Buongiorno, sono una studentessa di medicina al secondo anno e da tempo mi pervadono forti dubbi sul

24 risposte
Buongiorno, sono una studentessa di medicina al secondo anno e da tempo mi pervadono forti dubbi sulla mia scelta universitaria, in quanto ho capito e ormai appurato che ciò che mi importa davvero è la mente, il cervello, il comportamento dell'uomo, e non vorrei aver fatto uno sbaglio... magari avrei dovuto fare psicologia. Confrontando le materie e il materiale di studio delle due facoltà mi sono trovata di fronte da un lato ad argomenti che mi appassionano davvero, nessuno escluso, da un altro lato mi ritrovo biochimica, microbiologia, biologia, immunologia... tutte materie che so che dovrò fare, ma che non c'entrano nulla con quello che a me interessa, cosa che sicuramente (come sta accadendo ora e com'è accaduto nella scorsa sessione estiva) mi porterà a non vivermi bene le mie sessioni. L'idea altrimenti sarebbe continuare su questa strada con l'idea di fare psichiatria, ma quanto ne varrebbe la pena continuare ancora per 4 anni questa strada consapevole di fare cose che magari non mi piaceranno...? Grazie a chi saprà darmi un consiglio.
Dott. Fabio Nenci
Psicologo clinico, Psicologo
San Maurizio Canavese
Buongiorno,
cosa l'ha portata a scegliere medicina? come mai non ha valutato inizialmente un altra facoltà ? forse mi porrei queste domande.
Non c'è miglior consiglio di ciò che lei vuole fare. Le serve ancora qualche strumento in più per poter decidere? se sì quale?
Anche facendo psicologia una volta laureata potrebbe sentire la necessità di continuare la sua formazione per diventare psicoterapeuta (durata corso 4 anni ).

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Dott. Giulio Ciccia
Psicologo, Psicoterapeuta
Bergamo
buongiorno
Potrebbe per lei essere utile dare un'occhiata al piano di studi di psicologia per comprendere se vi siano esami maggiormente compatibili con i suoi gusti e le sue propensioni. È davvero difficile trovare una facoltà che possa garantirci di avere a che fare con contenuti sempre in linea con le nostre aspettative. La scelta della specializzazione in psichiatria potrebbe essere sensata anche perchè le garantirebbe la possibilità di svolgere attività psicoterapeutica oltre che come medico psichiatra, senza quindi doversi sobbarcare un'ulteriore costoso percorso di studi in una scuola di specializzazione in psicoterapia (Cosa che comunque le consiglierei di fare come arricchimento personale). Non escluda la possibilità di iniziare un percorso terapeutico che la possa aiutare a comprendere meglio la strada da percorrere. Una volta un caro amico psicologo mi disse che la scelta migliore da fare è sempre coerente con i tuoi passi precedenti, quindi è importante provare a guardare il proprio percorso dall'alto per comprendere dove ci conduce naturalmente. Per questa ragione una psicoterapia che possa comprendere anche strumenti di mindfulness e di meditazione, potrebbe aiutarla a vedere le cose da un altro punto di vista, andando maggiormente a fondo dentro se stessa. Spero di esserle stato d'aiuto, in caso mi faccia sapere anche attraverso gli strumenti che questa piattaforma mette a disposizione. cordialità
Buongiorno, grazie per aver condiviso la tua esperienza qui.
I dubbi che esprimi sono comprensibili e frequenti quando si entra più in contatto con ciò che davvero ci appassiona. Interrogarsi sul proprio percorso non significa aver sbagliato, ma cercare coerenza tra interessi, motivazione e progetto di vita.
Prendersi uno spazio di riflessione, può aiutarti a chiarire cosa desideri e quale strada sia più in linea con te stessa. Sono disponibile a fissare insieme un colloquio conoscitivo, mi puoi mandare un messaggio oppure fissarlo tu quando vuoi direttamente in agenda. Ti aspetto, Dott.ssa Alessandra Corti
Buonasera, quello che sta vivendo è un conflitto molto comprensibile, e anche molto “sano”, perché nasce da una riflessione autentica su chi Lei è e su ciò che davvero la muove. Non sta parlando di stanchezza passeggera o di difficoltà momentanee, ma di una discrepanza percepita tra ciò che studia e ciò che sente come profondamente significativo per sé.

