Buongiorno vorrei un aiuto valido da parte vostra. Vivo un conflitto interiore da ormai anni. Provo
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Buongiorno vorrei un aiuto valido da parte vostra. Vivo un conflitto interiore da ormai anni. Provo a spiegarmi meglio. Ho una relazione stabile da quasi 10 anni e sono mamma di due bambini. Sono con lui da quando avevo 19 anni ma dopo la nascita dei bambini ovviamente il nostro rapporto ha subito un allontanamento ma il punto non è questo. Il punto è che sembra come se nella mia vita non sia mai uscito un ragazzo che frequentavo quando io avevo 13 anni. Abbiamo avuto una relazione adolescenziale, a livello sessuale nulla ma non so perché lui non va mai via dalla mia testa. La sua presenza si ripercuote nel mio presente nonostante tutti questi anni e nonostante entrambe le nostre vite siano andate avanti. Ogni tanto a cadenza di anni ci risentiamo come se ci fossimo visti il giorno prima. A me capita di sognarlo spesso, di pensarlo. Proviamo un attrazione mentale e fisica inspiegabile, dopo tutti questi anni. Ho pensato che magari la sua presenza riaccendesse in me delle sensazioni e delle emozioni che mancano nel rapporto attuale ma questa presenza non è mai andata via anche nei momenti belli della mia relazione attuale. Mi potete aiutare a capire come sia possibile che dopo anni sia una presenza ancora così forte di cui io proprio non riesco a farne a meno?
Buongiorno, grazie per la sua domanda.
Dopo anni di relazione e con due bambini piccoli, è frequente che la coppia entri in una fase di disequilibrio: la stanchezza, il carico mentale e il ruolo genitoriale possono mettere in secondo piano l’identità di donna, di partner e di persona desiderante.
Sarebbe importante comprendere quale sia il tuo bisogno in questo momento, fare chiarezza su ciò che stai vivendo emotivamente e affettivamente, distinguere il desiderio dalla fuga, la passione dal bisogno di riconnessione con te stessa, ridefinire i tuoi bisogni in modo più consapevole; per fare questo potrebbe essere utile intraprendere un percorso di tipo psicologico, affinché questo possa essere di supporto nel creare ordine.
Rimango a disposizione, anche in modalità online.
Cordiali saluti, Dott.ssa Angelica Venanzetti
Dopo anni di relazione e con due bambini piccoli, è frequente che la coppia entri in una fase di disequilibrio: la stanchezza, il carico mentale e il ruolo genitoriale possono mettere in secondo piano l’identità di donna, di partner e di persona desiderante.
Sarebbe importante comprendere quale sia il tuo bisogno in questo momento, fare chiarezza su ciò che stai vivendo emotivamente e affettivamente, distinguere il desiderio dalla fuga, la passione dal bisogno di riconnessione con te stessa, ridefinire i tuoi bisogni in modo più consapevole; per fare questo potrebbe essere utile intraprendere un percorso di tipo psicologico, affinché questo possa essere di supporto nel creare ordine.
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Salve Sign.ra, la sua situazione andrebbe valutata con maggiori dettagli a partire dalla sua relazione stabile per poi arrivare a questo legame mai spezzato. Delle volte alcuni stati sono meramente simbolici, quindi non rappresentano strettamente quello che sono. Dietro a questo legame potrebbe celarsi altro, che sarà sicuramente rilevante per lei. Approfondire il tutto con un professionista l'aiuterebbe a snodare questo punto e a ritrovare benessere personale attraverso un lavoro su sè stessa.
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso qualcosa di così intimo: quello che descrive è un vissuto più comune di quanto si pensi, e non c’è nulla di “sbagliato” in ciò che prova.
Alcune relazioni, soprattutto quelle adolescenziali, restano fortemente impresse perché si legano a un momento di costruzione dell’identità, delle prime emozioni intense, del sentirsi visti e desiderati per la prima volta. Spesso la persona in sé conta meno di ciò che rappresenta: una parte di noi, un tempo della vita, un modo di sentirsi vivi, leggeri o pieni di possibilità. È come se quella figura diventasse un simbolo interno, che può riattivarsi anche a distanza di anni, indipendentemente dalla qualità della relazione attuale.
Il fatto che questo pensiero emerga sia nei momenti di fatica sia in quelli belli suggerisce che non si tratti semplicemente di una “mancanza” nel presente, ma di qualcosa che parla di lei, dei suoi bisogni emotivi, del suo mondo interno. I sogni e l’attrazione persistente spesso non indicano il desiderio reale di quella persona, quanto il contatto con emozioni profonde che cercano spazio e riconoscimento.
Comprendere cosa rappresenti oggi per lei questa presenza può essere un passaggio importante.
È un lavoro che, se lo desidera, può essere affrontato con calma e delicatezza anche in un percorso psicologico, senza giudizio e senza forzature.
Resto a disposizione,
Un caro saluto,
dott.ssa Elena Dati
la ringrazio per aver condiviso qualcosa di così intimo: quello che descrive è un vissuto più comune di quanto si pensi, e non c’è nulla di “sbagliato” in ciò che prova.
Alcune relazioni, soprattutto quelle adolescenziali, restano fortemente impresse perché si legano a un momento di costruzione dell’identità, delle prime emozioni intense, del sentirsi visti e desiderati per la prima volta. Spesso la persona in sé conta meno di ciò che rappresenta: una parte di noi, un tempo della vita, un modo di sentirsi vivi, leggeri o pieni di possibilità. È come se quella figura diventasse un simbolo interno, che può riattivarsi anche a distanza di anni, indipendentemente dalla qualità della relazione attuale.
