Buongiorno, vorrei un parere. Mio figlio ha 7 anni e da circa due settimane presenta un comportamen
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Buongiorno, vorrei un parere.
Mio figlio ha 7 anni e da circa due settimane presenta un comportamento che mi sta preoccupando.
Prima delle vacanze di Pasqua entrava a scuola tranquillamente: lo accompagnavo fino alla classe, ci salutavamo con un abbraccio e un bacio, e poi entrava senza problemi. Sorridente e contento di andarci. (fa la prima elementare).
Dopo le vacanze (quindi inizio aprile), al rientro il primo giorno mi ha detto di non stare bene e l’ho tenuto a casa. Nei giorni successivi ho capito che probabilmente non era un malessere reale, quindi ho ripreso a portarlo regolarmente a scuola.
Da quel momento, ogni mattina davanti alla porta della classe inizia a piangere in modo intenso, dicendo che vuole stare con me. Le maestre devono intervenire per prenderlo e portarlo dentro, mentre io vado via. Questo momento è emotivamente molto forte, anche se so di star facendo la cosa giusta.
Tuttavia, dopo circa 20–30 minuti le insegnanti mi confermano sempre che si è calmato, è sereno, lavora normalmente ed è tranquillo durante tutta la mattinata.
Invece, in occasioni diverse (ad esempio una gita) è stato capace di salutarmi senza problemi e andare verso i compagni.
Quando gli chiedo il motivo del pianto, risponde semplicemente “non lo so”.
Le insegnanti mi riferiscono inoltre che questo comportamento si verifica solo quando lo accompagno io, mentre con la madre non succede. (Siamo una coppia separata e nostro figlio è prevalente a me).
Non presenta febbre, dolori o altri sintomi fisici evidenti, se non occasionali lamentele al mattino che però non sembrano avere una base reale.
Il tragitto verso la scuola è calmo, ascoltiamo la musica, parliamo di giochi e di vita quotidiana. La salita delle scale è tranquilla, ma come arriva davanti la porta della classe scatta questo meccanismo.
Vorrei capire se questo comportamento può avere una componente legata all’ansia o al distacco e se è qualcosa di fisiologico oppure se è il caso di approfondire con uno specialista.
Grazie mille.
Mio figlio ha 7 anni e da circa due settimane presenta un comportamento che mi sta preoccupando.
Prima delle vacanze di Pasqua entrava a scuola tranquillamente: lo accompagnavo fino alla classe, ci salutavamo con un abbraccio e un bacio, e poi entrava senza problemi. Sorridente e contento di andarci. (fa la prima elementare).
Dopo le vacanze (quindi inizio aprile), al rientro il primo giorno mi ha detto di non stare bene e l’ho tenuto a casa. Nei giorni successivi ho capito che probabilmente non era un malessere reale, quindi ho ripreso a portarlo regolarmente a scuola.
Da quel momento, ogni mattina davanti alla porta della classe inizia a piangere in modo intenso, dicendo che vuole stare con me. Le maestre devono intervenire per prenderlo e portarlo dentro, mentre io vado via. Questo momento è emotivamente molto forte, anche se so di star facendo la cosa giusta.
Tuttavia, dopo circa 20–30 minuti le insegnanti mi confermano sempre che si è calmato, è sereno, lavora normalmente ed è tranquillo durante tutta la mattinata.
Invece, in occasioni diverse (ad esempio una gita) è stato capace di salutarmi senza problemi e andare verso i compagni.
Quando gli chiedo il motivo del pianto, risponde semplicemente “non lo so”.
Le insegnanti mi riferiscono inoltre che questo comportamento si verifica solo quando lo accompagno io, mentre con la madre non succede. (Siamo una coppia separata e nostro figlio è prevalente a me).
Non presenta febbre, dolori o altri sintomi fisici evidenti, se non occasionali lamentele al mattino che però non sembrano avere una base reale.
Il tragitto verso la scuola è calmo, ascoltiamo la musica, parliamo di giochi e di vita quotidiana. La salita delle scale è tranquilla, ma come arriva davanti la porta della classe scatta questo meccanismo.
Vorrei capire se questo comportamento può avere una componente legata all’ansia o al distacco e se è qualcosa di fisiologico oppure se è il caso di approfondire con uno specialista.
Grazie mille.
