buongiorno, MI STO SEPARANDO DAL MIO COMPAGNO. aBBIAMO UNA CONVIVENZA DI FATTO DALLA QUALE è NATOUN

21 risposte
buongiorno, MI STO SEPARANDO DAL MIO COMPAGNO. aBBIAMO UNA CONVIVENZA DI FATTO DALLA QUALE è NATOUN BAMBINO CHE PGG HA QUASI 4 ANNI. IL MIO EX COMPAGNO ANCORA NON VA VIA DA CASA MIA, SOSTIENE DI AVERE UNA SITUAZIONE PRECARIA E NON RIUSCIRE A TROVARE SOLUZIONI IN AFFITTO.
iO MI SENTO AVVILITA PERCHè NON SO COME GESTIRE LA SITUAZIONE SENZA CREARE DANNI ULTERIORI A MIO FIGLIO E ASENZA DOVER RICORRERE AD AVVOCATI E TRIBUNALI. ABBIAMO CONTATTATO GIà UN MEDIATORE PER CERCARE DI STABILIRE ACCORDI CHIARI ALMENO PER IL BAMBINO. SIAMO IN ATTESA CHE ARRIVI L'ACCORDO SCRITTO.
D'ALTRO CANTO LA MIA FAMIGLIA DI ORIGINE NON HA DI BUON OCCHIO IL MIO EX COMPAGNO E STO SUBENDO PRESSIONI AFFINCHè ESCA DALLA MIA CASA ANCHE CON GUERRE INFINITE E SOPRATUTTO MI SENTO COSTANTEMENTE CONTROLLATA DA MIA MADRE CHE NON ACCETTA COME MI STO MUOVENDO PER CERCARE DI LIMITARE I DANNI.
MI SENTO SOPRAFFATTA DA TUTTA QUESTA SITUAZIONE, NELLA QUALE TUTTI SONO VITTIME TRANNE IO E MIO FIGLIO.
NON RIESCO ATROVARE ACCORDI RAGIONEVOLI CHE NESSUNO DEI DUE.
cOSA DEVO FARE?
Dott.ssa Annalisa Lo Magno
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Caltanissetta
Buongiorno, leggo nelle sue parole un grande carico emotivo. Si sente stretta tra l'inerzia del suo ex compagno e le pressioni della sua famiglia d'origine, con il risultato di sentirsi quasi 'espropriata' della sua capacità di decidere cosa sia meglio per lei e per suo figlio.
È comprensibile che si senta sopraffatta: sta cercando di agire con in un contesto che, invece, sembra spingerla verso lo scontro o la passività. Il fatto che vi siate già rivolti a un mediatore è un passo concreto e protettivo molto importante.
In questo momento sembra che tutti stiano occupando il suo spazio fisico ed emotivo. E’ importante quindi cercare di capire come proteggere questo confine così da essere madre e donna senza dover rispondere alle aspettative o alle paure altrui.
Provi inoltre a ricordare che la sua priorità, proteggere suo figlio, passa anche attraverso la protezione della sua serenità.

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Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
da quello che racconti emerge quanto tu ti senta in questo momento sotto pressione su più fronti contemporaneamente: la separazione, la gestione della casa, la tutela di tuo figlio e anche le dinamiche con la tua famiglia d’origine. È comprensibile che tu possa sentirti sopraffatta e con la sensazione di dover reggere tutto da sola, mentre cerchi comunque di muoverti con responsabilità e attenzione verso il benessere del bambino.

In situazioni così complesse, spesso il primo passo utile è creare uno spazio in cui tu possa ritrovare un po’ di ordine interno e chiarire priorità ed emozioni, così da poter poi affrontare le scelte in modo più lucido e meno carico di tensione. Il lavoro con il mediatore che avete già attivato può essere un supporto importante per definire accordi chiari, soprattutto rispetto alla gestione del minore e della convivenza temporanea.

Se senti che la situazione ti sta togliendo energie e serenità, può essere utile anche un sostegno psicologico per aiutarti a reggere questo momento e orientarti nelle decisioni.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Rosa Russiello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arzano
Gentile paziente,
la situazione che descrive appare molto faticosa e sembra coinvolgere profondamente il suo spazio personale, emotivo e familiare. La convivenza ancora in corso con il suo ex compagno, in una fase in cui la separazione è già avvenuta sul piano affettivo, può generare una sensazione di sospensione e di mancanza di confini chiari, come se fosse difficile trovare un proprio spazio interno ed esterno in cui sentirsi al sicuro e libera di orientarsi.

