani e sostenibili. Se oggi fai qualcosa di più per te, magari tra venti o trent’anni riguarderai indietro e ti sarai grato.
Un caro saluto
Capisco quanto questa situazione possa essere disorientante.
E’ complicato trovarsi nel ruolo di mediatore, nel mezzo del conflitto dei propri genitori. Forse, senti dentro di te la spinta a fare qualcosa, per proteggere uno di loro o la relazione. Magari, senti anche di dover essere tu a risolvere la tensione, riportare equilibrio, gestire tutto e controllare tutto.
Tuttavia, questo è un peso enorme per un ragazzo di 22 anni. Potrebbe essere importante ricordarsi – anche in questo momento difficile – che tu sei il figlio e loro i genitori. Non viceversa.
Il fatto che ne sia impattato il tuo sonno rende l’idea di quanta allerta tu stia sperimentando. E’ destabilizzante per un figlio, percepirsi in mezzo a dinamiche che nemmeno gli appartengono davvero. Può generare l’idea di essere intrappolati o impotenti, perché non si ha tra le mani una soluzione. Il tuo corpo si fa portatore di tutto questo e si alterna, in questo caso impedendoti di dormire serenamente.
E se fosse utile, in questo caso, cambiare prospettiva? Anziché chiederti come mai il loro rapporto è “strano” (come lo hai definito tu) o come si possono riportare le cose a una situazione più funzionale, puoi domandarti: “Che effetto sta avendo tutto questo su di me? Che fine fanno i miei bisogni emotivi?”.
Dedicarti in questo modo ai tuoi genitori ci parla di quanto bene sai volergli, ma porta il rischio di perdere il focus su di te, in un momento di costruzione identitaria importante come la prima età adulta.
Il mio consiglio è quello di parlare con uno psicoterapeuta. Hai diritto a tutelarti da tutto questo conflitto e a lasciare andare i problemi che i tuoi genitori attraversano a livello relazionale. A volte, mettere dei confini è un gesto d’amore, verso sé stessi e verso gli altri, per vivere affetti sani e sostenibili. Se oggi fai qualcosa di più per te, magari tra venti o trent’anni riguarderai indietro e ti sarai grato.
Un caro saluto
Quello che stai vivendo sembra molto pesante e comprendo quanto questa situazione possa averti portato stress e confusione, soprattutto fino a influire sul sonno e sulla tranquillità quotidiana. A volte, quando ci si trova coinvolti nelle difficoltà dei propri genitori, è facile sentirsi in mezzo e caricarsi di responsabilità che fanno soffrire. Potrebbe esserti utile trovare uno spazio in cui poter parlare di ciò che provi e ritrovare un po’ di serenità, senza dover gestire tutto da solo.
Un caro saluto.
Un caro saluto.
Gentile ragazzo, capisco perché questa situazione la stia turbando. Quando un figlio si trova coinvolto nelle tensioni tra i genitori, soprattutto se ci sono messaggi, controlli, account nascosti o comportamenti poco chiari, è facile sentirsi responsabili di dover capire, proteggere, bloccare, controllare.
Però il primo punto importante è questo: lei può voler bene a sua madre e aiutarla, ma non può diventare il custode del rapporto tra sua madre e suo padre. Non è lei che deve fare da tecnico, giudice, mediatore o protezione principale. Questo ruolo, alla lunga, rischia di farla stare sempre in allarme, come sta già accadendo con il sonno.
In concreto, proverei a distinguere due piani. Se si tratta di messaggi che disturbano ma non c’è pericolo, sua madre dovrebbe essere aiutata a chiarire direttamente la situazione, magari con il supporto di una persona adulta di fiducia o di un professionista. Se invece ci sono minacce, paura concreta, accessi non autorizzati al telefono o comportamenti persecutori, allora non va gestita solo in famiglia: è importante chiedere aiuto a servizi competenti, forze dell’ordine o centri dedicati alla tutela.
Per la parte pratica, può suggerire a sua madre di mettere in sicurezza il telefono: cambiare password, controllare WhatsApp Web/dispositivi collegati, attivare verifiche di sicurezza e farsi aiutare da qualcuno competente. Ma questo non deve diventare un compito tutto suo.
Il punto più importante, per lei, è uscire dalla posizione di figlio che deve risolvere il problema dei genitori. Può dire a sua madre qualcosa di semplice: “Ti voglio aiutare, ma questa situazione mi sta facendo stare male. Dobbiamo coinvolgere un adulto o un professionista, perché io da solo non posso gestirla”.
Se da giorni non dorme tranquillo, non lo sottovaluti. Il suo corpo le sta dicendo che sta portando un peso troppo grande. Parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarla a capire come proteggersi emotivamente senza abbandonare sua madre, ma anche senza caricarsi una responsabilità che non le appartiene.
