Buongiorno. Sono una ragazza di 29 anni da cui 10 in una relazione di convivenza con un ragazzo che
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Buongiorno. Sono una ragazza di 29 anni da cui 10 in una relazione di convivenza con un ragazzo che ora ne ha 41 avente sclerosi multipla. Negli ultimi 3 anni, spinta anche da lui, provai a fare spettacoli online come modella sui siti per adulti tra cui anche la famosa piattaforma only fans. Da subito ho avuto molto successo e la maggior parte delle sessioni si facevano in due per il primo anno. Visto che le sessioni in due erano troppo impegnative per il fisico decidiamo di fare gli spettacoli assieme meno volte rispetto a prima e che avrei fatto più io. Con il passare del tempo, incontriamo online un uomo che si invaghisce e inizia a volermi vedere online almeno 3 volte alla settimana dandomi veramente tanti soldi in modo da non dover più lavorare né dover fare spettacoli con altri. Il punto è che ovviamente la mia vagina non è più quella di quando avevo 19 anni e non potrà mai più esserlo. Io ne sono consapevole. Il punto è che ora il mio lui si lamenta. Utilizzando parole abbastanza forti che a me fanno male, dicendo che non sente più nulla e che non ha senso così..Sto vivendo un incubo. Arrivati a questo punto dove il mio lavoro ci ha permesso di far tantissime cose che prima non potevamo fare.. tra l’altro ho dovuto prendere delle pause anche perché tra la stanchezza e lui che mi dice che devo stare a riposo se no non è come prima (la vagina).Ovviamente sto pensando di lasciarlo perché nonostante i litigi non riesce a capire che per me è importante sia guadagnare con l’esibizionismo sia avere una persona a fianco che mi supporti e che magari si ecciti nel fare certe cose non che mi veda come una poco di buono , ormai rovinata . Io comunque ho fatto tanti sacrifici per lui. A 19 anni ho deciso di abbandonare la mia vita per stare con lui, affetto da sclerosi multipla. Il che significa togliersi gran parte delle cose che fa di solito una ragazza a quell’età ed ora che economicamente potrei fare quello che non ho mai fatto prima mi ritrovo ad avere una persona con cui non mi trovo più bene visto che comunque i nostri rapporti sessuali non sono più come prima , la nostra relazione non è più come prima.. non facciamo mai niente insieme se non fare la spesa, uscire con il cane, avere dei rapporti sessuali, mangiare e dormire.. se usciamo a fare cose diverse é perché lo propongo io e la maggior parte delle volte comunque si litiga anche nel frattempo . Sono diventata nervosissima al punto di odiare la maggior parte delle cose che mi dice o fa. Ovviamente visto che sono nervosa per la gran parte del giorno mi dice che “rompo i ...” e questo mi fa imbestialire ancora di più perché mi chiedo perché non mi può lasciare se obiettivamente non sono più la stessa persona di prima? A volte ho paura persino che lui possa andare dai miei genitori e dirgli le cose che faccio , il che equivale ad ammazzarmi proprio perché non avrei mai il coraggio di vedere mio padre dopo. Ho bisogno di aiuto.
Salve.
Mi sembra di capire che negli ultimi tre anni sia diventata centrale la sfera sessuale ed erotica, sia tra voi due che come attività più estesa.
Inoltre, quella che è partita come attività condivisa, è diventata prevalentemente un'attività sua, per via delle fatiche fisiche.
Quindi l'esibizionismo ha prima preso un ruolo importante nella vostra coppia e poi è diventato un'attività non più condivisa.
Da come scrive, mi sembra che in effetti oggi ne abbiate poche di attività piacevoli e condivise: nomina la spesa, il cane, dormire ed i rapporti sessuali.
Mancano dei terreni comuni e fertili in cui la coppia possa ritrovarsi.
Anche se gli eventi della vostra coppia sono poco consueti, il tipo di frattura che si è creata è piuttosto comune, specialmente quando si cresce e cambiano le dinamiche.
Mi auguro che queste informazioni possano in qualche modo esserle di aiuto; il passaggio successivo sarebbe quello di chiederle, e chiedersi: lei cosa desidera in questa situazione?
Mi sono più chiari i desideri di lui che i suoi, magari questo ha un significato.
Un caro saluto
Mi sembra di capire che negli ultimi tre anni sia diventata centrale la sfera sessuale ed erotica, sia tra voi due che come attività più estesa.
Inoltre, quella che è partita come attività condivisa, è diventata prevalentemente un'attività sua, per via delle fatiche fisiche.
Quindi l'esibizionismo ha prima preso un ruolo importante nella vostra coppia e poi è diventato un'attività non più condivisa.
Da come scrive, mi sembra che in effetti oggi ne abbiate poche di attività piacevoli e condivise: nomina la spesa, il cane, dormire ed i rapporti sessuali.
Mancano dei terreni comuni e fertili in cui la coppia possa ritrovarsi.
Anche se gli eventi della vostra coppia sono poco consueti, il tipo di frattura che si è creata è piuttosto comune, specialmente quando si cresce e cambiano le dinamiche.
Mi auguro che queste informazioni possano in qualche modo esserle di aiuto; il passaggio successivo sarebbe quello di chiederle, e chiedersi: lei cosa desidera in questa situazione?
Mi sono più chiari i desideri di lui che i suoi, magari questo ha un significato.
Un caro saluto
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Gent.ma utente,
grazie per aver condiviso il suo recente periodo di vita e le emozioni difficili che sta vivendo nell'ambito della sua relazione.
Come coppia avete preso decisioni molto importanti, come andare a vivere insieme molto presto, condividere lo stato di malattia cronica del suo partner, iniziare un'attività basata sull'esibizionismo e quindi il coinvolgimento di altre persone nella vostra vita privata e intima. Scelte coraggiose che implicano l'accettazione di molti aspetti che vi rendono differenti, ma non per questo meno uniti. Anzi, proprio nelle diversità, avete trovato un compromesso che portasse benessere a entrambi, almeno per molta parte della vostra relazione.