Anche il tempo sembra essersi in parte bloccato in un’attesa continua dell’accordo scritto, di una soluzione abitativa, di decisioni condivise con il rischio di vivere una condizione di forte stanchezza e sopraffazione emotiva. A questo si aggiunge la complessità delle relazioni quotidiane: quella con il suo ex compagno, ma anche quella con la sua famiglia di origine, che sembra molto presente e influente nelle sue scelte, facendola sentire osservata, controllata e poco riconosciuta nella fatica che sta attraversando.

In questi momenti è importante poter ritrovare gradualmente uno spazio di pensiero più personale, che le permetta di comprendere quali limiti, bisogni e modalità relazionali possano essere realmente sostenibili per lei e per suo figlio, senza sentirsi obbligata né allo scontro continuo né all’annullamento di sé.

Resto a disposizione qualora desiderasse approfondire meglio la situazione e individuare insieme modalità più stabili e vivibili per affrontare questa fase.

Un cordiale saluto.
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno. Accolgo il Suo sfogo con profonda partecipazione, sentendo nelle Sue parole il peso di una responsabilità immensa e la fatica di chi si ritrova a dover essere il "centro di gravità" in un sistema che sembra volerLa trascinare in direzioni opposte. È profondamente comprensibile che Lei si senta avvilita e sopraffatta: sta cercando di proteggere l'infanzia di Suo figlio e la Sua stessa serenità, mentre si ritrova stretta tra l'inerzia del Suo ex compagno e l'irruenza della Sua famiglia d'origine. Validare il Suo vissuto significa riconoscere che Lei non è "colpevole" di questa situazione, ma ne è la custode più attenta, nonostante il dolore.
L'identità è un processo relazionale che si costruisce e si difende all'interno di diverse "matrici". In questo momento, Lei è il campo di battaglia tra due matrici potenti:
Il Suo ex compagno, restando in casa Sua, prolunga un'ombra di convivenza che impedisce l'elaborazione del lutto della separazione. La sua "precarietà" agisce come un vincolo che Le impedisce di abitare pienamente la Sua nuova identità di donna separata e madre autonoma. Sua madre, con il suo controllo e le sue pressioni per una "guerra totale", sembra voler riaffermare un potere su di Lei, quasi come se Lei fosse ancora una figlia da guidare e non una madre capace di decidere il bene del proprio bambino.
Suo figlio, a quasi 4 anni, respira il clima emotivo della casa. La Sua scelta di ricorrere alla mediazione familiare è un atto di estrema civiltà e amore. Stabilire accordi chiari attraverso un mediatore permette di dare al bambino una struttura, una "cornice" sicura in cui i genitori, pur non essendo più coppia, restano riferimenti solidi.
Tuttavia, finché l'ex compagno resta fisicamente tra le mura di casa Sua, la separazione resta una "bolla" sospesa. Questo può creare confusione nel bambino, che vede i genitori nello stesso spazio ma sente una tensione sotterranea o esplicita. La precarietà economica dell'altro è un fatto reale, ma non può diventare un onere che consuma la Sua salute mentale e quella di Suo figlio.
Il sentimento di essere "controllata" da Sua madre è forse l'aspetto più insidioso. In un momento di crisi, la famiglia d'origine spesso interviene con l'intento di proteggere, ma rischia di soffocare l'autonomia del soggetto. Lei deve difendere il Suo "spazio di pensiero" dalle invasioni delle matrici originarie che vorrebbero imporLe la loro modalità di gestione (la "guerra infinita").
Ecco una direzione che mi sento di indicarLe per provare a riprendere il respiro:
Definisca i confini con la famiglia d'origine: È necessario che Lei comunichi a Sua madre, con fermezza ma senza aggressività, che la gestione di questa separazione appartiene a Lei. Può dirle: "Capisco la tua preoccupazione, ma ho scelto la via della mediazione per proteggere mio figlio da traumi peggiori. Ho bisogno del tuo sostegno affettivo, non del tuo controllo sulle mie scelte".
Utilizzi l'accordo del mediatore come leva: Una volta arrivato l'accordo scritto, quello dovrà diventare la Sua bussola. Se nell'accordo sono previsti tempi e modi della genitorialità, questi aiuteranno anche a definire la necessità di spazi abitativi separati.
Ponga un termine alla convivenza forzata: La solidarietà verso l'ex compagno ha un limite invalicabile: il benessere Suo e del bambino. Potrebbe essere utile stabilire una data ragionevole ma ferma entro la quale lui debba trovare una soluzione, magari suggerendoLe di rivolgersi a servizi o reti di supporto, affinché la Sua casa torni a essere il nido protetto per Lei e Suo figlio.
Si riconosca il diritto di essere "vittima" e "protagonista": Lei ha scritto che tutti sono vittime tranne Lei e Suo figlio. Al contrario, siete proprio voi due le persone che stanno subendo maggiormente la pressione di questo stallo. Riconoscere il proprio bisogno di pace è il primo passo per pretenderla.
Lei sta facendo molto più di quanto le venga riconosciuto: sta cercando di separarsi con dignità in un ambiente che spinge verso il conflitto. Continui a fidarsi del percorso di mediazione, ma inizi a proteggere il Suo spazio domestico come il luogo sacro della Sua rinascita.