Il fatto che questo pensiero emerga sia nei momenti di fatica sia in quelli belli suggerisce che non si tratti semplicemente di una “mancanza” nel presente, ma di qualcosa che parla di lei, dei suoi bisogni emotivi, del suo mondo interno. I sogni e l’attrazione persistente spesso non indicano il desiderio reale di quella persona, quanto il contatto con emozioni profonde che cercano spazio e riconoscimento.
Comprendere cosa rappresenti oggi per lei questa presenza può essere un passaggio importante.
È un lavoro che, se lo desidera, può essere affrontato con calma e delicatezza anche in un percorso psicologico, senza giudizio e senza forzature.
Resto a disposizione,
Un caro saluto,
dott.ssa Elena Dati
Buongiorno, ciò che emerge è che probabilmente questo ragazzo non è solo una persona del passato: per lei è come una chiave emotiva. Quando pensa a lui, o lo incontra, si riattivano dentro di lei sensazioni e stati interni che risalgono a quando stava crescendo : l'adolescenza è un periodo importante per lo sviluppo emotivo. sentirsi scelta, desiderata, importante, vista davvero. Sono emozioni che non appartengono solo a quella relazione, ma a quel momento della vita in cui il suo Sé affettivo stava nascendo. Il fatto che abbia costruito una relazione stabile, una famiglia e dei progetti dimostra che questa parte adolescenziale non ostacola la maturità, ma la accompagna. Anzi, spesso è proprio la possibilità di restare in contatto con le proprie parti più giovani che permette una maggiore flessibilità emotiva, creatività relazionale e capacità di desiderare. È che, attraverso di lui, ritrova una versione di sé che altrimenti farebbe più fatica a sentire. Dalle sue parole sembra che questo ragazzo sia il collegamento con quella ragazza che è stata, e con tutto ciò che quella ragazza provava, e forse per questo, rispondendo alla sua domanda, è possibile che dopo tanti anni sia ancora una presenza forte per lei!
Gentile Utente,
la ringrazio per aver condiviso una parte così intima della sua esperienza. Da quello che racconta emerge un vissuto complesso, che non parla semplicemente di una persona del passato, ma di qualcosa che sembra avere assunto nel tempo un significato più profondo.
In una prospettiva relazionale, alcune figure della nostra storia non restano “vive” perché le desideriamo ancora come persone reali, ma perché diventano portatrici di parti di noi, di stati emotivi, di possibilità non esplorate o rimaste sospese. In particolare, le relazioni adolescenziali possono rappresentare simbolicamente il tempo in cui l’identità era ancora in formazione, in cui il desiderio, la curiosità, il sentirsi visti o scelti non erano ancora vincolati ai ruoli adulti.
Il fatto che questa presenza non scompaia nemmeno nei momenti di benessere della sua relazione attuale suggerisce che forse non si tratta di una “mancanza” del rapporto presente, ma di un legame interno che continua a svolgere una funzione: mantenere vivo un certo modo di sentirsi, di immaginarsi, di esistere come donna oltre ai ruoli di partner e madre.
Il legame che descrive sembra più “mentale ed emotivo” che legato alla realtà concreta dell’altro. In questo senso, più che chiedersi perché non riesca a farne a meno, potrebbe essere utile domandarsi: cosa rappresenta oggi per me questa presenza? Quale parte di me tiene viva? In quali momenti emerge con più forza e cosa sta accadendo nella mia vita in quei momenti?
Un lavoro terapeutico potrebbe aiutarla a esplorare il significato di questo legame nella sua storia relazionale, senza viverlo come qualcosa di sbagliato o da eliminare, ma come un messaggio da comprendere. Spesso, quando una presenza interna viene riconosciuta e ascoltata, può trasformarsi e trovare una collocazione meno invasiva.
Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
la ringrazio per aver condiviso una parte così intima della sua esperienza. Da quello che racconta emerge un vissuto complesso, che non parla semplicemente di una persona del passato, ma di qualcosa che sembra avere assunto nel tempo un significato più profondo.
In una prospettiva relazionale, alcune figure della nostra storia non restano “vive” perché le desideriamo ancora come persone reali, ma perché diventano portatrici di parti di noi, di stati emotivi, di possibilità non esplorate o rimaste sospese. In particolare, le relazioni adolescenziali possono rappresentare simbolicamente il tempo in cui l’identità era ancora in formazione, in cui il desiderio, la curiosità, il sentirsi visti o scelti non erano ancora vincolati ai ruoli adulti.
Il fatto che questa presenza non scompaia nemmeno nei momenti di benessere della sua relazione attuale suggerisce che forse non si tratta di una “mancanza” del rapporto presente, ma di un legame interno che continua a svolgere una funzione: mantenere vivo un certo modo di sentirsi, di immaginarsi, di esistere come donna oltre ai ruoli di partner e madre.
Il legame che descrive sembra più “mentale ed emotivo” che legato alla realtà concreta dell’altro. In questo senso, più che chiedersi perché non riesca a farne a meno, potrebbe essere utile domandarsi: cosa rappresenta oggi per me questa presenza? Quale parte di me tiene viva? In quali momenti emerge con più forza e cosa sta accadendo nella mia vita in quei momenti?
Un lavoro terapeutico potrebbe aiutarla a esplorare il significato di questo legame nella sua storia relazionale, senza viverlo come qualcosa di sbagliato o da eliminare, ma come un messaggio da comprendere. Spesso, quando una presenza interna viene riconosciuta e ascoltata, può trasformarsi e trovare una collocazione meno invasiva.
Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
Buongiorno gentile utente e grazie per la Sua condivisione.
Immagino come debba essere difficile e faticoso portarsi dietro il peso di un tale "conflitto", che la fa sentire probabilmente divisa, scissa tra due mondi, esterno e interno, sè e l'altro. Credo che la potenza e persistenza del pensiero di un tale legame però non sia da ricercare tanto nella figura esterna di questo amico/compagno di adolescenza, quanto più nel profondo e radicato bisogno e desiderio di mantenere vive parti di sè, probabilmente messe in disparte o sopite nella sua vita quotidiana, stabile, scelta, matura. Ipotizzo dunque che "la presenza così forte di cui non riesce a fare a meno" sia la Sua stessa, la vicinanza e il contatto con pezzi di sè, parti emotive (più "giovani e immature" ma forti e potenti come possono esserlo solo a quell'età) che per qualche ragione Lei ritiene di poter tenere in vita solo attraverso la relazione con quest'Altro da sè. Tenga dunque viva la fiamma che ha bisogno di ardere, ma forse con uno sguardo più orientato all'interno,
cordialmente
Immagino come debba essere difficile e faticoso portarsi dietro il peso di un tale "conflitto", che la fa sentire probabilmente divisa, scissa tra due mondi, esterno e interno, sè e l'altro. Credo che la potenza e persistenza del pensiero di un tale legame però non sia da ricercare tanto nella figura esterna di questo amico/compagno di adolescenza, quanto più nel profondo e radicato bisogno e desiderio di mantenere vive parti di sè, probabilmente messe in disparte o sopite nella sua vita quotidiana, stabile, scelta, matura. Ipotizzo dunque che "la presenza così forte di cui non riesce a fare a meno" sia la Sua stessa, la vicinanza e il contatto con pezzi di sè, parti emotive (più "giovani e immature" ma forti e potenti come possono esserlo solo a quell'età) che per qualche ragione Lei ritiene di poter tenere in vita solo attraverso la relazione con quest'Altro da sè. Tenga dunque viva la fiamma che ha bisogno di ardere, ma forse con uno sguardo più orientato all'interno,
cordialmente
Salve gentile utente, grazie per la sua domanda. Descrive una situazione complessa, di lunga durata, che sembra l'abbia accompagnata per tanti anni della sua vita. Per comprendere le ragioni di quanto racconta e ci chiede, purtroppo non è sufficiente leggerla, ma c'è bisogno di approfondire il discorso e accompagnarla in un percorso psicologico. Qualora lei lo valutasse positivamente e la ritenesse una possibilità idonea, consiglio di intraprendere un percorso con uno psicologo. Buona giornata. Dott.ssa Camilla Centanni
Buongiorno, posso comprendere il suo disagio, deve essere pesante... è un'esperienza molto frequente quella che descrive, che per ogni persona nasconde il suo perché. Come potrà comprendere, non ci sono gli elementi per dare una lettura della sua situazione (e non sarebbe nemmeno il luogo adatto). Se è un pensiero che la accompagna da tanto tempo e la interroga, le suggerisco la possibilità di approfondirlo in ambito psicoterapeutico. Detto questo, andrei ad approfondire la sua vita quando aveva 13 anni, cosa aveva rappresentato quell'amore, che periodo era per lei, chi rappresenta per lei il suo attuale compagno ecc. Un saluto, Ilaria Innocenti
Buongiorno cara Paziente Anonima, il suo primo amore adolescenziale è ancora li, tutto intero e tutto soleggiato, come avrebbe scritto Prévert. O almeno così sembra. Provo a spiegare cosa voglio dire. Se da un lato è proprio vero che il primo amore non si scorda mai, è altrettanto vero che, tranne qualche rara eccezione, non è quello che ci accompagna per la vita. Ora, lei con questo ragazzo ha scoperto l'amore, il batticuore, le farfalle nello stomaco: quanto di più bello ci sia al mondo, non c'è dubbio. Ma, seguendo il suo stesso racconto, non c'è stato nulla di più. Non avete vissuto "a realtà" della vita, fatta di amore, senza dubbio ma anche di confronto con i difetti dell'altro, con i nostri stessi limiti, problemi da risolvere, sfide da affrontare, soddisfazioni da costruire e quant'altro, di emozionante ma anche faticoso, struttura la vita di tutti noi. Ciò che le manca non è il rapporto con questo suo lui, ma il ricordo di quelle sensazioni, l'idea che ha di lui (si chiama idealizzazione) che non è stata scalfita dalla realtà. Cosa fare adesso? Tenga stretto, con tenerezza e affetto, il ricordo di quella bimba che si affacciava alla vita con tutte le emozioni che ha provato e se ne serva per essere una donna appagata della vita che, nel frattempo, ha costruito
Buongiorno, lei parla di un conflitto e poi descrive due situazioni che hanno caratterizzato la sua vita. Il rapporto con l'uomo con cui ha una famiglia e rispetto al quale mette subito in evidenza un fatto, un allontanamento. Poi il ragazzo, nel frattempo diventato uomo, che c'è stato nella sua adolescenza e che è rimasto come presenza nella sua vita. Certamente potrebbe essere utile approfondire queste due realtà e magari i legami che sussistono tra loro.
