Buongiorno, sto vivendo una situazione molto dolorosa , dalla quale non vedo uscita. Mia figlia , 32
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Buongiorno, sto vivendo una situazione molto dolorosa , dalla quale non vedo uscita. Mia figlia , 32 anni, sposata e con un bimbo di due , si vuole separare . Non l ha detto direttamente, ma vedendola diversa, ho provato a chiederle se ci fosse qualcosa che non andava e alla fine è uscito questo.
Praticamente le ho anche spianato la strada nel dirmelo. Non ne aveva parlato neanche con il marito. Solo con un' amica e un cugino. Vivono in un appartamento sopra al nostro, che le ho donato parecchi anni fa. Dice che con lui non ha più dialogo, non sa più guardarla negli occhi ecc. Lui è impegnato molto con il lavoro, ma quando è a casa prepara il bimbo, gli fa il bagnetto, cucina, avvia lavatrice, pulisce casa, prepara pranzo e cena per tutti. Lei mi dice che anche fra noi , madre e figlia non c è stato dialogo, che si è sempre sentita giudicata e controllata, e non l ho lasciata sbagliare. Io le ho lasciato fare le sue scelte, tipo di scuola, sede più lontana con costi di appartamento e trasporto, ho accolto i suoi fidanzati con apertura, ammetto che cercavo che studiasse con buoni risultati e le chiedevo della sua vita .ora dice che vuole fare le sue scelte , andare via col bambino, ma non dice dove, le ho chiesto se ha un altro, lei nega, ma passa giornate fuori, o ritarda di molte ore a rientrare dai turni di lavoro. Di mattina il bimbo è al nido, pomeriggio con noi. Frequenta una palestra , body buildyng, all inizio era saltuario, fino a diventare ogni giorno. Mangia in modo ristretto, solo certi alimenti, ed è dimagrita, molto.
Sicuramente io e il padre l avremo iperprotetta ,abbiamo cercato di evitarle errori, controllandola, ma abbiamo anche sempre cercato di parlare, anche se non era facile visto il suo temperamento. Non ci informa nemmeno dei suoi orari, tanto noi siamo a disposizione, sa che noi amiamo tanto il bimbo. Sembra abbia un' insoddisfazione cronica , dice che lei è giovane, vuole fare due anni di specializzazione, vuole viaggiare, da notare che hanno girato mezzo mondo. La vita ora le sta stretta. Dice che devo lasciarle vivere la sua vita , ma non informa nessuno circa le sue intenzioni come sarebbe giusto, visto la presenza di un figlio .Quando si cerca di parlare, di capire , si finisce sempre per discutere, sembra voglia nascondere qualcosa, anche al marito. Noi siamo preoccupati oltre che per il bimbo, anche per lei, perché non sappiamo quando e dove finirà la sua ricerca di quello che magari è solo nella sua mente. È già successo con il precedente fidanzato con cui è stata per 5 anni. Non sappiamo più come approcciarsi e siamo nella più totale sofferenza.
Praticamente le ho anche spianato la strada nel dirmelo. Non ne aveva parlato neanche con il marito. Solo con un' amica e un cugino. Vivono in un appartamento sopra al nostro, che le ho donato parecchi anni fa. Dice che con lui non ha più dialogo, non sa più guardarla negli occhi ecc. Lui è impegnato molto con il lavoro, ma quando è a casa prepara il bimbo, gli fa il bagnetto, cucina, avvia lavatrice, pulisce casa, prepara pranzo e cena per tutti. Lei mi dice che anche fra noi , madre e figlia non c è stato dialogo, che si è sempre sentita giudicata e controllata, e non l ho lasciata sbagliare. Io le ho lasciato fare le sue scelte, tipo di scuola, sede più lontana con costi di appartamento e trasporto, ho accolto i suoi fidanzati con apertura, ammetto che cercavo che studiasse con buoni risultati e le chiedevo della sua vita .ora dice che vuole fare le sue scelte , andare via col bambino, ma non dice dove, le ho chiesto se ha un altro, lei nega, ma passa giornate fuori, o ritarda di molte ore a rientrare dai turni di lavoro. Di mattina il bimbo è al nido, pomeriggio con noi. Frequenta una palestra , body buildyng, all inizio era saltuario, fino a diventare ogni giorno. Mangia in modo ristretto, solo certi alimenti, ed è dimagrita, molto.
Sicuramente io e il padre l avremo iperprotetta ,abbiamo cercato di evitarle errori, controllandola, ma abbiamo anche sempre cercato di parlare, anche se non era facile visto il suo temperamento. Non ci informa nemmeno dei suoi orari, tanto noi siamo a disposizione, sa che noi amiamo tanto il bimbo. Sembra abbia un' insoddisfazione cronica , dice che lei è giovane, vuole fare due anni di specializzazione, vuole viaggiare, da notare che hanno girato mezzo mondo. La vita ora le sta stretta. Dice che devo lasciarle vivere la sua vita , ma non informa nessuno circa le sue intenzioni come sarebbe giusto, visto la presenza di un figlio .Quando si cerca di parlare, di capire , si finisce sempre per discutere, sembra voglia nascondere qualcosa, anche al marito. Noi siamo preoccupati oltre che per il bimbo, anche per lei, perché non sappiamo quando e dove finirà la sua ricerca di quello che magari è solo nella sua mente. È già successo con il precedente fidanzato con cui è stata per 5 anni. Non sappiamo più come approcciarsi e siamo nella più totale sofferenza.
Buongiorno,
capisco quanto questa situazione sia dolorosa e destabilizzante per voi: state vivendo contemporaneamente la preoccupazione per vostra figlia, per il vostro nipotino e anche un senso di smarrimento rispetto al vostro ruolo.
Da quello che descrive emergono diversi livelli importanti.