E' senza dubbio una situazione da approfondire. I segnali di sofferenza che ci lanciano i bambini non sono facilmente decifrabili. Da quel che scrive il disagio manifestato non dipende dall'ambiente scolastico, ma è probabile che i vissuti di suo figlio siano dovuti a dinamiche familiari ed emozioni profonde. Non è il caso di allarmarsi, ma di occuparsi della questione. Suggerisco di rivolgervi a uno specialista che possa vedere sia il bambino che voi genitori (sarebbe meglio insieme, ma dipende in che rapporti siete rimasti).
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Gentile,
La situazione che descrive potrebbe essere legata allo stato d’animo del bambino, ad un malessere che esprime in precisi momenti attraverso le lacrime o altri comportamenti… per tanto potrebbe essere utile che lei parlasse con un professionista (con il bambino o senza o insieme alla sua ex moglie). Talvolta i “sintomi” dei bambini possono essere i “sintomi” dei genitori… la saluto con una frase che adoro: I bambini sono i messaggi viventi che inviamo a un tempo che non vedremo.
(Neil Postman)
Cordialmente,
Dott.ssa Teresa Colaiacovo
La situazione che descrive potrebbe essere legata allo stato d’animo del bambino, ad un malessere che esprime in precisi momenti attraverso le lacrime o altri comportamenti… per tanto potrebbe essere utile che lei parlasse con un professionista (con il bambino o senza o insieme alla sua ex moglie). Talvolta i “sintomi” dei bambini possono essere i “sintomi” dei genitori… la saluto con una frase che adoro: I bambini sono i messaggi viventi che inviamo a un tempo che non vedremo.
(Neil Postman)
Cordialmente,
Dott.ssa Teresa Colaiacovo
Buonasera. Prima di consultare uno specialista può continuare a monitorare il comportamento di suo figlio ancora per un po'; è positivo che a scuola si rassereni e che la difficoltà ad entrare in classe non si presenti sempre. Può essere una richiesta di attenzione del bambino in relazione a fattori di natura relazionale, ad esempio nell'ambito familiare ed è efficace rassicurarlo. Altresì importante è monitorare come si relaziona a scuola con altri bambini, o con le diverse maestre per escludere che sia intervenuto qualche fattore disturbante per il bambino stesso o qualche cambiamento nel contesto scolastico. Cordiali saluti.
Dott.ssa Alessandra marra
Dott.ssa Alessandra marra
Quello che descrivi non è affatto raro nei bambini di 6/7 anni, e per come si manifesta ha tutte le caratteristiche di una ansia da separazione situazionale, non di un problema più grave. Questo indica che non è la scuola il problema ne tantomeno un disagio generalizzato, piuttosto, è un meccanismo appreso legato al momento del distacco con te. Dopo le vacanze che spesso rafforzano il legame, può essersi innescato un piccolo cortocircuito. Quindi, non è un problema profondo, ma un pattern relazionale e situazionale che può essere risolto cambiando il rituale del distacco:
1. Riduci il tempo del saluto
2.Niente saluti lunghi ed emotivi
3. Saluto breve, sempre uguale, prevedibile
4. Non trattare il pianto come un problema da risolvere
Più si cerca di calmare più si rafforza il meccanismo.
Meglio invece assumere la consapevolezza che riconoscere e non fermarsi sia meglio.
Importante non cambiare strategia giorno per giorno ma mantenere un equilibrio.
1. Riduci il tempo del saluto
2.Niente saluti lunghi ed emotivi
3. Saluto breve, sempre uguale, prevedibile
4. Non trattare il pianto come un problema da risolvere
Più si cerca di calmare più si rafforza il meccanismo.
Meglio invece assumere la consapevolezza che riconoscere e non fermarsi sia meglio.
Importante non cambiare strategia giorno per giorno ma mantenere un equilibrio.
Buonasera,
da quello che descrivi il comportamento di tuo figlio sembra compatibile con una ansia da separazione situazionale, abbastanza frequente dopo periodi di pausa come le vacanze.
Il fatto che si calmi entro 20–30 minuti e poi stia bene a scuola è un elemento rassicurante. In questi casi è utile mantenere una routine stabile e un saluto breve e sicuro, senza prolungare troppo il momento del distacco.
Se dovessi vedere che il disagio aumenta o si mantiene nel tempo, può essere utile un breve percorso di supporto per capire meglio cosa sta succedendo e aiutarlo a gestire la separazione.
Se vuoi, resto disponibile per una valutazione.
Un caro saluto.
da quello che descrivi il comportamento di tuo figlio sembra compatibile con una ansia da separazione situazionale, abbastanza frequente dopo periodi di pausa come le vacanze.
Il fatto che si calmi entro 20–30 minuti e poi stia bene a scuola è un elemento rassicurante. In questi casi è utile mantenere una routine stabile e un saluto breve e sicuro, senza prolungare troppo il momento del distacco.