un saluto, dott.ssa Rachele Petrini
un saluto, dott.ssa Rachele Petrini
Gentile utente, quello che descrive è più comune di quanto si pensi. Alcune persone restano vive dentro di noi perché sono legate a un periodo della vita carico di scoperta, intensità e possibilità non ancora definite. Non sempre rappresentano un desiderio reale nel presente, ma spesso un richiamo a parti di sé, a emozioni o bisogni che allora si sono accesi e che oggi chiedono spazio e ascolto. Più che chiedersi chi è lui oggi, può essere utile domandarsi cosa rappresenta per Lei: quali sensazioni, quali aspetti di sé, quale vitalità o leggerezza. Comprendere questo può aiutarla a riportare quelle parti nella Sua vita attuale, senza idealizzazioni né scelte impulsive, ma con maggiore consapevolezza di sé. Un caro saluto
Gentile Utente la sensazione percepita leggendo la sua domanda è quella che ci siano situazioni che la colleghino sempre ad un determinato periodo di vita rappresentata da questo ragazzino con cui lei ha condiviso parte della sua vita.
Le consiglio di affrontare una terapia che le permetta di conoscere meglio la sua storia, se stessa e dare voce ai suoi dubbi.Resto a sua disposizione
Dott.ssa Annalisa Paradiso
Le consiglio di affrontare una terapia che le permetta di conoscere meglio la sua storia, se stessa e dare voce ai suoi dubbi.Resto a sua disposizione
Dott.ssa Annalisa Paradiso
Buongiorno,
quello che descrive è un vissuto più comune di quanto si pensi e non indica necessariamente una mancanza d’amore verso il partner attuale né un desiderio reale di tornare a quella persona.
Le relazioni significative vissute in età molto precoce, soprattutto durante l’adolescenza, possono lasciare un’impronta emotiva profonda. In quella fase della vita si costruiscono le prime esperienze di riconoscimento, desiderio, idealizzazione e scoperta di sé. Spesso non è tanto la persona in sé a restare “presente”, quanto ciò che rappresentava in quel momento: una versione di sé più libera, vista, scelta, emotivamente intensa.
Il fatto che la relazione sia rimasta incompiuta (senza una vera chiusura, senza una storia vissuta fino in fondo) può mantenere vivo il legame nella memoria emotiva. La mente tende a riattivarlo nei momenti di cambiamento, fatica o trasformazione della vita – come la maternità e l’evoluzione di una relazione lunga – ma anche, come giustamente nota, nei momenti sereni. Questo perché non è necessariamente collegato a ciò che manca oggi, bensì a un bisogno interno che chiede attenzione.
I sogni, i pensieri ricorrenti e l’attrazione che descrive sono spesso il linguaggio con cui la psiche segnala che c’è qualcosa da comprendere e integrare: emozioni, parti di sé, bisogni affettivi o identitari che meritano ascolto, non giudizio.
Proprio per questo, più che cercare risposte “razionali”, è consigliabile approfondire con uno specialista, in uno spazio protetto, per capire cosa questo legame rappresenti per lei oggi e come possa trovare un equilibrio che non le crei conflitto o sofferenza.
Un percorso psicologico può aiutarla a dare un significato a questa presenza interiore e a riportare serenità nella sua vita emotiva.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
quello che descrive è un vissuto più comune di quanto si pensi e non indica necessariamente una mancanza d’amore verso il partner attuale né un desiderio reale di tornare a quella persona.
Le relazioni significative vissute in età molto precoce, soprattutto durante l’adolescenza, possono lasciare un’impronta emotiva profonda. In quella fase della vita si costruiscono le prime esperienze di riconoscimento, desiderio, idealizzazione e scoperta di sé. Spesso non è tanto la persona in sé a restare “presente”, quanto ciò che rappresentava in quel momento: una versione di sé più libera, vista, scelta, emotivamente intensa.
Il fatto che la relazione sia rimasta incompiuta (senza una vera chiusura, senza una storia vissuta fino in fondo) può mantenere vivo il legame nella memoria emotiva. La mente tende a riattivarlo nei momenti di cambiamento, fatica o trasformazione della vita – come la maternità e l’evoluzione di una relazione lunga – ma anche, come giustamente nota, nei momenti sereni. Questo perché non è necessariamente collegato a ciò che manca oggi, bensì a un bisogno interno che chiede attenzione.
I sogni, i pensieri ricorrenti e l’attrazione che descrive sono spesso il linguaggio con cui la psiche segnala che c’è qualcosa da comprendere e integrare: emozioni, parti di sé, bisogni affettivi o identitari che meritano ascolto, non giudizio.
Proprio per questo, più che cercare risposte “razionali”, è consigliabile approfondire con uno specialista, in uno spazio protetto, per capire cosa questo legame rappresenti per lei oggi e come possa trovare un equilibrio che non le crei conflitto o sofferenza.