Le cose stanno cambiando, leggendo le sue parole. Gli eventi certamente, ma anche voi stessi nel modo di affrontarli, nei vostri bisogni e nelle vostre speranze. La relazione deve continuamente rinvigorirsi di nuovi stimoli, nuovi interessi, nuove decisioni, ma non sempre si riesce a mantenere lo stesso entusiasmo, le stesse intenzioni o lo stesso impegno reciproco.
Probabilmente, avete bisogno di comunicare in modo diverso le emozioni che state vivendo, senza accusarvi reciprocamente ma cercando di ascoltare l'una i bisogni dell'altro, e viceversa. Sarà importante ricordare a voi stessi ciò che vi ha tenuto uniti per tanti anni, cosa vi accomuna, cos amate fare insieme, quali interessi condividete.
Scappare da una relazione non soddisfacente può sembrare la soluzione più facile, come se bastasse il tempo a guarire le ferite. Ma come persone adulte potete fare un tentativo per cercare quantomeno di riflettere e di prendere decisioni insieme.
Valuti la possibilità di un supporto psicologico sia per sé stessa, individualmente, sia come coppia. Un percorso individuale potrebbe aiutarla a osservare le emozioni del presente in modo più sereno e capire davvero quali sono le sue priorità attuali e i suoi bisogni. Troverebbe un supporto nel comunicare meglio i suoi sentimenti e i suoi pensieri. Avrà, inoltre, la possibilità di lavorare sulla sua autostima e mettere in atto comportamenti di valore per il suo benessere.
Restando a disposizione, anche online, per ulteriori informazioni, le auguro di risolvere questa situazione di difficoltà.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
grazie per aver condiviso il suo recente periodo di vita e le emozioni difficili che sta vivendo nell'ambito della sua relazione.
Come coppia avete preso decisioni molto importanti, come andare a vivere insieme molto presto, condividere lo stato di malattia cronica del suo partner, iniziare un'attività basata sull'esibizionismo e quindi il coinvolgimento di altre persone nella vostra vita privata e intima. Scelte coraggiose che implicano l'accettazione di molti aspetti che vi rendono differenti, ma non per questo meno uniti. Anzi, proprio nelle diversità, avete trovato un compromesso che portasse benessere a entrambi, almeno per molta parte della vostra relazione.
Le cose stanno cambiando, leggendo le sue parole. Gli eventi certamente, ma anche voi stessi nel modo di affrontarli, nei vostri bisogni e nelle vostre speranze. La relazione deve continuamente rinvigorirsi di nuovi stimoli, nuovi interessi, nuove decisioni, ma non sempre si riesce a mantenere lo stesso entusiasmo, le stesse intenzioni o lo stesso impegno reciproco.
Probabilmente, avete bisogno di comunicare in modo diverso le emozioni che state vivendo, senza accusarvi reciprocamente ma cercando di ascoltare l'una i bisogni dell'altro, e viceversa. Sarà importante ricordare a voi stessi ciò che vi ha tenuto uniti per tanti anni, cosa vi accomuna, cos amate fare insieme, quali interessi condividete.
Scappare da una relazione non soddisfacente può sembrare la soluzione più facile, come se bastasse il tempo a guarire le ferite. Ma come persone adulte potete fare un tentativo per cercare quantomeno di riflettere e di prendere decisioni insieme.
Valuti la possibilità di un supporto psicologico sia per sé stessa, individualmente, sia come coppia. Un percorso individuale potrebbe aiutarla a osservare le emozioni del presente in modo più sereno e capire davvero quali sono le sue priorità attuali e i suoi bisogni. Troverebbe un supporto nel comunicare meglio i suoi sentimenti e i suoi pensieri. Avrà, inoltre, la possibilità di lavorare sulla sua autostima e mettere in atto comportamenti di valore per il suo benessere.
Restando a disposizione, anche online, per ulteriori informazioni, le auguro di risolvere questa situazione di difficoltà.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Cara,
quello che descrivi è un conflitto tra i tuoi bisogni di autonomia, desiderio di realizzazione e identità sessuale, e la relazione che hai vissuto fino ad ora. Psicodinamicamente, senti di aver dato tanto, rinunciando a parti di te stessa per il partner, e ora che hai costruito indipendenza e sicurezza economica, il conflitto emerge con forza: il senso di colpa, la paura del giudizio familiare e la pressione emotiva del partner attivano rabbia, frustrazione e senso di intrappolamento.
Non si tratta solo del lavoro o della sessualità, ma di riconoscere i tuoi confini, capire chi sei oggi e cosa vuoi davvero, senza sentirti obbligata a rimanere in una relazione che non ti sostiene. Questi sentimenti di nervosismo e paura sono segnali di un sé che chiede spazio e tutela.
Un percorso psicoterapico può aiutarti a mettere ordine nei tuoi desideri, nelle tue responsabilità emotive e nei limiti della relazione, aiutandoti a fare scelte chiare e sicure per te stessa, senza restare intrappolata tra paura e senso di colpa. Resto a disposizione
quello che descrivi è un conflitto tra i tuoi bisogni di autonomia, desiderio di realizzazione e identità sessuale, e la relazione che hai vissuto fino ad ora. Psicodinamicamente, senti di aver dato tanto, rinunciando a parti di te stessa per il partner, e ora che hai costruito indipendenza e sicurezza economica, il conflitto emerge con forza: il senso di colpa, la paura del giudizio familiare e la pressione emotiva del partner attivano rabbia, frustrazione e senso di intrappolamento.
Non si tratta solo del lavoro o della sessualità, ma di riconoscere i tuoi confini, capire chi sei oggi e cosa vuoi davvero, senza sentirti obbligata a rimanere in una relazione che non ti sostiene. Questi sentimenti di nervosismo e paura sono segnali di un sé che chiede spazio e tutela.
Un percorso psicoterapico può aiutarti a mettere ordine nei tuoi desideri, nelle tue responsabilità emotive e nei limiti della relazione, aiutandoti a fare scelte chiare e sicure per te stessa, senza restare intrappolata tra paura e senso di colpa. Resto a disposizione
Mi colpisce molto la sua ultima frase: ‘Ho bisogno di aiuto.’
