Dott.
Francesca Romana Gabrielli
Psicologa
·
Psicologa clinica
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ha risposto a 16 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno vorrei un aiuto valido da parte vostra. Vivo un conflitto interiore da ormai anni. Provo a spiegarmi meglio. Ho una relazione stabile da quasi 10 anni e sono mamma di due bambini. Sono con lui da quando avevo 19 anni ma dopo la nascita dei bambini ovviamente il nostro rapporto ha subito un allontanamento ma il punto non è questo. Il punto è che sembra come se nella mia vita non sia mai uscito un ragazzo che frequentavo quando io avevo 13 anni. Abbiamo avuto una relazione adolescenziale, a livello sessuale nulla ma non so perché lui non va mai via dalla mia testa. La sua presenza si ripercuote nel mio presente nonostante tutti questi anni e nonostante entrambe le nostre vite siano andate avanti. Ogni tanto a cadenza di anni ci risentiamo come se ci fossimo visti il giorno prima. A me capita di sognarlo spesso, di pensarlo. Proviamo un attrazione mentale e fisica inspiegabile, dopo tutti questi anni. Ho pensato che magari la sua presenza riaccendesse in me delle sensazioni e delle emozioni che mancano nel rapporto attuale ma questa presenza non è mai andata via anche nei momenti belli della mia relazione attuale. Mi potete aiutare a capire come sia possibile che dopo anni sia una presenza ancora così forte di cui io proprio non riesco a farne a meno?
Buongiorno, ciò che emerge è che probabilmente questo ragazzo non è solo una persona del passato: per lei è come una chiave emotiva. Quando pensa a lui, o lo incontra, si riattivano dentro di lei sensazioni e stati interni che risalgono a quando stava crescendo : l'adolescenza è un periodo importante per lo sviluppo emotivo. sentirsi scelta, desiderata, importante, vista davvero. Sono emozioni che non appartengono solo a quella relazione, ma a quel momento della vita in cui il suo Sé affettivo stava nascendo. Il fatto che abbia costruito una relazione stabile, una famiglia e dei progetti dimostra che questa parte adolescenziale non ostacola la maturità, ma la accompagna. Anzi, spesso è proprio la possibilità di restare in contatto con le proprie parti più giovani che permette una maggiore flessibilità emotiva, creatività relazionale e capacità di desiderare. È che, attraverso di lui, ritrova una versione di sé che altrimenti farebbe più fatica a sentire. Dalle sue parole sembra che questo ragazzo sia il collegamento con quella ragazza che è stata, e con tutto ciò che quella ragazza provava, e forse per questo, rispondendo alla sua domanda, è possibile che dopo tanti anni sia ancora una presenza forte per lei!
Buongiorno, ho una figlia che soffre di binge eating da moltissimi anni, ora è due anni che convive e io la vedo poco, ma ogni volta che la vedo noto chiaramente (e non solo io) che mette sempre più peso. Ormai sarà oltre i 100 kg. Non so proprio da dove iniziare per aiutarla. Nel passato abbiamo provato psicoterapia, psichiatria, farmaci di tutto, ma dopo pochissime sedute si mollava. E’ arrivata a dirmi stop, attraverso una terapeuta che mi ha chiamata e abbiamo fatto colloquio insieme, mi hanno chiesto di lasciarla stare. Da lì ho mollato. Mi sono arresa. Peccato che a distanza di un anno e mezzo la sua situazione sia decisamente peggiorata. Grazie a chi mi risponderà.
Buongiorno,
le rispondo come psicologa che si occupa di disturbi del comportamento alimentare.
Capisco molto la sua preoccupazione: è davvero difficile vedere una figlia stare male e sentirsi impotenti. Da quello che descrive, la situazione è delicata ma anche piuttosto comune nei casi di binge eating.
Purtroppo, quando la persona non è pronta, è molto difficile aiutarla in modo diretto. I percorsi interrotti e il rifiuto della terapia fanno spesso parte del disturbo stesso, non sono mancanza di volontà.
Il fatto che in passato le sia stato chiesto di “lasciarla stare” non è stato un errore: a volte serve a ridurre la pressione e le resistenze. Allo stesso tempo, questo non significa sparire, ma cercare una presenza più discreta e non giudicante.
In generale, può essere utile:
* evitare commenti su peso, cibo o aspetto fisico
* mantenere un contatto affettivo, senza parlare solo del problema
* esprimere preoccupazione in modo delicato, senza forzare
Non può obbligarla a curarsi, ma può restare un punto di riferimento sicuro. Spesso è proprio questo, nel tempo, a riaprire uno spazio per chiedere aiuto.
Resto a sua disposizione,
Un caro saluto.
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