Un percorso psicologico può aiutarla a dare un significato a questa presenza interiore e a riportare serenità nella sua vita emotiva.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Buongiorno, la sua storia mi evoca tante domande a cui, purtroppo non posso avere risposta, e sarebbe utile a me, ma soprattutto a lei, se potessi rivolgergliele. Da quello che leggo, questa persona è ancora presente nella sua vita, non solo a livello mentale ma anche di scambi comunicativi sporadici. Sembrerebbe che chi le è vicino le sia lontano e chi è lontano le sia vicino. Ora, non so se l'attrazione con il suo amico di gioventù è manifesta e reciproca e non so neanche quanto voglia dare nuova vitalità alla sua relazione stabile. Da cosa vorrebbe iniziare? Io parto dal secondo elemento, perché è più a portata di mano. Per ridare vitalità, freschezza, giovinezza e vicinanza alla sua relazione con il padre dei suoi figli potrebbe riflettere su cos'è che l'altra persona le da e che non trova attualmente. Quali sono i suoi desideri insoddisfatti e renderli attuali all'interno del vostro rapporto "invecchiato". Sarebbe una chance onesta da dare al rapporto prima di rinunciare a trasformarlo e optare per altre strade che forse hanno soprattutto il valore di campanello di allarme più che come strada relazionale alternativa. Questa doppia vita, in ogni modo, non credo giovi ne all'una ne all'altra relazione. Mantenere questo sfasamento potrebbe contribuire all'insoddisfazione del rapporto col suo compagno e alimentare una storia ideale che potrebbe risultare meglio sognata che vissuta. Certo, sono rapide conclusioni, dovremo conoscerci e lavorarci un po' per poterla aiutare realmente. Non esiti a contattarmi. Buona vita.
Buongiorno,
capita spesso che dopo anni insieme, e soprattutto dopo la nascita di due bambini, gli equilibri cambino e ci si ritrovi a non essere più affiatati come prima. Risulta difficile tenere vivi la passione e l'entusiasmo che una volta caratterizzavano la relazione, proprio perchè nella quotidianità la spontaneità un po' si perde e perchè entrano in gioco numerosi impegni di vita a cui doversi dedicare, ancora di più con due figli. Può essere che per lei questo sia un periodo in cui si sente insoddisfatta della propria situazione sentimentale e, risultando difficile riprendere in mano la relazione con il padre dei suoi figli procrastinando questa fatica ad un domani, si lascia andare alla fantasia di un ricordo. Non a caso sogna e desidera il suo fidanzatino di un tempo (ipotizzo la relazione più importante_se non l'unica_ prima del suo attuale compagno) quando tutto era più facile e senza responsabilità, come è tipico l'amore a 13 anni. Tuttavia, si tratta appunto di un sogno, una relazione idealizzata che, mi pare di capire, non esiste concretamente nella realtà. Potrebbe quindi iniziare a chiedersi cosa c'è che non funziona nella sua attuale situazione, cosa non la soddisfa e cosa le servirebbe per "riaccendere in lei sensazioni ed emozioni"-per usare le sue parole- per poi capire in che modo riaccenderle e che strada prendere.
Resto a disposizione
Un caro saluto
Dott.ssa Veronica Pietrantuoni
capita spesso che dopo anni insieme, e soprattutto dopo la nascita di due bambini, gli equilibri cambino e ci si ritrovi a non essere più affiatati come prima. Risulta difficile tenere vivi la passione e l'entusiasmo che una volta caratterizzavano la relazione, proprio perchè nella quotidianità la spontaneità un po' si perde e perchè entrano in gioco numerosi impegni di vita a cui doversi dedicare, ancora di più con due figli. Può essere che per lei questo sia un periodo in cui si sente insoddisfatta della propria situazione sentimentale e, risultando difficile riprendere in mano la relazione con il padre dei suoi figli procrastinando questa fatica ad un domani, si lascia andare alla fantasia di un ricordo. Non a caso sogna e desidera il suo fidanzatino di un tempo (ipotizzo la relazione più importante_se non l'unica_ prima del suo attuale compagno) quando tutto era più facile e senza responsabilità, come è tipico l'amore a 13 anni. Tuttavia, si tratta appunto di un sogno, una relazione idealizzata che, mi pare di capire, non esiste concretamente nella realtà. Potrebbe quindi iniziare a chiedersi cosa c'è che non funziona nella sua attuale situazione, cosa non la soddisfa e cosa le servirebbe per "riaccendere in lei sensazioni ed emozioni"-per usare le sue parole- per poi capire in che modo riaccenderle e che strada prendere.
Resto a disposizione
Un caro saluto
Dott.ssa Veronica Pietrantuoni
Gentile utente, capisco quanto questa situazione possa essere pesante. Le consiglio di intraprendere un percorso di supporto psicologico per elaborare un pò questo accaduto, probabilmente in questo modo anche i pensieri a riguardo si ridurranno o comunque acquisirà strategie utili.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Gentilissima, grazie innanzitutto per aver condiviso questi dubbi, non sempre facili da riconoscere ed elaborare.
Per prima cosa,m ritengo importante sottolineare che quando una persona del passato continua a occupare spazio nella mente per così tanti anni, di solito non è la persona in sé a mantenere questo potere, ma il significato che le abbiamo attribuito e l’associazione emotiva che si è creata attorno a quell’esperienza.
Nel suo caso, quel ragazzo sembra rappresentare un periodo della sua vita in cui alcune emozioni erano particolarmente intense, per cui le prime esperienze affettive tendono a fissarsi come modelli emotivi che il cervello continua a riattivare quando sente mancanza, nostalgia o bisogno di conferme.
Non è raro che queste figure riemergano proprio nei momenti in cui la vita adulta diventa più complessa, ad esempio la maternità, la routine, le responsabilità possono creare una distanza tra ciò che siamo oggi e ciò che eravamo. In questi casi, la mente utilizza ricordi molto carichi emotivamente per compensare parti di sé che percepisce come meno vive o meno espresse.
Il fatto che vi risentiate ogni tanto, mantiene attivo questo circuito: ogni contatto riaccende l’associazione e la rende nuovamente disponibile, come se fosse ancora attuale.
La domanda centrale che potrebbe porsi non è “perché lui”, ma “quale funzione psicologica svolge il pensiero di lui nella mia vita attuale”?. Le fantasie, i sogni, l’attrazione mentale spesso non parlano della persona, ma del bisogno che quella persona incarna.