Da una parte, sua figlia sembra attraversare una fase di forte cambiamento personale: parla di bisogno di libertà, di fare scelte autonome, di “vivere la sua vita”. Questo tipo di vissuto, anche se può apparire improvviso, spesso è il risultato di un malessere che si accumula nel tempo. Il fatto che riferisca di essersi sentita giudicata o controllata non significa necessariamente che voi abbiate sbagliato intenzionalmente, ma indica come lei abbia vissuto, soggettivamente, la relazione.
Dall’altra parte, alcuni segnali che riporta meritano attenzione: il cambiamento nelle abitudini alimentari, il dimagrimento, l’attività fisica molto intensa, il passare molto tempo fuori casa, il distacco emotivo. Sono tutti elementi che possono indicare una fase di inquietudine profonda o di ricerca identitaria, ma anche una possibile fatica psicologica che andrebbe compresa meglio.
Rispetto alla relazione di coppia, il fatto che non abbia ancora parlato apertamente con il marito e che comunichi poco anche con voi suggerisce una difficoltà nella gestione dei conflitti e nell’espressione dei propri bisogni. Non è raro che, quando il dialogo interno è confuso, anche quello con gli altri diventi difficile o evitante.
Capisco anche il vostro senso di ingiustizia: avete cercato di esserci, di sostenerla, e ora vi sentite esclusi e impotenti. Tuttavia, in questa fase, un punto centrale è proprio il tema dell’autonomia. Più lei percepirà pressione, controllo o tentativi di “farle capire cosa è giusto”, più è probabile che si chiuda o si allontani ulteriormente.
Può essere utile provare a cambiare modalità di approccio:
spostarsi da un atteggiamento interrogativo o preoccupato a uno più accogliente e non giudicante
comunicarle disponibilità all’ascolto, senza forzarla a parlare
evitare di concentrarsi su ciò che “dovrebbe fare”, ma piuttosto su come sta
riconoscere, anche se è difficile, il suo bisogno di autonomia come legittimo
Per quanto riguarda il bambino, è comprensibile la vostra preoccupazione, ma è importante evitare di entrare in dinamiche di schieramento o di sostituzione genitoriale, che rischierebbero di complicare ulteriormente la situazione familiare.
Infine, il vostro dolore è reale e merita attenzione: sentirsi messi da parte o percepiti come “invadenti” può essere molto difficile da accettare, soprattutto quando le intenzioni erano di cura e protezione.
In una situazione così complessa e carica emotivamente, può essere davvero utile un confronto diretto con uno specialista, sia per comprendere meglio cosa sta accadendo sia per trovare modalità relazionali più efficaci.
Un cordiale saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
capisco quanto questa situazione sia dolorosa e destabilizzante per voi: state vivendo contemporaneamente la preoccupazione per vostra figlia, per il vostro nipotino e anche un senso di smarrimento rispetto al vostro ruolo.
Da quello che descrive emergono diversi livelli importanti.
Da una parte, sua figlia sembra attraversare una fase di forte cambiamento personale: parla di bisogno di libertà, di fare scelte autonome, di “vivere la sua vita”. Questo tipo di vissuto, anche se può apparire improvviso, spesso è il risultato di un malessere che si accumula nel tempo. Il fatto che riferisca di essersi sentita giudicata o controllata non significa necessariamente che voi abbiate sbagliato intenzionalmente, ma indica come lei abbia vissuto, soggettivamente, la relazione.
Dall’altra parte, alcuni segnali che riporta meritano attenzione: il cambiamento nelle abitudini alimentari, il dimagrimento, l’attività fisica molto intensa, il passare molto tempo fuori casa, il distacco emotivo. Sono tutti elementi che possono indicare una fase di inquietudine profonda o di ricerca identitaria, ma anche una possibile fatica psicologica che andrebbe compresa meglio.
Rispetto alla relazione di coppia, il fatto che non abbia ancora parlato apertamente con il marito e che comunichi poco anche con voi suggerisce una difficoltà nella gestione dei conflitti e nell’espressione dei propri bisogni. Non è raro che, quando il dialogo interno è confuso, anche quello con gli altri diventi difficile o evitante.
Capisco anche il vostro senso di ingiustizia: avete cercato di esserci, di sostenerla, e ora vi sentite esclusi e impotenti. Tuttavia, in questa fase, un punto centrale è proprio il tema dell’autonomia. Più lei percepirà pressione, controllo o tentativi di “farle capire cosa è giusto”, più è probabile che si chiuda o si allontani ulteriormente.
Può essere utile provare a cambiare modalità di approccio:
spostarsi da un atteggiamento interrogativo o preoccupato a uno più accogliente e non giudicante
comunicarle disponibilità all’ascolto, senza forzarla a parlare
evitare di concentrarsi su ciò che “dovrebbe fare”, ma piuttosto su come sta
riconoscere, anche se è difficile, il suo bisogno di autonomia come legittimo
Per quanto riguarda il bambino, è comprensibile la vostra preoccupazione, ma è importante evitare di entrare in dinamiche di schieramento o di sostituzione genitoriale, che rischierebbero di complicare ulteriormente la situazione familiare.
Infine, il vostro dolore è reale e merita attenzione: sentirsi messi da parte o percepiti come “invadenti” può essere molto difficile da accettare, soprattutto quando le intenzioni erano di cura e protezione.
In una situazione così complessa e carica emotivamente, può essere davvero utile un confronto diretto con uno specialista, sia per comprendere meglio cosa sta accadendo sia per trovare modalità relazionali più efficaci.
Un cordiale saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
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Gentile Utente ... dal suo post emerge forte una preoccupazione (condivisibile da genitore) ma anche un eccessivo controllo. Sua figlia sta manifestando le sue difficoltà e le sue scelte in maniera esplicita, chiara ma sembra che a Lei e a suo marito non vanno bene. Il rapporto che sua figlia ha con suo marito e suo figlio sono sue relazioni e, in caso di allontanamento, sarà Lei l'unica responsabile e dovrà affrontare le conseguenze delle sue scelte. Noi genitori possiamo ascoltare, aiutare, attendere ma non possiamo controllare e/o aspettare che i nostri figli ci rassicurano e fanno svanire le nostre paure. Le sue paure stanno agendo dentro di Lei in maniera evidente e questo non Le permette di osservare la realtà. Lasci che sua figlia faccia le sue scelte, i suoi errori e, soprattutto, che cresca, maturi dai suoi sbagli e provi ad osservare in modo neutrale ciò che succede senza intervenire. I figli hanno bisogno di volare, cadere e ritornare a casa, doloranti ma più consapevoli che la Vita è meravigliosa ma anche difficile. Grazie.