Non deve scegliere tra aiutare e stare male. Può aiutare meglio proprio rimettendo dei confini.
Un caro saluto.
Però il primo punto importante è questo: lei può voler bene a sua madre e aiutarla, ma non può diventare il custode del rapporto tra sua madre e suo padre. Non è lei che deve fare da tecnico, giudice, mediatore o protezione principale. Questo ruolo, alla lunga, rischia di farla stare sempre in allarme, come sta già accadendo con il sonno.
In concreto, proverei a distinguere due piani. Se si tratta di messaggi che disturbano ma non c’è pericolo, sua madre dovrebbe essere aiutata a chiarire direttamente la situazione, magari con il supporto di una persona adulta di fiducia o di un professionista. Se invece ci sono minacce, paura concreta, accessi non autorizzati al telefono o comportamenti persecutori, allora non va gestita solo in famiglia: è importante chiedere aiuto a servizi competenti, forze dell’ordine o centri dedicati alla tutela.
Per la parte pratica, può suggerire a sua madre di mettere in sicurezza il telefono: cambiare password, controllare WhatsApp Web/dispositivi collegati, attivare verifiche di sicurezza e farsi aiutare da qualcuno competente. Ma questo non deve diventare un compito tutto suo.
Il punto più importante, per lei, è uscire dalla posizione di figlio che deve risolvere il problema dei genitori. Può dire a sua madre qualcosa di semplice: “Ti voglio aiutare, ma questa situazione mi sta facendo stare male. Dobbiamo coinvolgere un adulto o un professionista, perché io da solo non posso gestirla”.
Se da giorni non dorme tranquillo, non lo sottovaluti. Il suo corpo le sta dicendo che sta portando un peso troppo grande. Parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarla a capire come proteggersi emotivamente senza abbandonare sua madre, ma anche senza caricarsi una responsabilità che non le appartiene.
Non deve scegliere tra aiutare e stare male. Può aiutare meglio proprio rimettendo dei confini.
Un caro saluto.
Buongiorno, immagino la sua inquietudine in questa situazione. Ha parlato con suo padre di ciò che succede e di come sta lei nell'esserne a conoscenza?
Gentile utente,
capisco perfettamente la sua preoccupazione e quanto questa situazione le tolga la serenità. Alla sua età è molto faticoso trovarsi in mezzo alle dinamiche e alle tensioni di coppia dei propri genitori.
Vista la sofferenza che sta vivendo, valutare di dedicarsi uno spazio di supporto con un professionista potrebbe essere una buona opportunità per ritrovare un po' di tranquillità.
Le mando un caro saluto e, per qualsiasi necessità, sono a disposizione, anche online.
Dott.ssa Marta Romano
capisco perfettamente la sua preoccupazione e quanto questa situazione le tolga la serenità. Alla sua età è molto faticoso trovarsi in mezzo alle dinamiche e alle tensioni di coppia dei propri genitori.
Vista la sofferenza che sta vivendo, valutare di dedicarsi uno spazio di supporto con un professionista potrebbe essere una buona opportunità per ritrovare un po' di tranquillità.
Le mando un caro saluto e, per qualsiasi necessità, sono a disposizione, anche online.
Dott.ssa Marta Romano
Gentile utente,
percepisco la pesantezza del forte carico emotivo della situazione in cui ti trovi. Mi arriva la stanchezza e l'ansia nel ritrovarsi in un tale triangolo. Da figlio è destabilizzante trovarsi nel mezzo di tese dinamiche genitoriali.
La tua sofferenza, nasce da tutto un carico che non dovresti portare tu, ma che riguarda i tuoi genitori. Tua madre ti chiede di agire per lei, e tuo padre agisce di nascosto, e tu ti ritrovi nel mezzo di un conflitto. In questi casi, prendere le parti di uno o dell'altro genitore è un compito estenuante, che non ti spetta, e che non ti permette di vivere la tua vita con serenità, perché incastrato nel dover fare da tramite fra loro.
Il problema coniugale che stanno vivendo, è della coppia, e loro due hanno la responsabilità di affrontarlo, da adulti, e se necessario con l'aiuto di un professionista. A tal proposito ti chiedo: cosa succederebbe se provassi a fare un passo indietro da questo loro "gioco"?
Concludo dicendo, tu hai il diritto di riprenderti il tuo spazio, e vivere più serenamente il tuo ruolo, che è quello di figlio. Ti auguro di riuscire a riacquisire serenità.
Cordiali saluti, Dott.ssa Simona Fresu
percepisco la pesantezza del forte carico emotivo della situazione in cui ti trovi. Mi arriva la stanchezza e l'ansia nel ritrovarsi in un tale triangolo. Da figlio è destabilizzante trovarsi nel mezzo di tese dinamiche genitoriali.