Se dovessi vedere che il disagio aumenta o si mantiene nel tempo, può essere utile un breve percorso di supporto per capire meglio cosa sta succedendo e aiutarlo a gestire la separazione.
Se vuoi, resto disponibile per una valutazione.
Un caro saluto.
Buonasera,
ti ringrazio per aver condiviso con tanta attenzione e cura quello che sta accadendo a tuo figlio.
Da come descrivi la situazione, il comportamento che osservi è molto compatibile con una difficoltà legata al momento del distacco, qualcosa che può emergere anche in modo improvviso, ad esempio dopo una pausa come le vacanze. A questa età non è raro che i bambini fatichino a dare un senso a ciò che provano e rispondano con un “non lo so”, perché l’emozione è reale ma ancora poco mentalizzata.
Ci sono però alcuni elementi rassicuranti: il fatto che si calmi in tempi relativamente brevi, che poi stia bene durante la mattinata e che in altri contesti (come la gita) riesca a separarsi senza difficoltà, indica che la sua è probabilmente una reazione situazionale, più che una sofferenza pervasiva.
Il fatto che questo accada soprattutto con te può avere diversi significati, spesso legati alla relazione di attaccamento e ai ruoli che i bambini attribuiscono ai genitori, senza che questo implichi qualcosa di “sbagliato”.
In questi casi può essere utile mantenere una routine prevedibile e un saluto breve ma affettuoso, evitando di prolungare troppo il momento del distacco, pur riconoscendo e validando la sua emozione (“capisco che è difficile salutarsi, ma poi stai bene e ci rivediamo dopo”). La coerenza nel tempo tende a dare sicurezza.
Se il comportamento dovesse persistere a lungo, intensificarsi o estendersi anche ad altri contesti, allora potrebbe avere senso un confronto con uno specialista, più che altro per accompagnare voi genitori nella gestione e comprendere meglio il significato di ciò che sta accadendo.
Per ora, da ciò che racconti, sembra un passaggio evolutivo delicato ma non necessariamente preoccupante.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
ti ringrazio per aver condiviso con tanta attenzione e cura quello che sta accadendo a tuo figlio.
Da come descrivi la situazione, il comportamento che osservi è molto compatibile con una difficoltà legata al momento del distacco, qualcosa che può emergere anche in modo improvviso, ad esempio dopo una pausa come le vacanze. A questa età non è raro che i bambini fatichino a dare un senso a ciò che provano e rispondano con un “non lo so”, perché l’emozione è reale ma ancora poco mentalizzata.
Ci sono però alcuni elementi rassicuranti: il fatto che si calmi in tempi relativamente brevi, che poi stia bene durante la mattinata e che in altri contesti (come la gita) riesca a separarsi senza difficoltà, indica che la sua è probabilmente una reazione situazionale, più che una sofferenza pervasiva.
Il fatto che questo accada soprattutto con te può avere diversi significati, spesso legati alla relazione di attaccamento e ai ruoli che i bambini attribuiscono ai genitori, senza che questo implichi qualcosa di “sbagliato”.
In questi casi può essere utile mantenere una routine prevedibile e un saluto breve ma affettuoso, evitando di prolungare troppo il momento del distacco, pur riconoscendo e validando la sua emozione (“capisco che è difficile salutarsi, ma poi stai bene e ci rivediamo dopo”). La coerenza nel tempo tende a dare sicurezza.
Se il comportamento dovesse persistere a lungo, intensificarsi o estendersi anche ad altri contesti, allora potrebbe avere senso un confronto con uno specialista, più che altro per accompagnare voi genitori nella gestione e comprendere meglio il significato di ciò che sta accadendo.
Per ora, da ciò che racconti, sembra un passaggio evolutivo delicato ma non necessariamente preoccupante.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
Credo che sia opportuno rivolgersi a uno psicoterapeuta EMDR, specialista nel trattamento della infanzia; occorre, in questi casi, intervenire per compredere quale disagio sta comunicando il bambino per poi risolvere il problema; cordiali saluti.
Buongiorno,da quanto descrive, il comportamento di suo figlio sembra riconducibile a una difficoltà nel momento del distacco, abbastanza frequente nei bambini della sua età, soprattutto dopo interruzioni della routine come le vacanze.
Il fatto che il pianto sia circoscritto all’ingresso a scuola e che si risolva in tempi brevi, con una buona partecipazione durante la mattinata, è un elemento rassicurante. Indica che il disagio è legato più alla separazione che al contesto scolastico in sé.