È importante distinguere due piani. Da una parte c’è l’interesse genuino per la mente, il comportamento, la dimensione psicologica dell’essere umano; dall’altra c’è la fatica, quasi il rifiuto, per una parte del percorso medico che sente lontana dal suo nucleo motivazionale. Questo non significa automaticamente che abbia “sbagliato” scelta, ma segnala che Lei è una persona orientata al senso, non solo al titolo o alla carriera.

Medicina, soprattutto nei primi anni, è volutamente lontana dalla persona e molto centrata sul funzionamento biologico. È una fase selettiva e spesso frustrante per chi è attratto dalla dimensione umana e relazionale. Psicologia, invece, entra prima in contatto con questi temi, ma rinuncia a tutta la cornice medica, clinica e di responsabilità diagnostica e terapeutica che la psichiatria invece conserva. La differenza non è solo nelle materie, ma nel tipo di sguardo che si costruisce nel tempo.

Il punto centrale non è tanto “quanto ne valga la pena” sopportare ancora anni di materie che non ama, quanto capire se Lei riesce a dare un significato a quel passaggio. Se riesce a pensarlo come una base necessaria, anche se faticosa, per arrivare a un modo di lavorare che integri mente e corpo, allora può diventare sostenibile. Se invece ogni esame viene vissuto come un tradimento di sé, allora il rischio è di consumarsi lentamente, perdendo entusiasmo e fiducia.

C’è anche un aspetto identitario importante: Lei sembra già orientata verso una professione di ascolto, comprensione, lettura profonda dell’altro. Questo orientamento può trovare casa sia in medicina sia in psicologia, ma con strumenti, linguaggi e ruoli molto diversi. La domanda vera, forse, non è quale facoltà sia “più giusta”, ma in quale percorso Lei si senta più allineata, più integra, meno costretta a separarsi da ciò che sente vitale.

Non è una decisione da prendere di impulso né sotto la pressione del “tempo già investito”. È legittimo prendersi uno spazio di riflessione, magari anche confrontandosi con chi vive concretamente quei due mondi professionali. Cambiare strada non è un fallimento, così come restare non è automaticamente una prova di forza. Entrambe le scelte possono essere mature, se nascono da consapevolezza e non da paura.

In questo momento, più che una risposta definitiva, Lei sembra avere bisogno di legittimare il dubbio. E questo, paradossalmente, è spesso il primo passo per fare una scelta davvero propria. Rimango a disposizione, un caro saluto!
Dott.ssa Franca Vocaturi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera, è curioso per me che il suo scritto sembri contenere già la risposta: "ho capito e ormai appurato che ciò che mi importa davvero è la mente" e più avanti "quanto ne varrebbe la pena continuare ancora per 4 anni..." che sembra una domanda retorica! Personalmente credo che si debba sempre cambiare strada quando la strada che percorriamo per noi non ha più un cuore (Castaneda). In bocca al lupo per i suoi studi. Dott.ssa Franca Vocaturi
Dott.ssa Eleonora Rossini
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Forlì
Buongiorno,
quelli che descrivi non sono dubbi superficiali né rari, ma interrogativi profondi e legittimi che spesso emergono quando una scelta importante inizia a confrontarsi con la realtà concreta. Da quello che scrivi, non sembra che tu abbia “sbagliato” strada in modo impulsivo, ma che tu stia entrando in una fase più matura di consapevolezza su ciò che davvero ti interessa e ti muove.

È importante distinguere due piani: da una parte l’interesse autentico per la mente, il comportamento e la dimensione psicologica dell’essere umano, dall’altra la tolleranza e il significato che dai allo studio di materie che ora senti lontane. Medicina è un percorso lungo e strutturato in modo tale da richiedere anni di basi biologiche prima di arrivare a ciò che più ti appassiona, mentre psicologia è più immediatamente centrata su quei temi che senti tuoi. La domanda, quindi, non è solo “cosa mi piace di più”, ma anche “quanto sono disposta a sostenere un percorso che per molti anni non mi rispecchia, e a quale costo emotivo”.

L’idea della psichiatria è coerente con i tuoi interessi, ma va guardata con realismo: significa accettare un cammino lungo, impegnativo e non sempre allineato alle tue motivazioni profonde, almeno per diversi anni. Non è una scelta giusta o sbagliata in assoluto, ma una scelta che ha senso solo se senti di poter attraversare ciò che ora ti pesa senza perdere entusiasmo, curiosità e benessere.