Buongiorno,
da ciò che racconti emerge quanta sofferenza, preoccupazione e senso di smarrimento tu stia vivendo in questo momento. Quando si ha a cuore profondamente il benessere dei propri figli – e in questo caso anche di un nipotino – è naturale sentirsi coinvolti, spaventati e desiderosi di capire cosa stia accadendo e come poter aiutare.
Allo stesso tempo, nelle fasi di cambiamento o di crisi personale, alcune persone sentono il bisogno di ridefinire i propri spazi, le proprie scelte e la propria identità. Questo può generare molta distanza e incomprensione all’interno della famiglia, soprattutto quando il dialogo diventa difficile o quando entrambe le parti si sentono non comprese o giudicate.
Può essere utile, quando possibile, provare a spostare il focus dal “capire cosa sta facendo o nascondendo” al “come possiamo riaprire uno spazio di ascolto reciproco”. A volte piccoli cambiamenti nel modo di porsi – più orientati all’ascolto che alla ricerca di spiegazioni immediate – possono favorire un clima meno conflittuale e permettere all’altra persona di sentirsi più libera di raccontarsi.
Allo stesso tempo, è importante che anche tu possa prenderti cura della tua sofferenza e non restare sola con questo peso emotivo. Un confronto con un professionista può aiutare a trovare modalità più serene per stare dentro questa situazione complessa e mantenere un dialogo il più possibile costruttivo con tua figlia.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
da ciò che racconti emerge quanta sofferenza, preoccupazione e senso di smarrimento tu stia vivendo in questo momento. Quando si ha a cuore profondamente il benessere dei propri figli – e in questo caso anche di un nipotino – è naturale sentirsi coinvolti, spaventati e desiderosi di capire cosa stia accadendo e come poter aiutare.
Allo stesso tempo, nelle fasi di cambiamento o di crisi personale, alcune persone sentono il bisogno di ridefinire i propri spazi, le proprie scelte e la propria identità. Questo può generare molta distanza e incomprensione all’interno della famiglia, soprattutto quando il dialogo diventa difficile o quando entrambe le parti si sentono non comprese o giudicate.
Può essere utile, quando possibile, provare a spostare il focus dal “capire cosa sta facendo o nascondendo” al “come possiamo riaprire uno spazio di ascolto reciproco”. A volte piccoli cambiamenti nel modo di porsi – più orientati all’ascolto che alla ricerca di spiegazioni immediate – possono favorire un clima meno conflittuale e permettere all’altra persona di sentirsi più libera di raccontarsi.
Allo stesso tempo, è importante che anche tu possa prenderti cura della tua sofferenza e non restare sola con questo peso emotivo. Un confronto con un professionista può aiutare a trovare modalità più serene per stare dentro questa situazione complessa e mantenere un dialogo il più possibile costruttivo con tua figlia.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
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Buongiorno. Comprendo profondamente il vostro dolore e quel senso di impotenza nel vedere una figlia che sembra "smarrirsi" proprio quando tutto appare costruito. La fase che sta attraversando sua figlia somiglia a una crisi d'identità tardiva, dove il bisogno di rottura diventa l'unico modo che sente per affermare se stessa. Spesso, quando una persona è cresciuta sentendosi molto protetta o "monitorata", può arrivare a percepire anche le attenzioni più amorevoli come un peso soffocante. Il fatto che si sia rifugiata nel body building e in un regime alimentare molto rigido suggerisce il bisogno di riprendere un controllo assoluto sul proprio corpo, quasi a voler dimostrare che almeno lì nessuno può intervenire. Questa insoddisfazione cronica, unita alla ricerca di novità, può essere il segnale di un malessere interiore che lei cerca di risolvere cambiando "lo scenario" esterno (casa, marito, abitudini), sperando che questo basti a farla stare meglio. In questo momento, il silenzio e la chiusura di sua figlia sono una difesa: teme che parlando verrebbe nuovamente guidata o corretta. Per quanto sia difficile, l'approccio che può aiutarvi a soffrire meno e a non allontanarla del tutto è fare un passo indietro. Provate a comunicarle che rispettate la sua età e il suo ruolo di madre, restando a disposizione per il nipotino ma evitando di chiederle spiegazioni o di indagare sui suoi orari. Quando sentirà che non c'è più un "controllo" da cui scappare, forse il bisogno di ribellione si placherà e potrà aprirsi con più onestà. Resto a vostra disposizione per sostenervi in questo momento così faticoso. Un caro saluto.
Buongiorno, credo che possa essere utile suggerire a sua figlia una terapia individuale che la aiuti a definire i propri obiettivi e confini personali. In questo momento di crisi, il vostro aiuto potrebbe non essere percepito correttamente e potrebbe pagarne la relazione tra voi e vostra figlia
Cara signora, comprendo che lei possa sentirsi triste e preoccupata rispetto a ciò che sta accadendo. Se parlando si va sempre a finire a discutere si potrebbe provare a trovare un altro modo di comunicare, magari trovare un momento solo per voi due da condividere (una passeggiata, un pranzo fuori, un'uscita) e dirle che lei c'è e che probabilmente il momento che sta attraversando è per lei difficile e quindi c'è tanta confusione. Far capire a sua figlia che riconosce le sue emozioni è importante ora più che mai. Potrebbe nello spazio giusto consigliarle anche di parlare con uno specialista visto il momento delicato, soprattutto per farsi accompagnare in questa scelta nel modo migliore per sè stessa e per il bambino.