La sua presenza mentale può essere un indicatore, non un obiettivo, un segnale che qualcosa dentro di sè sta chiedendo spazio, riconoscimento o ascolto.
Un percorso potrebbe aiutarla a comprendere meglio e potersi comprendere.
Un caro saluto
Dott.ssa Carolina Berardi
Per prima cosa,m ritengo importante sottolineare che quando una persona del passato continua a occupare spazio nella mente per così tanti anni, di solito non è la persona in sé a mantenere questo potere, ma il significato che le abbiamo attribuito e l’associazione emotiva che si è creata attorno a quell’esperienza.
Nel suo caso, quel ragazzo sembra rappresentare un periodo della sua vita in cui alcune emozioni erano particolarmente intense, per cui le prime esperienze affettive tendono a fissarsi come modelli emotivi che il cervello continua a riattivare quando sente mancanza, nostalgia o bisogno di conferme.
Non è raro che queste figure riemergano proprio nei momenti in cui la vita adulta diventa più complessa, ad esempio la maternità, la routine, le responsabilità possono creare una distanza tra ciò che siamo oggi e ciò che eravamo. In questi casi, la mente utilizza ricordi molto carichi emotivamente per compensare parti di sé che percepisce come meno vive o meno espresse.
Il fatto che vi risentiate ogni tanto, mantiene attivo questo circuito: ogni contatto riaccende l’associazione e la rende nuovamente disponibile, come se fosse ancora attuale.
La domanda centrale che potrebbe porsi non è “perché lui”, ma “quale funzione psicologica svolge il pensiero di lui nella mia vita attuale”?. Le fantasie, i sogni, l’attrazione mentale spesso non parlano della persona, ma del bisogno che quella persona incarna.
La sua presenza mentale può essere un indicatore, non un obiettivo, un segnale che qualcosa dentro di sè sta chiedendo spazio, riconoscimento o ascolto.
Un percorso potrebbe aiutarla a comprendere meglio e potersi comprendere.
Un caro saluto
Dott.ssa Carolina Berardi
Cara utente,
la domanda alla sua risposta sta nel significato che questa persona ha per lei. Provi a chiedersi cosa rappresenta per lei questa persona, che significa ha e quale valore. Deve scavare a fondo, dentro di sè, per trovare la vera risposta a queste domande.
Le auguro di farcela e nel caso, qualora volesse, può sempre optare per un piccolo aiuto esterno che la possa guidare in questa esplorazione: delle consulenze psicologiche possono magari fare al caso suo.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
la domanda alla sua risposta sta nel significato che questa persona ha per lei. Provi a chiedersi cosa rappresenta per lei questa persona, che significa ha e quale valore. Deve scavare a fondo, dentro di sè, per trovare la vera risposta a queste domande.
Le auguro di farcela e nel caso, qualora volesse, può sempre optare per un piccolo aiuto esterno che la possa guidare in questa esplorazione: delle consulenze psicologiche possono magari fare al caso suo.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Buongiorno,
la ringraziamo per aver condiviso un vissuto così personale. Le esperienze affettive dell’adolescenza possono lasciare tracce profonde e riemergere nel tempo come simboli di emozioni, bisogni o parti di sé che chiedono ascolto.
Può indicare un conflitto interiore ancora da comprendere.
Un percorso di riflessione personale potrebbe aiutarla a fare chiarezza e a ritrovare maggiore equilibrio.
Sono disponibile se vuole mandandomi un messaggio o prenotando lei direttamente un colloquio gratuito nell'agenda. A presto, Dott.ssa Alessandra Corti
la ringraziamo per aver condiviso un vissuto così personale. Le esperienze affettive dell’adolescenza possono lasciare tracce profonde e riemergere nel tempo come simboli di emozioni, bisogni o parti di sé che chiedono ascolto.
Può indicare un conflitto interiore ancora da comprendere.
Un percorso di riflessione personale potrebbe aiutarla a fare chiarezza e a ritrovare maggiore equilibrio.
Sono disponibile se vuole mandandomi un messaggio o prenotando lei direttamente un colloquio gratuito nell'agenda. A presto, Dott.ssa Alessandra Corti
Buonasera, quello che descrive non è così raro come spesso si pensa, ma tende a essere vissuto con molta solitudine e senso di colpa, soprattutto quando si ha una famiglia e una relazione stabile. È importante dirLe subito che il fatto che questa figura del passato continui ad affacciarsi nella sua mente non significa che Lei non ami il suo compagno o che desideri davvero tornare indietro. Sta parlando, piuttosto, di una presenza interna.
Quel ragazzo appartiene a un tempo molto precoce della sua vita, un’età in cui le emozioni sono intense, assolute, non ancora compromesse dalle responsabilità, dai ruoli, dalle rinunce. Spesso queste relazioni adolescenziali non restano vive per ciò che sono state realmente, ma per ciò che hanno rappresentato: una versione di sé libera, desiderante, piena di possibilità, non ancora “definita”. Lui sembra essere diventato il simbolo di quel tempo e di quella parte di Lei, più che una persona concreta da rincorrere.
Il fatto che questa presenza non sia scomparsa nemmeno nei momenti felici della sua relazione attuale suggerisce che non si tratti solo di una mancanza contingente nel rapporto di coppia, ma di qualcosa di più profondo e strutturale. È come se quella figura custodisse emozioni che non hanno mai trovato una vera conclusione, proprio perché la relazione non si è consumata, né realizzata fino in fondo. Ciò che resta aperto, incompiuto, tende a mantenere una forza immaginativa molto potente.