Ti suggerirei di non vivere questo momento come una corsa a decidere subito, ma come uno spazio di riflessione su di te: su che tipo di professionista immagini di diventare, su come vuoi vivere lo studio, su quanto per te sia importante sentirti coinvolta e motivata nel quotidiano, non solo nel traguardo finale. A volte cambiare strada non significa fallire, ma riconoscere meglio chi si è; altre volte restare ha senso, ma solo se la scelta è davvero tua e non subita.

Se senti che la confusione ti crea sofferenza o blocco, parlarne in un percorso di orientamento o di supporto psicologico potrebbe aiutarti a chiarire non solo quale facoltà scegliere, ma soprattutto che tipo di spazio vuoi dare ai tuoi interessi, ai tuoi limiti e ai tuoi desideri.
Cordiali saluti
Eleonora Rossini
Psicologa clinica e counselor
Dott. Gabriele Caputi
Psicologo clinico, Psicologo, Terapeuta
Roma
Buonasera, i dubbi che sta vivendo sono molto più comuni di quanto si pensi, soprattutto quando si è dentro un percorso impegnativo come medicina e si inizia a prendere contatto più chiaramente con ciò che davvero ci interessa. Non è un segnale di fallimento, ma spesso di maggiore consapevolezza.
Da quello che racconta emerge una cosa importante, lei non sta mettendo in discussione lo studio in sé, ma il senso di ciò che sta studiando rispetto a ciò che sente vicino. È comprensibile fare fatica quando ci si trova a investire molte energie in materie che non risuonano con i propri interessi profondi, soprattutto se questo si ripete nel tempo e inizia a pesare emotivamente.
Più che confrontare solo i piani di studio, forse può essere utile fermarsi a riflettere su come si immagina tra qualche anno, non tanto in termini di titolo, ma di quotidianità: che tipo di lavoro, di contatto con le persone, di modo di pensare e stare nelle cose la farebbe sentire più in linea con se stessa.
Prendersi uno spazio di confronto, anche con un professionista, può aiutarla a distinguere ciò che è una difficoltà temporanea da un’incompatibilità più profonda, senza vivere questa fase come una scelta irreversibile.
I dubbi, se ascoltati, possono diventare uno strumento prezioso per orientarsi, non qualcosa da zittire in fretta.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, Dott. Gabriele Caputi
Dott.ssa Giulia Bassi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Sacrofano
Gentile utente, il tuo dilemma è molto comune tra gli studenti di medicina ed è estremamente lucido. Essendo tu una futura collega (o potenziale psicologa), proviamo ad analizzare la questione con la freddezza clinica e il calore empatico necessari. A livello pratico potrebbe essere utile frequentare come uditrice una lezione di clinica psichiatrica e una di psicologia clinica per capire quale dei due linguaggi risuona di più con la tua "fame di senso". Inoltre potrebbe essere necessario domandarti se ti affascina l'idea di poter gestire la terapia farmacologica di un paziente bipolare o schizofrenico. Oppure se ti interessa di più sederti di fronte a una persona e scavare nel suo passato e nei suoi traumi per anni, senza mai toccare lo stetoscopio o le analisi del sangue. Infine non posso fare a meno di notare che la tua "fame d'aria" e il senso di stordimento aumentano proprio quando studi. Se studi materie che senti "inutili" o "distanti" dal tuo obiettivo, la tua mente oppone resistenza. Quella resistenza diventa ansia fisica. Forse il peso che senti sul petto è anche il peso di una scelta che senti "imposta" o "sbagliata". Tuttavia, ricorda che nulla è irreversibile. Se capissi che Medicina ti spegne l'anima, passare a Psicologia non sarebbe un fallimento, ma un riposizionamento strategico verso la tua felicità.
Buonasera,
Quello che descrive è un dubbio molto umano e soprattutto, molto comprensibile. Non è raro che, entrando davvero nel percorso universitario, ci si accorga che ciò che ci muove non è tanto il “titolo” quanto l’oggetto di interesse profondo. Mi sembra di capire che lei ha già individuato ciò che la appassiona davvero e questo è un dato importante. Il disagio che prova sembra nascere non tanto dalla fatica in sé, quanto dal dover investire molte energie in contenuti che sente lontani da ciò che per lei ha senso. Quando questo accade, è normale che lo studio diventi pesante e le sessioni più difficili da vivere.