Le auguro che sia solo una fase e che sua figlia chieda una mano. Rimango a disposizione.
Saluti.
Dott.ssa Federica Leonardi
Le auguro che sia solo una fase e che sua figlia chieda una mano. Rimango a disposizione.
Saluti.
Dott.ssa Federica Leonardi
Buongiorno,
si sente quanto questa situazione la stia facendo soffrire: da una parte la preoccupazione per sua figlia e per il nipotino, dall’altra il senso di impotenza nel non riuscire a capire né a intervenire.
Sua figlia sembra attraversare una fase di forte cambiamento e ricerca personale, che può apparire improvvisa e difficile da comprendere dall’esterno. Allo stesso tempo, quando lei le restituisce di essersi sentita controllata o giudicata, sta probabilmente cercando di ridefinire uno spazio più autonomo, anche se lo fa in modo confuso e poco comunicativo.
Il punto delicato è che più si prova a capire, chiedere, controllare, più è possibile che lei si chiuda e si allontani. Non perché non le voglia bene, ma perché in questo momento sembra avere un forte bisogno di separarsi e prendere decisioni proprie.
Per quanto difficile, può essere utile provare a spostarsi da una posizione di controllo/preoccupazione a una di presenza più “silenziosa”: farle sentire che ci siete, senza incalzarla o cercare risposte immediate. Questo può, nel tempo, riaprire uno spazio di dialogo.
La sua sofferenza è comprensibile, ma questa fase non è necessariamente definitiva né “senza uscita”. A volte i passaggi di cambiamento richiedono anche momenti di distanza per potersi riorganizzare.
Se sente che il carico emotivo è troppo forte, anche per lei potrebbe essere utile avere uno spazio di supporto, dove poter elaborare questa fatica.
Un caro saluto.
si sente quanto questa situazione la stia facendo soffrire: da una parte la preoccupazione per sua figlia e per il nipotino, dall’altra il senso di impotenza nel non riuscire a capire né a intervenire.
Sua figlia sembra attraversare una fase di forte cambiamento e ricerca personale, che può apparire improvvisa e difficile da comprendere dall’esterno. Allo stesso tempo, quando lei le restituisce di essersi sentita controllata o giudicata, sta probabilmente cercando di ridefinire uno spazio più autonomo, anche se lo fa in modo confuso e poco comunicativo.
Il punto delicato è che più si prova a capire, chiedere, controllare, più è possibile che lei si chiuda e si allontani. Non perché non le voglia bene, ma perché in questo momento sembra avere un forte bisogno di separarsi e prendere decisioni proprie.
Per quanto difficile, può essere utile provare a spostarsi da una posizione di controllo/preoccupazione a una di presenza più “silenziosa”: farle sentire che ci siete, senza incalzarla o cercare risposte immediate. Questo può, nel tempo, riaprire uno spazio di dialogo.
La sua sofferenza è comprensibile, ma questa fase non è necessariamente definitiva né “senza uscita”. A volte i passaggi di cambiamento richiedono anche momenti di distanza per potersi riorganizzare.
Se sente che il carico emotivo è troppo forte, anche per lei potrebbe essere utile avere uno spazio di supporto, dove poter elaborare questa fatica.
Un caro saluto.
Buonasera,
lei è una mamma molto presente e forse, risptto ad un tempo, la cultura dominante fa avvertire, soprattutto al femminile, la voglia di prendere delle decisioni in modo autonomo, sia nei confronti della propria madre, che ad una certa età è concepita anche come donna con la quale raffrontarsi, sia come moglie che oggi, in condizioni paritetiche fa avvertire una nuova rappresentaione dell'essere maschi e femmine, persone.
Può darsi sua figlia stia attraversando un periodo di stanchezza dei suoi ruoli canonici, e qualcosa in lei desideri emergere. Potrebbe suggerirle di fare un percorso di psicoterapia individuale o di coppia, per mettere meglio a fuoco che sta attraversando, prima di prendere decisioni tanto drastiche, rischiando poi di pentirsene o di generare anche ad altri sofferenze e problemi.
Un saluto cordiale
Dott.sssa Marzia Sellini
lei è una mamma molto presente e forse, risptto ad un tempo, la cultura dominante fa avvertire, soprattutto al femminile, la voglia di prendere delle decisioni in modo autonomo, sia nei confronti della propria madre, che ad una certa età è concepita anche come donna con la quale raffrontarsi, sia come moglie che oggi, in condizioni paritetiche fa avvertire una nuova rappresentaione dell'essere maschi e femmine, persone.
Può darsi sua figlia stia attraversando un periodo di stanchezza dei suoi ruoli canonici, e qualcosa in lei desideri emergere. Potrebbe suggerirle di fare un percorso di psicoterapia individuale o di coppia, per mettere meglio a fuoco che sta attraversando, prima di prendere decisioni tanto drastiche, rischiando poi di pentirsene o di generare anche ad altri sofferenze e problemi.
Un saluto cordiale
Dott.sssa Marzia Sellini
Buongiorno. Comprendo il suo dolore e il senso di impotenza che prova di fronte a questo cambiamento di sua figlia.
In questa fase, il suo ruolo di genitore è estremamente delicato, più lei cercherà di capire gli errori di sua figlia, più lei si sentirà spinta a fuggire. Credo che sua figlia stia attraversando una crisi d'identità profonda. È molto doloroso, ma è un processo che deve vivere lei. Cercare di convincerla che ha già tutto aumenta il desiderio di rottura.
Quando riuscite a parlare, provi a non dare soluzioni e a rinunciare a fare domande investigative. Sarebbe anche utile capire se sua figlia abbia mai pensato ad un supporto psicologico individuale per gestire questa sua insoddisfazione.
In questa fase, il suo ruolo di genitore è estremamente delicato, più lei cercherà di capire gli errori di sua figlia, più lei si sentirà spinta a fuggire. Credo che sua figlia stia attraversando una crisi d'identità profonda. È molto doloroso, ma è un processo che deve vivere lei. Cercare di convincerla che ha già tutto aumenta il desiderio di rottura.