In generale, queste manifestazioni possono avere un andamento transitorio e tendono a ridursi gradualmente con il ripristino della routine e con una gestione coerente e rassicurante da parte degli adulti.
Può essere utile mantenere modalità di accompagnamento stabili, con un saluto breve e chiaro, trasmettendo sicurezza e fiducia nel fatto che riuscirà a stare bene a scuola.
Un approfondimento con uno specialista può essere preso in considerazione qualora il comportamento dovesse persistere nel tempo, intensificarsi o associarsi ad altri segnali di disagio.
Resto a disposizione. Cordiali Saluti
Il fatto che il pianto sia circoscritto all’ingresso a scuola e che si risolva in tempi brevi, con una buona partecipazione durante la mattinata, è un elemento rassicurante. Indica che il disagio è legato più alla separazione che al contesto scolastico in sé.
In generale, queste manifestazioni possono avere un andamento transitorio e tendono a ridursi gradualmente con il ripristino della routine e con una gestione coerente e rassicurante da parte degli adulti.
Può essere utile mantenere modalità di accompagnamento stabili, con un saluto breve e chiaro, trasmettendo sicurezza e fiducia nel fatto che riuscirà a stare bene a scuola.
Un approfondimento con uno specialista può essere preso in considerazione qualora il comportamento dovesse persistere nel tempo, intensificarsi o associarsi ad altri segnali di disagio.
Resto a disposizione. Cordiali Saluti
Buongiorno, da quello che scrive si percepisce quanto lei sia presente e coinvolto nel benessere di suo figlio. Il comportamento di suo figlio sembra indicare una momentanea difficoltà nel distacco più che una un problema generale con la scuola. Il fatto che il pianto sia breve ma intenso e che poi il resto della giornata prosegue con serenità è un segnale rassicurante e conferma che il momento delicato per il suo bambino è quello in cui deve salutarla. Dopo le vacanze può capitare che emergano regressioni temporanee di questo tipo. Il fatto che accada con lei e non con la madre potrebbe essere legato al fatto che spesso i bambini esprimono le emozioni più forti con il genitore di riferimento. Io credo che al momento non ci sia motivo di portarlo da alcun specialista, sta già facendo la cosa giusta mantenendo la routine e tenendo un dialogo con le insegnanti. Se il comportamento resta confinato al momento dell'ingresso a scuola e si riduce nel tempo è da considerarsi fisiologico. Se invece nel corso del tempo dovesse intensificarsi o estendersi ad altri momenti, può essere utile un confronto con un esperto dello sviluppo. Nel frattempo, se già non lo sta facendo, può essere di aiuto adottare alcune strategie per accompagnare il momento del distacco come ad esempio anticipare a suo figlio cosa succederà dopo usando un linguaggio semplice e rassicurante.
Buongiorno, i fattori possono essere diversi e può essere legato sia ad una situazione che sta vivendo in classe, sia al distacco da lei. Provare a parlare con il minore è utile a capire come sta vivendo la situazione attuale in entrambi i contesti per valutare se ci siano preoccupazioni sottostanti che rendono difficile il distacco (i bambini possono maturare convinzioni irrealistiche anche a partire da pochi elementi..). Prima di rivolgersi ad uno specialista, provi a capire come sta vivendo il bambino in questo momento e si confronti con la madre e con gli insegnanti, per comprendere se ci siano elementi che emergono in loro presenza e che possano aiutare a comprendere la situazione. se il comportamento persiste può essere utile rivolgersi ad uno specialista.
Buongiorno,
varrebbe la pena approfondire con uno specialista. A volte il disagio di un bambino di quella età può esser riconducibile anche a dinamiche del sistema familiare di appartenenza. Ne parli anche con la sua ex moglie, sarebbe importante.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
varrebbe la pena approfondire con uno specialista. A volte il disagio di un bambino di quella età può esser riconducibile anche a dinamiche del sistema familiare di appartenenza. Ne parli anche con la sua ex moglie, sarebbe importante.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Gentile Utente, grazie per aver condiviso questa situazione con tanta attenzione. Comprendo che questi momenti del mattino possano essere emotivamente molto pesanti da sostenere, anche quando si sa di star facendo la cosa giusta.
Ciò che descrive suggerisce una modalità con cui suo figlio sta cercando di elaborare qualcosa, qualcosa che al momento forse nemmeno lui sa mettere bene a parole.
Le vengono in mente episodi o situazioni specifici che potrebbero essere accaduti in questo periodo? Non necessariamente legati alle vacanze di Pasqua in sé, ma magari qualcosa di più preciso (un momento, una conversazione, ecc..) che potrebbe aver rappresentato uno spartiacque per lui?
