Buongiorno sono la mamma di un ragazzo di 22 anni che ha problemi di alcolismo da 5 /6 anni, lui bev

28 risposte
Buongiorno sono la mamma di un ragazzo di 22 anni che ha problemi di alcolismo da 5 /6 anni, lui beve tanto da non capire più niente, il giorno dopo non ricorda più niente. quando beve purtroppo è violento. non so più cosa fare perché lui in comunità non ci vuole andare, cosa posso fare?…..sono tanto disperata non vedo più una via di uscita.
Dott. Valeriano Fiori
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Salve, potrebbe dire a suo figlio di provare a intraprendere un percorso psicologico per il suo benessere psicofisico.
Buona giornata.
Dott. Fiori

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Dott.ssa Roberta Sala
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Desio
Gentile signora, rimango molto colpita dalla disperazione e dalla sensazione di impotenza che trasmettono le sue parole. Anzitutto la invito a tutelare la propria incolumità fisica in caso di necessità. Ritengo che un alcolismo come quello da lei descritto necessiti di essere almeno in parte affrontato all'interno dei servizi competenti (Servizi per le Dipendenze e Nuclei Operativi per l'alcolismo), i quali hanno equipe di professionisti altamente specializzati. Certo suo figlio dovrebbe essere motivato ad intraprendere un percorso di questo tipo; in questo senso forse il confronto con uno psicologo potrebbe aiutarlo a trovare la giusta spinta per mettersi in gioco. In caso tuttavia suo figlio non abbia intenzione di intervenire sulla sua problematica - come mi è sembrato di capire da quanto ha scritto - consiglio che sia lei a ritagliarsi uno spazio di riflessione presso un professionista di sua fiducia con la finalità di esplorare ad intervenire su quella disperazione e su quell'impotenza che ora la paralizzano e la rendono vittima della situazione. La ringrazio di aver condiviso qui i suoi delicati vissuti e rimango a disposizione per ogni necessità. Dott.ssa Roberta Sala
Dott.ssa Anna Paolantonio
Psicologo, Psicoterapeuta, Posturologo
Roma
Salve. A volte, nei casi in cui chi ha bisogno di aiuto lo rifiuta, può funzionare da stimolo fare per sé ciò che si vorrebbe fare per l'altro. Intraprenda lei o tutta la famiglia un percorso psicoterapeutico, in modo da trasmettere il messaggio che tutti possono avere bisogno di aiuto. Suo figlio potrebbe sentirsi non più come quello che ha il problema, che crea problemi agli altri e potrebbe aprirsi ad una richiesta di aiuto. Distinti saluti
Dott.ssa Camilla Ballerini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, una dipendenza da alcool da 5/6 anni iniziata in adolescenza è un problema molto logorante per suo figlio e per tutta la famiglia. In caso di violenza però, seppur doloroso da madre, deve mettersi in sicurezza lei per prima. Mi dispiace che in tutti questi anni non siate riusciti a trovare un aiuto. I servizi territoriali per le dipendenze sono sicuramente un luogo dove trovare un supporto anche come familiare. E' chiaro che suo figlio deve riconoscere di avere un problema per riuscire a farsi aiutare. Un percorso di psicoterapia deve necessariamente essere accompagnato da un disintossicazione.
Dott.ssa Camilla Ballerini
Dott.ssa Rosalia Sutera
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Palermo
Gentile Signora, la situazione che ha condiviso appare molto complessa e dolorosa.
Ad oggi le azioni più percorribili sembrerebbero riguardare lei.
Prioritaria appare la possibilità di mettersi in sicurezza e di proteggersi dalla violenza.
Potrebbe esserle utile, inoltre, rivolgersi ai Servizi Territoriali per le Dipendenze, che offrono supporto e sostegno anche ai familiari.
Ritagliarsi uno spazio di ascolto ed aiuto personale, in cui prendersi cura dei vissuti dolorosi, con cui si sta confrontando, forse l'aiuterebbe a sentirsi meno sola. Inoltre, il confronto con un'equipe di esperti le darebbe la possibilità di ricevere delle informazioni utili e mirate su come gestire questa problematica, al netto dei vincoli presentati.
Dott. David Capuzzi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno signora mi occupo di alcolismo e dipendenze da 33 anni e mi rendo conto dalla sua descrizione che come spesso accade nelle dipendenze "suo figlio ha il mal di denti ma è lei a sentire il dolore" e quindi sembra impossibile arrivare ad una proposta e a un progetto terapeutico. La comunità è spesso l'ultima spiaggia del trattamento e spesso ci si arriva quando si raggiunge una qualche forma di consapevolezza del problema ... e non mi pare questo il caso. Negli anni però ho potuto sperimentare con un certo successo proprio nei Ser.D la possibilità di lavorare sui genitori per far arrivare i figli a quel grado di consapevolezza tale da poter fare una richiesta di aiuto autonomamente. Non so dove lei risieda ma se può esserle utile la invito a contattarmi per fare il punto della situazione attuale a partire dai rischi sulla sua incolumità fisica e per offrirle magari qualche indicazione su come affrontare questa continua precarietà ed emergenza. Con affetto.