La tua sofferenza, nasce da tutto un carico che non dovresti portare tu, ma che riguarda i tuoi genitori. Tua madre ti chiede di agire per lei, e tuo padre agisce di nascosto, e tu ti ritrovi nel mezzo di un conflitto. In questi casi, prendere le parti di uno o dell'altro genitore è un compito estenuante, che non ti spetta, e che non ti permette di vivere la tua vita con serenità, perché incastrato nel dover fare da tramite fra loro.
Il problema coniugale che stanno vivendo, è della coppia, e loro due hanno la responsabilità di affrontarlo, da adulti, e se necessario con l'aiuto di un professionista. A tal proposito ti chiedo: cosa succederebbe se provassi a fare un passo indietro da questo loro "gioco"?
Concludo dicendo, tu hai il diritto di riprenderti il tuo spazio, e vivere più serenamente il tuo ruolo, che è quello di figlio. Ti auguro di riuscire a riacquisire serenità.
Cordiali saluti, Dott.ssa Simona Fresu
I problemi che riguardano la relazione tra i suoi genitori non sono di sua responsabilità loro non devono coinvolgerla in questo, ma se non lo capiscono da soli, lei autonomamente può dire che non vuole entrarci in questo gioco tra loro. Lei è figlio e n on il loro mediatore, non è sua responsabilità tutto ciò.
Buongiorno, se vuoi ne possiamo parlare in call così magari spiega meglio e abbiamo più tempo gratutamente. Mi mandi pure così ci accordiamo
Buonasera. Mi sembra che i suoi genitori la stiano coinvolgendo nelle proprie problematiche cosi da causarle una intensa sofferenza. Può essere utile rivolgersi ad uno psicologo specialista in problematiche familiari per non gestire da solo questa situazione, comprendere e analizzare le dinamiche relazionali disfunzionali nel sistema familiare e acquisire degli strumenti efficaci a trovare "la giusta distanza" nel rapporto con i suoi genitori.
Dott.ssa Alessandra Marra
Dott.ssa Alessandra Marra
Quello che sta vivendo sembra molto pesante da sostenere, soprattutto perché si trova coinvolto in dinamiche di coppia che la mettono in una posizione difficile tra sua madre e suo padre. È comprensibile che tutto questo le provochi ansia, confusione e difficoltà a dormire. Da ciò che racconta, però, è importante che lei non si senta responsabile di controllare, verificare o “gestire” il rapporto tra i suoi genitori. Quando un figlio viene coinvolto in conflitti o sospetti della coppia, può caricarsi di un peso emotivo molto grande, rischiando di trascurare il proprio benessere. Il fatto che da giorni non riesca a stare tranquillo è un segnale da ascoltare. Potrebbe esserle utile parlare con una persona esterna e competente — uno psicologo o uno psicoterapeuta — che possa aiutarla a ritrovare uno spazio suo, separato dalle tensioni familiari, e a capire come proteggersi emotivamente da questa situazione. Non deve affrontarla da solo.
Mi dispiace che tu stia vivendo una situazione così pesante. Ti senti sotto pressione, soprattutto perché ti trovi in mezzo ai conflitti dei tuoi genitori e avverti anche il peso di “dover risolvere” qualcosa che in realtà non dipende da te.
È importante ricordare che non sei responsabile del rapporto tra tua madre e tuo padre. Puoi supportare tua madre come figlio, ma non puoi controllare le scelte, i comportamenti o la fiducia tra loro due. Il fatto che tu non riesca più a dormire tranquillo, potrebbe essere un segnale che questa situazione sta iniziando a consumarti emotivamente.
Un colloquio psicologico ti aiuterebbe a riflettere su cosa ti destabilizza davvero di questa situazione e come porre dei limiti senza sentirti in colpa
È importante ricordare che non sei responsabile del rapporto tra tua madre e tuo padre. Puoi supportare tua madre come figlio, ma non puoi controllare le scelte, i comportamenti o la fiducia tra loro due. Il fatto che tu non riesca più a dormire tranquillo, potrebbe essere un segnale che questa situazione sta iniziando a consumarti emotivamente.
Un colloquio psicologico ti aiuterebbe a riflettere su cosa ti destabilizza davvero di questa situazione e come porre dei limiti senza sentirti in colpa
Salve quella che lei descrive è sicuramente una situazione complessa in cui si sente in dovere di fare qualcosa per riportare la pace. In questo momento però ciò che può fare è chiedere aiuto per sé, visto il malessere che prova e la sensazione di essere incastrato tra i due genitori. Lei può essere responsabile solo di sé e della sua salute, se la sua famiglia non riconosce questi comportamenti come portatori di sofferenza. valuti un aiuto psicologico con un professionista per dare spazio a ciò che vive.