Riconoscere questo è un passaggio fondamentale. Spesso il momento in cui sentiamo di non farcela più coincide proprio con l’inizio di un possibile cambiamento. Prima del suo compagno, prima delle aspettative degli altri o delle paure legate al giudizio, è importante che possa iniziare a prendersi cura di sé.
In questo momento potrebbe essere utile fermarsi e chiedersi: di cosa ho bisogno davvero oggi? Cosa mi fa sentire rispettata, sostenuta, libera? Quali parti di me sto mettendo da parte per adattarmi alla situazione?
È legittimo desiderare una relazione in cui ci si sente valorizzati e non svalutati. È altrettanto legittimo riconoscere che i propri bisogni di indipendenza, realizzazione e libertà possono cambiare nel tempo. Non possiamo vivere una vita costruita esclusivamente attorno ai sacrifici fatti o alle esigenze dell’altro.
Forse il primo passo non è decidere cosa fare della relazione, ma iniziare a rimettere al centro sé stessa e il proprio benessere. Da lì, con maggiore chiarezza, sarà possibile comprendere quale direzione prendere.
Riconoscere questo è un passaggio fondamentale. Spesso il momento in cui sentiamo di non farcela più coincide proprio con l’inizio di un possibile cambiamento. Prima del suo compagno, prima delle aspettative degli altri o delle paure legate al giudizio, è importante che possa iniziare a prendersi cura di sé.
In questo momento potrebbe essere utile fermarsi e chiedersi: di cosa ho bisogno davvero oggi? Cosa mi fa sentire rispettata, sostenuta, libera? Quali parti di me sto mettendo da parte per adattarmi alla situazione?
È legittimo desiderare una relazione in cui ci si sente valorizzati e non svalutati. È altrettanto legittimo riconoscere che i propri bisogni di indipendenza, realizzazione e libertà possono cambiare nel tempo. Non possiamo vivere una vita costruita esclusivamente attorno ai sacrifici fatti o alle esigenze dell’altro.
Forse il primo passo non è decidere cosa fare della relazione, ma iniziare a rimettere al centro sé stessa e il proprio benessere. Da lì, con maggiore chiarezza, sarà possibile comprendere quale direzione prendere.
Salve, mi colpisce che lei abbia deciso di descrivere un contenuto così "potente"...e che richiede sicuramente qualcosa da reindirizzare in un altro contesto come un colloquio a cui la rimando, se dovesse sentirsela. In bocca al lupo!
Buongiorno,
Lei è portatrice di una istanza di coppia ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli con il suo compagno, sarebbe una occasione evolutiva per entrambi.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Lei è portatrice di una istanza di coppia ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli con il suo compagno, sarebbe una occasione evolutiva per entrambi.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Buonasera, capisco che la sua situazione sia molto pesante e difficile da sostenere e mi sembra molto importante il fatto che lei abbia preso consapevolezza del fatto di avere, in questo momento, bisogno di aiuto. La domanda che mi viene da farle è: aiuto per cosa? Quale pensa che sia, in questo momento, il suo bisogno? Le faccio questa domanda perchè mi sembra di aver capito che lei, oltre ad essersi resa conto di essere diventata irritibabile e nervosa, si sia fatta molte domande sulle ragioni del comportamento del suo compagno, sul perchè non l'abbia ancora lasciata viste le sue esternazioni ecc, ma non so quanto si sia chiesta invece LEI cosa voglia.
Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
Gentilissima, la sua domanda finale mi sembra la cosa più importante. Riconoscere di avere bisogno è il primo grande passo. Le suggerisco quindi di cercare aiuto da un professionista, in uno spazio strutturato, e che abbia soprattutto una "presenza" che la ascolti.
Buonasera, innanzitutto ti ringrazio per aver raccontato una situazione così delicata. Quello che emerge dalle tue parole è tanta fatica, rabbia, senso di sacrificio e anche paura.
Al di là del lavoro che fai, che è una tua scelta e merita rispetto, ciò che mi colpisce è il modo in cui ti senti nella relazione: giudicata, svalutata, non sostenuta e in qualche modo sotto pressione. Quando una relazione diventa uno spazio in cui ci si sente umiliati o minacciati (anche solo emotivamente), è comprensibile che crescano nervosismo e rabbia.
Sento anche un tema importante: a 19 anni hai fatto una scelta molto importante per lui e oggi stai forse iniziando a chiederti che posto abbia tu nella tua stessa vita.
La paura che possa “usare” contro di te ciò che fai è un segnale che la relazione non ti sta facendo sentire al sicuro. E sentirsi al sicuro è una base fondamentale in un rapporto.
Credo che sarebbe importante poter approfondire tutto questo in uno spazio protetto, per distinguere ciò che desideri davvero da ciò che stai sopportando e capire quali sono i tuoi bisogni oggi, a 29 anni, al di là dei sensi di colpa o delle paure.
Resto a disposizione,
saluti, dott.ssa Linda Fusco.
Al di là del lavoro che fai, che è una tua scelta e merita rispetto, ciò che mi colpisce è il modo in cui ti senti nella relazione: giudicata, svalutata, non sostenuta e in qualche modo sotto pressione. Quando una relazione diventa uno spazio in cui ci si sente umiliati o minacciati (anche solo emotivamente), è comprensibile che crescano nervosismo e rabbia.
Sento anche un tema importante: a 19 anni hai fatto una scelta molto importante per lui e oggi stai forse iniziando a chiederti che posto abbia tu nella tua stessa vita.
La paura che possa “usare” contro di te ciò che fai è un segnale che la relazione non ti sta facendo sentire al sicuro. E sentirsi al sicuro è una base fondamentale in un rapporto.
Credo che sarebbe importante poter approfondire tutto questo in uno spazio protetto, per distinguere ciò che desideri davvero da ciò che stai sopportando e capire quali sono i tuoi bisogni oggi, a 29 anni, al di là dei sensi di colpa o delle paure.
Resto a disposizione,
saluti, dott.ssa Linda Fusco.