Cordialità
DottssaGiovanna Costanzo.

In questo momento di forte pressione esterna, quale sarebbe per Lei il primo, piccolo cambiamento in casa che Le farebbe sentire di aver ripreso un briciolo di spazio per se stessa?
Dott.ssa Elin Miroddi
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Buongiorno,
ho letto con attenzione quello che mi ha scritto.
Quello che mi fa pensare è soprattutto questo: lei sta cercando di tenere insieme tante cose contemporaneamente - proteggere suo figlio, evitare escalation, gestire suo ex compagno, reggere le pressioni di sua madre - e lo sta facendo praticamente da sola, in una situazione che cambia continuamente e che non dipende solo da lei.
È normale sentirsi sopraffatta. Non è un segnale di debolezza, è la risposta ragionevole a qualcosa di oggettivamente difficile.
Mi colpisce anche un'altra cosa: la domanda “cosa devo fare” arriva alla fine di un racconto in cui lei sembra già sapere cosa vuole: ridurre i danni, evitare i tribunali, trovare accordi ragionevoli. Ha già un mediatore. Quello che manca forse non è la direzione, ma uno spazio in cui elaborare tutto questo senza dover rendere conto a nessuno.
Se sente che potrebbe esserle utile, sono disponibile per un primo colloquio conoscitivo.
Dott.ssa Elin Miroddi
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
quello che sta vivendo è una situazione molto complessa e carica emotivamente, perché si intrecciano contemporaneamente la fine di una relazione, la gestione della convivenza, il ruolo genitoriale e le pressioni della famiglia di origine. È comprensibile che lei si senta sopraffatta e senza uno spazio mentale in cui riuscire a capire davvero cosa desidera e cosa sia sostenibile per lei e per suo figlio.

Da ciò che racconta emerge però un elemento molto importante: state già cercando una strada di mediazione e questo, soprattutto quando ci sono figli piccoli, rappresenta spesso un tentativo maturo e responsabile di limitare i conflitti. Un bambino di quasi 4 anni non ha bisogno di genitori perfetti, ma di adulti che riescano a contenere la guerra emotiva e a mantenere una certa stabilità relazionale attorno a lui.

È importante ricordare che proteggere suo figlio non significa necessariamente “fare tutto subito” o “scegliere la soluzione più drastica”, ma trovare un equilibrio tra tempi emotivi, organizzativi e pratici. Se il suo ex compagno sta realmente cercando una soluzione abitativa e nel frattempo la convivenza rimane sufficientemente gestibile e non pericolosa, può avere senso darsi un tempo chiaro e definito, evitando però che la situazione resti indefinita troppo a lungo, perché l’incertezza cronica rischia di aumentare stress, tensioni e ambiguità per tutti.

Parallelamente, mi colpisce molto il peso che sta vivendo rispetto a sua madre e alla sua famiglia. Quando ci si separa, spesso le famiglie di origine tendono a intervenire con convinzioni molto forti su ciò che “si dovrebbe fare”, ma questo può far sentire la persona ancora più confusa, controllata e poco libera di ascoltare i propri bisogni reali. Lei invece ha bisogno di uno spazio mentale autonomo, non di sentirsi tirata da parti opposte.

In questo momento forse la domanda non è soltanto “cosa devo fare?”, ma anche:

quali sono i miei limiti emotivi concreti?
cosa riesco ancora a sostenere?
quali condizioni minime servono perché la convivenza temporanea non diventi distruttiva?
come posso proteggere mio figlio senza annullare me stessa?