Dott.ssa Lydia Chiovari
Psicologo, Psicoterapeuta
Padova
Buongiorno signora, è necessario un lavoro di squadra, che faccia nascere in suo figlio la consapevolezza del problema. Quello che le consiglio è di contattare il SerD di riferimento della sua provincia, per fissare un colloquio con lo psicologo o lo psichiatra che si occupa di dipendenza alcolica. In bocca al lupo! Dottoressa Lydia Chiovari
Dott. Simone Tealdi
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Torino
Buongiorno, la situazione descritta sembra grave: non può restare in una condizione di pericolo con il terrore che suo figlio diventi violento.
Ne parli con il suo medico di base e organizzate un ricovero. Questo è il primo passo.
dott Tealdi
Dott. Fabio Bruno
Psicologo, Psicoterapeuta
Bologna
Buongiorno signora, capisco la sua preoccupazione... Ma suo figlio è giovane quindi se si interviene si può avere una buona prognosi! Le strade che mi vengono in mente sono due. La prima portare suo figlio da uno psicologo o psicoterapeuta che lo prenda in carico. La seconda è rivolgersi al Sert dove organizzano gruppi per questo tipo di dipendenze. La saluto cordialmente dr Fabio Bruno
Dott.ssa Anna Maria Gioia
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buonasera signora,
per una madre deve essere molto difficile provare questo senso di impotenza. Credo che abbia bisogno dell'aiuto di un servizio che si occupi nello specifico di dipendenze, può chiedere presso un SERD ( Servizio per le Dipendenze) del suo territorio, spesso sono previsti anche dei percorsi per i familiari. In questo caso potrebbe essere aiutata e sostenuta a capire come comportarsi con suo figlio affinché anche lui possa essere aiutato da persone competenti ed esterne che possano avere gli strumenti e le risorse necessarie.
Le auguro il meglio,
Saluti
Dott.ssa Anna Maria Gioia
Dott. Simone Marenco
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera,
è indispensabile affidarsi ai professionisti che trova nel servizio di Alcologia del suo territorio, nella sua situazione potrà ricevere consiglio anche per gestire al meglio il suo ruolo genitoriale e veicolare una presa in carico graduale di suo figlio con l'obiettivo di renderlo più consapevole del problema e richiedere finalmente aiuto.
Dott. Marenco
Dott.ssa Annalisa Bonaiti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Barzana
Buongiorno, credo che la soluzione migliore in questo momento sia contattare il centro per le dipendenze dell'Azienda sanitaria del suo territorio, in cui trovare i professionisti indicati per una presa in carico multidisciplinare. Consiglio anche l'inizio di una terapia familiare, per poter iniziare ad affrontare la questione anche con tutti i membri della famiglia.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Annalisa Bonaiti
Dott.ssa Marzia Porcelli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve Signora,
purtroppo la scarsa motivazione al trattamento è una delle caratteristiche che più si ritrovano con chi ha una dipendenza.
Rivolgersi in un centro specialistico che si occupa di alcolismo è fondamentale per aiutare suo figlio e le persone che gli stanno vicino.
Resto a disposizione.
Saluti, Dott.ssa Porcelli
Dott.ssa Francesca Romana Manni
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buon giorno cara mamma, la situazione che lei espone è sicuramente molto importante e fonte di sofferenza per voi tutti e per le relazioni immagino. C'è bisogno di una presa in carico a più livelli, ma c'è bisogno anche di voler essere aiutati e di desiderare di uscirne. In questi casi consiglierei intanto a voi genitori, se siete presenti entrambi, di iniziare una Psicoterapia familiare e di coinvolgere anche vostro figlio in questo, per poi lavorare insieme allo Psicoterapeuta per una presa in carico individuale nei centri specializzati. Spesso mi trovo di fronte a famiglie sofferenti dove i figli, o chi esprime il malessere, non vogliono andare in Psicoterapia, poiché riferiscono di non essere loro il problema, per questo uno Psicoterapeuta ad indirizzo sistemico relazionale inizia intanto a lavorare con le persone presenti, desiderose di essere anche loro di aiuto per l'altro, soprattutto quando è un figlio. Il lavoro iniziale con tutta la famiglia è un punto fondamentale, poi si lavorerà anche su altro, ma in questo modo il messaggio che passa è : non sei solo tu il problema, ma abbiamo tutti bisogno di aiuto. Se desidera altre informazioni può contattarmi. Un caro saluto. Dott.ssa Francesca Romana Manni