Quando riuscite a parlare, provi a non dare soluzioni e a rinunciare a fare domande investigative. Sarebbe anche utile capire se sua figlia abbia mai pensato ad un supporto psicologico individuale per gestire questa sua insoddisfazione.
Innanzitutto comprendo la sua sofferenza, e il suo mettersi in discussione come madre rispetto a quanto sta accadendo.
Da quello che emerge, sua figlia sembra essere in una fase di forte cambiamento personale, in cui sta rivalutando diversi aspetti della sua vita, inclusa la relazione di coppia e il rapporto con la famiglia.
E’ frequente che in questi momenti il bisogno di autonomia si esprima attraverso distanza, chiusura e difficoltà nel dialogo. Il rischio, però, è che il tentativo di ottenere spiegazioni o di intervenire possa aumentare ulteriormente questa chiusura.
Può essere utile, per quanto faticoso, provare a mantenere una presenza accogliente e non giudicante, lasciando aperta la possibilità di dialogo senza forzarlo.
Per quanto riguarda il bambino, è positivo che possa contare su una rete familiare presente.
Se la situazione dovesse mantenersi confusa o conflittuale, potrebbe essere utile valutare un supporto psicologico, sia per sua figlia (se disponibile), sia per voi genitori, per affrontare al meglio questo momento e trovare modalità comunicative più efficaci.
Da quello che emerge, sua figlia sembra essere in una fase di forte cambiamento personale, in cui sta rivalutando diversi aspetti della sua vita, inclusa la relazione di coppia e il rapporto con la famiglia.
E’ frequente che in questi momenti il bisogno di autonomia si esprima attraverso distanza, chiusura e difficoltà nel dialogo. Il rischio, però, è che il tentativo di ottenere spiegazioni o di intervenire possa aumentare ulteriormente questa chiusura.
Può essere utile, per quanto faticoso, provare a mantenere una presenza accogliente e non giudicante, lasciando aperta la possibilità di dialogo senza forzarlo.
Per quanto riguarda il bambino, è positivo che possa contare su una rete familiare presente.
Se la situazione dovesse mantenersi confusa o conflittuale, potrebbe essere utile valutare un supporto psicologico, sia per sua figlia (se disponibile), sia per voi genitori, per affrontare al meglio questo momento e trovare modalità comunicative più efficaci.
Comprendo il suo sgomento e la sua sofferenza. Continui a starle accanto come ha sempre fatto. Una psicoterapia potrebbe aiutare sua figlia e supportarla in questo momento così delicato della sua vita. Anche una terapia familiare potrebbe aiutare a riprendere il dialogo come coppia e come genitori per prendere qualunque decisione tenendo al centro i bisogni del bambino. Un caro saluto.
Buongiorno signora la situazione che descrive é comprensibilmente preoccupante. Capisco la sua sofferenza e il senso di impotenza che sta vivendo. E' molto difficile aiutare e stare vicino ad una persona che si comporta come sua figlia, alla ricerca di quella libertà e indipendenza che dice di non aver vissuto in passato. Poiché da quanto dice quando vi incontrate il dialogo sembra piuttosto complesso, un suggerimento che le posso dare é quello di fare qualche colloquio familiare con uno psicoterapeuta. Questo potrebbe aiutarvi a chiarire i non detti e le difficoltà che state incontrando in vista delle costruzione di un nuovo equilibrio che metta in conto anche una sua maggiore libertà.
Le auguro che tutto si risolva.
Le auguro che tutto si risolva.
Buongiorno,
Mi sembra che la situazione che descrive sia fonte di grande sofferenza. Emerge da parta sua (forse vostra - sua e di suo marito) una sensazione di forte impotenza. Mi sembra prioritario per lei prendersi cura del suo dolore, della sua confusione e della sua fatica da madre prima ancora che occuparsi di quella di sua figlia, che sta dando segnali di aver bisogno di spazio. Ovviamente la tutela del piccolo è una questione da preservare e sarebbe utile capire se lei si senta preoccupata di essere allontanata dalla vita di sua figlia e suo nipote o se la sua preoccupazione nasconda qualcosa di più profondo.
Credo che possa essere utile un colloquio con un professionista per chiarire al meglio la situazione e trovare uno spazio di ascolto rispetto a tematiche che mi sembrano molto antiche.
Mi sembra che la situazione che descrive sia fonte di grande sofferenza. Emerge da parta sua (forse vostra - sua e di suo marito) una sensazione di forte impotenza. Mi sembra prioritario per lei prendersi cura del suo dolore, della sua confusione e della sua fatica da madre prima ancora che occuparsi di quella di sua figlia, che sta dando segnali di aver bisogno di spazio. Ovviamente la tutela del piccolo è una questione da preservare e sarebbe utile capire se lei si senta preoccupata di essere allontanata dalla vita di sua figlia e suo nipote o se la sua preoccupazione nasconda qualcosa di più profondo.
Credo che possa essere utile un colloquio con un professionista per chiarire al meglio la situazione e trovare uno spazio di ascolto rispetto a tematiche che mi sembrano molto antiche.
Buongiorno, grazie per la sua difficile condivisione. Credo che, come madre, l'impotenzia sia un'emozione difficilissima da accettare e digerire. è possibile che sua figlia stia vivendo un momento di sofferenza, ma che alla sua età purtroppo non è più gestibile da lei. Come genitore lei, con suo marito, è senza dubbio un appoggio pratico e potete essere un punto di riferimento emotivo, con cui avere un dialogo, ma non potete sostituirvi a lei e scegliere al posto suo, come forse, in modo amorevole e protettivo vorreste fare. Quello che suggerisco in questo momento è di appoggiarsi ad un professionista esperto in relazioni che possa aiutarla ad elaborare la fatica e l'impotenza di lasciar andare la propria figlia, sostenendola ma rispettando i confini che mette, cosa che credo sia tra le più difficili della sua fase di vita: per amore, per protezione, per desiderio di aiutare e sostenere, per la visione che lei stessa ha delle difficoltà di sua figlia. Credo che il confronto ed il supporto di un professionista potrebbe aiutarla a trasformare la sua sofferenza, cosa che potrebbe poi cambiare il contatto stesso con sua figlia. Se avesse domande o dubbi mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Cara Amica,
capisco la sua preoccupazione di mamma. Vuole bene a sua figlia e vorrebbe aiutarla ad essere felice. Tuttavia, sembra che ora sua figlia stia combattendo per riconquistare la sua autonomia. Vuole sentirsi autonoma e libera, come forse non si è sentita finora.