Cerchi, per quanto possibile, di:

mantenere comunicazioni pratiche e chiare con il suo ex compagno;
evitare discussioni davanti al bambino;
definire tempi e confini concreti;
ridurre l’influenza delle pressioni esterne quando aumentano il suo senso di colpa o confusione;
ritagliarsi uno spazio personale di ascolto e supporto.

Non deve affrontare tutto da sola né scegliere immediatamente tra “subire” o “fare guerra”. Esistono vie intermedie più sane e rispettose anche se, in questo momento, fatica a vederle.

Credo che per lei sarebbe molto utile approfondire la situazione con uno specialista, così da avere uno spazio protetto in cui chiarire emozioni, bisogni, confini e modalità di gestione della separazione e della co-genitorialità.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Emiliano Perulli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Lecce
Gentile,
grazie per aver condiviso la sua situazione.
Si comprende chiaramente come lei stia affrontando pressioni su più fronti: da una parte il suo ex compagno, che continua a vivere in casa rimandando ogni scelta concreta; dall’altra la sua famiglia d’origine che, pur con l’intenzione di “proteggerla”, finisce per essere controllante e giudicare ogni suo passo. Così lei si ritrova nel mezzo, a cercare di tenere insieme due sistemi familiari che tirano in direzioni opposte, rischiando di non avere più spazio per pensare a cosa è davvero sostenibile per sé e per suo figlio.
Il fatto che abbiate coinvolto un mediatore familiare è un passo importante: significa che una parte di voi desidera costruire confini chiari senza arrivare allo scontro. Allo stesso tempo, è comprensibile che la convivenza forzata renda difficile dare forma a questi confini e, probabilmente, renda più confusa anche per il bambino la comprensione di ciò che sta accadendo. La pressione della sua famiglia aggiunge poi un secondo livello di conflitto, spingendola a muoversi secondo la loro urgenza e non secondo i suoi tempi.
Un percorso psicologico può aiutarla a recuperare uno spazio personale in cui ragionare con calma su ciò che è meglio per lei e per il bambino, senza farsi travolgere dalle richieste degli altri. Il punto non è scegliere tra “essere dura” o “evitare il tribunale”, ma distinguere ciò che appartiene alla responsabilità genitoriale da ciò che appartiene alle pressioni esterne, così da ritrovare una posizione chiara da cui parlare sia con il suo ex sia con la sua famiglia.
Resto a disposizione se desidera approfondire
Dott.ssa Francesca Torretta
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Busto Arsizio
Buongiorno, si trova in una situazione molto pesante e delicata, ed è comprensibile sentirsi sopraffatta. Sta cercando di proteggere suo figlio e gestire la separazione nel modo più equilibrato possibile, ma nel mezzo ci sono anche le pressioni familiari, il senso di responsabilità e la fatica emotiva.
Il fatto che abbiate già coinvolto un mediatore è un passo importante e maturo. In questo momento potrebbe aiutarla molto anche un percorso psicoterapeutico personale, per avere uno spazio solo suo in cui elaborare la pressione, i sensi di colpa e ritrovare chiarezza nelle decisioni da prendere, senza sentirsi schiacciata dalle richieste degli altri.
Spero possa risolvere presto questa situazione.
Cordialmente
Dott.ssa Francesca Torretta
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto le sue parole, purtroppo non c'è una soluzione che vada bene a prescindere e che funzioni come uno strumento "preconfezionato". Lei sta affrontando una nuova fase della vita sua e della sua famiglia, pertanto sarebbe utile oltre la figura del mediatore, poter trovare uno spazio di ascolto psicologico che le dia ascolto e supporto in una situazione di pressione e conflitto dove tutti "pretendono" che trovi lei la soluzione. Potrebbero esserci emozioni contrastanti che le creano confusione, oltre al fatto che con il suo compagno ci sia comunque un legame anche se non più come partner. Valuti la possibilità di prendersi cura della sua difficoltà. Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa Anna Periz
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Verona
Gentile Signora, ha descritto sommariamente una situazione molto delicata che non può realisticamente trovare una risposta al “cosa devo fare” senza ampliare il quadro.

Lei descrive:

un problema economico del suo ex compagno, nonché padre del bimbo, che al giorno d’oggi è purtroppo molto diffuso. Se è vero che il suo ex ha una situazione economico-lavorativa precaria, è comprensibile che i tempi per avviare una nuova soluzione abitativa si allunghino. É forse questo che l’ha fatta attendere con pazienza e affetto fino ad ora nonostante la convivenza difficile?