I contatti sporadici, che riprendono con naturalezza dopo anni, alimentano ulteriormente questa dimensione sospesa: non c’è una storia che evolve, ma neppure una che si chiude. Questo mantiene viva un’attrazione che è insieme mentale e corporea, ma che vive soprattutto nello spazio del possibile, non del reale. È per questo che può sembrare “inspiegabile”: non risponde alle regole del presente, ma a quelle della memoria emotiva.
Più che chiedersi come eliminarlo dalla mente, forse il passaggio è comprendere cosa rappresenta per Lei oggi. Non tanto lui, quanto ciò che riattiva: il sentirsi vista in un certo modo, il contatto con un desiderio non mediato, una parte identitaria che non coincide solo con il ruolo di compagna e madre. Finché quella parte non trova spazio e riconoscimento nella sua vita attuale, continuerà a cercare una voce attraverso quella figura del passato.
Lavorare su questo, magari in un percorso psicologico, non significa mettere in discussione la sua famiglia, ma integrare parti di sé rimaste ferme nel tempo. Quando quelle parti vengono accolte, spesso smettono di bussare con tanta insistenza attraverso fantasie, sogni o presenze ricorrenti. Rimango a disposizione, un saluto!
Quel ragazzo appartiene a un tempo molto precoce della sua vita, un’età in cui le emozioni sono intense, assolute, non ancora compromesse dalle responsabilità, dai ruoli, dalle rinunce. Spesso queste relazioni adolescenziali non restano vive per ciò che sono state realmente, ma per ciò che hanno rappresentato: una versione di sé libera, desiderante, piena di possibilità, non ancora “definita”. Lui sembra essere diventato il simbolo di quel tempo e di quella parte di Lei, più che una persona concreta da rincorrere.
Il fatto che questa presenza non sia scomparsa nemmeno nei momenti felici della sua relazione attuale suggerisce che non si tratti solo di una mancanza contingente nel rapporto di coppia, ma di qualcosa di più profondo e strutturale. È come se quella figura custodisse emozioni che non hanno mai trovato una vera conclusione, proprio perché la relazione non si è consumata, né realizzata fino in fondo. Ciò che resta aperto, incompiuto, tende a mantenere una forza immaginativa molto potente.
I contatti sporadici, che riprendono con naturalezza dopo anni, alimentano ulteriormente questa dimensione sospesa: non c’è una storia che evolve, ma neppure una che si chiude. Questo mantiene viva un’attrazione che è insieme mentale e corporea, ma che vive soprattutto nello spazio del possibile, non del reale. È per questo che può sembrare “inspiegabile”: non risponde alle regole del presente, ma a quelle della memoria emotiva.
Più che chiedersi come eliminarlo dalla mente, forse il passaggio è comprendere cosa rappresenta per Lei oggi. Non tanto lui, quanto ciò che riattiva: il sentirsi vista in un certo modo, il contatto con un desiderio non mediato, una parte identitaria che non coincide solo con il ruolo di compagna e madre. Finché quella parte non trova spazio e riconoscimento nella sua vita attuale, continuerà a cercare una voce attraverso quella figura del passato.
Lavorare su questo, magari in un percorso psicologico, non significa mettere in discussione la sua famiglia, ma integrare parti di sé rimaste ferme nel tempo. Quando quelle parti vengono accolte, spesso smettono di bussare con tanta insistenza attraverso fantasie, sogni o presenze ricorrenti. Rimango a disposizione, un saluto!
Gentile utente,
Quello che descrive non è raro e non indica necessariamente un problema nella relazione attuale, ma piuttosto la presenza di un legame emotivo rimasto aperto dentro di lei.
Le relazioni vissute in adolescenza, soprattutto quando non si sono potute esplorare fino in fondo, tendono a rimanere cariche di significati, possibilità immaginate, parti di sé legate a un tempo in cui l’identità era ancora in formazione; pertanto possono riattivarsi anche a distanza di molti anni, indipendentemente da come siano andate poi le vostre vite.
Più che chiedersi perché lui non vada via dalla sua testa, potrebbe essere utile domandarsi che cosa rappresenta oggi per lei: quali emozioni, quali parti di sé, quali bisogni o desideri vengono riaccesi da questa presenza. Spesso non è tanto la persona in sé, quanto ciò che simbolizza.
Resto a disposizione se desidera approfondire.
Quello che descrive non è raro e non indica necessariamente un problema nella relazione attuale, ma piuttosto la presenza di un legame emotivo rimasto aperto dentro di lei.
Le relazioni vissute in adolescenza, soprattutto quando non si sono potute esplorare fino in fondo, tendono a rimanere cariche di significati, possibilità immaginate, parti di sé legate a un tempo in cui l’identità era ancora in formazione; pertanto possono riattivarsi anche a distanza di molti anni, indipendentemente da come siano andate poi le vostre vite.
Più che chiedersi perché lui non vada via dalla sua testa, potrebbe essere utile domandarsi che cosa rappresenta oggi per lei: quali emozioni, quali parti di sé, quali bisogni o desideri vengono riaccesi da questa presenza. Spesso non è tanto la persona in sé, quanto ciò che simbolizza.
Resto a disposizione se desidera approfondire.
Salve.
Quello che descrive non è raro e non indica necessariamente un problema nella relazione attuale. Alcuni legami adolescenziali restano fortemente simbolici, perché associati a fasi di vita in cui si costruiscono l’identità, il senso di sé e le prime esperienze emotive intense.