Forse più che decidere subito se restare o cambiare, potrebbe esserle utile fermarsi a chiarire che tipo di professionista immagina di diventare, che tipo di lavoro quotidiano desidera e che rapporto vuole avere con lo studio nei prossimi anni. Psicologia e medicina portano a ruoli diversi, con linguaggi, tempi e modalità differenti, anche quando si occupano entrambe della sofferenza mentale.
Si prenda il tempo per ascoltare questi dubbi e se ha la possibilità magari si confronti con qualcuno che la aiuti a metterli in ordine.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Ocera
Dott.ssa Marika Mangiaracina
Psicologo, Psicologo clinico
Uboldo
Ciao, sono la dott.ssa Mangiaracina Marika e vorrei aiutarti in questo tuo quesito.
Quello che descrivi è molto comprensibile e, credimi, più frequente di quanto tu possa immaginare. Quando una parte di noi sente una forte attrazione verso qualcosa che sembra “diverso” dal percorso scelto, è normale che emergano confusione, senso di colpa e un grande malessere, soprattutto nei momenti di maggiore pressione come le sessioni d’esame.
Mi colpisce quanto tu stia soffrendo, non tanto per un dubbio “razionale”, ma perché senti di non riuscire a gestirla bene. Questo è un segnale importante: non significa che tu abbia sbagliato tutto, ma che c’è qualcosa dentro di te che chiede ascolto. Avere interesse per la psicologia non invalida il tuo percorso in medicina, né rende meno valido il tuo impegno o le tue capacità. Anzi, spesso indica una sensibilità particolare verso la dimensione umana della cura.
In questo momento non sei obbligata a prendere una decisione definitiva. Pensare in termini di “o tutto o niente” può aumentare l’angoscia. Medicina e psicologia non sono mondi opposti: la psichiatria, ma anche altre specializzazioni, rappresentano un possibile punto di incontro. Allo stesso tempo, è legittimo interrogarsi se questo percorso sia davvero quello che ti permette di stare meglio nel lungo periodo.
Forse la domanda più gentile che puoi farti ora non è “cosa devo scegliere per sempre?”, ma “di cosa ho bisogno adesso per stare un po’ meglio?”. Darti il permesso di esplorare questi dubbi, magari accompagnata da un supporto psicologico, può aiutarti a distinguere ciò che è paura, stanchezza o pressione esterna da ciò che è davvero desiderio profondo.
Non sei in ritardo, non sei sbagliata e non sei sola in questo conflitto. Qualunque strada sceglierai, il tuo valore non dipende da una facoltà o da una specializzazione, ma dalla persona che sei e dalla cura che metti nel cercare ciò che ti somiglia davvero. Non ti arrendere, ci riuscirai.
Buonasera,
Per riuscire a trovare insieme a lei una luce che chiarisca i suoi dubbi sarebbe importante conoscere i dettagli del suo percorso di studi, in particolare rispetto alle motivazioni che l'hanno portata a scegliere la facoltà alla quale è iscritta. Penso che possa esserle utile riflettere su quelle motivazioni e sulle motivazioni alla base dei suoi dubbi, proiettandosi nel futuro: al di là della piacevolezza di alcune materie, qual è la professione a cui pensa di volersi dedicare? Stando invece sul presente: cosa la spinge ad andare avanti e cosa invece la frena? Non c'è una risposta giusta come non c'è una scelta giusta: può prendersi il tempo per interrogarsi, ascoltarsi, e agire sulla base di quello che sente giusto per lei.
Dott.ssa Laura Elsa Varone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
gentile Utente,