Lei inoltre domanda come non “creare danni ulteriori al bimbo” ma cosa intende? Quali danni pensa siano già stati compiuti? Quali eventuali sintomi manifesta il bimbo e ha manifestato in passato? Senza una specifica è impossibile valutare come la situazione genitoriale ‘di sospensione’ possa impattare sulla psiche di vostro figlio.

Lei accenna inoltre a una problematica relazionale con i propri genitori che, se ho capito correttamente, sono invadenti rispetto le proprie scelte di vita. Descrive una madre opprimente e giudicante negli atteggiamenti. Questo punto farebbe suggerire una necessità di separarsi psicologicamente dalla propria madre, legittimandosi nelle proprie scelte di vita, nei propri tempi, nel proprio sistema di valori, ecc. 

Non è infine chiaro cosa lei intenda che sono “tutti vittime tranne io e mio figlio”. Spesso non è utile psicologicamente inquadrare le dinamiche psichiche alla luce della dicotomia vittima/carnefice. Da un certo punto di vista la sua descrizione mette in luce tre persone molto sofferenti - il suo nucleo familiare - che stanno cercando con fatica un nuovo equilibrio senza trovarlo. Si può pensare che siate tutti vittime di una situazione soverchiante e dolorosa per tutti, perchè tutti gli attori citati nel suo scritto stanno soffrendo.

Alla luce di questi punti isolati in maniera più chiara - se compresi correttamente - ritengo necessario un lavoro psicologico che la aiuti e la sostenga in una situazione effettivamente molto delicata e che avrà necessariamente tempi differenti per trovare un nuovo equilibrio virtuoso. Rimango a disposizione qualora volesse approfondire la situazione.
Dott.ssa Mariella Schwederski
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Seriate
Gentile Signora,
grazie per aver condiviso una situazione così delicata e faticosa. Mi sembra di capire che un primo passo importante sia già stato fatto: cercare un mediatore che possa fornirvi indicazioni chiare e, in parte, anche di tipo legale su come poter gestire al meglio la separazione nella vostra specifica situazione. Questo mostra il tentativo, nonostante la sofferenza, di mantenere uno sguardo responsabile e orientato al benessere di vostro figlio.

Mi sembra di leggere tra le righe che le maggiori fatiche, in questo momento, risiedano nella confusione emotiva legata alla crisi che state attraversando e nell’incertezza relazionale che ne consegue su più fronti: nella relazione con il suo ex compagno, con la famiglia di origine e, più in generale, nel modo in cui si sente vista e compresa dagli altri.

Quando parlo di “crisi”, possiamo provare a darle una doppia lettura: da un lato come momento di rottura, stallo e forte sofferenza emotiva; dall’altro come momento di cambiamento, che può portare alla nascita di nuovi equilibri e nuovi modi di stare nelle relazioni. Non necessariamente semplici o immediati, ma potenzialmente trasformativi e rigenerativi.

In un percorso di sostegno psicologico può essere possibile ritrovare uno spazio personale in cui riconoscere e riscoprire le proprie risorse, dare senso a ciò che si sta vivendo e provare, gradualmente, a ritrovare una direzione più chiara e sostenibile per sé e per suo figlio.
Le auguro il meglio
Dott.ssa Mariella
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Salve,

in questo momento, vista la situazione complessa che sta vivendo, potrebbe chiedere aiuto ad un terapista che la possa sostenere in un momento di transizione e cambiamento come quello da lei descritto. La aiuterebbe nel definire dei confini con tutto ciò che la circonda.

Cordialmente
Dott. Diego Ferrara
Dr. Stefano Golasmici
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Gent.ma, per come scrive riporta una situazione conflittuale importante che merita di essere meglio compresa. Sarebbe utile chiedesse una consultazione ed eventualmente concordare un periodo di consulenza psicologica che le consenta almeno di poter prendere qualche decisione per sé e per suo figlio. SG
Dott.ssa Alessia Tringali
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Catania
Buon pomeriggio,
Quello che sta vivendo è una situazione emotivamente molto complessa: una separazione ancora “in corso”, la convivenza forzata, la presenza di un bambino piccolo, le pressioni familiari e il tentativo di mantenere un equilibrio senza trasformare tutto in una guerra. È comprensibile sentirsi sopraffatta, confusa e senza spazio mentale.
Da ciò che racconta emerge un elemento importante: lei sta cercando una strada di contenimento del conflitto. Non sta negando il problema, né evitando le decisioni; sta tentando di proteggere suo figlio e di costruire accordi sostenibili. Questo spesso richiede tempi più lunghi rispetto a quelli che familiari o persone esterne riescono a tollerare.