Partire da lì potrebbe aiutare a capire meglio cosa si sta muovendo.
Ciò che descrive suggerisce una modalità con cui suo figlio sta cercando di elaborare qualcosa, qualcosa che al momento forse nemmeno lui sa mettere bene a parole.
Le vengono in mente episodi o situazioni specifici che potrebbero essere accaduti in questo periodo? Non necessariamente legati alle vacanze di Pasqua in sé, ma magari qualcosa di più preciso (un momento, una conversazione, ecc..) che potrebbe aver rappresentato uno spartiacque per lui?
Partire da lì potrebbe aiutare a capire meglio cosa si sta muovendo.
Salve. Il passaggio dalla scuola dell'infanzia alla scuola primaria è un passaggio faticoso per i bambini e, a volte, alcune fatiche che non emergono inizialmente, quando prevale, per esempio, l'entusiasmo, possono comparire successivamente, magari dopo una pausa significativa. Non sempre il bambino è capace di comunicare come si sente e ha bisogno di un adulto che gli faccia da "specchio", che gli rispecchi, cioè, le emozioni che potrebbe provare. Viene spesso spontaneo chiedere a un bambino "come ti senti? perché piangi?" ma spesso il bambino non sa comunicarlo. Può essere utile provare a insinuare come si sente, magari rispecchiandogli che "forse si sente spaventato in questa nuova scuola, dove ci sono tante e nuove richieste, che il passaggio dalla scuola dell'infanzia alla scuola primaria non è semplice per lui e che certe preoccupazioni sono normali e possono proprio venire fuori quando si saluta papà!".
Provi a rispecchiare a suo figlio come si sente, provi a mettersi in contatto con quello che può sentire in quel momento di saluto e glielo rimandi, senza paura!
Nel caso il bambino continui a fare fatica si rivolga ad uno psicologo che si occupa di infanzia! In bocca al lupo! Dott.ssa Federica Cricca
Provi a rispecchiare a suo figlio come si sente, provi a mettersi in contatto con quello che può sentire in quel momento di saluto e glielo rimandi, senza paura!
Nel caso il bambino continui a fare fatica si rivolga ad uno psicologo che si occupa di infanzia! In bocca al lupo! Dott.ssa Federica Cricca
Comprendo quanto possa essere faticoso e lacerante per un genitore vivere questo strappo emotivo ogni mattina, specialmente quando si scontra con il desiderio di proteggere la serenità di un figlio che, fino a poco prima, sembrava abitare la scuola con estrema naturalezza. Il fatto che Lei si interroghi sulla natura di questo pianto dimostra una profonda sensibilità verso il mondo interno del Suo bambino, un mondo che a sette anni non sempre possiede le parole per spiegarsi, se non attraverso il corpo e l'emozione pura.
L'episodio che descrive, pur essendo emotivamente intenso, rientra spesso in quelle che definiamo "crisi di crescita" o manifestazioni di un'ansia da separazione che si riattiva dopo una pausa, come le vacanze di Pasqua. Il fatto che il pianto si scateni solo davanti alla soglia della classe e solo in Sua presenza suggerisce che non sia la scuola in sé a spaventarlo, ma il momento simbolico del distacco da Lei. Essendo Lei la figura di riferimento prevalente in una cornice di separazione, il bambino potrebbe vivere in modo più acuto il timore di "perdere" la base sicura che Lei rappresenta. Il fatto che con la madre non accada non significa che ci sia un problema con Lei, ma paradossalmente testimonia la solidità del vostro legame: con Lei si sente libero di manifestare tutta la sua fragilità e il desiderio di non lasciarLa.
In un'ottica psicodinamica, potremmo leggere questo comportamento come un tentativo del bambino di rinegoziare la propria autonomia all'interno di una relazione che sente vitale. Il "non lo so" con cui risponde alle Sue domande è autentico: a questa età, il disagio non è ancora un pensiero strutturato, ma un'emozione che invade il corpo proprio sulla soglia, intesa come confine tra il mondo protetto della famiglia e quello sociale della scuola. La capacità di affrontare gite e momenti di serenità post-pianto conferma che le sue risorse interne sono intatte e che il bambino è in grado di abitare lo spazio sociale con successo una volta superato l'impasse del distacco.