Buonasera, quello che descrive è una situazione che, soprattutto alla sua età, può risultare estremamente pesante da reggere emotivamente, perché la famiglia rappresenta normalmente un punto di sicurezza e stabilità, e quando questa stabilità viene percepita come minacciata o confusa è naturale sentirsi disorientati, in allarme e con un forte calo della serenità personale. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, una prima cosa importante da osservare è l’impatto che questa situazione sta avendo su di lei, più ancora della situazione stessa. Quando si viene esposti a dinamiche familiari ambigue o conflittuali, la mente tende spesso a entrare in uno stato di iperattivazione, come se dovesse continuamente monitorare, controllare, capire cosa stia accadendo e prevenire possibili conseguenze. Questo tipo di attivazione mentale, se prolungata, può portare facilmente a insonnia, tensione costante e una sensazione di perdita di controllo. In questi casi è anche frequente che si crei un coinvolgimento emotivo molto forte nelle dinamiche tra i genitori, quasi come se si venisse “tirati dentro” una situazione che però non dipende da lei e che, per sua natura, non è sotto il suo controllo diretto. Questo è un punto centrale: quando si prova a gestire o risolvere conflitti relazionali complessi tra adulti, si rischia di assumere un peso emotivo che diventa rapidamente insostenibile. Il fatto che lei non riesca a dormire tranquillamente è un segnale importante del livello di attivazione interna che sta vivendo. Non è tanto la singola dinamica in sé a generare sofferenza, quanto il continuo rimuginio, il tentativo di capire cosa sia giusto fare, il senso di responsabilità e probabilmente anche il timore che qualcosa possa peggiorare se non interviene. In una prospettiva psicologica, può essere utile iniziare a distinguere tra ciò che è sotto il suo controllo e ciò che non lo è. Non perché questo risolva il problema familiare, ma perché aiuta a ridurre il carico mentale che sta ricadendo su di lei. Il suo ruolo, per quanto importante sul piano affettivo, non è quello di mediatore o risolutore delle dinamiche tra i suoi genitori, e questo spostamento di responsabilità è spesso una delle fonti principali di ansia in situazioni come questa. Allo stesso tempo, è fondamentale dare spazio a quello che lei sta vivendo: preoccupazione, confusione, forse anche rabbia o impotenza. Tutte emozioni comprensibili, ma che diventano difficili da sostenere quando rimangono senza contenimento o senza uno spazio di elaborazione adeguato. In situazioni come la sua, un percorso di supporto psicologico può essere molto utile non tanto per “decidere cosa fare al posto suo”, ma per aiutarla a ridurre l’attivazione costante, ritrovare un sonno più stabile e soprattutto costruire una posizione interna più solida rispetto a ciò che può e non può gestire all’interno della famiglia. Questo tipo di lavoro aiuta spesso a recuperare un senso di stabilità anche quando il contesto esterno rimane complesso. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
la situazione che sta vivendo è molto pesante, soprattutto perché la coinvolge direttamente anche se, in realtà, è qualcosa che appartiene alla relazione tra i suoi genitori. Il fatto che lei non riesca più a dormire tranquillo è un segnale chiaro di quanto questa tensione la stia toccando in profondità.
C’è un punto fondamentale da mettere subito a fuoco: lei si è trovato in mezzo a una dinamica che non dovrebbe riguardarla. Sua madre le chiede di intervenire, di bloccare suo padre, e questo la mette in una posizione molto difficile, quasi come se dovesse “gestire” qualcosa che non è di sua responsabilità. È comprensibile che si senta confuso e sotto pressione.
Quello che descrive, cioè il controllo dei telefoni, i blocchi, gli sblocchi, i messaggi nascosti, crea un clima di sospetto continuo. Vivere dentro a questo tipo di tensione porta facilmente ansia, pensieri continui e difficoltà a rilassarsi, come sta accadendo a lei.
È importante dirle con chiarezza che non è suo compito controllare suo padre né fare da mediatore tra loro. Anche se sua madre le chiede aiuto, questo tipo di coinvolgimento rischia di farla stare sempre peggio, perché la mette in un ruolo che non le spetta e da cui è difficile uscire senza sensi di colpa.
Quello che può fare, invece, è provare a mettere un limite. Non significa abbandonare sua madre, ma dirle, con calma, che questa situazione la sta facendo stare male e che non riesce a gestirla. Può esserle vicino come figlio, ascoltarla, ma senza entrare nelle azioni concrete come controllare o bloccare suo padre.
Allo stesso tempo, può essere utile trovare uno spazio per sé, anche piccolo, dove non sia immerso in questa dinamica. Se possibile, allontanarsi fisicamente per qualche momento, parlare con qualcuno di fiducia o anche valutare un confronto con un professionista, perché lo stress che sta accumulando merita attenzione.
Il fatto che non dorma da giorni non va sottovalutato. Quando il corpo arriva a questo livello di attivazione, è importante iniziare a proteggersi da ciò che lo alimenta, per quanto possibile.