Potrebbe essere utile, in questo momento, rallentare un attimo e tornare a guardare la tua scelta con uno sguardo più ampio, non solo attraverso la lente della fatica che stai vivendo ora. A volte, quando ci si trova immersi in materie che non risuonano, emergono domande che non riguardano solo il percorso, ma anche il modo in cui quella scelta è nata. Ripensare a quel momento iniziale può offrire molte informazioni: cosa ti aveva attratta davvero, quale immagine di te stavi seguendo, che sensazioni provavi quando immaginavi il tuo futuro in ambito medico. Ci sono scelte che nascono da un desiderio profondo, sincero, interiore, e altre che si intrecciano con aspettative, modelli, idee di successo o di valore che abbiamo interiorizzato senza accorgercene, ma che non necessariamente sono " nostre". Non si tratta di giudicare nulla, ma di capire quanto quella decisione parlasse di te e quanto parlasse di ciò che ti circondava.
Allo stesso tempo, può essere prezioso immaginarti tra qualche anno, mentre svolgi il lavoro che senti più vicino alla tua natura. Non tanto pensando al titolo o al percorso formativo, ma al tipo di giornata che vorresti vivere, al modo in cui ti piacerebbe entrare in relazione con le persone, al tipo di problemi che vorresti affrontare. A volte, quando ci si concede questo spazio immaginativo, emergono sensazioni molto chiare: un senso di coerenza, di sollievo, di entusiasmo… oppure una tensione, una forzatura, una distanza. Sono segnali che aiutano a orientarsi più di qualsiasi confronto tra piani di studio.
Il disagio che provi ora non va ignorato, ma neppure interpretato come una prova definitiva che la strada sia sbagliata. Può essere semplicemente il risultato di un tratto del percorso che non riflette ancora ciò che ami, oppure può essere un invito a chiederti con più sincerità cosa desideri davvero per te stessa.
ti auguro di riuscire a trovare la strada più adatta a te,
resto a disposizione
LEV
Dr. Leopoldo Tacchini
Psicologo, Psicologo clinico
Figline Valdarno
Gentile...dare un consiglio sapendo così poco della sua personalità sarebbe certamente scorretto. Anche Lei sembra cercare risposte facili, ma come dico spesso,la Vita non gradisce le scorciatoie. Se non ha le idee chiare, occorre che si prenda del tempo per chiarirsi le idee, magari potrebbe sottoporsi ad un percorso di orientamento professionale. Quando ha iniziato sapeva bene che la facoltà è lunga ed estremamente impegnativa. Da psicologo penso che chi sceglie psichiatria deve appassionarsi a tutta la medicina. Molte patologie mediche sono correlate a disturbi psichici. Altrimenti lo psichiatra diventa un semplice prescrittore di farmaci. Lo psichiatra lo considero una figura fondamentale, ma quelli veramente capaci non sono tantissimi. Cordiali saluti ed auguri.
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, grazie per la condivisione di ciò che sta vivendo. Da quello che descrive mi arrivano due pensieri diversi: nel primo lei parla di una motivazione chiara verso la mente, il comportamento e il funzionamento psicologico dell’essere umano. Questo è un dato importante e, soprattutto, concreto.
Il secondo pensiero riguarda il percorso necessario per arrivarci. Medicina, per il modo in cui è strutturato il percorso, prevede molti anni di studio di discipline biologiche che non sono opzionali né marginali. La domanda quindi potrebbe non essere solo “cosa mi interessa”, ma anche: "sono disposta a tollerare per diversi anni contenuti che non mi appassionano, sapendo che sono un mezzo e non il fine?"
Scegliere di restare a medicina con l’obiettivo della psichiatria potrebbe aver senso solo se questa risposta è sì. Altrimenti il rischio potrebbe essere quello di trascorrere anni di frustrazione, peggiorando la motivazione e il benessere, come lei stessa sta già sperimentando nelle sessioni.
Dall’altro lato, psicologia è un percorso diverso, con un altro tipo di struttura e altre competenze. È importante non immaginarlo come l’opzione “senza sacrifici” ma valutare se è più coerente con i suoi interessi profondi.
Nel caso in cui lo sente necessario, uno spazio di confronto ben definito (ad esempio un percorso di orientamento o alcuni colloqui psicologici) potrebbe essere utile per supportarla e accompagnarla in questa riflessione.