Considerando che la situazione dura da circa due settimane, potrebbe trattarsi di una fase transitoria di assestamento. Tuttavia, per evitare che questo schema di "protesta" si cristallizzi in un’angoscia più profonda, potrebbe essere utile consultare uno psicoterapeuta dell'infanzia. Un breve percorso di consulenza o di gioco terapeutico potrebbe aiutare il bambino a dare un nome a ciò che sente e sostenere Lei nel gestire questo momento di passaggio, aiutandovi a trasformare quel confine sulla porta della classe da luogo di perdita a luogo di crescita e scoperta.
Come immagina che cambierebbe il Suo modo di accompagnarlo se sentisse che quel pianto è un modo, seppur doloroso, con cui Suo figlio Le sta dicendo quanto è importante per lui?
cordiali saluti
Dott,ssa Giovanna Costanzo
L'episodio che descrive, pur essendo emotivamente intenso, rientra spesso in quelle che definiamo "crisi di crescita" o manifestazioni di un'ansia da separazione che si riattiva dopo una pausa, come le vacanze di Pasqua. Il fatto che il pianto si scateni solo davanti alla soglia della classe e solo in Sua presenza suggerisce che non sia la scuola in sé a spaventarlo, ma il momento simbolico del distacco da Lei. Essendo Lei la figura di riferimento prevalente in una cornice di separazione, il bambino potrebbe vivere in modo più acuto il timore di "perdere" la base sicura che Lei rappresenta. Il fatto che con la madre non accada non significa che ci sia un problema con Lei, ma paradossalmente testimonia la solidità del vostro legame: con Lei si sente libero di manifestare tutta la sua fragilità e il desiderio di non lasciarLa.
In un'ottica psicodinamica, potremmo leggere questo comportamento come un tentativo del bambino di rinegoziare la propria autonomia all'interno di una relazione che sente vitale. Il "non lo so" con cui risponde alle Sue domande è autentico: a questa età, il disagio non è ancora un pensiero strutturato, ma un'emozione che invade il corpo proprio sulla soglia, intesa come confine tra il mondo protetto della famiglia e quello sociale della scuola. La capacità di affrontare gite e momenti di serenità post-pianto conferma che le sue risorse interne sono intatte e che il bambino è in grado di abitare lo spazio sociale con successo una volta superato l'impasse del distacco.
Considerando che la situazione dura da circa due settimane, potrebbe trattarsi di una fase transitoria di assestamento. Tuttavia, per evitare che questo schema di "protesta" si cristallizzi in un’angoscia più profonda, potrebbe essere utile consultare uno psicoterapeuta dell'infanzia. Un breve percorso di consulenza o di gioco terapeutico potrebbe aiutare il bambino a dare un nome a ciò che sente e sostenere Lei nel gestire questo momento di passaggio, aiutandovi a trasformare quel confine sulla porta della classe da luogo di perdita a luogo di crescita e scoperta.
Come immagina che cambierebbe il Suo modo di accompagnarlo se sentisse che quel pianto è un modo, seppur doloroso, con cui Suo figlio Le sta dicendo quanto è importante per lui?
cordiali saluti
Dott,ssa Giovanna Costanzo
Gentile paziente, suo figlio sta manifestando un disagio legato alla separazione, se poi a scuola si calma è un buon segnale; è possibile però che abbia dei nodi da elaborare legati ad altre esperienze simili, si senta solo in certi ambienti oppure semplicemente fatichi a separarsi dopo tanto tempo a casa. Occorrerebbe anche vedere come si trova a scuola e coi compagni ed eventualmente aiutarlo a legare con loro. Provi a vedere se la cosa si riassorbe, altrimenti un consulto potrebbe aiutarvi.
Buongiorno, le sue perplessità sono assolutamente lecite e comprensibili, quando i bimbi fanno fatica a raccontare noi adulti ci interroghiamo e facciamo tante ipotesi per poterli supportare al meglio. Sentirsi emotivamente scossi forse ci racconta di un papà attento e coinvolto che non è mai scontato. Ho letto che lei è separato quindi a volte già questa è una condizione da approfondire....oltre a questo potrebbe essere utile un confronto con la pediatra ma da quanto Lei racconta mi sembra proprio una situazione da approfondire con un consulto da uno/a psicoterapeuta per evitare che a lungo andare si generalizzi. Questo potrebbe aiutarla a gestire adeguatamente questo momento perchè non sia troppo doloroso per suo figlio (per il quale qualunque sia il motivo scatenante sta male) nè tantomeno abbia ripercussioni a lungo termine sul vostro rapporto.
So che la mia risposta non si può considerare esaustiva ma spero possa essere per lei da spunto per valutare come agire.
Saluti
Zaffanella
So che la mia risposta non si può considerare esaustiva ma spero possa essere per lei da spunto per valutare come agire.