Cosa può fare lei? Dopo averle comunicato al sua preoccupazione, l'unica altra cosa che può fare è dirle: "io sono qui, sono e sarò sempre tua madre. Sei una donna adulta, capace di scegliere, e che sa prendersi le sue responsabilità". Tutto (e non è poco) qui.
con i milgiori auguri,
Dr. Ventura
capisco la sua preoccupazione di mamma. Vuole bene a sua figlia e vorrebbe aiutarla ad essere felice. Tuttavia, sembra che ora sua figlia stia combattendo per riconquistare la sua autonomia. Vuole sentirsi autonoma e libera, come forse non si è sentita finora.
Cosa può fare lei? Dopo averle comunicato al sua preoccupazione, l'unica altra cosa che può fare è dirle: "io sono qui, sono e sarò sempre tua madre. Sei una donna adulta, capace di scegliere, e che sa prendersi le sue responsabilità". Tutto (e non è poco) qui.
con i milgiori auguri,
Dr. Ventura
Buongiorno, comprendo quanto questa situazione vi faccia soffrire. Da ciò che racconta, sua figlia sembra vivere un forte bisogno di autonomia e di distanza, che probabilmente oggi esprime in modo confuso e faticoso, ma che non può essere gestito da voi al suo posto. Più cercate spiegazioni o controllo, più è possibile che lei si chiuda.
In questo momento può essere utile mantenere una presenza affettuosa, non giudicante e disponibile, evitando interrogatori o pressioni. Il punto più importante è tutelare il benessere del bambino e, allo stesso tempo, lasciare a sua figlia la responsabilità delle proprie scelte. Alcuni segnali che descrive, come il dimagrimento marcato, il controllo del cibo e i cambiamenti improvvisi, meritano comunque attenzione e potrebbero rendere utile un confronto psicologico per lei, se accetterà. Anche voi, come genitori e nonni, potreste beneficiare di uno spazio di supporto per affrontare questa sofferenza con maggiore lucidità.
In questo momento può essere utile mantenere una presenza affettuosa, non giudicante e disponibile, evitando interrogatori o pressioni. Il punto più importante è tutelare il benessere del bambino e, allo stesso tempo, lasciare a sua figlia la responsabilità delle proprie scelte. Alcuni segnali che descrive, come il dimagrimento marcato, il controllo del cibo e i cambiamenti improvvisi, meritano comunque attenzione e potrebbero rendere utile un confronto psicologico per lei, se accetterà. Anche voi, come genitori e nonni, potreste beneficiare di uno spazio di supporto per affrontare questa sofferenza con maggiore lucidità.
Buongiorno,
Si sente quanto questa situazione la stia facendo soffrire, e quanto le sia difficile stare davanti a qualcosa che non riesce a comprendere né a fermare. C’è una sensazione di smarrimento, ma anche di ferita profonda, perché lei ha dato tanto e ora si trova esclusa, come se il suo ruolo non venisse più riconosciuto.
Quello che sua figlia sta vivendo sembra più di una semplice crisi di coppia. È come se stesse attraversando una fase in cui sente il bisogno urgente di ridefinire se stessa, di sentirsi libera, autonoma, non più contenuta dentro ruoli e aspettative. Quando dice che la vita le sta stretta, probabilmente non parla solo del marito o della famiglia, ma di un disagio più interno, difficile da esprimere e da mettere a fuoco. In questi momenti le persone possono cambiare abitudini, corpo, ritmi, diventare più chiuse e anche più distanti.
Quando le restituisce che si è sentita controllata o non libera di sbagliare, non sta tanto facendo un bilancio oggettivo del passato, quanto esprimendo un bisogno attuale: sentirsi finalmente padrona delle proprie scelte. Anche un amore molto presente e protettivo può essere stato vissuto, da parte sua, come limitante, indipendentemente dalle intenzioni. Questo non toglie valore a quello che lei ha fatto, ma aiuta a capire perché oggi sua figlia reagisca così.
Più lei prova a capire, a chiederle spiegazioni, a riportarla su qualcosa di condiviso e chiaro, più probabilmente sua figlia si sente spinta a chiudersi, perché in questo momento è molto sensibile a tutto ciò che percepisce come pressione o giudizio. È un meccanismo doloroso, perché più lei si avvicina, più l’altra si allontana.
Forse l’unico modo per non perdere del tutto il contatto è cambiare leggermente posizione, senza smettere di esserci ma rinunciando a entrare troppo. Comunicarle che la vede, che immagina stia vivendo qualcosa di importante, che è disponibile se e quando vorrà condividere, senza forzarla. È un modo per riconoscerla come adulta, anche dentro una scelta che fa soffrire e che lei non condivide.
Capisco anche la preoccupazione per il bambino, ma entrare troppo in quel piano rischia di aumentare il conflitto e di farla sentire ancora più invasa. In questo momento sua figlia sembra voler affermare con forza uno spazio personale, e ogni tentativo di contenerla può essere vissuto come una minaccia a quello spazio.
Il punto più difficile, forse, è tollerare di non sapere e di non poter controllare dove andrà questa ricerca. Ma questo non significa che lei abbia perso sua figlia. Significa che la relazione sta attraversando una fase in cui ha bisogno di trasformarsi.