Capisco anche il senso di impotenza: vedere i propri genitori in difficoltà e non sapere cosa fare è molto difficile. Ma proprio per questo è importante distinguere ciò che può fare da ciò che non dipende da lei.
Se vuole,
possiamo anche ragionare insieme su come dire a sua madre queste cose senza ferirla, perché spesso è questo il passaggio più difficile.
la situazione che sta vivendo è molto pesante, soprattutto perché la coinvolge direttamente anche se, in realtà, è qualcosa che appartiene alla relazione tra i suoi genitori. Il fatto che lei non riesca più a dormire tranquillo è un segnale chiaro di quanto questa tensione la stia toccando in profondità.
C’è un punto fondamentale da mettere subito a fuoco: lei si è trovato in mezzo a una dinamica che non dovrebbe riguardarla. Sua madre le chiede di intervenire, di bloccare suo padre, e questo la mette in una posizione molto difficile, quasi come se dovesse “gestire” qualcosa che non è di sua responsabilità. È comprensibile che si senta confuso e sotto pressione.
Quello che descrive, cioè il controllo dei telefoni, i blocchi, gli sblocchi, i messaggi nascosti, crea un clima di sospetto continuo. Vivere dentro a questo tipo di tensione porta facilmente ansia, pensieri continui e difficoltà a rilassarsi, come sta accadendo a lei.
È importante dirle con chiarezza che non è suo compito controllare suo padre né fare da mediatore tra loro. Anche se sua madre le chiede aiuto, questo tipo di coinvolgimento rischia di farla stare sempre peggio, perché la mette in un ruolo che non le spetta e da cui è difficile uscire senza sensi di colpa.
Quello che può fare, invece, è provare a mettere un limite. Non significa abbandonare sua madre, ma dirle, con calma, che questa situazione la sta facendo stare male e che non riesce a gestirla. Può esserle vicino come figlio, ascoltarla, ma senza entrare nelle azioni concrete come controllare o bloccare suo padre.
Allo stesso tempo, può essere utile trovare uno spazio per sé, anche piccolo, dove non sia immerso in questa dinamica. Se possibile, allontanarsi fisicamente per qualche momento, parlare con qualcuno di fiducia o anche valutare un confronto con un professionista, perché lo stress che sta accumulando merita attenzione.
Il fatto che non dorma da giorni non va sottovalutato. Quando il corpo arriva a questo livello di attivazione, è importante iniziare a proteggersi da ciò che lo alimenta, per quanto possibile.
Capisco anche il senso di impotenza: vedere i propri genitori in difficoltà e non sapere cosa fare è molto difficile. Ma proprio per questo è importante distinguere ciò che può fare da ciò che non dipende da lei.
Se vuole,
possiamo anche ragionare insieme su come dire a sua madre queste cose senza ferirla, perché spesso è questo il passaggio più difficile.
Capisco quanto questa situazione possa essere pesante e destabilizzante per lei. Trovarsi coinvolto nei conflitti e nelle dinamiche di coppia dei propri genitori può generare molta ansia, senso di impotenza, preoccupazione continua e anche difficoltà nel riposare serenamente, proprio come sta accadendo a lei in questo periodo.
Da ciò che racconta, sembra che lei si trovi in una posizione molto difficile: da una parte sua madre le chiede aiuto e supporto, dall’altra lei probabilmente sente di non avere realmente il controllo della situazione. È importante però ricordare che i problemi relazionali tra i suoi genitori non possono e non devono ricadere interamente sulle sue spalle. Lei è il figlio, non il mediatore della coppia.
Il fatto che stia perdendo il sonno e vivendo un forte stato di tensione è un segnale da non sottovalutare. Quando restiamo a lungo immersi in un clima familiare conflittuale o ambiguo, il nostro corpo e la nostra mente possono reagire con insonnia, pensieri continui, agitazione, tristezza o irritabilità.
Potrebbe esserle utile cercare, per quanto possibile, di mettere alcuni confini emotivi rispetto alle dinamiche dei suoi genitori. Aiutare sua madre come figlio è comprensibile, ma non dovrebbe sentirsi responsabile di controllare i comportamenti di suo padre o di “risolvere” la situazione. Spesso, quando si entra troppo nel conflitto dei genitori, il carico emotivo diventa eccessivo.
In questo momento sarebbe importante anche che lei si prenda cura del proprio benessere: cercare spazi di calma, parlare con qualcuno di fiducia, non isolarsi e provare a non rimanere costantemente concentrato sul problema familiare.
Dato il livello di stress e il disagio che sta vivendo, le consiglierei di approfondire ciò che sta provando con uno specialista, che possa aiutarla a gestire l’ansia, il senso di responsabilità e il peso emotivo di questa situazione familiare.
Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Da ciò che racconta, sembra che lei si trovi in una posizione molto difficile: da una parte sua madre le chiede aiuto e supporto, dall’altra lei probabilmente sente di non avere realmente il controllo della situazione. È importante però ricordare che i problemi relazionali tra i suoi genitori non possono e non devono ricadere interamente sulle sue spalle. Lei è il figlio, non il mediatore della coppia.
Il fatto che stia perdendo il sonno e vivendo un forte stato di tensione è un segnale da non sottovalutare. Quando restiamo a lungo immersi in un clima familiare conflittuale o ambiguo, il nostro corpo e la nostra mente possono reagire con insonnia, pensieri continui, agitazione, tristezza o irritabilità.
Potrebbe esserle utile cercare, per quanto possibile, di mettere alcuni confini emotivi rispetto alle dinamiche dei suoi genitori. Aiutare sua madre come figlio è comprensibile, ma non dovrebbe sentirsi responsabile di controllare i comportamenti di suo padre o di “risolvere” la situazione. Spesso, quando si entra troppo nel conflitto dei genitori, il carico emotivo diventa eccessivo.
In questo momento sarebbe importante anche che lei si prenda cura del proprio benessere: cercare spazi di calma, parlare con qualcuno di fiducia, non isolarsi e provare a non rimanere costantemente concentrato sul problema familiare.
Dato il livello di stress e il disagio che sta vivendo, le consiglierei di approfondire ciò che sta provando con uno specialista, che possa aiutarla a gestire l’ansia, il senso di responsabilità e il peso emotivo di questa situazione familiare.
Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, capisco quanto possa essere pesante trovarsi in mezzo a dinamiche familiari confuse e cariche di tensione. Quando i conflitti tra i genitori coinvolgono anche i figli, è facile sentirsi responsabili, impotenti e perdere serenità.
È importante però che lei provi a ricordare che il rapporto tra i suoi genitori appartiene a loro e non spetta a lei controllare, risolvere o fare da mediatore. Essere messo in questa posizione può creare molta ansia e stress.
Nel concreto, potrebbe aiutarsi cercando di mettere alcuni confini: ascoltare sua madre senza sentirsi obbligato a prendere parte alla situazione o a gestire i telefoni e i messaggi di suo padre. Se sente che questa tensione sta diventando troppo pesante, parlarne con un professionista potrebbe darle uno spazio sicuro per alleggerire il carico emotivo e capire come proteggere il suo benessere.
Non affronti tutto da solo!
Un caro saluto,
Dott.ssa Martina Rocchetti
È importante però che lei provi a ricordare che il rapporto tra i suoi genitori appartiene a loro e non spetta a lei controllare, risolvere o fare da mediatore. Essere messo in questa posizione può creare molta ansia e stress.
Nel concreto, potrebbe aiutarsi cercando di mettere alcuni confini: ascoltare sua madre senza sentirsi obbligato a prendere parte alla situazione o a gestire i telefoni e i messaggi di suo padre. Se sente che questa tensione sta diventando troppo pesante, parlarne con un professionista potrebbe darle uno spazio sicuro per alleggerire il carico emotivo e capire come proteggere il suo benessere.
Non affronti tutto da solo!
Un caro saluto,
Dott.ssa Martina Rocchetti
Salve, quello che fanno i genitori spesso ricade sui figli, ma questo non significa che lei sia responsabile del loro rapporto, né che debba attivamente fare qualcosa.
Non è facile, per questo uno psicologo potrebbe aiutarla, anche un percorso di sostegno può fare la differenza per aiutarla a gestire meglio le emozioni che sta provando per via dei problemi in famiglia.
Grazie per aver condiviso con noi come si sente. Resto a disposizione.
Buona giornata
Non è facile, per questo uno psicologo potrebbe aiutarla, anche un percorso di sostegno può fare la differenza per aiutarla a gestire meglio le emozioni che sta provando per via dei problemi in famiglia.
Grazie per aver condiviso con noi come si sente. Resto a disposizione.
Buona giornata
Salve gentile utente, credo che sarebbe utile, per lei, approfondire la questione con un primo colloquio psicologico, valutando, poi, l'eventuale avvio di un vero e proprio percorso. Da ciò che scrive, mi sembra che si trovi coinvolto, fortemente, nelle questioni riguardanti i suoi genitori e che sia difficile, per lei, rimanere, invece, nel suo ruolo di figlio. Immagino che ciò possa generare molta sofferenza e mi rendo disponibile qualora volesse prenotare un primo colloquio. Rimango a disposizione e la saluto.
-Dott.ssa Valeria Gini
-Dott.ssa Valeria Gini
Quello che sta succedendo tra i suoi genitori la sta mettendo in una posizione troppo pesante per un figlio: sta cercando di controllare, capire e proteggere qualcosa che in realtà non dipende da lei.
E il fatto che abbia iniziato a non dormire più tranquillo è il segnale che questa situazione sta superando il limite di ciò che riesce a reggere da solo.