Saluti
Zaffanella
Buongiorno,
da ciò che descrive il comportamento di suo figlio appare coerente con una possibile difficoltà legata al momento del distacco, che può emergere anche in modo improvviso dopo un periodo di pausa come le vacanze. A questa età non è raro osservare manifestazioni di ansia da separazione, soprattutto quando ci sono stati cambiamenti (anche solo nella routine) o quando il bambino vive un momento evolutivo in cui sente maggiore bisogno di sicurezza.
Alcuni elementi che riporta sono rassicuranti: il fatto che il bambino si calmi entro 20–30 minuti, partecipi serenamente alle attività e non mostri difficoltà durante la giornata scolastica indica che la fatica è circoscritta al momento del distacco e non riguarda la scuola in sé. Anche il fatto che in altre situazioni (come la gita) riesca a separarsi senza difficoltà suggerisce che non si tratti di un rifiuto generalizzato.
È interessante invece la differenza tra lei e la madre: il fatto che il comportamento si attivi solo quando è lei ad accompagnarlo potrebbe indicare una dinamica relazionale specifica, non necessariamente problematica, ma che merita attenzione. I bambini sono molto sensibili alle sfumature emotive e alle modalità di separazione, e talvolta possono “esprimere” maggiormente il bisogno di vicinanza con una figura rispetto all’altra.
Il “non lo so” che le risponde è assolutamente tipico: a 7 anni spesso non hanno ancora gli strumenti per riconoscere e verbalizzare ciò che provano, quindi l’emozione si manifesta più attraverso il comportamento che attraverso una spiegazione consapevole.
In questi casi può essere utile:
mantenere una routine di separazione prevedibile e breve (saluto sempre uguale, senza prolungarlo troppo)
trasmettere sicurezza e fiducia, evitando di mostrare eccessiva preoccupazione
rinforzare positivamente i momenti in cui riesce a separarsi con più facilità
eventualmente anticipare insieme la giornata scolastica, aiutandolo a sentirla come qualcosa di familiare e gestibile
Se il comportamento dovesse persistere nel tempo, intensificarsi o estendersi ad altri contesti (ad esempio difficoltà a separarsi anche in altre situazioni o segnali di disagio più ampi), potrebbe essere utile un approfondimento per comprendere meglio il vissuto emotivo del bambino e supportarlo in modo mirato.
Resto dell’idea che, per una valutazione più precisa e per indicazioni personalizzate, sia consigliabile confrontarsi direttamente con uno specialista.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da ciò che descrive il comportamento di suo figlio appare coerente con una possibile difficoltà legata al momento del distacco, che può emergere anche in modo improvviso dopo un periodo di pausa come le vacanze. A questa età non è raro osservare manifestazioni di ansia da separazione, soprattutto quando ci sono stati cambiamenti (anche solo nella routine) o quando il bambino vive un momento evolutivo in cui sente maggiore bisogno di sicurezza.
Alcuni elementi che riporta sono rassicuranti: il fatto che il bambino si calmi entro 20–30 minuti, partecipi serenamente alle attività e non mostri difficoltà durante la giornata scolastica indica che la fatica è circoscritta al momento del distacco e non riguarda la scuola in sé. Anche il fatto che in altre situazioni (come la gita) riesca a separarsi senza difficoltà suggerisce che non si tratti di un rifiuto generalizzato.
È interessante invece la differenza tra lei e la madre: il fatto che il comportamento si attivi solo quando è lei ad accompagnarlo potrebbe indicare una dinamica relazionale specifica, non necessariamente problematica, ma che merita attenzione. I bambini sono molto sensibili alle sfumature emotive e alle modalità di separazione, e talvolta possono “esprimere” maggiormente il bisogno di vicinanza con una figura rispetto all’altra.
Il “non lo so” che le risponde è assolutamente tipico: a 7 anni spesso non hanno ancora gli strumenti per riconoscere e verbalizzare ciò che provano, quindi l’emozione si manifesta più attraverso il comportamento che attraverso una spiegazione consapevole.
In questi casi può essere utile:
mantenere una routine di separazione prevedibile e breve (saluto sempre uguale, senza prolungarlo troppo)
trasmettere sicurezza e fiducia, evitando di mostrare eccessiva preoccupazione
rinforzare positivamente i momenti in cui riesce a separarsi con più facilità
eventualmente anticipare insieme la giornata scolastica, aiutandolo a sentirla come qualcosa di familiare e gestibile
Se il comportamento dovesse persistere nel tempo, intensificarsi o estendersi ad altri contesti (ad esempio difficoltà a separarsi anche in altre situazioni o segnali di disagio più ampi), potrebbe essere utile un approfondimento per comprendere meglio il vissuto emotivo del bambino e supportarlo in modo mirato.