Un caro saluto,
Dott.ssa Simona Santoni - Psicologa
Dott.ssa Anna Tosi
Psicologo, Psicologo clinico
Caldiero
Gentile studentessa, capisco il suo dilemma. Sicuramente la facoltà di medicina non è un percorso facile e al suo interno presenta dei momenti di luce e altri di buio, dei momenti in cui le materie di studio la appassioneranno e altre meno, come in tutte le facoltà. Neanche il percorso di psicologia presenta solo materie spendibili e interessanti. Dall'altra parte, secondo me il focus di riflessione si sposta rispetto alla futura posizione lavorativa. Lo psichiatra e lo psicologo sono due figure ben distinte che lavorano a volte con lo stesso target, ma a volte con in ambiti differenti. Lo psichiatra il più delle volte si trova ad avere a che fare con psicopatologie con una certa gravità e interviene prevalentemente da un punto di vista farmacologico, facendo valutazioni globali rispetto anche alla biologia dell'individuo. Lo psicologo può applicarsi in campi distinti dalla psicopatologia, come ad esempio nei settori aziendali, di comunità, di supporto all'infanzia, o a fasi della vita quali genitorialità, accompagnamento al fine vita, ecc... Lo psicologo può scegliere se invece indirizzarsi sulla professione di psicoterapeuta (con 4 anni di specializzazione dopo la laurea quinquennale) in cui si interfaccia prevalentemente con la psicopatologia, intervenendo su meccanismi mentali che mantengono la sofferenza e insegnando al paziente a costruire risorse e strategie che lo possano aiutare a stare meglio. Quindi ciò che cambia tra lo psichiatra e lo psicologo psicoterapeuta è di fatto la modalità con cui interviene sul medesimo paziente. Capire qual è la modalità con cui a lei piacerebbe aiutare la persona, forse potrebbe essere una guida più efficace, rispetto al puro confronto tra le varie materie di indirizzo. Se dovesse avere altri dubbi rispetto alla nostra professione non esiti a ricontattarmi. Dott.ssa Anna Tosi
Gent.ma utente,
i suoi dubbi e il suo dilemma sono sacrosanti per alla sua età! Ben vengano riflessioni, ripensamenti, passi indietro, se ciò vuol dire trovare davvero la propria strada e coltivare interesse profondo per ciò che si fa.
Tutto quello che ha fatto finora non glielo toglie nessuno. Gli esami, le competenze acquisite, il metodo di studio, sono farina che ha accumulato nel suo sacco di esperienza e conoscenza. Se questo periodo di riflessione e decisione la porterà a cambiare indirizzo di studi sarà frutto di consapevolezza e determinazione.
Valuti la possibilità di essere supportata e guidata in questo step di orientamento e crescita personale per non subire l'effetto inevitabile dell'onda emotiva, dell'ansia del cambiamento o dello stress che sta accumulando.
Le consiglio inoltre di informarsi bene sull'opzione psichiatria. Psichiatria e psicologia sono discipline affini solo per l'oggetto di studio: mente e cervello. Ma l'approccio è radicalmente diverso: la psichiatria fa parte delle scienze mediche e studia l'alterazione patologica del sistema nervoso centrale con una forte attenzione alle disfunzioni cerebrali, neurali e sinaptiche; la psicologia è la scienza del comportamento mentale e funzionale e interviene quindi sulla qualità di vita, sulle relazioni, sui disturbi del comportamento, sul trattamento clinico di ansia e stress, eccetera.
Sebbene ci siano psichiatri che convergono verso la psicoterapia, la strada maestra per l'intervento clinico rimane la facoltà di psicologia.
La invito a ragionare anche su un altro aspetto fondamentale, vale a dire il percorso di studi e la possibilità di viverlo con profondo coinvolgimento. Essere troppo focalizzata sulla meta finale può farle perdere di vista ciò che conta davvero, il momento presente. Vivere a pieno ogni giorno con soddisfazione, curiosità e impegno farà la differenza nella percezione di benessere e nell'ottenere grandi risultati con il giusto sforzo e con grande coinvolgimento.
La lascio alle sue ulteriori riflessione e rimango a disposizioni pe ulteriori informazioni.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Buongiorno,
di fronte alla scelta universitaria, per molte persone complessa e piena di dubbi, possono sorgere delle perplessità e dei momenti di confusione. Questa confusione potrebbe essere transitoria o più duratura. Un supporto psicologico potrebbe essere utile al fine di affrontare tali questioni al fine di creare un maggiore ordine.
Resto a disposizione, anche in modalità online.
Cordiali saluti, Dott.ssa Angelica Venanzetti
Cara utente,
il consiglio migliore che le posso dare è di seguire realmente ciò che la rende felice e ciò che la appassiona. Non c'è traguardo più soddisfacente di realizzare ciò che davvero si desiderava e di fare un lavoro che, per quanto possa essere pesante, appassiona e rende orgogliosi. Se vuole, è ancora in tempo per cambiare indirizzo e chiedere di tenere buoni alcuni esami e CFU tramite le dovute conversioni. In alternativa, anche la psichiatria si occupa di salute mentale e lavora a stretto contatto, in equipe, con l'ambito psicologico e terapeutico: la differenza tra le due è solo nell'approccio, ma in certi casi è indispensabile che le due branche collaborino per un obiettivo comune.