Quando si vive a lungo dentro tensioni familiari confuse, si finisce spesso per caricarsi di ansia, responsabilità e pensieri continui fino a perdere serenità e lucidità.
Iniziare un percorso potrebbe aiutarla a uscire da questo nodo, a rimettere confini più sani e soprattutto a non sacrificare il suo equilibrio per problemi che appartengono alla coppia dei suoi genitori.
Mi contatti, io ci sono
E il fatto che abbia iniziato a non dormire più tranquillo è il segnale che questa situazione sta superando il limite di ciò che riesce a reggere da solo.
Quando si vive a lungo dentro tensioni familiari confuse, si finisce spesso per caricarsi di ansia, responsabilità e pensieri continui fino a perdere serenità e lucidità.
Iniziare un percorso potrebbe aiutarla a uscire da questo nodo, a rimettere confini più sani e soprattutto a non sacrificare il suo equilibrio per problemi che appartengono alla coppia dei suoi genitori.
Mi contatti, io ci sono
Ciao, a 22 anni e nel tuo ruolo di figlio non dovresti occupati dei problemi e gelosie dei tuoi genitori. E' doloroso e logorante vivere in una casa dove messaggi anonimi e account segreti ti costringono a stare costantemente in allarme. Ti stai trovando schiacciato dentro dinamiche di coppia che non ti appartengono, ma che consumano tutte le tue energie emotive. I problemi coniugali spettano esclusivamente ai tuoi genitori e tu non hai la responsabilità di salvare il loro matrimonio o di fare da intermediario con i telefoni. Continuare a farti carico di questa situazione ti svuota, togliendo spazio alla tua serenità. Cerca di fare un passo indietro. Smettere di gestire i loro conflitti non è egoismo, ma un gesto necessario per proteggere la tua salute mentale. Restituisci a loro la responsabilità delle proprie azioni e metti un confine protettivo che ti permetta di ritrovare la pace. Lo so che non è facile, ma se vuoi prova a parlare con tua mamma e spiegale come ti senti.
Mi dispiace molto, sembra una situazione che ti sta mettendo addosso molta tensione, soprattutto perché ti senti in mezzo a dinamiche tra i tuoi genitori che non dovrebbero pesare su di te.
Credo sia assolutamente normale voler aiutare, ma non è tuo compito gestire il loro rapporto o “risolvere” quello che sta succedendo tra loro. Il fatto che tu stia dormendo male è un segnale importante: stai assorbendo troppo di questa situazione.
Credo che la cosa più utile sia provare a riportare il focus su di te e proteggere il tuo spazio, anche e soprattutto emotivo.
Se puoi, prova a dire chiaramente a tua madre (o a tuo padre, se possibile) che questa situazione ti sta facendo star male e che non riesci a farti carico di tutto quello che succede tra loro.
Se la preoccupazione e l’insonnia continuano, potrebbe essere davvero utile parlarne con uno psicologo: non perché “c’è qualcosa che non va”, ma perché sei in una situazione che ti sta sovraccaricando.
Non sei tu che devi tenere insieme questa situazione.
Credo sia assolutamente normale voler aiutare, ma non è tuo compito gestire il loro rapporto o “risolvere” quello che sta succedendo tra loro. Il fatto che tu stia dormendo male è un segnale importante: stai assorbendo troppo di questa situazione.
Credo che la cosa più utile sia provare a riportare il focus su di te e proteggere il tuo spazio, anche e soprattutto emotivo.
Se puoi, prova a dire chiaramente a tua madre (o a tuo padre, se possibile) che questa situazione ti sta facendo star male e che non riesci a farti carico di tutto quello che succede tra loro.
Se la preoccupazione e l’insonnia continuano, potrebbe essere davvero utile parlarne con uno psicologo: non perché “c’è qualcosa che non va”, ma perché sei in una situazione che ti sta sovraccaricando.
Non sei tu che devi tenere insieme questa situazione.
Gentile utente,
ci sarebbero molte informazioni importanti da sapere prima di poter fornire una risposta. Ad esempio: Sua madre è a conoscenza del fatto che i messaggi arrivano da Suo padre? Che genere di messaggi riceve (minatori, sessuali, ecc)? Che tipo di relazione c'era tra i Suoi genitori prima dell'inizio di questo scambio di messaggi? Lei è invitato da uno dei due a coinvolgersi in questa dinamica?
Resto a disposizione.
Dott.ssa Serena Maugeri
ci sarebbero molte informazioni importanti da sapere prima di poter fornire una risposta. Ad esempio: Sua madre è a conoscenza del fatto che i messaggi arrivano da Suo padre? Che genere di messaggi riceve (minatori, sessuali, ecc)? Che tipo di relazione c'era tra i Suoi genitori prima dell'inizio di questo scambio di messaggi? Lei è invitato da uno dei due a coinvolgersi in questa dinamica?
Resto a disposizione.