Dott.ssa AGNESE LOMBARDI
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno Signora,
la situazione che sta vivendo in questo momento deve essere assolutamente dolorosa, soprattutto perchè appare quasi come se non ci fosse possibilità di uscita.
Suo figlio, seppure non intende andare in comunità, riconosce comunque di avere un problema?
Concordo in ogni caso con i colleghi: lei non può sicuramente obbligarlo a prendersi cura di se stesso, ma può essergli d'esempio. Si prenda cura di sè, non si chiuda in se stessa, si lasci aiutare lei dai centri a disposizione dei parenti. Sperimentare esperienze di sostegno per lei in gruppo con persone che si possono trovare nella sua stessa situazione potrebbe sicuramente essere un aiuto per lei, per tenere duro su quei confini che è importante non vengano superati.
La abbraccio.
Dott.ssa Agnese Lombardi
Dott.ssa Antonella Abate
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara signora, oltre alle proposte dei colleghi, le introduco la possibilità di fare un percorso terapeutico familiare in modo che suo figlio si possa sentire meno solo piuttosto che fare un percorso da solo.
Dott.ssa Antonella Abate
Dott.ssa Tania Farris
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Contatti il Sert della sua zona...possono provare ad agganciare suo figlio e chieda aiuto per sè, magari in un altro spazio, essendo evidentemente affaticata dalla situazione che descrive
Dott.ssa Elisa Frizzarin
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Albignasego
Salve capisco la sua preoccupazione, molto spesso l'alcool viene utilizzato dalle persone per lenire una profonda sofferenza psichica, diventando l'unico strumento a buon mercato e socialmente accettato per gestire il proprio disagio anche quando causa ulteriore sofferenza a sé e ai propri cari. Credo possa essere utile fare un tentativo per intercettare il malessere di suo figlio a cui tenta di dare sollievo tramite l'alcool. Le consiglio di rivolgersi al Ser.D (servizio dipendenze) del suo distretto sanitario dove potrà trovare professionisti preparati a darle indicazioni su come motivarlo a farsi aiutare ma anche a supportarla in questo percorso. Cordiali saluti Dott.ssa Frizzarin
Dott.ssa Giada D'Amico
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Belvedere
Gentile signora, purtroppo esiste una fase nel percorso clinico delle dipendenze, cosiddetta di pre-contemplazione, in cui manca nella persona con il problema la consapevolezza e dunque la motivazione a mettere in discussione il proprio stile di vita.
Penso che il suo benessere valga molto e, in questo momento, è importante che si prenda cura di se stessa. Le consiglio di contattare il SerD della sua zona che sicuramente riuscirà a sostenerla e guidarla. Un caro saluto, Dott.ssa Giada D'Amico
Dott.ssa Antonietta Tammaro
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Cara signora, immagino e comprendo la sua disperazione e la voglia di aiutare in questo momento suo figlio ad uscirne. Le posso dire che presso le ASL territoriali sono presenti i Ser.T (servizi per le dipendenze), che prevedono percorsi di recupero e gruppi di aiuto e supporto sia per il paziente sia per la sua rete familiare. Può sicuramente rivolgersi alla struttura che le darà tutte le info in merito. Con profonda onestà voglio anche dirle che purtroppo è su base volontaria che suo figlio dovrà mostrare la voglia di iniziare un percorso e di lottare per la propria vita, perché purtroppo se lo facesse solo per compiacere gli altri non aiuterà davvero se stesso. Le faccio un grande in bocca al lupo e spero che il suo cuore di mamma ritorni a trovare il benessere che merita. Dott.ssa Antonietta Tammaro
Dott.ssa Elisa D’Elia
Psicoterapeuta, Psicologo
Osimo
Buonasera, mi rendo conto che la situazione sia invivibile e difficile da gestire autonomamente quindi fa bene a ricercare aiuto. Potrebbe rivolgersi all'STDP (servizio per le dipendenze patologiche) per pianificare assieme l'aggancio di suo figlio. Stia attenta agli agiti violenti; capisco che da mamma sia la cosa più difficile da fare, ma se dovesse rimetterli in atto forse è il caso di allertare le forze dell'ordine.
Dr. Jacopo Modoni
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno,
la sua preoccupazione è più che comprensibile, e si trova a gestire una situazione davvero delicata e dolorosa. Quando un ragazzo così giovane sviluppa una dipendenza da alcol con perdita di controllo e comportamenti aggressivi, è fondamentale non affrontare tutto da soli.