Dunque, qualsiasi sarà la sua scelta, l'importante è che sia davvero ciò che desidera per sè stessa.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dott.ssa Giulia Antonacci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, i dubbi che sta vivendo sono molto comuni e comprensibili, soprattutto quando ci si accorge che i propri interessi profondi stanno prendendo una direzione più chiara. Il fatto che lei senta un forte richiamo verso la mente, il comportamento e il funzionamento psicologico non significa necessariamente che abbia “sbagliato”, ma che sta conoscendo meglio se stessa. Può essere utile distinguere tra il percorso e l’obiettivo: medicina è una formazione lunga e ampia, che comprende anche materie lontane dai suoi interessi attuali, mentre alcune specializzazioni future possono avvicinarsi molto a ciò che la appassiona. Allo stesso tempo, è legittimo chiedersi se il peso di ciò che oggi sente distante sia sostenibile per lei nel lungo periodo. In momenti come questo, prendersi uno spazio di riflessione guidata può aiutare a mettere ordine tra aspettative, interessi e timori, senza la pressione di dover decidere subito. A volte confrontarsi con qualcuno esterno e competente permette di guardare alla propria scelta con maggiore chiarezza e serenità. Il dubbio, se ascoltato, può diventare uno strumento prezioso per orientarsi. Un caro saluto
Dott. Matteo De Nicolò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso un dubbio così importante e delicato. Da ciò che scrive emerge una riflessione profonda sulla sua scelta di studi, che sembra accompagnarla da tempo e che oggi si fa sempre più presente. Quando ci si accorge che alcuni ambiti appassionano molto più di altri, è naturale interrogarsi sul percorso intrapreso e chiedersi se sia davvero in linea con ciò che si sente.
Il confronto che fa tra le due facoltà mostra una buona consapevolezza di sé e dei propri interessi: da una parte la curiosità per la mente, il comportamento e la dimensione psicologica dell’essere umano, dall’altra materie che vive come lontane e faticose, e che rischiano di appesantire il suo vissuto universitario. Questo tipo di discrepanza può generare frustrazione e rendere difficile vivere lo studio con serenità, soprattutto quando si ha la sensazione di allontanarsi da ciò che davvero motiva. Allo stesso tempo, il pensiero di proseguire con l’idea di una specializzazione futura, come la psichiatria, sembra tenere aperta una possibilità, ma porta con sé interrogativi legittimi sul costo emotivo e personale di un percorso lungo e impegnativo. In momenti come questo non è sempre necessario arrivare subito a una decisione definitiva: a volte è più utile fermarsi, esplorare con calma i propri bisogni, le aspettative e ciò che immagina per il suo futuro.
Un confronto guidato, anche in un contesto psicologico o di orientamento, può aiutarla a fare chiarezza su questi dubbi, a distinguere ciò che nasce dalla paura di aver sbagliato da ciò che invece parla di un reale desiderio di cambiamento. Resto a disposizione se sentisse il bisogno di approfondire o di riflettere insieme su quanto sta vivendo. Dott. Matteo De Nicolò.
Dott. Marco Squarcini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima, il dubbio che sta vivendo è molto comprensibile e non indica necessariamente un errore o una mancanza di coerenza. Spesso, soprattutto nei primi anni universitari, le motivazioni che ci hanno spinto a scegliere un percorso iniziano a trasformarsi, a diventare più definite, e questo può aprire interrogativi importanti su ciò che davvero sentiamo nostro.
È possibile che, proseguendo negli studi, lei possa scoprire interessi nuovi o modi diversi di tenere insieme la dimensione medica e quella psicologica, trovando nel tempo un senso anche in materie che oggi le appaiono lontane. Allo stesso tempo, è altrettanto legittimo riconoscere che ciò che la appassiona profondamente è il funzionamento della mente e interrogarsi se un percorso diverso, come psicologia, possa rispecchiarla meglio. Cambiare facoltà non è una sconfitta, ma può diventare una scelta di maggiore aderenza a sé, se nasce da una riflessione consapevole e non solo dalla fatica del momento.
Forse non è necessario decidere tutto subito, ma può essere utile concedersi il tempo per esplorare cosa l’ha portata a scegliere medicina, cosa oggi la mette in difficoltà e cosa desidera per il suo futuro professionale. Avere uno spazio di confronto, anche con un professionista dell’orientamento o uno psicologo, può aiutarla a tenere aperte entrambe le possibilità, continuare o cambiare, senza vivere questo passaggio come un aut-aut angosciante, ma come un processo di ascolto e di maturazione personale.
Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Dott.ssa Lucrezia Farese
Psicologo, Psicologo clinico
Fragneto Monforte
Salve.
I dubbi che esprime sono frequenti e comprensibili quando si è in una fase di formazione impegnativa e identitaria come quella universitaria. Dal suo racconto emerge una buona consapevolezza dei suoi interessi profondi, orientati allo studio della mente, del comportamento e dei processi psicologici.
Più che chiedersi se abbia “sbagliato”, può essere utile interrogarsi su quale tipo di ruolo professionale immagina per sé: medicina e psicologia portano a occuparsi della mente da prospettive diverse, con competenze, strumenti e responsabilità differenti. Anche l’ipotesi della psichiatria implica un percorso lungo e fortemente medico, che va valutato alla luce della sua motivazione complessiva, non solo dell’obiettivo finale.