Dott.ssa Serena Maugeri
Buonasera, quello che descrive sembra essere una situazione familiare molto stressante e difficile da sostenere, soprattutto perché si trova coinvolto in dinamiche tra i suoi genitori che la pongono in una posizione di grande responsabilità.
Quando i figli vengono chiamati, anche indirettamente, a intervenire nei conflitti di coppia dei genitori, possono sentirsi intrappolati tra il desiderio di aiutare e il peso di dover gestire qualcosa che, in realtà, non spetta a loro risolvere. Questo spesso genera ansia, tensione e, come nel suo caso, difficoltà a dormire e a ritrovare serenità.
Per quanto sia comprensibile il bisogno di proteggere sua madre, è importante ricordare che la relazione tra i suoi genitori appartiene principalmente a loro e che lei non dovrebbe trovarsi a fare da mediatore o da “controllore” di ciò che accade tra loro. Assumere questo ruolo rischia di farle portare un carico emotivo molto pesante.
In questo momento potrebbe essere utile provare a riconoscere quali aspetti sono sotto il suo controllo e quali no, cercando di ritagliarsi spazi in cui prendersi cura del proprio benessere e dei propri confini.
Se sente che questa situazione sta incidendo in modo significativo sul suo equilibrio emotivo e sul sonno, un confronto in uno spazio dedicato potrebbe aiutarla a comprendere come proteggersi da questo coinvolgimento eccessivo e a trovare modalità più sostenibili per affrontare ciò che sta vivendo. Se lo desidera, resto a disposizione per un eventuale colloquio conoscitivo.
Quando i figli vengono chiamati, anche indirettamente, a intervenire nei conflitti di coppia dei genitori, possono sentirsi intrappolati tra il desiderio di aiutare e il peso di dover gestire qualcosa che, in realtà, non spetta a loro risolvere. Questo spesso genera ansia, tensione e, come nel suo caso, difficoltà a dormire e a ritrovare serenità.
Per quanto sia comprensibile il bisogno di proteggere sua madre, è importante ricordare che la relazione tra i suoi genitori appartiene principalmente a loro e che lei non dovrebbe trovarsi a fare da mediatore o da “controllore” di ciò che accade tra loro. Assumere questo ruolo rischia di farle portare un carico emotivo molto pesante.
In questo momento potrebbe essere utile provare a riconoscere quali aspetti sono sotto il suo controllo e quali no, cercando di ritagliarsi spazi in cui prendersi cura del proprio benessere e dei propri confini.
Se sente che questa situazione sta incidendo in modo significativo sul suo equilibrio emotivo e sul sonno, un confronto in uno spazio dedicato potrebbe aiutarla a comprendere come proteggersi da questo coinvolgimento eccessivo e a trovare modalità più sostenibili per affrontare ciò che sta vivendo. Se lo desidera, resto a disposizione per un eventuale colloquio conoscitivo.
Gentile Utente, grazie per aver condiviso una parte così delicata della sua vita attuale. Immagino quanto possa essere dispendioso e doloroso svolgere questo ruolo di mediatore tra i suoi genitori, ed è comprensibile come a volte si possa rimanere invischiati in dinamiche familiari complesse, anche quando queste non riguardano direttamente se stessi. Peraltro, uno dei passaggi più delicati e tipici della sua età riguarda proprio il costruire una propria autonomia, non solo economica ma anche emotiva, rispetto alla famiglia d’origine, e questo passaggio può essere ulteriormente complicato nei casi in cui i propri confini siano difficili da mantenere.
Tuttavia, un aspetto positivo e per nulla scontato riguarda la sua capacità di riconoscere l’impatto che tale situazione sta avendo sulla sua salute mentale. Se sente che tutto ciò incide in modo insostenibile sul suo sonno e sulle sue giornate, valuti la possibilità di chiedere un aiuto professionale o di costruire una rete di persone che possano esserle di supporto, poiché affrontare una simile situazione in solitudine può renderla ancora più difficoltosa e fonte di stress. Un caro saluto,
Dott.ssa Roberta Aiello
Tuttavia, un aspetto positivo e per nulla scontato riguarda la sua capacità di riconoscere l’impatto che tale situazione sta avendo sulla sua salute mentale. Se sente che tutto ciò incide in modo insostenibile sul suo sonno e sulle sue giornate, valuti la possibilità di chiedere un aiuto professionale o di costruire una rete di persone che possano esserle di supporto, poiché affrontare una simile situazione in solitudine può renderla ancora più difficoltosa e fonte di stress. Un caro saluto,
Dott.ssa Roberta Aiello
Buonasera, sarò sincera, non ho capito molto la situazione da ciò che hai scritto.
Scrivimi in privato se ti va, così puoi spiegarmi meglio la situazione.
Scrivimi in privato se ti va, così puoi spiegarmi meglio la situazione.
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