Buongiorno, grazie per aver trovato il coraggio di raccontare una parte così complessa e delicata della sua vita. Dalle sue parole emerge una grande fatica emotiva, ma anche molta lucidità. Si percepisce chiaramente che sta vivendo un momento di passaggio importante, in cui stanno cambiando il modo in cui vede sé stessa, la relazione e ciò che desidera per il suo futuro. Lei ha iniziato questa relazione molto giovane, facendo scelte significative e rinunciando a parti della sua vita per stare accanto a una persona che aveva bisogno di supporto. Questo racconta molto della sua capacità di prendersi cura e di investire profondamente nei legami. Tuttavia le relazioni non restano immobili nel tempo. Le persone crescono, cambiano bisogni, priorità e anche il modo di percepirsi. Oggi sembra che lei stia iniziando a chiedersi non tanto cosa deve fare per l’altro, ma cosa desidera davvero per sé stessa. Questa è una domanda legittima e anche molto sana. Il dolore più grande che emerge non riguarda soltanto la sfera sessuale o il lavoro che svolge, ma il modo in cui si sente guardata e trattata. Quando una persona si sente svalutata, giudicata o definita attraverso parole che feriscono profondamente, è naturale sviluppare rabbia, nervosismo e distanza emotiva. Non è un caso che lei racconti di sentirsi irritata per gran parte della giornata. Spesso quella rabbia non nasce dal nulla, ma dal sentirsi poco riconosciuti o poco sostenuti proprio da chi dovrebbe rappresentare uno spazio sicuro. Un altro aspetto molto importante riguarda la paura che lui possa raccontare ai suoi genitori ciò che fa. Questa paura la mette in una posizione di forte vulnerabilità emotiva. Quando in una relazione compare il timore di essere esposti, giudicati o messi in difficoltà davanti agli altri, il rapporto rischia di diventare sbilanciato, perché una parte si sente trattenuta non dalla scelta ma dalla paura delle conseguenze. Vivere con questa tensione costante può consumare molta energia mentale. Mi sembra che lei stia già facendo un lavoro interiore molto significativo. Sta osservando che la quotidianità insieme non le restituisce più vitalità, che le attività condivise sono poche e spesso accompagnate da litigi, che manca supporto emotivo e complicità. Non è egoismo desiderare una relazione in cui sentirsi sostenuti, compresi e liberi di essere sé stessi. Allo stesso tempo è comprensibile che emergano dubbi e sensi di colpa, soprattutto dopo tanti anni insieme e dopo i sacrifici fatti. Può essere utile fermarsi a riflettere su alcune domande interiori senza fretta. Non tanto chiedersi se lui cambierà o se la relazione tornerà come prima, ma come lei si sente oggi dentro questa relazione. Se immagina il futuro continuando così, che emozione prova. Se sente spazio per essere sé stessa oppure se vive in uno stato di tensione continua. Le risposte spesso emergono già dentro di noi, anche se a volte fanno paura. È importante anche distinguere la responsabilità verso l’altro dal sacrificio di sé. Prendersi cura di qualcuno non significa rinunciare al proprio benessere o tollerare parole che feriscono la propria dignità. Una relazione sana permette a entrambe le persone di crescere, non di sentirsi intrappolate o giudicate. Il fatto che abbia espresso il desiderio di chiedere aiuto è un segnale molto prezioso. Un percorso psicologico può offrirle uno spazio protetto dove mettere ordine tra senso di colpa, paura, rabbia e desiderio di cambiamento, aiutandola a prendere decisioni che non nascano dall’impulsività o dalla pressione del momento ma da una maggiore chiarezza su ciò che merita e su ciò che vuole costruire per sé. Non sta sbagliando a interrogarsi. Non sta sbagliando a desiderare rispetto e supporto. E soprattutto non è sola nel vivere questo conflitto interiore tra gratitudine per il passato e bisogno di libertà nel presente. Darsi il permesso di ascoltarsi è spesso il primo passo per uscire da una situazione che fa soffrire. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
la sua sofferenza emerge chiaramente dalle parole che condivide: sta vivendo una situazione molto complessa, in cui si intrecciano aspetti affettivi, sessuali, lavorativi e di riconoscimento personale. È comprensibile sentirsi confusa, ferita e sotto pressione quando non ci si sente rispettati, sostenuti o compresi nella relazione.
In una relazione sana è fondamentale che ci siano rispetto reciproco, ascolto e libertà di essere sé stessi, senza giudizi o svalutazioni. Le parole e gli atteggiamenti che descrive possono incidere profondamente sull’autostima e sul benessere emotivo, ed è importante dare spazio a questi vissuti per comprenderli meglio e chiarire quali siano oggi i suoi bisogni, i suoi limiti e ciò che desidera per la sua vita.
Potrebbe esserle utile intraprendere un percorso psicologico per avere uno spazio protetto in cui elaborare le emozioni che sta vivendo, riflettere sulla relazione, rafforzare la consapevolezza di sé e orientarsi nelle decisioni future. Se entrambi lo desideraste, anche un percorso di coppia potrebbe aiutare a comprendere le difficoltà relazionali; diversamente, un supporto individuale può sostenerla nel ritrovare equilibrio e serenità.
Ha già fatto un passo importante chiedendo aiuto: non deve affrontare tutto questo da sola.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
la sua sofferenza emerge chiaramente dalle parole che condivide: sta vivendo una situazione molto complessa, in cui si intrecciano aspetti affettivi, sessuali, lavorativi e di riconoscimento personale. È comprensibile sentirsi confusa, ferita e sotto pressione quando non ci si sente rispettati, sostenuti o compresi nella relazione.
In una relazione sana è fondamentale che ci siano rispetto reciproco, ascolto e libertà di essere sé stessi, senza giudizi o svalutazioni. Le parole e gli atteggiamenti che descrive possono incidere profondamente sull’autostima e sul benessere emotivo, ed è importante dare spazio a questi vissuti per comprenderli meglio e chiarire quali siano oggi i suoi bisogni, i suoi limiti e ciò che desidera per la sua vita.