Un colloquio di orientamento psicologico potrebbe aiutarla a chiarire valori, aspettative e tolleranza allo sforzo richiesto dal percorso scelto, così da prendere una decisione più centrata e sostenibile nel tempo.
Resto a disposizione per ascoltarla,
Dott.ssa Farese Lucrezia
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
quello che descrivi è un dubbio molto frequente e comprensibile, soprattutto quando si è in una fase di formazione così impegnativa e identitaria come l’università. Da ciò che scrivi emerge una buona capacità di ascoltarti: hai riconosciuto con chiarezza che ciò che ti appassiona profondamente riguarda la mente, il funzionamento psicologico, il comportamento umano e le relazioni.

È importante però distinguere tra l’interesse per una materia e il percorso necessario per arrivare a una professione. Medicina è una formazione lunga, ampia e inevitabilmente attraversata da molte discipline che non risuonano con tutti, ma che costruiscono una base comune. Se l’idea di diventare psichiatra ti interessa davvero, va considerato che la psichiatria integra competenze mediche e psicologiche e che molte delle materie che ora vivi come lontane fanno parte di quel bagaglio, anche se oggi non ne vedi il senso.

D’altra parte, se senti che il tuo interesse è quasi esclusivamente psicologico e che lo studio delle materie biologiche ti pesa in modo tale da compromettere il benessere, la motivazione e la qualità della tua vita universitaria, è legittimo interrogarsi su un possibile cambio di percorso. Psicologia è una scelta coerente per chi è fortemente orientato alla comprensione della mente e della sofferenza psicologica, ma anche qui va tenuto conto che il lavoro clinico richiede anni di formazione post-laurea e un impegno emotivo significativo.

Non esiste una scelta “giusta” in assoluto, ma una scelta più adatta a te, ai tuoi valori, alle tue risorse e al modo in cui immagini il tuo futuro professionale. Proprio per questo, prima di prendere decisioni importanti, è consigliabile approfondire questi dubbi con uno specialista, in uno spazio di orientamento o supporto psicologico, che ti aiuti a fare chiarezza tra desideri, aspettative, paure e possibilità concrete.

Un confronto guidato può aiutarti a trasformare questo momento di confusione in un passaggio di crescita e consapevolezza.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Francesco Libera
Psicologo, Psicologo clinico
Trento
Buongiorno. La scelta universitaria è sicuramente una di quelle decisioni che possono far venire più dubbi e incertezze nella vita di una giovane adulta.
Quello che mi verrebbe da suggerirle è di provare a vedere se nella sua università sia presente un servizio di consulenza psicologica per poter parlare con qualcuno dei suoi dubbi di persona.
Potrebbe provare a vedere se tra i suoi docenti c'è qualcuno che lavora in psichiatria e prendere appuntamento come studentessa per un colloquio informativo.
Un'altra cosa che potrebbe fare è una sorta di ragionamento al contrario. Come se dovesse interpretare, in maniera alternata, l'avvocato dell'accusa e della difesa delle tesi che le fanno venire dei dubbi. Ad esempio "continuare medicina", "continuare medicina con la prospettiva di psichiatria" e "cambiare facoltà e iniziare psicologia". Nel primo caso potrebbe pensare alla lista di elementi che l'hanno portata a scegliere di fare medicina e quali erano le sue prospettive, cosa le ha fatto cambiare idea nel frattempo e cosa si vede a fare tra 10 anni.

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