Se lui non accetta di andare in comunità, il primo passo può essere rivolgersi a un servizio per le dipendenze (Ser.D.) della vostra ASL: offrono supporto anche ai familiari, e possono aiutarla a capire come muoversi per accompagnarlo verso un percorso di cura, anche se lui al momento è restio.

È importante anche ricevere sostegno per lei, perché convivere con queste dinamiche può generare un forte stress, senso di colpa, impotenza. Un percorso di parent training o supporto psicologico per familiari di persone con dipendenza può aiutarla a non farsi trascinare nella spirale e a gestire i confini in modo più protettivo per sé e per suo figlio.

La via d’uscita c’è, ma richiede spesso interventi graduali e strutturati, anche in presenza di resistenza da parte della persona. Non è sola.

Un caro saluto,
Dott. Jacopo Modoni
Dott. Valerio Ancis
Psicoterapeuta, Psicologo
Assemini
Capisco profondamente la sua disperazione e la sensazione di impotenza che può provare in questa situazione.
L’alcolismo, soprattutto quando si accompagna a episodi di aggressività, non è solo una questione di “scelta personale”, ma una condizione che richiede un intervento mirato e strutturato.

Anche se suo figlio non vuole entrare in comunità, esistono comunque altri percorsi possibili:

Un primo passo può essere rivolgersi a un servizio per le dipendenze (Ser.D) del suo territorio, dove si può valutare insieme una strategia che preveda un graduale coinvolgimento di suo figlio.

Il supporto alla famiglia è altrettanto importante: partecipare a gruppi di auto-aiuto per familiari (come Al-Anon) o a colloqui di sostegno psicologico per lei può aiutarla a trovare strumenti concreti per proteggere sé stessa, gestire i momenti critici e comunicare in modo più efficace.

In caso di episodi di violenza, è fondamentale proteggere la sua sicurezza e quella delle altre persone in casa, anche chiedendo aiuto alle forze dell’ordine se necessario.