Se riesce, provi a spostarsi da un tentativo di “capire e sistemare” a un modo di restare presente senza invadere. Non è una rinuncia, è un’altra forma di vicinanza. E nel frattempo è importante che anche lei trovi uno spazio per il suo dolore
Si sente quanto questa situazione la stia facendo soffrire, e quanto le sia difficile stare davanti a qualcosa che non riesce a comprendere né a fermare. C’è una sensazione di smarrimento, ma anche di ferita profonda, perché lei ha dato tanto e ora si trova esclusa, come se il suo ruolo non venisse più riconosciuto.
Quello che sua figlia sta vivendo sembra più di una semplice crisi di coppia. È come se stesse attraversando una fase in cui sente il bisogno urgente di ridefinire se stessa, di sentirsi libera, autonoma, non più contenuta dentro ruoli e aspettative. Quando dice che la vita le sta stretta, probabilmente non parla solo del marito o della famiglia, ma di un disagio più interno, difficile da esprimere e da mettere a fuoco. In questi momenti le persone possono cambiare abitudini, corpo, ritmi, diventare più chiuse e anche più distanti.
Quando le restituisce che si è sentita controllata o non libera di sbagliare, non sta tanto facendo un bilancio oggettivo del passato, quanto esprimendo un bisogno attuale: sentirsi finalmente padrona delle proprie scelte. Anche un amore molto presente e protettivo può essere stato vissuto, da parte sua, come limitante, indipendentemente dalle intenzioni. Questo non toglie valore a quello che lei ha fatto, ma aiuta a capire perché oggi sua figlia reagisca così.
Più lei prova a capire, a chiederle spiegazioni, a riportarla su qualcosa di condiviso e chiaro, più probabilmente sua figlia si sente spinta a chiudersi, perché in questo momento è molto sensibile a tutto ciò che percepisce come pressione o giudizio. È un meccanismo doloroso, perché più lei si avvicina, più l’altra si allontana.
Forse l’unico modo per non perdere del tutto il contatto è cambiare leggermente posizione, senza smettere di esserci ma rinunciando a entrare troppo. Comunicarle che la vede, che immagina stia vivendo qualcosa di importante, che è disponibile se e quando vorrà condividere, senza forzarla. È un modo per riconoscerla come adulta, anche dentro una scelta che fa soffrire e che lei non condivide.
Capisco anche la preoccupazione per il bambino, ma entrare troppo in quel piano rischia di aumentare il conflitto e di farla sentire ancora più invasa. In questo momento sua figlia sembra voler affermare con forza uno spazio personale, e ogni tentativo di contenerla può essere vissuto come una minaccia a quello spazio.
Il punto più difficile, forse, è tollerare di non sapere e di non poter controllare dove andrà questa ricerca. Ma questo non significa che lei abbia perso sua figlia. Significa che la relazione sta attraversando una fase in cui ha bisogno di trasformarsi.
Se riesce, provi a spostarsi da un tentativo di “capire e sistemare” a un modo di restare presente senza invadere. Non è una rinuncia, è un’altra forma di vicinanza. E nel frattempo è importante che anche lei trovi uno spazio per il suo dolore
Capisco profondamente il suo dolore: trovarsi di fronte a una figlia che sembra "smontare" la propria vita e che, allo stesso tempo, accusa voi genitori di averla soffocata, genera un senso di impotenza e ingiustizia lacerante. Da quello che descrive, sembra che sua figlia stia attraversando una fase di rottura identitaria tardiva: a 32 anni sta mettendo in atto quella ribellione che solitamente avviene in adolescenza, cercando di distruggere i legami attuali (matrimonio, vicinanza abitativa con voi) per sentire di "esistere" finalmente in modo autonomo.
L'attenzione ossessiva al corpo (bodybuilding), il regime alimentare rigido e il bisogno di viaggiare o specializzarsi sono segnali di un tentativo di riprendere il controllo su se stessa, come se finora avesse vissuto una vita "disegnata da altri" (iperprotezione) e ora dovesse scappare per non esserne schiacciata. Quando dice che lei le ha "spianato la strada" nel dirmelo, conferma che sua figlia fatica ancora a prendere iniziativa e responsabilità, preferendo che siano gli altri a capire o a gestire le conseguenze, pur continuando a usare la vostra disponibilità per la gestione del bambino.
In questa fase, cercare di "capire" o chiederle se ha un altro non farà che aumentare il suo senso di essere controllata e giudicata, spingendola a mentire o ad allontanarsi ancora di più. La sofferenza che provate è purtroppo il prezzo di un cambiamento che lei sente come vitale, anche se appare caotico e ingrato ai vostri occhi. Il consiglio clinico è di provare a spostare il focus: invece di rincorrerla per avere risposte, iniziate a definire dei confini chiari (ad esempio sugli orari e sulla gestione del piccolo), non per punirla, ma per smettere di essere lo "sfondo scontato" della sua fuga. Questo potrebbe costringerla a guardare in faccia la realtà delle sue scelte e delle responsabilità che una separazione comporta.
Data la sua sofferenza, sente di poter riuscire a fare un passo indietro emotivo, limitandosi all'aiuto pratico col nipote, o il timore per il futuro di lei è troppo forte per lasciarla andare?
L'attenzione ossessiva al corpo (bodybuilding), il regime alimentare rigido e il bisogno di viaggiare o specializzarsi sono segnali di un tentativo di riprendere il controllo su se stessa, come se finora avesse vissuto una vita "disegnata da altri" (iperprotezione) e ora dovesse scappare per non esserne schiacciata. Quando dice che lei le ha "spianato la strada" nel dirmelo, conferma che sua figlia fatica ancora a prendere iniziativa e responsabilità, preferendo che siano gli altri a capire o a gestire le conseguenze, pur continuando a usare la vostra disponibilità per la gestione del bambino.