Potrebbe esserle utile intraprendere un percorso psicologico per avere uno spazio protetto in cui elaborare le emozioni che sta vivendo, riflettere sulla relazione, rafforzare la consapevolezza di sé e orientarsi nelle decisioni future. Se entrambi lo desideraste, anche un percorso di coppia potrebbe aiutare a comprendere le difficoltà relazionali; diversamente, un supporto individuale può sostenerla nel ritrovare equilibrio e serenità.
Ha già fatto un passo importante chiedendo aiuto: non deve affrontare tutto questo da sola.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
Dott.ssa Elisabetta Cavicchioli
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
San Miniato Basso
Cara utente, mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo e nonostante abbia spiegato e dato molte informazioni non mi è chiaro in cosa vorrebbe essere aiutata (a lasciarlo? Capire cosa vuole da se stessa rispetto alla relazione?). Probabilmente per fare chiarezza e trovare le risposte che vorrebbe sarebbe opportuno intraprendere un percorso con un professionista che la possa aiutare.
Cordiali Saluti
E. Cavicchioli
Cordiali Saluti
E. Cavicchioli
Buongiorno, la richiesta di aiuto è lecita!
Lei, in questo momento della sua vita, si trova di fronte a un bivio. Sa già cosa sia meglio per lei, ma attualmente le manca il coraggio che serve per mettere un punto e tagliare con una situazione che la sta danneggiando più psicologicamente che fisicamente. Le consiglio di mettersi in contatto con un esperto del settore affinchè possa affinare gli strumenti di cui dispone per poter mettere in atto le strategie utili per uscire da questo momento di empasse.
Lei, in questo momento della sua vita, si trova di fronte a un bivio. Sa già cosa sia meglio per lei, ma attualmente le manca il coraggio che serve per mettere un punto e tagliare con una situazione che la sta danneggiando più psicologicamente che fisicamente. Le consiglio di mettersi in contatto con un esperto del settore affinchè possa affinare gli strumenti di cui dispone per poter mettere in atto le strategie utili per uscire da questo momento di empasse.
Ciao! In effetti la situazione è abbastanza complessa.
Forse il focus della situazione non è tanto sulla tua professione, bensì sulle valutazione delle dinamiche di coppia che si sono instaurate tra te e lui. Ancor prima di chiederti "se è cosi perchè non mi lascia?!" potresti chiederti: "se odio la maggior parte delle cose che mi dice o fa cos'è che mi lega a lui? c'è ancora qualcosa che ci rende ancora coppia nel senso bello dell'accezione?".
Se una tua amica (che fa la ad es. la commercialista) si trovasse in una situazione analoga, cosa le consiglieresti?
Spero di esserti stato di supporto. Buona fortuna!
Forse il focus della situazione non è tanto sulla tua professione, bensì sulle valutazione delle dinamiche di coppia che si sono instaurate tra te e lui. Ancor prima di chiederti "se è cosi perchè non mi lascia?!" potresti chiederti: "se odio la maggior parte delle cose che mi dice o fa cos'è che mi lega a lui? c'è ancora qualcosa che ci rende ancora coppia nel senso bello dell'accezione?".
Se una tua amica (che fa la ad es. la commercialista) si trovasse in una situazione analoga, cosa le consiglieresti?
Spero di esserti stato di supporto. Buona fortuna!
Gentile utente,
grazie per aver condiviso una storia così personale e dolorosa: quello che stai vivendo è carico di fatica emotiva, senso di colpa, paura e solitudine. È comprensibile sentirsi esausta e confusa dopo anni in cui ti sei presa grandi responsabilità affettive, pratiche ed economiche.
Vorrei chiarire alcuni punti importanti:
1) Il corpo non “si rovina” per l’attività sessuale o per l’esibizionismo
La vagina non perde “sensibilità” o “funzione” per l’uso o per l’età: è un organo elastico che cambia nel tempo per fattori ormonali, emotivi, di stress, stanchezza, lubrificazione, stato di eccitazione e qualità della relazione. Le difficoltà sessuali del tuo partner possono essere influenzate anche dalla Sclerosi multipla, che spesso comporta alterazioni della sensibilità, dell’erezione, dell’eiaculazione e del desiderio. Attribuire il problema al tuo corpo è scorretto e ferente.
2) Le parole che ricevi sono forme di svalutazione
Dire che sei “rovinata” o farti sentire inadeguata è una forma di violenza psicologica. Il dissenso sul tuo lavoro o sulle scelte sessuali non giustifica umiliazioni. In una relazione sana, anche nelle difficoltà, ci si parla con rispetto.
3) La relazione sembra essersi bloccata
Descrivi una vita di coppia ridotta a routine, conflitti frequenti, poca condivisione e molta tensione. È normale che, dopo anni di sacrifici precoci, emergano bisogni rimasti inascoltati. Il nervosismo che provi può essere il segnale che stai oltrepassando i tuoi limiti emotivi.
4) La paura del ricatto è un campanello d’allarme
Temere che il partner possa rivelare ai tuoi genitori aspetti della tua vita intima è molto serio. Il controllo tramite vergogna o minaccia mina la tua sicurezza psicologica e la tua libertà.
5) I tuoi bisogni contano
È legittimo desiderare supporto, complicità, rispetto per il tuo lavoro e per la tua sessualità. Non sei “egoista” se chiedi una relazione in cui sentirti vista e protetta. I sacrifici che hai fatto non ti obbligano a restare in una situazione che ti fa stare male.
Cosa può aiutare concretamente ora
Un confronto mediato (es. terapia di coppia) può chiarire se esiste uno spazio di cambiamento reale.
Un percorso individuale può aiutarti a rimettere a fuoco confini, desideri, paura del giudizio familiare e autonomia emotiva.
Informarsi sulla sessualità nella sclerosi multipla può ridurre colpe improprie e aprire a soluzioni pratiche (tempi, modalità, supporti medici).
Stai chiedendo aiuto: è un segnale di grande lucidità. Per proteggere il tuo benessere e prendere decisioni più serene, è consigliabile approfondire con uno specialista.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
grazie per aver condiviso una storia così personale e dolorosa: quello che stai vivendo è carico di fatica emotiva, senso di colpa, paura e solitudine. È comprensibile sentirsi esausta e confusa dopo anni in cui ti sei presa grandi responsabilità affettive, pratiche ed economiche.