Non è una battaglia che deve combattere da sola: un intervento precoce, anche solo iniziando dal suo sostegno personale, può cambiare la direzione della situazione.
Se vuole, possiamo fissare un incontro per valutare insieme i prossimi passi più adatti alla sua famiglia. Dott. Valerio Ancis
Dott.ssa Laura Padula
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Salve, le consiglio di rivolgersi ai gruppi AL- anon per i familiari di persone che bevono. questo può essere un primo passo di cura
Dott.ssa Denise Cavalieri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Ravenna
Buongiorno Signora, la ringrazio per aver condiviso con me il suo profondo dolore e la sua disperazione. Sento nelle sue parole una sofferenza enorme e una grande frustrazione nel vedere suo figlio in queste condizioni e sentirsi impotente. È assolutamente comprensibile che lei si senta senza via d'uscita dopo 5/6 anni di questa situazione logorante.
In questo momento, sarebbe importante validare ed accogliere queste sue emozioni: la disperazione, la paura, la frustrazione e forse anche la rabbia. Non deve sentirsi sola nel portare questo peso.
Lei mi chiede "cosa posso fare?". Capisco il suo desiderio di trovare una soluzione immediata, ma la situazione di suo figlio è complessa, e il fatto che lui non voglia andare in comunità rappresenta un ostacolo significativo che non possiamo ignorare. La resistenza al trattamento è tipica dell'alcolismo, e spesso chi ne soffre minimizza il problema.
Possiamo porre l'attenzione su ciò che è presente e su ciò su cui lei ha un'influenza diretta: la sua vita e il suo benessere, e il suo modo di stare in relazione con suo figlio.
Ecco alcune direzioni su cui potremmo lavorare insieme, o che le suggerisco di esplorare:
Spostare il focus da "lui" a "lei": In questo momento, non possiamo costringere suo figlio a curarsi se lui non lo vuole. Quello su cui possiamo agire è il suo benessere e il suo modo di rispondere alla situazione. Prendersi cura di sé non è egoismo, ma una necessità per non sprofondare nella stessa spirale di disperazione e per poter eventualmente essere una risorsa più stabile per suo figlio in futuro.
Esplorare il "confine di contatto" nella relazione: lavorando sui confini. Quali sono i suoi confini? Cosa è disposta a tollerare e cosa no? La violenza è un confine che non va mai superato e richiede misure immediate, anche per la sua sicurezza personale. Potremmo lavorare per aiutarla a definire e ristabilire questi confini in modo chiaro e coerente, comunicando le conseguenze del superamento di tali limiti (ad esempio, non permettere la violenza in casa).
Anche se suo figlio rifiuta la comunità, esistono gruppi di auto-mutuo-aiuto specifici per i familiari di persone con dipendenza da alcol, come Al-Anon o i Club Alcologici Territoriali. Questi gruppi sono spazi sicuri dove può condividere le sue esperienze con chi vive situazioni simili, sentendosi meno sola e imparando strategie efficaci per gestire la quotidianità. Spesso, un cambiamento nel sistema familiare può innescare un cambiamento anche nel soggetto dipendente.
Cercare una consulenza professionale per sé: Un percorso terapeutico individuale per lei potrebbe aiutarla a gestire l'angoscia, a comprendere meglio le dinamiche della dipendenza e a sviluppare nuove modalità di interazione che non alimentino il ciclo distruttivo.
Vedo una via d'uscita per lei dalla solitudine e dall'impotenza, attraverso il supporto e la cura di sé. Iniziando da qui, un passo alla volta, potremo costruire un nuovo equilibrio.
Le suggerisco di cercare un supporto per sé stessa, magari contattando un centro specializzato in dipendenze o un professionista che possa seguirla in questo difficile cammino. Lei non è sola. Con affetto Denise Cavalieri
Dott.ssa Maria Elisabetta Piga
Psicoterapeuta, Psicologo
Massarosa
Buongiorno. A 22 anni suo figlio è un adulto, pertanto l'unico che può fare qualcosa per il suo problema di alcolismo è lui stesso. La comunità non è l'unica via: esistono gruppi, i servizi pubblici come il SERT, la psicoterapia... ma la motivazione a curarsi deve comunque partire dalla sua volontà di farlo. Per quanto riguarda lei, l'unico suggerimento che mi sento di darle è quello di tutelarsi di fronte alla violenza di suo figlio: capisco che per una mamma l'idea di non poter aiutare il figlio sia dolorosa, ma "sacrificarsi" per lui non lo salverà, anzi, è possibile che non lo aiuti perché gli evita di assumersi la responsabilità dei suoi comportamenti e dunque non gli fornisce la consapevolezza necessaria per avere una giusta motivazione a curarsi. Mi auguro che queste parole possano esserle di qualche utilità e le auguro il meglio! Un saluto
Dott.ssa Tonia Caturano
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Pioltello
Buongiorno, si sente, nelle sue parole, una stanchezza profonda e una solitudine che pesa quanto la paura. Vivere accanto a un figlio così giovane che da anni si perde nell’alcol, fino a non riconoscersi più e a diventare violento, è qualcosa che può togliere il respiro e far sembrare ogni strada sbarrata. La sua disperazione è comprensibile, e non dice nulla di sbagliato su di lei come madre.

È importante ricordare che, per quanto lei possa amare suo figlio e desiderare di salvarlo, non può sostituirsi a una sua scelta. Forzarlo in un percorso che rifiuta rischia di aumentare lo scontro e il senso di impotenza. Allo stesso tempo, però, lei non è tenuta a reggere tutto da sola, né a mettere in secondo piano la propria sicurezza e quella emotiva.

Forse, prima ancora di cercare una soluzione per lui, potrebbe essere un gesto di cura verso se stessa trovare uno spazio di ascolto, un colloquio in cui poter parlare liberamente di ciò che sta vivendo, del dolore, della rabbia e della paura che inevitabilmente si accumulano. A volte è proprio sostenendo chi sta accanto alla persona che soffre che si riapre, lentamente, uno spiraglio di possibilità. Anche quando oggi sembra impossibile vederlo.
Dott. Massimo Nantron
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Brivio
Buongiorno. Cara Signora posso comprendere il suo disagio avendo lavorato per anni in Comunità di recupero. Il problema di dipendenza e' assai complesso, certo suo figlio ha dalla sua la giovane età ma dal suo messaggio la situazione si sta aggravando.
Essendo maggiorenne la decisione finale spetta a lui e come primo passaggio dovrebbe rivolgersi al NOA (Nucleo Operativo Alcologia) della sua zona per una valutazione della gravità e per un' eventuale terapia sostitutiva che lo aiuti a placare l'astensione. Poi si può valutare la Comunità.
Penso sia importante che anche lei si attivi per chiedere un aiuto per fronteggiare la situazione; presso i NOA o i SERT ci sono servizi anche per i famigliari (sostegno psicologico, gruppi di auto mutuo aiuto)
Come genitore può contattare anche lei il Servizio e chiedere un aiuto.
Un abbraccio

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