In questa fase, cercare di "capire" o chiederle se ha un altro non farà che aumentare il suo senso di essere controllata e giudicata, spingendola a mentire o ad allontanarsi ancora di più. La sofferenza che provate è purtroppo il prezzo di un cambiamento che lei sente come vitale, anche se appare caotico e ingrato ai vostri occhi. Il consiglio clinico è di provare a spostare il focus: invece di rincorrerla per avere risposte, iniziate a definire dei confini chiari (ad esempio sugli orari e sulla gestione del piccolo), non per punirla, ma per smettere di essere lo "sfondo scontato" della sua fuga. Questo potrebbe costringerla a guardare in faccia la realtà delle sue scelte e delle responsabilità che una separazione comporta.
Data la sua sofferenza, sente di poter riuscire a fare un passo indietro emotivo, limitandosi all'aiuto pratico col nipote, o il timore per il futuro di lei è troppo forte per lasciarla andare?
In questa situazione di grossa crisi Vi consiglio un percorso di sostegno psicologico e per sua figlia anche una terapia di coppia
Buongiorno, la situazione che descrive è profondamente dolorosa e complessa, e si percepisce con chiarezza quanto lei sia coinvolta sia come madre sia come nonna, con un forte senso di responsabilità e preoccupazione.
Da quello che emerge, sua figlia sembra trovarsi in una fase di profonda ricerca personale e ridefinizione della propria identità. In alcuni momenti della vita adulta soprattutto quando coesistono più ruoli (donna, madre, partner) può accadere che si attivi un senso di insoddisfazione o di “costrizione”, che porta a mettere in discussione scelte importanti, anche in modo improvviso o difficile da comprendere per chi è vicino.
Allo stesso tempo, è significativo ciò che lei riporta rispetto alla percezione di sua figlia di sentirsi giudicata o controllata nel rapporto con voi. Questo non significa necessariamente che le sue intenzioni siano state sbagliate, ma che lei può aver vissuto alcune dinamiche come limitanti per il suo bisogno di autonomia. Spesso, in questi casi, il tentativo di capire, aiutare o “mettere ordine” può essere percepito dall’altra persona come un’ulteriore pressione, aumentando chiusura e distanza.
Un elemento importante è distinguere ciò che è sotto il suo controllo da ciò che non lo è:
Non è possibile decidere al posto di sua figlia, né obbligarla a condividere tempi e scelte se non è pronta a farlo.
È invece possibile lavorare sulla modalità di relazione, cercando di passare da una posizione (comprensibilmente) preoccupata e interrogativa a una più accogliente e non giudicante.
Potrebbe essere utile, ad esempio comunicarle la sua disponibilità ad ascoltarla senza fare domande pressanti o interpretazioni così come riconoscere il suo bisogno di autonomia. Utile anche evitare di focalizzarsi su ipotesi (come la presenza di un’altra persona), che rischiano di aumentare la chiusura e mantenere un ruolo affettivo stabile per il nipotino, che rappresenta un punto di continuità importante.
Rispetto ai cambiamenti che descrive (allenamento intenso, alimentazione restrittiva, dimagrimento, maggiore distanza), possono essere segnali di un momento di forte attivazione personale, ma è importante evitare conclusioni affrettate.
Quindi più che cercare risposte immediate su ciò che sta accadendo, può essere utile puntare a preservare il legame, creando le condizioni perché sua figlia possa, nel tempo, tornare a condividere.
Un cordiale saluto
Da quello che emerge, sua figlia sembra trovarsi in una fase di profonda ricerca personale e ridefinizione della propria identità. In alcuni momenti della vita adulta soprattutto quando coesistono più ruoli (donna, madre, partner) può accadere che si attivi un senso di insoddisfazione o di “costrizione”, che porta a mettere in discussione scelte importanti, anche in modo improvviso o difficile da comprendere per chi è vicino.
Allo stesso tempo, è significativo ciò che lei riporta rispetto alla percezione di sua figlia di sentirsi giudicata o controllata nel rapporto con voi. Questo non significa necessariamente che le sue intenzioni siano state sbagliate, ma che lei può aver vissuto alcune dinamiche come limitanti per il suo bisogno di autonomia. Spesso, in questi casi, il tentativo di capire, aiutare o “mettere ordine” può essere percepito dall’altra persona come un’ulteriore pressione, aumentando chiusura e distanza.
Un elemento importante è distinguere ciò che è sotto il suo controllo da ciò che non lo è:
Non è possibile decidere al posto di sua figlia, né obbligarla a condividere tempi e scelte se non è pronta a farlo.
È invece possibile lavorare sulla modalità di relazione, cercando di passare da una posizione (comprensibilmente) preoccupata e interrogativa a una più accogliente e non giudicante.
Potrebbe essere utile, ad esempio comunicarle la sua disponibilità ad ascoltarla senza fare domande pressanti o interpretazioni così come riconoscere il suo bisogno di autonomia. Utile anche evitare di focalizzarsi su ipotesi (come la presenza di un’altra persona), che rischiano di aumentare la chiusura e mantenere un ruolo affettivo stabile per il nipotino, che rappresenta un punto di continuità importante.
Rispetto ai cambiamenti che descrive (allenamento intenso, alimentazione restrittiva, dimagrimento, maggiore distanza), possono essere segnali di un momento di forte attivazione personale, ma è importante evitare conclusioni affrettate.
Quindi più che cercare risposte immediate su ciò che sta accadendo, può essere utile puntare a preservare il legame, creando le condizioni perché sua figlia possa, nel tempo, tornare a condividere.
Un cordiale saluto
Buongiorno,
lei qui porta un problema molto importante che potrebbe meglio esser sviscerato all'interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Valuti la possibilità di contattare uno psicologo, la aiuterà con il tempo a gestire e fare i conti con tale situazione guardandola da una prospettiva differente.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
lei qui porta un problema molto importante che potrebbe meglio esser sviscerato all'interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Valuti la possibilità di contattare uno psicologo, la aiuterà con il tempo a gestire e fare i conti con tale situazione guardandola da una prospettiva differente.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
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