Vorrei chiarire alcuni punti importanti:
1) Il corpo non “si rovina” per l’attività sessuale o per l’esibizionismo
La vagina non perde “sensibilità” o “funzione” per l’uso o per l’età: è un organo elastico che cambia nel tempo per fattori ormonali, emotivi, di stress, stanchezza, lubrificazione, stato di eccitazione e qualità della relazione. Le difficoltà sessuali del tuo partner possono essere influenzate anche dalla Sclerosi multipla, che spesso comporta alterazioni della sensibilità, dell’erezione, dell’eiaculazione e del desiderio. Attribuire il problema al tuo corpo è scorretto e ferente.
2) Le parole che ricevi sono forme di svalutazione
Dire che sei “rovinata” o farti sentire inadeguata è una forma di violenza psicologica. Il dissenso sul tuo lavoro o sulle scelte sessuali non giustifica umiliazioni. In una relazione sana, anche nelle difficoltà, ci si parla con rispetto.
3) La relazione sembra essersi bloccata
Descrivi una vita di coppia ridotta a routine, conflitti frequenti, poca condivisione e molta tensione. È normale che, dopo anni di sacrifici precoci, emergano bisogni rimasti inascoltati. Il nervosismo che provi può essere il segnale che stai oltrepassando i tuoi limiti emotivi.
4) La paura del ricatto è un campanello d’allarme
Temere che il partner possa rivelare ai tuoi genitori aspetti della tua vita intima è molto serio. Il controllo tramite vergogna o minaccia mina la tua sicurezza psicologica e la tua libertà.
5) I tuoi bisogni contano
È legittimo desiderare supporto, complicità, rispetto per il tuo lavoro e per la tua sessualità. Non sei “egoista” se chiedi una relazione in cui sentirti vista e protetta. I sacrifici che hai fatto non ti obbligano a restare in una situazione che ti fa stare male.
Cosa può aiutare concretamente ora
Un confronto mediato (es. terapia di coppia) può chiarire se esiste uno spazio di cambiamento reale.
Un percorso individuale può aiutarti a rimettere a fuoco confini, desideri, paura del giudizio familiare e autonomia emotiva.
Informarsi sulla sessualità nella sclerosi multipla può ridurre colpe improprie e aprire a soluzioni pratiche (tempi, modalità, supporti medici).
Stai chiedendo aiuto: è un segnale di grande lucidità. Per proteggere il tuo benessere e prendere decisioni più serene, è consigliabile approfondire con uno specialista.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Buonasera, grazie per aver condiviso la sua storia. Ha aperto davvero molti temi, le suggerisco di prendersi uno spazio dedicato per poter snocciolare meglio quello che sta succedendo e soprattutto per capire lei cosa vorrebbe davvero e come si sente. Un abbraccio
Salve, la situazione che descrive sembra piuttosto complessa, per cui capisco la difficoltà e il disagio che ne deriva.
innanzitutto la difficoltà nel ruolo di caregiver di una persona affetta da sclerosi multipla, scelta che sicuramente ha portato avanti volentieri ma che comporta un certo peso.
Inoltre la scelta di attivare la piattaforma, seppur sembri una scelta di coppia, può avere un influenza sulla coppia in generale e sul personale stato di benessere.
Scusandomi per le risposte forse troppo generiche (richiederebbero approfondimenti), le suggerisco un percorso inteso come spazio personale di elaborazione dei vissuti e degli stati emotivi che ne derivano, in modo da identificare soluzioni utili al proprio benessere e ad appianare i dubbi che ha espresso, assolutamente coerenti e positivi.
rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti o domande.
Buona giornata
innanzitutto la difficoltà nel ruolo di caregiver di una persona affetta da sclerosi multipla, scelta che sicuramente ha portato avanti volentieri ma che comporta un certo peso.
Inoltre la scelta di attivare la piattaforma, seppur sembri una scelta di coppia, può avere un influenza sulla coppia in generale e sul personale stato di benessere.
Scusandomi per le risposte forse troppo generiche (richiederebbero approfondimenti), le suggerisco un percorso inteso come spazio personale di elaborazione dei vissuti e degli stati emotivi che ne derivano, in modo da identificare soluzioni utili al proprio benessere e ad appianare i dubbi che ha espresso, assolutamente coerenti e positivi.
rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti o domande.
Buona giornata
Gentile ragazza,
leggendo le tue parole si percepisce chiaramente il peso insostenibile che stai portando. Ti trovi in un vicolo cieco emotivo dove il sacrificio, il lavoro, la sessualità e la paura si sono intrecciati in modo doloroso.
Ci sono alcuni punti della tua storia che meritano di essere guardati con estrema delicatezza e rispetto:
Il peso della cura e del sacrificio: Ti sei presa cura di una situazione complessa (la malattia del tuo compagno) fin da quando avevi 19 anni, rinunciando a una fase di vita spensierata. Questo crea spesso un senso di "debito" o di "obbligo" che oggi si scontra con il tuo desiderio di indipendenza.
La mercificazione del corpo e l'autostima: È molto doloroso sentire che la persona che dovrebbe amarti ti riduca a una "funzione" fisica, commentando il tuo corpo come se fosse uno strumento di lavoro usurato. Questo non è solo svalutante, è una forma di violenza psicologica che alimenta il tuo nervosismo e il senso di "odio" che provi verso ciò che lui fa.
Il paradosso del supporto: Tu cerchi una persona che si ecciti con te e ti supporti nel tuo lavoro, mentre lui sembra oscillare tra il beneficiare dei proventi di quel lavoro e l'usare quel lavoro stesso per farti sentire "poco di buono". Questo doppio legame ti fa sentire intrappolata.
La paura del giudizio (il timore per tuo padre): Questa è forse la gabbia più stretta. La sensazione di essere "sotto scacco" per il timore che lui riveli la tua attività ai tuoi genitori è una forma di pressione che ti impedisce di scegliere liberamente cosa fare della tua vita e della tua relazione.
Come possiamo lavorare insieme?