Resto dell’idea che, per una valutazione più precisa e per indicazioni personalizzate, sia consigliabile confrontarsi direttamente con uno specialista.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno signora,
credo che il problema dell'ansia non sia in suo figlio bensì nella relazione, tra quel che lui fa e dice e quel che lei fa e dice in quei particolari momenti.
Vedere e capire più da vicino certe situazioni ed interazioni della relazione educativa può certamente esser d'aiuto a sbloccare quel che sta accadendo.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
credo che il problema dell'ansia non sia in suo figlio bensì nella relazione, tra quel che lui fa e dice e quel che lei fa e dice in quei particolari momenti.
Vedere e capire più da vicino certe situazioni ed interazioni della relazione educativa può certamente esser d'aiuto a sbloccare quel che sta accadendo.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Buon pomeriggio, non deve essere facile per Lei vedere suo figlio star male e la sua preoccupazione è comprensibile. Il malessere che sta esprimendo suo figlio è "reale" sebbene probabilmente non abbia un'origine organica. Sarebbe opportuno coinvolgere un professionista per approfondire la situazione e attraverso la raccolta di informazioni della vostra storia famigliare poter essere aiutato a capire cosa sta chiedendo suo figlio e poterlo aiutare.
Buonasera, per esperienza con i bambini le suggerisco di rivolgersi ad uno psicoterapeuta che si occupi di infanzia per valutare il caso. I bambini non riescono a mentalizzare le loro emozioni ma uno specialista, tramite il gioco, i disegni o altro, riescono ad avere un quadro di ciò che emotivamente succede. Intervenga prima possibile perché il tempo non risolve ma sedimenta, intreccia, modifica. È una situazione risolvibile, stia tranquillo.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Salve signore sembra proprio ansia da separazione, legata alla sua presenza. Sarebbe utile che fosse lei a lavorare su determinati meccanismi e sulla fatica emotiva di lasciare suo figlio. Sicuramente c'è un background di vissuti che alimentano questa situazione. Può lei consultare uno specialista. Buona serata
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- Buonasera, mio marito di anni 45 ,diabetico tipo uno da più di vent'anni, da tre anni ha scoperto di avere 2/3 calcoli di massimo 5mm nella coliciste con bile denso. Il chirurgo vuole operarlo anche se è asintomatico. Di recente ha scoperto di avere una gastrite cronica. Mi chiedo perché operarlo…
- Salve dottori di tanto in tanto mi capita di farmi vari loop mentali anche se la cosa non mi impedisce di svolgere le mie attività quotidiane e comunque non mi toccano la mia serenità quindi dovrei farmi questi loop ? Anche se non mi piacciono più di tanto grazie per una vostra risposta
- Fatto tac responso calcolo renale sinistro di 14 mm diametro cosa fare
- Gentili Dott.sse e Dott.ri Mi chiamo Federica ed ho ventiquattro anni. Sebbene il mio quesito porterà apparirvi insolito, sarei entusiasta di ricevere un vostro parere autorevole : la vostra esperienza è fondamentale per me per inquadrare correttamente il boom dei programmi di cronaca nera…
- Io prendo eutirox alla mattina verso le 6. Al sabato sera mi piace bere a casa o a cena un po' di alcol. Non sono una persona dipendente da alcol. Quindi se si beve qualcosa alla sera non ci sono problemi? Grazie.
- Salve, ho questo problema da due anni circa... Ho riscontrato un forte blocco nella zona lombare nel novembre 2024 allenandomi in palestra sulla leg press a 45 gradi. Nella fase di discesa ho sentito un blocco muscolare nella zona lombare fortissimo. Da lì mi viene questo blocco nella zona lombare…
- Buongiorno, questa mattina ho fatto una frenulotomia in ospedale. Arrivato a casa ho guardato il risultato ed ho notato che il frenulo è stato correttamente tolto nella sua completezza tra la corona e il collo del glande, lasciando un segno a "Y" ma risulta invece semplicemente tagliato all'attaccatura…
- Buongiorno Dottore, scrivo perché ho notato delle perdite insolite durante l’ovulazione. Ho avuto muco cervicale filante tipo albume, ma associato a perdite di sangue: inizialmente leggere striature rosate/marroncine, poi oggi un episodio più abbondante con sangue rosso vivo mescolato al…
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