In molte separazioni, soprattutto quando c’è un bambino piccolo, accade che tutti cerchino un “colpevole” o una soluzione drastica immediata. Ma la realtà psichica è più complessa. Una separazione non è soltanto un fatto pratico: è una riorganizzazione affettiva, identitaria e familiare. E quando la coppia genitoriale deve continuare a esistere anche dopo la fine della relazione sentimentale, i tempi interiori non coincidono sempre con quelli desiderati dall’ambiente circostante.

La convivenza prolungata con il suo ex compagno probabilmente la tiene in una tensione continua: da un lato il bisogno di chiudere, dall’altro il timore di creare ulteriori fratture o traumi. Nel mezzo, suo figlio, che inevitabilmente percepisce il clima emotivo della casa.

È importante però fare una distinzione fondamentale: proteggere un bambino non significa evitare ogni conflitto o sacrificarsi completamente per mantenere una situazione sospesa. I bambini tollerano molto meglio una realtà chiara, anche dolorosa, rispetto a un clima cronico di tensione, ambiguità, controllo e risentimento silenzioso.

Anche il ruolo di sua madre sembra avere un forte impatto emotivo. Quando scrive di sentirsi “controllata”, emerge la sensazione di non avere pieno spazio psichico per decidere secondo il suo sentire. In momenti di fragilità, le famiglie di origine possono diventare sia un sostegno sia una fonte di ulteriore pressione. A volte il rischio è che il conflitto di coppia venga “colonizzato” dai bisogni emotivi delle rispettive famiglie, e questo rende ancora più difficile ascoltare cosa sia realmente sostenibile per lei.

Forse una delle domande più importanti, in questo momento, non è soltanto “cosa devo fare?”, ma:

cosa riesco realisticamente a sostenere ancora?
quali limiti sento necessari per proteggere me stessa e mio figlio?
quali decisioni sto rimandando per paura del conflitto?
sto cercando una soluzione possibile o una soluzione che non faccia soffrire nessuno?
Perché purtroppo una separazione senza alcuna sofferenza non esiste. Esiste però la possibilità di attraversarla senza distruggersi reciprocamente.
Il fatto che abbiate già coinvolto un mediatore è un passaggio molto significativo e potenzialmente maturo. Significa che, nonostante tutto, state tentando di costruire una cornice condivisa come genitori. Questo può diventare una base importante, soprattutto se riuscite a distinguere il conflitto di coppia dalla responsabilità genitoriale.

Allo stesso tempo, cercare di evitare completamente avvocati o strumenti legali a volte nasce dal desiderio legittimo di non degenerare il conflitto, ma non deve trasformarsi in una situazione dove lei resta bloccata indefinitamente, senza confini chiari e senza tutela emotiva. Mettere dei limiti non significa necessariamente “fare guerra”.

In questo momento sembra essenziale che lei possa recuperare uno spazio mentale non invaso:

dal conflitto con il suo ex compagno;
dalle pressioni di sua madre;
dal senso di colpa;
dall’idea di dover reggere tutto da sola.
Perché quando una persona resta troppo a lungo in uno stato di allarme relazionale continuo, finisce per non riuscire più a capire cosa desidera davvero e cosa invece sta facendo soltanto per contenere le reazioni degli altri.
Forse il primo passo concreto potrebbe essere non trovare immediatamente “la soluzione perfetta”, ma iniziare a costruire confini più chiari:

tempi;
regole di convivenza temporanea;
spazi;
modalità di comunicazione;
decisioni condivise sul bambino;
limiti all’ingerenza esterna.
E soprattutto chiedersi: “Quale ambiente emotivo voglio che mio figlio respiri nei prossimi mesi?”
Perché la serenità di un bambino non dipende dal mantenimento forzato della forma familiare, ma dalla presenza di adulti sufficientemente stabili, chiari e responsabili emotivamente.
Se vuole approfondire può fissare un appuntamento direttamente sul mio profilo per un colloquio conoscitivo on line o contattarmi telefonicamente.
Dr. Fabio Ricardi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Penso che lei stia facendo tutto il possibile per gestire la situazione e arrivare a una soluzione ragionevole. E' giusto che lei lo riconosca a se stessa, per evitare di snetrisi "avvilita". Vedo che avete fatto ricorso a un mediatore, che mi sembra per ora la situazione migliore, evitando il ricorso a una sentenza di tribunale. Che sarebbe auspicabile nel caso ci fosse un matrimonio, che comporta obblighi legali, da ridefinire ne momento in cui ci si separa. Ma questo non è il vostro caso. Lei sta cercando di tenere un equilibrio tra l'evitare litigi e "guerre infinite", e la indiscutibili difficoltà di vivere insieme quando ormai si è deciso di separare le proprie vite; e indubbiamente è un equilibrio delicato, che però credo sia giusto perseguire.E' giusto anche che lei ponga dei limiti alle ingerenze di sua madre. Capisco che una madre voglia fare il possibile per la felicità della figlia, ma qui si tratta della sua vita, e nessuno può decidere al posto suo. Abbia quindi fiducia in quello che sta facendo. Le auguro che questo periodo,in qualche modo provvisorio, possa finire presto.
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Buongiorno,mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo.
In una separazione con un bambino piccolo è comprensibile desiderare di evitare conflitti, avvocati o tribunali, soprattutto quando l’obiettivo è proteggere il più possibile il figlio. Allo stesso tempo, però, è importante che lei non resti sola a sostenere tutto il peso della situazione. Il fatto che abbiate già contattato un mediatore familiare è un passaggio molto utile, perché può aiutare a definire accordi chiari, concreti e condivisi, soprattutto rispetto alla gestione del bambino.
Un punto importante potrebbe essere distinguere i diversi piani: da una parte il rapporto genitoriale, che continuerà e va tutelato; dall’altra la fine della relazione di coppia e la necessità di definire confini chiari nella convivenza e negli spazi personali. Anche se l’altro attraversa una situazione difficile, questo non significa che lei debba rinunciare indefinitamente ai suoi bisogni o vivere in uno stato di continua pressione.
Rispetto alla sua famiglia d’origine, comprendo che possano essere preoccupati per lei, ma le pressioni e il controllo rischiano di aumentare il suo senso di sopraffazione. Potrebbe essere utile comunicare loro che sta cercando di gestire la situazione nel modo più tutelante possibile per sé e per suo figlio, e che ha bisogno di sostegno, non di ulteriori pressioni.
In questo momento potrebbe esserle utile un supporto psicologico per aiutarla a fare chiarezza, contenere l’ansia e il senso di colpa, rafforzare i confini e prendere decisioni più lucide senza sentirsi schiacciata dalle richieste degli altri. Se la mediazione non dovesse bastare o se la situazione restasse bloccata, valutare anche un confronto legale non significa necessariamente “fare guerra”, ma può servire a conoscere i propri diritti e muoversi in modo più protetto.
La priorità non è scegliere tra “subire” o “combattere”, ma costruire gradualmente una cornice chiara, stabile e sicura per lei e per suo figlio.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Gentile Signora,
quello che descrive è una situazione molto complessa e comprensibilmente molto faticosa da sostenere emotivamente.
Sta cercando contemporaneamente di gestire una separazione, convivere ancora con il suo ex compagno, proteggere suo figlio e reggere anche le pressioni della sua famiglia. È normale sentirsi sopraffatti in una situazione così delicata.
Da ciò che scrive, però, emerge anche un aspetto importante: sta cercando di affrontare tutto in modo il più possibile responsabile e tutelante per il bambino. Il fatto che abbiate già coinvolto un mediatore familiare è un passo significativo e va nella direzione di creare accordi più chiari e meno conflittuali.
In momenti come questi, spesso il rischio è sentirsi tirati da più parti:
da un lato il bisogno di chiudere una convivenza che emotivamente pesa, dall’altro la paura di creare ulteriori tensioni o instabilità per suo figlio, mentre intorno arrivano pressioni e giudizi che aumentano la fatica.
Credo che il punto centrale, adesso, sia provare a mantenere il focus su ciò che sente più giusto e sostenibile per lei e per il bambino, senza lasciarsi guidare solo dalla pressione emotiva del momento o dalle aspettative degli altri.
È importante anche ricordare che non può farsi carico da sola di tutto: né delle difficoltà del suo ex compagno, né delle tensioni familiari. Può però cercare, gradualmente, di costruire confini più chiari e accordi concreti che aiutino a rendere questa fase più stabile e gestibile.
In situazioni come questa può essere molto utile avere anche uno spazio personale di supporto psicologico, che le permetta di non affrontare tutto da sola e di orientarsi con maggiore lucidità nelle decisioni da prendere.
Le auguro di riuscire a trovare, passo dopo passo, un equilibrio più sereno per sé e per suo figlio.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Alessandra Scarci
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Gentile,
quello che descrive è una situazione emotivamente molto complessa e comprendo il senso di sopraffazione che sta vivendo. Sta affrontando contemporaneamente una separazione, una convivenza forzata, la gestione di un bambino piccolo, tensioni familiari e una forte pressione emotiva esterna. È comprensibile che il suo sistema nervoso sia in uno stato di stress elevato e che lei si senta senza spazio, senza tregua e senza una direzione chiara.