Nel mio lavoro con l'approccio Metacognitivo Interpersonale, ci concentriamo proprio su questi "nodi": capire come i comportamenti degli altri influenzano l'immagine che hai di te stessa e come ritrovare la tua voce autentica sotto gli strati di nervosismo e paura.
Non sei "rovinata" e non sei "poco di buono". Sei una donna che ha fatto scelte coraggiose e difficili e che ora ha bisogno di capire chi è, al di là del ruolo di "caregiver" (di chi cura) e di "modella". Hai diritto a una relazione dove il rispetto sia la base, non un premio da guadagnare restando "come a 19 anni".
Se senti di voler esplorare questi sentimenti in un ambiente totalmente protetto dal segreto professionale e privo di ogni pregiudizio, io sono qui. Possiamo vederci nel mio studio a Reggio Calabria o parlare online, se questo ti fa sentire più sicura e anonima in questa fase.
Un abbraccio,
leggendo le tue parole si percepisce chiaramente il peso insostenibile che stai portando. Ti trovi in un vicolo cieco emotivo dove il sacrificio, il lavoro, la sessualità e la paura si sono intrecciati in modo doloroso.
Ci sono alcuni punti della tua storia che meritano di essere guardati con estrema delicatezza e rispetto:
Il peso della cura e del sacrificio: Ti sei presa cura di una situazione complessa (la malattia del tuo compagno) fin da quando avevi 19 anni, rinunciando a una fase di vita spensierata. Questo crea spesso un senso di "debito" o di "obbligo" che oggi si scontra con il tuo desiderio di indipendenza.
La mercificazione del corpo e l'autostima: È molto doloroso sentire che la persona che dovrebbe amarti ti riduca a una "funzione" fisica, commentando il tuo corpo come se fosse uno strumento di lavoro usurato. Questo non è solo svalutante, è una forma di violenza psicologica che alimenta il tuo nervosismo e il senso di "odio" che provi verso ciò che lui fa.
Il paradosso del supporto: Tu cerchi una persona che si ecciti con te e ti supporti nel tuo lavoro, mentre lui sembra oscillare tra il beneficiare dei proventi di quel lavoro e l'usare quel lavoro stesso per farti sentire "poco di buono". Questo doppio legame ti fa sentire intrappolata.
La paura del giudizio (il timore per tuo padre): Questa è forse la gabbia più stretta. La sensazione di essere "sotto scacco" per il timore che lui riveli la tua attività ai tuoi genitori è una forma di pressione che ti impedisce di scegliere liberamente cosa fare della tua vita e della tua relazione.
Come possiamo lavorare insieme?
Nel mio lavoro con l'approccio Metacognitivo Interpersonale, ci concentriamo proprio su questi "nodi": capire come i comportamenti degli altri influenzano l'immagine che hai di te stessa e come ritrovare la tua voce autentica sotto gli strati di nervosismo e paura.
Non sei "rovinata" e non sei "poco di buono". Sei una donna che ha fatto scelte coraggiose e difficili e che ora ha bisogno di capire chi è, al di là del ruolo di "caregiver" (di chi cura) e di "modella". Hai diritto a una relazione dove il rispetto sia la base, non un premio da guadagnare restando "come a 19 anni".
Se senti di voler esplorare questi sentimenti in un ambiente totalmente protetto dal segreto professionale e privo di ogni pregiudizio, io sono qui. Possiamo vederci nel mio studio a Reggio Calabria o parlare online, se questo ti fa sentire più sicura e anonima in questa fase.
Un abbraccio,
Buon pomeriggio, dal suo racconto sembrerebbe che in questo momento il corpo sia l'unico ponte comunicativo fra voi due. Come se la relazione si fosse spostata dal piano dell'affetto a quello della "prestazione" , sia fisica che economica. Il suo corpo, da luogo di piacere e incontro, sembra essere diventato un oggetto da giudicare esclusivamente in base alla sua efficienza, come se fosse un macchinario soggetto a usura invece che parte di una persona. Mi sembra di capire che quello che era nato come un progetto condiviso, in cui sentiva il supporto del partner, sembra essersi trasformato in una dinamica solitaria. E' possibile ipotizzare che il suo partner possa aver vissuto male questa sua esclusività con questo uomo che vede online ? Avete avuto modo di parlare chiaramente di questo? Le sue critiche feroci al suo corpo potrebbero essere il riflesso di varie cose: dolore di non poter più essere il partner "attivo" anche nel lavoro, rabbia legata magari alla vitalità che vede ancora in lei e che magari lui sente di star perdendo anche a causa della malattia.
Quando la vostra collaborazione fisica si è interrotta per la stanchezza di lui, come è stato gestito il "vuoto" che si è creato tra voi? È possibile che il denaro sia diventato l'unico modo per dare un senso a un'attività che prima vi univa anche emotivamente?
Capisco bene che la situazione possa ferirla molto e possa apparirle paradossale, infatti ciò che vi ha garantito una libertà economica senza precedenti sembra essere diventato lo stesso pretesto utilizzato per imprigionarla in un senso di inadeguatezza fisica e morale.
Negli anni lei ha fatto molti sacrifici e si è presa cura del suo partner facendo anche delle rinunce, sente che questo nel tempo è stato mai riconosciuto dal suo partner?
Restare bloccati sulle domande del "perché lui non mi lascia?" o "perché non me ne vado io?" spesso potrebbe togliere ossigeno alla possibilità di capire cosa stia realmente accadendo tra voi. La cosa fondamentale è poter parlare senza maschere di quello che state sentendo, di potenziali rancori passati, di paure future e di sensazioni di fragilità. Rimane da capire se esista ancora un terreno comune dove potervi confrontare sui vostri autentici bisogni attuali. Il timore legato al fatto che possa parlare a suo padre del suo lavoro non deve diventare il vincolo che tiene in piedi la relazione.
Un saluto, Dott Alex Pagano.
Quando la vostra collaborazione fisica si è interrotta per la stanchezza di lui, come è stato gestito il "vuoto" che si è creato tra voi? È possibile che il denaro sia diventato l'unico modo per dare un senso a un'attività che prima vi univa anche emotivamente?