La persona che continua a tornare nei suoi pensieri può rappresentare non tanto “lui” nel presente, quanto una parte di sé, di emozioni, bisogni o aspetti vitali che si sono formati allora e che oggi cercano spazio. Per questo la sua presenza può riattivarsi anche nei momenti di equilibrio della sua vita attuale.
Più che cercare di eliminarla, può essere utile comprendere cosa questo legame rappresenta per lei oggi e che funzione ha nel suo mondo emotivo.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare significato a questa esperienza, integrandola senza che interferisca con il suo benessere e con le scelte di vita che ha costruito.
Resto a disposizione,
Dott.ssa Farese Lucrezia
Quello che descrive non è raro e non indica necessariamente un problema nella relazione attuale. Alcuni legami adolescenziali restano fortemente simbolici, perché associati a fasi di vita in cui si costruiscono l’identità, il senso di sé e le prime esperienze emotive intense.
La persona che continua a tornare nei suoi pensieri può rappresentare non tanto “lui” nel presente, quanto una parte di sé, di emozioni, bisogni o aspetti vitali che si sono formati allora e che oggi cercano spazio. Per questo la sua presenza può riattivarsi anche nei momenti di equilibrio della sua vita attuale.
Più che cercare di eliminarla, può essere utile comprendere cosa questo legame rappresenta per lei oggi e che funzione ha nel suo mondo emotivo.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare significato a questa esperienza, integrandola senza che interferisca con il suo benessere e con le scelte di vita che ha costruito.
Resto a disposizione,
Dott.ssa Farese Lucrezia
Buongiorno, quello che descrive non è raro, ma viene di frequente accompagnato da confusione, senso di colpa o paura di “sbagliare qualcosa” nella propria vita attuale. Alcune relazioni, soprattutto quelle vissute in età molto precoce, possono assumere nel tempo un valore simbolico particolare. Non rappresentano solo una persona concreta, ma un periodo della vita, un modo di sentire, un’immagine di sé legata alla scoperta, all’intensità, alla possibilità. È come se quella figura rimanesse impressa non tanto per ciò che è oggi, quanto per ciò che ha significato allora e per le emozioni che ha contribuito a costruire. Il fatto che questo pensiero sia presente anche nei momenti in cui la sua relazione attuale va bene suggerisce che non si tratti semplicemente di una “mancanza” nel presente, ma di qualcosa che ha a che fare con una parte interna, con un legame emotivo rimasto sospeso, idealizzato o mai davvero trasformato. Il contatto sporadico, che riattiva la sensazione di continuità “come se il tempo non fosse passato”, può rinforzare questa impressione di connessione speciale e renderla ancora più intensa. I sogni, l’attrazione mentale e fisica che descrive spesso non parlano tanto di un desiderio di cambiare vita, quanto di un bisogno di riconnettersi con aspetti di sé: emozioni, vitalità, immaginazione, libertà interiore. Questo non invalida né sminuisce l’amore per il compagno o il ruolo di madre, ma mostra come le persone non siano fatte di un solo legame o di un’unica dimensione affettiva. Più che cercare di “eliminare” questa presenza dalla sua mente, può essere utile provare a interrogarsi su cosa rappresenta per lei oggi, cosa evoca, cosa riaccende. Spesso, quando un pensiero diventa così persistente, non chiede di essere agito, ma compreso. Dare un significato a ciò che sente può aiutare a ridurre il conflitto interno e a riportare questa esperienza dentro una cornice più integrata della sua storia personale. Il fatto che lei si ponga queste domande con onestà e senza giudicarsi è già un segnale di grande consapevolezza emotiva. Un saluto, Dottoressa Chiara Venitucci.
Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Ciò che descrive non è raro e forse non andrebbe visto come un segnale nascosto di un desiderio di tradire o cambiare vita. Una relazione lunga come la vostra e la nascita di due figli porta inevitabilmente a dei cambiamenti.
Le relazioni adolescenziali spesso si legano a fasi molto formative dell’identità: lì si concentrano idealizzazioni, bisogni di riconoscimento, parti di sé ancora non differenziate.
Il fatto che questo legame si ripresenti nella sua mente forse indica che alla base non c'è tanto una mancanza coniugale quanto un bisogno profondo di riappropriarsi di una parte di sé rimasta “congelata” nel tempo.
In questo senso un lavoro terapeutico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questi sentimenti, a distinguere tra la persona reale e il significato simbolico che ha assunto, permettendole di integrare quelle emozioni senza che continuino a interferire nel presente. Non si tratta di eliminare un ricordo, ma di comprenderlo e trasformarlo.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Ciò che descrive non è raro e forse non andrebbe visto come un segnale nascosto di un desiderio di tradire o cambiare vita. Una relazione lunga come la vostra e la nascita di due figli porta inevitabilmente a dei cambiamenti.
Le relazioni adolescenziali spesso si legano a fasi molto formative dell’identità: lì si concentrano idealizzazioni, bisogni di riconoscimento, parti di sé ancora non differenziate.
Il fatto che questo legame si ripresenti nella sua mente forse indica che alla base non c'è tanto una mancanza coniugale quanto un bisogno profondo di riappropriarsi di una parte di sé rimasta “congelata” nel tempo.
In questo senso un lavoro terapeutico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questi sentimenti, a distinguere tra la persona reale e il significato simbolico che ha assunto, permettendole di integrare quelle emozioni senza che continuino a interferire nel presente. Non si tratta di eliminare un ricordo, ma di comprenderlo e trasformarlo.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
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