Da ciò che scrive, mi sembra che lei stia cercando con grande responsabilità di evitare una separazione conflittuale e di proteggere suo figlio da dinamiche distruttive (aver già coinvolto un mediatore familiare è un passo molto importante e maturo e Significa che, nonostante la fatica, sta cercando accordi funzionali e una forma di co-genitorialità sufficientemente stabile!).

Allo stesso tempo però, c’è un aspetto fondamentale che spesso in queste situazioni viene trascurato ovvero il rischio che la persona che tiene insieme tutto finisca per annullare completamente i propri bisogni. Mi ha colpita la sua frase : “tutti sono vittime tranne io e mio figlio”. Dentro questa frase si sente una profonda solitudine emotiva, una sofferenza, una stanchezza che hanno bisogno di trovare uno spazio di ascolto.
Reputo importante non focalizzarsi solo sul “cosa fare”, ma anche sul carico psicologico che sta sostenendo. Il senso di colpa, troppe responsabilità, pressione familiare, difficoltà a mettere confini chiari senza sentirsi cattiva o distruttiva.
Inoltre, quando una madre d’origine entra in modo così forte nelle decisioni, può diventare molto difficile distinguere ciò che sente davvero lei da ciò che sente di dover fare per non deludere o non essere giudicata.

Un bambino di quasi 4 anni non ha bisogno di genitori perfetti o di una separazione “senza dolore” - cosa purtroppo impossibile . ma ha bisogno di adulti emotivamente sufficientemente stabili, coerenti e capaci di ridurre il livello di guerra psicologica attorno a lui.

Credo che in questo momento lei abbia bisogno di uno spazio che la aiuti a ritrovare ordine, lucidità, confini, centratura. Perché da ciò che scrive emerge una donna che sta cercando disperatamente di proteggere tutti, mentre nessuno sembra proteggere lei.

Si dia il permesso di chiedere aiuto anche per sé, non solo per “gestire la separazione”.
Le auguro davvero di riuscire a ritrovare uno spazio in cui sentirsi finalmente ascoltata senza pressioni, senza dover scegliere tra “essere buona” o “essere cattiva”, ma iniziando a capire cosa è sano per lei e per suo figlio nel lungo periodo.
Se desidera può riservare una call gratuita con me per comprendere insieme quale sia la strada migliore
Dr.ssa Alessandra Scarci
Dott.ssa Alessandra Domigno
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, mi dispiace percepire dalle sue parole quanto si senta "braccata" dalle azioni e parole altrui. La relazione che sta terminando è con il suo compagno e a mio avviso con lui deve parlarne, condividere decisioni su vs. figlio e ascoltare la sua propria testa e quale ritiene che possa essere la migliore soluzione. Sua madre forse va arginata perchè vede la situazione da un punto di vista parziale, a suo unico sostegno, in parte dimenticando che quel compagno è e rimarrà il padre di vs. figlio. Si faccia aiutare a separare e a ritornare su di sè confidando nella sua buona risoluzione. Se desidera effettuare qualche colloquio può contattarmi. Un cordiale saluto. Dott.ssa Alessandra Domigno
Dott.ssa Barbara Lolli
Psicologo, Psicoterapeuta
Casalecchio di Reno
Buongiorno, se vuoi ne possiamo parlare in call così magari spiega meglio e abbiamo più tempo gratutamente. Mi mandi pure così ci accordiamo
Dott.ssa Chiara Rogora
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Varese
buongiorno, mi pare che lei senta un senso di invasione e di invadenza che le impedisce di centrarsi veramente sui suoi bisogni, i suoi sentimenti e i suoi tempi

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