Capisco bene che la situazione possa ferirla molto e possa apparirle paradossale, infatti ciò che vi ha garantito una libertà economica senza precedenti sembra essere diventato lo stesso pretesto utilizzato per imprigionarla in un senso di inadeguatezza fisica e morale.
Negli anni lei ha fatto molti sacrifici e si è presa cura del suo partner facendo anche delle rinunce, sente che questo nel tempo è stato mai riconosciuto dal suo partner?
Restare bloccati sulle domande del "perché lui non mi lascia?" o "perché non me ne vado io?" spesso potrebbe togliere ossigeno alla possibilità di capire cosa stia realmente accadendo tra voi. La cosa fondamentale è poter parlare senza maschere di quello che state sentendo, di potenziali rancori passati, di paure future e di sensazioni di fragilità. Rimane da capire se esista ancora un terreno comune dove potervi confrontare sui vostri autentici bisogni attuali. Il timore legato al fatto che possa parlare a suo padre del suo lavoro non deve diventare il vincolo che tiene in piedi la relazione.
Un saluto, Dott Alex Pagano.
Buonasera cara,
Se pensa di aver bisogno di aiuto, può provare a chiederlo.
Il primo passo lo ha già fatto scrivendo qua la sua storia.
Le auguro il meglio!
Un caro saluto,
Dott.ssa Giulia Burgalassi
Se pensa di aver bisogno di aiuto, può provare a chiederlo.
Il primo passo lo ha già fatto scrivendo qua la sua storia.
Le auguro il meglio!
Un caro saluto,
Dott.ssa Giulia Burgalassi
La situazione che descrivi è molto complessa e carica di dolore, perché coinvolge identità personale, relazione di coppia, lavoro e timore del giudizio familiare.
Prima di tutto: il tuo corpo non è “rovinato”. Le parole che il partner usa sono ferenti e possono minare profondamente l’autostima e il benessere emotivo.
Negli anni hai fatto scelte importanti e sacrifici significativi; è naturale che oggi tu senta il bisogno di recuperare spazio personale, libertà e riconoscimento. Quando una relazione diventa fonte costante di tensione, svalutazione e rabbia, è importante fermarsi e chiedersi se i bisogni di rispetto, supporto e serenità siano ancora soddisfatti.
La paura che lui possa rivelare la tua attività ai tuoi genitori ti mantiene in una posizione di forte vulnerabilità e pressione. Questo è un elemento importante da considerare, perché una relazione sana non dovrebbe basarsi sulla paura.
Potrebbe esserti utile un supporto psicologico per chiarire cosa desideri davvero e per prendere decisioni senza sentirti intrappolata dal senso di colpa o dal timore del giudizio.
Meriti rispetto, sicurezza emotiva e la possibilità di costruire una vita coerente con ciò che sei oggi.
Prima di tutto: il tuo corpo non è “rovinato”. Le parole che il partner usa sono ferenti e possono minare profondamente l’autostima e il benessere emotivo.
Negli anni hai fatto scelte importanti e sacrifici significativi; è naturale che oggi tu senta il bisogno di recuperare spazio personale, libertà e riconoscimento. Quando una relazione diventa fonte costante di tensione, svalutazione e rabbia, è importante fermarsi e chiedersi se i bisogni di rispetto, supporto e serenità siano ancora soddisfatti.
La paura che lui possa rivelare la tua attività ai tuoi genitori ti mantiene in una posizione di forte vulnerabilità e pressione. Questo è un elemento importante da considerare, perché una relazione sana non dovrebbe basarsi sulla paura.
Potrebbe esserti utile un supporto psicologico per chiarire cosa desideri davvero e per prendere decisioni senza sentirti intrappolata dal senso di colpa o dal timore del giudizio.
Meriti rispetto, sicurezza emotiva e la possibilità di costruire una vita coerente con ciò che sei oggi.
Buongiorno,
da quello che racconta emerge molta sofferenza e un senso di squilibrio nella vostra relazione, inoltre ha toccato molti punti che sarebbe banale ridurre ad una mera risposta pubblica. Quello che però posso dirle è che è importante dirlo con chiarezza: in un rapporto di coppia i sacrifici non possono andare in una sola direzione. Se per anni ha rinunciato a parti della sua vita per lui, è legittimo aspettarsi comprensione, sostegno e rispetto dall’altra parte.
Le parole svalutanti sul suo corpo e sul suo lavoro non sono un dettaglio: in una relazione sana ci si protegge, non ci si ferisce. Inoltre, la paura che possa “esporsi” con i suoi genitori è un segnale di forte insicurezza nel legame.
Provi a chiedersi se oggi si sente amata e valorizzata oppure giudicata e trattenuta. Restare insieme dovrebbe significare crescere entrambi, non sentirsi sempre più arrabbiati o svuotati.
Ha diritto a una relazione in cui i sacrifici siano reciproci e in cui lei possa sentirsi sostenuta, non colpevolizzata.
da quello che racconta emerge molta sofferenza e un senso di squilibrio nella vostra relazione, inoltre ha toccato molti punti che sarebbe banale ridurre ad una mera risposta pubblica. Quello che però posso dirle è che è importante dirlo con chiarezza: in un rapporto di coppia i sacrifici non possono andare in una sola direzione. Se per anni ha rinunciato a parti della sua vita per lui, è legittimo aspettarsi comprensione, sostegno e rispetto dall’altra parte.
Le parole svalutanti sul suo corpo e sul suo lavoro non sono un dettaglio: in una relazione sana ci si protegge, non ci si ferisce. Inoltre, la paura che possa “esporsi” con i suoi genitori è un segnale di forte insicurezza nel legame.
Provi a chiedersi se oggi si sente amata e valorizzata oppure giudicata e trattenuta. Restare insieme dovrebbe significare crescere entrambi, non sentirsi sempre più arrabbiati o svuotati.
Ha diritto a una relazione in cui i sacrifici siano reciproci e in cui lei possa sentirsi sostenuta, non colpevolizzata.
Le consiglierei un percorso psicologico , se vuole è la soluzione migliore
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